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Un Amazon alternativo per le piccole librerie

La piattaforma statunitense di e-commerce Bookshop inizia a lavorare in Spagna con circa duecento librai indipendenti.

Una manciata di libri selezionati può cambiare il corso della storia. In particolare, la storia del razzismo negli Stati Uniti, ancora una volta evidente durante il brutale arresto che ha preso la vita di George Floyd nel maggio dello scorso anno. Almeno questo è quello che ha pensato Kathy M. Burnette, proprietaria di una piccola libreria a Chicago, quando un movimento di protesta ha travolto il paese coalizzato attorno a tre parole: «Black Lives Matter». La donna ha poi deciso di compilare una lista di 100 titoli che testimoniano la disuguaglianza razziale. La lista è stata condivisa attraverso il profilo della libreria in Bookshop, la piattaforma alternativa ad Amazon che arriverà in Spagna lunedì prossimo. In una settimana, Burnette ha venduto 10 000 copie in tutto il paese alimentando, inoltre, lo spirito di protesta.

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Vive la francophonie !

Lo scorso 30 marzo si è tenuto in videoconferenza l’incontro conclusivo delle Journées de la francophonie à l’Unint, una serie di tre incontri organizzati dal nostro Ateneo in occasione della Giornata Internazionale della francofonia, promossa dall’Organizzazione internazionale della Francofonia (OIF) il 20 marzo di ogni anno. Durante l’ultimo incontro sono intervenute la prof.ssa Annie Desnoyers, linguista e docente della facoltà di Scienze dell’Educazione presso l’Université de Montréal, e Marianna Simeone, per quattordici anni alla direzione della Camera di Commercio Italiana a Montréal e dal 2017 Delegata del Québec a Roma. È stata un’occasione per approfondire la conoscenza delle varietà diatopiche del francese e per riflettere su quanto l’incontro tra lingue e culture diverse, proprio come quello che avvenne qualche secolo fa tra francese europeo e lingue autoctone canadesi, possa tradursi in arricchimento reciproco.

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Scelte, lavoro e futuro: conferenza del 27 marzo 2021

Il 27 marzo si è tenuta la prima conferenza online organizzata nell’ambito del progetto UNINTSpeech. L’evento ha visto la partecipazione di numerosi studenti nelle vesti di interpreti e di tre oratrici che hanno condiviso le loro esperienze in ambiti molto diversi tra loro. È stata un’occasione per confrontarsi con il remote interpreting e con le sfide che comporta organizzare un evento totalmente da remoto ma, soprattutto, un momento di partecipazione per studenti e neolaureati del nostro Ateneo, non tanto per tornare alla realtà, ma per crearne una nuova, proponendo contenuti innovativi in un nuovo format e accorciando un po’ le distanze nell’era del distanziamento sociale.

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Alla scoperta dell’Aberdeenshire

Il dorico è la quarta «lingua» in ordine di importanza della Scozia, subito dopo l’inglese, il gaelico e lo scozzese. Colorato ma gutturale, il dialetto rurale del nord-est è un sottoinsieme dello scozzese vernacolare, ufficialmente protetto dalla Carta europea delle lingue regionali o minoritarie. Ma è anche quello che la maggior parte dei nativi scozzesi ha problemi a decifrare. I suoi toni stracciati, le cadenze e i verbi irregolari sono spesso derisi perché considerati poco sofisticati e socialmente goffi. Tutti parlano inglese, ma la Scozia è un paese diviso dal punto di vista linguistico: quanto più ci si spinge a nord, più si sentono i canti scozzesi, gaelici e dorici. Lo scozzese è parlato da circa un terzo della popolazione (con pronuncia, grammatica e vocabolario diversi dal suo cugino di lingua inglese), mentre il gaelico indigeno è un dialetto celtico di origine irlandese e prevalentemente la lingua delle Ebridi Esterne.


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Il museo dei libri proibiti

In un museo dell’Estonia vi sono libri una volta censurati o al centro di polemiche, da 1984 di George Orwell a Cinquanta sfumature di grigio. Il Banned Books Museum ha aperto il 30 novembre a Tallinn, capitale dell’Estonia, con l’intenzione di «preservare i libri che sono stati vietati, censurati o bruciati e raccontare la loro storia al pubblico». Ecco cosa spiega Joseph Dunningam, il co-fondatore e direttore, in un’intervista con Babelia. Sono due le cose che lo hanno ispirato a intraprendere il progetto: la lettura di George Orwell da giovane, che ha acceso il suo interesse per la censura e la libertà di espressione, e il sogno costante di possedere una propria libreria.


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Che musica, maestrə!

A pochi giorni dalla Giornata Internazionale della Donna, fa molto riflettere la dichiarazione di Beatrice Venezi che, sul palco del teatro Ariston, ha chiesto espressamente di essere definita “direttore” d’orchestra, e non “direttrice”. Se da una parte è lecito definirci come più ci aggrada, dall’altra è pur vero che rifiutare un appellativo declinato al femminile (vuoi per un’indigestione di politically correct, vuoi per la convinzione di fondo che il cambiamento linguistico non abbia niente a che vedere con il progresso sociale) veicola, volenti o nolenti, un messaggio ben chiaro. Nell’anno della prima vicepresidente statunitense donna, nera e asiatica, quel “Sono direttore d’orchestra, non direttrice” riaccende inevitabilmente la miccia del dibattito sull’utilità e la fattibilità di declinare al femminile i nomi di professioni tradizionalmente maschili.


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21 Febbraio, Giornata internazionale della Lingua Madre

“Le lingue madri, in un approccio multilinguistico, sono fattori essenziali per la qualità dell’istruzione, che è alla base dell’emancipazione di donne e uomini e delle società in cui vivono”.
(Irina Bokova, ex Direttore Generale dell’UNESCO)


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Ευχαριστώ, Ελλάδα: grazie Grecia!

Pandemia.

Secondo Google Trends, è la parola più cercata nei primi mesi del 2020. Una parola che ha fatto tremare milioni di persone in tutto il mondo e che, purtroppo, non accenna a scomparire dai notiziari. Dal greco παν δῆμος (“tutto il popolo”), è una parola che riunisce le preoccupazioni e le ansie del mondo intero e che ci ricorda che, al di là dei confini e delle frontiere, siamo tutti umani, con le stesse fragilità e le stesse paure.