#RECEUSTIONI: RECENSIONI SCOTTANTI

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DR DOOLITTLE

Ciao a tutti cari lettori di receustioni, questa settimana la vittima delle nostre recensioni sarà un film. Più precisamente, uno degli ultimi film che ho visto al cinema prima che la pandemia prendesse il sopravvento sul mondo intero.

Bando alle ciance, protagonista della receustione di oggi è un film fantasy, un titolo probabilmente noto ai più, visto che si tratta di un revival di una saga che ci ha accompagnato durante la nostra infanzia… Dottor Doolittle.

Ebbene la Warner Bros, una delle case cinematografiche più rinomate, ha comprato i diritti per riproporci in versione fantasy, e stavolta più fedele al libro, questa storia che ci ha divertito durante la nostra crescita. Le belle sorprese non finiscono qui: l’attore protagonista è quel bonaz.. quel bravo attore di Robert Downey Jr. Certo, Eddie Murphy nella saga original era impeccabile, ma i toni del film cambiano, non siamo più in ambito comico, bensì subentra il fantasy.. E un Iron Man che cura gli animali ha un je ne sais quoi di poetico, ammettiamolo.

Trattandosi di un film in CGI, dove per l’appunto gli animali sono i veri protagonisti, gli attori in carne ed ossa sono ben pochi: abbiamo l’incredibile Rrobert Downey Jr (di cui sono una grandissima fan, nel caso non si fosse ancora capito), il giovane attore Harry Collett nel ruolo di suo aiutante (magari alcuni di voi lo rinosceranno da Dunkirk) e un Antonio Banderas nel ruolo dell’antagonista principale. Per quanto riguarda gli animali, e quindi i doppiatori originali in inglese sulla cui espressività sono stati creati i vari animali, abbiamo un tenero Tom Holland nel ruolo di cane fedele (ammetto che mi era scesa la lacrimuccia pensando alla reunion di Spidey e Iron Man), John Cena che fa l’orso polare (lo so, fa ridere già così), Selena Gomez nel ruolo della giraffa imbranata, Remi Malek (il grande Freddie Mercury in  Bohemian Rapsody) nel ruolo del gorilla Chee-Chee, Emma Thompson che interpreta un pappagallo (una leggera somiglianza la si intuiva già vedendola nel ruolo della professoressa Cooman in Harry Potter, con quei capelli chiccosi) e, ciliegina sulla torta, Ralph Fiennes (Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato) nel ruolo della tigre cattiva (clichè).

Un cast di tutto rispetto, e soprattutto un cast che soddisfa appieno il mio cuoricino da nerd. Il regista invece è Stephen Gaghan che a me, personalmente, non dice niente, ma essendo io incolta, forse voi l’avete già sentito nominare, oppure ne avete già visto delle opere, visto che è stato candidato agli Oscar per diverse sceneggiature di film e in un caso di un film di cui era anche regista (Syriana, 2006).

Non so quanti di voi frequentino i cinema, magari anche solo per il piacere del sentire il profumo del pop corn appena scoppiato (anche senza comprarlo, visto che costa un rene e a volte è talmente vecchio che ti si incastra nelle tonsille, facendoti pensare al testamento da redigere visto che ti senti in punto di morte), oppure per il piacere della compagnia, o anche solo perché soltanto andando al cinema non rischiate di addormentarvi a metà film sotto la copertina sul divano (tipo come succede alla sottoscritta). Ebbene, se nel periodo pre-Covid (un po’ come pre-istoria e storia) avete avuto il piacere di frequentare un minimo i cinema, di sicuro il trailer ve l’hanno proposto spesso durante la pubblicità. A mio avviso, quel trailer aveva un je ne sais quoi di magico, perché non era il solito trailer, era una successione di cadri accompagnati da una musica che aumentava la suspense e aveva profumo di magia, insomma vermanete incuriosiva e ti spingeva a volerlo guardare.

Ed essendo io debole di fronte alle tentazioni, appena uscito al cinema sono andata a guardarlo (ok, forse anche la lista attori ha un poooochiiinoooo influito).

Ora, se voi cercate recensioni online di questo film, il mondo intero di esperti recensori vi dirà che fa schifo. Tuttavia, secondo me così non è. Vi spiego meglio: i costumi sono discutibili, infatti Antonio Banderas più che un cattivo che incute terrore pare la sedicenne che ha appena rotto con il fidanzatino e piangendo le si squaglia tutto il mascara in faccia, l’orso polare di John Cena assomiglia più a un cane e i vestiti dei protagonisti sono un po’ confusionari (non si capisce bene a che epoca vogliano appartenere). Forse la trama è un po’ banale, ma si tratta pur sempre dell’adattamento cinematografico di un libro per bambini. Per chi non lo sapesse infatti, Dottor Dolittle è una saga di 14 libri per i più giovani, scritta dal britannico Hugh Lofting durante le sue sedute in trincea nella prima guerra mondiale, per mandarle poi come lettere ai figli. Si tratta di racconti fantasy, con protagonista un dottore fuori dalle righe e ovviamente il film riprende tale idea. La trama del film viene criticata per il suo disordine interno, ma in realtà la trovo abbastanza lineare e, forse, come il Piccolo Principe sostiene, “gli adulti non capiscono mai niente da soli ed è una noia che i bambini siano sempre eternamente costretti a spiegar loro le cose”. Non si tratta di un film con la trama del Signore degli Anelli, ma d’altronde punta ad essere un film per l’intera famiglia (e non a creare traumi infantili irreversibili).

In breve, se volete passare una piacevole serata sul divano e fangirlare a più non posso, questo film ve lo stra consiglio: le risate non mancheranno, così come potrebbe scendervi qualche lacrimuccia (ma ammetto di essere di parte, visto che tendo a commuovervi tendenzialmente per qualsiasi cosa). Anzi, vi consiglio di guardarvi questo film piuttosto che certe trashate… E con questa frecciatina vi saluto e ci vediamo alla prossima!

Emanuela Batir

#ReceUstioni: Recensioni scottanti!

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Milk and Honey – Il potere terapeutico della scrittura

“Milk and Honey” è il primo libro di Rupi Kaur, una giovanissima promessa della poesia degli ultimi anni.
La Kaur è una poetessa, illustratrice e scrittrice naturalizzata canadese di origine indiana. Questo libro-debutto della nostra autrice è una raccolta di poesie, brevi prose e illustrazioni tracciate a mano, per un totale di 208 pagine.
Dal 2014, anno di uscita della raccolta, la Kaur è stata tradotta in più di 20 lingue, restando uno dei titoli di punta della prestigiosa “The New York Times Best Seller list”, per ben 165 settimane.
Kaur è seguitissima sui social, e per questo la sua scrittura è stata anche definita Instapoetry e questo, assieme alla sua capacità di dar voce ai nostri pensieri più intimi e inconsci, è la chiave del suo successo.
Rupi Kaur una di noi!
Il titolo del libro trae ispirazione da un vecchio poema che narrava di donne sopravvissute a periodi tutt’altro che rose e fiori, in cui il cambiamento è la chiave della rinascita, ed è “liscio come il latte e denso come il miele”.
Il tutto prende spunto dalle esperienze di vita dell’autrice, ma la sua penna è così scorrevole e amichevolmente rivolta a cuore aperto verso di te, che ti ritrovi a sentirti parte di qualcosa di più grande, di un girotondo di anime simili che si tendono la mano l’un l’altra.
Sister from another mister!
La sua è una scrittura liscia come seta ma allo stesso tempo sferzante come il vento, capace di svelare senza peli sulla lingua, le verità sempre taciute perché scomode, in maniera brutalmente onesta.
Come diceva Hermione, “La paura di un nome non fa che incrementare la paura della cosa stessa.”
Rupi parla di cose che conosce, senza pretendere di insegnare verità assolute. Lei ti prende per mano e ti conduce in questo viscerale e sincero racconto di sé, si mette a nudo e rivendica il diritto di parola su cose cristalline ma ignorate dai più, come lo sfruttamento delle donne e la loro bassa considerazione nei paesi meno fortunati del nostro, come nel suo caso, l’India.
Uffa, mi dirai! Invece no, trust me dear! The destination makes it worth the while!
Le somme le tiri tu, le leggi tra le righe, lei ti dà la libertà di scovarci ciò che senti.
“Parole d’amore, di dolore, di perdita e di rinascita.”
Questo è l’incipit del nostro viaggio, e attraverso quattro capitoli che parlano d’amore, perdita, trauma, violenza, guarigione (e femminilità), riesci ad uscirne, uomo o donna che tu sia, con degli occhi nuovi rispetto a quando ci sei entrato.
“Milk and Honey accompagna chi legge in un viaggio attraverso i momenti più amari della vita e vi trova dolcezza. Perché la dolcezza è dappertutto se solo si è disposti a cercarla.”
La lezione finale di Rupi ci insegna che ognuno di noi è un capolavoro in divenire, e nel nostro zaino ci devono essere la prepotenza di un uragano che ritrova la sua voce per urlare al mondo che sa di cos’è capace, e la gentilezza di un cuore attento al grido del suo simile, perché solo così possiamo davvero salvarci.
L’amore è il sale della vita, ma lei ci ricorda che quello vero ce la colora, piuttosto che mandarla in frantumi dopo averla colorata di grigio.


Mi dici di tacere perché
le mie opinioni mi fanno meno bella
ma io non sono nata con un fuoco in pancia
così da potermi spegnere
non sono nata con una leggerezza sulla lingua
così da essere facile da inghiottire
sono nata pesante
mezza lama e mezza seta
difficile da scordare e non facile
per la mente da seguire.


Worth the hype … isn’t it?
Let me know!

Francesca Nardella