#ATUTTOMONDO

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La rassegna stampa internazionale dell’UNINT

Nuova Zelanda, entro il 2040 a Wellington sono stati previsti dieci centimetri di innalzamento del livello del mare con un rischio di inondazione stimato per 10.000 case situate nelle principali città del Paese. Nel frattempo, in vari Paesi si registrano nuovi picchi di contagi da Covid-19 che, oltre a comportare perdite a livello umano, peggiorano ulteriormente la situazione economica mondiale. La Gran Bretagna sarebbe prossima a registrare i minimi storici per crescita del reddito, secondo una recente analisi.

EUROPA

In Spagna, ci sono cambiamenti in vista nel programma del governo per il Natale, scrive El Mundo. Dopo il trambusto provocato dalla prima bozza, che prevedeva che i pranzi e le cene di Natale non potessero superare le 6 persone provenienti da diversi centri di convivenza, il Ministero della Salute ha già chiarito la propria posizione con le comunità autonome attraverso l’introduzione di cambiamenti. Uno dei principali sarà mantenere il confinamento perimetrale in tutte le aree, in modo che nessuno possa lasciare la propria regione, tranne che per il ricongiungimento familiare.

Le comunità del Partito Popolare chiederanno anche che il limite di 6 persone venga aumentato durante le celebrazioni, e vedono possibile che il governo ceda e lo aumenti a 10.

Limitare lo spostamento tra le autonomie al ricongiungimento familiare rappresenta un cambiamento importante rispetto alla prima bozza, poiché era consentito qualsiasi viaggio purché fosse indispensabile e a patto che le regole di precauzione e di allontanamento sociale fossero rispettate al massimo.

Se la novità che il ministero ha proposto alle autonomie prospera, il Natale non potrebbe essere festeggiato in una comunità diversa da quella della casa di famiglia (ad esempio, in un hotel alle Canarie o in una casa rurale in montagna). Un altro dei punti caldi che saranno affrontati nel Consiglio Interterritoriale è il coprifuoco, infatti l’obiettivo principale è che durante i festeggiamenti natalizi venga mantenuta la reclusione notturna dato il divieto di uscire in strada negli orari stabiliti in ogni comunità autonoma.

Ci sono autonomie, come la Comunità di Madrid, che propongono di estendere il coprifuoco alle 2 del mattino per il 24 e per il 31 dicembre, a causa della particolare incidenza notturna delle celebrazioni.

A.C.

La Francia ha vissuto una settimana sicuramente ricca di emozioni e segnata da parole ricorrenti come ricordo             e          giustizia.
Come riportato da France Bleu, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, questi temi sono riaffiorati, così come la voce degli abitanti di Limoges che, nonostante la pandemia, sono scesi in piazza per sensibilizzare l’opinione pubblica e per far rivivere, almeno nella memoria,       tutte    le        donne che      hanno perso  la        vita.
Partendo dal piano personale di ogni singolo cittadino, questi momenti di raccoglimento hanno raggiunto una portata nazionale. Da Le Parisien giunge la notizia che è deceduto all’età di 100 anni Daniel Cordier, partigiano nel fronte della Resistenza francese e segretario di Jean Moulin, anch’egli eroe della Seconda guerra mondiale. La commemorazione è stata scandita dalle parole del presidente Emmanuel Macron che lo ha ricordato come «un francese libero, innamorato di una Francia senza catene».
Tra questi attimi di commozione, alcuni eventi hanno tuttavia acceso numerosi dibattiti e lasciato l’amaro in bocca per molti cittadini. Contrastanti sono tutt’ora le posizioni sul famigerato articolo 24, noto anche come la legge sulla “sicurezzaglobale”. Per quanto riportato da Le Figaro, vi è stata inizialmente l’intenzione da parte del primo ministro Jean Castex di costituire un comitato indipendente per rivedere la stesura dell’articolo, prestando particolare attenzione a non ledere l’immagine    delle   forze   dell’ordine. Un’immagine non delle più rosee, soprattutto alla luce degli ultimi fatti verificatisi a Parigi. Si legge da France 24 che nel XVII arrondissement Michel Zecler, un produttore musicale, è stato aggredito da tre poliziotti dinanzi a uno studio discografico poiché non indossava la mascherina. Dopo le iniziali dichiarazioni degli agenti che affermavano di aver semplicemente messo in atto la legittima difesa, le immagini del video diffuso da Loopsider hanno fatto emergere una diversa ricostruzione dei fatti: oltre a esser stata insultata, la vittima è stata ripetutamente percossa, senza rispondere subito all’attacco.
Inoltre, stando a quanto pubblicato da Le Monde, nella giornata di sabato 28 novembre, numerosi manifestanti hanno protestato contro «un controllo generalizzato e l’usodidroni», nonché il divieto di poter «filmare e pubblicare [le immagini degli] interventi delle forze dell’ordine», ossia i punti contenuti all’interno       dell’articolo. A seguito di tale vicenda, il 30 novembre è arrivata la notizia da Le Monde che questa legge verrà completamente riscritta.

V.P.

Stando a un’analisi che delinea le ricadute economiche della pandemia Covid-19, la Gran Bretagna sarebbe prossima a registrare minimi storici per crescita del reddito. Si tratterebbe del secondo peggior risultato dal 1955. Solo nel biennio 2015-17, quando il reddito è effettivamente diminuito dello 0,1% annuo, si è avuto un dato peggiore. Con il governo già sotto pressione per migliorare gli aiuti finanziari, è emerso che il reddito reale disponibile per le famiglie dovrebbe aumentare di appena l’1% da qui al 2024. L’analisi del think-thank Resolution Foundation, riportata dal Guardian, basata su dati ufficiali, evidenzia il lasso di tempo durante il quale lo shock economico dato dalla pandemia continuerà a pesare sulle finanze delle famiglie. Il prospetto si accompagna ad un incremento della disoccupazione che raggiungerà il picco di 2,6 milioni a metà del 2021 e rimarrà alta per molto tempo durante il post-pandemia. Il rapporto inoltre avverte che con i tagli al credito universale e ai crediti d’imposta di aprile, circa sei milioni di famiglie rischiano di perdere oltre 1.000 sterline l’anno. Mentre molti parlamentari dell’ala conservatrice si aspettavano che il cancelliere Rishi Sunak annullasse il piano, durante la revisione della spesa pubblica della scorsa settimana ciò non è avvenuto. Adam Corlett, principale economista della Resolution Foundation, ha dichiarato che il miglioramento delle prospettive sugli standard di vita dovrebbe essere una priorità assoluta per il governo una volta esauritosi il post-pandemia, soprattutto se il primo ministro vuole arrivare alle prossime elezioni con la prova dell’effettivo miglioramento nello standard di vita delle persone rispetto all’inizio quinquennio precedente.

In Scozia, la compagnia energetica SGN sta avviando un progetto sperimentale unico al mondo dal titolo H100 Fife, il quale prevedrà a partire dal 2023 la sostituzione del gas naturale impiegato per cucinare e riscaldare le abitazioni con idrogeno prodotto da elettrolisi dell’acqua. L’operazione sarà testata inizialmente in trecento case nell’area amministrativa del Fife, che fungeranno da laboratorio per i 4 anni successivi. Il Guardian riferisce che la sperimentazione gode del sostegno di Ofgem, il regolatore britannico del mercato energetico, che ha assegnato a SGN 18 milioni di sterline per sviluppare del progetto. La sovvenzione fa parte di un concorso di finanziamento che sostiene l’innovazione delle reti energetiche britanniche in vista di un futuro a basse emissioni di carbonio. Il governo scozzese sosterrà il progetto garantendo 6,9 milioni di sterline. L’idrogeno verde è parte centrale del piano del governo volto a svincolare la Gran Bretagna dai combustibili fossili. Il suo utilizzo si rivela particolarmente determinante nel riscaldamento centralizzato, che costituisce quasi un terzo delle emissioni di gas serra del Regno Unito, dal momento che circa l’85% delle case utilizza una caldaia a gas.

L.D.

Germania – il grafico del Berliner Morgenpost mostra che il numero delle persone positive ha raggiunto quasi i 1.100.000 casi. Secondo lo Zeit,dal primo dicembre sono entrate in vigore le nuove misure che avranno valenza fino al 20 e che prevedono un lockdown parziale e la possibilità di incontrare fino ad un massimo di 5 persone nelle proprie abitazioni; le scuole e gli asili rimarranno aperti, ma non appena verrà riscontrato un caso positivo l’intera classe dovrà rimanere in quarantena per 15 giorni e si potrà tornare a scuola solo con un esito negativo di tampone. Dal 23 dicembre al primo gennaio, le misure in vigore saranno diverse e permetteranno di accogliere 10 persone a casa, escludendo dal conteggio i bambini fino ai 14 anni. I diversi Länder possono decidere in che misura applicare queste restrizioni. Infatti, il Land Berlino ha deciso di mantenere misure più restrittive anche per il periodo delle festività dato l’alto numero di casi e dato che, come riportato sullo Zeit, un quarto dei letti in terapia intensiva destinati ai malati di Covid, risulta oggi occupato. A causa delle restrizioni degli ultimi mesi, a novembre, secondo i dati dell’agenzia del lavoro tedesca, è cresciuto il numero di annunci per lavori part-time. Grazie a questa maggiore possibilità è diminuito il numero dei disoccupati dello 0.1% rispetto al mese di ottobre ed è diminuito anche rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. In generale il mercato ha reagito meglio rispetto alla situazione riscontrata durante il lockdown nei primi mesi dell’anno, così riporta lo Spiegel.

L.M.

In Austria, gli attuali casi positivi sono quasi 55.000, come mostra il grafico del Presse. Nella giornata di mercoledì, il Consiglio dei ministri ha rilasciato le nuove misure di restrizione che entreranno in vigore lunedì 7. Sempre secondo il Presse, le misure prevedono il coprifuoco dalle 20 alle 6, per cui sarà possibile uscire solo per motivi di lavoro o di necessità; gli asili e le scuole, finora completamente chiusi, riapriranno con l’obbligo di mascherina per i bambini dai 10 anni; al contrario, le università continueranno con le lezioni online. I negozi e i fornitori di servizi alla persona apriranno nuovamente, ma rimarranno chiusi, fino al 7 gennaio, i servizi di ristorazione. Le nuove misure prevedono anche l’obbligo di 10 giorni di quarantena per chi ritorna nel Paese dall’estero. Come riporta il Kurier, da lunedì ci si potrà incontrare fino ad un massimo di 6 adulti e 6 bambini, ma nei giorni 23, 24 e 25 dicembre e 31 gennaio, ci si potrà incontrare nelle proprie abitazioni fino ad un massimo di10 persone. Secondo l’intervista rilasciata dalla ministra del turismo, Elisabeth Köstinger, al giornale Spiegel, nonostante la spinta della cancelliera Angela Merkel perché tutta Europa chiuda gli impianti sciistici, la riapertura in Austria sarà assicurata. Nonostante nel mese di marzo, questo settore abbia riscontrato numerosi focolai del virus, la ministra garantisce che verranno messe in atto tutte le misure possibili per garantire una stagione invernale in tutta sicurezza.

L.M.

Il giorno 27 novembre nella Federazione Russa è stato registrato un nuovo picco di casi di Coronavirus: 27.543 casi in tutto il Paese e 7.918 casi a Mosca, riporta il sito Mskagency.ru. In più, oltre alla preparazione di circa 300 siti di vaccinazione contro il Covid-19, il sindaco di Mosca, Sergej Sobjanin, ha annunciato il lancio di un sistema di monitoraggio della disponibilità di farmaci popolari per il coronavirus nelle farmacie, scrive Mskagency.ru. I dati registrati ad oggi riportano un numero totale di casi che supera i 2,3 milioni, come riporta Stopcoronavirus.rf. Sul fronte della lotta al coronavirus, al centro Vector si parla delle tempistiche di inizio vaccinazione. La vaccinazione di massa dei russi con il vaccino EpiVacCorona inizierà nel 2021, già da gennaio-febbraio, ne dà notizia Russian.rt riprendendo l’affermazione del rappresentante del Centro Vector Aleksander Ryžikov, capo del dipartimento delle infezioni zoonotiche e dell’influenza. Il Centro produrrà fino a 5 milioni di dosi annuali di vaccino, utilizzando l’attrezzatura esistente e questo volume potrà aumentare quando le grandi imprese saranno collegate al processo. L’entrata del vaccino nella circolazione civile dovrebbe avvenire il 10 dicembre, specialmente per i gruppi a rischio come operatori sanitari, insegnanti, anziani e coloro che soffrono di diabete, obesità e ipertensione, riporta Ria.ru. Secondo il ministro della salute russo Michail Muraško, nel 2021 il numero di persone vaccinate contro il coronavirus potrà raggiungere decine di milioni di persone.

Per quanto riguarda lo sviluppo dei settori del Paese, il 25 novembre il presidente Putin ha incontrato Igor’ Sečin, l’amministratore delegato della Rosneft, per discutere l’attuazione di grandi progetti della società petrolifera, riporta il servizio stampa del Cremlino. La società russa stipulerà un contratto a lungo termine con KamAZ (una casa produttrice di autocarri) per attrezzature aggiuntive fino a 2,5 mila unità. Inoltre, la Rosneft prevede di utilizzare l’energia eolica per il progetto Vostok Oil, riporta Iz.ru, che prevede la formazione di una nuova provincia di petrolio e gas nella penisola di Tajmyr, con una base di risorse di circa 5 miliardi di tonnellate di petrolio. Un altro evento importante c’è stato il 26 novembre, quando il Ministero della Difesa russo ha pubblicato il video del test di lancio del missile navale ipersonico “Zircon”, secondo quanto riportato da Russian.rt, che, partito dal Mar Bianco, ha percorso 450 chilometri e ha colpito una posizione difficile da raggiungere nel mare di Barents. Il razzo ha raggiunto una velocità di circa 9.500 chilometri orari (equivalente a più di 8 Mach) e il lancio è stato effettuato da parte della fregata “Admiral Gorshkov” come parte di test per nuovi tipi di armi. Il lancio di questo missile ha avuto un grande riscontro in altri Paesi, per esempio gli inglesi l’hanno apprezzato, come riporta Ria.ru. Secondo il Daily Mail, Zircon potrebbe essere utilizzato contro le città statunitensi in caso di guerra nucleare. In realtà, il lancio è stato effettuato in risposta ai test dei missili americani nel Mar Nero, non lontano dalla Crimea.

Siamo ormai a dicembre e anche la Russia si prepara alle cerimonie di fine anno: il 17 dicembre ci sarà la tradizionale conferenza stampa del presidente Putin che verrà svolta da remoto in formato video, ha fatto sapere il Cremlino il 27 novembre. Il 29 novembre l’ufficio stampa del presidente inizierà ad accreditare i giornalisti per la conferenza. L’addetto stampa del leader russo, Dmitrij Peskov, ha specificato che quest’anno la conferenza includerà elementi di linea diretta, ovvero i cittadini potranno porre delle domande al presidente utilizzando un’apposita applicazione, “Mosca a Putin”, riferisce Russian.rt. Inoltre, una bella notizia ci giunge dalla capitale russa: Mosca ha vinto il World Travel Awards 2020 come “Migliore destinazione turistica. Città”, riferisce il servizio stampa del Comitato del turismo della capitale. Come riporta Mskagency.ru, è il secondo anno consecutivo che Mosca vince questo premio e la cerimonia di premiazione si è svolta sotto forma di trasmissione online. I World Travel Awards sono istati istituiti nel 1993 e sono considerati i premi turistici più prestigiosi e a Mosca sono stati riconosciuti anche i premi per “Migliore destinazione turistica in Europa. Città” e “Migliore destinazione per lo studio del patrimonio culturale europeo”.

Per quanto riguarda l’Ungheria, il primo Paese europeo a manifestare un interesse verso il vaccino russo Sputnik V, il Ministro degli Affari Esteri e del Commercio ungherese Péter Szijjártó ha affermato che c’è una forte lobby in Europa contro i vaccini provenienti “dall’esterno” ma, nonostante ciò, ha confermato che Budapest agirà nell’interesse della sua popolazione, la cui principale necessità è ottenere un vaccino sicuro il prima possibile. Tuttavia, stabilire la produzione del vaccino russo in Ungheria potrebbe richiedere fino a un anno e mezzo e resta comunque necessaria la sua approvazione in Europa. Il 22 ottobre il Fondo Russo per gli Investimenti Diretti ha presentato domanda per tale approvazione e l’agenzia europea per i medicinali ha confermato di aver avviato i negoziati con lo sviluppatore del farmaco.

Spostando l’attenzione sul Nagorno-Karabakh, interessato fino a poche settimane fa da un sanguinoso conflitto, è possibile affermare che dal 10 novembre più di 25.000 rifugiati, in totale, sono finalmente ritornati in Karabakh, secondo quanto riporta Regnum.ru, accompagnati dalle forze di pace russe. Il 1° dicembre il presidente dell’Azerbaigian Aliyev ha annunciato che il corridoio Lachin nel Nagorno-Karabakh è stato trasferito sotto il controllo delle forze di pace russe, scrive Regnum.ru. Inizialmente, nella dichiarazione congiunta firmata il 10 novembre da Azerbaigian, Armenia e Russia, tale corridoio, che ha una grande importanza strategica, era sotto il controllo delle forze armene.

S.P.

AFRICA

Giovedì al-Araby al-Jadid ha riportato la notizia della morte dell’ex Primo Ministro del Sudan,
Sadiq al-Mahdi, avvenuta all’età di 84 anni a seguito di complicazioni dovute al contagio da Coronavirus. Discendente dell’Imam Muhammad Ahmad Al-Mahdi, figura eminente nella Guerra Mahdista, Sadiq al-Mahdi era nato nel 1935 a Omdurman. Subito dopo la laurea in Economia Agraria all’Università di Oxford, fu protagonista di una rapida ascesa ai vertici del Paese. Alla morte del padre nel 1964, fu eletto presidente del Partito Umma, e solo due anni più tardi era già all’apice del potere nazionale nelle vesti di Primo Ministro. La sua permanenza al governo non fu tuttavia duratura, a causa sia di conflitti interni allo stesso Partito Umma, alla cui guida subentrò Muhammad al-Mahjoub, sia per un colpo di stato militare guidato dall’ex presidente Jaafar Nimeiri alla fine degli anni Sessanta. Difatti al-Mahdi fu sottoposto a svariati arresti da parte del nuovo regime, tra cui anche una condanna a morte, salvo poi essere condonata in esilio, che al-Mahdi scontò in Libia. Durante il suo trascorso lontano dal Sudan, fu a capo di un’opposizione militare resasi poi protagonista di un tentativo, peraltro sventato, di colpo di stato ai danni del regime di Nimeiri. Nel 1985, a seguito della deposizione del regime militare in conseguenza di un sollevamento popolare, si tennero le elezioni generali, il cui esito vide il partito Umma ottenere la maggioranza in parlamento con la nomina di Sadiq al-Mahdi alla carica di presidente. Per i successivi tre anni fu alla guida di una turbolenta coalizione di governo, al termine dei quali un nuovo colpo di stato guidato da Omar al-Bashir, pose fine al suo secondo mandato. Dopo una serie di procedimenti giudiziari contro la sua persona, si verificarono i primi segni di un ravvicinamento tra al-Mahdi e Bashir, coronati da un loro incontro a Gibuti nel 1999. Ad ogni modo egli si rifiutò di partecipare al governo, scegliendo la via di quella da lui definita “jihad civile”. Con l’avvento del movimento rivoluzionario contro il regime di Bashir nel 2018, Sadiq al-Mahdi ha ricoperto posizioni di primo piano nell’ambito del processo di transizione, salvo poi trovarsi in profondo disaccordo con le Forze per la libertà e il cambiamento. Si è poi inoltre opposto alle istanze promosse da alcuni partiti di separare religione e Stato, oltreché ai i passi fatti dal governo verso la normalizzazione con Israele. Per la sua morte il Sudan ha annunciato tre giorni di lutto nazionale.

L.D.

MEDIO ORIENTE

Nella serata di giovedì si è consumato nella periferia Teheran, in Iran, l’omicidio del fisico iraniano Fakhri Zadeh, vittima di agguato terroristico mentre era a bordo della sua auto. Sebbene le identità degli esecutori non siano state ancora rese note, varie fonti sembrerebbero ricondurre l’attentato ad un’operazione ideata e coordinata dal Mossad. Molti sono gli indizi assunti a sostegno della tesi: Fakhri Zadeh era una figura di spicco nell’ambito del progetto iraniano volto a dotare il Paese di armamenti nucleari. Il suo nome era circolato peraltro durante una conferenza tenuta in vista del contenimento dell’Iran. A ciò si aggiunge il fatto che dal 2010 siano state uccise altre quattro figure coinvolte nell’ambito nucleare iraniano. Le autorità iraniane non hanno tardato ad attribuire la responsabilità delle azioni al governo israeliano. L’ayatollah Ali Khamenei ha espressamente minacciato ritorsione per l’assassinio di Fakhrizadeh, sottolineando la necessità di continuare il lavoro che stava facendo. Da parte sua, il capo dell’Organizzazione per l’energia atomica dell’Iran, Ali Akbar Salehi, ha affermato che la sua uccisione non fermerà né ostacolerà il programma nucleare del Paese. L’assassinio di Fakhrizadeh potrebbe portare a una ripresa delle ostilità tra l’Iran e i suoi avversari nelle ultime settimane del mandato di Donald Trump, col rischio di congestionare gli sforzi futuri del presidente eletto Joe Biden per rilanciare la svolta intrapresa dall’amministrazione Obama. A questo proposito, sono diverse le analisi di chi rintraccerebbe nell’operazione, un chiaro messaggio di Israele rivolto all’imminente presidenza democratica statunitense riguardo il recupero degli accordi sul nucleare iraniano. Citato dal giornale al-Quds al-Arabi, il portavoce del governo iraniano ha dichiarato che l’accaduto non resterà privo di una risposta, la quale tuttavia avverrà in ordine a un piano strategico ben ponderato.

L.D.


In Iraq, nella giornata di sabato fonti mediche hanno riportato la morte di 6 persone durante gli scontri avvenuti a Nassiriya, nel sud del Paese, dopo che i sostenitori del leader sciita Muqtada al-Sadr hanno preso di mira un sit-in di attivisti antigovernativi tenuto in piazza Al-Haboubi. Gli scontri tra le due parti sono continuati fino alla tarda notte di venerdì, quando le forze di sicurezza sono state in grado di riportare stabilità nelle aree del centro cittadino. Con le elezioni legislative previste per il prossimo giugno in un Paese peraltro dilaniato da interferenze straniere, i sostenitori di Al-Sadr erano scesi in piazza per manifestare la loro ostilità al governo di al-Kazimi, dopo che lo stesso Sadr aveva invitato i suoi sostenitori a manifestare contro una supposta corruzione nell’attuale governo, mossa che sembra dar motivo di un’imminente campagna elettorale. Il portavoce delle forze armate, il generale Yahya Rasul, ha riferito della decisione del primo ministro di istituire una commissione di inchiesta per indagare sui fatti avvenuti, oltre a imporre un coprifuoco e annullare le licenze per il possesso di armi. Gli osservatori affermano che l’escalation sciita a Baghdad e Nassiriya pone Al-Kazemi in una posizione critica. Se da un lato si mobilitasse al fine di opporvisi, potrebbe venir additato di scivolare verso uno scontro interno con le fazioni sciite. Dall’altro, qualora si dimostrasse accomodante, potrebbe venire accusato di debolezza politica, circostanza che lo indirizzerebbe a rassegnare le dimissioni lasciando il vertice dello Stato nelle mani dell’Iran. In ogni caso la prospettiva di un ennesimo sconvolgimento politico non è contemplata né dai leader religiosi né dalle forze al governo, riferisce il giornale al-Arab.

L.D.

AMERICA

Come riporta il DW, i Paesi della Comunità Andina (CAN) hanno firmato lo scorso martedì  una Carta ambientale per promuovere lo sviluppo sostenibile e il benessere degli abitanti della regione, ha riferito il ministro degli Affari esteri della Colombia, Claudia Blum. La Carta ambientale definisce tra i suoi obiettivi l’accelerazione dell’attuazione dell’Agenda 2030 e delle convenzioni sui cambiamenti climatici e la biodiversità e l’Accordo di Parigi, tra gli altri strumenti internazionali.

Il documento è stato approvato durante la XXV Riunione Ordinaria del Consiglio Andino dei Ministri degli Esteri (CAMRE) dai Governi di Bolivia, Colombia, Ecuador e Perù. Secondo Blum, sarà un quadro di azione a favore della protezione ambientale, dello sviluppo sostenibile e del benessere delle attuali e future generazioni di abitanti nella regione. Sottolinea, inoltre, l’importanza dell’educazione ambientale per il progresso dei nostri Paesi in questa materia e pone tra i suoi obiettivi il contributo a una ripresa economica dopo il Covid-19. In virtù della Carta Ambientale, i Paesi hanno anche deciso di inserire tra le loro linee di lavoro questioni come la gestione integrale delle risorse idriche, la conservazione e l’uso sostenibile della biodiversità, la prevenzione e cura dei disastri, la lotta all’estrazione illegale, la promozione dell’economia circolare e la gestione ecologicamente corretta dei prodotti chimici e dei rifiuti.

A.C.

In Colombia c’è stato un incendio nel comune colombiano di Riosucio, nel dipartimento della giungla di Chocó, al confine con Panama, scrive il DW

Il governo di Chocó ha precisato che l’incendio, già controllato, ha distrutto più di 50 case e ha provocato il decesso di almeno 2 persone. Le autorità locali hanno lanciato un SOS per gravità. Stiamo già articolando gli sforzi per la risposta ma le dimensioni sono catastrofiche, ha scritto il Segretario dell’Interno e Governo di Chocó, Carolina Córdoba. L’incendio, scoppiato sabato sera, si è diffuso per le strade di un comune in cui, secondo il funzionario di Medellín, William Yeffer Vivas, originario di Chocó, il 90% delle case è di legno e non dispone di vigili del fuoco.

Il funzionario ha paragonato questo incendio a quanto accaduto nel maggio 2010 quando sono state distrutte più di 30 case in quella città – situata sulle rive dell’Atrato, il fiume più grande della Colombia – e ha colpito centinaia di persone. Nel frattempo, il governatore del vicino dipartimento di Antioquia, Aníbal Gaviria, ha espresso “solidarietà e sostegno alla comunità di Riosucio” per l’incendio devastante e ha assicurato la partecipazione delle autorità locali all’emergenza. Questo incendio si verifica nello stesso mese in cui almeno una dozzina di comuni sono stati colpiti da forti piogge a Chocó, uno dei dipartimenti con i più alti tassi di povertà del Paese, abitato principalmente da comunità afro-discendenti e indigene.

A.C.

In Argentina, quella che era iniziata come una semplice critica alla squadra di rugby argentina, “Los Pumas”, per il discreto omaggio offerto al compianto ex calciatore Diego Armando Maradona, si è trasformata in uno scandalo che ha causato la sospensione di 3 giocatori, scrive il BBC News.

Lunedì l’Argentine Rugby Union (UAR) ha comunicato di ritirare la capitaneria della squadra da Pablo Matera e di sospenderlo insieme a Guido Petti e Santiago Socino, per una serie di messaggi, definiti razzisti e discriminatori dalla stampa locale, che i giocatori avrebbero postato tra il 2011 e il 2013 su Twitter. Di conseguenza, sia Matera che Petti si sono vergognati e scusati con tutti coloro che si sono sentiti offesi per le atrocità che sono state scritte.

Oltre ad annunciare la sospensione, l’UAR ha affermato di condannare ogni espressione di odio e di considerare inaccettabile che qualcuno con quel pensiero possa rappresentare l’Argentina.

A.C.

Il primo dicembre il New York Times ha riportato aggiornamenti in merito all’incendio avvenuto lo scorso anno sulla barca della Conception in California, negli Stati Uniti. Durante questo evento morirono 34 persone e solo 5 dei 6 membri dell’equipaggio riuscirono a fuggire. Nello specifico, la Conception era una barca per immersioni subacquee di 75 piedi. Secondo i giornalisti, i 33 passeggeri erano a bordo per svolgere un’escursione sulle isole del Canale (un parco a sud di Santa Barbara) quando, durante la notte, iniziò a scatenarsi l’incendio. La barca affondò a nord dell’isola di Santa Cruz. I decessi furono attribuiti all’inalazione di fumo e secondo gli investigatori il capitano Jerry Boylan, di 67 anni, aveva trascurato le principali precauzioni di sicurezza, il che ha ovviamente determinato la mortalità dell’incendio. Secondo i giornalisti, il signor Boylan non è riuscito a condurre le esercitazioni antincendio obbligatorie e, secondo l’accusa, non ha neppure inviato una guardia notturna o una pattuglia richiesta a livello federale. Nick Hanna, procuratore degli Stati Uniti, ha affermato che “Quella che sarebbe dovuta essere una piacevole e semplice vacanza subacquea, si è trasformata in un incubo infernale quando tutti i membri dell’equipaggio si sono ritrovati intrappolati in una stanza ardente dalla quale non c’era più via di fuga.” Kristi K. Johnson invece, assistente responsabile dell’ufficio di Los Angeles dell’FBI, si espresse dicendo che “Questa tragedia ha cambiato per sempre la vita di molte famiglie e persone care e, inoltre, ha profondamente colpito anche le persone che si trovavano lì che hanno osservato la scena con orrore”. Il signor Boylan dovrebbe presentarsi alle autorità federali nelle prossime settimane e bisogna ricordare che negli Stati Uniti ogni accusa di omicidio colposo in mare prevede una pena massima di dieci anni.

Ora cambiando argomento, sempre negli USA, secondo il New York Times, Brad Parscale, ex manager della campagna Trump che è stato retrocesso a luglio, martedì sera durante un’intervista per Fox News ha dichiarato che il presidente Trump avrebbe vinto facilmente le elezioni se solo avesse espresso più empatia rispetto all’attuale pandemia causata dal Covid-19. Infatti, in altri punti dell’intervista il signor Parscale ha sostenuto che Trump si trovava in una posizione in cui avrebbe potuto farcela. Tuttavia, secondo quanto emerso dall’intervista, tra Parscale e Trump attualmente non ci sono più contatti e per Parscale la rottura con Trump è stata piuttosto dolorosa, dal momento che ritiene di aver dedicato ogni momento della sua vita alla famiglia del tycoon.

A.B.

Per il Québec, arriva la notizia da Le Journal de Québecche mercoledì 25 novembre è venuto a mancare Marc-André Bédard, membro fondatore del Partito Quebecchese (PQ). Un uomo stroncato dal Covid-19, ma che ha lasciato molto a questo Paese grazie al suo impegno in materia di diritti umani. «Non si è dato alla politica per guadagnarsi da vivere, ma per fare un Paese» ha ricordato il capo del PQ Pierre Karl Péladeau.

V.P.

ASIA

Secondo quanto riportato dal China Daily il 30 novembre, nelle scuole elementari cinesi, nello specifico nella scuola di Yaqiao che si trova nella città di Jilin, a partire dall’inizio del semestre di settembre è stato introdotto un programma di ‘wushu’ o, in termini italiani, un programma di arti marziali, il cui fine è quello di rafforzare la forza fisica degli studenti. Gli insegnanti di educazione fisica hanno sviluppato lezioni di wushu e hanno chiesto agli studenti di esercitarsi regolarmente. Ovviamente, per il popolo cinese le arti marziali sono importanti perché, oltre a permettere agli studenti di sviluppare una nuova fisicità, sono un simbolo importante delle tradizioni cinesi poiché racchiudono gran parte della filosofia del Paese asiatico. Jia Liansheng, l’assistente principale della scuola, ha affermato che per formare gli studenti sono stati invitati insegnanti professionisti dell’associazione di arti marziali. Fortunatamente, gli studenti hanno accolto questa nuova proposta in maniera molto positiva, allenandosi sia a scuola sia dopo scuola e non solo, alcuni genitori hanno anche deciso di iniziare a svolgere l’attività con loro.

Ora, cambiando argomento, sempre il China Daily riporta un antico detto cinese secondo il quale “Chi vive sulla montagna vive di montagna e chi vive vicino all’acqua vive di acqua”. È così che i giornalisti cinesi introducono l’importanza della contea di Wuping, area verde che si trova nella provincia di Fujian. Le persone che vivono qui sono la prova vivente del benessere. Nonostante ciò, negli anni 90 la gente del posto ha iniziato a tagliare gli alberi e a vendere il legno per guadagnare denaro. L’eccessiva deforestazione che si è verificata a seguito ha spinto, nel 2001, il governo locale a riformare il sistema di proprietà forestale collettiva. Sulla base di ciò, il governo provinciale ha deciso di fare dello sviluppo verde una priorità. Infatti, nel giugno 2016, Fujian ha iniziato ad essere considerato come una zona che rappresenta l’importanza che la Cina dà alla civiltà ecologica. La storia della contea di Wuping cerca ovviamente di rafforzare il progresso economico e sociale, ma tenendo anche conto dell’importanza dell’ambiente. Per concludere, a Wuping il governo ha istituito una società di garanzia di credito specializzata nella valutazione, gestione e smaltimento della silvicoltura. È così che le istituzioni aiutano i residenti a utilizzare i propri beni forestali come garanzia necessaria per ottenere i prestiti bancari. Difatti, il fine di queste iniziative è quello di avviare attività legate al settore, come la coltivazione di funghi e il turismo forestale. L’iniziativa è inoltre riuscita ad innalzare il tenore di vita delle persone nei villaggi di montagna e a migliorare l’ambiente locale. Il turismo forestale dovrebbe riuscire ad attirare 2,7 milioni di visitatori quest’anno e a far guadagnare alla Cina 1,1 miliardi di yuan. Inoltre, il reddito pro capite dell’economia forestale a Wuping ha raggiunto 4.750 yuan lo scorso anno, 12 volte più alto rispetto al 2001. Ovviamente il governo cinese ha intenzione di sfruttare l’area verde di Fujian continuando a mantenere il rapporto armonioso tra persone e natura al fine di stimolare ulteriormente la crescita della green economy.

A.B.

OCEANIA

In Nuova Zelanda, secondo il giornale nzherald, le case costiere di Wellington potrebbero perdere la possibilità di essere assicurate a causa dell’innalzamento del mare e del cambiamento climatico. Difatti, a questo proposito, questa settimana è stato pubblicato un importante report, il quale sostiene che il rischio di alluvioni per le case al mare aumenterà in modo significativo, al punto tale che le compagnie assicurative potrebbero rifiutarsi di tutelarle. Per confermare tutto ciò, il consigliere comunale di Wellington Iona Pannett ha dichiarato che i nuovi sviluppi delle abitazioni dovranno assolutamente tener conto del rischio del cambiamento climatico. Difatti, il consigliere ha votato contro gli sviluppi balneari, dal momento che i risultati negativi legati al clima sono stati già previsti e, pertanto, non potranno essere considerati situazioni inaspettate. Inoltre, un report pubblicato dal Deep South Challenge ha stimato il rischio di inondazione per 10.000 case situate nelle principali città della Nuova Zelanda. Difatti, a causa del riscaldamento del pianeta il rischio di inondazioni è aumentato ed entro il 2040 a Wellington sono stati previsti dieci centimetri di innalzamento del livello del mare. Tale situazione determinerà una maggiore probabilità di inondazioni, le quali si potrebbero verificare una volta ogni 20 anni. Di solito il settore assicurativo inizia a ritirarsi dalle proprietà quando i disastri sono stimati una volta ogni 50 anni. Sulla base di ciò, le case di Wellington vicino alla costa potrebbero dover affrontare premi assicurativi che aumenteranno molto. Inoltre, di recente alcune case nella regione di Wellington sono state evacuate a causa di inondazioni improvvise ed il primo ministro Jacinda Ardern ha intenzione di dichiarare un’emergenza climatica.

Sempre secondo il nzherald, in Nuova Zelanda alcuni paesaggi delle preziose isole del Golfo di Hauraki, al largo della costa di Auckland, sono a rischio a causa dello sviluppo e della mancanza di un programma che preveda la protezione dell’isola. Il problema sembra derivare dal fatto che durante gli anni è stata data una maggiore attenzione allo sviluppo dell’isola finalizzato al suo utilizzo piuttosto che alla tutela dell’ambiente in quanto tale. Secondo l’Environmental Defense Society, gran parte della colpa ricade sull’Hauraki Gulf Marine Park Act, il quale ha contribuito in maniera poco significativa alla protezione degli ambienti dell’isola. Difatti, la legislazione avrebbe fatto poco per affrontare la pesca sull’orlo del collasso, le acque inquinate e la biodiversità minacciata. Nonostante ciò, il Golfo di Hauraki / Tīkapa Moana è famoso in tutto il mondo per i suoi paesaggi eccezionali e per la ricca biodiversità indigena. Tuttavia, il report dell’EDS, il quale si concentrava sulle isole inabitate di Waiheke, Rākino e Great Barrier, ha affermato che la bellezza di questi posti è a rischio a causa delle competitività che esiste all’interno della protezione legislativa. In particolare, l’isola di Waiheke è stata soggetta a intense pressioni di sviluppo a causa della sua popolazione in crescita e a causa dell’elevato numero di visitatori pre-Covid.

A.B.

Rassegna stampa a cura di:
Alessandra Semeraro (responsabile inglese, cinese, portoghese, arabo)
Alissa Bianconi & Livio D’Alessio (lingua inglese)
Alissa Bianconi (lingua cinese)
Livio D’Alessio (lingua araba)
Veronica Battista (responsabile spagnolo, tedesco, francese, russo)
Angelica Chimienti (lingua spagnola)
Vanessa Paoli (lingua francese)
Lucia Maggioni (lingua tedesca)
Simona Piergiacomo (lingua russa)
Claudia Lorenti (coordinatrice del progetto)

#LoSapevateChe

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Migrazioni, media e “immaginazione da spostamento”

Cosa spinge un individuo a migrare, a insediarsi in una nuova comunità – affrontando tutte le sfide dell’accettazione – e a radicarsi in un nuovo spazio urbano facendo nascere lì i propri figli e nipoti?

Lo sforzo di spiegare il fenomeno migratorio è piuttosto recente e si può far risalire agli anni ’70 e al desiderio di elaborare modelli teorici secondo due principali prospettive: una prospettiva macrosociologica, che considera tutte le cause economiche, politiche e culturali, ed una prospettiva microsociologica che prende invece in considerazione l’individuo, le sue pulsioni, i suoi desideri ed il benessere a cui aspira.

La concezione comune del fenomeno migratorio vede tra le cause principali la povertà del luogo di appartenenza, la mancanza di lavoro, una sovrappopolazione crescente e – nello specifico per le migrazioni attuali – una fuga quasi dovuta dalla guerra, dall’oppressione e da una condizione di miseria. Accanto questi fattori centrali ce n’è poi un altro, non particolarmente presente nell’opinione comune, definito dall’antropologo Ugo Fabietti come “immaginazione da spostamento”, per cui determinate aspettative derivanti dall’uso dei media rappresentano fattori di spinta per i flussi migratori.

Nel sistema-mondo e col fenomeno totalizzante della globalizzazione, le aree globali sono continuamente interconnesse e culturalmente influenzate e, nel caso specifico dell’Italia, come abbiamo visto anche in tutte le scorse puntate, perdura un rapporto stretto con le ex colonie e con aree geograficamente e culturalmente vicine, tra cui soprattutto l’Albania, dove la televisione italiana è sempre molto presente nella società. L’influsso dell’industria culturale e degli scambi umani, infatti, non rappresenta soltanto una modalità di evasione ma diventa una parte determinante della vita quotidiana; un individuo, anche collocato in una zona lontana da grandi snodi geografici, è connesso a una realtà globale più ampia e può crescere a contatto con la letteratura, la storia e la televisione di un dato Paese, sentendosi legato ad esso da una profonda connessione culturale.

Il boom della tecnologia – la diffusione capillare della televisione, della parola, della radio, delle connessioni in ogni luogo del globo senza nessuna limitazione – ha consentito l’accesso alla cultura in maniera veloce ed economica, raggiungendo ogni fascia della popolazione e diffondendo importanti standard culturali. Ma la televisione, oltre ad essere un semplice mezzo, rappresenta in primis essa stessa la creatrice di una idea culturale e di aspettative che vengono esportate su larga scala e trasmesse anche oltreoceano.

Questa immaginazione, come teorizzato dall’antropologo Appadurai, arriva ad oggi addirittura ad orientare i flussi migratori: l’immaginazione è una “palestra da azione”, porta i migranti a raggiungere un Paese invece di un altro, a crearsi un panorama di aspettative sulla propria vita futura.

Con la diffusione dei media e della globalizzazione, dunque, si creano delle vere e proprie comunità di sentimento e dei sodalizi collettivi, siti internet, blog, gruppi di persone e super-comunità che condividono quell’interesse culturale per un Paese su cui riversano le proprie ambizioni di vita; in questo modo l’immaginazione genera azione, determinando flussi di individui che si spostano nel globo e che hanno costruito la propria identità culturale e sociale con il contributo dei media e delle interconnessioni della globalizzazione. 

Evelyn De Luca

#UNINTSpeechPressReview

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Sarvègguome tes rize ma: salviamo le nostre radici!

In provincia di Reggio Calabria, ai confini del Parco nazionale dell’Aspromonte, sono ancora osservabili le tracce della cultura magno-greca. Tra i panorami mozzafiato del versante ionico dell’Aspromonte, un’area che un tempo era di difficile accesso, sorgono i comuni di Condofuri, Gallicianò, Roccaforte del Greco, Roghu e Bova, dove è ancora possibile sentir parlare una lingua antica, residuo dell’incontro di due popoli e del contatto tra lingue, culture e tradizioni differenti. Per la sua lontananza rispetto alle località frequentate dai turisti e per la precarietà dei collegamenti tra zone costiere e l’entroterra particolarmente impervio, questa zona della Calabria ionica è diventata nel corso dei secoli una delle ultime roccaforti della cultura e della lingua greca in Italia. Fino all’inizio del secolo scorso, la mancanza di strade e infrastrutture percorribili costringeva i paesi dell’area grecofona all’isolamento e spesso all’analfabetismo e alla scarsa conoscenza dell’italiano, un fattore favorevole alla conservazione della lingua autoctona. Oggi nel territorio della Bovesìa sono poche centinaia gli ultimi testimoni di ciò che resta dell’antica civiltà della Magna Grecia e della sua eredità culturale, visibile soprattutto attraverso la lingua.

Il greco di Calabria è un dialetto del greco moderno ufficialmente riconosciuto come minoranza linguistica e rappresenta un caso interessante dal punto di vista sociolinguistico dal momento che si inserisce all’interno del continuum dialettale dei dialetti italo-romanzi, pur essendo un dialetto del neogreco. Infatti, se la “lingua tetto”, ovvero la varietà sovraordinata da cui derivano dialetti italo-romanzi, coincide con la lingua standard della loro regione di diffusione (l’italiano appunto), i due dialetti greco-italioti, il greco di Calabria e il griko salentino, non sono geneticamente imparentati con l’italiano e rappresentano dunque un caso di lingua “senza tetto”, diffusa cioè in una regione la cui lingua sovraordinata non è la varietà standard dalla quale essi derivano. L’Atlante Mondiale delle Lingue in Pericolo dell’UNESCO classifica il greco di Calabria tra le lingue severamente in pericolo: si stima che gli ellenofoni calabresi sarebbero oramai meno di 500, quasi tutti anziani che abitano tra Gallicianò, frazione del comune di Condofuri, Bova e Roghudi.

L’esistenza delle comunità grecofone in Italia è stata a lungo oggetto di studio: è stato ipotizzato che la loro origine sia riconducibile all’immigrazione in epoca medievale di popolazioni ellenofone provenienti dall’Impero bizantino, il che spiegherebbe l’innegabile somiglianza dei dialetti greco-italioti con il greco moderno e la loro parziale intelligibilità. Da studi più recenti è tuttavia emerso che le minoranze ellenofone d’Italia non sarebbero state interessate da migrazioni dalla Grecia continentale in epoca medioevale, vista la mancanza di componenti genetiche balcaniche nella popolazione che abita la Grecìa salentina e l’area della Bovesìa. Ciò conferma quindi l’ipotesi dell’esistenza di comunità ellenofone nella zona dell’antica Magna Grecia sin da tempi più antichi. In effetti, a sostegno di quest’ultima tesi, è interessante notare come il greco di Calabria presenti elementi lessicali derivati dal dialetto dorico, ma assenti nel neogreco, probabilmente dei prestiti dalla lingua dei coloni dorici di Taranto. Una chicca: i due termini èlima e jìis con cui il poeta Esiodo descrive l’aratro dei contadini eretriesi e calcidesi non esistono né nel greco bizantino né in neogreco, ma sopravvivono nel greco di Calabria. I numerosi studi sulla forma, sull’evoluzione e sulle influenze che nel corso del tempo hanno arricchito i due dialetti greco-italioti confermano dunque il loro carattere autoctono e respingono la tesi di un’origine bizantina.

Per proteggere un patrimonio linguistico e culturale che sta velocemente scomparendo, il governo ha approvato la legge 482/1999 in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche, mentre la Regione Calabria si impegna nella tutela delle minoranze greche e promuove l’istruzione bilingue; parallelamente, i comuni di Bova, Bova Marina e Condofuri hanno installato una segnaletica stradale bilingue greco/italiano. Esistono inoltre numerose iniziative culturali promosse da associazioni locali allo scopo di promuovere la diffusione e la tutela del greco di Calabria attraverso l’arte e la musica, come il festival musicale itinerante Paleariza (“Antica Radice”), nato nel 1997 come festival di musica grecanica per creare un’occasione di incontro fra il contesto locale e quello globale.

Sfortunatamente, il progressivo abbandono delle lingue minoritarie sembra inarrestabile ed è dovuto a numerosi fattori, dalle conseguenze della globalizzazione alla stigmatizzazione delle minoranze linguistiche, spesso considerate dei semplici dialetti parlati dai ceti contadini nelle zone rurali, piuttosto che delle lingue a tutti gli effetti che valga la pena imparare. Tuttavia, la salvaguardia del patrimonio di tradizioni e culture del sud Italia passa anche attraverso la tutela delle lingue locali e un cambiamento radicale delle percezioni dei parlanti più giovani. La lingua che ancora oggi si sente parlare da solo poche decine di anziani in provincia di Reggio Calabria è una lingua antichissima, evolutasi in modo indipendente dal greco bizantino e probabilmente parlata già nel VIII secolo a.C., all’epoca della fondazione della città di Krótōn, dove Pitagora creò la sua suola, e di tante altre polis magno greche destinate a conoscere un periodo di intenso splendore artistico e culturale.

Vanessa Iudicone

Fonti:
http://www.unesco.org/languages-atlas/, consultato in data 01/12/2020.
http://www.grecidicalabria.it/, consultato in data 01/12/2020.
https://www.megghy.com/areagrecanica.htm, consultato in data 01/12/2020.
http://www.grecosuditalia.it/, consultato in data 01/12/2020.
https://www.camera.it/parlam/leggi/99482l.htm, consultato in data 01/12/2020.

#RECEUSTIONI

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La strada per Roma, l’impresa di una vita

Hello there, cuties! Oggi parliamo di un libro che forse in pochi conoscono, ma che credo valga davvero la pena leggere, soprattutto se siete curiosi o appassionati di culture altre e volete volare a Pechino, sorvolare Parigi e poi arrivare nella nostra Roma, la magica caput mundi, che non smette mai di esercitare il suo fascino!

Sooooo, mettetevi comodi, si decolla!

“La strada per Roma” è un libro del 2009 che rientra nel genere autobiografico, frutto della penna di Hu Lanbo, la direttrice della rivista bilingue “Cina in Italia” (che ha sede proprio a Roma), imprenditrice e giornalista.

In sole 228 pagine, Hu Lanbo riesce senza il minimo sforzo, a farci attraversare il globo conducendoci insieme a lei, partendo dal “rosso delle mura della città proibita, il grigio dei vicoli della città vecchia, il mare di biciclette nelle strade” di Pechino.

Il suo viaggio parte proprio dalla capitale cinese, in cui incontriamo una giovanissima Lanbo alle prese con i risvolti della Rivoluzione Culturale di Mao Zedong e la testa stracolma di sogni e speranze per il suo futuro, che la conduce per motivi di studio, nella romantica Parigi, dove i suoi passi diventeranno sempre più sicuri e i suoi occhi sempre più aperti all’Occidente, cambiandole il cuore per sempre.

Come diceva Hemingway: “Se hai la fortuna di vivere a Parigi la tua gioventù, Parigi ti seguirà per tutta la vita”.

Nonostante i sogni e la voglia irrefrenabile di conoscere e scoprire il mondo siano il suo carburante, non le mancano certo i momenti di nostalgia, come l’incertezza di aver sbagliato strada e la sensazione di non essere compresa per i suoi occhi a mandorla, ma lungo il cammino, incontrerà anime buone che faranno un pezzo di tragitto con lei, così che anche uno sconosciuto le dimostri la bellezza dello scoprire l’altro senza preconcetti, e così facendo, anche se stessa.

“ I miei occhi ricevevano quotidianamente nuovi stimoli e mi sembrava di assimilare giorno dopo giorno il gusto per l’arte e la moda che riempivano l’aria di Parigi, mi sentivo in continuo fermento d’idee ed impressioni, e contemporaneamente in continua maturazione.”

Tra una stretta di mano e un’occhiataccia, Lanbo diverrà la donna forte ed indipendente che è oggi, e riconoscendo il suo stesso valore verrà notata da gente dal cuore grande almeno quanto il suo, fino a quando il signor Tenti, esploratore e produttore televisivo italiano, le proporrà un’impresa epocale: il Raid Pechino – Parigi,percorso dall’Itala, la Fiat che scortata da altri 9 mezzi  avrebbe percorso 22.000 chilometri in tre paesi, in tre mesi, con la nostra Lanbo come reporter per la Rai!

Niente le sarà regalato o scivolerà via come l’olio, ma l’obiettivo della sua macchina fotografica le permetterà di farsi strada nei meandri delle città e dei piccoli villaggi sperduti che visiterà, realizzando passo dopo passo la meravigliosa forza della natura e la prismatica bellezza del cuore di ogni viaggiatore.

Attraverso la Cina, l’Iran, la Russia, la Polonia, Parigi e infine Roma, in tutte le tappe del suo cammino, Lanbo trova il coraggio di fare la cosa più difficile eppure più necessaria: scommettere su stessa, anche a costo di farsi un pezzo di strada da sola, trovarsi in città sconosciute senza nessuno che conosca, tuttavia trovare sempre il modo di ritrovarsi  in una risata amica, in un caffè con dei nuovi visi, in una nuova vita, che però ha scelto lei per sè.

“La Francia in quegli anni mi aveva accolto, una studentessa che veniva da un Paese povero e lontano, abbracciandomi con la sua umanità: io nel suo abbraccio sentivo calore e affetto.”

Lei ci insegna che lo stesso coraggio di fare il primo passo e andare un po’ oltre il selciato già tracciato, è la carta vincente, sempre.

Così infatti nascerà il suo progetto più ambizioso e di successo: la rivista Cina in Italia, che è diventato “il primo media realizzato da cinesi entrato nelle edicole italiane”, una rivista bilingue che presenta anche il lato meno conosciuto della Cina, quello accogliente, positivo e ricco di tradizioni e dalla storia millenaria.

Hu Lanbo racconta sì la sua esperienza di emigrata cinese in un Occidente ancora un po’ controverso e diffidente, ma la parte della sua storia che lascia il segno è proprio il suo testardo coraggio.

Il coraggio ostinato di insistere sulla sua strada, anche se ogni tanto come tutti noi cade, si sbuccia un ginocchio, sente il gelo nel cuore per la nostalgia del vialetto di casa, teme di essere la donna sbagliata nel posto sbagliato, ma lei va avanti, la sua dedizione è proprio quello che la salva, le permette di trovare il suo posto anche dove un posto per lei inizialmente non c’è, continua stremata la sua corsa e alla fine vince, ma il suo premio è la libertà, di essere se stessa e piantarsi lì, dove ha tutto il diritto di stare.

Worth the hype, isn’t it?

Let me know!

Francesca Nardella

STORIE DI DONNE

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Jane Birkin, la musa di Hermés

Attrice, modella e cantante britannica che con la sua naturalezza ed il suo fascino spontaneo ha conquistato Parigi negli anni Settanta. Una “femme” singolare secondo molti punti di vista, simbolo del cambiamento radicale di un’intera generazione di donne.

Jane Mallory Birkin nasce a Londra il 14 dicembre 1946 da una famiglia di industriali del merletto made in Nottinghamshire. Mentre il padre è sempre stato lontano dall’ambiente dell’intrattenimento, optando per una carriera nella Royal Navy, la Birkin è per metà figlia d’arte considerato che sua madre era un’attrice, July Campbell, di fama mondiale.

Jane esordisce giovanissima come attrice teatrale, come aveva iniziato anche sua madre. All’età di 17 anni è protagonista della swinging London. Dotata anche di una voce dal timbro vocalico vellutato, debutta successivamente come cantante in un musical, incoraggiata e guidata dal compositore John Barry che pochi anni più tardi diventerà suo marito. La coppia avrà una figlia, Kate, nata nel 1967 e deceduta a Parigi nel 2013.

L’esordio cinematografico invece arriva con “Non tutti ce l’hanno” del 1965 diretto da Richard Lester, vincitore della Palma d’oro come miglior film al 18emo Festival di Cannes ma si impone nella mente dell’audience solo con il suo lavoro successivo “Blow-up” di Michelangelo Antonioni. Questa pellicola ne decreta inoltre, il passaggio da ragazzina a giovane donna consapevole di sé stessa.

Nel mondo della moda, Jane entrerà più tardi sempre con una tacita spensieratezza ed un’eleganza al di là dei suoi anni: è audace, è determinata ma non cade mai nel volgare. Il suo “skinny body” leggero e proporzionato diventa lo strumento adatto per le creazioni degli stilisti degli anni 70, lei indossa tutto e tutto le si adatta perfettamente.

Con il suo trasferimento in Francia e la rottura con Barry, ritroverà l’amore con Serge Gainsbourg che duetterà con lei nella celeberrima “Je t’aime… moi non plus” registrata precedentemente con Brigitte Bardot. La canzone è un successo ma anche uno scandalo: un’allusione al rapporto amoroso soggiace per tutto il testo della canzone alternato a sospiri complici e sensuali. La relazione con Gainsboug, tuttavia, non è destinata a durare. La loro storia si conclude nel 1980 dopo che nel 1971 la coppia ha avuto una figlia, Charlotte, anch’essa attrice di successo.

Successivamente la Birkin incontrerà il regista francese Jacques Doillon padre della sua ultima figlia, Lou, oggi modella.Insieme alla figlia disegna una linea di abbigliamento per “La Redoute”.

Molti sono gli avvenimenti che collegano la vita di Jane Birkin al mondo della moda, in particolare è doveroso ricordare un avvenimento casuale, avvenuto nel lontano 1984, che avrebbe per sempre associato il suo nome a quello di uno dei prodotti più venduti della maison francese Hermès. Stando alle fonti, Jane avrebbe avuto un piccolo indicente in aeroporto che avrebbe completamente ribaltato il contenuto della sua borsa Hermès. Ad assistere alla scena, fortuna del caso, era presente Jean-Louis Dumas direttore artistico della casa di moda dell’epoca che prenderà in prestito la borsa di Jane per poterla riparare. Il risultato dopo qualche giorno è il modello della borsa Birkin di Hermès proprio in onore della sua musa ispiratrice (e la prima a “credere” nell’iconicità dell’accessorio). Lei però continua a mescolare capi extra lusso con accessori moderni e semplici come il suo immancabile secchiello di paglia intrecciata, ancora oggi uno dei capi simbolo dello stile parigino. Oggi l’attrice lavora principalmente a teatro salvo sporadiche apparizioni cinematografiche.

Molti sono gli stilisti che dopo più di 40 anni si rifanno agli elementi dello stile Birkin: è il caso di Alessandro Michele, direttore artistico di Gucci, che si rifà alla gonna midi di Cacharel indossata nel 1971 con cintura Garay e body di Weber per la collezione Gucci S/S 2020, Marc Jacobs con il mini dress carta da zucchero S/S 2020 simile ad un modello indossato dall’attrice nel 1968 oppure ancora Jacquemus per gli abiti fluidi in ecrù ispirati ad un look sfoggiato dalla diva al festival di Cannes nel 1974.

Fanny Trivigno

Sources:
www.vogue.it/moda/gallery/jane-birkin-stile-musa-hermes%3famp
www.donnaglamour.it/chi-e-jane-birkin/curiosita/amp/
www.corriere.it/spettacoli/19_novembre_21/jane-birkin-con-gainsbourg-ho-scoperto-l-amore-sesso-ma-nostra-figlia-charlotte-ha-avuto-carriera-migliore-mia-51ea2222-0c37-11ea-9d5f-86e634d219bc_amp.html
www.viagginews.com/2019/11/21/jane-birkin-eta-carriera-vita-privata-cantante-britannica/amp/

#UniversEAT

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Mug cake

Amici di #UniversEAT, ben ritrovati! È ormai inverno, le giornate sono corte e scandite da zone gialle, arancioni e rosse, diciamo che è iniziato il periodo in cui i pomeriggi sono fatti di “maratone di serie tv col plaid sul divano”.

Ma cosa ci prepariamo? Bisogna trovare il giusto compromesso tra velocità, semplicità e, soprattutto, gusto. Ecco la soluzione: la Mug Cake! Una torta in tazza, quindi monoporzione, che si cuoce al microonde ed è pronta in pochissimi minuti.

Ingredienti per una tazza:

  • 2 cucchiai di farina;
  • 2 cucchiai di zucchero;
  • 1 cucchiaio di cacao amaro;
  • 2 cucchiai di latte;
  • 1 cucchiaino di lievito per dolci;
  • 1 uovo;
  • Zucchero a velo q.b. (facoltativo).

In una tazza mettiamo prima le polveri e, dopodiché, aggiungiamo il latte e l’uovo; mescoliamo bene con una forchetta, ma ATTENZIONE: l’impasto non deve superare la metà della tazza. A questo punto inforniamo la nostra opera d’arte nel microonde: ci vorranno solo un paio di minuti a 750 watt.

Una volta terminata la cottura, la si può decorare a piacimento: chi preferisce lo zucchero a velo, chi la panna montata… a voi la scelta!

Piccolo consiglio dalla sottoscritta: per renderla più sfiziosa, prima di mettere la tazza nel microonde aggiungo un paio di cubetti di cioccolata all’impasto.

Per chi non ha il microonde, si può comunque cuocere in forno a 175° per circa 15/20 minuti.

Siete pronti a replicare questo piccolo cuore caldo? Tre, due, uno… UNINT ai fornelli!!

E non dimenticate di mostrarci le vostre creazioni, noi siamo pronti a ripostarle!

Alla prossima amici! Ylenia Cossu

#LUXURYMOMENTS: #LUXURYJUICE

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A fashion look at Christmas movies

When it comes to Christmas we will directly start to think about fluffy scarves, extra-large over-decorated jumpers and quite disagreeable socks. So, let’s face it, Christmas is that time of the year when the fashion reputation is suspended.

What we may look for, especially after this difficult year, is a little sense of self-concentration where the primping is little but constant work to avoid blues and negativity. Taking care of ourselves passes also through our imagination: the ability to create new scenarios in which it is possible to “redecorate” our dreams and fill in with concrete premises…what a better way to deal will all these suggestions if not by watching a Christmas movie?

Since we like it fashion, here is a list of classy and timeless options to avoid the mushy effect.

The first movies that should be mentioned is “Meet me in St. Louis” edited in 1944. Even if it does not apply to the classical definition of Christmas themed performances, it is necessary to put the attention on the magic vibe expressed by the motion picture and its cast.

A marvelous Judy Garland’s performance with “have yourself a merry little Christmas” is meant to be listened to over and over again through the ages; together with her vibrant character there’s Margaret O’Brien, Mary Astor, Tom Drake, Lucille Bremer and Marjorie Main. Apart from the musical features, the attention is caught by the extravagant costumes; a must for the fashion addicted are the evolution of the wardrobe according to the development of the story and particularly of Judy Garland’s Esther character. The designer Irene Sharaff is not afraid to toss some lady-like gloves on the young girl-next-door-character for the central “The Trolley song” and also, puff sleeves allowing, she adds more definition to the feminine waistline of the Garland even if the character is not completely ditching her tomboy tendencies along the story developing.

Another holiday classic “need to be” is the Frank Capra’s “A Wonderful Life”, 1946. Starring Donna Reed and James Stewart, the picture style says “vintage festive attire”. The most iconic costumes are, no doubts allowed, Mary Hatch’s Christmas dress, Mary’s dress that wins over George and Ruth Dakin’s family meeting outfit. As for the first one, in a duck blue egg color (as possible to see from the remastered color version), the costume designer felt the urge to impress the audience by introducing historically moderated dresses; that’s why the mentioned dress edited in 1946 for a time-story set in 1928 looks very up-to-the-minute. The second one, the dress that wins the man, should be seen as a fundamental step in the story: the two lovers finally together with Mary wearing a full-skirted silk dress in a shady, somber pink. As a reflection of the character purity of heart and goodwill, the dress is elegantly embodied around the neckline and the hem. The last outfit belongs to Harry Bailey’s wife, who’s able to exhibit a glamorous silhouette in a black pencil skirt, checked jacked with capped sleeves and a large decorated corsage. A pre-pin up vibe.

Carrying on the movie marathon, “White Christmas” (1954) represents as well as a good example of stylish holidays. The film is cheerful, frisky comedy where the joy is displayed since the very first moment: colors and bright lights,  perfectly 50s-ish are successfully capturing the atmosphere. The costumes here are more “traditional”: despite a good dose of “well-embedded Santa Suit”, the Judy Hayne’s turquoise lace and pink full-skirted nightgown are divinely winning the attention. Apart from the women outfits, the costume designer Edith Head expresses her gratified enthusiasm for the men dressing in White Christmas, including the Danny’s charcoal gray suit.

To end up with two gems of the golden age of Hollywood, we propose: “Desk Set” and “Bell, Book and Candle”. The first one, “Desk Set ” edited in 1957, is a first (mild) step on the feminist debate starring Katherine Hepburn, an actress remarkable not only for her talent but also for her dashing, foreseeing attire in terms of clothing choices. The costume designer is the Oscar winner Charles Le Miane and the doozy piece that everyone would probably remember is Dina’s purple cocktail dress, a flare cut typical 50sish.

The last movie is “Bell, Book and Candle” directed by Richard Quine in 1958 and starring Kim Novak, James Stewart, Jack Lemmon, Ernie Kovacs, Hermione Gingold, Elsa Lanchester and Janice Rule. A fantastic comedy in which destiny twists and witty but hilarious stereotypes, the Greenwich Witch casts a love spell.

Another link to Christmas-Halloween movies like Tim burton’s “Nightmare before Christmas” would do. But here the focus is on the chic outcomes of Kim Novak: from classy black trousers and high-necked cardigans, red-Christmas coats and bright gloves to the sleeveless green romantic dress, the pink gown and the bold deep-low line black dress for the evening that makes the costume designer Jean Louis choices extremely actual.

Sources:
www.google.it/amp/s/alisonkerr.wordpress.com/2010/12/02/style-on-film-bell-book-and-candle/amp/
[https://clerkenwellvintagefashionfair.co.uk/our-favourite-outfits-from-its-a-wonderful-life/
https://www.google.it/amp/s/birthmoviesdeath.com/2017/02/17/irene-sharaffs-transformative-costumes-in-meet-me-in-st.-louis/amp
https://vmagazine.com/article/the-10-most-fashionable-christmas-movies/

Fanny Trivigno

#CURIOSITÀDALMONDO

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Storia e origine della Matrioska

La matrioska è il souvenir per eccellenza della Russia, ma non tutti sanno che trae origine da un’antica tradizione giapponese. È difficile non essere attratti da questa bambola di legno che si compone di pezzi di diverse dimensioni, ciascuno contenuto nell’altro. Oggi vi parleremo della sua origine e del suo significato simbolico poco conosciuto.

Savva Mamontov (1841-1918), imprenditore e promotore del circolo artistico e letterario di Abramcevo, luogo di raduno di pittori e artisti, ideò la matrioska. Mamontov allestì vari laboratori e il suo intento era quello di far fiorire il genere artistico tradizionale dei contadini russi. A lui si deve anche l’idea di un laboratorio destinato alla creazione di giocattoli per bambini. Tra questi giocattoli vi erano delle “bambole etnografiche” ovvero bambole vestite di costumi tradizionali di tutto il mondo.

Come nacque l’idea della matrioska?

Mamontov rimase colpito da un oggetto importato dal Giappone, che rappresentava Fukurokuju, divinità della Fortuna secondo la mitologia giapponese e al cui interno vi erano altre quattro figure. I giapponesi dichiararono che fu proprio un monaco russo a realizzare per primo una di quelle figure e da lì nacque l’idea di creare la matrioska.

La prima bambola di legno, chiamata matrena dal termine latino “mater”, ovvero madre, fu costruita nei primi anni del Novecento da Vasilij Petrovič Zvëzdočkin e colorata da Sergej Vasil’evič Maljutin, illustratore di libri per l’infanzia. All’interno di questa bambola vi erano otto pezzi più piccoli che rappresentavano in ordine di grandezza una madre, una ragazza, un ragazzo, una bambina e via dicendo fino ad arrivare alla figura più piccola che rappresentava un neonato.

Significato simbolico

Il termine matrioska si pensa dunque che sia un diminutivo di matrena, ovvero matrona e che rappresenti la figura materna, il capofamiglia in una società matriarcale e che sia collegata alla fertilità della terra e della donna. La matrioska rappresenta dunque la donna forte, in grado di guidare l’intera famiglia e la matrona di riferimento potrebbe essere la nonna, in russo babushka. Essa viene raffigurata tramite l’utilizzo di colori vivi, una contadina russa vestita di abiti tradizionali e con un fazzoletto a fiori sul capo. Sebbene i personaggi contenuti all’interno della matrioska classica siano sempre stati gli stessi, nel corso del tempo si è lasciato spazio anche alla creatività andando così a raffigurare personaggi delle favole, ma anche personaggi politici come Stalin, Lenin e Putin. Il materiale di lavorazione della bambola, il legno, è simbolo di resistenza e amore, è un elemento che si collega alla stagione primaverile, tempo in cui tutto fiorisce. Un’interpretazione interessante della matrioska la si ritrova nella commedia Trois et Une di Demys Aniel, secondo cui in ogni donna vi sono altre donne, ognuna con la propria personalità, proprio come è rappresentata la matrioska russa.

Come viene realizzata?

La lavorazione del legno è un processo molto impegnativo in quanto si deve evitare che esso marcisca. Si utilizza il legno di tiglio o quello di betulla, che in Russia porta fortuna. La prima bambola ad essere costruita è la più piccola, ovvero quella che non si può dividere ulteriormente. La matrioska è costituita da un minimo di 3 bambole a un massimo di 60. La matrioska più grande è composta da 51 pezzi ed è stata realizzata nel 2003 negli Stati Uniti.

Perché regalare una matrioska?

Dopo aver letto queste informazioni, avrete sicuramente capito che la matrioska simboleggia elementi positivi quali l’amore, la bontà e la vita, quindi regalarla a qualcuno è segno di buon auspicio.

Different country, different sound

Rosita Luglietto

#FACCIAMOILPUNTO

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ISRAELE-IRAN: L’AVVENIRE DELLA DETERRENZA

Il 27 novembre scorso, lo scienziato iraniano Mohsen Fakhrizadeh è stato aggredito a nord di Teheran da quattro uomini armati che, dopo averlo costretto a scendere dalla propria auto, l’hanno colpito con alcuni colpi di pistola. Fakhrizadeh era considerato il padre del progetto di sviluppo del nucleare militare iraniano a partire dagli anni duemila, un personaggio ‘scomodo’ per molti, il cui omicidio non sembra essere una drammatica fatalità. Non tardano ad arrivare, nelle ore seguenti all’episodio, alcune dichiarazioni e indiscrezioni divulgate principalmente dal New York Times, secondo le quali le principali autorità iraniane descrivono l’avvenimento come un vero e proprio ‘attentato terroristico’, mentre altre fonti, specialmente israeliane, ritengono responsabili dell’omicidio le forze del Mossad. Ricordiamo, tra l’altro, che più volte in passato il premier israeliano Netanyahu aveva sottolineato l’importanza del ruolo di Fakhrizadeh per quanto riguardasse lo sviluppo di un potenziale progetto segreto di armi nucleari.

A seguito dell’avvenimento, il ministro dell’Energia di Tel Aviv, Steiniz, ha dichiarato al quotidiano della grande mela come la scomparsa dello scienziato iraniano fosse una vera e propria ‘manna dal cielo’ sia per la sicurezza di Israele che per tutto il Medioriente. Dichiarazioni decisamente ambigue, che sembrano confermare quanto temuto: se dietro quest’omicidio ci fosse davvero l’intelligence israeliana, allora in quel caso si potrebbe trattare di una vera e propria crisi mediorientale che si inscrive nel quadro della deterrenza nucleare.

Tra Israele ed Iran non scorre buon sangue da tempo e le frizioni con Israele hanno avuto conseguenze irreversibili anche nei rapporti con gli Stati Uniti. Le tensioni, scoppiate in periodo di Guerra Fredda, si sono acuite a partire dagli anni duemila e riguardano prevalentemente la spinosissima questione delle armi nucleari. Israele, dal canto suo, combatte da sempre una guerra coriacea con i paesi islamici al fine di poter difendere la propria sicurezza nazionale; inoltre, Tel Aviv e Teheran si sono confrontati apertamente più volte in territorio siriano.

Nel 2015 era stato raggiunto un particolare accordo sul nucleare iraniano (anche noto come JCPOA), a cui avevano partecipato i cinque Paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, la Germania ed una delegazione UE. Il JCPOA prevedeva un taglio drastico delle riserve di uranio e la conversione di alcuni impianti al fine di ridurre al minimo i rischi di proliferazione. L’accordo poneva, inoltre, fine alle sanzioni dei Paesi occidentali imposte precedentemente nei confronti di Teheran. Nonostante questa presa di posizione, nel 2018 la presidenza Trump ha deciso di uscire dal JCPOA e di re-instaurare nuove sanzioni nei confronti dell’Iran; al seguito di questo episodio, alcuni Paesi UE, la Russia e la Cina hanno rimproverato gli USA di non aver rispettato la risoluzione 2231 del CdS, secondo la quale non era possibile revocare l’accordo e di re-imporre sanzioni così dure nei confronti dell’Iran. I rapporti, inaspritisi già da allora, non hanno fatto altro che capitolare rovinosamente negli ultimi anni, fino ad arrivare all’episodio dello scorso venerdì.

Al seguito dell’attentato, i vertici iraniani promettono vendetta e di proseguire con la propria strategia nucleare. Intanto, il presidente entrante Biden si troverà immediatamente per le mani l’ennesima delicatissima crisi mediorientale. Si sa, la posizione di Israele non è mai piaciuta ai Paesi della Lega Araba, come allo stesso tempo esiste un passato di grande risentimento tra Iran ed USA: una lunga storia fatta di piani, mirini ed obbiettivi mancati che ci portano alla situazione odierna. La nuova sfida nel campo delle relazioni internazionali e della deterrenza dovrà essere gestita con maestria dal nuovo leader US, il quale sarà senza alcun dubbio il solo e l’unico in grado di assumere la direzione di un potenziale nuovo tracollo mediorientale.

Martina Noero

Maison Celestino

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La storia della Maison 100% Made in Italy

Chi è la Maison Celestino e quali sono le sue origini, lo scopriremo qui di seguito riportando alcuni cenni sulla nascita e sull’evoluzione del brand totalmente Made in Italy. Nata agli inizi del ‘900 dal Maestro Eugenio Celestino, la Celestino s.r.l. si è evoluta nel corso delle generazioni, dall’attività di tessitura artistica, alla creazione di prodotti tessili per l’arredo casa e corredo, fino alla creazione di vere e proprie collezioni di alta moda italiana. Al Maestro va il merito di aver saputo amare e valorizzare ma soprattutto conservare l’attività della tessitura in una produzione di eccellenza. Nel corso degli anni della sua carriera, gli sono stati conferiti diversi riconoscimenti istituzionali, partecipazioni ad esposizioni di notevole prestigio, a mostre di mercato e di immagine. Di illustre importanza è la visita a Roma nel 1936 della Principessa Maria Josè di Savoia all’esposizione Celestino. 

Oggi, Caterina Celestino, è la portavoce della storica azienda tessile Celestino Tessuti e della Maison Celestino, nipote del maestro Eugenio, che riprende in mano il timone della passarella. Con la sua forte volontà, passione, fiducia nell’azienda della sua famiglia, con dedizione e sacrificio rende un’antica sapienza ancora più affascinante, glamour e moderna.

Curiosando tra le origini si scopre inoltre che la Maison Celestino è una storica casa di moda italiana, marchio amato dal jet set internazionale, dalla regina Maria José di Savoia ad Ava Gardner. Nota per i tessuti preziosi che vengono utilizzati nella realizzazione degli abiti, per i disegni sofisticati delle stoffe e nello stesso tempo per le linee essenziali.  La ricerca appassionata della qualità di cui sono intrise la natura e la composizione dei filati, la loro artigianalità e la trama fitta e preziosa di storia e d’identità che i preziosi disegni, realizzati dalla sapiente esperienza di maestre tessitrici su telaio artigianale, rievocano e plasmano ad ogni creazione gli elementi che determinano il 100% del prodotto italiano.

La cicogna è il logo inconfondibile della Maison Celestino, omaggio al territorio Jonico la cicogna bianca, che secondo il mito di Antigone è il simbolo dell’amore e della fedeltà, e rappresenta, peraltro, una specie della famiglia delle Ciconidi che da qualche anno ripopola i cieli calabresi.

L’evoluzione della Maison segna il passaggio dal telaio all’alta moda. Dall’arte del telaio di antica tradizione longobucchese, centro montano della Sila, dove è stato di recente inaugurato un museo ad hoc che custodisce tra gli altri anche lavorazioni dell’Azienda, la CELESTINO è stata capace di evolversi, valorizzando il patrimonio, innovando, abbracciando e facendo proprie le tendenze fashion della moda di oggi. La maison crea una rielaborazione stilistica e concettuale dei tessuti in pura fibra naturale (il lino, la canapa, il cachemire, la seta, il cotone) e dei disegni della tradizione che, anche grazie all’ausilio di importanti stilisti e fashion designer, vengono presentati in capi di abbigliamento e preziosi accessori che incontrano il gusto della modernità.

Sin dalla prima collezione presentata sulla scena italiana attraverso il fashion happening promosso a Roma, nella sontuosa cornice di Palazzo Ferrajoli, in seguito la partecipazione alle Fashion Week istituzionali come ALTAROMA e MILANO FASHION WEEK sino ad arrivare all’ultima presentazione mozzafiato avvenuta a settembre 2020 in una cornice da sogno dove il sole al tramonto, il vento tra gli ulivi scolari, il verde intenso di una natura madre di creazioni superbe legate inscindibilmente alla loro appartenenza evoca la emozionante rassegna degli abiti proposti da Maison Celestino con la Collezione P/E 2021 nella sfilata svoltasi presso la storica e elegante Vaccheria Foti di Rossano, terra d’origine del brand. Hanno sfilato capi haute couture in rigorosa fibra naturale, in cui la ricerca del bello accessibile sposa senza compromessi il lusso della qualità. Impossibile non restare ammaliati da cotanta sensualità ed eleganza, doti che caratterizzano tutte le collezioni della Maison Celestino, il capo firmato CELESTINO non è caratterizzato solo da un design moderno e suggestivo ma riesce a conferire un senso di importanza e di emozione in chi lo indossa.

By Maria Christina Rigano