#MondayAbroad

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Care lettrici e cari lettori,
mi presento: sono Giulia e questo è il mio primo anno di magistrale all’UNINT. Inoltre, come noterete, questo articolo segna il mio esordio nella rubrica #Mondayabroad. Spero, con il fondamentale aiuto di Ilaria, di riuscire a farvi evadere dalle vostre camere, classi o aule studio e di far affiorare in voi la voglia di viaggiare (anche solo ad occhi aperti).

Per rompere un po’ il ghiaccio, ho deciso di parlarvi della mia ultima avventura. Devo ammettere di essere stata particolarmente fortunata poiché, poco prima del lockdown di marzo, sono riuscita a partire in solitaria e la meta scelta è stata il Vietnam.

Questo paese non è mai stato nella lista dei “posti assolutamente da vedere”, anzi, potrei definirla una scelta alquanto casuale e dettata dall’istinto.

Il mio viaggio è cominciato intorno a metà febbraio e, nei 15 giorni successivi, ho percorso tutto il Vietnam, da nord verso sud. Atterrata ad Hanoi, sono rimasta sbigottita nel traffico della città: una miriade di motorini è solita sfrecciare tra le strette vie trasportando ogni sorta di oggetto, da piccole gabbie con animali a giganteschi frigoriferi. L’unica cosa che il passante può fare è fidarsi della capacità di guida degli autisti e lasciarsi schivare alla bene e meglio.

Tra le montagne del nord, ho scoperto l’esistenza di numerosissime etnie (se ne contano addirittura 50). Ognuna si distingue per le proprie tradizioni, per i costumi e per il dialetto che parla. Tutte, però, sono caratterizzate da un’elevata adattabilità al territorio in cui si trovano, riuscendo a coltivare anche nelle zone più rurali. Il loro attaccamento alla terra si riflette nei miti e nelle leggende che vengono tramandate. È forte la convinzione di essere figli della Terra, del Fuoco e dell’Acqua, elementi che vengono comunemente associati alle dee Madri.

Mi sono persa nei colori e nella frenesia del mercato locale di Lung Phin: immersa in un via vai di carretti, buoi e persone che cercano di vendere quello che quotidianamente producono. Il mercato è un’occasione, per i più giovani, di uscire a conoscere una potenziale futura moglie. Le ragazze si agghindano e sfoggiano i loro vestiti più belli, sperando di catturare lo sguardo di qualche fanciullo.

A bordo di una meravigliosa giunca di legno, ho navigato tra le isolette della Baia di Ha Long e, al sorgere del sole, ho praticato Tai Chi sul ponte della nave. Su tutta la costa, i pescatori vietnamiti venerano e rispettano profondamente le creature del mare, tanto da erigere, in loro onore, dei piccoli tempi tra gli scogli (la particolarità di questa Baia è che è possibile scorgere un altarino dedicato ad una balena sfortunatamente arenatasi e morta sulla spiaggia).

Andando verso sud, ho abbandonato il freddo e i villaggi rurali per lasciare posto al caldo e alle grandi città occidentalizzate. Non fraintendetemi, anche il sud ha le sue meraviglie naturali da scoprire, però tutto sembra riarrangiato e sistemato a misura di occidentale. Anche sulle rive del Mekong si cerca di accontentare il pretenzioso visitatore in ogni suo capriccio e nel sito che ospita i famosi tunnel di Cu Chi, costruiti durante la guerra d’Indocina e poi riutilizzati durante la guerra del Vietnam, hanno costruito una sorta di poligono di tiro molto gettonato tra i turisti. Attrazione che personalmente, trovo deprimente: come si può sentire la voglia di sparare ad un bersaglio in un luogo in cui sono morte, tra atroci sofferenze, così tante persone?

Questo è stato uno dei viaggi più intensi che abbia mai fatto: immergersi in una cultura così diversa dalla propria lascia sempre qualcosa di estremamente arricchente in chi parte. Che sia questa o un’altra meta, partite appena potete. Quando gli impegni scolastici o gli ostacoli esterni non saranno oppressivi, compratevi una guida turistica qualunque e fatevi travolgere dalla voglia di scoprire qualcosa di nuovo.

Giulia Giacomino

#POLITICAFFÈ

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Lo spettro di un lockdown s’aggira per l’Europa

Stampa inglese

L’evoluzione della situazione epidemiologica in Europa preoccupa, e nell’ultima settimana diversi governi hanno annunciato l’introduzione di nuove restrizioni più severe per bloccare la virulenza del Covid-19.

Il direttore regionale per l’Europa dell’OMS Hans Kluge ha affermato che secondo gli studi effettuati, se i Paesi non avessero applicato delle misure più severe per un certo periodo di tempo, le morti giornaliere di Covid avrebbero potuto raggiungere cinque volte il picco di aprile entro gennaio 2021 – così The Guardian. Dunque, queste nuove misure sarebbero necessarie per ridurre drasticamente l’aumento delle nuove tendenze. Il dottor Kluge ha però precisato che l’aumento dei casi è dovuto in parte all’accrescimento dei test effettuati e che, nel frattempo, c’è stata una riduzione del tasso di mortalità in ragione della maggiore trasmissione tra le persone più giovani e meno vulnerabili e per il miglioramento delle capacità degli ospedali a trattare i pazienti più gravi. 

La BBC offre invece una panoramica delle misure introdotte dai governi europei. La Francia, è tra le nazioni europee a essere stata maggiormente colpita dalla seconda ondata. Per questo motivo, è stato introdotto un pesante coprifuoco dalle 21.00 alle 06.00 del mattino nell’Île-de-France e in altre otto metropoli. In Spagna, il 9 ottobre è stato dichiarato uno stato di emergenza di 15 giorni a Madrid e nelle zone circostanti, quindi le persone non potranno lasciare o raggiungere la capitale spagnola se non per motivi essenziali. Inoltre, dal 15 ottobre le autorità catalane hanno ordinato la chiusura dei bar e ristoranti della regione per due settimane, potranno offrire solamente un servizio da asporto. Anche nei Paesi Bassi, dal 14 ottobre e per almeno quattro settimane, bar, ristoranti e caffetterie potranno unicamente lavorare tramite i servizi da asporto; sono consentite le visite presso la propria abitazione a un massimo di tre persone e solo quattro possono incontrarsi fuori. In Germania, il divieto di grandi raduni è stato prolungato fino alla fine dell’anno nelle zone con alti tassi di infezione, e sono previste multe per coloro che non lasciano corrette informazioni sulla propria identità nei locali pubblici. Nella città di Berlino – che ha registrato un notevole aumento dei casi – bar e ristoranti potranno rimanere aperti fino alle 23.00, mentre le feste private e le riunioni sono consentite a un massimo di dieci persone. In Danimarca è stato introdotto l’obbligo delle mascherine sui trasporti pubblici e a Copenaghen e nelle aree circostanti, bar, ristoranti e discoteche dovranno chiudere alle 22.00. In Belgio, i tifosi potranno tornare ad assistere alle partite di calcio negli stadi, seppure in maniera ridotta rispetto alle piene capacità delle strutture e con l’uso della mascherina. A Bruxelles, dal 1° ottobre non è obbligatorio indossare la mascherina nei luoghi all’aperto mentre ne è raccomandato l’uso negli spazi dove non è possibile mantenere la distanza di almeno 1,5 m. In Portogallo, dalla metà di settembre la chiusura degli esercizi commerciali è stata fissata alle 23.00 e dal 15 ottobre sono state vietate le feste universitarie. Sono però consentiti i raduni a un massimo di cinque persone ed è concesso l’invito a un massimo di cinquanta persone a matrimoni e battesimi. In Grecia, è stato introdotto l’obbligo dell’uso delle mascherine negli spazi pubblici interni e su tutti i trasporti pubblici. In Irlanda, sono stati scoraggiati tutti i viaggi non essenziali e i ristoranti possono solo effettuare pranzi all’aperto o asporto. Dal 15 ottobre, inoltre, sono state vietate le visite alle famiglie e agli ultrasettantenni è stato chiesto di rimanere a casa. In Svezia, non ci sono stati blocchi ma la maggior parte delle persone si è semplicemente adeguata al rispetto delle raccomandazioni, come il mantenimento delle distanze e l’incremento del lavoro da casa. Bar, ristoranti e palestre sono infatti rimasti aperti. Ad ogni modo, le autorità non hanno escluso la possibilità di adottare future misure più restrittive.   

Stampa francese

Emmanuel Macron ha spiegato che è stato necessario ridurre i contatti un po’ inutili, ossia quelli più festosi, anche se si è scusato per averli definiti così. E ha proseguito il discorso dicendo che è normale fare festa quando si è giovani, per questo non vuole colpevolizzare questa fascia della società ma ha chiesto loro maggiore responsabilità ancora per qualche settimana o mese. Le Monde, allora, ha voluto intervistare alcuni giovani protagonisti. Essi, in linea generale, hanno dichiarato che dopo una reclusione che “ci ha segnato”, i legami sociali sono necessari per mantenere una salute mentale più o meno stabile. In pratica – spiega il quotidiano – anche se fare festa ora appare superfluo, per molti c’è la necessità di aggrapparsi a questa bolla rassicurante di positività per vivere un autunno meno “ansiogeno”.

Le Figaro ricorda che la pandemia da Covid-19 ha già ucciso 1,09 milioni di persone in tutto il mondo dalla fine di dicembre. Ufficialmente, sono stati registrati circa 38,57 milioni di casi, di cui più di 26,6 milioni sono stati curati. E aggiunge che proprio in questi giorni la Francia ha superato la soglia dei 30.000 casi positivi in 24 ore. Per cercare di arginare questo flusso ingente di contagi, sono state introdotte particolari misure restrittive nel Paese. Chi viola il ‘couvre-feu’ rischia una multa di 135 euro; inoltre è stata incoraggiata la ‘bolla sociale’, quella teoria che spinge ad avere non più di sei contatti per persona. Oltre a ciò, è stata sostenuta la possibilità di introdurre il lavoro in videoconferenza per almeno due o tre giorni a settimana.

Il quotidiano inoltre, si preoccupa di riportare le impressioni nazionali di alcuni Paesi in seguito all’introduzione delle nuove misure. In Germania per esempio, è stata la complessità delle regole diverse tra i vari Land a suscitare l’esasperazione della popolazione tedesca, tanto che i media hanno parlato di ‘Regel-Chaos’ ovvero il caos delle regole. Quanto all’Inghilterra, va detto che Boris Johnson ha introdotto un nuovo sistema di allerta, basato su tre livelli. Eppure, sia la comunità scientifica sia l’opposizione laburista sono convinti che il Premier non stia facendo abbastanza, tanto che Keir Starmer ha chiesto un espresso contenimento del Paese anche in vista delle vacanze di Ognissanti. Infine, particolare attenzione viene dedicata alle reazioni degli italiani. Secondo l’Istituto Piepoli, Giuseppe Conte ha aumentato i consensi di due punti percentuali rispetto al mese scorso sulla gestione delle crisi pandemica, e così le sue misure restrittive lo hanno portato a raccogliere il 62% delle opinioni favorevoli. Tuttavia, è stata raccontata dell’avversione che ha suscitato il divieto di alcuni sport e a tal proposito è stata riportata la polemica dell’editorialista Massimo Gramellini, che sul Corriere della Sera ha espresso la sua ‘indignazione’ per il mancato divieto dei giochi di carte nella lista dei circa 130 sport che sono stati vietati dal governo. Ha scritto, infatti, che anche una semplice partita da poker è una disciplina che contempla possibilità di contagio.

Stampa statunitense

Il numero di casi di Coronavirus registrati questa settimana in Europa ha raggiunto il suo punto più elevato dall’inizio della pandemia. Infatti, in meno di 10 giorni si è rapidamente passati da 6 milioni a 7 milioni di contagiati e il numero di morti giornaliere è superiore a 1000. Questi dati, riportati da The New York Times, sono stati diffusi dal Direttore della regione europea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Hans Kluge.

I Paesi europei si trovano in queste settimane a fronteggiare una seconda ondata di Coronavirus, imponendo chiusure mirate e restrizioni agli spostamenti per evitare di dover ricorrere ad un lockdown su larga scala come si è avuto la scorsa primavera. Infatti, di lockdown parziali si parla nei Paesi Bassi, Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia e Francia. In Italia, Paese colpito in particolar modo dal virus durante la prima ondata a marzo, tornano restrizioni per quanto riguarda la vita sociale ma meno dure rispetto ad altri Paesi. Il Governo italiano ha prorogato lo stato di emergenza fino al 31 gennaio 2021 ed ha imposto l’uso della mascherine anche all’aperto in tutto il territorio nazionale. In questi giorni il Governo italiano sta vagliando diverse proposte per arrestare l’aumento dei contagi ed evitare un nuovo lockdown. Attendendo le disposizioni di Giuseppe Conte, al momento si parla di ricorrere alla didattica a distanza e di aumentare il lavoro agile, proprio per evitare di esporre le persone ad ambienti chiusi e tendenzialmente affollati come mezzi di trasporto, uffici e scuole. Per quanto riguarda la Gran Bretagna, il Primo Ministro Boris Johnson ha ignorato il consiglio di un influente gruppo di scienziati di bloccare l’economia per un breve periodo per cercare di fermare questa nuova ondata di casi di Coronavirus.

Bloomberg sottolinea come tale raccomandazione abbia intensificato il dibattito nel Regno Unito circa l’efficacia del lavoro svolto dal Governo inglese per prevenire questa seconda ondata. Questa settimana Johnson ha disposto alcune chiusure mirate e ha ribadito di essere contrario ad un nuovo lockdown generale che porterebbe seri danni a livello economico e sociale. In Gran Bretagna si parla di uno stato di allerta basato su tre livelli, a seconda dell’andamento dei contagi.

La CNN si è interessata in particolar modo al caso di Parigi, una delle principali capitali europee che sta sperimentando un rapido aumento dei casi, a seguito degli annunci che si sono susseguiti in queste ultime settimane. In diverse città francesi e nella capitale è stato imposto un coprifuoco dalle 9 della sera alle 6 del mattino al fine di ridurre i cosiddetti “contatti privati”, giudicati come i più pericolosi per la diffusione del virus. Due settimane fa era plausibile una chiusura totale delle attività in Francia a causa del vertiginoso aumento dei casi in tutte le regioni francesi.

Chiara Aveni e Gaia Natarelli

FONTI

Europe lockdown: new coronavirus rules country-by-country disponibile su https://www.bbc.com/news/explainers-53640249, consultato il 16/10/2020

Europe’s daily Covid deaths could reach five times April peak, says WHO disponibile su https://www.theguardian.com/world/2020/oct/15/europe-records-highest-ever-weekly-covid-cases-says-who-expert, consultato il 16/10/2020

Fêtes et soirées, «des moments indispensables pour le lien social et la santé mentale» : qu’en reste-t-il dans cet automne «anxiogène» ? disponibile su https://www.lemonde.fr/societe/article/2020/10/16/fetes-et-soirees-des-moments-indispensables-pour-le-lien-social-et-la-sante-mentale-qu-en-reste-t-il-dans-cet-automne-anxiogene_6056193_3224.html, consultato il 16/10/2020

Allemagne, Italie, Angleterre, Belgique: les nouvelles restrictions anti-Covid divisent les Européens disponibile su https://www.lefigaro.fr/international/allemagne-italie-angleterre-belgique-les-nouvelles-restrictions-anti-covid-divisent-les-europeens-20201015, consultato il 16/10/2020

Covid-19: couvre-feu, contacts réduits, déplacements limités… Ce qu’il faut retenir des annone de Macron disponibile su  https://www.lefigaro.fr/politique/covid-19-couvre-feu-contacts-limites-deplacements-reduits-ce-qu-il-faut-retenir-des-annonces-de-macron-20201014, consultato il 16/10/2020

Coronavirus: la France franchit le cap des 30.000 cas, «situation très préoccupante» en Europe disponibile su  https://www.lefigaro.fr/sciences/coronavirus-la-france-franchit-le-cap-des-30-0000-cas-situation-tres-preoccupante-en-europe-20201016, consultato il 16/10/2020

Europe scrambles to halt a rising wave of virus cases with more refined travel restrictions and closures, disponibile su https://www.nytimes.com/live/2020/10/13/world/coronavirus-covid/europe-scrambles-to-halt-a-rising-wave-of-virus-cases-with-more-refined-travel-restrictions-and-closures, consultato il 15/10/2020

Boris Johnson ignored scientists’ advice for a brief national lockdown, disponibile su https://www.nytimes.com/2020/10/13/world/boris-johnson-ignored-scientists-advice-for-a-brief-national-lockdown.html, consultato il 15/10/2020

U.S. Election, Boris Johnson, Coronavirus: Your Friday Briefing, disponibile su https://www.nytimes.com/2020/10/15/briefing/us-election-boris-johnson-coronavirus-your-friday-briefing.html, consultato il 15/10/2020

U.K., Czech Republic, Italy to Toughen Rules as Cases Surge, disponibile su https://www.bloomberg.com/news/articles/2020-10-11/u-k-czech-republic-italy-to-toughen-rules-as-cases-surge, consultato il 15/10/2020

London and Paris bring in strict new rules as cases surge across Europe, disponibile su https://edition.cnn.com/2020/10/15/europe/europe-coronavirus-paris-curfew-intl/index.html, consultato il 15/10/2020

Paris at risk of total lockdown as Europe cases rise, disponibile su https://edition.cnn.com/2020/10/02/europe/paris-lockdown-coronavirus-europe-intl/index.html, consultato il 15/10/2020

#LOSAPEVATECHE

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Il caso del Cinema Impero – Roma e Asmara a un passo di cuore

«“Arzete” fece allora, “e vattene ggiù pe l’Acqua Bullicante, che io te vengo appresso.” Chiacchierando si rifecero tutta la via dell’Acqua Bullicante, mentre alle loro spalle le sambe suonate al fonografo e i canti della processione andavano smorzando. C’era ormai solo qualcuno che tornava dal Preneste o dall’Impero verso la Borgata Gordiani, o verso il Pigneto, oppure qualche ubriaco che rincasava cantando ora Bandiera Rossa ora la Marcia Reale.»

È così che scriveva Pier Paolo Pasolini nel suo Ragazzi di vita, raccontando di una umanità dimenticata sul bordo delle strade e di ragazzini che s’affacciano sul cinismo del mondo in uno dei quartieri più fervidi e dinamici della Roma del secondo dopoguerra: Tor Pignattara.

È tra le strade di Tor Pignattara che inizia il nostro itinerario.

Qui, in Via dell’Acqua Bullicante 123, dove i ragazzetti pasoliniani chiacchieravano e compivano piccoli furti, era stato inaugurato nella metà degli anni ’30 il Cinema Impero. Con una forte impronta fascista e in stile Art Decò, l’Impero fin dai primi anni di attività rappresentò un luogo imprescindibile nella vita popolare, sintesi perfetta di affaire galanti ed incontri loschi, punto di riferimento di generazioni di abitanti del quartiere romano e spazio attorno cui orbitavano principalmente giovani.

La struttura venne poi abbandonata in uno stato di totale degrado a partire dal 1983 nonostante i diversi progetti di riqualificazione urbana ed il tentativo nel corso degli anni di trasformare l’Impero in un cantiere artistico e culturale polifunzionale.

Se cammini a Tor Pignattara e presti attenzione alla facciata deteriorata dell’Impero, puoi notare ancora oggi la citazione di Pasolini e la scritta provocatoria «Ci siamo trasferiti ad Asmara». Questa frase è apparentemente insignificante, ma rappresenta invece un fondamentale collegamento tra la realtà italiana e quella eritrea e il tentativo di creare una memoria in uno spazio politicamente manipolato nella direzione della rimozione storica del colonialismo all’interno dell’esperienza italiana.

La costruzione del Cinema Impero avvenne infatti nel periodo di massimo consenso al regime fascista e di massima espansione italiana, parallelamente ad un nuovo progetto architettonico dell’Italia oltre il Mediterraneo con l’obbiettivo di riproporre in Eritrea una architettura che fondesse modernismo, futurismo ed un inconfondibile stile littorio. La struttura del Cinema Impero, decodificata e adattata alla sua funzione di spazio d’aggregazione, dopo essere stata costruita a Roma fu ripresa e riproposta ad Asmara (Eritrea) seguendo il medesimo format architettonico, realizzando un Cinema quasi identico nel 1937 ed attualmente ancora in uso.

Il tentativo di riprodurre in Eritrea una città coi connotati tipicamente italiani celava però una ulteriore brama di assoggettamento e una presunta inferiorità della capitale eritrea su quella italiana. Ad Asmara – ma anche nella città portuale di Massaua e nelle città minori, ma in maniera meno evidente – si tentò di imporre una prossimità storica, politica ed architettonica che valse alla capitale eritrea il nome di “Piccola Roma”. La pianificazione urbanistica e delle infrastrutture permise una forte innovazione in campo architettonico, applicando al contesto eritreo tendenze stilistiche tipicamente europee ed imponendo nella gestione degli spazi un controllo sorvegliato, per delimitare i confini di una Asmara tranquilla e pacifica, distinguibile facilmente dal caos delle altre città del Corno d’Africa.

Quella che fu proiettata su Asmara fu però un’utopia architettonica e urbanistica, mai definitivamente conclusa, che vedeva la città come una meta privilegiata di emigrazione italiana secondo il piano d’espansione fascista.

Ad oggi però, nonostante il tentativo di ricreare una “Piccola Roma” su suolo eritreo, solo in pochi sentono lo stretto legame tra l’Italia e le ex colonie; quel legame tra il Cinema Impero di Roma che sembra ormai solo un locale dismesso e il suo fratello eritreo, ancora attivo e punto di ritrovo della capitale. La semplice scritta “Ci siamo trasferiti ad Asmara” rappresenta così, in un territorio che spesso cerca di negare le sue connessioni storiche, il desiderio di rivendicare uno spazio; educare il passante a guardare con criticità alla realtà, scoprire laddove vi sia stato un tentativo di occultamento storico, legittimare uno spazio.

Questa semplice scritta crea infatti un collegamento tra l’Italia e il suo passato coloniale; è una rivendicazione di appartenenza di tanti migranti e figli di migranti, di storie di vita vissuta e di persone che cercano luoghi da abitare, in cui muoversi, in cui integrarsi, in cui sentirsi a casa.

Un grazie speciale e un invito alla lettura dei testi dell’autrice italo-somala Igiaba Scego, una ricchezza straordinaria per Roma e per tutte le storie che sa raccontare nel suo modo unico di dire le cose.

Evelyn De Luca

#UNINTSpeechPressReview

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El Día de la Hispanidad

Nella giornata dello scorso lunedì avrete sicuramente notato su social come Instagram, Twitter o Facebook tantissimi hashtag interessanti che parlavano del Día de la Hispanidad. Ma cosa si festeggia veramente in questo giorno, come si festeggia e perché? Cosa succede in Spagna?

Ogni 12 ottobre il cielo di Madrid si tinge dei colori della bandiera spagnola, i musei statali sono tutti eccezionalmente aperti, gli aerei militari solcano lo stesso cielo mentre i viali della capitale sono gremiti di persone che si accalcano per ammirare la parata militare alla quale partecipano le massime cariche del paese. Questi sono i festeggiamenti che ricorrono in questa giornata così particolare ogni anno. Sono festeggiamenti regolati dalla legge del 1987 n. 18, che si verificano in occasione della festa nazionale spagnola, festa dedicata all’orgoglio spagnolo. Questa ricorrenza, considerata una delle più importanti in Spagna, rivendica l’ispanità nei suoi vari aspetti, tanto linguistici quanto culturali. Ma perché si festeggia proprio il 12 ottobre?

Facendo un passo indietro scopriamo che è una giornata in ricordo della scoperta dell’America, evento che fu per la Spagna motivo di contatto tra il Nuovo e il Vecchio Mondo e che diede inizio alla colonizzazione delle nuove terre. Il 12 ottobre del 1492, infatti, Colombo approdò nell’isola delle Bahamas, scoprendo così il “Nuovo Mondo”; da lì avverrà lo sbarco, dando inizio alla colonizzazione europea. Né Colombo né i suoi uomini sapevano che quello sarebbe stato il primo passo verso un evento che avrebbe cambiato il mondo. Il 12 ottobre è una ricorrenza importante anche in alcuni paesi del Sud America, poiché l’arrivo dei conquistadoressegnò profondamente la storia di tali paesi con lo sterminio delle popolazioni indigene. Per questa ragione, in America la festa ha una denominazione differente: in Messico si chiama “Giorno della razza”, in Argentina “Giorno del rispetto e della diversità culturale” e in Bolivia “Giorno della decolonizzazione”.

Ma consideriamo adesso un aspetto piuttosto importante: sui social network emerge chiaramente l’immagine di una Spagna profondamente divisa, una divergenza marcata da hashtag del tipo: #Eldíadetodos (il giorno di tutti), #DíaDeLaHispanidad (giorno dell’Ispanità) o #NadaQueCelebrar (nulla da festeggiare). Senza ombra di dubbio si tratta di una velata critica da parte di coloro che non si sentono integrati nel concetto di Spagna: la divisione territoriale e la forte identità delle varie regioni autonome indeboliscono il patriottismo spagnolo. Prendiamo come esempio la Catalogna: alcune istituzioni hanno deciso di non considerare il 12 ottobre come festa nazionale, considerandolo piuttosto come un giorno feriale qualunque. Un caso particolare è quello di Barcellona il cui sindaco, Ada Colau, nel 2015 ha chiaramente espresso la sua posizione riguardo alla festività su Twitter dicendo: “È una vergogna uno Stato che celebra un genocidio, per di più con una parata militare da 800.000 €”.

Tuttavia, la capitale continua a far sognare i suoi abitanti con strabilianti spettacoli, balli e sfilate.

Francesca Vannoni

Fonti:
https://www.itagnol.com/2015/10/12-ottobre-festa-nazionale-in-spagna-a-madrid-parata-militare-e-musei-gratis/, consultato il 12/10/2020.


https://www.itagnol.com/2019/10/12ottobre-parata-militare-madrid-festa-nazionale/, consultato il 12/10/2020.


https://www.idealista.com/it/news/lifestyle-spagna/2019/09/30/6152-il-12-ottobre-si-celebra-la-festa-nazionale-spagnola, consultato il 12/10/2020.

#UNINTSpeechPressReview

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Siamo lieti di annunciarvi la nuova iniziativa di UNINTSPEECH prevista per l’anno 2020/21: UNINTSpeech Press Review

Di cosa si tratta?

UNINTSpeech Press Review è una rubrica di articoli scritti direttamente dai membri del nostro team: studenti UNINT interessati al mondo che ci circonda, con la voglia di divulgare informazioni utili per tutti coloro che, come noi, desiderano sapere di più sul campo delle lingue e delle culture, ma anche su temi di attualità in grado di fornire particolari spunti di riflessione.

Nello specifico, il nostro team si occuperà principalmente della stesura di differenti articoli, redatti sulla base di fonti scritte o video consultabili online. Inoltre, una delle particolarità della nostra rassegna stampa è che, in maniera regolare, almeno un membro del gruppo parteciperà fisicamente a conferenze di varia natura (di base TEDx) sparse in giro per l’Italia, ma anche realizzate all’interno della nostra stessa università. Da queste trasferte si trarranno le informazioni necessarie per redigere un articolo, potendo fare affidamento anche su interviste dirette ai vari oratori e sulla documentazione audio e video raccolta al termine di ogni conferenza.

I temi trattati saranno perlopiù inerenti al mondo delle lingue, delle culture, della traduzione e dell’interpretariato e si baseranno sia su esperienze fisiche reali sia su fatti internazionali che tutti coloro che fanno parte del settore dovrebbero conoscere e saper sfruttare al meglio. La presente rubrica è stata creata per raccogliere articoli, interviste, traduzioni, materiali e documenti vari relativi a questo campo specifico, con la speranza di suscitare curiosità e voglia di conoscere in tutti i nostri lettori.

Come affermava Plutarco: “la mente non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere”. Con questa rubrica ci auguriamo di fornirvi strumenti più adatti per poter accendere, se non un fuoco, almeno una piccola fiammella.

Giorgia Proietti
Responsabile UNINTSpeech Press Review

#RECEUSTIONI: RECENSIONI SCOTTANTI

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DR DOOLITTLE

Ciao a tutti cari lettori di receustioni, questa settimana la vittima delle nostre recensioni sarà un film. Più precisamente, uno degli ultimi film che ho visto al cinema prima che la pandemia prendesse il sopravvento sul mondo intero.

Bando alle ciance, protagonista della receustione di oggi è un film fantasy, un titolo probabilmente noto ai più, visto che si tratta di un revival di una saga che ci ha accompagnato durante la nostra infanzia… Dottor Doolittle.

Ebbene la Warner Bros, una delle case cinematografiche più rinomate, ha comprato i diritti per riproporci in versione fantasy, e stavolta più fedele al libro, questa storia che ci ha divertito durante la nostra crescita. Le belle sorprese non finiscono qui: l’attore protagonista è quel bonaz.. quel bravo attore di Robert Downey Jr. Certo, Eddie Murphy nella saga original era impeccabile, ma i toni del film cambiano, non siamo più in ambito comico, bensì subentra il fantasy.. E un Iron Man che cura gli animali ha un je ne sais quoi di poetico, ammettiamolo.

Trattandosi di un film in CGI, dove per l’appunto gli animali sono i veri protagonisti, gli attori in carne ed ossa sono ben pochi: abbiamo l’incredibile Rrobert Downey Jr (di cui sono una grandissima fan, nel caso non si fosse ancora capito), il giovane attore Harry Collett nel ruolo di suo aiutante (magari alcuni di voi lo rinosceranno da Dunkirk) e un Antonio Banderas nel ruolo dell’antagonista principale. Per quanto riguarda gli animali, e quindi i doppiatori originali in inglese sulla cui espressività sono stati creati i vari animali, abbiamo un tenero Tom Holland nel ruolo di cane fedele (ammetto che mi era scesa la lacrimuccia pensando alla reunion di Spidey e Iron Man), John Cena che fa l’orso polare (lo so, fa ridere già così), Selena Gomez nel ruolo della giraffa imbranata, Remi Malek (il grande Freddie Mercury in  Bohemian Rapsody) nel ruolo del gorilla Chee-Chee, Emma Thompson che interpreta un pappagallo (una leggera somiglianza la si intuiva già vedendola nel ruolo della professoressa Cooman in Harry Potter, con quei capelli chiccosi) e, ciliegina sulla torta, Ralph Fiennes (Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato) nel ruolo della tigre cattiva (clichè).

Un cast di tutto rispetto, e soprattutto un cast che soddisfa appieno il mio cuoricino da nerd. Il regista invece è Stephen Gaghan che a me, personalmente, non dice niente, ma essendo io incolta, forse voi l’avete già sentito nominare, oppure ne avete già visto delle opere, visto che è stato candidato agli Oscar per diverse sceneggiature di film e in un caso di un film di cui era anche regista (Syriana, 2006).

Non so quanti di voi frequentino i cinema, magari anche solo per il piacere del sentire il profumo del pop corn appena scoppiato (anche senza comprarlo, visto che costa un rene e a volte è talmente vecchio che ti si incastra nelle tonsille, facendoti pensare al testamento da redigere visto che ti senti in punto di morte), oppure per il piacere della compagnia, o anche solo perché soltanto andando al cinema non rischiate di addormentarvi a metà film sotto la copertina sul divano (tipo come succede alla sottoscritta). Ebbene, se nel periodo pre-Covid (un po’ come pre-istoria e storia) avete avuto il piacere di frequentare un minimo i cinema, di sicuro il trailer ve l’hanno proposto spesso durante la pubblicità. A mio avviso, quel trailer aveva un je ne sais quoi di magico, perché non era il solito trailer, era una successione di cadri accompagnati da una musica che aumentava la suspense e aveva profumo di magia, insomma vermanete incuriosiva e ti spingeva a volerlo guardare.

Ed essendo io debole di fronte alle tentazioni, appena uscito al cinema sono andata a guardarlo (ok, forse anche la lista attori ha un poooochiiinoooo influito).

Ora, se voi cercate recensioni online di questo film, il mondo intero di esperti recensori vi dirà che fa schifo. Tuttavia, secondo me così non è. Vi spiego meglio: i costumi sono discutibili, infatti Antonio Banderas più che un cattivo che incute terrore pare la sedicenne che ha appena rotto con il fidanzatino e piangendo le si squaglia tutto il mascara in faccia, l’orso polare di John Cena assomiglia più a un cane e i vestiti dei protagonisti sono un po’ confusionari (non si capisce bene a che epoca vogliano appartenere). Forse la trama è un po’ banale, ma si tratta pur sempre dell’adattamento cinematografico di un libro per bambini. Per chi non lo sapesse infatti, Dottor Dolittle è una saga di 14 libri per i più giovani, scritta dal britannico Hugh Lofting durante le sue sedute in trincea nella prima guerra mondiale, per mandarle poi come lettere ai figli. Si tratta di racconti fantasy, con protagonista un dottore fuori dalle righe e ovviamente il film riprende tale idea. La trama del film viene criticata per il suo disordine interno, ma in realtà la trovo abbastanza lineare e, forse, come il Piccolo Principe sostiene, “gli adulti non capiscono mai niente da soli ed è una noia che i bambini siano sempre eternamente costretti a spiegar loro le cose”. Non si tratta di un film con la trama del Signore degli Anelli, ma d’altronde punta ad essere un film per l’intera famiglia (e non a creare traumi infantili irreversibili).

In breve, se volete passare una piacevole serata sul divano e fangirlare a più non posso, questo film ve lo stra consiglio: le risate non mancheranno, così come potrebbe scendervi qualche lacrimuccia (ma ammetto di essere di parte, visto che tendo a commuovervi tendenzialmente per qualsiasi cosa). Anzi, vi consiglio di guardarvi questo film piuttosto che certe trashate… E con questa frecciatina vi saluto e ci vediamo alla prossima!

Emanuela Batir

#POLITICAFFÈ

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Fine di un mito: il flop dello Stato sociale in Svezia.
La crisi pandemica ha portato alla luce una drammatica crisi in corso da anni.

Stampa statunitense

La pandemia ha portato alla luce una drammatica crisi in corso da anni in Svezia. Di quale crisi si tratta? Si tratta della crisi che sta interessando lo stato sociale svedese – comunemente denominato in inglese welfare state. La Svezia è nota per essere il prototipo di welfare state socialdemocratico, un meccanismo nel quale sembra che gli ingranaggi funzionino a perfezione. La sicurezza sociale del cittadino svedese si basa su una combinazione tra diversi elementi: diritti sociali uguali per tutti, principio della conservazione del reddito – in base al quale chi non può continuare a lavorare mantiene un adeguato tenore di vita. Con un’aliquota fiscale personale superiore al 57%, gli svedesi pagano alcune delle tasse più alte al mondo in cambio di notevoli servizi erogati dal Governo. Si fa riferimento alla assistenza sanitaria, all’istruzione, al congedo parentale con durata superiore ad un anno, all’assegno di disoccupazione per coloro i quali perdono il lavoro.

In un suo recente articolo The New York Times sottolinea l’impatto del Coronavirus sul sistema sociale. Con una popolazione di poco più di 10 milioni di persone, la Svezia ha registrato circa 98000 casi di Coronavirus e fra questi quasi 6000 decessi. Tra queste 6000 persone la cui morte è collegata al virus, circa la metà è rappresentata da quella fetta di popolazione più vulnerabile che vive in case di cura. Questa tragedia in parte è dovuta a come il sistema svedese abbia gradualmente ma costantemente ridotto i servizi governativi per poter tagliare le tasse.

Il Foreign Policy riporta come durante la prima ondata di Coronavirus, la Svezia sia stata citata allo stesso tempo, da un lato, come il Paese che ha saputo gestire la pandemia nel migliore dei modi e, dall’altro lato, come quello che ha deciso di lasciare che il virus si diffondesse liberamente anche nelle case di ricovero per anziani, portando dunque ad un gran numero di vittime. Foreign Policy afferma che l’errore commesso dallo Stato svedese risiede in uno dei maggiori punti di forza e di debolezza del Paese: la Svezia è una società che ripone molta fiducia nel comportamento dei suoi cittadini. Infatti, generalmente il popolo svedese si è dimostrato capace di comportarsi in modo esemplare seguendo le disposizioni emanate dal Governo. Tuttavia, in questa situazione di emergenza, probabilmente la fiducia che il Governo svedese ripone nei suoi cittadini non è stata tradita. Molto più plausibilmente è stato il taglio dei finanziamenti ai servizi statali a determinare questa criticità nelle case di cura.

The Nation propone un interessante parallelismo tra “l’esperimento di gestione della pandemia” tra Svezia e Stati Uniti d’America, evidenziando la presenza di un robusto welfare state e di un’ottima sanità pubblica presente in Svezia e la mancanza di tale sistema negli Stati Uniti. Tuttavia, anche The Nation pone l’accento sul declino che sta attraversando il sistema di protezione sociale svedese.

In queste settimane si sta vivendo la già preannunciata seconda ondata di Coronavirus e ci si chiede quali strumenti adotteranno i Paesi per far fronte sia al Covid-19 sia all’influenza stagionale. Purtroppo, sono ancora le categorie più vulnerabili ad essere esposte maggiormente al rischio. Infatti, si parla in particolar modo dei ricoverati nella case di cura o di riposo. Visti i risultati ottenuti nel corso della prima ondata, la Svezia provvederà ad aumentare i finanziamenti verso queste strutture per evitare una nuova crisi?

Stampa francese

Le Monde racconta che a partire dagli anni Novanta, la Svezia ha iniziato a sviluppare un sistema di privatizzazione per i settori della sanità e dell’istruzione. Un meccanismo che ha mostrato però tutte le sue debolezze negli ultimi mesi: la pandemia da Covid-19 ha infatti finito per riaccendere il dibattito sulla rilevanza dello stato sociale.

Erik Andersson, che è alla guida municipale dell’elegante città di Täby, non utilizza il termine “privatizzazione”, piuttosto preferisce la definizione “valfrihet” che si traduce con “libertà di scelta”. In pratica, questo concetto si è affermato già negli anni Novanta proprio per giustificare l’imponente trasformazione del welfare state che si stava realizzando in Svezia. E, spiega il sindaco di Täby, la valfrihet è un modo per distaccarsi dal ricordo delle imposizioni socialiste del passato e per promuovere, al contrario, la determinazione personale. Per quel che riguarda il settore dell’istruzione, sono iniziate ad apparire alcune imponenti aziende scolastiche: la più importante è AcadeMedia, fondata nel 1996 e quotata anche in borsa. Non tutti però sono favorevoli a supportare il settore privato. E nel marzo 2019, quando l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) ha pubblicato un rapporto in cui emergeva l’aumento delle disuguaglianze tra gli studenti, alcuni hanno iniziato a insistere sul fatto che quel sistema scolastico stesse incoraggiando una sorta di segregazione nelle scuole, ovvero un raggruppamento tra studenti dello stesso background sociale. Ad ogni modo in questi mesi, il settore scolastico è stato semplicemente una piccola parte della più generale riflessione sugli eccessi delle privatizzazioni. Il vero focus su questo dibattito ha riguardato infatti un altro ambito: a essere messo sotto accusa è stato principalmente il settore sanitario, specialmente in ragione dei disservizi che sono emersi nelle case di riposo.

La socialdemocratica Aida Hadzialic ha affermato che le privatizzazioni hanno permesso di aumentare l’accesso all’assistenza sanitaria grazie all’avvio di nuove pratiche; tuttavia ha sottolineato che per aumentare i profitti si è avuto un relativo aumento dei costi per le regioni, il quale è andato a scapito degli ospedali pubblici, che di conseguenza sono stati costretti a risparmiare. Il ricercatore John Lapidus ha invece voluto parlare di un altro fenomeno, quello delle polizze assicurative: gli operatori privati per migliorare le tempistiche dell’accesso ai servizi sanitari, hanno stipulato convenzioni con le compagnie di assicurazione sanitaria. Ora per lo studioso, l’aumento di tali polizze assicurative costituisce la prova della trasformazione del welfare state svedese a favore di un meccanismo ‘a due livelli’, che non promuove quindi un sistema egualitario.   

Stampa svedese

The Local.se parla dell’investimento nel welfare annunciato a settembre dal Primo Ministro Stefan Löfven. Il settore dell’assistenza agli anziani riceverà complessivamente 7,4 miliardi di corone nel 2021 e altri 4 miliardi confluiranno direttamente nel settore sanitario, per sostenere le cure mediche relative al Coronavirus e per contribuire al deficit sanitario provocato dalla posticipazione di tutti gli interventi che sono stati rimandati a causa della pandemia. Nel complesso, nel 2021 lo stato sociale svedese dovrebbe beneficiare di un importo di 19,7 miliardi di corone, che nello specifico andranno alle autorità locali e regionali.

Basterà questo nuovo piano economico per allontanare le critiche dell’ultimo periodo?

Chiara Aveni e Gaia Natarelli

Fonti

What Sweden’s new coronavirus cash boost means for healthcare services disponibile su https://www.thelocal.se/20200907/coronavirus-budget-sweden-pledges-20-billion-kronor-to-boost-welfare-state, consultato il 14/10/2020

Le modèle suédois n’en est plus vraiment un disponibile su https://www.lemonde.fr/m-le-mag/article/2020/10/09/mine-par-la-pandemie-le-modele-suedois-face-aux-exces-du-liberalisme_6055443_4500055.html, consultato il 14/10/2020

Sweden, U.S. Election, French Open: Your Friday Briefing disponibile su https://www.nytimes.com/2020/10/08/briefing/sweden-us-election-french-open-your-friday-briefing.html, consultato il 14/10/2020


Sweden and the World-Historical Power of Conformity, disponibile su https://foreignpolicy.com/2020/10/05/sweden-and-the-world-historical-power-of-conformity/, consultato il 14/10/2020


Focused Protection, Herd Immunity, and Other Deadly Delusions, disponibile su https://www.thenation.com/article/society/covid-jacobin-herd-immunity/, consultato il 14/10/2020

#LUXURYMOMENTS: #LUXURYJUICE

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Chanel Spring/Summer 2021
Il nuovo glamour secondo Virginie Viard

Creare qualcosa dopo l’era Lagerfeld sarebbe stata comunque una sfida. Ma l’ormai noto direttore artistico della maison francese, Virginie Viard, ha scelto di proporre un omaggio al cinema per la nuova collezione S/S 2021, così come è stato possibile vedere nei corti di Inez e Vinoodh che hanno contribuito ad anticipare il théme de la collection richiamando il cinema francese e le situazioni “tipiche” da film.

 “Questa collezione rappresenta un tributo alle muse della maison. Alcune di loro sono molto lontane nel tempo (..)” afferma la Viard riferendosi a Romy Schneider, Jeanne Moreau e Anna Karina comparse nel video promozionale antecedente alla sfilata.

La collezione S/S 21 è inedita, rappresenta un legame inteso tra arte e bellezza fino a ricreare una nuova definizione di glamour quasi in contrasto con lo stile hollywoodiano della passerella in cui la scritta “Chanel” appare in Capital letters sullo sfondo del Grand Palais.

Poche le uscite con abiti da sera e pochi sfavillii, i colori sono solidi e classici così come i capi che sfilano: bermuda con o senza giacca in coordinato, i tailleur. I colori poi si urbanizzano tramite le T-shirt a stampa con logo fluo e jeans in coordinato; lo stile casual è poi individuabile anche nei maxi-abiti, morbidi come foulard e modellati perfettamente sui corpi delle manequin.

Il glamour che la maison propone per il 2021 è pieno di confidenza ed intraprendenza, uno statement lontano dal Golden Age di Hollywood e molto più vicino alla disinvoltura di Jane Birkin o Twiggy degli anni 60. “Stavo pensando a quelle attrici che ci hanno fatto sognare tanto (..) ma non volevo fare una citazione vintage, volevo che fosse tutto colorato e giocoso” così sorprende Virginie Viard facendo riferimento alla nuova collezione. Che il passato sia un archivio di idee e revival non stona con il messaggio incentrato sulla nuova Hollywood, colorata e solo apparentemente disimpegnata. È il tempo delle ragazze che indossano les tailleurs de rigueure ma con capelli corti o raccolti in stile punk e con un doppio eyeliner.

I protagonisti indiscussi della collezione restano i bermuda simbolo di un’eleganza giovane che per questa season Chanel ha sostituito alla centralità della mini. Un segno di power dressing che sottintende un power of thinking; così come a suo tempo la stessa Gabrielle Chanel fu artefice del cambiamento nello stile e nell’eleganza della sua epoca, liberando la donna dall’oppressione del corsetto e dalla rigidità dal lungo per ogni momento della giornata.

Fanny Trivigno

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Sources:

https://www.vogue.com/fashion-shows/spring-2021-ready-to-wear/chanel

https://www.harpersbazaar.com/it/moda/tendenze/a34282467/chanel-primavera-estate-2021-parigi-fashion-week/

https://www.chanel.com/it/moda/news/2020/10/tribute-to-actresses-2021-show.html

#UniversEAT

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Eccoci con la prima ricetta!

Partiamo con una cosa facile, un classico intramontabile che piace sempre a tutti e che ha bisogno di pochissimi e semplicissimi ingredienti.

Pensando all’autunno viene in mente un frutto, che sarà il protagonista indiscusso della ricetta di oggi: LE MELE.

Bene, oggi faremo insieme una morbidissima e cannellosissima (nuovo termine coniato da me) torta di mele! Attenzione, non una apple pie, ma proprio una vera e propria TORTA DI MELE.

Intanto la lista degli ingredienti:

  • 4/5 mele (dipende da quante ce ne volete ma non dovrebbero servirne di più)
  • 200 g di zucchero
  • 250 g di farina 00 (o una farina a vostra scelta, basta che non sia la farina di grano duro)
  • 100 g di burro
  • 150 ml di latte a temperatura ambiente
  • 2 uova a temperatura ambiente
  • 1 limone
  • 16 g di lievito in polvere per dolci (di solito corrispondono a una bustina)
  • ½ cucchiaino di cannella in polvere (poi assaggiate voi e regolatevi)
  • 1 pizzico di sale fino

Preso tutto? Bene! Iniziamo? Iniziamo!

Ah, quasi dimenticavo, munitevi di fruste elettriche se non volete perdere l’uso delle braccia!

  1. Sciogliete il burro a bagnomaria o al microonde e tenetelo da parte (non ci serve bollente);
  2. Sbucciate le mele e tagliatele a pezzettini né troppo grandi né troppo piccoli;
  3. Grattugiate la scorza del limone e spremetelo fino ad ottenere abbastanza succo da bagnare la quantità di mele ottenute (bagnare, non affogare);
  4. Trasferite, quindi, mele e succo in una ciotola e lasciatele lì (le riprenderemo a fine ricetta);
  5. Prendete un’altra ciotola, setacciate farina e lievito e mischiate;
  6. In un’altra ciotola invece mettete le uova e parte dello zucchero. Iniziate a sbattere il tutto (consiglio di usare le fruste elettriche altrimenti rischiate di perdere un braccio) e piano piano aggiungete il restante zucchero. Il risultato dovrà essere una crema spumosa giallina chiara (più si schiarisce meglio è);
  7. Ora, riprendiamo il nostro burro ormai freddo, ma non solido e incorporiamolo alla spuma appena ottenuta;
  8. Aggiungete la cannella e il limone (assaggiate e regolatevi con il sapore);
  9. Iniziate ad aggiungere farina e lievito un cucchiaio alla volta;
  10. Quando le polverate saranno completamente inglobate aggiungete il latte a filo (onde evitare di farvi un bagno);
  11. A composto ultimato prendete le mele e scolatele, togliendo eventuali semini;
  12. Prendete ora una spatola o un cucchiaio per girare le mele nel composto senza distruggerle;
  13. Imburrate e infarinate la tortiera (in alternativa potete anche imburrare e inzuccherare se vi piace l’effetto caramellato);
  14. Accendete il forno a 180°C, mettete dentro la torta e in 55 minuti sarà pronta. ATTENZIONE: i minuti sono indicativi, vedete come funziona il vostro forno, potrebbero volerci anche meno di 55 minuti. Fate la prova dello stecchino, nessuno se la fila mai ma è fondamentale!

La torta dovrebbe venire non troppo asciutta ma neanche troppo liquida, insomma morbida e soffice. Quando la tirate fuori dal forno aspettate che si raffreddi prima di toglierla dallo stampo, altrimenti si sgretolerà.

Per decorare potete cospargerla di zucchero a velo e mettere qualche pinolo. Volendo una pallina di gelato alla crema/vaniglia ci sta benissimo!

Buona merenda!

Alessandra “Sandra” Alfano

#FAIRPLAY

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Lo sport al tempo del COVID-19

Da quando è stato dichiarato lo stato di emergenza sia nel nostro paese che a livello internazionale per la diffusione del virus, lo sport insieme ai suoi organi competenti di ciascuna disciplina, hanno dovuto apportare delle modifiche tali da poter svolgere le attività in piena sicurezza ed evitare ulteriori contagi durante queste sessioni. Ma quali sono le misure adottate nei diversi sport e che vediamo al giorno d’oggi?

Nel Calcio: la nostra Serie A ha dovuto fermarsi per poi riprendere e finire in data 2 agosto 2020 (dovuto finire il 24 maggio 2020), la ripresa del campionato è stata di estraordinario impegno per tutte le squadre che si sono trovate a giocare 3 partite ogni due/tre giorni, cosa non semplice sia a livello di preparazione fisica che tattica. Per evitare degli infortuni e non dover nuocere sulla prestazione di alcuni giocatori la Figc, (Federazione Italiana Giuoco Calcio) ha apportato la modifica da 3 a 5 sostituzioni durante lo svolgimento partita (questa modifica è stata prolungata per il campionato già in corso 2020/2021). In più, questa ripresa ha comportato a disputare le partite senza pubblico (cosa che attualmente il pubblico può assistere ma in numero limitato e non oltre 1000 persone) che determino un’atmosfera surreale dove chi stava a casa a guardare le partite trasmesse in TV poteva ascoltare chiaramente e senza filtro parole di giocatori, allenatori, arbitri e staff di squadre. Logicamente, una partita a porte chiuse il fattore campo era ininfluente non avendo dei tifosi locali negli spalti.

Una volta finiti i campionati nazionali, si ha dato spazio alla fine di quelle competizioni tanto prestigiose come la UEFA Champions League ed Europa League, cui partite sono state disputate nel torrido mese di agosto, il tutto in due settimane di tempo con partita secca e dunque senza fare andata e ritorno.

Per cercare di non dover sospendere nuovamente, i maggiori campionati europei hanno reso visibile dei protocolli in caso si trovi un caso positivo di Covid-19, ad esempio: in Francia, si può giocare basta che le squadre si presentino con almeno 20 giocatori (incluso il portiere) negativi al tampone sulla lista dei 30 registrati in lega; in Inghilterra, si adotta una linea ferrea nel senso che, comunque si va avanti con il campionato per farlo finire entro i tempi previsti, meno che una squadra non abbia meno di 14 giocatori a disposizione, essa dovrà inserire Under 21 o comunque personale dello staff, se la squadra si rifiuta di giocare si andrà con la sanzione o di una multa o di detrazioni punti in classifica; in Spagna, il requisito minimo per poter scendere in campo sono 13 giocatori, 5 dei quali della prima squadra. Se una squadra non arriva a 13 giocatori per una seconda volta, perde la partita 3-0 a tavolino; in Germania, tamponi a raffica e isolamento solo del giocatore positivo e qui se il contagio è contenuto in città, si può arrivare a far entrare il 20% di pubblico negli stadi.

Due settimane fa si doveva disputare la partita Juventus contro Napoli, ma dopodiché sono risultati positivi 3 casi in casa Napoli, questi sono stati messi in quarantena da parte dell’l’Asl cosicché la squadra partenopea non parti per lo Stadium per il rispetto dei protocolli ricevuti. Il match è stato decretato nullo ed ora il giudice valuta se dare il 3-0 a tavolino o se ci sarà la possibilità di giocarla.

Caso invece sfortunato per l’Euro 2020, che si doveva disputare nei mesi di giugno-luglio ma appunto la situazione COVID-19 ha rimandato il campionato europeo per l’anno prossimo (2021).

Nel Tennis: anche qui il circuito professionale internazionale (WTA e ATP) si è fermato sino a giugno, dunque tornei Grand Slam come Wimbledon e altri piccoli ma non così importanti si sono dovuti cancellare, altri invece, hanno avuto l’opportunità e fortuna di essere riprogrammati durante l’anno come il caso del Roland Garros (Grand Slam) finitosi domenica scorsa o come l’Internazionale BNL d’Italia (Roma-Masters 1000) che ogni anno assiste ad un aumento esponenziale di persone, che vengono accolti da un’atmosfera unica in uno degli stadi tennisti più belli di sempre come è il caso del campo Pietrangeli sul quale sono presenti delle statue che creano una sorta di protezione al campo. In quest’ultimo torneo, si è vista la presenza di pubblico solo una volta arrivati nella fase delle semifinali con posti intercalari di uno assegnato e l’altro no appunto per rispettare la distanza di sicurezza interpersonale. Tra le novità inserite ci sono delle colonnine disposte su ogni lato del campo contrassegnate con il numero 1 e numero 2, dove ciascuno dei due giocatori posano il loro asciugamano senza essere toccato dai raccattapalle. In questa disciplina i giocatori una volta disputata la partita usano la racchetta come consueto saluto anziché uso della stretta di mano. 

Nella NBA (National Basketball Association): caso delicato data la presenza di 30 squadre nel campionato e territorio americano il più colpito da questa pandemia di COVID-19. Anche qui ci troviamo a campionato sospeso per un caso positivo da parte di un giocatore per poi riprendere il 31 luglio e finire in sicurezza la stagione in sede unica al Disney World Resort di Orlando (denominata la “bolla” di Disney). Di queste 30 squadre, hanno ripreso soltanto 22, poiché quelle escluse erano già matematicamente certe di non arrivare a disputare i playoff. Attualmente si stanno disputando le finali tra i Miami Heat e Los Angeles Lakers. Qui vediamo ad esempio, il tavolo degli ufficiali di gara che è in una posizione più arretrata e non come solitamente si vede a bordo campo, riparato da un plexiglass, e la comunicazione con arbitri avviene soltanto tramite microfono; cosi come la presenza virtuale del pubblico che viene progettato su schermi LED.

#dontbelazybeactive

Aldo Landini