#PEOPLEOFUNINT

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Le lingue: un mondo affascinante e profondo, imprescindibile nella vita di ognuno di noi fin dall’infanzia. Nonostante il ruolo fondamentale che riveste nella quotidianità, la maggior parte delle persone utilizza questo strumento di comunicazione in maniera inconsapevole, ignorando la complessità che si cela dietro al suo sviluppo e alla sua continua evoluzione.

Io mi sono sempre interessata allo studio delle lingue perché ho avuto modo di entrare in contatto fin dall’infanzia con diverse realtà linguistiche. Il ramo paterno della mia famiglia infatti è di origine umbra, per cui mi sono spesso trovata ad ascoltare conversazioni e proverbi in dialetto che mi incuriosivano data la differenza con il modo di parlare a cui ero abituata. Ciò che mi colpiva era come, già all’interno del mio nucleo famigliare, ci fosse una differenza linguistica così accentuata.

Crescendo, il mio contatto con le lingue aumentava, grazie anche all’influenza di mia madre, che mi ha sempre incoraggiata ad imparare l’inglese mediante la frequentazione di corsi privati fin da quando avevo otto anni.

Durante il mio percorso alle scuole medie, oltre a rafforzare la mia conoscenza dell’inglese, ho avuto modo di ampliare il mio panorama linguistico con lo studio dello spagnolo. La musicalità della lingua, unita al fascino della cultura, ha reso lo spagnolo una delle mie lingue preferite, sebbene abbia deciso di non inserirlo nei miei studi universitari. Questa decisione però non deve far sottovalutare l’importanza che ha avuto nella mia vita: infatti è stato proprio l’amore per lo spagnolo ad indirizzarmi verso la scelta del liceo linguistico.

Alle scuole superiori quindi ho avuto l’opportunità di apprendere una nuova lingua: il francese, con il quale inizialmente ho avuto molte difficoltà. Nonostante la mia avversione però, grazie all’aiuto del mio professore sono riuscita a comprendere i complicati meccanismi di grammatica e pronuncia ed ho iniziato ad apprezzare veramente questa lingua. Durante gli anni, il mio rapporto col francese è andato via via rafforzandosi soprattutto attraverso la lettura in lingua originale di grandi classici della letteratura, tra cui autori come Voltaire, Zola e Camus.

Il motivo per cui ho deciso di continuare il mio percorso con la lingua francese all’università è stata l’importanza che ai miei occhi riveste nell’ambito internazionale e diplomatico, coerente con il mio sogno di diventare un’interprete parlamentare.

Una cosa per cui mi ritengo particolarmente fortunata è l’opportunità che ho avuto di entrare in contatto con queste lingue non solo a livello accademico, ma anche a livello personale. Ho iniziato a viaggiare sin da piccola con mia madre e ho visitato molti Paesi, diversi tra loro ma ognuno meraviglioso a modo suo. Lo Yucatan, Zanzibar e Dubai ne sono la prova. Nonostante mi sia immersa in mondi diametralmente opposti, non ho potuto fare a meno di amarli proprio per le loro peculiarità. Vedere con i miei occhi realtà differenti dalla mia quotidianità e farne esperienza concreta mi ha stimolata sempre più in questo mio percorso, spinta dalla voglia di comprendere e di essere parte del mondo.

L’ultimo arrivato, in termini di studio linguistico, è il russo, che ho deciso di iniziare all’università. Ad essere sincera, la mia è stata una scelta azzardata, fatta in nome della mia passione più grande, la danza. La Russia è infatti la patria del balletto classico, che io amo, e la voglia di migliorare la mia conoscenza di questo paese dal punto di vista culturale mi ha spinta ad inserire questa lingua nel mio corso di laurea. Inoltre, il mio desiderio era studiare una lingua fuori dal comune in prospettiva del mio futuro lavorativo.

In conclusione, guardandomi indietro, posso dire che mi sono trovata quasi involontariamente ad interagire con lingue diverse, ma ora, guardando avanti, ho deciso volontariamente che esse facciano parte della mia vita per sempre.

Elisa Fiorucci

#UNINTSIGHTSEEING: MARINO (RM)

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Marino, esteso sui Colli Albani, è uno dei comuni situati nella rinomata area dei Castelli Romani.

Conosciuto anche come Marino Laziale, il comune si poggia su un vasto reticolo di grotte, alcune comunicanti tra loro, che si trovano a circa 12 metri al di sotto della superficie stradale e si sviluppano per decine di chilometri nel sottosuolo del centro storico. La loro storia è antica, furono scavate nel tufo vulcanico per ricavare materiale da costruzione già nel periodo medievale. Sono diversi, infatti, i reperti archeologici che rimandano al periodo Medioevale, periodo in cui la città ha svolto il ruolo di direttrice per la città di Napoli, principale arteria di comunicazione con il Meridione.

A livello regionale, il comune è famoso per l’immancabile evento della Sagra dell’uva, festa tradizionale che ricorre ogni prima domenica di ottobre dal 1925.

Le origini della Sagra sembrano risalire a una iniziativa dell’Amministrazione comunale che, in seguito a una grave crisi della produzione legata a una serie di calamità naturali, nel 1904 pensò di attirare l’attenzione sul vino locale con un grande evento: le Feste Castromenie. Non ci sono tracce che l’evento sia stato replicato negli anni seguenti, finché il poeta romanesco di origini marinesi Leone Ciprelli non ideò la Sagra dell’Uva, nel 1925.

Marino è facilmente raggiungibile sia in treno, fermata Marino Laziale, sia in automobile, percorrendo Via Appia e Via dei Laghi.

#ATUTTOMONDO

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La rassegna stampa internazionale dell’UNINT sul COVID-19

I numeri legati alla diffusione del Covid-19 continuano a crescere e toccano tutte le zone del mondo, anche le più remote.

Il lavoro della rassegna stampa ci mette di fronte alla dura realtà perché ci costringe alla presa di coscienza di un fenomeno che va al di fuori delle nostre facoltà e dei nostri poteri.

Tuttavia, crediamo fermamente che l’informazione e la consapevolezza siano le principali armi per poterci difendere in questo buio periodo.

Per questo motivo proseguiamo nel nostro lavoro fieri e sempre più desiderosi di sapere… e di “far sapere”.

Sara Nardi

In Brasile il Presidente Jair Bolsonaro fino a pochi giorni fa definiva il Covid-19 una gripezinha ovvero una banale influenza da cui il 90% del popolo brasiliano era immune.
La gravità della situazione però ha fatto sì che venissero prese le prime misure di restrizione anche se, come riportato da Il Fatto Quotidiano «Bolsonaro parla (troppo tardi) di minaccia».
Sono le cifre infatti a confermarlo: 9.216 contagi di cui 365 decessi.

Lo Stato di Pernambuco si trova a dover fronteggiare un nuovo aumento di casi. Sale infatti a 136 il numero di contagiati mentre sono 10 le persone decedute, secondo quanto riportato nel bollettino del Centro di Assistenza Sanitaria statale del 3 aprile. I casi confermati sono distribuiti in 14 municipi dello Stato.

Nel tentativo di contenere e limitare la diffusione del Covid-19 lo Stato di Pernambuco ha ampliato il precedente Decreto (che prevedeva esclusivamente la chiusura delle scuole,
la sospensione di tutte le attività commerciali non essenziali e dei servizi pubblici) vietando l’ingresso a spiagge e parchi fino al 17 aprile.

Il Presidente della Centro di Assistenza Sanitaria statale André Logo ha sottolineato l’importanza delle misure che saranno adottate nei prossimi giorni. Difatti gli esperti brasiliani hanno dichiarato l’attesa di un picco massimo dei contagi per la seconda metà di aprile. È proprio in previsione del dilagare della pandemia che il Governatore ha ribadito la necessità di far comprendere a tutti i cittadini l’importanza di rimanere in casa disponendo, inoltre, maggiori misure di controllo nella capitale dello Stato, Recife. È notizia di domenica che il Governo, in accordo con i sindacati delle imprese di settore, si servirà delle compagnie telefoniche per avere libero accesso al traffico dati dei cittadini. Il tutto avverrà in forma anonima e servirà esclusivamente per localizzare gli assembramenti di persone in tutto il Paese.  

A San Paolo (Stato) i decessi da Covid-19 sono triplicati nel corso di una sola settimana.
Solo venerdì 27 marzo i casi di morte erano 27 mentre ad oggi il bilancio delle vittime sale a 219. Anche i casi positivi sono in aumento: nel corso della stessa settimana da 1200 sono arrivati a 4048 (quasi la metà dei casi totali in tutto il Paese). 

Il Governo di San Paolo ha recentemente modificato le misure della quarantena, che garantivano il solo svolgimento dei servizi essenziali per la salute, l’alimentazione e la sicurezza. In conformità alle nuove misure, a partire da oggi il Comitato per le operazioni di emergenza di San Paolo ha introdotto nuove permissioni: sono autorizzate le attività interne negli studi legali e contabili. Tuttavia, l’accesso è vietato ai clienti. Fanno inoltre eccezione gli edifici commerciali e i negozi di ricambi e accessori per veicoli a motore, salvo eventuali restrizioni specifiche da parte dalle singole unità. Sono inoltre autorizzati i servizi di consegna e drive-in.

Giulia Arresta, Alessia Santella

Nel Regno Unito alle 20 di domenica 5 aprile, la Regina Elisabetta II ha tenuto un discorso alla nazione: “Stiamo attraversando un momento che porta dolore, difficoltà economiche e cambiamenti nella vita di tutti” ha affermato la Regina, ringraziando poi tutti coloro che hanno continuato a lavorare per sostenere e sostentare la popolazione e le imprese che hanno convertito la produzione per far fronte all’emergenza. Nel frattempo, le condizioni de premier Boris Johnson hanno iniziato a peggiorare, rendendo necessario il ricovero. La popolazione, invece, ha riacquistato speranza guardando i miglioramenti in Italia, anche se la condizione non è la stessa. Inoltre, ad oggi, molti cittadini continuano a non rispettare le regole e il numero di contagi è in aumento. Ad Hove, nel sud est dell’Inghilterra, un poliziotto ha spento di forza un barbecue in spiaggia. Nel settore dei trasporti pubblici, un operatore ha dichiarato: “non vengono distribuite mascherine e guanti ai conducenti degli autobus o metropolitane e i mezzi non vengono disinfettati come dovrebbero”.

In Australia i casi salgono a più 5800, il numero delle vittime a 40 e i guariti a più di 2000. Per questo il primo Ufficiale Medico Capo australiano, Brendan Murphy si è mostrato fiducioso sul’efficacia delle misure di sicurezza e invita fortemente gli australiani a non spostarsi o raggrupparsi per i festeggiamenti di Pasqua. Il primo ministro Scott Morrison ha annunciato servizi per l’infanzia gratuiti per tutte le famiglie che ne avranno bisogno, garantendo 13000 asili aperti in tutto il paese. Nel frattempo, il museo nazionale australiano sta allestendo una mostra per ricordare gli incendi dell’ultima estate, per mantenere viva la consapevolezza nonostante la pandemia.

In Canada, domenica 5 aprile, sono stati effettuati i primi rimpatri, tramite charter, dei passeggeri di una terza nave infetta approdata in Florida: La Princess Cruises. Nel mentre i dettagli del rimpatrio dei 248 passeggeri a bordo delle Ms Zaandem ed Ms Rotterdam rimangono ancora poco chiari. Il coronavirus colpisce anche le popolazioni indigene e il capo tribù, Harvey Yesno ha affermato: “siamo molto preoccupati a causa dei sovraffollamenti nelle case” poiché, spiega il giornalista nell’articolo di The Globe and Mail, la media di abitanti per nucleo familiare è di sei persone.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, sabato scorso, il presidente Trump ha affermato che, nonostante sia risultato negativo al test del Covid-19, prenderà in considerazione l’assunzione di idrossiclorochina (farmaco antimalarico), basandosi su alcuni studi che ne confermino l’efficacia contro il virus. Tuttavia, il direttore dell’Istituto nazionale per le malattie infettive, Anthony Fauci ha puntualizzato che non ci sono dati a favore di questa tesi. Nel frattempo, il chirurgo generale degli Stati Uniti, Jerome Adams ha paragonato l’emergenza all’attacco di Pearl Harbor, per sottolineare la portata dell’attuale momento critico della storia del paese. Ad aggravare il problema, pare sia la mancanza di una strategia di isolamento congiunta.

Lucia Capriglione, Claudia Cesetti, Diana Fagiolo, Laura Forcella, Stefano Mazzagatti, Emanuele Spina

I casi positivi in Spagna, secondo paese al mondo con il maggior numero di casi, aumentano giornalmente: a oggi si contano 131.551 casi, circa 12.418 decessi e 38.080 guariti. Nonostante quanto riportato, si registra un calo nel tasso di crescita giornaliera di questi ultimi: in due settimane, si è passati da oltre il 30% a meno del 7%.

Madrid resta il centro principale dell’epidemia, con più di 37.000 casi positivi e oltre 4.900 morti, seguita dalla Catalogna. La situazione non è la stessa in tutto il paese, poiché la velocità di contagio cambia a seconda delle zone. Tuttavia, l’impressione generale è che i ricoveri al pronto soccorso stiano diminuendo.

Attualmente, il governo sta intervenendo su eventuali portatori asintomatici operanti nei settori essenziali: gli operatori sanitari, gli addetti nelle case di cura, gli agenti di polizia, il personale dei supermercati potrebbero essere parte di un flusso di trasmissione silenziosa che si vuole interrompere per scongiurare una nuova ondata di contagi quando arriverà il momento di diminuire le misure di distanziamento sociale.

A questo scopo, sono in corso due azioni: in primis, si effettuano test a tappeto su questi soggetti; in secundis, si preparano le infrastrutture che ospiteranno i casi positivi che non necessitano di ricovero ospedaliero. Nella giornata di domenica, Pedro Sánchez ha chiesto ai Presidenti di ogni Comunità Autonoma di inviargli, entro il 10 aprile, una lista di infrastrutture pubbliche e private disponibili a ospitare i soggetti positivi che non necessitano di ospedalizzazione.

A tal proposito, il ministro dell’interno spagnolo non esclude la possibilità di rendere tale isolamento obbligatorio, affermando che “In caso contrario, si studierebbero tutte le alternative consentite dalla legge, perché il principio fondamentale è il mantenimento della salute pubblica. Nel rispetto dei diritti fondamentali”.

Questa domenica, l’Argentina ha registrato103 nuovi casi, portando il numero dei contagi a 1.554 secondo quanto riportato dal Ministerio de la Salud de la Nación. Stando all’ultimo aggiornamento, sono stati confermati 32 nuovi casi positivi nella città di Buenos Aires, con un totale di 439 casi.

A Cuba i casi sono 320: nelle ultime 24 sono risultate positive 32 persone, quattro delle quali hanno un link epidemiologico legato agli Stati Uniti e alla Spagna.

Le ripercussioni politiche si fanno sentire anche in Bolivia e in Ecuador dopo che lo scandalo dei cadaveri nelle strade ha colpito l’immagine di Lenin Moreno.

In Messico, lo scorso sabato, il numero dei decessi è salito a 79 e i casi positivi confermati sono 1.890. Un confinamento parziale e volontario – con esercizi commerciali chiusi – è in vigore nel Paese fino al 30 aprile.

In paesi come il Perù, Panama o la Bolivia, la quarantena è più severa e i governi si occupano delle emergenze sanitarie e del timore di proteste o saccheggi.    

Alessia De Meo, Martina Valeriano

In Francia, l’emittente radiofonica Europe1 comunica per 134.000 operatori sanitari italiani l’inizio di una formazione online volta a offrire “delle indicazioni chiare, fondate sulle conoscenze scientifiche disponibili, per affrontare la crisi causata dal nuovo COVID-19”, citando l’Istituto Superiore di Sanità. Prosegue anche la didattica online: dalla scuola materna dove i bambini devono essere affiancati dai genitori per l’utilizzo delle piattaforme online, fino alle università dove i corsi si svolgono in modalità virtuale; l’esito sembra essere positivo nonostante qualche difficoltà. In Svizzera, i giornali parlano del miglioramento in Italia, ma i casi oltralpe sono in aumento. Nonostante ciò, il partito politico Unione Democratica di Centro vorrebbe far ripartire, con tutte le precauzioni necessarie, i settori produttivi. Lo zoo Sikypark, nel Bernese, si ritrova in crisi finanziaria: sono state attivate adozioni a distanza di animali per raccogliere finanziamenti. Anche le imprese dei trasporti pubblici sono in crisi e hanno richiesto sovvenzioni statali. Le relazioni interpersonali sono messe a dura prova: crescono le richieste di divorzio. Tuttavia, aumentano anche i prestiti di libri dalle biblioteche digitali. In Belgio, si moltiplicano le iniziative di solidarietà ispirate in parte dall’esperienza italiana: dai servizi di call center per aiutare le persone anziane a fare la spesa, fino all’app che con pochi click permette di offrire pasti gratuiti al personale medico di Bruxelles; l’app è stata chiamata 8 pm, in riferimento all’orario in cui i cittadini applaudono gli operatori sanitari in segno di ringraziamento. Anche la famiglia reale esprime la sua vicinanza al popolo belga attraverso una scritta floreale, simbolo di incoraggiamento e invito a resistere in questo duro momento. Il Covid-19 non è solamente un rischio per la vita di molti, ma è anche il fattore scatenante di una crisi economica mondiale. Se già la Cina e il mondo occidentale fanno fatica a fronteggiare un tale impatto sui propri sistemi economici, cosa sarà del continente africano? L’Africa, da sempre afflitta da problemi di insicurezza alimentare, si trova infatti a dover affrontare questo nemico comune con risorse nettamente inferiori. Antonio Guterres, segretario generale dell’ONU, dichiara che sarebbero necessari circa 3000 miliardi di dollari per supportare i paesi del sud del mondo. Quanto al Canada, il 5 aprile il governo del Québec ha lanciato il progetto “Le Panier Bleu” (Il Cestino Blu) al fine di unire le varie iniziative nate per stimolare il commercio locale che ha subìto una forte battuta d’arresto a causa del Covid-19. Questa misura esprime la volontà di maggiore autonomia da parte della provincia, che riconosce una dipendenza eccesiva dall’esterno in materia di approvvigionamenti.

Emanuela Batir, Carolina Benucci, Lara Bruno, Flavia Lucarelli D’Ortenzi, Elisabetta Leonardi, Giulia Marinucci, Ngwikem Manfo Solange, Sibilla Parlato, Diana Sandulli,  Eleonora Valente, Elen’Alba Vitiello

Il villaggio austriaco di Ischgl, meta “in” del turismo invernale, si è di recente trasformato in uno dei maggiori focolai europei. Abbiamo chiesto a Claudia Angelika Jehle, studentessa austriaca che quest’anno ha trascorso il semestre invernale in Erasmus all’UNINT, di parlarci della situazione a Ischgl, suo paese natale.

COME STA AFFRONTANDO L’EMERGENZA L’AUSTRIA? COSA NE PENSANO GLI AUSTRIACI?

In Austria ci sono restrizioni molto severe. Il Cancelliere Sebastian Kurz ha dichiarato che si può uscire di casa solo per andare al lavoro, per le spese necessarie e per aiutare chi non è autonomo.

In generale, la gente segue questi ordini. Purtroppo, ci sono anche coloro che non sono ancora pienamente consapevoli della gravità della situazione.

I MEDIA AUSTRIACI IN QUESTI GIORNI PARLANO DELL’ITALIA?

Certamente parliamo dell’Italia, il paese più bello del mondo. Nelle ultime settimane abbiamo ricevuto notizie terribili, come le foto del convoglio di Bergamo: immagini che mi fanno piangere. Sembra che l’Italia non abbia risorse sufficienti per curare tutti i pazienti.  Quello che mi colpisce è che i media vedono sempre l’Italia come lo scenario peggiore e lo sottolineano spesso. Cito testualmente: “Non vogliamo che ci tocchi la stessa sorte toccata all’Italia”

COM’ERA LA SITUAZIONE A ISCHGL NELLE SCORSE SETTIMANE? È CAMBIATO QUALCOSA ULTIMAMENTE?

Il 6 febbraio, quando sono tornata in Austria, la situazione era normale. La stagione sciistica era al culmine e non si parlava del Covid-19. L’università a Innsbruck è iniziata come previsto all’inizio di marzo. I professori hanno solo chiesto agli studenti Erasmus di rimanere a casa e a tutti gli altri di rispettare severe misure igieniche.

La seconda settimana tutto è cambiato improvvisamente. Hanno chiuso l’università e sono tornata a Ischgl. Il 13 marzo è iniziata la situazione eccezionale: quarantena in tutta la valle e chiusura anticipata della stagione. Il governo ha ordinato di mandare a casa gli ospiti e il personale, nel giro di mezza giornata l’intera valle è stata sgombrata. Non avrei mai pensato che si sarebbe arrivati a questo.

QUAL È LA TUA OPINIONE RIGUARDO QUELLO CHE STA SUCCEDENDO A ISCHGL? PENSI CHE ISCHGL NE AVRÀ UN DANNO DI IMMAGINE?

Quello che sta succedendo a Ischgl è clamoroso. I media hanno riferito che abbiamo nascosto dei casi e abbiamo agito troppo tardi; per quanto ne so, abbiamo immediatamente rispettato le istruzioni ufficiali attuandole il più rapidamente possibile.

La popolazione di Ischgl non ha colpe: molti turisti già a febbraio sapevano che l’Italia era alle prese con il Covid-19 ma sono partiti comunque e dopo la chiusura delle discoteche e degli après-ski bar di Ischgl hanno affollato i ristoranti. Dov’è finita la responsabilità personale di ogni individuo?

Sinceramente non penso che questo ci procurerà un danno di immagine. Tutto il mondo ne è colpito e dopo questa crisi i turisti torneranno di sicuro a Ischgl per la sua rinomata stazione sciistica.

Francesca Della Giulia, Gabriele Simoni

In Russia la situazione continua a peggiorare: in 14 regioni sono emersi 658 nuovi casi di infezioni da coronavirus, secondo quanto riferito dalla sede operativa di gestione dell’emergenza COVID-19 il 5 aprile. In 24 ore sono stati rilevati 536 nuovi casi di contagi nella città di Mosca, 45 nel Distretto di Mosca, 22 nella regione di Niznij Novgorod, 20 a San Pietroburgo, 10 a Tula e Leningrado, 4 nel Territorio di Krasnoyarsk, 3 nel circondario autonomo di Chanty-Mansijsk e ancora diversi altri casi registrati a Yaroslav, Chelyabinsk, Novosibirsk e Khabarovsk. Il numero totale dei contagiati in Russia è quindi salito a 5389, di cui è importante specificare, 3893 solo a Mosca; 45 il numero dei deceduti mentre sono 355 i guariti.

Sono state adottate nuove misure di sicurezza da parte delle autorità delle regioni di Krasnoyarsk, Norilsk e Tomsk. L’Amministrazione dell’oblast’ di Tomsk e l’Agenzia Governativa Rospotrebnazdor ovvero il Servizio Federale per la tutela dei diritti e del benessere dei consumatori, hanno stabilito che, dal 6 aprile, tutti i passeggeri in arrivo negli aeroporti di Krasnoyarsk e Norilsk provenienti da Mosca e San Pietroburgo saranno sottoposti a due settimane di quarantena. Gli abitanti della regione dovranno trascorrere la quarantena nelle proprie abitazioni, mentre chi arriva da altre regioni verrà rimandato a casa o verrà messo in stato di osservazione per 14 giorni. Risulta necessario specificare che le suddette regioni si trovano nella parte orientale del territorio della Federazione, per cui questa è la prova che il virus si sta diffondendo anche nei posti più remoti.

Una situazione completamente diversa, la sta vivendo il territorio della Cecenia.

Il presidente della Cecenia, Ramzan Kadyrov, ha dichiarato che le autorità della repubblica hanno già provveduto a mettere da parte una fornitura di cibo per un anno. Per il momento, i confini della regione sono chiusi all’entrata e all’uscita. Non è noto quando i confini saranno riaperti. Kadyrov dichiara: “Abbiamo cibo sufficiente per un anno per la Repubblica.  Il Ministero della Salute è dotato di tutto il necessario per ogni evenienza. Ci siamo preparati. Per questo consiglio ai nostri nemici di lasciarci in pace: si vedrà in seguito se abbiamo fatto la cosa giusta.
Farò di tutto per proteggere il nostro popolo. Ciò che stiamo vivendo è peggio dell’estremismo o del terrorismo è una malattia: un terrorista, almeno, può essere trovato e fermato. Faremo del nostro meglio per garantire che nessuno venga nella Repubblica e infetti i nostri abitanti”.

Angela Doria, Paola D’Onofrio

In Yemen non è ancora stato registrato alcun caso di Covid-19 ma il Paese sta attraversando la più grande crisi umanitaria al mondo causata dalla guerra civile scoppiata nel 2015.

Se il virus dovesse entrare nel paese la situazione peggiorerebbe ulteriormente. Pertanto, il 25 marzo scorso il segretario delle Nazioni Unite, António Guterres, ha chiesto alle parti in conflitto di siglare una tregua temporanea.

La popolazione yemenita soffre già di malattie gravissime e altamente contagiose quali colera, febbre dengue, morbillo, difterite e malnutrizione cronica. La metà delle strutture sanitarie del paese sono state distrutte durante i bombardamenti, e i fondi per la sanità scarseggiano.

Secondo la testata alThawra-news.net, affiliata al governo internazionalmente riconosciuto con sede ad Aden, i ribelli Houthi (il gruppo sciita filo-iraniano che controlla la capitale Sana’a) starebbero sfruttando l’emergenza a proprio favore, diffondendo l’idea che questa sia stata provocata dall’America e dall’Arabia Saudita, e invitando i cittadini a morire al fronte piuttosto che del virus.

Secondo l’omonima testata althawrah.ye, controllata invece dai ribelli Houthi, sono molte le iniziative messe in campo per far fronte a questa emergenza, come il contributo di 500 milioni di riyal messo a disposizione dalla società Yemen Telecom.

Nella riunione straordinaria tenutasi la mattina del 31 marzo a Sana’a, il Ministro delle telecomunicazioni Al-Numair, ha sottolineato il ruolo vitale dei media yemeniti nella campagna di sensibilizzazione contro il virus. Interessante anche il suo appello affinché venga permesso l’accesso agli strumenti di comunicazione e vengano installati dei cavi marini per l’accesso ad internet nel Paese. Inoltre, sono stati creati un sito e un’applicazione gratuiti per rimanere aggiornati sulla pandemia.

Tra i vari paesi del Golfo, notevole è la posizione del Kuwait.

Tra le sue iniziative nazionali e sociali in linea con il volere del governo, e il piano di quest’ultimo per far fronte all’emergenza Coronavirus, lo store online Dot-Com ha lanciato la campagna “Fazaat Watan”. Questa fornisce gratuitamente delle automobili alle società cooperative che si occupano di trasportare in diverse regioni del Kuwait prodotti alimentari e beni di consumo sulla base delle richieste dei cittadini.

L’ingegnere Abdul Mahsen Al-Harfash, presidente del consiglio di amministrazione dello store online Dot-Com, in un comunicato stampa ha dichiarato che la campagna “Fazaat Watan” è stata avviata per facilitare il trasporto di beni di prima necessità. Ciò è stato possibile grazie al contributo delle società cooperative per azioni in ogni provincia del Paese durante tutto l’arco di tempo che prevede il divieto di uscire dalle proprie case. Al-Harfash ha inoltre specificato che tale store ha messo a disposizione delle società cooperative e degli enti di beneficienza più di 150 automobili, con autisti inclusi, in modo completamente gratuito nell’attuale periodo di crisi sanitaria. 

Anna Parmegiani, Chiara Riccardi, Dinella Vella

Proprio quando sembrava di essere vicini a tirare un sospiro di sollievo, in Cina torna la paura di un rimbalzo dei contagi dopo la scoperta di nuovi casi nella provincia dello Hubei e alla luce dell’aumento dei casi di importazione, ad oggi 38 (ultimo aggiornamento 5/4/20).

Cresce in particolare la preoccupazione a Wuhan, dove si prevedeva per l’8 aprile la sospensione dei divieti sui viaggi in uscita dalla città e dove invece, lo scorso venerdì, le autorità hanno rinnovato la richiesta ai residenti di restare in casa e adottare massima precauzione. Probabilmente le date previste per l’apertura saranno prorogate.

Nei giorni precedenti, il Presidente cinese Xi Jinping aveva effettuato una visita nella provincia dello Zhejiang, recandosi nei porti, nelle imprese e nelle zone rurali per monitorare la prevenzione e il controllo dell’epidemia così come lo sviluppo economico e sociale. Il messaggio era chiaro: è fondamentale accelerare il ripristino della produzione e il ritorno alla vita normale.

Ma, in realtà, le immagini più suggestive della scorsa settimana sono senz’altro quelle di sabato. Il 4 aprile in Cina è stata celebrato il giorno della commemorazione dei defunti, il Qingming Festival, che quest’anno ha inevitabilmente assunto un tono ancora più drammatico: in questo giorno il governo centrale ha infatti indetto il lutto nazionale, in onore delle vittime dell’epidemia. Così, alle 10 del mattino, il suono delle sirene nelle principali città cinesi ha sancito l’inizio di tre minuti di silenzio.

A Wuhan, alcuni cittadini hanno bruciato dei pezzi di carta negli angoli delle strade per rendere omaggio a tutti gli operatori sanitari che hanno perso la vita nella lotta in prima linea contro il virus, mentre le bandiere in tutto il paese e nelle ambasciate cinesi all’estero erano appese a mezz’asta.

A Pechino, il Presidente Xi, il Primo Ministro Li Keqiang e gli alti funzionari del Partito, tutti vestiti in nero e con un mazzo di fiori bianchi appuntati sul petto, si sono riuniti per la commemorazione delle vittime presso Zhongnanhai, sede del Partito Comunista e del Governo.

Nei recenti contatti telefonici con i leader di tutto il mondo, il Presidente cinese ha riconfermato l’impegno della Cina nel supporto a tutti i paesi colpiti dalla pandemia. Durante il vertice straordinario del G20 sul Covid-19 tenutosi il 26 marzo, la Cina ha presentato una serie di iniziative di cooperazione internazionale per combattere la pandemia e ristabilizzare l’economia mondiale. Nella recente telefonata con il Re Filippo del Belgio, Xi Jinping ha ribadito che la Cina darà assoluta priorità all’aumento nella produzione di medicinali e dispositivi medici, così da poter fornire il maggior supporto possibile per la lotta globale contro l’epidemia.

Elisa Caminiti, Claudia Cigno, Francesca Runci

FONTI e SITOGRAFIA

Per la lingua PORTOGHESE

https://www.jb.com.br/pais/sao_paulo/2020/04/1023145-obitos-em-sao-paulo-pelo-novo-coronavirus-triplicaram-em-uma-semana.html

https://g1.globo.com/sp/sao-paulo/noticia/2020/04/04/governo-de-sp-altera-quarentena-e-permite-trabalho-interno-em-escritorios-de-advocacia-e-contabilidade.ghtml

https://google.com/covid19-map/?hl=it

Per la lingua INGLESE

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BBC News. (05/04/2020). “Coronavirus: Live BBC News coverage” https://www.bbc.com/news/video_and_audio/headlines/51849070/coronavirus-the-queen-gives-special-address-during-pandemic

Sky News. (06/04/2020). “Coronavirus: Italy posts lowest daily coronavirus death toll in over two weeks”.https://news.sky.com/story/coronavirus-italy-posts-lowest-daily-coronavirus-death-toll-in-over-two-weeks-11968826

Iorio, K. (2020). “The PM has announced that families can access free childcare during the coronavirus pandemic. How will that work?”.ABCNews

Norman, J. (2020). “Chief Medical Officer Brendan Murphy ‘increasingly confident’ Australia can stay on top of coronavirus”. ABCNews

Wheaton, C. & Reardon, A. (2020). “National Museum’s Black Summer exhibition to preserve memories of Australia’s bushfire crisis”.ABCNews

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Huffington Post (2020) “Trump Still Pushing Malaria Drug As Fauci Says No ‘Strong’ Evidence It Treats Coronavirus” https://www.huffpost.com/entry/trump-malaria-drug-fauci_n_5e8a7766c5b6e7d76c661562

Per la lingua SPAGNOLA

https://elpais.com/sociedad/2020/03/30/actualidad/1585589827_546714.html

https://elpais.com/sociedad/2020-04-05/el-gobierno-quiere-hacer-test-a-todos-los-sectores-esenciales-para-buscar-contagiadores-asintomaticos.html

https://elpais.com/america/sociedad/2020-04-05/coronavirus-en-america-ultimas-noticias-del-covid-19-en-vivo.html

https://www.clarin.com/sociedad/coronavirus-argentina-registran-nuevas-muertes-103-nuevos-casos_0_TlWtAJ0nC.htmlhttps://www.telesurtv.net/news/cuba-confirma-nuevos-casos-coronavirus-reporte-domingo-20200405-0015.html

Per la lingua FRANCESE

https://www.europe1.fr/international/coronavirus-en-italie-134000-professionnels-de-sante-sont-formes-a-distance-3958331

https://www.20minutes.fr/societe/2738891-20200312-coronavirus-fermeture-ecoles-cours-distance-maintien-examens-va-passer-eleves

https://www.francetvinfo.fr/sante/maladie/coronavirus/covid-19-l-enseignement-a-distance-mis-en-place_3850157.html

https://www.letemps.ch/monde/possible-phase-2-italie-reprise-progressive-activites-iran-baisse-deces-espagne-alain-berset

https://m.lematin.ch/articles/16832094

https://m.lematin.ch/articles/28420241

https://m.lematin.ch/articles/22818604

https://www.tdg.ch/suisse/fortes-pressions-relancer-economie-suisse/story/28420241

https://www.24heures.ch/vaud-regions/sexualite-mise-epreuve-confinement/story/18183744

https://www.tdg.ch/suisse/confinement-booste-prets-livres-numeriques/story/28243022

https://www.lepoint.fr/afrique/le-covid-19-met-l-afrique-au-defi-de-sa-securite-alimentaire-04-04-2020-2370093_3826.php

http://www.rfi.fr/fr/g%C3%A9n%C3%A9ral/20200327-entretien-exclusif-coronavirus-secr%C3%A9taire-g%C3%A9n%C3%A9ral-ONU

https://www.rtl.be/info/belgique/societe/coronavirus-en-belgique–1209958.aspx

https://www.rtl.be/info/belgique/famille-royale/coronavirus-en-belgique-confinee-la-famille-royale-envoie-un-message-a-la-population-belge-video–1209988.aspx?dt=16:18 https://www.lacapitale.be/542797/article/2020-04-05/sandwichs-et-quatre-quarts-pour-les-travailleurs?referer=%2Farchives%2Frecherche%3Fdatefilter%3Dlastweek%26sort%3Ddate%2520desc%26word%3Ditalie

https://www.lecho.be/connect/lockdown–standup-/un-repas-livre-au-personnel-hospitalier-pour-10-euros/10218722.html

https://www.journaldemontreal.com/2020/04/06/un-quebec-plus-autonome-maintenant

Per la lingua TEDESCA

per saperne di più su Ischgl:

https://www.repubblica.it/viaggi/2020/04/01/news/austria_tirolo_ischgl_epidemia_turisti_causa_coronavirus-252847035/

https://www.repubblica.it/viaggi/2020/04/01/news/austria_tirolo_ischgl_epidemia_turisti_causa_coronavirus-252847035/

https://www.corriere.it/esteri/20_aprile_01/coronavirus-class-action-contro-ischgl-paese-tirolo-ha-sottovalutato-l-epidemia-9da02918-740c-11ea-b181-d5820c4838fa.shtml

Per la lingua RUSSA

https://ria.ru/20200405/1569599367.html?utm_source=yxnews&utm_medium=desktop&utm_referrer=https%3A%2F%2Fyandex.ru%2Fnews

https://zona.media/chronicle/russiavirus#29970

https://www.pravda.ru/news/society/1485720-perechen_organizacij_bez_karantina/

https://www.pravda.ru/news/districts/1486275-kadirov/

https://www.pravda.ru/news/health/1486295-coronavirus/?utm_referrer=last_news_list

Per la lingua ARABA

https://althawra-news.net/news112171.html

https://www.undp.org/content/undp/en/home/blog/2020/a-ceasefire-is-necessary-to-protect-yemen-from-coronavirus.html

https://www.middleeasteye.net/news/coronavirus-yemen-cholera-kills-coronavirus-inspires-hysteria

http://www.annaharkw.com/Home/Articles/ArticleDetail?id=c4c0f9f0-7d8c-4717-a741-16cbae333c7b

Per la lingua CINESE

http://www.nhc.gov.cn/xcs/yqfkdt/202004/bbaa7ee15b214fef9b6d2c90d75e8547.shtml

http://politics.people.com.cn/n1/2020/0402/c1024-31659628.html

http://pic.people.com.cn/n1/2020/0404/c426981-31662091.html

http://www.xinhuanet.com/politics/xxjxs/2020-04/02/c_1125806515.htm

https://www.bbc.com/zhongwen/simp/chinese-news-52164127http://www.xinhuanet.com/english/2020-04/04/c_138946851.htm

#MONDAYABROAD

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#MondayAbroad Se chiudo gli occhi sogno…l’Europa dell’est e la Transilvania:

Il mondo è bello perché è vario: detto che, forse, tante volte perde il suo vero significato e che, per questo motivo, viene a sua volta sottovalutato o sopravvalutato.

Le righe che seguono raccontano un viaggio e non solo: Chiara ci ha aperto i suoi ricordi e oggi ha deciso di farli parlare per lei con un’esperienza che pochi possono vantare nel proprio bagaglio culturale; un’impresa che aiuta a crescere, a maturare e, a suo modo, a saper respirare.

Chiara e i suoi sentimenti parlano in prima persona e io, da spettatrice ammaliata, sono contenta di aver potuto leggere e immaginarmi in quei posti e davanti a quei paesaggi. #Torneremoaviaggiare

31 luglio 2017, ore 19.00: un traghetto in partenza da Ancona, con arrivo a Spalato alle 7 del mattino successivo.  Era un periodo strano, particolare della mia vita, pieno di incognite e qualche certezza: era finito il primo anno di università, ero stanca dei tanti esami dati a giugno e luglio e il viaggio Unint-casa, al nord, non mi bastava. Così è bastato un clic su un sito internet per prenotare il biglietto per una settimana dopo per un traghetto da Ancona con destinazione… Croazia! Penserete “Oh, una bella vacanza in Croazia, al mare, sole, caldo, amici”, beh, ecco… non esattamente. Partiamo dall’inizio. Alle ore 19.00, come sopracitato, mi trovo davanti a questo traghetto che avrebbe attraversato tutto l’Adriatico fino alla Croazia in esattamente 12 ore. Lascio immaginare il caldo soffocante, accompagnato da uno zaino sulle spalle, una tenda e un sacco a pelo. Tutto lo stretto necessario.

Ma necessario per cosa? Non lo sapevo nemmeno io. E potrà sembrare una barzelletta ma non è così.

Non era stato pianificato praticamente nulla: né luoghi, tempo, spostamenti, niente. Vi lascio immaginare mia madre, che la mattina della partenza si sente dire dalla figlia appena 20enne che sarebbe partita per un tempo non ancora deciso, per delle mete che nemmeno io sapevo quali sarebbero state. (Nota divertente di quest’imprevedibile avventura: mi ha scattato una foto in caso avesse dovuto mandarla a “Chi l’ha visto”, allegando la frase: “così almeno sanno come sei vestita”).
E così presi quel traghetto. 12 ore dopo ero in Croazia, una “toccata e fuga” come si suol dire, per poi immergersi nei magnifici paesi dell’Europa dell’Est.
Spalato, Mostar, Sarajevo, Novi Sad, Belgrado, Timișoara, Sibiu, Brașov, Sighișoara, Costanza, Vama Veche e Bucarest. 12 città viste, 4 nazioni attraversate, Croazia, Bosnia, Serbia, Romania, in 20 giorni, con uno zaino, una tenda e un sacco a pelo con me.
Tra tutte, la Romania è stata forse quella più sorprendente e in particolare la Transilvania: piccole cittadine tutte colorate e caratteristiche come quelle di Timișoara, Sighisoara, Sibiu e, Brașov.
“Chissà quanti rom, quanti zingari avrai incontrato”, tipica frase una volta tornata in Italia a chiunque raccontassi del mio viaggio. La verità è che ciò che ricordo della Romania è esattamente tanto colore, per l’appunto nella zona della Transilvania, tanta gente che mi ha ospitata aprendo le loro case senza problemi, indicandomi le zone più suggestive da visitare, oltrepassando barriere di ogni tipo, linguistiche e culturali per aiutarmi, reinventandosi guide turistiche per mostrarmi le parti della loro terra di cui erano più orgogliosi e il loro cibo, prevalentemente a base di carne. (Quella non può mai mancare, così come non è mai mancato il caldo: 42/43 gradi era la temperatura che mi ha accompagnata durante tutto il viaggio).

La Transilvania è uno dei punti più alti dell’intera Romania: contiene zone in cui si snodano i monti Carpazi, è meravigliosa dal punto di vista naturalistico ed è caratterizzata da piccoli borghi costellati di case ed edifici antichi (ognuno con un colore diverso dall’altro), viste mozzafiato e i celebri castelli medievali, come il famoso castello di Dracula, il Castello di Bran, uno dei monumenti della Romania più conosciuti al mondo, a mezz’ora da Brașov.

Brașov, cittadina di poco più di 300.000 abitanti, ha una delle viste più sorprendenti che i miei occhi abbiano mai ammirato (e io sono abituata a salire su castelli, torri e chi più ne ha, più ne metta, in qualsiasi città io vada, ma questa mi ha letteralmente lasciato a bocca aperta).
Certo, la salita fino a quella roccia in cui sono seduta è meglio farla con la funivia, comunque vi assicuro che la vista vale tutto il prezzo del biglietto, non proprio così economico, forse. Una volta arrivati fin lì, ci si perde completamente nel paesaggio: la vista dà sulla grande piazza principale di Brașov (che si vede in foto), su tutta la città e oltre. La discesa poi, così come la salita, si può fare sia con la funivia, sia a piedi: bisogna solo scegliere se metterci mezz’oretta o 3 ore (quelle che ci ho messo io scendendo a piedi per le strade buie di un bosco, perdendomi e riperdendomi per poi ritrovarmi dall’altra parte della città).
Se, dunque, dovessi riassumere questa vacanza nell’Est Europa, direi sicuramente che non è stata una vacanza turistica, bensì un’esperienza da viaggiatrice: un viaggio all’insegna di un’immersione totale nella cultura del posto, composta, quindi, da lingua (persino l’alfabeto era diverso in alcune delle nazioni menzionate) e tradizioni totalmente diverse dalle nostre; un viaggio fatto di lunghi spostamenti in treni di 3,6,9 ore, di ostelli; di gente speciale che mi ha ospitata e mi ha permesso di abbattere ogni tipo di pregiudizio; di notti passate in stazioni, in parchi, o in tenda in riva al mare, senza smartphone, senza orologio, senza tempo.

Proprio su questo vorrei concentrarmi: un viaggio senza tempo. Non c’era mattina, ora di pranzo, ora di cena, l’ora del ritorno a casa, non c’era nulla: c’era la vita, fatta di racconti, di conoscenze, di camminate tra città nuove, belle, affascinanti e tanto diverse dalle nostre.  Un viaggio diverso dagli altri, il viaggio del grande cambiamento della mia vita.

Chiara Ferrario
 

#QUELLOCHECIUNISCE: CARBONARA DAY

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#CarbonaraDay: mai hashtag mi risuonò più dolce – o forse sarebbe meglio dire saporito – alle orecchie. Il 6 aprile, già da qualche anno, è la giornata dedicata al piatto di pasta più amato dai giovani italiani – almeno secondo le statistiche. Quest’iniziativa è organizzata dai pastai di AIDEPI (Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane) e IPO (International Pasta Organisation), dopo la proposta di Stefano Bonilli. Nel 2008 infatti, il famoso food blogger italiano, fondatore della rinomata rivista culinaria Gambero Rosso, aveva deciso di dedicare, nell’ambito della giornata internazionale della pasta, maggiore attenzione alla carbonara, regina indiscussa.

Ma come nasce la carbonara? Boh, e chi lo sa. Nemmeno noi italiani ce lo ricordiamo bene. Esistono infatti più storie che circolano, che si passano di padre in figlio, sulla nascita di questo piatto.

Alcuni sostengono che la carbonara, in realtà, provenga proprio da un “incontro” tra l’Italia e la patria di coloro che, nel profanare la cucina italiana, sono i numeri uno: gli USA. Proprio così. Ora vi spiego: nel 1930 viene pubblicato un libro di ricette che raccoglie tutti i piatti tipici romani. E della carbonara neanche l’ombra. Quindi viene ovvio pensare che la ricetta risalga ad anni successivi, e allora ecco l’intuizione: durante la seconda guerra mondiale, quando le truppe americane erano a Roma, mischiavano, senza arte né parte, i primi ingredienti che riuscivano a racimolare, ossia uovo, pasta e bacon. Eh sì, bacon. Forse per questo, come fanno notare in molti, l’uso della pancetta al posto del guanciale non scatena la stessa furia omicida che scatenerebbe il farlo con l’amatriciana: nella “ricetta” (se così la vogliamo definire) originale il guanciale non c’era. Ad ogni modo io, quando vedo che qualcuno usa la pancetta, lo giudico comunque. Ma il pecorino? Eh già, il pecorino. Come dicevo, la ricetta dei soldati americani non è mica quella che mangiamo oggi: ovviamente dei cuochi romani, vedendo che lo strambo abbinamento uova-pasta-carne funzionava, hanno deciso di perfezionarla, rendendola arte. Nasce quindi la carbonara, quel mix di sapori che quando assaggi senti il fegato chiedere pietà, ma il palato supplicarne ancora.

Secondo un’altra ipotesi, invece, la carbonara deriva dai carbonai, ossia da quelli che trasformavano la legna in carbone, e operavano sugli Appennini laziali e abruzzesi, chiamati “carbonari” in dialetto romanesco. A quanto pare i carbonari erano grandi fan del piatto abruzzese cacio e ova, a cui avrebbero poi aggiunto il guanciale, rendendo il piatto più sostanzioso e, tocca ammetterlo, appetitoso. Da qui, inoltre, deriverebbe la tradizione dell’usare il grasso del guanciale e non l’olio, in quanto i carbonari erano poveri e non se lo potevano permettere.

Ma non finisce qui: addirittura c’è chi sostiene che la carbonara derivi dalla cucina napoletana, dove d’altronde uova sbattute e formaggio grattugiato sono all’ordine del giorno, oppure ancora chi sostiene che la carbonara debba il suo nome a un tipico salume che, originariamente, veniva impiegato al posto del guanciale. Questo salume veniva affumicato sotto i carboni, e da qui avrebbe poi preso nome il piatto.

Insomma, non si sa di preciso la vera storia della carbonara, ma penso che tutti dovremmo ringraziare chiunque abbia avuto l’idea di unire questi ingredienti e trasformarli in quest’opera.

Che tripudio di maestria la cucina italiana: l’UNESCO ha proclamato la pizza patrimonio dell’umanità, e l’IPO, insieme al mondo intero, celebra la carbonara. Niente da farci, noi italiani ne sappiamo sempre una in più del diavolo quando si tratta di cibo. Perché? Perché per noi mangiare è un’arte, non si tratta solo di riempirsi lo stomaco con la prima cosa che ci capita davanti -studenti fuori sede non preoccupatevi, non vi giudico- o mangiare il più alto numero possibile di calorie -the bigger the better, eh America?-. Si tratta di tradizioni, amore, famiglia. È l’ingrediente segreto che la nonna ti sussurra nell’orecchio quando la aiuti a preparare il pranzo della domenica (“mi raccomando, aggiungi un po’ di zucchero nel pomodoro che ne risalta il sapore” mi disse una volta mia nonna), si tratta del pranzo di Pasqua passato con tutta la famiglia, si tratta dell’amore con cui zie e mamme coltivano l’orticello dietro casa, anche se poi sei costretto a mangiare zucchine per settimane e settimane. La cucina è arte, passione. Ovvio che ci arrabbiamo quando scopriamo che all’estero mettono la panna nella carbonara, oppure che usano la cipolla. O peggio ancora, quando sostituiscono il pecorino con il cheddar. Ma d’altronde, come abbiamo detto, la nostra cucina è un’arte: chi vuole imitarla, si accomodi. Ma non riusciranno mai, nemmeno lontanamente, a raggiungere la perfezione dei nostri gusti, dei nostri sapori.

Ora, per allietarvi in questo periodo di quarantena, vi condivido qui di seguito la ricetta della migliore carbonara di Roma. Vi ricordate Stefano Bonilli, colui a cui dobbiamo la nascita del #CarbonaraDay? Ebbene, quando nel 2008 decise di promuovere quest’iniziativa, indisse un concorso per proclamare la regina delle carbonare. La vincitrice è stata la carbonara di Roscioli, un’antica salumeria in Via dei Giubbonari, che con il suo cuoco di origine tunisine si aggiudicò il podio. Esatto, il cuoco è di origini tunisine: che meraviglia vedere come, attraverso la cucina, si crea unione tra le culture. E che serva anche da esempio a coloro che, all’estero, cucinano la prima cosa che si trovano davanti, dandole poi un nome italiano senza, di fatto, avere la minima idea di cosa sia la cucina italiana.

Ecco a voi la ricetta della miglior carbonara de Roma, buon appetito!

Ingredienti per 4 persone (mamme, papà e coinquilini vari vorranno sicuramente assaggiare)

400 gr spaghettoni

200 gr di guanciale

250 gr di pecorino romano bio stagionato almeno 16 mesi

40 gr pecorino di fossa di Sogliano al Rubicone (opzionale – soprattutto di ‘sti tempi, direi che la ricerca del pecorino magico può saltare, ma ve lo lascio caso mai, finita l’emergenza, vi vorrete dilettare a perfezionare l’arte della carbonara)

5 tuorli di uovo

1 albume intero

Pepe q.b

Preparazione

  1. In una boule di vetro sbattere cinque uova con un albume aggiungendo 150 grammi di pecorino e 40 grammi di pecorino di fossa.
  2. Fare due giri di pepe macinato fresco, lasciare riposare il composto per 5 minuti in frigo.
  3. In una padella di ferro (o eventualmente antiaderente) rosolare il guanciale, privato della cotenna e tagliato a dadini da circa un centimetro ciascuno, a fuoco vivace.
  4. Quando avrà formato una leggera crosticina e assunto un colore brunito spegnete il fuoco ed eliminate la metà del grasso rilasciato dal guanciale.
  5. Cuocere gli spaghettoni in acqua non molto salata con cottura al dente.
  6. Versarli nella boule con il composto preparato precedentemente di uova pepe e pecorino aggiungendo gradatamente il guanciale e il suo grasso di risulta.
  7. Mantecare velocemente lontano dal fuoco aggiungendo se necessario acqua di cottura, adagiare sul piatto di portata e cospargere il tutto con il resto del pecorino e del pepe.

Ps: e non dimenticatevi di seguire l’hashtag #CarbonaraDay sui social, per vedere che simpatiche iniziative sono state avviate per celebrare la regina della pasta!

Emanuela Batir

Fonte: https://www.lucianopignataro.it/a/carbonara-di-roscioli-ricetta-originale-spiegata-da-alessandro-roscioli/58449/

#ATUTTOMONDO

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La rassegna stampa internazionale dell’UNINT sul COVID-19

Ci sono momenti ed immagini che fanno la storia.
E ci sono poi uomini e parole che fanno la storia.
Il 27 marzo 2020, Papa Francesco, la più alta autorità della Chiesa Cattolica, ha parlato all’uomo: a quello credente, in ogni religione, e a quello non credente.
Ha parlato all’essere umano in quanto tale, in quanto essere bisognoso di coraggio, di comunità e di universalità in questo doloroso momento in cui le pagine della storia del mondo si riscrivono.
“Con la tempesta, è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli.” (Papa Francesco)

Sara Nardi

Ad oggi la situazione dei PALOP (Paesi Africani di Lingua Portoghese) è la seguente:

Angola:Si verificano già gravi conseguenze come l’aumento dei prezzi dei beni prima necessità, il che porta ancora più disagio alle persone che hanno già grandi difficoltà ad arrivare alla fine del mese. Tante persone hanno bisogno di lavorare, e molte di queste lavorano proprio per strada come ambulanti. Una delle raccomandazioni fondamentali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità è quella di lavarsi le mani. Poiché in Africa, ci sono gravi problemi legati alla reperibilità delle risorse idriche, si sta lavorando molto sulla prevenzione. Già da settimane infatti, si fanno campagne per invitare i cittadini a lavarsi le mani ogni volta possibile o utilizzare gel disinfettanti.

Guinea – Bissau: al momento sono stati registrati 8 casi di infezione da Covid-19. Il Paese inoltre non sta attraversando un momento facile: Amnesty International, proprio qualche giorno fa, ha affermato che i leader politici stanno approfittando dello stato di emergenza per favorire l’istaurazione di regimi più autoritari, violando i diritti umani.

Mozambico e Capo Verde: hanno dichiarato lo stato di emergenza da qualche giorno.

San Tomé e Principe: è l’unica zona di lingua portoghese in Africa che sembra essere rimasta miracolosamente illesa dal Covid-19.

In pochi sanno invece che in Asia il portoghese è lingua ufficiale in ben tre Stati.

Macao: è una delle regioni amministrative speciali della Cina (insieme ad Hong Kong) e proprio per la sua collocazione si è trovata prima tra tutti nell’occhio del ciclone. La pandemia ha raggiunto ufficialmente la regione il 22 gennaio 2020 nonostante la chiusura con la Cina continentale nelle precedenti 48 ore. Al 28 marzo il numero di casi totali (pubblicati dal sito istituzionale del Governo di Macao) è pari a un totale di 3211 casi positivi dei quali 34 con sintomatologia, 10 guariti, 224 persone in isolamento (tra cui 58 residenti a Macao recentemente tornati dalla Corea del Sud o dall’Italia) e 0 decessi.

Goa: il più piccolo stato federato dell’India. Al 25 marzo sono stati riscontrati i primi 3 casi positivi sul territorio e il Ministro della salute Vishwajit Rane dichiara che il Governo sta agendo come di dovere applicando tutte le precauzioni necessarie.

Timor Est: Il primo caso di Covid-19 dell’isola è stato rilevato il 21 marzo e da lì il Presidente della Repubblica Francisco Guterres ha dichiarato lo stato di emergenza. Il territorio affronterà lo stato di quarantena fino al 26 aprile. Sono stati inoltre proibiti tutti gli incontri ed eventi sociali in programma.

Beatrice De Luca Chiara Ruscio

Con più di 215.000 casi, gli Stati Uniti ad oggi continuano a essere il primo paese al mondo per numero di contagi. Il virus colpisce anche il mondo della politica: l’ex Vice Presidente Joe Biden, al Jimmy Fallon Show, ha dichiarato che è a rischio la Democratic National Convention (Convention Nazionale del Partito Democratico) prevista per gli inizi di luglio. Aumentano anche gli accessi al sito NYC Hope (sito dedicato alle risorse contro la violenza domestica) con circa 1240 visite totali nel periodo che va dal 18 al 30 marzo, indice del fatto che il “lockdown” sta mettendo numerose donne e bambini a rischio. Trump alimenta la disinformazione sull’ epidemia da Covid-19 dichiarando che l’emergenza finirà tra un mese e che la carenza di respiratori era imprevedibile. In Texas invece, 44 studenti in vacanza per l’inizio dell’estate hanno violato le ordinanze restrittive risultando successivamente positivi al coronavirus.

In Canada, 248 passeggeri canadesi sono bloccati a bordo delle navi da crociera Ms Zaandam e della sua gemella Ms Rotterdam, e si contano 200 casi di contagio da coronavirus. Ron DeSantis, governatore della Florida, si sarebbe inizialmente opposto all’approdo delle imbarcazioni. De Santis nega adesso la discesa dei passeggeri, spiegando che la priorità è quella di preservare i letti in ospedale per i residenti. Donald Trump rassicura che il rimpatrio dei passeggeri canadesi è già in programma.

In Australia, il governo ha annunciato martedì il terzo fondo economico per la pandemia, e il più grande fino ad ora: 130 miliardi di dollari in sussidi alle aziende per sostenere i lavoratori a casa. Inoltre, il ministro per l’Economia, Turismo e Investimento ha annunciato un piano di assistenza per lo scambio merci internazionale, poiché sabato la nazione ha denunciato la carenza di attrezzatura medica e il blocco delle frontiere non permette scambi commerciali regolari. Il piano consta di 110 milioni di dollari e prevede l’esportazione di prodotti agroalimentari australiani in cambio di attrezzature mediche per l’emergenza al momento da paesi quali Cina, Giappone, Hong Kong, Singapore e Emirati Arabi Uniti. 

Nel Regno Unito, in data 1 aprile 2020, sono saliti a 25,150 i contagi e 1789 i decessi. Il governo si dice furioso contro la Cina, sostenendo che i numeri potrebbero essere 40 volte superiori a quelli effettivamente dichiarati dal governo cinese. Un funzionario britannico afferma che Pechino dovrà affrontare la “resa dei conti” una volta che l’epidemia da Covid-19 sarà terminata. Alcuni esperti sostengono che la Cina stia approfittando della situazione per espandersi economicamente. Intanto, il sistema sanitario inglese sta lavorando su un’App che permetterà agli utenti di essere avvisati qualora entrino in contatto con un soggetto positivo: questa mossa potrebbe preparare il terreno per una sospensione del blocco. Gli esperti prevedono il picco del contagio verso Pasqua.

Lucia Capriglione, Claudia Cesetti, Diana Fagiolo, Laura Forcella, Stefano Mazzagatti, Emanuele Spina

La Spagna è sul punto del collasso e la curva dei contagi e dei morti continua a essere estremamente alta: nelle ultime 24 ore sono stati confermati 8.102 nuovi casi positivi al Covid-19 e 950 morti. Le vittime hanno raggiunto così la drammatica cifra di 10.003 dall’inizio della pandemia. Ad oggi sono stati confermati 110.238 casi positivi al COVID-19, quasi 27.000 guariti e più di 54.000 persone hanno avuto bisogno di assistenza ospedaliera.

Secondo quanto riportato in un rapporto dell’Università Johns Hopkins di Baltimora, circa 937.000 persone sono state contagiate in tutto il mondo e il numero delle vittime registrate si attesta intorno a 47.000.

Dinanzi alla progressione irrefrenabile della pandemia, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sottolinea l’importanza di individuare i casi asintomatici, i principali responsabili dei contagi, per cercare di frenare l’avanzata del virus. Il Ministro della Salute spagnolo, Salvador Illa, si presenterà quest’oggi di fronte alla Commissione Sanitaria del Congresso dei Deputati (Comisión de Sanidad del Congreso de los Diputados, in spagnolo), per informarli riguardo alle misure adottate nel paese per far fronte alla pandemia.

Da un punto di vista economico, gli effetti del coronavirus sul mercato lavorativo spagnolo stanno avendo conseguenze disastrose. Nelle ultime 3 settimane si è registrato un crollo dell’occupazione senza precedenti: dal 12 marzo hanno perso il lavoro quasi 900.000 persone. Per farsi un’idea dell’impatto e della gravità della situazione, il ministro José Luis Escrivá ha paragonato quanto è appena successo in poco più di 3 settimane con quanto accadde tra l’ottobre del 2008 e il febbraio del 2009, periodo che tutti ricordano come l’inizio della grande crisi economica a livello mondiale.

In Argentina nelle ultime 24 ore sono stati confermati 79 nuovi casi di COVID-19: sale così a 1.133 il numero dei contagiati. Questo mercoledì il paese ha registrato 6 nuovi decessi. Questo è quanto afferma il bollettino rilasciato dal Ministero della Salute argentino. Entrando più nel dettaglio, dei 79 infettati 12 sono di Chaco, 11 di Santa Fe, 10 di Mendoza, 10 di Santa Cruz, 10 di Buenos Aires, 10 in provincia di Buenos Aires, 6 di Córdoba, 4 di Neuquén, 2 di Salta, 1 di Entre Ríos, 1 di Corrientes, 1 di San Luis e 1 di Tucumán.

In Messico il governo ha deciso di prorogare la sospensione delle attività non essenziali fino al 30 di aprile, includendo anche il settore privato. Il paese fino ad ora ha registrato 1.378 casi positivi e 37 morti.

In Cile, Ecuador e Repubblica Domenicana i contagi aumentano sempre più velocemente, rispettivamente con 2.770, 2.300 e 1.000 casi, con un tasso di mortalità intorno al 5%. La maggior parte dei paesi del Sud America è, quindi, in quarantena per cercare di limitare il contagio da COVID-19.

                                               Karen Marinelli

Il settimanale Courrier International riporta le parole del presidente Macron il quale si dice favorevole a “un intervento economico solido” da parte dell’UE. Rimarcando la necessità di “una solidarietà europea forte”, la Francia si schiera quindi a fianco di Italia e Spagna, respingendo le visioni di Germania e Olanda. L’idea di una solidarietà europea si ritrova anche nel giornale francese L’est républicain che pone l’accento sul sostegno tra cittadini, impegnati ad aiutarsi gli uni con gli altri; un’unione forte e positiva che consolida ulteriormente l’appartenenza del popolo alla Francia.

In Svizzera, il Covid-19 ha colpito le case di riposo, soprattutto nel Canton Vallese. A Ginevra hanno distribuito dispositivi elettronici per permettere agli anziani in isolamento di avere contatti con i loro parenti. Aumentano gli ordini online di cibo, i cittadini riscoprono hobby culinari: lievito e farina presi d’assalto. Le università avvertono che ci saranno cambiamenti per la sessione estiva: esami garantiti e professori disponibili ai cambiamenti. Gli ospedali devono affrontare anche una sfida finanziaria. Con l’hashtag #VersusVirus tutti possono aiutare alla lotta contro il Covid-19.

La leggenda dell’afro-jazz camerunense Manu Dibango è la prima vittima tra le celebrità mondiali. L’universo politico africano registra tanti altri casi: in Burkina Faso, oltre ai diversi ministri contagiati, si registra il decesso della seconda vicepresidente dell’assemblea nazionale Rose Marie Compaoré. In Nigeria, il capo dello staff del presidente risulta positivo al Covid-19. Sono stati messi in quarantena il Capo dello Stato del Botswana, il Primo Ministro della Costa d’Avorio Amadou Gon Coulibaly, il Presidente della Commissione dell’Unione Africana Moussa Faki e la famiglia del leader dell’opposizione Freeman Mbowe in Tanzania.

In Italia, nella piccola città di Cremona, circa otto medici canadesi hanno preso parte a un team medico e di supporto composto da 70 persone, allestendo un ospedale da campo in un parcheggio fuori dal principale ospedale di Cremona. Questo è stato reso possibile grazie alla donazione finanziata dalla ONG (Organizzazione non Governativa) cristiana Samaritan’s Purse (letteralmente Borsa del Samaritano), che ha provveduto a inviare i medici canadesi in Italia. Finora, sotto la loro custodia, è morto un solo paziente, ormai malato da giorni.

Da qualche settimana si è constatato un aumento di richieste d’aiuto sul numero verde belga da parte dei giovani. Il numero di chiamate per riportare casi di abuso di minori è triplicato e si è notato anche che coloro che contattano la linea per la prima volta, lamentano spesso di conflitti a casa che derivano dalle rigide misure di contenimento. In materia politica, in Belgio, come in Italia, i partiti di estrema destra e populisti sembrano trovare terreno fertile nell’attuale crisi sanitaria, strumentalizzando la situazione per ribadire le proprie teorie antiglobalizzazione e di difesa dei confini nazionali.

  Emanuela Batir, Lara Bruno, Flavia Lucarelli D’Ortenzi, Arianna Emiliani, Giulia Marinucci, Ngwikem Manfo Solange, Sibilla Parlato,  Federica Politanò, Gioia Ribeca, Elen’Alba Vitiello

Dopo aver prolungato le restrizioni fino al 19 aprile, i tedeschi si vedono costretti non solo ad annullare le imminenti vacanze pasquali ma anche a fare i conti con i contagi in costante aumento. Sono infatti ormai oltre 67 mila i cittadini affetti da Covid-19 e si contano ormai più di 700 morti.

Gli esperti in Germania affermano che la situazione degli ospedali tedeschi è ancora sotto controllo ma il Paese si sta comunque organizzando per aumentare i posti in terapia intensiva in previsione dell’ormai vicino picco di contagi che potrebbero mettere in crisi anche il sistema sanitario della Germania.

Nel frattempo, 130 militari tedeschi insieme a virologi e ingegneri, stanno testando applicazioni per tracciare i contagi, su modello del metodo già utilizzato nella Corea del Sud. Il governo pensa che tale metodo per contenere i contagi potrebbe essere disponibile già dopo Pasqua.

I contagi però, così come in tutti gli altri paesi, non sono l’unica preoccupazione in questo momento, alla quale si aggiunge anche quella della conseguente crisi economica. Si stima infatti che, se le restrizioni dovessero essere messe in atto per due settimane in più rispetto al tempo finora previsto, il PIL potrebbe essere in calo di un ulteriore 2%.

Anche la Germania, però, sta offrendo aiuti all’Italia. Se fino alla scorsa settimana i pazienti italiani ricoverati nelle cliniche tedesche erano 47, questa settimana ne sono stati accolti altri, per un totale di 73 pazienti.

In Austria, anch’essa fortemente colpita dai contagi di Covid-19, si prevede che le restrizioni entrate in vigore lo scorso 26 marzo saranno sciolte già a partire dal 13 aprile, data in cui, secondo il governo, si dovrebbe pensare alla riapertura di aziende, scuole e negozi per l’immediata ripresa dell’economia. Contrariamente ad altri paesi però, l’Austria ha attuato ulteriori restrizioni anche per quanto riguarda gli orari di apertura delle attività ancora aperte perché necessarie ed essenziali. I supermercati, infatti, sono aperti solo fino alle 19.00 e accessibili solo se muniti di mascherine protettive. Un punto di vista differente, invece, sembra avere la Germania che non vede ancora la necessità di imporre l’uso di mascherine protettive per i cittadini.

Le ultime notizie austriache in relazione all’emergenza in corso riguardano l’idea del governo di effettuare tamponi in massa per essere in grado di dividere la popolazione fra contagiati, possibili contagiati ed individui contagiati ma asintomatici. Il ministro degli interni austriaco Karl Nehammer, che si mostra molto fiducioso a riguardo, afferma che l’utilità di questo metodo sarebbe infatti per i pazienti che hanno già contratto l’infezione da Covid-19, senza magari esserne a conoscenza e che, una volta superata, potrebbero tornare a condurre una vita normale al più presto per favorire la ripresa dell’economia.

Jasmin Pick

La situazione Covid-19 in Russia sta peggiorando. Così parla il 1 aprile il presidente Putin: “Nel paese la situazione sta diventando sempre più difficile: si contano più di 850 malati e più di 2777 contagi.”. La vicepremier Tatiana Kolikova ha affermato che i casi sono in aumento, ed è per questo che si è deciso di aumentare il numero dei test: “In totale abbiamo già fatto 536000 test, non solo nelle ultime 24 ore, coprendo quasi il 19% della popolazione; continueremo, in quanto sia i malati, sia i contagi crescono a dismisura.” Inoltre, secondo quanto dichiarato dalla Kolikova, nei laboratori russi si sta lavorando su alcuni prototipi per creare un vaccino. Dal 29 giugno si potrà passare alla fase sperimentale nella quale si raccomanda la partecipazione di più di 60 volontari.

Una tra le ultime misure adottate è stata legalizzare la vendita di farmaci on-line: si potranno ordinare e riceverli a domicilio. Una decisione radicale, ma necessaria presa dalla Duma. “La legge predispone la possibilità di vendere farmaci soggetti a prescrizione medica, ad eccezione di quelli contenenti alcune sostanze, come quelle psicotrope e narcotiche” ha dichiarato il presidente della Duma Vyacheslav Volodin. Il guadagno delle farmacie russe è cresciuto del 20% poiché i prezzi delle medicine sono aumentati del 11%. Le misure di supporto, invece, variano da ragione a regione. A Mosca, ad esempio, il governo stanzierà 2,6 miliardi di rubli per il sostegno di determinati settori come trasporto aereo, turismo, ristorazione, educazione, fisica e sport. “Abbiamo ampliato la possibilità di rinegoziare i prestiti precedentemente emessi e semplificato e ridotto i requisiti necessari per l’erogazione di nuovi prestiti per pagare gli stipendi dei dipendenti” ha detto il primo ministro Mikhail Mishustin.

Il 2 aprile il presidente russo si è rivolto nuovamente ai suoi concittadini ringraziando tutti coloro che, in prima linea, stanno combattendo l’emergenza. Il presidente sottolinea come le misure contenitive siano state efficaci e che abbiano fatto guadagnare del tempo prezioso in termini di gestione della pandemia. Le sue parole: “Ho deciso di prolungare la chiusura delle attività fino alla fine del mese, cioè fino al 30 aprile compreso, sottolineo, pur mantenendo i salari per i dipendenti. Tuttavia, la situazione sta cambiando e […] la malattia si diffonde in maniera non omogenea. Il nostro è un grande paese, molto grande, caratterizzato da diversa densità di popolazione, ci sono aree della Federazione in cui il coronavirus ha già rappresentato una grave minaccia per le persone, ad esempio a Mosca, dove non è possibile invertire la tendenza, nonostante le misure adottate dalle autorità federali e cittadine. E ci sono aree, che sfortunatamente sono sempre meno, dove non si sono ancora verificati casi, grazie a Dio.” Conclude il suo discorso richiamando l’intera popolazione al rispetto delle regole.

Paola D’Onofrio, Angela Doria, Clarissa Giacomini

La pandemia del Coronavirus da mesi turba gli equilibri mondiali non risparmiando nessuno, incluse quelle zone del mondo, come il Levante, che da decenni devono fare i conti con gli orrori e le conseguenze della guerra. Emblematico è il caso della Siria: alle accuse mosse da medici ed esperti contro il regime per aver nascosto la diffusione dell’epidemia fino alla scorsa domenica, si aggiunge l’invito del Segretario Generale delle Nazioni Unite alle parti coinvolte «a sostenere il suo appello lanciato di fronte alla necessità di un cessate il fuoco in tutte le aree dove sono presenti conflitti armati e di adoperarsi per fronteggiare il virus». Nel vicino Libano, nonostante finora non ci siano contagiati nei campi e nelle comunità palestinesi, la paura regna sovrana: è necessario considerare che un solo caso di Coronavirus in uno qualsiasi dei campi, è sufficiente per farlo diventare un epicentro, date le condizioni di vita precarie e la pessima situazione sanitaria. Va chiarito che la gestione dei campi per rifugiati nell’area siro-libanese è di competenza di diverse organizzazioni, solitamente non governative, o agenzie delle Nazioni Unite. In un primo momento, per arginare il virus, lo stesso Consiglio dei ministri libanese aveva adottato misure che, però, non includevano i campi profughi, portando così i leader palestinesi a chiedere di gestire l’emergenza in maniera più responsabile, guardando anche ai rifugiati: trovandosi sul suolo libanese è implicito che essi siano colpiti e influenzati da ciò che gli succede intorno. Tuttavia, Huda Samra, corrispondente dell’UNRWA in Libano, ha chiarito che sin dal primo momento l’agenzia e il personale sanitario hanno effettuato un meticoloso follow-up e intrapreso una campagna di sensibilizzazione sul virus attraverso i mass media. Una fotografia differente descrive la situazione in Giordania, dove il Ministero degli Interni – che da tempo coopera con le organizzazioni internazionali e regionali pertinenti – ha introdotto disposizioni al fine di offrire l’assistenza sanitaria necessaria ai profughi siriani presenti nel territorio. Anche il portavoce dell’UNHCR di Amman, Al-Hiwari, ha sottolineato che gli ospedali all’interno dei campi sono adeguati a rispondere a qualunque situazione, poiché le procedure sono simili a quelle adottate al di fuori di essi e in linea con le decisioni del governo giordano. Secondo il rappresentante dell’UNHCR in Giordania, Dominik Bartsch, «finora nessun rifugiato in Giordania è stato colpito dal virus, ma dobbiamo essere pronti e il governo deve continuare a sostenerci». Ha espresso altresì la sua gratitudine verso il governo per aver concesso ad alcuni operatori i permessi necessari per recarsi nei campi profughi di Zaatari e Zarqa affinché vengano erogati i servizi fondamentali.

È proprio nei momenti come questo, in cui il mondo intero è in ginocchio, che non bisogna dimenticare chi, ordinariamente, vive situazioni di precarietà.

Baldo Valentina, Reale Maria Antonietta, Elia Roberta

Il Comitato Centrale del Partito Comunista e il Consiglio di Stato Cinese, dopo un lungo dialogo sul da farsi sulla questione Gaokao (esame equivalente al nostro Esame di Stato), sono giunti ad una conclusione ufficiale. Per la prima volta dopo la Rivoluzione Culturale (1966-1976), l’esame nazionale del Gaokao è stato rinviato. Verrà posticipato di un mese, precisamente al 7 e 8 luglio 2020. Una notizia che coinvolge più di 10 milioni di studenti cinesi, i quali avranno un mese di tempo in più per prepararsi alla prova didattica più importante della loro vita. La possibilità di accedere a qualsiasi università all’interno della nazione, infatti, dipende indissolubilmente dal risultato finale dell’esame. Solo chi ottiene un punteggio alto può ambire alle università più prestigiose.

Come riportato da Shanghai Fabu, le sedi d’esame saranno scelte in base agli standard di sicurezza, ovvero strutture che possano garantire una distanza minima tra gli studenti. Saranno condotte operazioni di sterilizzazione a tappeto di tutte le strutture scolastiche così i come controlli sanitari a tutti i soggetti coinvolti, dagli esaminatori agli studenti, dai dirigenti scolastici agli addetti delle pulizie. Tuttavia, l’intera provincia dello Hubei e Pechino rimangono le uniche due aree dove il Ministero dell’Istruzione ha preferito temporeggiare prima di annunciare una data ufficiale per l’inizio dell’esame.

Passando ai numeri più recenti dei casi confermati, a seguito dell’incontro di lunedì 30 marzo del “Gruppo Covid-19”, gruppo speciale affiliato al Governo Centrale e diretto dal Primo Ministro Li Keqiang, quest’ultimo ha esortato le autorità “ad essere più proattive nel capire bene la situazione dei casi asintomatici”. Infatti, come dimostrato dai dati pubblicati dal Governo Centrale stesso, “i contagiati asintomatici fino alla fine di febbraio sono stati 43,000”. Purtroppo, nessuno di questi è stato inserito nel conteggio ufficiale dei casi confermati. D’altro canto, un team non governativo di medici cinesi rivela che il 60% circa di coloro che hanno contratto il virus nella città di Wuhan erano asintomatici. Cifre senz’altro discordanti e che ispirano poca trasparenza.

Chang Jile, direttore della Commissione per la Prevenzione delle Malattie, ha dichiarato che dal 1 aprile verrà fatta più chiarezza sui casi asintomatici e sulle loro condizioni attraverso analisi e trattamenti nelle zone di maggiore interesse, così da poterli inserire nel conteggio totale dei casi confermati. Un modus operandi sicuramente poco conforme con le direttive dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo cui le autorità di ogni paese sono tenute ad includere il numero dei pazienti sintomatici così come gli asintomatici per il conteggio totale dei “casi confermati”. In realtà, i criteri adottati dal governo cinese all’inizio dell’epidemia erano paradossalmente conformi a quelli dell’OMS. Tuttavia, dal 7 febbraio in poi, si è deciso di tenere conto solo dei pazienti sintomatici.

Fondamentale sta diventando sempre di più l’aiuto della Cina all’Italia, soprattutto nell’inviare rifornimenti medici quali 40.000 mascherine, 20.000 per uso ospedaliero, mentre altre 20.000 per uso comune, la maggior parte destinate principalmente in Lombardia. Tutti questi articoli ospedalieri provengono da Shengze, molto vicina a Suzhou (Jiangsu) famose entrambe nel mondo per essere i luoghi natii della seta. Queste due città inoltre hanno un rapporto molto speciale con Milano (capitale economica e della moda) e Como (importante centro industriale della seta in Italia).

Secondo l’agenzia di stampa cinese Xinhua, Wang Yibing, governatore della città di Shengze, si è espresso in merito alla situazione in Italia come di seguito: “non dimenticheremo mai quando l’Italia ci ha aiutati nell’avviamento nell’industria della moda, e per far fronte alla pandemia, vogliamo fornire tutto il nostro supporto necessario”. Non è solo a Milano che arrivano gli aiuti, poiché l’associazione giovani cinesi in Italia ha donato mascherine indirizzate alla polizia e ad altri volontari dell’ANPS di Roma. Inoltre il simbolo della cooperazione tra Italia e Cina non è solamente il donare le mascherine, poiché ultimamente in Italia è approdato il terzo gruppo di medici esperti provenienti dalla regione a sud est della Cina (Fujian), i quali stanno cercando di applicare i metodi usati in Cina per poter curare in modo efficace i pazienti infetti dal coronavirus.

Mattia Del Vecchio, Fabrizio Ubbriaco

FONTI e SITOGRAFIA

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Redaçao. Guiné-Bissau: Estado de emergência "usado para legitimar golpe. ASemana. 31.03.2020

Redaçao. Covid-1 9 : Cabo Verde regista mais quatro casos suspeitos. ASemana. 31.03.2020

Com agências, mp, mc. Covid-19: África tem quase 3,3 mil infeções. Notícias. 27.03.2020

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#PEOPLEOFUNINT

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Sin da quando ero bambina ho sempre avuto un ottimo rapporto con la lingua italiana; ricordo che alla scuola primaria, quando la maestra assegnava i compiti di scrittura, li svolgeva appena tornata a casa, tentando di trasmettere su un foglio di carta tutto il mio entusiasmo e la mia immaginazione.

Col passare del tempo questa passione è aumentata sempre di più, e alla scuola media ho iniziato a scrivere qualche piccolo componimento che rispecchiava le mie emozioni e le mie sensazioni provate durante quel periodo della mia vita.

L’amore per le lingue straniere, invece, non è nato tra i banchi di scuola, poiché a mio parere in Italia esse non vengono insegnate correttamente, dunque questa mia passione, in particolar modo per la lingua inglese, è nata quando i miei genitori hanno ospitato per un mese una ragazza americana. Da quel momento ho pensato quanto potesse essere affascinante approfondire le altre lingue per conoscere i costumi degli altri popoli; questo è il motivo per cui ho scelto di frequentare il liceo linguistico, e andando avanti ho scoperto che la conoscenza delle lingue è fondamentale al giorno d’oggi, non solo perché offre un vasto campo di lavoro, ma soprattutto per un proprio bagaglio culturale che ognuno di noi porta con sé. Padroneggiare una lingua è importante per comunicare con persone che provengono da altri paesi, per conoscere le loro culture e tradizioni. Conoscere le lingue straniere è un modo per aprirsi al mondo e non restare chiusi nella propria mentalità. Ed è proprio per questo motivo che ho scelto di intraprendere questo percorso universitario, in quanto io credo fermamente che sia importante sperimentare nuove culture per guardare verso nuovi orizzonti. Inoltre dentro di me è sempre rimasta accesa la passione per i viaggi. Quando si viaggia si esce dalla solita routine, si ammirano paesaggi diversi, l’architettura e i monumenti del posto, si scoprono nuovi sapori e odori. L’apprendimento delle lingue aiuta a rendere il tutto più piacevole e a capire molte più cose sui luoghi e sulle abitudini delle persone.

Prendendo spunto da un proverbio ceco (“Imparate una nuova lingua e avrete una nuova anima”), spero vivamente che tutti i miei sogni si possano realizzare attraverso questo percorso che avrò la possibilità di intraprendere in questi anni.

Beatrice Fortunati

#UNINTSIGHTSEEING: CIVITA CASTELLANA (VT)

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Civita Castellana è un borgo situato su altissimi speroni di tufo al centro della Tuscia, l’antica terra degli Etruschi nell’Alto Lazio. Si trova lungo la via Flaminia, a metà strada fra il capoluogo di provincia, Viterbo, e la città di Roma.

La cittadina, dall’interessante patrimonio culturale, storico e archeologico, è nota per essere stata, in epoca pre-romana, la capitale della popolazione dei Falisci, che qui vi abitavano prima degli Etruschi; il suo nome, difatti, era Falerii Veteres prima che il paese fosse distrutto a opera dei romani (che ne avviarono in seguito la ricostruzione).

Civita Castellana offre panorami di suggestiva bellezza, come quello che è possibile ammirare dall’imponente Ponte Clementino, fatto edificare da Papa Clemente VI nel 1709, che divide il centro storico dalla parte nuova della cittadina.

Nel Rinascimento fu residenza papale: fra i pontefici più influenti che vi soggiornarono, Alessandro VII Borgia, che diede avvio alla costruzione del Forte Sangallo, e Giulio II della Rovere.

Fra i luoghi di interesse che è possibile visitare, la Cattedrale di Santa Maria Maggiore (nota anche come Duomo dei Cosmati), principale luogo di culto del paese, dove il musicista austriaco Wolfgang Amadeus Mozart, di passaggio a Civita Castellana, ebbe l’occasione di suonare l’organo durante la funzione liturgica della domenica mattina dell’11 luglio 1770.

Per la sua fiorente attività artigianale, diffusa sul territorio sia in epoca antica che moderna, è nota come “Città della Ceramica“, la cui produzione nel corso dei secoli è documentata anche dal Museo della Ceramica presente all’interno della Chiesa romanica di San Giorgio.

Da Roma, è raggiungibile sia con mezzi Atac e Contral, che con il treno. Per gli automuniti che vogliono visitarla, occorre semplicemente seguire le indicazioni per Civita Castellana.

#ATUTTOMONDO

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La rassegna stampa internazionale dell’UNINT sul COVID-19

In Italia si avvicina lo scadere del primo termine previsto per le restrizioni legate all’emergenza Covid-19 e anche se ancora manca la comunicazione ufficiale, il governo ne sancirà una proroga a data da destinarsi. Le spaventose cifre di contagiati e deceduti giornalieri fanno presagire un decisivo prolungamento delle misure restrittive, condizione che ci costringe a re-inventarci e re-inventare un tipo di vita a cui non potevamo di certo ritenerci abituati. 

Il valore aggiunto di questa anomalia, infatti, sta nell’imparare a non soffrire della “mancanza di…”, ma nell’imparare ad apprezzare “l’assoluta libertà di…” che in condizioni di normalità determina il nostro stile di vita.

La libertà di movimento, di riunione, di espressione, di stampa, ad esempio.

Quest’ultima in particolare è la chiave del nostro lavoro, e approcciandoci ad universi linguistici e geografici diversi abbiamo imparato a riscoprire il valore di quelle libertà che noi italiani tanto diamo per scontate, ma che tanto scontate, indipendentemente dall’emergenza, per altri, non sono.

Sara Nardi

In Italia, una settimana fa è arrivato un carico di mascherine e ventilatori dal Brasile dopo i blocchi alle esportazioni delle settimane precedenti. Per capire meglio vi riportiamo l’intervista fatta a Vanessa Teixeira Volochen, di Curitiba (Paranà) di 28 anni.

Come sta affrontando l’emergenza Covid-19 il Brasile?
I presidenti dei vari stati non riuscendo a trovare un accordo, hanno deciso di prendere delle misure in maniera indipendente. Alcuni hanno scelto la via della quarantena prima rispetto ad altri. Ad esempio, io adesso mi trovo nello stato di Santa Catarina e la quarantena finirà il 31 marzo ma sicuramente verrà prolungata: una settimana non basta.

In Italia abbiamo visto il presidente Bolsonaro chiamare il Covid-19 “raffreddorino”: cosa ne pensano i brasiliani?
Personalmente penso sia da irresponsabili. Un presidente che sminuisce il problema, che non sensibilizza la gente, è un presidente irrispettoso. Molti imprenditori, attraverso dei video sui social appoggiano l’idea di Bolsonaro di tornare al lavoro per non fermare l’economia, come il proprietario della nota catena di fast food Madero. Ha detto che alcuni moriranno ma l’economia non può aspettare. Anche i più poveri preferiscono rischiare: se non è il virus, sarà la fame a metterli in ginocchio. Bolsonaro ha perfino pensato ad una campagna pubblicitaria da 5 milioni di real (circa 880 mila euro) contro la quarantena, chiamata “il Brasile non può fermarsi”. Fortunatamente è stato fermato.

In Brasile i media parlano dell’Italia?
Sì, i media parlano continuamente dell’Italia: mostrano immagini, dati. Il caso italiano ci insegna come poter agire. Ci sentiamo molto vicini agli italiani e vedere un leggero calo nei contagi ci rasserena.

Pensi che la vita dei brasiliani dopo questa emergenza cambierà in qualche modo?
Forse il popolo esigerà dal Governo un miglioramento per quanto riguarda il nostro sistema sanitario pubblico. Inoltre, credo che per l’opprimente sensazione che genera lo stare in casa molti cureranno di più le relazioni interpersonali. Ci godremo la vita un po’ di più. Alcuni saranno più tolleranti perché la solitudine ci ha fatto capire che dovremmo dare un peso diverso ai problemi. Spero che la gente non dimentichi ciò che stiamo passando.

Martina Pavone

In crescita il numero dei casi in Canada. In una settimana si è passati da 219 casi a 2840, la maggior parte di questi si trova nella Provincia del Québec. Tuttavia, le autorità Canadesi affermano di riscontrare numeri inferiori a quelli previsti e si rifiutano di svelare lo scenario di propagazione in Québec, poiché creerebbe panico nelle altre province.

In Australia i casi arrivano a +4000 e il Ministro della Sanità parla di primi segni di appiattimento della curva di contagi, grazie anche alle norme di restrizione, che da questa domenica prevedono incontri solo tra due persone. Il governo lavora ad un fondo sussidiario per salvaguardare i posti di lavoro e permettere agli imprenditori di non lasciare indietro i dipendenti. Il Primo Ministro Morrison ha annunciato il lancio dell’app Coronavirus Australia, per aggiornamenti sulle misure prese dal governo e sui comportamenti da tenere. Connessa anche a WhatsApp, per chiarimenti direttamente dagli addetti al governo. Le comunità indigene sono le più a rischio a causa dello stile di vita comunitario e dell’alta percentuale di malattie croniche nella popolazione: “se il coronavirus arriva nelle nostre comunità siamo spacciati” dicono i capi indigeni.

Nel Regno Unito il Covid-19 attacca il cuore del governo: Johnson e Hancock, i quali hanno avuto contatti con personalità politiche di alto livello, e si cerca di ricostruire la rete di entrambi negli ultimi giorni. Boris Johnson avvisa che ulteriori restrizioni potrebbero essere necessarie. “Il peggio deve ancora arrivare” dichiara “abbiamo sempre cercato di attuare le giuste misure al momento giusto e non ci tireremo indietro, se sarà necessario andare oltre”. Nel mondo del calcio la Premier League è sospesa fino al 30 aprile, e i giocatori si allenano da casa. Secondo l’ex difensore Angelo Ogbonna potrebbero avere bisogno almeno di un mese, prima di riprendere a giocare quando tutto sarà finito. La Gran Bretagna “ha riso” dell’Italia e ha “sottovalutato” il coronavirus, afferma lo stesso Ogbonna, che vive a Londra ma ha la famiglia in Italia. “A Londra c’è stata subito preoccupazione” dichiara in un’intervista “supermercati vuoti, meno gente in giro. Ma Londra non è il Regno Unito”. Negli Stati Uniti, ad oggi sono oltre 141.000 i casi registrati di cui più di 59.000 a New York, epicentro del contagio. A preoccupare è la situazione sanitaria: il governatore Cuomo ha annunciato che lo Stato di New York avrà bisogno di più di 30.000 respiratori ed è troppo basso il numero di medici e infermieri in grado di utilizzarli. Bill Gates osserva che il confinamento graduale non funziona e prevede il picco per fine aprile. Nel Kentucky: il sindaco di Louisville come il Presidente della Campania De Luca si dichiara contro chi non rispetta l’isolamento. I colossi americani come Coca-Cola, McDonald’s e Nike rivisitano i propri loghi in stile “distanziamento sociale”.

Lucia Capriglione Claudia Cesetti Diana Fagiolo Laura Forcella Stefano Mazzagatti Emanuele Spina

La Spagna sembra essere legata all’Italia da un filo conduttore: il paese segue drammaticamente il nostro, non solo per numero di contagi, ma anche per quanto riguarda i provvedimenti sanitari e non, attuati dagli organi competenti. La Spagna sta registrando un aumento vertiginoso di casi positivi al coronavirus: questa settimana sfiora gli 80.000 infettati, circa 10 mila in più rispetto alla scorsa. Il numero delle vittime nel paese, che ammonta a 6.737, ormai supera di gran lunga quello della Cina. Gli spagnoli si uniscono in un grido di terrore, i malati muoiono da soli, senza l’opportuna e necessaria attrezzatura medica, lontani dai loro cari e soprattutto senza una parola di conforto. È solo l’inizio: il picco dei contagi è previsto fra 15 giorni. Notizia che sconvolge il paese è quella di Fernando Simón, direttore del Centro per la gestione della crisi sanitaria (Centro de Coordinación de Emergencias y Alertas Sanitarias) il quale, la notte del 30 marzo, è stato nuovamente sottoposto al tampone per il Covid-19, già effettuato qualche settimana fa e al quale risultava negativo, riportando ora la positività alla malattia. Il premier Pedro Sánchez ha inasprito ulteriormente il confinamento: oggi un nuovo decreto vieta tutte le attività non essenziali fino al 9 aprile con un congedo retribuito per tutti i lavoratori con lo scopo di limitare al massimo tutti gli spostamenti.

In Argentina, il Ministero della Salute (Ministerio de Salud de la Nación) registra attualmente 820 casi confermati, 22 sono i decessi. Solamente nella giornata di domenica scorsa si sono registrati 72 casi in più. Intanto il Presidente Alberto Fernández estende la quarantena, la quale sarebbe dovuta terminare ufficialmente martedì scorso. Il nuovo provvedimento prevede lo stato di emergenza fino al termine della Settimana Santa.

A Cuba Il Ministero della Salute annuncia che su 665 tamponi realizzati nel paese, 139 sono i casi positivi e che dispongono dei protocolli medici già messi in atto dai paesi più colpiti. Persistono aspre misure restrittive su chiunque entri nel paese tra cui l’isolamento.

Aumentano i casi in Venezuela, di fronte a 119 morti, il presidente della Repubblica Nicolás Maduro lancia un nuovo appello alla popolazione chiedendo di rispettare la quarantena, “la via più efficace per limitare la propagazione del virus”. Il paese, oltre a dover affrontare una crisi economica e umanitaria già da molti anni ormai, deve sopportare il peso di nuovi disagi.

                                                        Francesca Vannoni

Il sito francese di Euronews lamenta il fatto che, nonostante la situazione critica del sistema sanitario del loro Paese, molti italiani continuano ad andare a correre, creando spesso assembramenti. Grazie alla localizzazione GPS, l’app Strava permette di individuare gli utenti che trasgrediscono all’isolamento. La pratica sportiva si ferma invece per gli atleti che si stavano preparando ai giochi olimpici previsti per luglio 2020 nella città di Tokyo. Il Presidente del CIO (Comitato Olimpico Internazionale) ha annunciato martedì scorso il rinvio dei giochi al 2021. Prima d’ora soltanto tre edizioni erano state annullate: Berlino (1916), Tokyo (1940) e Londra (1944). In Svizzera, dopo la decisione del Ticino di chiudere tutte le attività, in virtù dell’alto numero di contagi, anche il governo federale ha stabilito che fino al 19 aprile rimarranno aperti solo i negozi di prima necessità. 159 svizzeri sono stati rimpatriati da Santiago con il quarto volo organizzato dal Dipartimento Federale degli Affari Esteri; è previsto anche un aereo da Algeri. Ci sono molte iniziative per intrattenere la popolazione in quarantena: si passa dai “balconcerts”, i concerti in balcone o il concorso indetto dal giornale “Le Temps” per disegnare la propria vita in quarantena. L’UCM, associazione belga di tutela dei lavoratori indipendenti, per aiutare gli imprenditori in difficoltà ha richiesto una serie di misure, tra cui l’indennità regionale, la sospensione generale delle tasse e un incentivo agli affittuari per sospendere gli affitti. Riporta un po’ di speranza il caso della centenaria ligure sopravvissuta al Covid-19. Ricoverata a inizio marzo per una leggera insufficienza cardiaca, Italica, a 102 anni, è stata dimessa dopo tre settimane di lotta contro il virus: un esempio che in Belgio dona tanta speranza. La pandemia avanza in Africa e l’emergenza sanitaria diviene subito emergenza sociale. Mentre i governi rafforzano le misure di contenimento, in strada si assiste ad un incremento degli episodi di violenza. In Senegal, Sud Africa, Kenya, Ruanda e Zimbabwe sono stati denunciati abusi di potere e atteggiamenti violenti da parte della polizia, chiamata a far rispettare le nuove regole. Contemporaneamente l’immagine “dell’untore bianco” si diffonde tra la popolazione, sfociando a volte in episodi di razzismo contro gli stranieri residenti in Africa, considerati i portatori del virus nel continente. In Canada, molte imprese hanno convertito la loro linea di produzione per dare il loro contributo nella lotta contro la pandemia. Se molti birrifici e distillerie si sono lanciate nel loro piccolo nella produzione di gel disinfettante, la grande ditta di attrezzatura da hockey “Bauer” ha ottenuto il permesso dalle autorità sanitarie locali per fabbricare 300.000 visiere protettive mediche, che saranno vendute al Ministero della Salute del Québec. Nella realizzazione delle mascherine per coloro che assicurano i servizi essenziali, invece, si è cimentata la “Coop Couturières Pop” a Montréal, un laboratorio sartoriale che ha raccolto l’offerta di 4000 sarte disposte a portare avanti il loro lavoro a domicilio. 

Emanuela Batir Carolina Benucci Lara Bruno Flavia Lucarelli D’Ortenzi Ngwikem Manfo Solange Giulia Marinucci Diana Sandulli Elen’Alba Vitiello Eleonora Valente

In Germania, mentre la popolazione si interroga su quanto dureranno ancora le restrizioni varate dal governo federale e dai Länder per l’emergenza sanitaria da COVID-19, è in preparazione una nuova misura più stringente e non ancora utilizzata in ambito europeo, sebbene in altri paesi se ne discuta: un piano per geolocalizzare attraverso i telefoni cellulari i soggetti affetti da COVID-19, sul modello già sperimentato in Corea del sud.

Questa misura, strategica per impedire l’estendersi della pandemia, è prevista da uno studio del Ministero degli Interni reso noto dal “Süddeutsche Zeitung” e da “Der Spiegel”.

Il governo federale non è alle prese solo con l’aspetto sanitario del contagio in costante crescita, ma anche con le difficoltà economiche che prevedibilmente colpiranno anche la Germania.

A Bruxelles, si sta discutendo su quali strumenti economici adottare per fare fronte alla crisi che sta mettendo in forti difficoltà mercati e economie di diversi paesi UE. Lo scontro è tra l’applicazione di due differenti strumenti, da una parte i titoli obbligazionari europei (Coronabond) e dall’altra il ricorso al Fondo Salva Stati (Meccanismo europeo di stabilità -MES)

I Coronabond sarebbero uno strumento della Commissione Europea che consentirebbe agli stati membri di finanziare le spese sanitarie straordinarie, e di fronteggiare anche la crisi di imprese e famiglie.

Questo strumento, sostenuto dal governo italiano, francese e spagnolo, ha trovato l’opposizione dei governi tedesco, austriaco, olandese e finlandese, favorevoli al MES.

Lo scorso 26 marzo i capi di stato della UE, hanno rinviato di 2 settimane ogni decisione per tentare di definire meglio le differenti posizioni ed arrivare ad una conclusione definitiva e condivisa.

Il MES rappresenta uno strumento già pronto ad intervenire con un fondo di 410 miliardi di euro, ma il suo impiego, graverebbe sul debito dei paesi che ne farebbero uso; i Corona bond, emessi dalla BCE che ne sarebbe garante, sarebbero una misura straordinaria e innovativa e al di là dell’aspetto economico, un forte segnale di unità e coesione della UE.

Se in ambito europeo il confronto è acceso, gli aiuti umanitari della Germania al nostro paese sono un vero ed apprezzabile sostegno.

Infatti, oltre agli aiuti in mezzi e strumenti, sono 47 gli italiani curati in terapia intensiva in Germania.

Il trasferimento dei pazienti provenienti dalle regioni più colpite dell’Italia, non è facile a causa del loro stato di salute, che necessita di condizioni straordinarie per gestire il “bio-contenimento” dei pazienti.

In Germania, tra gli effetti del COVID-19, è da registrare anche la morte del ministro delle Finanze dell’Assia, Thomas Schäfer. Si tratterebbe del primo caso di suicidio di un politico dovuto allo stress e alle preoccupazioni. In una lettera, lo stesso Schäfer pur non citando direttamente il COVID-19 come principale causa, avrebbe definito “senza speranze” il futuro sociale ed economico del Land.

Ivan Denaro

Mosca, 25 marzo 2020. Ci sono all’orizzonte piccoli miglioramenti anche nella lontana Russia. Sono esattamente 14 i guariti nella giornata di oggi: persone, non anziane, che prima di ammalarsi erano state in Europa. Un gradino sotto i guariti, ci sono poi quelli che Il Ministero della salute pubblica definisce paucisintomatici di COVID-19: 290 su 450 contagiati. Definiti solamente dal personale medico, in questi pazienti la febbre è più bassa di 38,5 C° e respirano liberamente. Ai paucisintomatici si raccomanda l’assunzione di alcuni farmaci antipiretici e di bere molto. Devono, comunque, riguardarsi le persone più a rischio come: anziani con più di 65 anni d’età, donne incinte, diabetici, malati cardiaci e asmatici.

A risentire di questa pandemia è anche il mondo dello sport. Come afferma il Presidente del comitato olimpico, Tomac Bax: “Le Olimpiadi che si sarebbero dovute tenere a Tokio dal 25 luglio al 9 agosto sono posticipate a data da destinarsi”. A prendere quest’ardua decisione è stato Bax coadiuvato dal primo ministro del Giappone Singzo Abe, il governatore di Tokio Juriko Koike e il direttore generale dei Giochi. Quest’ultimo, infatti, ha dichiarato che la pandemia COVID-19 ha peggiorato le condizioni delle persone in tutto il mondo, influendo quindi anche sullo stato fisico degli atleti partecipanti. Ciononostante, l’evento sportivo si terrà non oltre l’estate 2021. Nel frattempo, la fiamma olimpica rimarrà a Tokio, rappresentando per tutto il mondo la speranza di vincere, un giorno non lontano, questa lunga e dura battaglia.

Ed è proprio in questo momento così difficile che, l’arte e la cultura riescono a superare le barriere, infatti, lo staff del museo Hermitage a San Pietroburgo ha organizzato una visita online speciale dedicata all’Italia. “Vorremmo dare una mano ai cittadini italiani in questo periodo non facile. Non possiamo prestarvi aiuto medico o finanziario, ma speriamo di fare almeno qualcosa per abbellire questo momento duro con la bellezza infinita dell’arte.”, queste sono le parole riportate nella presentazione del tour virtuale. La dott.ssa Olga Macho, capo del settore per l’Educazione pubblica al Museo statale Hermitage ha tenuto oggi la visita in lingua italiana. Il 25 marzo di solito è un giorno in cui si festeggia il compleanno di Venezia, così, il direttore del Museo, Michail Piotrovsky, ha comunicato con un video di conforto e vicinanza che, per questo motivo, inizieranno proprio oggi una serie di trasmissioni online sull’arte italiana, in lingua italiana, per gli spettatori italiani. Il Direttore sottolinea l’importanza di Venezia per la città di San Pietroburgo e per il Museo stesso, infatti proprio in piazza San Marco si trova la sede del centro Hermitage – Italia. “Raccontando dell’arte italiana all’Hermitage vorremmo esprimere la nostra solidarietà verso i nostri amici italiani che come noi stanno affrontando l’epidemia.”

Paola D’Onofrio Angela Doria

Come hanno segnalato di recente i media italiani, l’emergenza ha raggiunto anche il continente africano, con una maggiore concentrazione nella zona del nord Africa.

Stando a quanto riportano i giornali arabi, quali Hespress e Alayam 24, i paesi del Maghreb, seguendo l’esempio europeo, hanno attuato misure preventive volte a rallentare la diffusione del virus. Sebbene il Marocco sembri essere al centro dell’interesse giornalistico arabo, non bisogna sottovalutare i preoccupanti dati relativi ad Algeria e Tunisia, che allo stato attuale registrano rispettivamente 454 e 278 contagi, con un totale di 37 decessi. Sembrerebbe invece che la Libia non sia ancora coinvolta in questa situazione di emergenza mondiale.

Quanto al Marocco, invece, i casi ad oggi confermati sono 437 e si registrano purtroppo 26 decessi. Ma la velocità di mobilitazione, responsabilità collettiva e disciplina che i marocchini hanno dimostrato rappresenta un motivo di orgoglio per il Paese. Ed è proprio la loro fede in Dio, unica via di uscita in un momento così tragico, ad illuminarli sull’importanza del rispetto per le regole di sicurezza, igiene e fiducia nelle autorità, come segnalato dal MAP (Agenzia di stampa marocchina). Una tale condotta risulta essere necessaria se si considera la ristrettezza delle risorse economiche e la fragilità dei sistemi sanitari; infatti, secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’Africa non dispone di mezzi sufficienti per far fronte ad un’epidemia di questa portata.

La situazione di crisi che affronta il Marocco è oggi paragonabile allo scenario che qualche settimana fa caratterizzava l’Italia. Nel nostro Paese vi è una forte presenza di comunità marocchine, che secondo le statistiche si concentrano maggiormente nelle zone del nord. Ma nonostante la lontananza e il difficile momento storico, rimane molto forte il contatto tra i marocchini residenti in Italia e la loro terra d’origine. Alcuni di loro sono stati intervistati dal quotidiano arabo Hespress, ed hanno riportato la loro opinione riguardo la strategia adottata dall’Italia per far fronte a questa emergenza. “La sicurezza italiana sta compiendo enormi sforzi, […] e non possiamo lamentarci di questo Paese che ci ha accolto”, ha sottolineato il portavoce. Quanto alla didattica, al pari dei loro compagni italiani, anche gli studenti marocchini si stanno abituando alle nuove tecniche da remoto.

In un momento storico-politico in cui valori fondamentali come solidarietà e accettazione del diverso sembrano venir meno, sorprende il senso di umanità dimostrato dall’Italia nei confronti dei suoi fratelli stranieri. Sono stati proprio i marocchini coinvolti direttamente nell’emergenza sanitaria a confermarlo, come si evince dalle seguenti parole: “tutti i malati ricevono cure complete e non esiste divario tra bianco, nero, italiano o straniero”.

Valeria Di Bonaventura Arianna Mercuriali Giulia Roncella

Il ministero degli Esteri cinese ha stabilito che, a partire dalla mezzanotte del 28 marzo, gli stranieri in possesso di visto valido o di permesso di residenza si vedranno temporaneamente precluso l’ingresso in Cina.

Secondo quanto riportato dall’agenzia ufficiale di stampa cinese “Xinhua”, venerdì, il presidente cinese Xi Jinping, in una conversazione telefonica con la sua controparte statunitense Donald Trump, ha sottolineato che dall’inizio dell’epidemia di COVID – 19 la Cina ha condiviso le informazioni in modo aperto, trasparente e responsabile con l’Organizzazione mondiale della sanità e paesi tra cui gli Stati Uniti.

Le epidemie, ha rimarcato Xi, non conoscono confini o razze e sono un nemico comune dell’umanità. Il paese, ha proseguito il presidente cinese, ha anche condiviso esperienze sulla prevenzione, il contenimento e il trattamento della malattia, senza riserve e fornendo il maggior supporto e assistenza possibile ai paesi bisognosi.

Secondo quanto riferito dalla Procura suprema del popolo cinese, in Cina sono state perseguite 1.919 persone per reati connessi all’epidemia di coronavirus. Tra loro, 18 persone sono state incriminate per aver compromesso la prevenzione delle malattie infettive, 506 per aver ostacolato gli affari ufficiali, 132 per aver fabbricato o venduto prodotti falsi o farmaci e apparecchiature mediche scadenti.

Sabato la Commissione sanitaria cinese ha annunciato 54 nuovi casi di coronavirus in Cina continentale. Inoltre, l’amministrazione di Wuhan ha iniziato a riaprire parzialmente la circolazione dei trasporti pubblici della città, in vista della riapertura totale prevista il prossimo 8 aprile.

L’Italia ha assistito la Cina 12 anni fa e adesso la Cina è pronta a restituirgli il favore.

La Cina non dimentica nonostante sia passato tutto questo tempo: “il ponte d’amicizia tra Cina e Italia sarà più forte quando ci aiuteremo a vicenda”, come afferma il presidente cinese Xi Jinping; e continua: “nella lotta contro il virus, gli esseri umani avranno maggiori possibilità”.

La Cina non dimentica: nel 1988 l’Italia, senza percepire alcun indennizzo, ha aiutato la Cina a istituire più centri di emergenza medica, che per oltre 30 anni hanno salvato innumerevoli vite umane.

La Cina non dimentica: nel terremoto di Wenchuan del 2008, l’Italia è stata la prima ad arrivare sul luogo del terremoto inviando un gran numero di aiuti umanitari, mentre rapidamente è stato istituito un ospedale mobile nell’area del disastro.

Confucio disse: “Se non accetti le persone lontane, allora devi coltivare la tua moralità”. La cultura cinese, in questo caso molto simile al cristianesimo, porta ad amare gli altri nonostante le controversie. Questa crisi, ormai quasi completamente superata, come testimoniano le decine di treni di chi fa ritorno a Wuhan, è per la Cina un nuovo battesimo, morto l’uomo vecchio ecco che emerge dalle acque l’uomo nuovo.

Gabriele Bonanni Nicolò Cornacchia

FONTI e SITOGRAFIA

Per la lingua PORTOGHESE

Intervista di Martina Pavone a Vanessa Teixeira Volochen

Per la lingua INGLESE

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Diez nuevos casos por covid-19 registra en Venezuela

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Hermitage Museum: visita online dedicata all’Italia

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Se chiudo gli occhi sono a… Lisboa!

Cari amici, compagni e colleghi, benvenuti nella quarta settimana di reclusione (se avete rispettato le regole, s’intende eheh).

#MondayAbroad è una bellissima rubrica, nata con lo scopo di farci sognare incuriosendoci e raccontandoci di posti vicini e lontani che, magari, abbiamo già conosciuto o che ci piacerebbe visitare in futuro.

Viste le ultime vicissitudini che abbiamo dovuto e che ancora dobbiamo affrontare, ho pensato fosse una bella idea parlare dei viaggi che più ci hanno emozionato. Vi chiedo, quindi, di raccontarmi le vostre magnifiche esperienze; i colori, i profumi, le curiosità che più vi hanno colpito e insegnato.

Per mia grande fortuna, ho viaggiato molto (non ancora abbastanza) e ogni Stato che ho visitato mi ha lasciato qualcosa:

  •  la Spagna, per esempio, mi ha dato amore e musica (spero che ancora non abbia finito di farmi regali, perché io ho ancora tanto da offrirgli);
  • la Francia mi ha consigliato la delicatezza (e a non mangiare prima di salire sulle montagne russe di Disneyland);
  • Monaco di Baviera mi ha mostrato come un cucù possa essere un punto di ritrovo (e che la birra dell’HB può essere tranquillamente considerata come piatto tipico);
  • Londra mi ha lasciato a bocca aperta per le sue illuminazioni natalizie (ma ho imparato a mie spese a chiuderla subito dopo, sennò mi bevevo la pioggia);
  • la Grecia mi ha catapultata in Hercules (intendo il cartone animato, ovviamente);
  • in Turchia ho scoperto e sviluppato una grande passione per thè alla mela e tappeti;
  • negli USA mi sono sentita una formichina che si divertiva a girovagare tra Broadway e la Casa Bianca.

Oggi, però, voglio parlarvi del viaggio che più mi ha sorpreso e soddisfatto in assoluto: LISBONA.

Sono stata nella capitale portoghese all’inizio di dicembre 2019, durante il mio Erasmus a Murcia. Ricordo quell’esperienza in maniera fin quasi malinconica: mi sono innamorata delle sue strade, dei suoi quartieri, della sua gente e dei suoi colori (difatti spero di poterci tornare presto).

Le attrazioni principali di Lisbona sono molte: quelle che sicuramente mi hanno impressionato maggiormente sono il negozio composto interamente da scatolette di sardine chiamato “O Mundo Fantastico da Sardinha Portuguesa” (i portoghesi e la fantasia coi nomi vanno a braccetto), l’Alfama, un quartiere super affascinante in quanto composto da un labirinto di viuzze acciottolate ed edifici antichi (è qui che si trovano molti dei principali edifici storici di Lisbona), il quartiere Belém, un po’ distante dal centro città, ma pazzesco sia per la Torre che per O Mosteiro dos Jerónimos (non vi svelo cosa sono, in caso non li conosciate eheh) e il favoloso tram giallo, che ti porta alle zone geograficamente più elevate della città.

Non so che cosa mi abbia rubato il cuore di quel posto (anche se os pasteles de nata e o bacalhao hanno giocato un ruolo molto importante per le mie papille gustative), ma so che tornerei lì anche in questo esatto momento. Obrigada, Lisboa,  espero que um dia possamos voltar a visitar, volte sempre!

Ilaria Violi