#LOSAPEVATECHE

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Presentazione

Guardo il foglio con un enorme senso di inadeguatezza cercando di capire cosa scrivere ma non mi viene nulla, ma insieme mi viene tutto; sono le cose apparentemente più elementari quelle più difficili da inserire in una architettura compiuta, davanti a cui le parole sembrano non essere in grado di afferrare i pensieri e si mostrano sempre troppo scontate, troppo ridicole, troppo banali. Per chi si è sempre sentito al margine, poi, è ancor più difficile raggiungere il centro delle cose e trovare un modo adatto per presentarsi.

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La (colpevole) proiezione di Mercatore e la sua visione eurocentrica

Come abbiamo visto insieme nello scorso episodio, una carta geografica non è – e non può essere – neutrale, ma sempre strettamente connessa al contesto storico e geografico in cui viene prodotta; frutto quindi di un preciso posizionamento, di una politica nazionale e della visione geopolitica di uno Stato che utilizza la cartografia per proiettare la propria potenza.

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La politica del posizionamento e il mapclash: quando la geografia non è mai neutrale

Con la liquefazione della società in epoca postmoderna decade un macro-sapere onnicomprensivo e le “grandi narrazioni” vengono delegittimate. L’uomo della società liquida si libera – o meglio, tenta di liberarsi – dal pesante fardello della tradizione e dai sistemi centenari a cui sa dire un sacro no, partecipando in maniera attiva alla costruzione della propria identità mutevole, ibrida e negoziabile.

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Roma, l’ambiente habesha di etiopici ed eritrei

Roma è, insieme a Milano, la città italiana con il più grande ambiente habesha, termine che fa riferimento a un gruppo di popolazioni presenti nelle odierne Etiopia ed Eritrea che hanno numerosi elementi comuni alle popolazioni indigene e mediorientali, come la condivisione di lingue appartenenti al ceppo semitico (ovvero affini a quelle dell’attuale Medio Oriente), ed elementi culturali molto simili nella tradizione della chiesa ortodossa eritrea e etiope. Secondo l’uso colloquiale del termine, habesha investe si utilizza principalmente per la diaspora etiope e eritrea verso Nord America e Europa.

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Mass media, flussi migratori e la costruzione di un nemico: il caso della Carta di Roma

Cresciuti in famiglie immigrate ma parallelamente educati nel Paese di nascita, socializzati in spazi pubblici compositi a contatto coi mass media in un contesto iperconnesso, sono i membri della seconda generazione, che rispetto ai propri genitori sono culturalmente e socialmente più inseriti nelle istituzioni mainstream, pur scontrandosi sempre con discriminazione e pregiudizio. Ma sono loro, attualmente, la principale ricchezza per una riscrittura che proviene “dall’interno” del sistema e che investa il piano linguistico, culturale e sociale, per una percezione più giusta del fenomeno migratorio come dato strutturale delle società postmoderne e postcoloniali.

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Crisi migratoria: la proliferazione degli spazi-frontiera e la cartografia degli hotspot

Il contesto mediterraneo è una zona di intenso dibattito e riflessione nello scenario geopolitico contemporaneo; è forse lo spazio pubblico più adatto a svelare i limiti e criticità delle azioni politiche e istituzionali sul territorio, rappresentando una sfida per le politiche europee e globali, e potenzialmente una grande opportunità. Come definito dallo storico Braudel, il Mediterraneo è uno “spazio-movimento” che si esplicita attraverso il viaggio e l’incontro con una alterità sociale, storica e politica.

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La fantascienza nella letteratura araba, tra distopia e denuncia

Profumi reali, sontuosi palazzi, califfi e visir: sembrano questi i tratti vincenti dell’antica letteratura araba. Quella contemporanea invece appare, con una lettura superficiale, orientata in due direzioni. Da un lato, realismo e denuncia come in Nazik al-Mala’ika, poetessa irachena che scrive sulla condizione femminile nel mondo arabo, dall’altro ripiegamento intimistico e a tratti crepuscolare come in Adonis, poeta siriano che predilige temi d’evasione nelle sue Cento poesie d’amore. Ma la letteratura araba ha orizzonti ben più ampi e confini in espansione che toccano le più inimmaginabili periferie oltre lo Yemen e il Kuwait. Più d’ogni altra realtà, esplora temi originali e inusuali, attualizzandoli e adeguandoli alle esigenze della contemporaneità con una presa diretta sul reale.

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Widad Nabi, una voce di donna nella diaspora siriana

Per un Occidente che spesso non ha voglia di vedere – di aprire gli occhi sulle realtà drammatiche di altri mondi, che però sono anche nostri mondi – alcune voci sembrano venire da lontano, e scuotere profondamente la coscienza di chi è disposto a farsi scuotere. Sono voci che portano con sé storie di sofferenze, sopraffazioni e ingiustizie universali; voci di una umanità che è associata sempre a un contesto di guerra – come la Siria – ma che sono in realtà molto altro. Voci che sono persone, donne, uomini, bambini, madri, figli.


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La teoria dei non-luoghi ed il multiculturalismo: il caso della Stazione Termini

Nella fase postindustriale e globalizzata c’è una accelerazione nella trasformazione dello spazio; la rimozione della memoria storica si combina quello che l’antropologo Marc Augè definisce “un triplice eccesso di spazio, di tempo e di ego”. Questo fenomeno porta a una complicazione dei rapporti tra lo spazio e la storia che trova manifestazione nel fenomeno della «surmodernità», un’epoca postmoderna contraddistinta dagli eccessi e dalla circolazione di beni, idee, messaggi e individui portata alle sue massime conseguenze.


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Per una cartografia di Roma: i meeting places e la riscrittura dello spazio postcoloniale

Roma: come rappresentarla in modo scientifico, ma tenendo conto dei flussi umani? Come rappresentarla in modo veritiero, ma insieme simbolico? E come si collocano le seconde generazioni (G2) all’interno dello spazio vuoto della cartografia?