#MONDAYABROAD

Pubblicato il

Se chiudo gli occhi sono in…Messico

Era il 1970 quando, per la prima volta, faceva la sua comparsa nel mondo musicale “Mexico e nuvole”.  Brano reso celebre da Enzo Jannacci e reinterpretato, durante gli anni, da grandi artisti come Paolo Conte e Fiorella Mannoia. Brano che banalmente fu la colonna sonora del mio viaggio in Messico.

#MONDAYABROAD

Pubblicato il

Se chiudo gli occhi sono a… Cuba!

Se anche tu hai trascorso queste ultime feste spaparanzato sul divano di casa mezzo assorto dall’abbiocco pomeridiano e mezzo consapevole del fatto che la tua età non ti consente più di digerire così facilmente le portate dei pasti più ricchi, se non con l’aiuto di qualche medicinale effervescente, sappi che siamo persone molto simili e che, proprio per questo, quanto sto per raccontarti potrebbe interessarti non poco.

#MONDAYABROAD

Pubblicato il

Se chiudo gli occhi sono in…Lapponia

Care lettrici e cari lettori,

nonostante ieri sia finalmente sbocciata la primavera, voglio riportarvi con l’immaginazione al bianco della neve e al freddo dell’inverno. Ritirate fuori la vostra copertina di pile e scaldatevi una tazza di tè fumante, mentre leggete quanto segue.


#MONDAYABROAD

Pubblicato il

Viaggiatori e viaggiatrici della UNINT (e non),

sono tornata con un nuovo viaggio, una nuova meta, una nuova avventura, tutta nel rispetto delle normative vigenti contro la diffusione del Covid-19.

Ringrazio Giulia, mia partner-in-crime in questa avventura firmata #MondayAbroad, per avermi preceduta nell’informarvi di questa novità che vede la collaborazione tra UNINTBlog e Radio UNINT: grazie a quest’unione, abbiamo intensificato il nostro lavoro per potervi garantire un servizio quanto più unito e compatto, proprio come siamo abituati a fare nella nostra Università – Tutti per UNINT, UNINT per tutti! – .

Oggi per voi, la storia di Martina, seconda speaker di Travel-Size, la quale ha scelto Lisbona come sua meta del cuore.

Le parole di Martina mi sono sembrate come un biglietto aereo: chiare, efficaci e, soprattutto, sognanti.

Mi hanno riportato al 2018, quando anche io ho potuto visitare la capitale portoghese e, per questo motivo, non trovo giusto doverle adattare al mio formato di #MondayAbroad: Martina è stata così gentile ad aprirsi e scrivere da sé e di sé, che modificare il testo da lei inviatomi mi sembra una maniera incorretta di trasmettervi le sue sensazioni -oltre che un vero e proprio peccato, visto che la pulzella scrive molto bene-.

Vi consiglio di lasciarvi immergere nelle sue parole: io per prima mi sono sentita una spettatrice allibita, emozionata e desiderosa di poter vivere presto un’esperienza del genere (siamo tutti stanchi di queste restrizioni… un ultimo sforzo, amici miei, ascoltate mamma Ily).

Dunque, grazie Martina per esserti raccontata in quest’articolo; le ragazze di Travel-Size vi aspettano su Radio UNINT per una nuova rubrica dai sapori decisamente esotici (so di avervi intrigato con quest’ultima descrizione, non mentite a mamma Ily – sì, a quanto pare ci sto prendendo gusto ad autoimpormi come vostra madre-).

Até logo, meus amigos, che il fado sia con voi e che possiate sentire in bocca il meraviglioso sapore dei Pasteles de Belém!

La parola a Martina!

Come meta per l’intervista, ho scelto Lisbona, dove sono stata nel 2017.

Ho scelto di parlare proprio di Lisbona, perché, da inguaribile romanticona, quello che mi ha colpito di più è il suo fascino: l’atmosfera ha qualcosa di antico e di romantico e l’aria che si respira sembra riempirti i polmoni di un ossigeno speciale, soprattutto se ci si trova nei giardini, luoghi dal fascino senza tempo e con meravigliosi panorami sull’Oceano.

Per chi è come me, consiglio vivamente una gita a Sintra, una cittadina pittoresca ricca di palazzi stravaganti, castelli antichi e splendidi panorami; in particolare, suggerisco il Palacio de Pena, situato su un affioramento roccioso (e lo svantaggio è che ci si arriva con delle apposite navicelle, da cui sembra di cadere da un momento all’altro a causa delle numerose curve). Ha dei colori vivaci ed è circondato da una foresta direi ‘lussureggiante’ per le numerose specie di piante ed animali introvabili e quasi nobili che ci sono. Curiosità: dalle finestre si può osservare un panorama imperdibile, che spazia dalle montagne all’oceano.

Ricordo che mi sono sentita una principessa non appena entrata all’interno del Palazzo: i passaggi stretti e segreti che univano una torre ed un bastione, mi hanno riportato indietro ai racconti d’infanzia – in quest’occasione, comunque, io ero una principessa un po’ più moderna… diciamo che non avevo proprio l’abito adeguato per presentarmi al ballo, eheh – e, non a caso, è stato il luogo dove è stato girato anche La Bella e la Bestia, il mio film preferito!

Tornando a Lisbona, sicuramente la prima cosa che risalta agli occhi è la veduta di numerosi vicoli, che sono attraversati dal tipico tram giallo, uno dei simboli della città; in specifico, la linea turistica 28, che affronta la pendenza di vicoli e vicoletti.

Le case sembrano essere arroccate l’una sull’altra e si respira la brezza dell’Oceano nell’aria.

Proprio riguardo la città, non sfuggono di certo le splendide azulejos, le piastrelle decorate, che hanno differenti toni e che decorano anche le facciate di alcune case… Non a caso, di ritorno, ho portato un piccolo quadro con una di queste piastrelle sui toni del blu e bianco, da cui non riuscivo a staccarne gli occhi!

Tra i monumenti che mi hanno colpito di più, c’è sicuramente la Torre di Belém, soprattutto per la sua posizione: infatti, alla nostra vista, appare questo gioiello architettonico grigiastro solo contro il mare ed il cielo.

Ricordo anche che la guida ci spiegò che inizialmente era stata costruita in mezzo all’acqua ed ora si ritrova praticamente sulla riva del fiume in conseguenza allo spostamento del litorale.

Un altro monumento che mi ha colpito è stato il Monastero dos Jerónimos per la sua grandezza e per il suo essere sontuoso; luogo perfetto per respirare l’arte a 360°, tra lo stile tardo gotico e lo stile rinascimentale.

Poi, la Piazza del Commercio, la più grande di Lisbona e la quale, di notte, ha un’atmosfera veramente suggestiva, dovuta in parte all’imponente statua equestre che raffigura il re José I ed anche per il palazzo tradizionale dipinto di giallo, illuminato da numerose lucine, la cui grandezza è interrotta dall’Arco da Rua Augusta, il quale è arricchito da un orologio e dalle statue dei grandi personaggi della storia proprio per elogiare la funzione che un tempo aveva la Piazza, una funzione prettamente economica e commerciale.

Parlando invece di vita notturna, sono stata colpita dal Barrio Alto, la zona più vivace di Lisbona, dove ci sono coloratissime opere di street art e la musica nell’aria fino alla mattina seguente.

Inoltre, chi come me ama vivere la magia del mare, consiglio l’esperienza dell’Oceanario, dove puoi vivere un incontro con il mondo sottomarino senza bagnarti i piedi.

Ricordo ancora i brividi nell’avere uno squalo di cui tutti conosciamo le dimensioni, a pochi cm di distanza; nello stesso momento, ricordo anche la leggerezza della razza, dei colorati e buffi pesci pagliaccio, che mi hanno fatto pensare al Nemo protagonista di un film d’animazione conosciutissimo, e la tenerezza delle lontre, che nuotano abbracciate e provano ad avvicinarsi incuriosite.

Parlando di cibo e luoghi culinari, ricordo le tascas, delle caffetterie molto modeste gestite da famiglie portoghesi, che non appena seduti, non esitano a portarvi un sacco di antipasti con olive nere, affettati, tra cui una sorta di prosciutto affumicato ed il formaggio di capra.

Quello che invece mi ha colpito delle persone, è che sono molto affabili e cordiali e soprattutto ci mettono un attimo ad invitarti per un caffè; sono accoglienti e socievoli, tanto che anche se non parli la loro lingua, riescono sempre a darti una mano.

Secondo me, merita ritornarci!

Se prendo in considerazione il mio viaggio, ci tornerei in estate, semplicemente per dedicare un po’ più di tempo alle esperienze marittime… mi piacerebbe provare il surf.

Senza nulla togliere all’arte, alla cultura e alla storia locale, Lisbona è anche una città in cui è bello stare all’aria aperta, andando alla scoperta dei suoi innumerevoli scorci panoramici.

Insomma, è una città dove si possono fare molte cose senza annoiarsi mai, tra cui anche gite in città vicine: il borgo medievale di Óbidos per i più romantici, Evora per gli amanti dell’arte e per chi come me, ama la sensazione di libertà, Cabo da Roca, il punto più occidentale dell’Europa, un promontorio affacciato sull’Oceano, possibilmente durante il tramonto perché altrimenti, le raffiche di vento vi spazzeranno via.

L’unico svantaggio per i più pigri, se vogliamo chiamarlo così, è il fatto che Lisbona, come Roma, è costruita su sette colli e dunque, aspettatevi numerose scalinate e salite abbastanza ripide.

Vi aspetto su Travel-Size!

Hanno collaborato Ilaria Violi e Martina Spadafora

#MONDAYABROAD

Pubblicato il

Se chiudo gli occhi sono a Copenaghen

Care lettrici e cari lettori,

eccoci di nuovo qua a scrivere per voi! Come redazione, ci siamo concessi una lunga pausa per poterci concentrare sulla fatidica “sessione esami”, ma adesso abbiamo raccolto le energie e siamo di nuovo qui a raccontarvi di Paesi più o meno lontani, di città più o meno conosciute.


#MONDAYABROAD

Pubblicato il

Presentazioni Ilaria e Giulia

Popolo UNINT (e non),
mi chiamo Ilaria, ho 23 anni, sono la responsabile di questa meravigliosa iniziativa chiamata UNINTBlog e scrivere questa presentazione non è così semplice come pensavo.
Frequento il secondo anno di LM-37 – Lingue per la Comunicazione Interculturale e la Didattica -, parlo cinque lingue (più due dialetti), ho una folle passione per la Spagna, il mio animale preferito è il cane e credo che, se potessi scegliere un posto in cui rifugiarmi, sceglierei sempre la terrazza di casa di mia nonna al mare.
Sono nata e cresciuta in Piemonte, in un paesino alla porta delle magnifiche Langhe (sede di buon vino, Nutella e tartufi), ma ho origini della Calabria, regione alla quale sono profondamente affezionata e alla quale dedico tutto il tempo possibile durante le mie vacanze estive (e anche in qualche altra sporadica occasione).
Sono una persona tendenzialmente curiosa, motivo per cui ho scelto di studiare le lingue straniere: non mi ritengo una cittadina del mondo (anzi, son ben contenta delle mie origini e della mia patria), ma sì penso che il nostro pianeta nasconda così tanto da scoprire, ascoltare e inventare, che temo che una vita sola non mi basti.
Il mio vanto è la mia famiglia: oltre a mamma, papà e Letizia (il mio cane e mia #MediaNaranja), questa è composta anche da tutti coloro che ho avuto l’onore e il privilegio di incontrare durante i miei percorsi in giro per il mondo e grazie ai quali sono diventata la persona che sono oggi.
Ho preso parte all’UNINTBlog esattamente martedì 8 ottobre 2019: la mia avventura è iniziata decisamente per gioco e con lo scopo di conoscere quanta più gente possibile visto il mio trasferimento in capitale (prima ho frequentato l’Università degli Studi di Torino, città nella quale vivevo). L’idea era quella di raccontare gli Erasmus del nostro Ateneo, cercando di capire con loro che cosa volesse dire veramente trascorrere un’esperienza del genere. Nacque, così, #MondayAbroad, il mio primo “pargolo” targato UNINT. In realtà, vivevo nella malinconia del mio Erasmus, svoltosi a Murcia (Spagna) da settembre 2018 a febbraio 2019: avete presente quando vorreste rivivere all’infinito un momento della vostra vita talmente tanto vi è piaciuto? Benissimo, uno dei momenti che all’epoca avrei rivissuto all’infinito, era una permanenza estera durata cinque bellissimi mesi.
Col senno di poi, anche a causa della pandemia che abbiamo vissuto e stiamo ancora vivendo, ho imparato che la vita non è solo ricordi (e meno male!).
Vedo l’UNINTBlog come veramente un’opportunità incredibile per crescere, conoscersi e conoscere, ma partecipo anche ad altre iniziative dell’Università, come l’Aperilingua (venite a trovarmi al “tavolo” di spagnolo, por favor) e la squadra femminile di Calcio a 5 (non perché io sappia giocare… diciamo che mi diverto a correre senza capire dove devo andare).
Ora vi devo abbandonare: ho una tesi da scrivere, due materie da studiare e un Blog da gestire (oltre a una vita da vivere)!

Un besito,
Ily


#MondayAbroad

Pubblicato il

Se chiudo gli occhi sono a… Istanbul!

Carissimi amici e colleghi viaggiatori,

siamo nuovamente alla ricerca di fonti d’ispirazione che ci consentano di viaggiare anche solo per un secondo verso qualsiasi genere di destinazione, che sia questa lontana e sconosciuta, o vicina e familiare.

Oggi vi consiglio di lasciarvi trasportare dal racconto di una bloggheggiante (ho coniato questo termine qualche tempo fa per riferirmi ai partecipanti al nostro meraviglioso UNINTBlog) di fiducia: Evelyn, mamma della fantastica rubrica in collaborazione con RadioUNINT #LoSapevateChe!

La nostra protagonista odierna è una ragazza molto curiosa e disponibile, che si è dimostrata da subito interessata a condividere con me (e con tutti Voi) la sua avventura in una delle città più importanti della Turchia: Istanbul!

Parto col dire che il suo entusiasmo pervade in ogni sua parola, quindi spero vivamente di portare onore alla sua esperienza: Evelyn ha visitato più volte la Turchia e Istanbul, dunque, come possiamo immaginare, conosce veramente molto di questo paese, di questa città e della cultura di per sé.

Mi è praticamente impossibile riportare in un solo articolo tutte le curiosità che mi ha narrato, ma proverò comunque a riportare quelle che mi hanno richiamato maggiormente l’attenzione.

Evelyn ha soggiornato nella parte asiatica, molto diversa da quella europea, sia in termini architettonici, sia in termini culturali: con una semplice passeggiata, ci si può rendere conto delle differenze anche solo nell’approccio al turismo (in genere, chi visita la città, tende a focalizzarsi nella sponda europea, dove si possono trovare le moschee più famosi e i numerosi bazar tipici del luogo); ciononostante, secondo lei, la parte migliore della città è quella asiatica, in quanto ritenuta più vera, storica e tradizionale (pensate che solo nella parte asiatica è possibile ammirare una favolosa chiesa armena nei pressi di una moschea!).

L’amore per la cultura, il territorio e il paesaggio turco l’hanno spinto a visitare questi luoghi più volte: “mi hanno sempre insegnato a vedere Istanbul come il perfetto incontro tra Oriente e Occidente” […] “ricordo che ho avuto la prima vera occasione di visitarla bene quando avevo circa 16-17 anni. Da quel momento ho iniziato a innamorarmi sempre più… figurati che, solo l’anno scorso, sono andata due volte!”

Per quanto riguarda l’aspetto culinario, Evelyn mi racconta del tipico odore di kebab che puoi assaporare lungo le strade… una delizia per il palato!

Rispetto alla cultura, la nostra bloggheggiante tiene molto che venga riportata la grande apertura mentale e sociale riscontrata nel popolo turco: “loro si sentono vicini, in qualche modo… ci sono molte correnti di pensiero che affiancano Istanbul a Roma, per esempio! Inoltre, piccola curiosità, ho notato che nelle loro librerie sono presenti molti libri italiani! È molto interessante vedere come sentano vicina una cultura che, comunque, riporta molte differenze rispetto alla loro.”

“Ho sempre trovato persone pronte a raccontarsi e a raccontare la loro storia, magari davanti a un tè, con ospitalità e orgoglio: credo che queste due ultime parole siano caratteristiche fondamentali per descrivere il loro passato e i loro trascorsi e lo dimostrano in molte occasioni.”

Evelyn mi racconta, inoltre, di un forte senso di attaccamento alla storia, alle tradizioni e anche a determinati beni materiali: si cerca, per esempio, di rimanere sempre nella stessa casa, proprio come se anche le mura facessero parte della famiglia e fossero parte fondamentale per la costruzione dei loro ricordi.

Passiamo, invece, alle meraviglie per gli occhi: in primis, la moschea di Santa Sofia (adibita a museo fino a poco tempo fa) e la moschea blu, la più famosa e l’unica con sei minareti, capace di suscitarti emozioni molto difficili da provare in altre occasioni grazie alla sua aurea di potenza e le sue decorazioni interne; palazzo Topkapi, il palazzo dei sultani ottomani, ottimo escamotage per immergersi in tutta la storia dell’Impero, molto diverso dalla nostra architettura, in quanto è composto da due costruzioni, una interna e una esterna, le quali compongono una piccola città imperiale (curiosità: si dice che proprio all’interno del museo è conservato il bastone col quale Mosè divise le acque nel passaggio sul Mar Rosso); la moschea di Solimano, preziosa soprattutto per la sua vista, dalla quale si può ammirare tutto lo skyline della città; il Gran Bazar, il mercato coperto più grande del mondo, definito come un labirinto con (almeno) 4000 negozi, tanto da dover essere tutti numerati per facilitare l’orientamento dei negozianti stessi all’interno (non voglio immaginarmi il Black Friday in un luogo del genere…); il Bazar delle Spezie, dove vengono vendute maggiormente le spezie, oltre ai cibi tipici; la Kalaba, zona della città, a parere di Evelyn, paragonabile a Montmartre a Parigi, in quanto molto artistica, dove ci si può lasciar ispirare dall’arte grazie a tante piccole boutique e quadri appesi agli edifici; la Torre di Galada, conosciuta anche come la Torre dei Genovesi, in quanto è stata costruita da mercanti italiani di Genova (belin che bel!), punto migliore per ammirare la città dall’alto; infine Piazza Taksim e Istiklal Caddesi, un viale gigantesco, dove sono presenti le grandi marche europee e che si può definire come tra le zone più alla moda della città.

Concludiamo l’articolo con l’ultima domanda: merita tornare?

“Assolutamente sì: è un luogo che mi può dare ancora molto e che sento che devo ancora finire di scoprire; se ho capito qualcosa, è che il mix culturale che puoi trovare al suo interno, ti consente di lasciarti trasportare dall’irrazionalità della città. Se il 2021 me lo concederà, ci ritornerò sicuramente”.

Allora? Che cosa aspettiamo a partire?

Ilaria Violi

#MondayAbroad

Pubblicato il

Se chiudo gli occhi sono a… Tokyo!

Care lettrici e cari lettori,

immagino che tutti voi vi stiate scontrando con le infelici regole da seguire per Capodanno. Parlando con i miei coinquilini su cosa fare e cosa evitare, sono venuta a conoscenza di un bellissimo viaggio che ha coinvolto uno di loro.

Il suo nome è Francesco, ha 19 anni e attualmente frequenta il corso L-12 all’UNINT. Francesco arriva da Gioia Tauro, in Calabria, e per i suoi 18 anni ha chiesto ai genitori di regalargli un biglietto per il Giappone. Questa richiesta nasce come una sorta di atto di ribellione alle classiche cerimonie sfarzose per festeggiare la maggiore età: invece che grosse torte e abiti eleganti, non è meglio un bel viaggio?

Per questa ragione, nel dicembre 2019, Francesco è decollato alla volta del Giappone ed è tornato 10 giorni dopo, a gennaio. Per l’organizzazione si è rifatto ad un’agenzia di viaggi di Siena, gestita da alcuni famosi youtuber che due o tre volte l’anno partono con un gruppetto di circa 30 persone.

Arrivato a Tokyo, Fra ha capito subito che era una città completamente diversa rispetto a quelle a cui siamo abituati noi in Europa. La modernità, che comunque si aspettava di trovare, era intervallata e in netto contrasto con alcuni edifici e luoghi di culto che architettonicamente si rifanno a tempi più antichi. Che poi con “antichi” non pensiate che mi riferisca ad un periodo molto lontano: spesso, in questo Stato, gli edifici crollano a causa di varie calamità naturali e vengono ricostruiti identici a prima, perciò le strutture più vecchie non avranno più di 50 anni. Un’altra peculiarità del popolo giapponese è l’estremo rigore e precisione che si può osservare passeggiando tranquillamente per le vie. Così abituati a tutto questo ordine, rimangono spiazzati quando qualcosa va fuori posto (come nel caso di una piccola frana che ha bloccato il traffico di un intero paese).

Questi 10 giorni di viaggio, sono stati scanditi da diverse visite ai siti più importanti della capitale e gli spostamenti erano accompagnati da alcune guide locali parlanti italiano. Nonostante il gruppo fosse davvero eterogeneo (il range di età andava dai 18 ai 30 anni), sono nati legami profondi che ancora oggi vengono coltivati. Le differenze di età, professione, etnia e quant’altro sono state annullate dal desiderio comune di scoprire una nuova cultura ed esplorare tradizioni distanti dalle nostre.

Ma veniamo al tanto temuto Capodanno: per questa occasione, l’agenzia aveva prenotato una sala ad esclusivo uso dei partecipanti al viaggio, poiché nei piccoli ristoranti giapponesi solitamente non sono concepite tavolate da più di 4 persone. La serata è trascorsa tra abbuffate, brindisi e balli… fino ad arrivare al karaoke! Dovete sapere che Francesco è un ragazzo abbastanza timido, non è il classico “animale da palcoscenico”, ma dategli in mano un microfono e passerà la notte a cantarvi “Don’t stop me now”.

Questa è stata la sua mezzanotte e noi vi auguriamo che la vostra possa altrettanto entusiasmante e vi faccia urlare a squarciagola:

“Tonight I’m gonna have myself a real good time. I feel alive!”

Giulia Giacomino

#MondayAbroad

Pubblicato il

Se chiudo gli occhi sono a… Berlino!

Sono le 10 dell’ennesimo giovedì di lockdown e, detta tra di noi, vorrei proprio essere altrove: vorrei provare nuovamente quell’adrenalina che si ha prima di un viaggio, quando la valigia sembra sempre troppo piccola e hai la sensazione che ti stai dimenticando qualcosa, quando devi ancora partire, ma la tua testa è già arrivata, quando ripensi a quante avventure hai già vissuto, anche se ti rendi conto che molte altre ti attendono ancora.

Sono le 10 dell’ennesimo giovedì di lockdown e, certo, magari non ho un biglietto in mano, ma ho Lorenzo che mi aspetta dall’altra parte del suo pc per raccontarmi una storia, trasportarmi nel suo viaggio con lui e io, cari amici, sono molto curiosa di ascoltare quest’avventura.

Chiacchierare di mattina non è sempre facile (un coffee pls!), ma la sua parlantina e la sua simpatia ti sanno coinvolgere talmente tanto che non vedo l’ora di ascoltare ciò che ha da dirmi.

Se Lorenzo chiude gli occhi, torna alla sua Berlino del 2018, la vacanza estiva che gli ha rubato il cuore e che, oggi, vi propongo.

Secondo lui, Berlino è una città con “cicatrici molto forti”, visto che è una metropoli nuova e moderna, decisamente atipica rispetto alle sue colleghe capitali europee, che si erge su un passato che sembra ancora riecheggiare lungo le sue strade. Proprio questo suo essere così diversa è ciò che maggiormente colpisce il nostro protagonista: grazie al giro turistico proposto dalla guida, Lorenzo è entrato a conoscenza di un passaggio, all’apparenza segreto e anche un po’ losco, che lo conduceva al ghetto ebraico… una meraviglia per gli occhi (visitare per crede ;)).

Berlino è anche un centro fondamentale per la storia moderna: il museo del terrore, ottimo per i forti di cuore e per chi è amante della storia e della verità, è il museo fondato sulla sede del quartier generale della Gestapo. Si presenta come un edificio grigio e triste, cupo e malinconico, il cui obbiettivo sembra essere quello di farti toccare con mano la storia di una tragedia e di farti rendere conto della realtà che regnava sovrana non troppo tempo fa.

Un altro punto cardine della città è la lapide del muro, ossia una lapide che riporta i nomi e i profili di tutti coloro che hanno cercato di scavalcare il famoso muro da est a ovest, “un monumento creato per ricordare e mai dimenticare. Senz’altro è stata una visione che mi ha provocato un notevole impatto”.

Per quanto riguarda la cucina, Lorenzo afferma che è molto semplice mangiar bene e la metropoli propone un’ampia scelta di culture; tuttavia si diverte comunque a nominare il Currywurst (dall’unione di curry e bratwurst, termine tedesco per salsiccia), un tipico cibo da strada nato in Germania, ma diffuso anche in Austria e in Svizzera. Si tratta di una salsiccia grigliata (o, in altre varianti, bollita) e tagliata a rondelle, condita da una salsa a base di concentrato di pomodoro o ketchup, spolverata di curry, e accompagnata da pane bianco o patate fritte.

Giungiamo alla conclusione della chiacchierata: Lori, merita tornare a Berlino?

Certo, non vedo l’ora di tornarci: oltre a essere sicuro che potrà mostrarmi e insegnarmi ancora molto, sarei contento di portarci anche la mia fidanzata!

Ringrazio molto Lorenzo per la sua disponibilità e vi invito a seguire la rubrica di sport di RadioUNINT, in onda tutti i martedì sui canali social ufficiali dell’iniziativa.

Che dire, amici, ringrazio molto anche voi per continuare a sognare con me finché non torneremo a viaggiare veramente!

Un besito,

Ilaria Violi

#MondayAbroad

Pubblicato il

New York, New York…

Salve cari lettori e care lettrici, come state?

Come ogni lunedì il compito mio e di Ilaria è quello di trasportarvi con la mente in un altro luogo, che forse avete già visitato o forse no.

Questa volta sarà Elena ad aiutarci a svolgere questo incarico: una ragazza milanese che ha deciso di venire a studiare a Roma, iscrivendosi al corso di Laurea Magistrale in Interpretariato e Traduzione.

Precisamente un anno fa, a novembre 2019, la situazione internazionale era molto diversa e ci si poteva muovere liberamente da uno Stato all’altro. Elena, in questo periodo, ha deciso di fare le valige e partire oltreoceano per un viaggio di 15 giorni: alla volta di Washington e New York. 

Ele mi racconta che tutto è iniziato grazie all’adesione ad un progetto MUN (Model United Nation), che le ha permesso di partecipare a una simulazione su come lavorano i comitati dell’ONU. Con lei, altri 19 ragazzi da tutta Italia hanno preso parte a questa esperienza. Quando Elena parla di loro, lo fa ancora con una luce negli occhi che riflette la bellezza dei momenti passati insieme.

La prima tappa di questo viaggio è stata Washington, dove si è tenuta la simulazione. Nei 9 giorni trascorsi in questa città, il gruppo ha avuto modo di visitarla a pieno e il luogo che più è rimasto impresso è il Campidoglio. Per chi non lo sapesse: il Campidoglio è un enorme edificio in stile neoclassico che funge da sede ufficiale per i due rami del Congresso degli Stati Uniti d’America. Come non trovarsi spiazzati di fronte a tanta imponenza e candore?

Per la seconda e ultima tappa, al contrario, Ele e il suo gruppo si sono spostati nella “Grande Mela”: New York. Questa immensa città piena di grattaceli è riuscita ad entrare in breve tempo nel suo cuore. Si percepiva già l’atmosfera natalizia e la pista di pattinaggio del Rockfeller Center cominciava ad essere montata, inserendosi in una cornice di calde luci colorate. A Broadway hanno avuto la fortuna di assistere al musical Il fantasma dell’Opera, che è riuscita a coinvolgerli e a emozionarli.

Ma quello che assolutamente non dovete perdervi se passate per New York è il “National September 11 Memorial and Museum”. Vi avvertiamo che vi occorreranno dei fazzoletti per visitarlo: il museo è talmente realistico e toccante che è impossibile per qualsiasi visitatore evitare di commuoversi (non vi preoccupate: in caso ve li dimenticaste, sappiate che in ogni stanza ne troverete una scatola apposta per voi).

Alla domanda “torneresti a Washington o New York?”, Elena non ha dubbi: a New York pensa ci sia ancora tanto da vedere e, se potesse, ripartirebbe domani.

Giulia Giacomino