#MONDAYABROAD: 5 CURIOSITÀ SU BRIGHTON

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Melting pot di stili e culture, la cittadina affacciata sulla Manica attira ogni anno milioni di turisti. Forse perché, come dicevano i Queen, “qui c’è ancora un po’ di magia nell’aria”. Oggi vi parliamo di cinque curiosità da scoprire sulla residenza estiva sul mare scelta dalla famiglia reale alla fine del XVIII secolo, nell’East Sussex. Da città di pescatori a vivido centro culturale, universitario, artistico e capitale del mondo L.G.B.T., ecco alcune curiosità su Brighton!

  1. Brighton Pier, l’unico rimasto. È stato anche uno degli ultimi moli ad essere costruiti in Inghilterra. Venne realizzato su progetto di R. St. George Moore, che lo disegnò per servire da area di piacere e divertimento locale. Ah..State attenti se mangiate qualcosa mentre siete lungo il molo! Potrebbe arrivare un attacco di gabbiani alla riscossa.
  2. Un Taj Mahal inglese. Brighton è sempre stata la meta turistica più ambita dai Londinesi, in particolare la  Regina Elisabetta, che trascorreva le sue vacanze estive al Royal Pavilion.
    Un palazzo che alcuni sostengono sia simile al Taj Mahal in India, esotico, orientaleggiante.
    Racchiude l’eccentricità britannica e le sinuosità cinesi con un’architettura indiana .
    Come studiavamo sui libri di scuola delle medie, fu costruito fra il XVII e il XIX per volere di Re Giorgio IV. 
  3. Bansky, all’asta il bacio dei poliziotti: venduto per 420mila euro. L’opera “Kissing coppers” è stata venduta alla Faam di Miami, la più importante casa d’aste della Florida. L’acquirente è anonimo. “Kissing coppers” è un fiore all’occhiello per la comunità di Brighton in Inghilterra che per 7 anni l’ha accolta su un muro accanto al pub Prince of Albert. Anche se molti vedevano quell’appassionato bacio tra due uomini in divisa come fumo negli occhi, il murale era comunque diventato una sorta di attrazione turistica. Negli anni, tuttavia, l’opera ha subito anche dei danneggiamenti, cosa che nel 2008, ha convinto il proprietario del pub a venderla ad una galleria newyorkese. Il bacio è stato così trasferito su tela e al suo posto è stato collocato un fac simile, suscitando molte critiche. In generale però graffiti di vario genere si trovano in tutta la città.
  4. Un luogo affascinante dove il vento la fa da padrone, in un paesaggio che più verde non si può: Seven Sisters. Bellissime e maestose, a pochi chilometri da Brighton, sono sette scogliere di gesso che occupano una superficie di 280 ettari, a picco sul mare. Lo sapevi che spesso sono state utilizzate in alcuni film, al posto delle note scogliere di Dover perché molto più bianche e più alte?
  5. Negozi da perderci la testa! Qui a Brighton potrete trovare questo negozio, Choccywoccydoodah, il cui nome è davvero un rompicapo . È sia un negozio che un bar. Choccywoccydoodah è un paradiso per gli amanti del cioccolato ed è situato nel quartiere dei South Lanes. Le sue incredibili vetrine vengono regolarmente aggiornate per adattarsi alla stagione o alla festività del momento e le sue cioccolate calde e le torte al cioccolato sono le migliori della città. Recentemente choccywoccydoodah è comparso in un programma televisivo, diventando così un simbolo della città: è sempre un tesoro ma non più così nascosto.

# MONDAYABROAD: 5 curiosità sulla Francia

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1) La Francia è il più grande paese dell’Unione Europea: il suo territorio misura circa 551.000 km².
2) La lingua francese è più parlata in Africa che in Francia! Tra Marocco, Tunisia, Costa d’Avorio, Camerun e tanti altri paesi, i francofoni africani sono quasi 400 milioni, mentre la Francia non raggiunge i 70 milioni di abitanti.
3) Con 87 milioni di turisti accolti ogni anno, la Francia detiene il primato per il paese più visitato al mondo. Al secondo e al terzo posto figurano la Spagna e gli Stati Uniti, mentre l’Italia si piazza quinta, con 58 milioni di turisti l’anno.
4) Dovuti ai territori coloniali sparsi in tutto il mondo, in Francia si contano ben 12 fusi orari, più di qualsiasi altro paese al mondo.
5) Il confine terrestre più lungo della Francia è condiviso con… il Brasile! Questo grazie al Guyana Francese, regione d’oltremare del Sud America.

MONDAYABROAD: 5 CURIOSITÀ DA SCOPRIRE SULL’INGHILTERRA

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Ecco 5 curiosità, storiche e non, sulla patria del tè e della Regina che forse ancora non conoscevate:

  1. L’inno nazionale britannico, “God save the Queen“, sarebbe l’inno nazionale ufficiale più antico al mondo, risale infatti al 28 settembre 1745, ma il suo utilizzo non è sancito da alcuna legge o proclama reale. Inoltre, è, ancora oggi, l’inno di alcune nazioni del Commonwealth, come Canada, Australia e Nuova Zelanda e quando il monarca è un uomo, l’inno viene trasformato in “God save the King“.
  2. Il Big Ben non è un orologio. Il nome infatti è proprio della campana da 13 tonnellate contenuta all’interno della torre dell’orologio, il cui nome è invece, St. Stephen’s Tower.
  3. Dal 1066 al 1362 il francese fu la lingua ufficiale dell’Inghilterra.
  4. L’alcol è un problema sociale serio in Inghilterra. A riprova di ciò basti sapere che, al momento dell’iscrizione al Nhs, l’equivalente del nostro Sistema Sanitario Nazionale, viene richiesto di compilare un modulo contente una sfilza di domande che vanno da quanti bicchieri di birra bevi al giorno a quante persone hai ferito nella tua vita a causa dell’alcol, per capire che tipo di bevitore sei.
  5. Acqua tiepida, questa sconosciuta. Nei bagni inglesi non esiste il concetto di “miscelatore“: i rubinetti dell’acqua calda e fredda sono separati, il che vi obbligherà a destraggiarvi con le mani in rapidità tra l’acqua gelida e quella bollente.

#MondayAbroad: 5 curiosità da scoprire sulla Spagna

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Storia, tradizioni, buon cibo e intensa vita notturna. Sono questi gli ingredienti per il perfetto Erasmus e si sa, la Spagna è la meta prediletta per trascorrere un periodo di studio all’estero. Ecco a voi cinque curiosità:

  • L’inno spagnolo è l’unico al mondo a non avere un testo: infatti, dopo la morte di Francisco Franco e la successiva fine della dittatura, il testo è stato completamente eliminato e mai sostituito.
  • La paella, piatto tipico della città di Valencia nonché uno dei più conosciuti dell’arte culinaria spagnola, nella sua forma originale è di carne, non di frutti di mare come tutti credono. Infatti la Paella Valenciana oltre al riso viene preparata con carne di coniglio, pollo e fagioli.
  • Nella capitale Madrid, si trova il ristorante più antico del mondo: El Restaurante Sobrino de Botin, aperto nel 1725.
  • Sono invenzioni spagnole il mocio, il chupa chups, il sottomarino, il calcio balilla e la calcolatrice digitale.
  • Lungo le autostrade del paese, non è raro imbattersi in enormi sagome di toro in metallo: stiamo parlando del Toro di Osborne, dal militante del partito comunista che lo disegnò, universalmente considerato come il simbolo della Spagna per eccellenza.

#MondayAbroad: 5 curiosità da scoprire sulla Germania

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Ecco a voi 5 curiosità da scoprire sulla Germania:

  • La Germania è il primo paese produttore di birra. Solamente nel Land della Baviera, infatti, si detiene il record mondiale di consumatori di questa bevanda: circa 250 litri a testa all’anno.
  • La ricerca della libertà viene considerata un istinto primario dell’essere umano, sancito dalla Costituzione. Per questo motivo per chi tenta di evadere dal carcere non è prevista alcuna punizione.
  • La festa più importante, e la più famosa a livello internazionale, è l’Oktoberfest di Monaco di Baviera che in realtà si celebra a fine settembre.
  • Berlino, capitale del Paese, è una delle città più cosmopolite e innovative in Europa: da sempre, infatti, è stata la culla di movimenti culturali e letterari avanguardisti, nonché fucina di nuove idee tra le subculture giovanili soprattutto nel periodo di divisione della città.
  • La strada più stretta del mondo si trova nella cittadina Reutlingen, si chiama Spreuerhofstrasse ed è larga solo 31 cm nel punto più stretto.

#MondayAbroad: 5 curiosità da scoprire sulla Russia

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Ricca di tradizioni e dal passato glorioso, oggi vi parliamo di cinque curiosità da scoprire sul paese più grande del mondo: la Russia.

  • La Russia è un paese a metà tra due continenti: Europa e Asia, questo si riflette non solo nell’architettura delle città ma anche negli usi e costumi e nei tratti somatici delle persone.
  • San Pietroburgo è una città completamente costruita “a tavolino” dallo Zar Pietro il Grande, che ha voluto sentirsi più vicino alle grandi potenze del vecchio continente costruendo una città più a gusto europeo. Passeggiando per le sue strade, infatti, non è raro imbattersi in monumenti o luoghi che ci ricordano Roma, Parigi, Londra o Praga. Infatti, molti furono gli architetti italiani, francesi e tedeschi che sono stati chiamati alla corte dello Zar per progettare la città.
  • Il mezzo di trasporto più utilizzato nel paese è il treno: infatti molte sono le linee ferroviarie che collegano anche le zone più remote della Russia. La celebre ferrovia Transiberiana, infatti, collega in 9 giorni la capitale Mosca con Vladivostok, la città più orientale. Viaggiare su un treno notte delle ferrovie russe, significa vivere un’esperienza lontana dalla comune concezione del viaggio: significa allontanarsi dalla frenesia della quotidianità ammirando il paesaggio incontaminato delle zone rurali.
  • L’insalata russa qui viene chiamata “Insalata Olivier”. Secondo la leggenda è stata inventata da un cuoco belga di origini francesi che lavorava nel ristorante Ermitage di Mosca.
  • La metropolitana di Mosca è una vera e propria opera d’arte: costruita progettata per volere di Stalin come un vero e proprio luogo da vivere a 360 gradi per sfuggire alle intemperie dell’inverno russo, le banchine delle stazioni sono sapientemente decorate in maniera sfarzosa con lampadari, mosaici, statue e colonne che celebrano l’Unione Sovietica e la storia della Russia in generale.

#MondayAbr…oh oh oad! Speciale Natale

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Questa settimana ho avuto il piacere di passeggiare per le splendide vie del centro storico della nostra capitale e, il giorno dopo, sono salita sul treno e sono tornata nella mia prima casa: Carrù, un paesino in provincia di Cuneo (in Piemonte, per chi se lo stesse chiedendo).
Non torno spesso al nord, quindi per me è sempre un bel momento rientrare nella mia cameretta e rivivere uno a uno quei ricordi che sembrano così lontani.

In questi giorni comunque ho notato che dalla città più grande al paese più piccolo l’aria natalizia si sente ogni giorno di più: tra luci, decorazioni e Babbi Natale che rischiano la vita appesi ai balconi, non vi è persona che per almeno un istante non abbia sentito questo magico spirito avvicinarsi al suo cuore.

Ricordo che da bambina, poco dopo la cena della Vigilia, mi affacciavo alla finestra con mio nonno ed esclamavo “Nonno, nonno! Guarda, ho visto la slitta!” e quest’ultimo faceva finta di cercarla tra le stelle. Babbo Natale è stato sicuramente la figura più magica della mia infanzia: scrivevo sempre la letterina e lasciavo latte e biscotti davanti al caminetto del mio salotto ogni 24 dicembre. A essere sincera, ho continuato a sperare nella sua effettiva esistenza fino a 12 anni (da brava credulona quale sono) e quando, ahimè, ho aperto gli occhi, ho sentito un po’ di magone pesarmi nel petto.

Tutti conosciamo la sua storia: questo magico signorotto che, nel suo villaggio situato nel Circolo Polare Artico, si occupa di procurare i regali a tutti i bambini del mondo e consegnarli nella notte tra il 24 e il 25 dicembre.
Tuttavia, la figura di questo meraviglioso nonno non ha sempre avuto le stesse caratteristiche: Santa Claus, il Babbo Natale di oggi, è nato negli Stati Uniti verso il 1860, ed è stato chiamato così pronunciando male la parola olandese “Sinterklaas (San Nicola) che divenne “Santa Claus”. Il primo “donatore di regali” di cui si ha memoria fu appunto San Nicola nel 300 d.c. a Myra (l’attuale Turchia). Nato da una ricca famiglia rimase orfano quando i genitori morirono di peste. Fu allevato da un monastero e all’età di 17 anni divenne uno dei più giovani preti dell’epoca che regalò tutte le sue ricchezze alla gente povera. Quando divenne arcivescovo, assunse le sembianze del noto “Babbo Natale”, ovvero una lunga barba bianca e un cappello rosso in testa. Dopo la sua morte fu fatto Santo. Quando ci fu lo scisma tra la Chiesa Cattolica e quella Protestante questi ultimi non desiderarono più festeggiare San Nicola, troppo legato alla Chiesa Cattolica, così ogni nazione inventò il proprio “Babbo Natale”. Per i francesi era ” Père Noël”, in Inghilterra “Father Christmas” (sempre dipinto con ramoscelli di agrifoglio, edera e vischio) e la Germania aveva “Weihnachtsmann” (l’uomo del Natale). Tutte queste figure natalizie si differenziavano fondamentalmente per il colore delle proprie vesti – chi blu, chi nero, chi rosso -, ma le uniche cose che avevano in comune erano la lunga barba bianca e il loro regalare doni.


L’ultima e più importante incarnazione di Babbo Natale si ha dal 1931 al 1966 quando Haddon Sundblom disegnò la famosa immagine di Babbo Natale per la pubblicità della Coca Cola. Questo è quello che anche noi conosciamo, con la sua lunga barba bianca, il suo inconfondibile abito rosso, gli stivali, la cinta di cuoio e un immancabile sacco carico di doni.
In Europa e Nord America, di solito, le tradizioni legate a Babbo Natale coincidono, anche se in alcuni paesi possono variare nel nome, in alcune caratteristiche e nella data di consegna dei doni: in Spagna, per esempio, la consegna doni è rimandata al 6 gennaio con l’arrivo dei Re Magi; in America Latina si parla, invece, di Papà Noël; in Estremo Oriente, in particolare nei paesi che hanno adottato i costumi occidentali, si festeggia il Natale non in senso cristiano, ma integrando alle religioni orientali tradizioni simili sui portatori di doni dell’Occidente; le popolazioni cristiane dell’Africa e del Medio Oriente che celebrano il Natale, in generale, riconoscono le tradizioni dei paesi europei da cui hanno importato la festività, di solito tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, e anche i discendenti dei coloni che abitano ancora in quei luoghi seguono le tradizioni dei loro antenati.


Detto ciò, cari amici, vi faccio tanti auguri di “Buon Natale e Felice Anno Nuovo”: che sia il nostro anno, brindo ai successi e alla speranza.
Un besito, amici, ci vediamo l’anno prossimo!

Ilaria Violi

#MondayAbroad: Danzica

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The best experience in your life that helps you to discover not only another country but the whole world and your own identity😉”: Tatiana Grygorieva
Direttamente da Danzica, seppur ucraina (esattamente di Kiev), oggi conosciamo Tatiana, una dei tanti splendidi Erasmus che ha il piacere di trascorrere insieme a noi il suo periodo italiano.


“Ho scelto Roma per il mio programma Erasmus perché è sempre stata il mio sogno. Mia madre è una fan di Adriano Celentano e a lungo la musica e la lingua, che secondo me è molto melodiosa, mi hanno ispirata. In più, Roma è il cuore dell’Italia! Inoltre, gli italiani sono persone allegre e rispettose, soprattutto per quanto riguarda l’arte, l’amore, la bellezza e la vita in generale. Questa visione mi fa impazzire! Così come i colori che usate nel vestirvi. L’Italia mi sta insegnando ad apprezzare ciò che ho e ciò che è effettivamente presente per me (e ciò che mangio, ossia non un semplice bisogno, bensì un piacere fisico).


Tatiana studia International Business Management e ha deciso di dedicare una buona parte del suo lavoro universitario al mercato italiano della moda poiché spinta dalla grande storia che caratterizza il nostro splendido paese. Chiacchierare con lei è stato molto divertente e stimolante: è una persona molto vivace e attiva, sente veramente ogni parola che pronuncia e, soprattutto dal mio punto di vista, non sapete quanto sia entusiasmante poter avere l’occasione di colloquiare con una forza della natura com’è lei.
Ciò che più mi ha incuriosito è questa sua “doppia” provenienza, dunque ho provato a giocare sui tre paesi protagonisti di quest’intervista: l’Italia, la Polonia e Ucraina.


Secondo Tatiana, ci sono grandi differenze tra i tre Stati: primo fra tutti, il modo di veder la vita. Il motto italiano è “la vita è meravigliosa e talmente tanto corta che non abbiamo tempo per i cattivi pensieri e il pessimo cibo!”, quello polacco “l’attenzione ai dettagli e il sarcasmo sono quanto di più importante ci sia”, mentre quello ucraino è “amiamo la libertà, ma non abbiamo idea di come usarla” (questo dovuto soprattutto agli eventi storici; per chi non lo sapesse, l’Ucraina nasce 28 anni fa e sono ancora un grande work in progress per quanto riguarda la loro identità nazionale).
La seconda grande differenza sono i colori: in Italia usiamo colori smaglianti e floreali (soprattutto sulle vetrine dei negozi), in Polonia utilizzano molto colori pacati come il marrone e il verdone e, infine, l’Ucraina risplende di colori brillanti quali il giallo e il rosso, per esempio.

Un’altra differenza è il rumore “pubblico”: in Polonia, a differenza di Italia e Ucraina, non è appropriato parlare a voce alta in un luogo pubblico, difatti sin da bambini si insegna il rispetto per la quiete altrui.
Infine, l’istruzione: Tatiana racconta che nei suoi due “paesi” l’attenzione dello studente ricade molto più sugli argomenti imparati a memoria, piuttosto che quelli effettivamente compresi. I docenti sono molto severi e ci tengono che i loro allievi imparino bene a memoria i concetti teorici da loro insegnati. Tant’è che mi ha svelato che loro conoscono già le domande che verranno sottoposte in sede d’esame, visto che, appunto, il loro lavoro è semplicemente quello di rispondere alle domande. “Non è il caso italiano! Ho grandi professori che mi dedicano le attenzioni che merito in caso non capisca un determinato argomento e, secondo me, il metodo utilizzato qua è più efficace.”


Concludo l’intervista allontanandomi dalle differenze sopracitate: domando a Tatiana cosa le piace di Roma: “premetto che è la mia prima volta in questa splendida città e in Italia in generale… pensare di andare a vivere un periodo nella capitale mi spaventava e mi continua a spaventare non poco (e i mezzi pubblici non sono proprio la cosa più semplice da capire qua…), ma quando vedi la ricca architettura che il panorama ti offre e senti lo spirito della città, dimentichi ogni pensiero negativo (anche quelli legati al traffico! Ahah) E soprattutto, la gente è così simpatica, aperta, gioviale, emozionale… hanno un grande cuore caldo simbolo della loro cultura e io mi chiedo come faccia a non piacere tutto ciò.

#Mondayabroad: Aperilingua, l’internazionale in una stanza

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“Quando ero a Napoli partecipavo spesso a tandem linguistici. Una volta arrivato alla UNINT, mi sono sentito immerso in quest’atmosfera internazionale, ma non ero soddisfatto: l’internazionale non si studia solo sui libri e la mia esperienza me lo aveva insegnato molto bene. Internazionale è cultura, tradizioni, lingue… l’Internazionale siamo noi. L’aperilingua è un evento creato per tutti: studenti UNINT ed Erasmus. Credo molto in questo progetto e nei ragazzi che mi stanno supportando (e sopportando), così come ringrazio l’Università per aver lasciato spazio (e fondi) alla mia idea.” – Flavio Aniello, Responsabile dell’Aperilingua UNINT

MondayAbroad oggi rimane a casa: da brava cittadina del mondo, oggi voglio raccontarvi questa preziosa iniziativa che si ripete a giovedì alterni e che ci permette di vivere l’internazionalità e l’intercultura a km 0.

Il 21 Novembre 2019, dalle 20:00 alle 22:15, si è tenuto nella mensa della nostra cara Università il primo Aperilingua UNINT: i nostri amati colleghi (me compresa!) hanno indossato una bellissima maglietta bianca personalizzata per ogni lingua e si sono calati nel ruolo di “insegnanti” di lingue. Ognuno a un tavolo diverso ha pensato, organizzato e creato giochi in lingua per interessare, incuriosire e appassionare i ragazzi che hanno deciso di cimentarsi in questa grande nuova avventura, il tutto accompagnati da un piatto di paella, una fetta di tortilla de patatas e un allegro bicchiere di sangria. Sì, perché il 21 Novembre è stato il giorno dedicato alla Spagna, dunque, quale miglior modo di imparare, se non con la pancia piena di cibi così… calienti?
A ogni serata viene, difatti, associato come tema un diverso paese del mondo: come già detto, abbiamo iniziato con la Spagna, mentre il prossimo appuntamento (il 5 dicembre 2019) ci catapulterà in terra tedesca e insieme brinderemo “Ein Prosit” a suon di birra e Würstel (e musica, che non guasta mai!)

Nove tavoli in tutto: inglese, spagnolo, francese, tedesco, portoghese, russo, cinese, arabo e… LIS (Lingua Italiana dei Segni). Ognuno con tanta voglia di fare, imparare, divertirsi e con una grande sete di… conoscenza! La partecipazione al tavolo non è obbligatoria per l’intero corso dell’evento: diamo ai ragazzi la massima libertà di saltare di tavolo in tavolo ogni qualvolta lo decidano.

In più, raga, vi parlo da studentessa, amica, collega e “aperilinguista” impegnata al tavolo ispanofono: buttatevi nelle lingue senza paura di un possibile errore, siamo qui per divertirci insieme, non per correggervi, tantomeno per giudicarvi.

Detto ciò, spero di avervi incuriosito e che possiate partecipare al prossimo appuntamento: per iscriversi, basta correre in mensa, chiedere delle card per l’aperilingua e pagare l’importo previsto per partecipare alla serata. Mi raccomando, però: non dimenticate di riportare la card la sera dell’evento! Questa serve, difatti, per ritirare il proprio piatto e la propria bevanda.

Concludo con una piccola riflessione, forse un po’ troppo sentimentale, ma senza dubbio veritiera: Gino Paoli cantava “Il cielo in una stanza” e, con splendide parole e una dolce melodia, spiegava come l’amore lo portasse a ritrovare l’infinito cielo in quattro pareti. Noi, sicuramente, non siamo Gino Paoli, ma è pazzesco come il nostro lavoro e le nostre teste siano riuscite a ricreare l’internazionalità all’interno di una mensa universitaria.
Alla fine, Flavio ha ragione: “Internazionale è cultura, tradizioni, lingue… l’Internazionale siamo noi.”, difatti non potremmo essere più orgogliosi di aver un responsabile come lui.

Vi aspettiamo a mensa, Giovedì 5 Dicembre 2019, dalle 20:00 alle 22:15!
Un besito, Amici Internazionali!

Ilaria Violi

#MondayAbroad: Leo Dossini

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Nato da mamma francese e papà italiano, oggi conosciamo Leo, studente Erasmus proveniente dalla Facoltà di Interpretariato e Traduzione dell’Université de Lille.


Chiacchierare con Leo è molto divertente: è un ragazzo molto simpatico e solare, allegro e scherzoso, che non fa fatica ad aprirsi con me sulla sua esperienza.
“Sono qua con la mia fidanzata, anche lei è in Erasmus, ma in un altro ateneo. Ci stiamo divertendo molto in quest’avventura: stiamo crescendo e stiamo capendo ogni giorno di più cosa vuol dire essere adulti, dunque, cosa significa doversi occupare anche della casa, per esempio… è comunque bello avere responsabilità alla pari con la nostra età.”
Leo rimarrà con noi tutto l’anno, arrivando a dare un totale di otto materie: “non ho trovato grossi ostacoli nella compilazione del mio Learning Agreement e, per fortuna, sia i miei docenti francesi che questi italiani si sono sempre resi molto disponibili per aiutarmi in caso non riuscissi a completare qualche passaggio.”


Come già detto, Leo ha una buona percentuale di italianità che scorre nelle sue vene: “amo l’Italia e sono molto fiero delle mie origini. Mio papà ci portava spesso a Bologna e qualche volta è capitato che visitassimo anche altre città italiane, infatti non è la prima volta che venivo nella Capitale.”
Incuriosita, comunque, dagli elogi che Leo continuava a rivolgere alla sua cittadina francese, ho deciso di continuare l’intervista spostandomi dall’obiettivo principale per parlare di… cibo e feste! (Quindi occhio alle prossime righe, lettori viaggiatori e buongustai!).


Lille è, infatti, conosciuta come una città universitaria, capoluogo della regione Alta Francia, ma è anche famosa per la Braderie de Lille, nella quale 10.000 espositori, fra cui 300 venditori professionisti di oggetti di brocantage, offrono un centinaio di chilometri di bancarelle a quasi 3 milioni di visitatori per vendere e comprare di tutto, dando vita a uno dei mercati delle pulci più grandi d’Europa e che consente alla città di Lille di trasformarsi in un’immensa isola pedonale dove commercianti, rigattieri e appassionati di antiquariato di ogni genere portano avanti una tradizione commerciale e di festa, mangiando cozze, patatine e moules-frites, e per Lille 3000, una gigantesca sfilata che cambia ogni anno tema e che attrae turisti da tutto il mondo (gli eventi si svolgono rispettivamente a settembre e aprile/maggio).


In più, per i nostri amici buongustai, Leo consiglia la carbonnade (à la) flamande, un piatto tradizionale belga composto da uno spezzatino di manzo stufato e cipolla, bagnato con la birra e condito con timo e alloro… una delizia per il palato!
Concludiamo l’intervista tornando a focalizzarci su Roma: alla domanda “Leo, come descriveresti ciò che hai vissuto fino a ora?”, ci pensa un attimo e poi afferma: “sicuramente entusiasmante… ma la vera particolarità è che ognuno di noi può venire a Roma infinite volte nella sua vita, ma la città avrà sempre qualcosa di nuovo da insegnargli o da fargli scoprire!”.