La rassegna stampa internazionale dell’UNINT

La Commissione UE multa le due case automobilistiche Bmw e Volkswagen Group. In Spagna è stata registrata una crescita economica. In Sudafrica l’ex presidente Zuma è stato arrestato. In Sudafrica è stato arrestato l’ex presidente Jacob Zuma. A Miami si sono tenuti i primi funerali per le vittime del crollo delle Champlain Towers South, tragedia avvenuta 12 giorni fa. Il Belgio ha annunciato un piano per restituire le opere d’arte rubate alla sua ex colonia, la Repubblica Democratica del Congo. Un focolaio di Covid-19 si è acceso lungo il confine tra la Cina e il Myanmar.

EUROPA

Mercoledì 7 luglio il Belgio ha annunciato un piano per restituire le opere d’arte rubate alla sua ex colonia, la Repubblica Democratica del Congo (RDC). Il governo federale ha avviato uno studio per verificare la provenienza dei beni che derivano dalla colonizzazione ed è stato stabilito un piano per la restituzione degli oggetti saccheggiati nel XIX e XX secolo dal Belgio al Congo. Il professore dell’Università di Kinshasa, Placide Mumbembele, esprimendosi in merito, ha ricordato che “la questione era già stata dibattuta 60 anni fa”. Il programma è già in fase di studio da diversi anni e l’illegalità della proprietà di alcuni oggetti è stata realmente dimostrata. Pertanto, le opere non devono obbligatoriamente lasciare il Belgio, come spiega il Segretario di Stato per le Politiche Scientifiche Thomas Dermin dichiarando che “l’oggetto, fisicamente, può rimanere in Belgio pur essendo legalmente proprietà del Congo”. Sono stati stimati circa 128.000 oggetti, l’85% proveniente dalla Repubblica Democratica del Congo. Ad oggi, solamente l’1% degli articoli del Museo Reale dell’Africa Centrale a Tervuren può essere restituito perché il 58% è stato valutato come una parte correttamente appropriata. Ancora non è stato concluso un accordo tra il Belgio e la Repubblica Democratica del Congo per organizzare il trasferimento di proprietà e, al tempo stesso, prevedere il deposito in Belgio. I beni considerati di legittima appropriazione potranno rimanere all’interno del Belgio mentre se l’acquisizione verrà ritenuta illegittima o in caso di dubbi sulla legittimità, i beni verranno sottoposti ad ulteriori accertamenti. Al momento, la Repubblica Democratica del Congo non ha presentato nessuna richiesta di restituzione, il compito spetterà in autunno ad una commissione belga-congolese che avrà il compito di concentrarsi sulla conservazione dei beni. Questo piano permette al Belgio di confrontarsi con il suo passato coloniale. Thomas Dermin lo ha definito “un momento importante per il Belgio” e afferma che “la colonizzazione e alcuni abusi hanno a lungo privato i congolesi dell’accesso al loro patrimonio. Non possiamo cambiare il passato, il Belgio dovrà convivere con questa eredità e questo travagliato passato coloniale” (Le Soir).

S.F.

Arriva da Bruxelles la previsione del quadro di crescita della Spagna nel 2021, della quale ce ne parla in un articolo rtve. Continua infatti la ripresa del Paese che, dopo un leggero calo registrato nel primo trimestre dell’anno, continuerà in salita per i restanti mesi con addirittura tre decimi in più rispetto a quanto previsto. A contribuire a ciò sono gli investimenti e la ripresa dei consumi avviatasi proprio durante la stagione estiva. Paolo Gentiloni, il commissario europeo per la fiscalità, afferma anche che l’eccellente comportamento della Spagna, unitamente all’avvio anticipato degli investimenti, i piani di recupero, di cui il Paese è il principale beneficiario, hanno contribuito a delineare un quadro così promettente per i prossimi mesi ed anni. I primi fondi dovrebbero arrivare già entro la prossima settimana, previa approvazione del Consiglio ECOFIN. Si dimostra fiduciosa il vicepresidente economico Nadia Calviño. La somma da pervenire sarebbe di 9 miliardi, e di altri 10 miliardi, da recepire entro dicembre ma solo se la Spagna si dimostrerà in linea con gli obiettivi contemplati nel programma. In merito ai casi di Covid19, Gentiloni dichiara di essere consapevole dell’aumento del tasso di infezione locale, al quale però sta facendo fronte una valida campagna di vaccinazione.La Commissione europea si attende uno sviluppo positivo in merito al mercato del lavoro, dovuto all’incremento dei posti di lavoro che è stato accelerato dalla fine dello stato di emergenza del 9 maggio scorso. Per quanto riguarda l’inflazione, invece, le previsioni parlano di un aumento del 2% fino agli inizi del 2022 a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia, e dell’incremento dei costi dei servizi dovuta alla domanda repressa. La ripresa, in generale, toccherà tutti i paesi dell’UE. I 27 paesi hanno concluso tutti molto negativamente il 2020 e aperto in altrettanto modo i primi mesi del 2021; ma questo spiraglio di luce nei prossimi mesi futuri, sottolinea Gentiloni, è il dato più alto registrato negli ultimi 10 anni.

M.P.

La Commissione UE multa le due case automobilistiche Bmw e Volkswagen Group (Volkswagen, Audi e Porsche) per un totale di 875,189 milioni di euro, riporta la testa giornalistica tedesca Mdr. Il motivo della sanzione è stato dato dalla violazione delle leggi antitrust, nello specifico dalle false dichiarazioni sulle dimensioni dei serbatoi per l’additivo del carburante “AdBlue”. I serbatoi di questo tipo contengono una speciale soluzione di urea nelle nuove auto diesel con le più recenti marmitte catalitiche, la quale assicura una purificazione molto più efficiente dei gas di scarico e quindi una riduzione delle emissioni nocive di ossido di azoto, in alcuni casi fino al 90%. In termini economici, per tali testimonianze la Commissione ha annunciato a Bruxelles come Bmw deve pagare 373 milioni di euro di multe e Volkswagen 502 milioni di euro. Quest’ultima ha goduto di una riduzione del 45% della multa per la collaborazione .Oltre a BMW e VW, la Commissione ha indagato anche su Daimler. L’azienda di Stoccarda, tuttavia, non deve pagare una multa, in quanto beneficiaria di una immunità totale, poiché è stata la prima a rivelare l’esistenza del cartello, ovvero questa collaborazione tra le aziende. Altrimenti, secondo la Commissione, sarebbero stati dovuti 727 milioni di euro.A Bruxelles è stato ricostruito come Daimler, Bmw e VW tenessero riunioni tecniche regolari per discutere della tecnologia AdBlue, una serie di incontri duranti cinque anni. Le tre aziende avevano raggiunto un’intesa sulla dimensione e sulla gamma dei serbatoi AdBlue, nonché sul consumo comune medio.  Margrethe Vestager, responsabile della Concorrenza UE, ha spiegato come le case automobilistiche avessero la possibilità di lavorare alle tecnologie per la riduzione di emissioni nocive oltre quanto richiesto dagli standard europei. Contrariamente però le aziende hanno agito insieme, evitando di sfruttare le tecnologie a disposizione, per non farsi concorrenza a vicenda. L’obiettivo è quello di raggiungere il Green Deal, afferma Vestager, e la concorrenza e l’innovazione nella gestione dell’inquinamento automobilistico sono essenziali per questo fine.

M. P.

AMERICA

Un articolo di BBC News rivela che martedì a Miami si sono tenuti i primi funerali per le vittime del crollo delle Champlain Towers South, tragedia avvenuta 12 giorni fa. La famiglia Guara, composta da Marcus di 52 anni, Ana di 42 anni e le loro figlie Lucia ed Emma rispettivamente di 10 e 4 anni, rientra tra le 32 persone trovate morte fino ad ora ma più di 90 sono ancora disperse. Secondo I soccorsi continuano incessantemente, cercando tra le macerie dell’edificio di 12 piani a Surfside, ma nessuno è stato trovato vivo e le possibilità di trovare sopravvissuti sono remote. Secondo https://www.bbc.com/ i funerali si sono tenuti nella chiesa cattolica di St Joseph che era frequentata dalla famiglia Guara. Sono tre le bare portate in chiesa perché la famiglia decise di seppellire insieme le sorelle. La famiglia viveva all’ottavo piano. Marcus, direttore di vendite, è stato trovato per primo, due giorni dopo il crollo. La moglie e le figlie sono state rinvenute nei quattro giorni successivi. Il cugino di Marcus, intervenuto al funerale, si è detto confortato dal fatto che la famiglia sia ora riunita e che nessuno di loro avrebbe sofferto per la mancanza dei propri cari. Finora i soccorsi hanno rimosso più di 124 tonnellate di macerie secondo il capo dei Vigili del Fuoco Alan Cominsky. Sfortunatamente i soccorsi sono rallentati per i forti venti della tempesta Elsa. Nel frattempo sono in corso controlli su altri grattacieli della zona per verificare se ci siano danni o guasti strutturali. La causa del crollo dell’edificio è ancora poco chiara; tuttavia un’ispezione del 2018 aveva fatto notare un difetto nella progettazione iniziale.

A.D.S.

In Argentina, gran parte della storia è raccontata dalla città sotterranea: nel cuore di Buenos Aires, ad esempio, c’è un luogo dove si nasconde il bunker fatto costruire dall’ex presidente Juan Domingo Perón. Erano i tempi della Guerra Fredda e l’ex presidente aveva fatto allestire un rifugio in Bouchard Street con i minimi comfort per sopravvivere a un possibile attacco. Tuttavia, quel luogo non fu mai utilizzato da Perón e in seguito fu chiuso, saccheggiato e dimenticato. Oggi è una proprietà che è stata acquistata dalla società Dow dalla holding Irsa per 87,2 milioni di dollari l’anno scorso . Per conoscere la storia del bunker bisogna risalire ai primi anni Cinquanta, quando la società ATLAS costruì due edifici uniti sul retro: l’Alea, inaugurato nel 1951, e un altro che sarebbe stato completato solo nel 1955, l’Alas. Per quanto riguarda Alea, nel 1955 si decise di aprire al pubblico il suo bunker creato durante la Guerra Fredda, a causa della costante minaccia di bombe nucleari da entrambe le parti, Stati Uniti e Unione Sovietica. Si trattava però di un bunker mal pensato e costruito. Lo ha dimostrato lo stesso Perón poiché non vi si è mai rifugiato, nemmeno durante i bombardamenti che hanno preceduto le sue dimissioni, né il giorno in cui è dovuto partire. verso il Paraguay. Dopo un inconveniente si decise di chiuderlo. Come si legge ne lanacion.com Decenni dopo fu distrutto e coperto da garage, anche se molti pensano che avrebbe dovuto essere conservato per scopi turistici.

V.G.

AFRICA

Capo-Verde. Nel mese di luglio, il presidente Jorge Carlos Fonseca riceverà il titolo di Dottore ad “Honoris Causa”. È il quinto titolo che il presidente riceve e verrà consegnato dall’università privata brasiliana Centro Universitario di Brasilia (UniCEUB). Come si apprende da asemana.publ.cv, la notizia è stata annunciata il 7 luglio 2021 dal capo di Stato capoverdiano.  Le prime parole del presidente attraverso i suoi canali social sono state: “La UniCEUB mi ha appena onorato e privilegiato con l’assegnazione del grado e del titolo di Dottor Honoris Causa. Titolo e grado che si aggiungono a distinzioni onorifiche già concesse dall’Università di Lisbona (2017), Università federale dell’Oro Preto (Brasile, 2019), Università Cheikh Anta Diop-Senegal (2019), Università Portucalense (Porto, 2021 ) e la Medaglia Rettorale d’Onore (Università Hradec Králové – Repubblica ceca, 2016), Medaglia Ius et Iustitia (Facoltà di Diritto dell’Università de Huelva, Spagna, 2020) e la Medaglia d’Onore e Merito (Università Colline di Collinas Boè-Guinea-Bissau 2021). Molto probabilmente la cerimonia di omaggio dell’università brasiliana si terrà alla fine del mese di luglio a Brasilia”. Inoltre aggiunge di sentirsi stimolato nel ricevere questo tipo di onorificenze: stimoli a svolgere il ruolo di Presidente della Repubblica nella miglior maniera possibile nonostante manchi poco alla fine del suo secondo ed ultimo mandato. Infatti dopo due mandati consecutivi, non potrà essere rieletto alle prossime elezioni presidenziali.
Jorge Carlos de Almeida Fonseca, 70 anni, è giurista, professore universitario e scrittore capoverdiano, il prossimo 17 ottobre termina il suo secondo mandato come Presidente di Capo-Verde. Fonseca è in carica dal 2011 e ricorda lo slogan di candidatura “Presidente insieme alle persone”, stile d’intervento che ha mantenuto e sta mantenendo fino alla fine nonostante le restrizioni dovute alla pandemia da covid-19. L’università brasiliana giustifica l’assegnazione del titolo Honoris Causa al Capo di Stato capoverdiano con le seguenti parole: “un insigne statista, un distinto giurista nelle aree del Diritto Penale, Processuale Penale e Costituzionale, riconosciuto professore universitario e rilevante Uomo di Cultura”.

Y.C.

Nella tarda serata di mercoledì 7 luglio è stato arrestato Jacob Zuma, ex presidente del Sudafrica. Zuma era stato condannato a 15 mesi di carcere per oltraggio alla Corte nel periodo del suo mandato, e la Corte costituzionale aveva ordinato al ministro della polizia Bheki Cele e al commissario Sitole di arrestare Zuma nel caso, probabile, in cui egli stesso non si fosse consegnato alle autorità entro la mezzanotte di domenica 4 luglio. L’ex presidente sudafricano aveva precedentemente dichiarato a una folla di sostenitori a Nkandla che la sentenza del tribunale voleva renderlo il primo prigioniero politico del paese dalla fine dell’apartheid. Giorni fa Zuma aveva inviato una missiva, tramite tribunale, alla Corte costituzionale in cui chiedeva di modificare l’ordine di reclusione in attesa della sentenza della Corte sulla sua richiesta di revocare la sentenza di arresto. Cele e Sitole all’inizio di questa settimana hanno scritto all’ufficio del capo della giustizia dicendo che non avrebbero dato effetto al mandato di arresto, in attesa dell’esito della richiesta, ma in assenza della sentenza avrebbero rischiato di commettere oltraggio alla Corte costituzionale se non avessero eseguito il mandato di arresto entro la data prevista, riferisce Mail&Guardian.
L’ex presidente Zuma è stato, quindi, portato all’Estcourt Correctional Centre dopo tutte le sue minacce di resistere all’arresto e aver avvertito che ci sarebbero stati problemi e instabilità nel paese nel caso in cui fosse stato arrestato e che, in quel caso, avrebbe rivelato dei segreti che non avrebbero mai dovuto essere divulgati. Nonostante ciò, pare che Zuma si sia consegnato da solo poco prima della mezzanotte, secondo quanto riportato da News24. Nel frattempo, Zuma ha passato la sua prima notte in carcere e la Corte costituzionale ha accettato di ascoltare la richiesta di rescissione dell’ex presidente il 12 luglio.

RUSSIA

L’Unione europea si è rivolta al Ministero della Salute della Federazione Russa con la proposta di discutere la cooperazione sui certificati Covid. Lo ha annunciato l’ambasciatore dell’UE in Russia, Markus Ederer, come riportato da Interfax giovedì 8 luglio. La questione riguarda il possibile riconoscimento reciproco dei certificati Covid che attestano l’avvenuta vaccinazione, un precedente contagio o l’esito negativo del tampone. Ederer ha anche negato le dichiarazioni sulla politicizzazione del riconoscimento dei vaccini russi da parte dell’Unione europea. Secondo lui, la durata della procedura è legata al lavoro tecnico. “Mi oppongo categoricamente all’idea che il processo di autorizzazione per l’introduzione nel mercato UE di un potenziale vaccino debba essere politicizzato”, ha detto l’ambasciatore. In precedenza, il ministero degli Esteri francese ha invitato i paesi dell’UE a non riconoscere i vaccini russi e cinesi contro il coronavirus. Il segretario di Stato Clément Beaune ha detto che i cittadini francesi dovrebbero ricevere solo quei farmaci della cui efficacia le autorità sono certe. Forbes.ru riferisce le parole di Ederer ai giornalisti: “Dobbiamo elaborare qualche soluzione, in particolare sull’equivalenza tra i nostri certificati. Nell’UE ci sono i certificati Covid digitali, introdotti per muoversi liberamente tra i paesi dell’UE. Il quadro normativo che li regola suggerisce che altri certificati emessi in paesi terzi possono essere riconosciuti come equivalenti. A questo proposito, abbiamo scritto al Ministero della Salute della Federazione Russa suggerendo una discussione sulla procedura di riconoscimento dell’equivalenza con i certificati russi, in modo da favorire i viaggiatori”. Il Cremlino sostiene che la proposta di Ederer sia “notevole e molto positiva”, così ha commentato il portavoce del Presidente, Dmitry Peskov. “Per quanto riguarda il riconoscimento reciproco dei certificati, certamente è un argomento che deve essere discusso. Qualsiasi tipo di discriminazione dovuta alla differenza di documentazione sarebbe inaccettabile in qualunque società democratica”, ha detto. Il segretario di Stato francese per gli affari europei Clément Beaune aveva infatti invitato i paesi dell’UE a non permettere l’ingresso nel loro territorio a chi in possesso di certificati di vaccinazione con farmaci non approvati dal regolatore europeo, tra cui i vaccini russi e quelli cinesi. Peskov, commentando la sua dichiarazione, ha notato che “ci possono essere posizioni diverse. È chiaro che finora l’Agenzia europea non ha riconosciuto lo Sputnik, ma si continua a lavorare in questa direzione. Siamo convinti che se mettiamo da parte qualsiasi pregiudizio, in un modo o nell’altro, questo nostro lavoro minuzioso si concluderà con successo, e il vaccino russo sarà riconosciuto”, ha detto. Finora quattro vaccini contro il Covid-19 sono stati approvati nell’Unione Europea: quelli di Pfizer e BioNTech, AstraZeneca, Moderna e Johnson & Johnson. Il vaccino russo Sputnik V è ancora in fase di test da parte del regolatore europeo.

O.P.

CINA

Un focolaio di Covid-19 si è acceso lungo il confine tra la Cina e il Myanmar, causando un cospicuo aumento del numero di casi che vengono spinti al livello più alto del Paese negli ultimi sei mesi. Tale incremento, di cui danno conto i dati ufficiali di mercoledì, si è verificato malgrado i controlli di sicurezza alle frontiere avessero registrato un forte inasprimento. Il coronavirus è emerso per la prima volta nella Cina centrale alla fine del 2019 ma, grazie ad una serie di misure rigorose e di dure restrizioni alle frontiere, i casi registrati all’interno dei confini di Pechino si erano ridotti drasticamente. Nella giornata di mercoledì 7 luglio, sono state segnalate 57 nuove infezioni di cui 15 nella città di Ruili, vicino al Myanmar. Dodici di questi erano cittadini del Myanmar, secondo quanto hanno riportato le autorità sanitarie della provincia dello Yunnan, le quali hanno attribuito l’epidemia alla variante più contagiosa del coronavirus, denominata Delta e che è stata rilevata per la prima volta in India. Ruili è un importante punto di passaggio da Muse, nel vicino Myanmar, che ha visto un’escalation di disordini a seguito del colpo di Stato militare verificatosi il 1° febbraio. Il golpe ha tra l’altro suscitato il timore che i cittadini birmani possano oltrepassare il confine con la Cina al fine di sfuggire alla violenza. Per prevenire un simile scenario, il governatore provinciale ha dichiarato martedì che le autorità si impegneranno affinché ogni possibile via di accesso al Paese, che potrebbe costituire un rischio di importazione del virus, venga controllata. Secondo quanto hanno rivelato i funzionari, tutti i 210.000 residenti in città erano stati testati lunedì notte e, dopo nell’ultima settimana, i casi segnalati nella cittadina ammontavano a 90. Anche Ruili è stata messa in isolamento dunque ai residenti è stato richiesto di rimanere in casa mentre tutte le scuole e le attività commerciali sono state chiuse. È la seconda volta in quattro mesi che Ruili è costretta a fare ricorso ad un lockdown a seguito della scoperta di casi importati dal Myanmar. Già a marzo scorso, la Cina aveva chiuso il ponte principale per l’accesso allo Stato birmano poiché, oltre il confine, i casi continuavano ad aumentare a dismisura. Le autorità hanno inoltre dispiegato un maggior numero di soldati e hanno aumentato le pattuglie così da prevenire gli attraversamenti illegali delle frontiere. Infine, hanno represso il traffico di esseri umani al fine di prevenire l’afflusso di rifugiati.

L L.

Rassegna stampa a cura di:

Valentina Guerra (lingua spagnola)
Ylenia Cossu (lingua portoghese)
Mariella Perrone (lingua spagnolo)
Antonella De Stasio (lingua inglese)
Marika Provenzano (lingua tedesca)
Elena Romani (lingua inglese)
Oxana Parshina (lingua russa)
Simona Ferri (lingua francese)
Ludovica Lara (lingua cinese)
Chiara Cavallini (coordinatrice del gruppo)