Credits by Violet in Japan

Finché il caffè è caldo

Buooongy,

Per la recensione di oggi ho scelto di portarvi dritti dritti in Giappone con il libro Finché il caffè è caldo, di Toshikazu Kawaguchi.

Parto subito con un piccolo disclaimer: le protagoniste sono, ancora una volta, tutte donne. Lo so, è un trend ricorrente nelle mie recensioni, ma giuro di non farlo di proposito. Ammetto che anche stavolta ho scelto il libro prima di sapere di cosa parlasse solo perché ho adorato la copertina e ancora una volta sono stata stra-fortunata.

La storia è ambientata in una piccola caffetteria storica, su cui circolano leggende magiche. Si dice infatti che bevendo una tazza di caffè sia possibile tornare indietro nel tempo in un momento a propria scelta. L’importante è bere il caffè prima che si freddi.

Non tutti hanno il coraggio di avventurarsi nel passato, pur consapevoli che comunque non è possibile alterare il futuro. Fumiko, Kotake, Hirai e Kei però hanno tutte un rimpianto, un momento passato in cui sentono di aver commesso un errore, un ricordo doloroso. Per questo decidono di provarci: si siedono al tavolo e sorseggiano una tazza di caffè caldo.

Quante volte ci è capitato di pensare: “potessi tornare indietro farei diversamente”. Quante cose cambieremmo se potessimo vivere un momento passato con la consapevolezza del presente. Attraverso le storie di Fumiko, Kotake, Hirai e Kei, Toshikazu Kawaguchi ci racconta proprio di questo. Con uno stile leggero e fresco, l’autore ci trasporta all’interno delle dinamiche complesse connesse ai rapporti umani: Fumiko ha perso il ragazzo che amava, Kotake crede di aver perso se stessa con i ricordi del marito, Hirai non è stata sincera con la sorella e Kei tenta di trovare la forza di essere una buona madre. Che dire amiche e amici, preparatevi a riflettere ma anche a versare qualche lacrimuccia.

Spesso, nel trattare il tema del ritorno al passato ci si concentra perlopiù sull’effetto farfalla: una piccola variazione in un evento passato crea un effetto domino che porta a un futuro totalmente diverso. In questo caso invece, le donne sanno già che non potranno cambiare il futuro. Non importa cosa diranno o faranno, gli eventi si riordineranno in modo tale che l’esito sia analogo. Perché tornare indietro, ci si potrebbe quindi chiedere. Beh, a volte il viaggio conta di più della meta. Mi rendo conto che questa frase sia stata detta e ridetta in tutti i contesti, però in questo caso è proprio calzante: non importa che il risultato sia lo stesso, perché quello che cambia non sta nel mondo reale ma dentro di noi.

Ed è proprio intorno a questo che ruota la grandezza di questa storia. A cambiare è la percezione del presente e, di conseguenza, l’atteggiamento verso il futuro. Mi spiego meglio. È chiaro che ogni essere umano sia plasmato dal proprio passato, com’è altrettanto chiaro che l’atteggiamento di ognuno verso ciò che è stato plasmi il presente e il futuro. Tornando indietro e agendo diversamente, le protagoniste scoprono l’importanza e il potenziale del futuro. Quello che è stato è stato, ed è giusto che non venga dimenticato, però il futuro è ancora tutto da scrivere.

Un altro dei temi a me molto cari e che viene trattato, a mio avviso, molto bene è il concetto di non detto. Quante volte evitiamo di parlare, di esprimere i nostri pensieri anche con le persone che ci vogliono bene? Ecco, ho sempre creduto che questo atteggiamento così radicato fosse terribilmente dannoso. Le vicende delle quattro donne lo mostrano bene, perché in fin dei conti è per questo che tornano indietro, per dire qualcosa che non avevano detto a suo tempo. A volte basta parlare, basta chiedere.

Questo libro mi è entrato nel cuore perché con leggerezza e semplicità offre una prospettiva interessante sulla vita e sugli affetti. Mi ha anche accompagnata in un momento importante della mia vita: i giorni della scelta della casa qui a Roma. Per questo, se vi trovate in città con questo libro tra le mani, vi consiglio di leggere qualche pagina al Romeow Cat Bistrot, zona Piramide, che ricorda un po’ il disegno della copertina. Io l’ho fatto, e forse anche grazie a questo piccolo collegamento con la realtà Finché il caffè è caldo resterà sempre un libro speciale per me.

Elisabetta Lupo