Abitare gli spazi: l’ascesa al Campidoglio di una giovane donna somala

Rimanere isolati non è più possibile, cerchiamo di adattarci e ricostruire il nostro percorso. Condividendo, gran parte del dolore si compartisce. Una madre sola non basta ai propri figli, chi lo può sapere meglio di me e Domenica Axad?

Recita così un passo di “Madre Piccola” (2007) di Cristina Ubax Ali Farah, autrice italo-somala nata e cresciuta in Italia; una storia di migrazioni, di grovigli identitari e continue lacerazioni nella vita dei suoi personaggi, lontani dalla madrepatria somala ormai in guerra.

Nelle modalità di relazionarsi ai luoghi è presente in maniera inevitabile l’eredità della storia coloniale. La storia dei personaggi Domenica, Barni e Taageere rappresenta così l’occasione ideale per ripercorre le vicende somale e quella italiane.

Rispetto ai personaggi maschili – uomini che appaiono incompleti, in continua peregrinazione e ricerca – i personaggi femminili del romanzo sembrano adeguarsi in maniera migliore ad una nuova condizione e al nuovo spazio; Barni infatti riesce, seppur con fatica, a costruirsi un equilibrio nella sua vita a Roma grazie all’ingresso nel mondo lavorativo e al tipo di professione che pratica mentre Domenica, dopo circa un decennio di peregrinazione, decide infine di ricongiungersi con la cugina durante la gravidanza, approdando anch’essa a Roma. Il ritrovamento di un legame perduto, congiuntamente alla maternità e all’amore posto nella cura degli altri, consente alle donne del romanzo di appropriarsi gradualmente degli spazi che abitano e di riscoprire le proprie radici che sembravano ormai apparentemente perdute.

In questo processo l’Italia appare il luogo ideale per la costruzione di una nuova vita, di nuove abitudini e di spazi familiari in cui trovare riparo: abitare spazi differenti con uno stile di vita nomadico significa infatti per il personaggio non riuscire a creare un legame e di conseguenza «vivacchiare, vivere male» senza mai risolvere totalmente la propria questione identitaria né trovare uno spazio in cui insediarsi definitivamente.

L’Italia rappresenta, per i personaggi, «il luogo dove poter rimettere insieme tutti i pezzi. Poi me ne sarei potuta anche andare di nuovo, ma prima dovevo riaggiustare le cose che avevo lasciato in sospeso»; a testimoniare ciò è la volontà di partorire in Italia, essere accettata negli spazi e ricostruire i legami persi per porre fine alla condizione di migrazione. Ma anche in questo caso il processo di adeguamento risulta complesso e l’impatto con un luogo che preclude ai protagonisti l’ingresso non corrisponde alle aspettative originarie.

In merito a ciò, una scena del romanzo che risulta particolarmente significativa è quella in cui Barni cerca di arrivare in cima al Campidoglio in occasione del funerale di un gruppo di somali morti nel Mediterraneo mentre tentavano di lasciare il paese in guerra. La scena fa riferimento ad un evento realmente accaduto il 17 ottobre del 2003 e alla sua celebrazione in Piazza del Campidoglio; nel tentativo di ascesa al luogo, Barni si trova in difficoltà e le sembra di essere mossa da una forza centrifuga che la spinge verso la periferia. Il personaggio, infatti, avverte come inadeguata la commemorazione funebre in quel luogo, simbolicamente posto in posizione sopraelevata, così come avverte inadeguata la propria presenza; i somali celebrati infatti, secondo le sue riflessioni, se fossero in vita non si troverebbero al Campidoglio ma frequenterebbero altre zone romane, principalmente periferiche. L’Italia sperata e pensata come terra della propria rinascita è invece un’Italia – così come nell’esperienza di Gashan (https://blog.unint.eu/losapevateche-30-ottobre-2020/) – ancora lontana dal facilitare una piena integrazione, e che deve lavorare su sé stessa per consentire a tutti di vivere ad abitare in maniera soddisfacente i propri spazi.

Evelyn De Luca

FONTI:
Caterina, Romeo, Riscrivere la nazione: la letteratura italiana postcoloniale, Firenze, Le Monnier-Mondadori, 2018.

Ubax Cristina, Ali Farah, Madre Piccola, Frassinelli, Roma, 2007.