#PEOPLEOFUNINT

Pubblicato il

Come ti descriveresti?

Solare ed estroverso, anche se confesso che spesso la mia esuberanza è soltanto una forma di timidezza e che dietro la maschera del simpaticone nascondo una forte emotività e sensibilità. Diciamo anche che il me “bambino” esce spesso fuori e questo un po’ mi piace, perché è bello godersi la vita e sorridere!

Cosa ti piace di più del tuo lavoro?

Ho cominciato questo lavoro subito dopo le scuole superiori, su spinta dei miei genitori, ma col tempo me ne sono innamorato. Lavorare al bancone significa incontrare ogni giorno persone diverse, a volte nuove, a volte le stesse, e di conseguenza anche mondi diversi! Ad esempio, la cosa che più mi entusiasmò quando mi venne proposto di venire a lavorare in questa Università fu l’idea di “internazionale”, ovvero di avere l’opportunità di conoscere anche studenti Erasmus, provenienti da altri paesi, lingue e culture. Ma in generale, credo che ogni incontro mi arricchisca, cambiando il mio modo di pensare e di vedere il mondo. Una fortuna da non poco!

La persona che sei oggi è chi sognavi di essere da bambino?

Diciamo che sono in dirittura d’arrivo, ci stiamo lavorando su. Credo che chi incontriamo e ciò che viviamo lungo la nostra vita ci insegni tante cose e ci formi molto come persone, e che a volte cambino anche quelle che sono le nostre prospettive e quelli che erano gli obiettivi che ci eravamo prefissati. Ad esempio, da piccolo ho sempre pensato che un giorno avrei voluto essere una di quelle persone sagge a cui tutti si rivolgono per avere consigli, ma dal desiderarlo all’esserlo ce ne vuole!

E in futuro, chi vorresti essere?

Vorrei continuare a crescere come persona e riuscire a trovare il modo di mettere quelli che sono i miei talenti a servizio degli altri. In passato ho sempre ricercato cose che mi facessero star bene e mi dessero piacere, ora sto cercando di essere più attento ed in ascolto dell’altro e in questo il mio lavoro è un’opportunità che mi è dato di cogliere ogni giorno.

Simone

#PEOPLEOFUNINT

Pubblicato il

Mi chiamo Maria Panatta, ho diciannove anni e frequento il primo anno della facoltà di Interpretariato e Traduzione, presso l’Università degli Studi Internazionali di Roma – UNINT.

La scelta di questo percorso universitario è stata il risultato di una lunga crescita, al termine della quale ho maturato un rapporto sempre più stretto e intenso con le lingue straniere e le rispettive culture.

Sono sempre stata affascinata dalle lingue e dalle culture diverse dalla mia e, fin dalla tenera età, sono stata introdotta a diversi codici linguistici. Mio nonno paterno era originario di Olevano, mentre quello materno era calabrese; mia nonna materna ha lavorato come insegnante di lingua italiana, presso una scuola primaria; mia zia, di origini emiliane, è cresciuta in Inghilterra, dove, attualmente, vive con le sue figlie; mio padre, avendo lavorato in un negozio gestito da giapponesi e, avendo dovuto interagire con clienti della stessa nazionalità, è in grado di parlare fluentemente la lingua nipponica.

Essendo nata e cresciuta a Roma, il mio codice linguistico ha inglobato sempre più termini legati al dialetto romano; tuttavia, mia madre, insegnante di sostegno alla scuola primaria e, dunque, italofona sia per professione, sia per pura passione, ha educato i miei fratelli e me a parlare un italiano di registro medio-alto, introducendoci anche a termini desueti, attraverso i quali, ormai, sappiamo esprimerci con facilità e correttezza.

Ho sempre avuto una passione per la mia lingua madre, l’Italiano, che ritengo elegante e vigorosa, attraverso la quale mi piace esprimermi sia attraverso la scrittura, sia attraverso la comunicazione verbale. Infatti, dopo aver frequentato un corso per risolvere precedenti problemi di balbuzie, ho maturato una vera e propria passione per l’arte oratoria, che mi ha portato al desiderio di diventare una interprete.

In realtà, prima del corso di cui ho appena parlato, il mio sogno professionale era quello di diventare una guida turistica, poiché sono affascinata da qualsiasi tipo di arte: musica, storia dell’arte, letteratura. Infatti, al termine della scuola superiore di primo grado, ho scelto di frequentare il liceo linguistico, non solo per approfondire la grammatica delle lingue straniere, ma anche per studiare ed entrare in contatto con le rispettive culture letterarie.

Sono grata alle mie professoresse di lingua del liceo, poiché sono state in grado di trasmettermi un forte interesse per le letterature straniere, integrando lo studio

mnemonico con materiale multimediale, come la visione di film in lingua originale. Inoltre, ci hanno permesso di partecipare a soggiorni internazionali, durante i quali siamo stati ospitati da famiglie native del posto.

Escludendo l’Italiano, il primo codice linguistico con il quale ho avuto a che fare è stato l’Inglese. In principio, attraverso la visione di cartoni animati in lingua originale in formato VHS (il famoso “Magic English”), mi divertivo a ripetere parole e canzoni; in seguito, spronata dai miei genitori e dalla mia prima insegnante di lingua inglese della scuola elementare, ho messo alla prova la mia capacità di apprendere facilmente la corretta pronuncia e la grammatica, rafforzata da quel senso di curiosità, che tutt’ora mi appartiene. A tale scopo, ho sostenuto diversi esami di certificazione di lingua (cinque livelli Trinity alla scuola primaria e secondaria di primo grado; PET e DELE alla scuola superiore di secondo grado).

Personalmente, ritengo che la pura conoscenza teorica non sia sufficiente per l’apprendimento di un qualsiasi codice linguistico, bensì è necessaria una totale immersione linguistico-culturale. Infatti, all’età di quattordici anni, ho compiuto il mio primo viaggio internazionale diretta a Londra, ospite da mia zia: da quell’anno in poi, l’ho resa una tradizione da vivere ogni estate.

I primi anni di soggiorno nel territorio britannico non sono stati particolarmente facili, poiché il patriottismo e l’orgoglio dei nativi sminuivano le mie basilari conoscenze della lingua inglese: spesso mi sono lasciata scoraggiare dal pensiero di “essere solo un’ospite”, di “non poter mai appartenere a quell’ambiente, che, tutt’ora, mi affascina”. Tuttavia, hanno prevalso la mia curiosità e la mia voglia di fare, portandomi, oggi, ad avere un alto livello della lingua e un’ottima capacità di orientamento all’interno della città londinese.

Durante le prime estati passate in Inghilterra, ho frequentato scuole di lingua per rafforzare le mie competenze, che, una volta solidificate, mi hanno portata a svolgere attività più interessanti e formative. Per esempio, ho prestato volontariato presso il Whittington Hospital, interagendo con i pazienti e, attraverso le loro storie, ho arricchito non solo la mia terminologia linguistica, ma anche la mia persona. Inoltre, ho collaborato con la squadra regionale di ginnastica ritmica, sport da me praticato fin dalla tenera età, imparando non solo nuove tecniche di allenamento, ma anche la corretta terminologia per poter parlare del mio sport preferito.

Il mio rapporto con la lingua inglese è stato rafforzato da quattro anni di laboratorio teatrale gestito da una regista internazionale di origini inglesi, che mi spronava a recitare le mie parti proprio in questa lingua. In questi ultimi mesi, ho lavorato, con questa regista, come attrice in uno spettacolo per bambini, andato in scena dal 14 al 17 novembre presso il Teatro India – Teatro di Roma.

Il secondo idioma con cui ho avuto a che fare è stato lo spagnolo, il cui studio è iniziato alle medie e portato avanti fino al quinto superiore. La mia passione per questa lingua è stata spronata da mio cugino, il quale ha vissuto in Spagna per diversi anni e che, attualmente, a seguito del conseguimento della laurea magistrale in Lingue e Letterature Straniere, svolge la professione di insegnante di lingua spagnola e letteratura italiana presso un liceo scientifico.

La mia fluenza dello spagnolo è migliorata soprattutto attraverso uno stage nella città spagnola di Valencia, propostoci dalla professoressa di lingua, al fine di completare il percorso di alternanza scuola-lavoro richiesto; infatti, ho avuto la possibilità di immergermi nel contesto lavorativo spagnolo dedito al commercio, visitando e parlando con i dipendenti di diversi supermercati. Inoltre, durante tale soggiorno, ho avuto modo di parlare costantemente la lingua spagnola, sia nella scuola, che frequentavo la mattina, sia nella famiglia che mi ha ospitato e con la quale, tutt’ora, mantengo i contatti.

Anche i divertenti e piacevoli incontri con la collaboratrice legale di mio zio avvocato, nativa di Oviedo nelle Asturie, mi hanno aiutato a correggere molti difetti di pronuncia dei quali neanche mi accorgevo.

Uno dei vantaggi più grandi dello studiare una lingua straniera è l’arricchimento interiore, che deriva dalla conoscenza di persone che entrano nella tua vita, quasi per caso, per poi rimanere sempre con te, seppur a chilometri di distanza. Ho molti “amici di penna virtuale” (giapponesi, turchi, indiani, arabi, americani, rumeni e polacchi), conosciuti nel corso dei miei viaggi, con i quali ci aggiorniamo sulle nostre vite tramite videochiamate e incontri, quando possibile.

Le lingue mi hanno sempre accompagnato fin dall’infanzia, permettendomi di crescere con una mente più aperta e curiosa; volendo far sì che possano continuare a far parte della mia vita, mi sono iscritta a questo corso di laurea, con una gran voglia di imparare cose nuove. Desidero approfondire maggiormente l’inglese e, soprattutto, imparare una nuova lingua: l’arabo, che mi affascina molto e tramite la quale potrò conversare con il mio amico Badr che vive in Arabia Saudita.

Inoltre, mi piacerebbe tanto apprendere anche altri tipi di codici linguistici, come il linguaggio dei segni e quello dell’audiovisivo. Quest’ultimo mi permetterebbe di aprire le porte a un altro mondo da cui sono sempre stata attratta: il doppiaggio.

Maria Panatta

#UNINTSIGHTSEEING: PARCO REGIONALE VALLE DEL TREJA

Pubblicato il

Il Parco Regionale Valle del Treja è una delle aree protette del Lazio più conosciute e maggiormente apprezzate, per via dei suoi angoli davvero suggestivi e di grande fascino. Nonostante non sia molto esteso, in esso troviamo interessanti ed importanti elementi naturalistici, storici e geologici che ogni anno richiamano migliaia di turisti.

Caratteristiche della riserva sono la variegata fauna e flora del Parco Regionale Valle del Treja, dove è possibile incontrare piante e animali dalle specie più comuni alle più rare. Tra gli animali più facili da avvistare ci sono la volpe, il riccio, la faina, l’istrice, il ghiro e il moscardino. Tra le piante troviamo invece il corniolo, il ligustro e la ginestra. Nelle zone a bosco misto sono inoltre presenti carpino nero, roverella e ornello e nel sottobosco si trovano pungitopo, robbia e ciclamino.

Uno dei punti più spettacolari e magici del Parco sono le famose Cascate di Monte Gelato, principale attrattiva del Parco, teatro di vari spot televisivi e set di alcuni film, dove la natura circostante e l’incorrotto silenzio creano un’atmosfera d’altri tempi.

La visita al Parco Regionale Valle del Treja vi condurrà alla scoperta dei tesori artistici e archeologici presenti nell’area protetta, in particolare il bellissimo borgo di Calcata, situato su un possente blocco di tufo a guardia della valle. In ultimo consigliamo una visita anche al piccolo centro di Mazzano Romano (a pochi km a sud di Calcata), posto su una rupe affacciata sulla Valle del Treja e Civita Castellana, con il suo maestoso castello.

Per chi volesse raggiungere il parco con i mezzi, le fermate COTRAL più vicine sono:
Calcata (Circonvallazione /Ferrauti/ V Circonvallazione), a 840 metri di distanza a piedi dal parco, raggiungibile con 12 minuti di cammino.

MONDAYABROAD: 5 CURIOSITÀ DA SCOPRIRE SULL’INGHILTERRA

Pubblicato il

Ecco 5 curiosità, storiche e non, sulla patria del tè e della Regina che forse ancora non conoscevate:

  1. L’inno nazionale britannico, “God save the Queen“, sarebbe l’inno nazionale ufficiale più antico al mondo, risale infatti al 28 settembre 1745, ma il suo utilizzo non è sancito da alcuna legge o proclama reale. Inoltre, è, ancora oggi, l’inno di alcune nazioni del Commonwealth, come Canada, Australia e Nuova Zelanda e quando il monarca è un uomo, l’inno viene trasformato in “God save the King“.
  2. Il Big Ben non è un orologio. Il nome infatti è proprio della campana da 13 tonnellate contenuta all’interno della torre dell’orologio, il cui nome è invece, St. Stephen’s Tower.
  3. Dal 1066 al 1362 il francese fu la lingua ufficiale dell’Inghilterra.
  4. L’alcol è un problema sociale serio in Inghilterra. A riprova di ciò basti sapere che, al momento dell’iscrizione al Nhs, l’equivalente del nostro Sistema Sanitario Nazionale, viene richiesto di compilare un modulo contente una sfilza di domande che vanno da quanti bicchieri di birra bevi al giorno a quante persone hai ferito nella tua vita a causa dell’alcol, per capire che tipo di bevitore sei.
  5. Acqua tiepida, questa sconosciuta. Nei bagni inglesi non esiste il concetto di “miscelatore“: i rubinetti dell’acqua calda e fredda sono separati, il che vi obbligherà a destraggiarvi con le mani in rapidità tra l’acqua gelida e quella bollente.

#curiositàdalmondo: L’Hurling

Pubblicato il

L’Hurling è uno degli sport nazionali dell’Irlanda, nonché uno degli sport più antichi al mondo.

Le sue origini risalgono al popolo Celtico e può essere considerato come una sorta di hockey su prato: viene utilizzata una mazza in legno di frassino chiamata hurling o (camàn in gaelico), che deve colpire una palla di cuoio la sliotar per mandarla nella porta avversaria.

Questo sport ha vinto il guinness world record dello sport più veloce al mondo, tanto da essere molto difficile seguire la balla rimbalzare da un capo all’altro del campo.

Da maggio a settembre, le diverse squadre si sfidano per arrivare alle semi-finals, poi la finale che si svolge tradizionalmente a Croke Park di Dublino, la prima domenica di settembre.

#UNINTSightseeing: Palestrina (Roma)

Pubblicato il

La città di Palestrina è uno dei borghi più ricchi di storia e vibranti dal punto di vista culturale della nostra regione, distante solo 40 km dalla capitale.

L’attuale nucleo urbano sorge sull’antica città latina di Praeneste, famosa soprattutto per il Santuario della Fortuna Primigenia, luogo di culto dalla notevole importanza storica. I reperti sono ancora oggi conservati nel Palazzo Barberini, di epoca rinascimentale, costruito poco sopra il tempio. Testimonianze storiche, descrivono in maniera esaustiva i riti che si svolgevano nel Santuario legati al recupero delle sortes, tavolette che davano responsi a quesiti posti dai nobili e che si estraevano dal fondo di un pozzo (ancora oggi esistente) per mezzo di un bambino che veniva calato al suo interno dai sacerdoti. Del culto parla anche Marco Tullio Cicerone nell’opera De Divinatione.

Il centro storico si presenta come il perfetto connubio tra antichità e medioevo, che si fondono perfettamente con estrema armonia. Un esempio è la Cattedrale di Sant’Agapito del 1117, che conserva anche i resti del Foro romano.

La città, inoltre, viene ricordata per avere dato i natali a Pierluigi da Palestrina, noto musicista e inventore della polifonia, omaggiato con una statua a lui dedicata nella piazza principale. La sua casa natale è oggi luogo di mostre, concerti, rassegne ed eventi di vario genere.

Raggiungere Palestrina è semplicissimo: basta prendere un treno dalla stazione di Roma Termini della linea Roma – Cassino e scendere alla stazione di Zagarolo, oppure uno dei tanti Cotral dal capolinea di Anagnina (metro A) e Ponte Mammolo (Linea B).

#MondayAbroad: 5 curiosità da scoprire sulla Spagna

Pubblicato il

Storia, tradizioni, buon cibo e intensa vita notturna. Sono questi gli ingredienti per il perfetto Erasmus e si sa, la Spagna è la meta prediletta per trascorrere un periodo di studio all’estero. Ecco a voi cinque curiosità:

  • L’inno spagnolo è l’unico al mondo a non avere un testo: infatti, dopo la morte di Francisco Franco e la successiva fine della dittatura, il testo è stato completamente eliminato e mai sostituito.
  • La paella, piatto tipico della città di Valencia nonché uno dei più conosciuti dell’arte culinaria spagnola, nella sua forma originale è di carne, non di frutti di mare come tutti credono. Infatti la Paella Valenciana oltre al riso viene preparata con carne di coniglio, pollo e fagioli.
  • Nella capitale Madrid, si trova il ristorante più antico del mondo: El Restaurante Sobrino de Botin, aperto nel 1725.
  • Sono invenzioni spagnole il mocio, il chupa chups, il sottomarino, il calcio balilla e la calcolatrice digitale.
  • Lungo le autostrade del paese, non è raro imbattersi in enormi sagome di toro in metallo: stiamo parlando del Toro di Osborne, dal militante del partito comunista che lo disegnò, universalmente considerato come il simbolo della Spagna per eccellenza.

#PeopleOfUNINT

Pubblicato il

Qual è la più grande aspirazione della tua vita?

Sono una studentessa del corso di laurea magistrale in Lingue per la comunicazione interculturale e la didattica. Quello che più mi piacerebbe fare nella vita è di rappresentare l’Italia all’estero, non tanto a livello politico, bensì a livello culturale. Sono convintissima che la cultura italiana sia una delle più belle al mondo, sia per la sua storia sia per la sua ricchezza. Infatti mi piacerebbe lavorare proprio in questo ambito. Sai, c’è una sezione in tutte le ambasciate del mondo che riguarda proprio questo: l’insegnamento della lingua italiana, nonché la promozione della nostra cultura. Oppure in alternativa potrei diventare docente universitario, ma si sa, anche in questo ambito la strada è lunga da fare!

Qual è secondo te l’elemento per eccellenza della cultura italiana che manca invece nelle altre culture?

La fantasia. E ne abbiamo tanta, eh!

Ilaria Violi

#curiositàdalmondo: Samba

Pubblicato il

La samba, o seguendo le regole grammaticali della lingua portoghese “Il samba”, è una danza brasiliana originaria della città di Salvador de Bahia. Il nome probabilmente deriva da semba, che nel dialetto angolano kimbundu significa “panciata”, per il modo in cui si balla. È una danza molto ritmata, eseguita con dei costumi variopinti ed eccentrici.

La città viene storicamente ricordata come il porto dove sbarcavano gli schiavi rapiti nell’Africa occidentale, che portarono con sé i propri usi e costumi. Questa danza, infatti, nasce dalla mescolanza di vari sottogeneri musicali, riconducibili alle tradizioni religiose di varie etnie africane, soprattutto yoruba e nagò e la liturgia del candomblé, una liturgia ibrida frutto della fusione tra il cattolicesimo e culti di origine africana.

Dalle zone rurali, la samba si diffonde nelle grandi città, come Rio de Jainero l’allora capitale del Brasile. La prima registrazione ufficiale viene fatta risalire al 1917 per opera di Ernesto Dos Santos dal titolo Pelo telefono.

#UNINTSightseeing: Villa Lante – Bagnaia (VT)

Pubblicato il

In un piccolo paesino della provincia di Viterbo, è possibile visitare uno dei luoghi più rappresentativi del Cinquecento italiano della nostra regione: Villa Lante.

La villa, per opera dell’architetto Jacopo Barozzi da Vignola, apparteneva al Cardinale Gambara e simboleggia la supremazia dell’uomo sulla natura. Occupa una superficie di circa 22 ettari e si presenta come un vero e proprio dedalo di giochi d’acqua, giardini, statue e labirinti.

L’opera che senz’altro salta di più all’occhio del visitatore è la “La Fontana del quadrato”: posta al centro del giardino, è uno specchio d’acqua suddiviso da eleganti balaustre in quattro bacini su cui galleggia una barca con un putto zampillante e al centro un triplice cerchio di vasche culminanti nel gruppo dei quattro mori che reggono lo stemma di Papa Sisto V.

Per raggiungerla, basta prendere un treno della linea Roma Nord – Viterbo (con partenze da piazzale Flaminio) e scendere alla stazione di Bagnaia, poco distante da Villa Lante.