Claver Gold e Murubutu

Nonostante sia passato del tempo dalla giornata dedicata a Dante, il #dantedì, la sesta puntata di #urbantalks ritorna su questo tema per celebrare il simbolo per eccellenza della cultura italiana mediante…un album del 2020.

Claver Gold e Murubutu, ai più, possono sembrare due nomi sconosciuti, ma sono due pilastri della scena rap underground italiana.

Il primo è un rapper ascolano classe ‘86 e il secondo, classe ’75 di Reggio Emilia, è un professore di filosofia e storia in un liceo della sua città natale e rapper già dagli anni ’90.

Il 25 marzo 2020, ricorrenza del giorno in cui inizia il viaggio di Dante nella Commedia, esce il singolo Paolo e Francesca che anticipa il loro primo joint album, Infernvm, pubblicato il 31 marzo 2020. Nel disco figurano i featuring di Squarta, Dj Fastcut, Davide Shorty, Giuliano Palma e degli skit vocali di un’interpretazione dal vivo della Commedia da parte del teatrante Vincenzo Di Bonaventura. A questi, il 25 marzo 2021, si aggiungono i featuring di TMHH ed En?gma nella versione in vinile dell’album.

L’opera è quindi un ambizioso tentativo di riprodurre le terzine dell’Inferno dantesco in rima e su basi Hip Hop, alle quali i due artisti aggiungono una loro interpretazione attraverso immagini desunte dalla propria esperienza personale.

Per cercare di spiegare al meglio questo esperimento musicale e culturale, addentriamoci nell’analisi di tre dei pezzi più intensi dell’album.

La prima traccia in cui ci addentriamo è Pier. Questa si ispira al Canto XIII della Commedia, nel quale cerchio, il settimo, vengono puniti i violenti contro sé stessi, ovvero i suicidi. Attraverso la figura di Pier Delle Vigne, morto suicida per colpa dell’ostracismo degli altri cortigiani di Federico II di Svevia, gelosi del suo rapporto con il potere, viene affrontato il tema del bullismo. Infatti, viene instaurato il parallelismo tra Pier Delle Vigne e un adolescente vittima di bullismo che decide di suicidarsi. Claver canta: “ Se spesso vivere è la morte di ogni sentimento/Il volto del momento/Si tinge scuro dentro i muri di un appartamento/Nessuno chiama per sapere ciò che stai vivendo/Fissi lo schermo così a fondo, quasi ci entri dentro” e ancora “Non hai la forza di lottare e tornare nel branco/Non hai più voglia di sedere su quel banco […] Sono scomparsi quei commenti sotto la tua foto/Ma alcune frasi son rimaste, fan parte di me” sottolineando in questo passaggio una piaga sociale come il cyberbullismo. La frase che riassume il folle gesto del ragazzo, unica via di fuga dal mondo che lo ha confinato nel dolore e nella violenza, è riassunta da Murubutu attraverso il contrappasso cui vanno incontro i suicidi nell’Inferno dantesco: “Quindi mamma, scusa tanto, non sono felice/Il mio cuore prende il largo da ogni sguardo ostile/Nella stanza, sul mio banco, all’alba giù in cortile/Oggi non ci sono più, c’è un albero di vite.”

La seconda traccia che analizziamo è il singolo estratto dall’album, Paolo e Francesca.

Dante arriva nel secondo cerchio e incontra le anime di Paolo Malatesta e Francesca da Polenta, dannate per l’eternità nella stessa bufera così come in vita si sono abbandonati al vento della passione adultera. Leggendo dell’amore tra Lancillotto e Ginevra in un libro, infatti, Francesca bacia Paolo, il fratello di suo marito Gianciotto, ma i due non fanno in tempo ad abbandonarsi alla passione che Gianciotto stesso li scopre e li trafigge entrambi con la sua spada. La traccia dell’album tratta esattamente di questo sentimento intenso e lo fa con un linguaggio moderno, ma che comunque strizza l’occhio alla poetica di Dante: “Noi che eravamo la stessa persona/Principi senza corona, il tuo ricordo mi abbandona/Il tuo profumo si fa spilli buca ed ossessiona/” Amor, ch’a nullo amato amar perdona”.”

I due artisti cercano di sottolineare come le tematiche dell’Inferno siano ancora oggi fortemente attuali e come queste si possano rifare alle nostre esperienze personali (per saperne di più: https://tinyurl.com/26s692dd), tant’è che Murubutu in Paolo e Francesca canta: “Ed ogni amore nasce forza mossa da due leve/Le nostre sono un sesto senso ed un destino incerto.”

L’ultima traccia di oggi è Ulisse. Esattamente come nel Canto XXVI dell’Inferno, il protagonista è l’eroe greco, punito nell’ottava bolgia dell’ottavo cerchio in quanto consigliere fraudolento. La canzone dei due rapper si sviluppa sì sulla figura di Ulisse, ma ne vogliono sottolineare in particolar modo la sete di conoscenza, la quale contraddistingue l’essere umano dagli altri animali: “E gli occhi immersi tra i miei sensi che hanno sempre sete/Di un folle volo della fantasia” così scrive Murubutu, mentre Claver aggiunge a riguardo: “Là dove voci di sirene offuscano la mente/Il mare si farà bollente e il ricordo latente/Dove ogni sbaglio era un bagaglio ricolmo di niente/Portare al limite il sapere in terre senza gente.”

Come possiamo ben vedere da queste tre tracce, l’intento chiaro dell’intero lavoro dei due artisti è dunque quello di rivalutare in chiave moderna le terzine dantesche, per far sì che se ne riscoprano l’attualità e l’immenso valore culturale. Ovviamente ognuno di noi ci si può immedesimare in maniera differente e può coglierne diversi spunti di riflessione, così come lo stesso può accadere leggendo la Commedia, ma per dare un’ulteriore chiave di lettura dell’album vi allego la tracklist desunta da Genius, un sito specializzato in analisi testuale dei dischi: https://tinyurl.com/74fd3b7z.

Non mi resta che augurarvi buon ascolto e buona lettura, sperando che Claver Gold e Murubutu riescano in qualche modo a tener viva la memoria di Dante, in questi tempi in cui sembra che si possa cogliere nell’arte un orizzonte di speranza e rinascita.

Valerio Cavallaro