La rassegna stampa internazionale dell’UNINT

Prima edizione speciale della rubrica di approfondimenti tematici della nostra rassegna stampa: uno sguardo più nel dettaglio su diverse tematiche di spicco nel mondo.

EUROPA

APPROFONDIMENTO TEMATICO: Le vacanze spagnole post-Covid

La Spagna, dopo un brutto colpo alla propria economia, cerca di riprendersi anche grazie al turismo nazionale. Infatti, così come in altri Paesi, i cittadini dovranno puntare a delle vacanze ridimensionate, adattandosi spesso con nuove alternative ripensate nell’ottica post-Covid. Nelle scorse settimane, esperti ed economisti si sono interrogati ed hanno condotto degli studi per osservare l’approccio degli spagnoli al nuovo modo di viaggiare dopo tre mesi di isolamento.

L’articolo di EDeconomíaDigital, giornale online di economia, offre uno studio interessante realizzato proprio al fine di avere una fotografia dettagliata delle scelte degli spagnoli per questa estate: il campione è stato di 4.258 persone maggiorenni intervistate telefonicamente in 50 province dal 1 al 9 giugno. Uno dei risultati più eclatanti è che solo il 27,2% pensa di andare in vacanza, mentre il 65,7% non lo farà. Il 58,5% del primo gruppo, comunque, vorrebbe misure preventive rafforzate in vacanza. Il 90% rimarrà in territorio nazionale e vanno per la maggiore le seconde case di proprietà. L’83% preferisce muoversi in macchina rispetto ad altri mezzi.

Epturismo conferma i principali dati, aggiungendo che il 50% delle famiglie spagnole si è dichiarata disposta a pagare un incremento del 5% dei mezzi di trasporto o strutture alberghiere per aver maggior protezioni anti-contagio.

Anche Expansión informa degli studi fatti riguardo le prospettive di vacanze degli spagnoli. Ad esempio, si stima che i giovani sotto i 30 anni saranno i primi a far ripartire il settore del turismo, prediligendo mete di turismo sportivo, mentre è più vulnerabile la fetta dei più adulti, dai 40 in su, che procederà con più cautela. Gli spagnoli tra i 40 e i 55 anni preferiranno (48,2%) viaggi dedicati alla scoperta della natura, seguiti da viaggi dedicati allo shopping, alla gastronomia e alla cultura. Ma la certezza di quest’anno è soprattutto una: si preferiranno mete turistiche naturali. Questo tipo di turismo ha visto un incremento del 38,5% già dal 2017, e questo è sicuramente l’anno che non smentirà la tendenza. Infatti, i luoghi con attrazioni naturali garantiscono divertimento all’aria aperta evitando assembramenti, e la soluzione perfetta può trovarsi nell’affitto di case di campagna o alloggio in agriturismi. A questo proposito i municipi e le agenzie spagnole si sono già messe all’opera per riattivare il settore e proporre incentivi e percorsi di qualità e in sicurezza.

I viaggi e i percorsi naturalistici si concentrano nelle regioni della Catalogna, Castiglia e Leone, Andalusia e Aragona; il turismo culturale si divide tra Andalusia, Madrid e Castiglia e Leone; mentre per quello gastronomico vediamo l’Andalusia al primo posto seguita da Castiglia e Leone e Galizia. Ma non dobbiamo dimenticare anche i viaggi termali, nei centri benessere, e i viaggi religiosi, dove spicca l’Andalusia seguita dalla Galizia (regione da cui parte il cammino di Santiago).

Uno degli aspetti più importanti da ricordare, tuttavia, è sempre la qualità del turismo nonostante il periodo critico che la Spagna sta vivendo, evitando di incappare nell’ascesa dei prezzi alle stelle o di fornire dei servizi scadenti pur di ricevere turisti.

L.C, M.D.F. e I.V

APPROFONDIMENTO TEMATICO: La vita dei cittadini tedeschi dopo il Coronavirus

Il coronavirus ha sconvolto la vita di molti e colpito diversi ambiti del quotidiano. Il privato, il lavoro, l’economia. Questo rapido diffondersi del virus non ha fatto altro che gettare i Paesi in confusione, Germania compresa. Tutti forzati a casa, costretti all’inerzia e in moltissimi casi alla lontananza dagli affetti più cari. A tal proposito, ci siamo già occupati del faticoso allontanamento tra coppie, in particolare di anziani ricoverati. In un’intervista alla NDR, è la stessa autrice Andrea Schmidt a raccontare l’esperienza vissuta distante dalla mamma malata di Alzheimer. Soprattutto chi vive un dolore vede le mancate visite come un distacco, un abbandono quasi, non facile da motivare.

Anche i bambini hanno vissuto mesi difficili. La chiusura delle scuole, dei parchi, delle strutture ludiche a loro dedicate, ha provocato un aumento smisurato dell’utilizzo della rete da parte di questi ultimi. Secondo un’indagine del DAK, la durata media del tempo trascorso online dai ragazzi è aumentata del 66% nei giorni feriali, giorni ordinariamente trascorsi a scuola. Un dato preoccupante per il commissario federale per le droghe Daniela Ludwig che, come si legge sul Tagesschau, esorta genitori, insegnanti e politici a fare più attenzione per invertire il trend. Gli adulti invece hanno dovuto sperimentare il lavoro da casa. Secondo un altro studio dell’assicurazione sanitaria tedesca DAK, riportato dal giornale Die Zeit, ben il 76,9% di 7.000 dipendenti intervistati vorrebbe mantenere questa modalità di lavoro anche in futuro. Stando alle informazioni trapelate su Die Zeit, la multinazionale Siemens, la Deutsche Bank e Twitter stanno già valutando il futuro dei propri dipendenti in questo senso. Quello che emerge è: meno stress e più produttività, con una corretta conciliazione tra lavoro e famiglia. Per il Professor Eichhorst, esponente del Mercato del lavoro e delle Politiche Sociali presso l’Istituto di Economia del Lavoro a Bonn, siamo di fronte ad un nuovo stile di vita. In una lunga conversazione al giornale Die Zeit dichiara che sempre più spesso ci si alternerà tra casa e posto di lavoro. Le esperienze di meeting online hanno avuto risvolti positivi e inevitabilmente hanno mostrato una comodità da voler ricreare per il domani. «Prima del coronavirus, secondo una tradizione burocratica e industriale la gestione del lavoro era strettamente gerarchica, soprattutto in Germania. L’attività doveva essere divisa dal tempo libero e ciò si rispecchiava nella separazione tra luogo di lavoro e spazio abitativo. I datori avevano paura di perdere il controllo sullo sforzo effettivamente profuso dai dipendenti, solo recentemente si registra un cambio di prospettiva». In ogni caso, se è vero che lavorando online si ridurrebbero stress, viaggi per i pendolari e spese collaterali, è vero anche che la collaborazione e gli incontri fisici sono delle occasioni sociali e il sentirsi parte di un team che si scambia le idee agevola la creatività. Inoltre, l’ufficio rappresenta un luogo paritario, dove ognuno vive le stesse condizioni lavorative. Dunque, «la cosa più giusta sarebbe far scegliere i dipendenti, in base alle esigenze» prosegue Eichhorst, visto che, per i più pignoli e diffidenti, anche i software digitali ad oggi possono controllare l’attività dei dipendenti e, tramite il consenso per la condivisione dello schermo, rendono possibile visionare le finestre del browser aperte.

L.R., M.S.

APPROFONDIMENTO TEMATICO: Dalla corsa allo spazio a quella per il vaccino: sviluppi e controversie in merito alla realizzazione del vaccino contro il Covid-19

La Russia mira a diventare il primo Paese al mondo ad avere una formula di immunizzazione contro il Covid-19 approvata, secondo il capo del Russian Direct Investment Fund (RDIF), che sta finanziando la ricerca, Kirill Dmitriev. In una trasmissione televisiva egli ha affermato che “gli americani rimasero sorpresi quando sentirono il segnale acustico provenire dal satellite Sputnik. È la stessa cosa che accadrà con questo vaccino. La Russia ci arriverà per prima”. In questo senso, la scienza russa sta evocando lo stesso spirito di successo della corsa allo spazio nella corsa allo sviluppo di un vaccino contro il coronavirus.

“Tuttavia, la priorità dei nostri scienziati non è l’essere i primi, bensì la protezione delle persone”, ha ammonito Dmitriev.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della sanità, ci sono attualmente studi clinici in tutto il mondo su 26 potenziali vaccini contro il coronavirus. Tuttavia, negli elenchi dell’OMS non appaiono i vaccini russi che si trovano nella seconda o terza fase dei test.

Il prodotto utilizza vettori adenovirus umani che sono stati resi più deboli in modo da non replicarsi nel corpo e a differenza della maggior parte dei vaccini in fase di sviluppo, si basa su due vettori, non uno, e ai pazienti dovrebbe essere somministrata una seconda dose di richiamo in un secondo momento.

Gli studi sul farmaco sono condotti dall’istituto di ricerca statale Gamaleya di Mosca, che ha dichiarato che entro il 10 agosto sarà completata la seconda fase dei test di un vaccino anti-coronavirus. I venti volontari che si sono sottoposti alla sperimentazione del vaccino, infatti, sono stati dimessi lunedì 20 luglio dopo circa un mese di osservazione: a questo proposito, il Ministero della difesa, che ha lavorato insieme all’Istituto Gamaleya per produrre il vaccino, ha dichiarato che i volontari hanno mostrato inequivocabilmente l’immunità a Covid-19.

Tuttavia, prima di lanciare una vaccinazione di massa, il farmaco deve ricevere un’approvazione normativa, che ne certifichi la reale efficacia e sicurezza.

Secondo il capo del dipartimento di virologia dell’istituto di medicina sperimentale “Riborodintseva”, la professoressa ed esperta OMS Larisa Rudenko, nonostante un gran numero di sviluppi interessanti, un vaccino efficace e sicuro per il coronavirus non è ancora stato creato. L’istituto procede con un metodo diverso che prevede l’elaborazione di un vaccino vivo, che prende come vettore il vaccino antinfluenzale domestico, a cui sono stati aggiunti gli antigeni sintetizzati del coronavirus, ovvero quelli responsabili dell’immunogenicità. “Se il coronavirus inizia a circolare come un virus stagionale, allora avremo già la possibilità di vaccinare simultaneamente le persone contro l’influenza e il coronavirus” aggiunge l’esperta.

Inoltre, gli esperti di tutto il mondo hanno reagito con grande scetticismo agli sforzi di Mosca sul fronte medico e il mese scorso, Stati Uniti, Canada e Regno Unito hanno accusato la Russia di aver tentato di rubare informazioni sul vaccino per il Covid-19. Nelle accuse di Washington è rientrata anche la Cina, ma Mosca e Pechino hanno respinto queste accuse, indicando la mancanza di prove.

D.S., S.N.

AFRICA

APPROFONDIMENTO TEMATICO: Le sorti dell’istruzione in Angola post-Covid

In Angola, come riporta Observador,il Sindacato Nazionale dei Professori è allarmato per la mancanza di infrastrutture scolastiche nel Paese, poiché non presentano le condizioni adatte a garantire il rispetto delle norme anti contagio. La proposta dei professori angolani è quella di ripartire con le lezioni direttamente a settembre, tenendo un occhio vigile sulla curva epidemiologica. Il primo elemento importante ad essere assente nelle scuole angolane è l’acqua: spesso è un bene molto scarso se non addirittura assente. Un altro fenomeno è quello degli asili, come scrive l’Observador. Questi ultimi infatti, hanno licenziato nelle ultime settimane più di 5000 persone e molti chiuderanno definitivamente. A dare l’allarme è stata una rappresentante del settore, che spiega che ciò che sta succedendo è una reazione al mancato pagamento delle tasse scolastiche che si prolungherà fino al ritorno in aula. Infatti, il governo angolano, ha sospeso i pagamenti delle tasse scolastiche in tutte le istituzioni pubbliche e private, fino al ritorno delle lezioni in presenza le quali ancora non hanno una data certa. Questa scelta ha portato problemi di carattere economico, sociale ed educativo. In merito alla questione, D’jandira Catela do Vale (della commissione esecutiva dei centri infantili) che rappresenta 200 centri infantili privati in tutto lo stato ha ricordato che le scuole sono chiuse dal 22 aprile, giorno in cui è stato dichiarato lo stato di emergenza e che, nonostante ciò, la didattica è continuata a distanza usando la piattaforma Zoom. Purtroppo, però, molti centri sopravvivono con meno del 30% delle tasse scolastiche o anche meno, nonostante continuino a pagare per canoni di affitto “assurdi” e gli stipendi ai propri dipendenti. D’jandira Catela do Vale ha mandato un appello al Governo, affinché si impegni a far sì che le scuole continuino a poter lavorare. Ha anche previsto che in caso il governo non decida di rivedere la sospensione delle tasse scolastiche, 150 centri infantili della commissione esecutiva dovranno chiudere. L’argomento è stato affrontato anche da Jornal de Angola, che ha preso però in considerazione tutte le scuole, dagli asili alle università. A causa del rinvio delle lezioni circa 225 mila professori e personale amministrativo rimarranno senza lavoro. L’istruzione privata offre più posti di lavoro del settore pubblico e per questo Antonio Pacavira (presidente dell’Associazione Nazionale per l’Insegnamento Privato) ha chiesto una risposta tempestiva dal governo. La proposta fatta è quella di fornire una sorta di reddito momentaneo affinché non ci si debba trovare costretti a doversi licenziare. Un’altra proposta fatta al governo è quella di guardare al futuro e continuare a fare lezione online, soluzione che però il governo guarda con diffidenza. Di fatto, però, le lezioni online salverebbero da molti licenziamenti.

M. P., D.F.

MEDIO ORIENTE

APPROFONDIMENTO TEMATICO: Le festività islamiche durante il covid-19: nuove tradizioni?

Per molti fedeli di religione islamica l’inizio del Ramadan, i festeggiamenti del Eid al-Fitr e del Eid al-Adha si sono sovrapposti ad un periodo molto difficile per l’intera umanità.

A causa del coronavirus, infatti, molti musulmani si sono ritrovati a dover festeggiare in circostanze del tutto nuove e inaspettate.

Cominciamo dal Ramadanرمضان”, il mese sacro del digiuno dedicato alla preghiera, alla meditazione e all’autodisciplina, che quest’anno si è svolto in maniera molto diversa, senza la preghiera collettiva al tramonto, senza l’Iftar e con le moschee chiuse.

Il Ramadan è considerato da molti come un importante momento sociale, oltre che spirituale: dopo il tramonto, infatti, famiglie e amici solitamente si riuniscono in gruppi numerosi, per mangiare e festeggiare insieme.

Quest’anno, però, le restrizioni in vigore in quasi tutto il mondo per limitare la diffusione del coronavirus hanno trasformato il Ramadan in modo significativo: in moltissimi Paesi è stato vietato l’ingresso alle moschee, le preghiere pubbliche sono state annullate e le famiglie sono state costrette a utilizzare le videochiamate per le grandi cene che normalmente coinvolgono un vasto numero di amici e parenti.

E anche la fine, così come l’inizio, si è svolta in condizioni straordinarie. Inaugurato il 24 aprile nella totale chiusura dei fedeli musulmani di tutto il mondo, il Ramadan si conclude ancora in lockdown festeggiando Eid al-Fitr “عيد الفطر, la festa dell’interruzione del digiuno, dentro casa.

Queste manovre per contrastare la diffusione del Covid-19, si sono protratte anche per il Eid al-Adha “عيد الأضحى”, la festa del sacrificio, che segna l’inizio del pellegrinaggio nel mese Dhū l-Ḥijja.

Difatti, il tradizionale pellegrinaggio è stato fortemente ridimensionato a causa della pandemia: l’evento che solitamente richiama alla Mecca oltre due milioni di persone da tutto il mondo, nel 2020 vedrà l’affluenza di un massimo di dieci mila pellegrini, tutti locali, con accesso contingentato, distanziamento sociale e rigide misure di sicurezza.

Le autorità del Regno hanno infatti imposto il divieto di arrivo ai fedeli internazionali, una misura decisa da Riad nel tentativo di limitare nuovi contagi da Covid-19, in quanto l’Arabia Saudita ha registrato il numero più alto di casi nella zona, divenendo così uno dei principali focolai del Medio Oriente.

Tutti i pellegrini sono sottoposti al controllo della temperatura al loro arrivo alla Mecca e sono obbligati a un periodo pre e post quarantena. Inoltre, è previsto l’obbligo di indossare la mascherina in ogni fase dell’Hajj (pellegrinaggio), come riportato dalla BBC Arabic.

Dal punto di vista economico, invece, annualmente il pellegrinaggio fa entrare nelle casse saudite circa dieci milioni di euro e l’enorme perdita economica di quest’anno si somma a quelle già registrate dal regno saudita a causa di una crisi finanziaria preesistente alla pandemia del Covid-19.

S.H.

AMERICA

APPROFONDIMENTO TEMATICO: Canada, il primato del Québec per le spese anti Covid

Il Québec è il campione degli interventi economici anti Covid-19, primo a livello provinciale per iniezioni di somme di denaro per contrastare gli effetti della pandemia.

In una recente analisi, il Responsabile del bilancio parlamentare del Canada ha messo a confronto il coinvolgimento di vari governi provinciali nella lotta contro il Covid-19. Come riportato da La Presse, l’organismo federale ha preso in esame non solo l’assistenza diretta dei governi, ma anche il sostegno finanziario alle imprese e alle società di trasporto pubblico. È emerso che il Québec ha immesso 28,7 miliardi di dollari nell’economia per combattere il Coronavirus, 10 miliardi di dollari in più rispetto all’Ontario (17,5 miliardi di dollari): le due province del Canada centrale fanno la parte del leone sul totale delle altre province di 66,6 miliardi di dollari. Queste operazioni di finanziamento, sebbene importanti, sono ancora relativamente modeste rispetto a quelle del governo federale. Il governo Trudeau ha immesso 403,4 miliardi di dollari nell’economia, ovvero il 18,7% del PIL del Canada! E potrebbe non essere ancora finita.

Il governo del Québec stima i suoi interventi a 28,3 miliardi di dollari, di cui 3,7 miliardi sono destinati a rafforzare il sistema sanitario, mentre 5,8 miliardi sono stati utilizzati per sostenere i salariati e i liberi professionisti. Il resto, 18,8 miliardi di dollari, sono volti all’obbiettivo, suggestivamente intitolato, di «mitigare l’impatto della pandemia sull’economia». Gran parte dei 28 miliardi di dollari non rappresentano una spesa, ma un investimento anticipato (2,9 miliardi di dollari) o un rinvio dei crediti (5,8 miliardi di dollari per il tasso di vendita, 4,5 miliardi di dollari per le imposte sul reddito dei privati e altri 2,8 miliardi per gli acconti provvisori).

Quanto al bilancio, il deficit del Québec quest’anno non si avvicinerà a 28 miliardi di dollari, ma ammonterà piuttosto a circa 10,9 miliardi, e possiamo aspettarci che l’anno prossimo scenderà a circa 6 miliardi. Tuttavia, questi apporti di liquidità dovranno essere finanziati e richiederanno a loro volta liquidità, soprattutto perché si aggiungono ai debiti provinciali in scadenza che dovranno essere rifinanziati, oltre ai disavanzi che erano stati previsti. In totale, quindi, tenendo conto dei circa 67 miliardi di dollari di misure Covid-19 dei governi provinciali, le province richiederanno 195 miliardi di liquidità entro la fine del 2021. Tra le quattro province con la maggiore richiesta di fondi, il Québec ha il migliore rating di credito, seguito da Ontario, Manitoba e Terranova.

In conclusione, l’analisi del Responsabile di bilancio non esprime giudizi in merito all’adeguatezza e l’impatto delle iniezioni di liquidità da parte del Governo; un giorno, forse, gli economisti ci diranno in che misura, a posteriori, le azioni dei governi provinciali – e del Québec in particolare – sono state benefiche o meno per l’economia, a seconda delle modalità di intervento.

S.C.

ASIA

APPROFONDIMENTO TEMATICO: L’impatto economico della Cina sull’economia occidentale post-Covid

La Cina, ad oggi, è sicuramente uno degli Stati più potenti al mondo. L’eccezionale crescita economica e la rivendicazione di un maggior peso politico a livello internazionale hanno permesso alla Cina di conquistarsi un posto d’onore all’interno dell’assetto geo-politico mondiale. Inoltre, la proiezione regionale e internazionale del Paese ha aumentato enormemente la sua influenza nelle relazioni internazionali al punto da poter cambiare le relazioni economiche e gli equilibri geo-politici non solo in Asia, ma anche in molte altre aree del globo.

Il coronavirus,  come riportato da Wired, non solo ha scatenato un’emergenza globale al livello sanitario, ma ha anche prodotto una serie di effetti importanti sull’economia, poiché i mercati internazionali stanno reagendo alle contromisure prese dal governo cinese e da quelli degli altri Paesi in diversi settori, dal turismo al commercio.

Innanzitutto, ci sono gli effetti diretti sulla città di Wuhan, da dove il virus, come noto, si sarebbe propagato.  Metropoli da oltre 11 milioni di abitanti, diventata negli anni uno dei centri propulsori degli investimenti cinesi sulle nuove tecnologie e l’industria pesante dove I tassi di crescita sono stati superiori alla media nazionale, arrivando a sfiorare il 7,8% nel 2019 dopo l’8% del 2018. L’isolamento completo della città ha rappresentato un duro colpo per la produzione, ed è destinato a tradursi in un calo generale dei consumi, delle importazioni e delle esportazioni.

Poi ci sono gli effetti più ampi sull’intera Cina. La chiusura forzata per le  Le Borse di Shanghai e Hong Kong,  ha avuto effetti sui titoli delle società quotate e secondo Shaun Roache, capo economista di Standard & Poor’s per la regione Asia-Pacifico, uno degli effetti principali potrebbe essere legato a un crollo dei consumi da parte dei cinesi stimato attorno al 10% soprattutto nei settori relativi turismo e agli acquisti, il che si tradurrebbe in una contrazione del Pil cinese dell’1,2%, come riporta Il Sole 24 Ore.

A guadagnare sono invece le azioni di aziende che operano nel settore sanitario, alcune delle quali sono quotate sul listino ChiNext. Shanghai Dragon, per esempio, specializzata in prodotti medicali monouso ha visto il titolo salire del 10%, così come anche l’azienda Tianjin Teda, specializzata nella produzione di mascherine monouso. Jiangsu Bioperfectus Technologies,  che ha creato un sistema di monitoraggio degli ospedali, ha visto salire le azioni addirittura del 20%, come riportato da aboutpharma.

Stessa tendenza si registra anche per le azioni di aziende sanitarie di Paesi limitrofi, come il Giappone, dove la società Kawamoto Corporation, che produce mascherine, guanti monouso e salviettine disinfettanti ha visto schizzare il valore delle azioni a un più 23,6%.

Il mercato del lusso sembra essere tra i più colpiti. Le azioni del colosso Lvmh guidato da Bernard Arnault, che possiede alcuni dei marchi più apprezzati dai nuovi ricchi cinesi, in un primo momento ha perso oltre il 5% ma adesso è in ripresa, così come i titoli di altre grandi firme, tra cui Ferragamo e Prada, che stanno riguadagnando terreno.

Pesanti ripercussioni si sono viste anche sulle compagnie aeree internazionali. Le azioni di EasyJet, per esempio, hanno perso il 4,6% e International Consolidated Airlines il 4,3%. Male anche AirFrance (-4,5%) e soprattutto Lufthansa, che è arrivata a perdere fino al 5,2%.

Secondo le stime del sito Statista, nel 2019 il numero di turisti cinesi è stato di circa 2,8 milioni di persone, con un impatto importante per l’economia del Paese. Il blocco totale dei viaggi porta sicuramente ripercussioni all’economia globale.

Le grandi compagnie, come Facebook, hanno ridotto i contatti con la Cina, consigliando agli impiegati a evitare viaggi non necessari verso la Cina, ancora chiusa e impossibilitata ad accogliere gli stranieri, visto il numero di contagi in aumento.  È inoltre stato chiesto ai dipendenti che hanno viaggiato in Cina di lavorare da casa, come riporta Reuters.

Le aziende internazionali con sede in Cina stanno prendendo contromisure. Secondo quanto riportato da Npr, Starbucks ha chiuso oltre 2mila punti vendita nel Paese, in accordo con le autorità locali, per evitare che possano diventare luoghi di contagio. Una decisione simile ha preso anche McDonald’s. Disney, invece, ha chiuso il suo Resort a Shanghai, che accoglie ogni anno circa 12 milioni di visitatori, in attesa di nuove disposizioni da parte delle autorità. Toyota ha annunciato lo stop della produzione negli stabilimenti cinesi.

La situazione non è sicuramente delle più rosee, ma gli sforzi da parte dei Paesi colpiti dalla pandemia, stanno avendo il loro frutti. Collaborare tutti insieme permetterà al mondo di tornare a vivere serenamente.

G.R.

OCEANIA

APPROFONDIMENTO TEMATICO: Covid-19: i casi più recenti, ultime restrizioni e test sperimentali in atto

Secondo il The Guardian, in Australia, il premier Daniel Andrews, ha imposto tre nuove restrizioni dovute al Covid in tutta la regione di Victoria, attive a partire dal 6 agosto.

Dopo che lo Stato ha di recente registrato altri 671 casi di coronavirus e sette morti, il premier ha annunciato uno “stato di calamità”.

La polizia di Victoria ha ricevuto “poteri straordinari” per far rispettare le limitazioni sui movimenti delle persone e per emettere multe fino a 5.000 dollari. La sanzione, che può essere emessa per aver violato gli ordini di quarantena e di isolamento, è la più grande multa in loco prevista dalla legge del Victoria.

Nel Regno Unito,secondo quanto riportato dal The Guardian, l’Ufficio Nazionale di Statistica (ONS) hainformato della morte di 8.892 persone in Inghilterra e in Galles verso la fine del mese di luglio. Tuttavia, il numero di morti relativi al Covid è sceso a livelli che non si vedevano da metà marzo: i decessi sono in calo in tutte le regioni inglesi, ad eccezione dello Yorkshire, dell’Humber e delle East Midlands, dove le cifre mostrano piccoli aumenti.

Il primo ministro Nicola Sturgeon afferma che ci sono stati altri casi di coronavirus in Scozia, che rappresentano lo 0,9% delle persone appena testate. Nel complesso, questo porta il numero complessivo di casi positivi a 18.717.

In Irlanda del Nord il numero totale di persone che sono state infettate è di 5.996, senza nuovi decessi registrati, lasciando il totale a 556, secondo i dati ufficiali.

Secondo la CBC in Canadasono confermati 117,333 casi da COVID-19.

L’ Ottawa Public Health (OPH) ha eseguito più di 1.650 test combinati nel primo weekend di agosto, come riporta la CBC. L’Ontario, invece, ha visto un totale di 39.628 casi confermati da quando l’epidemia è iniziata a fine gennaio e di questi, quasi il 90% è considerato risolto, come riportato dalla CBC.

Intanto, nel Paese, una società farmaceutica sta esortando il Governo a condurre i test di un potenziale vaccino sugli esseri umani.

Secondo il National Post, questi test erano già stati condotti sui ratti e un importante esperto di assistenza sanitaria afferma che, nonostante i risultati siano promettenti, è ancora presto per dare un giudizio definitivo sulla loro riuscita.

Gli Stati Unitiiniziano i test di un farmaco contenente anticorpi contro il coronavirus.

Come riportato da CNBC, saranno impiegati nel trattamento sperimentale dal farmacista Eli Lilly.

Dato il numero elevato di pazienti negli ospedali americani il farmacista, in collaborazione con l’NIH, ha annunciato il nuovo trattamento che prevede l’uso di anticorpi monoclonali, secondo CBS News.

Secondo CNN, si tratterebbe di proteine del sistema immunitario in grado di colpire una singola struttura del virus che potrebbe comportare il rallentamento o addirittura l’eliminazione dell’infezione.

S.C, S.P

Rassegna stampa a cura di:

Ariela Capuano (responsabile lingua inglese)
Salvina Calanducci e Simona Picci (lingua inglese)
Giulia Deiana (responsabile lingua francese)
Silvia Calbi e Elen’Alba Vitiello (lingua francese)
Alessandra Semeraro (responsabile lingua spagnola)
Lavinia Cataldi, Michela Di Franco e Ilaria Violi (lingua spagnola)
Veronica Battista (responsabile lingua portoghese)
Martina Pavone e Diana Fagiolo (lingua portoghese)
Silvia Santini (responsabile lingua tedesca)
Michela Sartarelli e Laura Razzini (lingua tedesca)
Clarissa Giacomini (responsabile lingua russa)
Silvia Noli, Diana Sandulli (lingua russa)
Sara Zuccante (responsabile lingua araba)
Samar Hassan (lingua araba)
Claudia Lorenti (responsabile lingua cinese & coordinatrice del progetto)
Gioia Ribeca (lingua cinese)