#QUELLOCHECIUNISCE Giornata mondiale dell’Africa

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THOMAS SANKARA: L’UOMO CHE VOLEVA DAVVERO CAMBIARE L’AFRICA

Thomas Sankara nacque il 21 dicembre 1949 nell’allora colonia francese Alto Volta.

La sua era una famiglia molto numerosa, egli era il terzo di dieci figli. Fin da bambino dimostrò di avere un animo rivoluzionario e anticolonialista, e alla sola età di undici anni compié il suo primo atto di ribellione. Nel 1960 infatti l’Alto Volta ottenne l’indipendenza dalla Francia e quel giorno Sankara guidò gli studenti alto-voltesi contro gli studenti francesi che avevano bruciato la bandiera del neonato Stato. A pagare per questo gesto però non fu il giovane Thomas, bensì suo padre, il quale venne arrestato.

Thomas Sankara a diciassette anni venne arruolato nell’esercito. Nel frattempo, nel Paese, nonostante l’indipendenza ottenuta le cose non migliorarono. Sankara, dopo un breve periodo passato all’estero tornò nell’Alto Volta nel 1974 e subito si ritrovò coinvolto in una guerra contro il Mali, guerra che lui stesso considerò inutile e dannosa poiché fratricida.

Per il suo impegno politico, nel 1982 Sankara ricevette la carica di Primo Ministro. Fin da subito iniziò ad interessarsi del funzionamento delle strutture pubbliche, licenziando tutti gli impiegati che durante l’orario di lavoro non svolgevano la loro mansione come dovuto; per questo motivo cominciò a farsi dei nemici sia all’interno del Paese che al di fuori. Le cose peggiorarono quando si dichiarò apertamente contro i politici corrotti e l’imprenditoria straniera poiché, a suo avviso, non facevano altro che illudere la popolazione creando posti di lavoro temporanei, per essere poi scaricati una volta raggiunto il loro scopo.

Le sue posizioni critiche non piacquero al governo dell’Alto Volta che nel 1983 decise di rimuoverlo dall’incarico e di arrestarlo. La sua detenzione non durò molto tuttavia, poiché venne scarcerato grazie all’ondata di proteste di gruppi studenteschi e progressisti che travolse il Paese.

A questo punto, forte del sostegno popolare, Sankara guidò un colpo di stato che, il 4 agosto del 1983, lo portò al potere. Sankara fondò il Consiglio Nazionale della Rivoluzione che aveva l’obiettivo di salvaguardare gli interessi del popolo, la libertà e lo sviluppo sociale ed economico.

Nel 1984 in occasione del primo anniversario della sua Presidenza decise di cambiare il nome al suo Stato battezzandolo: Burkina Faso ovvero “la terra degli uomini integri”.

Durante il suo mandato Sankara decise di occuparsi di altri temi fondamentali come l’emancipazione femminile, riconoscendo alle donne il diritto di poter partecipare alla vita politica, il divieto alla poligamia e all’infibulazione, la lotta alle malattie e all’analfabetizzazione, la lotta contro il disboscamento e la valorizzazione delle risorse naturali presenti all’interno della nazione.

Il 15 ottobre 1987 il giovane Presidente venne assassinato e al suo posto salì al potere Blaise Compaore. Una volta al governo Compaore abolì la maggior parte delle riforme fatte da Sankara facendo regredire il paese in uno stato di povertà e malessere. Si concluse così, una stagione rivoluzionaria per il Burkina Faso che aveva portato nell’intero continente africano un inatteso vento di libertà.

Giuseppe Giliberto

#QUELLOCHECIUNISCE Giornata mondiale delle api

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Le api: un mondo da conoscere per un mondo da proteggere.

In occasione della giornata mondiale delle api, stabilita il 20 maggio, con questo articolo vediamo di conoscere e capire la vita di questi insetti, piccoli nelle forme, grandi per il loro operato, fondamentali per la sopravvivenza del mondo.

Scientificamente l’apis è un genere di insetto della famiglia Apidae, è l’unico genere della tribù Apini, e solo due delle specie comprese nel genere (che ne conta ben 27) possono essere allevate dall’uomo, l’apis mellifera e apis cerana. L’apis mellifera, diffusa in tutto il mondo ad accezione delle zone artiche ed antartiche, è l’unica conosciuta in Europa, mentre l’apis cerana, dalle dimensioni più ridotte rispetto alla mellifera, è tipica del sudest asiatico, diffusa in Cina, India, Giappone, Malaysia, Nepal, Bangladesh e Papua Nuova Guinea.

Personificazione dell’operosità, è un insetto simbolico, protagonista di miti, leggende e culti religiosi, conosciuto già nella preistoria. Sono stati ritrovate infatti, pitture murali in Spagna, risalenti al periodo magdaleniano (17/18.000 anni fa), dove l’uomo si serviva delle api per trarne il miele.

Nella mitologia greca erano considerate messaggere delle Muse, per la loro sensibilità ai suoni, ma anche simbolo di un popolo obbediente al suo re. Nel mito che narra la nascita di Zeus, re dell’olimpo, quando la madre Rea lo sottrasse dal padre Crono e lo nascose in una grotta del monte Ida a Creta, fu nutrito non solo dal latte della capra Amaltea, ma anche da un miele prodotto dalle api locali.

Protagoniste di un episodio delle Georgiche di Virgilio, che narra la credenza, comune fino al diciassettesimo secolo, della generazione spontanea della vita, la bugonia. L’episodio illustra come il pastore Aristeo, apicoltore a cui morivano le api perché colpevole della morte di Euridice, promessa sposa di Orfeo, esegue un rito purificatorio sacrificando un bue per chiedere il perdono degli dei. Compiuto il sacrificio, Aristeo assiste al fenomeno della bugonia: un intero sciame di api che rinasce dalla carcassa del bue.

Storia simile è narrata anche nella Bibbia, in cui sansone pone un enigma con protagoniste le produttrici di miele.

Tralasciando i miti e le leggende, seppur affascinanti, vediamo di capire come funziona la vita delle api.

Conosciute per la produzione del miele e della pappa reale, alimenti nutrizionali eccezionali, le api sono insetti sociali, infatti costruiscono una vera e propria famiglia che vive in una struttura molto complessa che costruiscono loro stesse, si potrebbe dire che sono gli ingegneri del mondo animale: l’alveare, costituito da favi di cera.

Il cuore dell’alveare è la regina. L’appellativo non è dato a caso, fin prima della sua nascita e per il resto della sua vita infatti, la regina gode delle migliori attenzioni delle api. Non ci è ancora dato sapere come e perché viene scelto uno specifico uovo, infatti le uova dalle quali nasce una regina o un’ape operaio sono assolutamente identiche, con il medesimo materiale genetico. La differenza sta nella nutrizione delle uova: quello nutrito solo con pappa reale si schiuderà dopo sedici giorni da cui nascerà una “principessa” la cui durata di vita può arrivare fino a cinque anni, talvolta sette. Mentre quello nutrito per tre giorni con pappa reale e per ventuno da miele, nascerà un’ape operaia, la cui vita varia da un minimo di quaranta giorni ad un massimo di sei mesi. Strabiliante vero?

Perché la regina è così importante? Semplice, da lei dipende la vita dell’intero alveare. Essendo l’unica sessualmente fertile infatti, la regina depone le uova, garantendo il ricambio delle api; viene accudita dalle api nutrici che si occupano esclusivamente di lei. Senza di loro la regina non potrebbe sopravvivere, e legate da un legame strettissimo, vivono in virtù del bene comune.

Essendo la madre delle api, è colei che decide il buon andamento dell’alveare grazie alla particolarità di alcune sostanze che emana. Queste sostanze sono le linee guida delle altre api, che le seguiranno. Inoltre è la regina a spiccare il volo con tutta la corte al seguito, decidendo di fondare una nuova colonia. Se l’ape regina muore, segna la fine dell’alveare, in quanto tutte le altre api moriranno, sia quelle operaie che i fuchi (i maschi della famiglia, presenti in numero ridotto). Straziante e meraviglioso al contempo.

E il miele? Come si estrae?

Ho cercato di trovare risposta a queste domande chiedendo direttamente informazioni ad una figura essenziale per noi tutti e per le api: l’apicoltore. Una sorta di papà delle api, che le protegge spostando l’alveare in luoghi più sicuri, le pareggia se diventano troppo deboli, le cura se si ammalano (sono spesso attaccate da parassiti molto dannosi per loro), le nutre nei periodi di scarsa fioritura, integrando la loro alimentazione con i canditi (no, non quelli del panettone ma simili). Perché lo fanno? Perché così le api non consumano la scorta di miele all’interno della loro cassetta, arrivano in piena forma alla fioritura dei vari pollini (acacia, castagno, millefiori, dipende da quali tipi di piante ci sono vicino l’alveare, alcuni apicoltori per esempio effettuano il “nomadismo” cioè spostano l’alveare in base al tipo di miele che vogliono raccogliere). Un alveare in piena salute significa benessere per l’ambiente, per la natura e per l’apicoltore stesso. Alimento dai molteplici benefici e dalle numerose proprietà, il miele è anche curativo. Nella medicina erboristica infatti, il miele è suggerito per svariati usi: favorisce la cicatrizzazione e l’idratazione, migliora il sonno e la concentrazione, ci aiuta contro la tosse, basta scioglierlo nel latte caldo o nel tè. Si pensa che abbia anche un’azione ipotensiva, aiutando quindi l’apparato circolatorio, e aiutano anche l’apparato digerente, migliorando la flora batterica e l’assorbimento di calcio e magnesio.

L’estrazione del miele, è un momento delicatissimo per le api e per chi lo esegue. C’è una tecnica ben specifica che l’apicoltore effettua, sempre salvaguardando con attenzione tutti gli insetti, che sono il suo bene più prezioso. Le api vivono durante tutto l’anno dentro una cassa che si chiama arnia, e solo durante il periodo di fioritura e dopo aver inserito l’escludi regina, viene sovrapposto un ulteriore modulo chiamato melario. Nell’arnia infatti si trovano le scorte di miele, mentre sul melario le api mettono quello in eccesso, che si ottiene nei periodi di abbondanza. Quindi non si tocca mai il miele del nido e si raccoglie solo quello in eccedenza, così da non recare nessun danno alle scorte di cibo della famiglia. Nel momento preciso della raccolta, i melari vengono messi in modo che le api possano abbandonarli tornando nell’arnia. Inoltre, prima del trasporto, i melari vengono soffiati, così che se qualche ape è rimasta incastrata tra i telai, può rientrare nell’alveare. Il miele viene estratto dai telai per mezzo di una centrifuga chiamata smielatore, in un laboratorio dove non ci sono api. Successivamente il miele estratto viene messo in un contenitore d’acciaio, il maturatore, dove la cera sale in superficie ed il miele scende. Quando sarà maturo verrò messo nei contenitori.

Questo è il modo in cui lavorano gli apicoltori, nel pieno della salute e del benessere per le api, stando minuziosamente attenti ad ognuna di loro, a differenza invece delle grandi industrie dove l’attenzione è sicuramente minore. Gli apicoltori prediligono la qualità del miele ed il benessere delle api, le industrie la quantità. Quindi il consiglio che vi posso dare è: cercate un apicoltore vicino, e comprate il miele da lui. Ne gioveranno il vostro palato, l’ambiente e le api stesse.

Ma perché le api sono così tanto importanti?

Più che importanti, le api sono essenziali per la continuità della vita: dal loro lavoro di impollinazione dipende la quasi totalità della produzione agricola coltivata e spontanea, e tutto ciò che da essa deriva. In alcune zone della Cina, dove l’ambiente è talmente inquinato da aver ucciso ogni insetto pronubio, gli uomini salgono sugli alberi e con piume di uccello cosparse di polline tentano di fare ciò che le api fanno naturalmente, da sempre. Il risultato di questi sforzi? A parte le risa per l’immagine che danno, è davvero ridicolo ed insignificante.

Oltre al ruolo della produzione di miele, l’ape è quindi un indicatore biologico della qualità dell’ambiente e ad oggi rappresenta una delle emergenze ecologiche in corso. In Italia nel 2007 sono morte il 50% delle api, persi duecentomila alveari (ogni alveare conta tra le sessanta e le settantamila unità) e circa duecentocinquanta milioni di euro nel settore agricolo. Ad oggi la situazione è addirittura peggiorata, con una moria europea del 53%. Solo gli Stati uniti hanno dichiarato di aver subito la maggior perdita di api nella loro storia: dal 50 al 90%.

Le api muoiono per svariati motivi, il maggiore di tutti è l’uso dei pesticidi ed insetticidi da parte dell’uomo, tanto che in vari paesi, i regolamenti fitosanitari, fra i vari vincoli che hanno imposto per la salvaguardia delle api e degli insetti pronubi in generale, vietano l’utilizzo di trattamenti, anche con insetticidi, durante il periodo della fioritura.

E noi cosa possiamo fare? Innanzitutto, sappiate che le api non pungono. O meglio, non pungono se non si sentono costrette a farlo per difendere l’alveare (che non sarà poi troppo lontano, pensate che le api hanno un “raggio di azione” di 3 chilometri) come estrema risorsa. Pungendo infatti le api si condannano a morte, perché la puntura causa il distacco del pungiglione ed il loro conseguente decesso. Loro si occupano di visitare fiori e curarsi esclusivamente di loro. Se ci ronzano intorno, stiamo calmi e allontaniamoci, oppure possiamo urlare e scappare a gambe levate, l’importante per noi e per loro è non farsi pungere. L’ape si allontanerà e tornerà al suo lavoro, essendo un animale estremamente laborioso. Non confondetele con le vespe, che invece essendo onnivore e ghiotte di pic nic, non si preoccupano affatto di pungerci. Sono molto diverse, per forma, colore e suono emesso, non cadete in errore.

Vi ricordo inoltre che se trovate un alveare da qualche parte, o magari vicino casa vostra, state calmi e non vi spaventate, sono del tutto innocue! Non dovrete far altro che chiamare un apicoltore, il quale prontamente verrà a prenderle, ringraziandovi magari con un bel barattolino di sano e profumato miele!

Ricordate quindi che le api sono fondamentali, dalla loro esistenza, dipende la nostra!

Buona giornata delle api a tutti!

Aurora Magliocchetti

#QUELLOCHECIUNISCE: Giornata Internazionale dei Musei

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Il 18 Maggio è l’International Museum Day, ossia la giornata internazionale dei musei, istituita dall’ICOM (International Council of Museums) per creare eventi e incontri tra diversi musei sparsi per il mondo, affrontando tematiche specifiche. Infatti, nata nel 1992, quest’iniziativa prevede un tema diverso ogni anno: nel 2020 si parla di diversità e inclusione, e seguendo l’hashtag #IMD2020 sui social si potranno scoprire le attività avviate online dai vari musei.

Nel frattempo, per festeggiare l’imminente riapertura dei Musei civici di Roma e sperando in un’estate in cui viaggiare per l’Italia sarà possibile, ho deciso di segnalarvi i musei più particolari e divertenti sparsi per il nostro Paese, dandovi magari qualche spunto per le vacanze!

Ne ho scovati alcuni, da Nord a Sud, che potreste aggiungere nella vostra bucket list:

  • Museo della Bora, a Trieste, è interamente dedicato a questo vento. Si definisce una sorta di museo in progress, dove sono raccolte opere letterarie che citano la Bora, curiosità eoliche e venti in bottiglia -magari, col caldo che c’è in questi giorni a Roma, tornerebbero comodi.
  • Museo dei serial killer, a Jesolo (Venezia). Ovviamente di musei del genere ne esistono numerosi – come quello di criminologia di Roma -, ma la particolarità di questo museo risiede nel modo in cui viene proposta la visita: è un’esperienza totalmente immersiva, con un’audioguida che riproduce immagini a 360 gradi per farci esplorare i racconti, e percorsi per sale piene zeppe di documenti, testimonianze e “attrezzi dell’orrore”. Insomma, occorre avere un buon stomaco per uscirne illesi.
  • Museo del risparmio, a Torino – e io, torinese, non sapevo neanche che esistesse! -, fondato dall’Intesa Sanpaolo, si tratta di una vera e propria opportunità per imparare a gestire i soldi – per gli spendaccioni interessati: se volete organizziamo un viaggio di gruppo per visitarlo insieme. Si compone di percorsi interattivi divisi in una parte di spiegazione e una parte di gioco in cui mettere in pratica quanto appreso.
  • Beautiful gallery, a Bologna, è il paradiso degli instagrammers – o più semplicemente degli amanti delle foto e dei video colorati. Si tratta di una galleria d’arte che mira a far immergere completamente i visitatori, che possono tuffarsi in piscine con palline colorate o immergersi in sale con scritte neon sulle pareti. Inutile che stia qui a spiegarvelo, perché non riuscirei a rendere l’idea: vi consiglio di cercare voi stessi le foto di questa splendida iniziativa, oppure di curiosare al link che vi lascerò alla fine dell’articolo.
  • Museo dei videogiochi, a Roma, meglio conosciuto come VIGAMUS (Video Game Museum). Ripercorre l’evoluzione storica dei videogiochi, partendo dall’oscilloscopio di William Higinbotham e giungendo fino alla realtà virtuale. E quando dico che ripercorre l’evoluzione storica, intendo dire che espone Arcade e console dagli anni ‘80 fino ai giorni nostri, con una sala dedicata a giochi in realtà virtuale, e i visitatori possono giocarvi. In breve, è un appuntamento imperdibile per gli appassionati, ma anche per chi vuole divertirsi con classici intramontabili… Fidatevi, io ci ho passato delle ore!
  • Museo della liquirizia, in provincia di Cosenza… Il paradiso dei golosi! Situato a Rossano, il museo della liquirizia ripercorre la storia di questa celebre radice nella tradizione culinaria italiana, con tante curiosità e ricette appetitose. Il museo è dedicato ad Amarelli, azienda familiare produttrice dell’omonima liquirizia e definita dai turisti su TripAdvisor come “il Willy Wonka della liquirizia”.
  • Museo del papiro, a Siracusa, l’unico museo al mondo interamente dedicato al papiro. Si divide in due settori: da una parte l’attività storica, che espone papiri antichi e varie testimonianze della cultura del papiro in tutti i suoi aspetti; dall’altra la ricerca scientifica e storica, che riguarda gli studi sulla pianta, sulla manifattura e trattamento della carta papiracea nelle diverse epoche e sui problemi di conservazione dei papiri antichi.

Vi lascio qui di seguito i link alle pagine ufficiali dei musei, così se c’è un museo in particolare che vi ha incuriosito – ma anche due! – potete dare un’occhiata:
https://museobora.org/

https://www.beautifulgallery.it/

http://www.mostraserialkiller.it/orari-e-tariffe/mostra-serial-killer-informazioni-su-orari-e-tariffe.html

http://www.vigamus.com/

https://www.museodellaliquirizia.it/

Emanuela Batir

#QUELLOCHECIUNISCE: Giornata mondiale contro l’omofobia e la transfobia

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Promossa dal Comitato Internazionale per la Giornata contro l’omofobia e la transfobia e riconosciuta dall’Unione europea e dalle Nazioni Unite, la Giornata mondiale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia viene celebrata ogni 17 maggio a partire dal 2004.

L’obiettivo di questa ricorrenza è quello di promuovere e coordinare eventi di copertura internazionale per approfondire, sensibilizzare e prevenire fenomeni di natura omofobica, bifobica e transfobica perpetrati nei confronti della comunità LGBTQIA+.

Nel 1990 era già stato compiuto un grande passo, ossia quello di rimuovere l’omosessualità e le altre categorie di sessualità diverse dall’eterosessualità dalla classificazione internazionale delle malattie mentali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Non era bastato; per cui, nel 2007, a seguito di alcune dichiarazioni da parte delle autorità polacche contro la comunità LGBTQIA+, l’Unione Europea istituì in modo ufficiale questa giornata, arrivando ad annettere tra i suoi protagonisti anche la comunità transgender. Nel 2015, l’Unione Europea ha inserito tra gli obiettivi di questa giornata la sensibilizzazione e la prevenzione della bifobia, ancora un tabù celato dietro strati e strati di diffidenza e negazione e frasi come “È solo una fase, sperimentare fa bene!”, “Sei solo confuso!”, o ancora “Prima o poi dovrai scegliere”.

In attesa di giugno, conosciuto come il “mese del Pride”, non resta che guardare al futuro con una punta di speranza e un atteggiamento tenace e combattivo. Costruire un futuro sereno e sicuro per ciascuno di noi dovrebbe essere la priorità: tutti, in fondo, nutriamo il desiderio di essere accettati per ciò che siamo senza correre nessun rischio e pericolo. Quindi, perché non permetterlo a tutti?

Clara Corvasce

#QUELLOCHECIUNISCE: Giornata mondiale di Star Wars

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May the Fourth be with you guys!

Che la forza sia con voi ragazzi! Siamo al 4 di Maggio, quasi due mesi dopo l’inizio della quarantena in Italia, ed entriamo nella Fase 2, i numeri sono in calo e si possono visitare congiunti, ma la quarantena non è finita, stare a casa è ancora fondamentale. Ma oggi, come forse avrete intuito, si festeggia Star Wars (o Guerre Stellari per i più nostalgici). Quindi rimanete a casa, maratona di film, popcorn alla mano e festeggiamo insieme questa saga -stellare, oserei dire-.

Breve riepilogo sulla nascita, per i fan meno accaniti o per coloro che, purtroppo, non hanno mai avuto il piacere di guardare i film. La saga di Star Wars (uso l’anglicismo perché ormai è quello più diffuso, complice la Disney) è nata dalla mente geniale di George Lucas negli anni ‘70 – nel 1973 iniziò a scrivere il copione, per la precisione – . Si compone di 3 trilogie e – per ora –  2 spin off: le prime due trilogie sono state scritte e girate da George Lucas, l’ultima e gli spin off sono invece un’opera Disney, che ormai si è comprata la maggior parte delle case cinematografiche americane.

La prima trilogia andata al cinema è, di fatto, la seconda per ordine cronologico, e ha Luke Skywalker come protagonista indiscusso, a cui si oppone Dart Fener, conosciuto come Darth Vader nella versione inglese, quindi la famosa scena che tutti conoscono, anche coloro che non hanno mai visto i film, del “io sono tuo padre” poteva essere meno sorprendente in inglese o in tedesco, dove il cognome stesso era un indizio. La seconda trilogia racconta invece la storia di Anakin Skywalker, ossia il futuro Dart Fener. La nuova trilogia Disney narra lo scontro finale tra Sith e Jedi, e gli episodi spin-off approfondiscono invece la storia di alcuni protagonisti della saga.

Ora, lungi da me annoiarvi con la semplice trama di questa saga – stellare –, quindi ho deciso di perdermi nel baratro di internet, alla ricerca di 10 curiosità che (spero) la maggior parte di voi non conoscono (altrimenti il mio lavoro è stato invano):

  1. Nel primo film uscito nelle sale (“Una Nuova Speranza”), le spade del maestro Obi-Wan Kenobi e Anakin Skywalker sono blu, mentre quella di Darth Vader è rossa. All’inizio George Lucas voleva che le spade dei cattivi fossero rosse, e quelle dei buoni blu, infatti quando fu girato “Il Ritorno dello Jedi” la nuova arma di Luke Skywalker sarebbe dovuta essere blu, come appariva anche nei trailer e nelle locandine. All’ultimo momento si decise però di farla verde, in modo da ottenere un effetto cromatico migliore nelle scene su Tatooine – pianeta dove Luke Skywalker è cresciuto –. Da quel momento le spade degli Jedi smisero di essere soltanto blu e iniziarono ad assumere diversi colori.
  2. In molte scene Carrie Fisher, l’attrice che interpretava la Principessa Leila, fu costretta a stare sopra una scatola per non rendere evidenti i 30 centimetri di differenza che la separavano da Harrison Ford (Han Solo).
  3. I film di Guerre Stellari girati da George Lucas sono usciti tutti intorno alla metà di Maggio, perché il 14 del mese è il suo compleanno. I film della Disney invece sono usciti tutti a Dicembre, periodo reputato più ricco per gli incassi al botteghino a causa delle festività natalizie.
  4. Nel film “L’Impero colpisce ancora” c’è una pioggia di meteoriti in cui, secondo alcune voci, uno di questi sarebbe in realtà una scarpa. Gli addetti agli effetti speciali, esasperati dall’ennesimo ciak per girare la scena, avrebbero deciso di lanciare l’oggetto per protestare.
  5. La parola “Jedi” deriverebbe dal giapponese “Jidai-Geki”, termine con cui viene indicato un genere storico ambientato nel periodo Tokugawa e con protagonisti samurai.
  6. George Lucas, per ideare Chewbecca, si sarebbe ispirato al suo cane Indiana, un Alaskan Malamute. Il cane Indiana è stato anche fonte di ispirazione per un’altra celebre saga: Indiana Jones, ideata dallo stesso Lucas e diretta da Steven Spielberg.
  7. “L’Impero colpisce ancora” fu girato negli stessi studi cinematografici dove contemporaneamente Stanley Kubrick stava lavorando su “Shining”. Entrambe le pellicole uscirono nel Maggio del 1980.
  8. La colonna sonora di “Star Wars” è stata definita dalla “American Film Institute” come la più bella colonna sonora di tutti i tempi.
  9. Quando Luke utilizza i poteri Jedi per recuperare la sua spada laser, in realtà non si avvale di alcun particolare effetto speciale. Mark Hamill venne ripreso mentre lanciava la lama e poi le scene sono state semplicemente proiettate al contrario – un po’ come un Boomerang su Instagram, per i più avvezzi –.
  10. Nella versione originale del 1980 de “L’Impero Colpisce ancora”, quando Luke si getta nel vuoto per salvarsi da Dart Fener, in realtà non urla. Nel 1997, quando la pellicola fu rimasterizzata, venne aggiunto un urlo, ma i fan più accaniti si opposero perché secondo loro il silenzio di Luke durante quel gesto evidenziava la sua scelta di andare incontro alla morte, e quindi l’aggiunta del grido ne alleggeriva la tensione. L’urlo fu quindi rimosso, e questo ha reso la versione del 1997 unica.

E siccome sono buona, ecco qui un’ultima chicca:

11. Nel film “Star Wars: Gli Ultimi Jedi” – della nuova trilogia Disney – i principi Harry e William avevano girato una scena per un cameo come Stormtrooper (i soldati dell’esercito imperiale), ma la scena – purtroppo – venne tagliata perché i principi superano 1.70 m di altezza, quindi troppo alti rispetto agli altri Stormtrooper.

Sperando che questo articolo abbia acceso la vostra curiosità, vi invito a festeggiare il 4 Maggio come si deve: maratona di film di Star Wars (Disney+ ha una sezione apposita), popcorn e divano… Così la quarantena è più dolce! E magari chissà, forse qualcuno riesce a individuare la scarpa volante tra i meteoriti nel film “L’impero colpisce ancora”.

P.s. Come sempre vi invitiamo a seguire l’hashtag #MayThe4thBeWithYou per vedere post, curiosità e simpatiche iniziative per celebrare una delle saghe più amate di sempre.

Emanuela Batir

Fonti:

https://www.letturefantastiche.com/15_curiosita_su_star_wars_che_forse_non_conoscete.html

https://www.cineblog.it/post/774064/star-wars-8-tagliati-dal-film-i-cameo-dei-principi-william-harry

#QUELLOCHECIUNISCE: Giornata internazionale per la salvaguardia delle rane

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Sono gli anfibi più famosi del mondo: oggi, 28 aprile, si celebra la Giornata Internazionale per la salvaguardia delle rane.

Istituita nel 2009, il “Save the frog day” ha lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sullo stato di questo anfibio, sui rischi che corre e sugli sforzi fatti per la sua conservazione.

Molti detti sono stati inventati e dedicati esclusivamente a questo animaletto: “al ranocchio serve più un salto che cento incoraggiamenti”, “dov’è la rana, l’acqua non è lontana”, “la rana piange quando fa bel tempo”, “se la rana avesse i denti, morderebbe amici e parenti”, “la rana minaccia, ma non parte in battaglia”, ciononostante, la storiella più famosa che vede protagonisti questi anfibi è quella della principessa che, al baciare il ranocchio, assiste alla trasformazione di quest’ultimo in un bellissimo principe e insieme vissero felici e contenti.

Tuttavia, forse non tutti sanno che un terzo della popolazione mondiale di anfibi è a rischio di estinzione, con la scomparsa di 150 specie negli ultimi decenni. Anche in Italia, molte specie vengono inserite nelle categorie Minacciato criticamente, Minacciato e Vulnerabile della Lista Rossa dell’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura.

L’eccessiva urbanizzazione, l’inquinamento, l’uso di sostanze tossiche, la distruzione degli habitat naturali, i problemi climatici, la scarsità di acqua e risorse alimentari e anche l’introduzione di specie nocive e non autoctone, stanno creando dei seri problemi di sopravvivenza alle rane.

Salvare questo anfibio è di fondamentale importanza per la biodiversità: oltre a pulire l’acqua dalle alghe, difatti, le rane mangiano diversi tipi di insetti e sono loro stesse un importante anello della catena alimentare. Grazie alle loro pelle, che assorbe facilmente sostanze chimiche potenzialmente dannose, sono inoltre degli ottimi bio indicatori degli equilibri dell’ambiente che le circonda.

Ilaria Violi

Fonti:

https://www.aforismario.eu/2019/09/frasi-rane.html

https://www.petsblog.it/post/138821/giornata-internazionale-salvaguardia-rane-2018

#QUELLOCHECIUNISCE: Giornata mondiale del disegno

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Il 27 aprile si celebra in tutto il mondo la Giornata mondiale del disegno, nota anche come giorno del disegnatore.

Per celebrare degnamente il valore di questa antichissima forma d’espressione ho scelto di farmi aiutare da qualcuno per cui il disegno rappresenta ben più di uno dei tanti passatempi (di quelli che riscopri solo quando sei costretto a casa da una pandemia, per intenderci).

Matilde studia all’accademia delle Belle Arti, ha una camera traboccante di bozzetti, disegni e materiali di ogni tipo ammassati ad ognuno dei quattro angoli, ma non le piace definirsi un’artista. Decide comunque di aiutarmi a trovare qualche spunto per quest’articolo.

Entro nel suo regno, come ho fatto mille volte, ma questa volta mi soffermo di più sui disegni appesi alle pareti: volti di donne, figurini con i vestiti di cui va più orgogliosa, Frida Kahlo.

Cerchiamo di ripercorrere la storia del disegno, dalle incisioni rupestri delle Grotte di Rouffignac ai taccuini di Leonardo Da Vinci. Da dove partire per tracciare l’inizio di questa storia?

L’uomo ha sentito il bisogno di esprimersi attraverso quella che ora categorizziamo come arte fin dall’inizio della sua storia. Nelle grotte di tutto il mondo si trovano incisioni rappresentanti la vita quotidiana, come figure simboliche e fantastiche, che risalgono fino a 60 mila anni fa. L’azione di incidere e rappresentare qualcosa rispondeva a un’esigenza legata a riti magico-simbolici, ma anche di svago. Si ipotizza che alcune rappresentazioni venissero fatte da pastori fermi a guardia di greggi che pascolavano nei dintorni.

Il disegno si è poi evoluto con la storia dell’uomo, declinandosi nelle varie forme d’arte.

Conveniamo che prima di tutto disegnare permette di esprimerci. Facciamo diventare reale un’idea, un’immagine che altrimenti esiste solo nella nostra testa. “Non c’è un giorno della mia vita in cui non ci sia stato un disegno” mi confessa Matilde. Si ricorda di quella volta che sua madre la scoprì disegnare sul mobile del bagno con uno dei suoi rossetti. Da quel giorno non ha mai smesso, e ora dentro le sue creazioni ci mette la parte più profonda di sé, e quando decide di fartele vedere si sta scoprendo, ti sta dicendo “questa sono io”.

È un mezzo potente, tanto quanto la scrittura, la musica, le parole. Dai nostri disegni di bambini, quelli con la striscia di cielo in alto e mamma e papà davanti alla casetta, fino a quelli che svogliatamente buttiamo giù in un angolo di quaderno mentre parliamo al telefono, passando per le opere di grandi artisti, lì dentro ci siamo noi. La nostra essenza più pura e incontaminata.

La Giornata mondiale del disegno è un’occasione in più per sottolineare e riconoscere il valore della comunicazione attraverso il disegno e il ruolo che essa riveste nel mondo.

E che il nostro disegno faccia riunire migliaia di ammiratori, o finisca dimenticato in uno scatolone in soffitta poco importa, ha permesso di esprimerci.

Chiara Palumbo

#QUELLOCHECIUNISCE: Giornata Mondiale del Pinguino

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Oggi è il 25 aprile, e mentre in Italia si festeggia la Festa della Liberazione, in Antartide e nel mondo si festeggia il World Penguin Day. Ebbene sì, avete capito bene, è la Giornata mondiale del pinguino e devo ammettere ragazzi che non sapevo neanche esistesse! La data segna, secondo il “The Antarctic Report”, la fine della migrazione dei pinguini di Adelia (specie più diffusa in Antartide), che a partire da questa data intraprendono un lungo viaggio verso le aree di pesca e le colonie, dove vanno a deporre le loro uova. Ovviamente la data scelta è per sensibilizzare e proteggere le specie di questo particolare tipo di “uccello che non vola”. Esistono circa 18 specie, ma quella più conosciuta è quella chiamata Pinguino Imperatore. Praticamente, come dice il nome, se la comanda un po’, fa il gradasso, e rimane tutto l’anno in Antartide, perché lui può e gli altri no. Peccato però, che proprio per questa sua testardaggine, è a rischio estinzione. Secondo il WWF Roma ci sono 10 cose da sapere sul pinguino imperatore: vive in Antartide e questo ve l’avevo già detto; è la specie più grande, può arrivare a pesare circa 40 kg (poi ovviamente se mangia troppo, ingrassa pure lui); vive in colonie affollate, quindi non è asociale, gli piace socializzare; nidifica fra i ghiacci, ovvero si accoppia con la sua “imperatrice” dopo un lungo corteggiamento e tac… rapidissimo (fa troppo freddo del resto); è un super papà e vi dirò perché: quando l’imperatrice depone le uova, le affida al super papà e lui se ne prede cura mantenendole al caldo, in equilibrio sui piedi proteggendole con una piega della pelle, ricordando un po’ i giocolieri; resiste a temperature freddissime; è un vero subacqueo e quindi il pesce è il suo piatto preferito; rischia di perdere il suo habitat per colpa dello scioglimento dei ghiacciai provocato dal riscaldamento globale e quindi è nostro compito tutelarli. Secondo il WWF, attivo dal 1994, per poterli aiutare basterebbe difendere i loro habitat e cercare di ridurre il consumo di combustibili fossili e la riduzione della pesca eccessiva.

Fonti WWF e Antarctic Report

Nisrine Jouini

#QUELLOCHECIUNISCE: Giornata della Liberazione

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Ogni anno il 25 aprile ricorre l’Anniversario della Liberazione d’Italia, anche chiamato anniversario della Resistenza. Ma di cosa si tratta?

La Festa della Liberazione è un giorno fondamentale per la storia d’Italia e ha un importante valore sia a livello politico che militare. Questa giornata infatti è il simbolo della vittoriosa lotta di resistenza dell’esercito italiano e delle forze partigiane durante il secondo conflitto mondiale contro il governo fascista della Repubblica Sociale Italiana e l’occupazione nazista.

L’istituzione della festa nazionale su proposta del Presidente del Consiglio De Gasperi portò il Re Umberto II, allora principe del Regno d’Italia, il 22 aprile del ’46 ad emanare un decreto legislativo che dichiarava appunto il 25 aprile, festa nazionale. Da quella data, ogni anno, tutte le città organizzano manifestazioni pubbliche in memoria dell’evento.

Quando si pensa alla Resistenza, non si può non menzionare una delle canzoni più note addirittura a livello internazionale: Bella Ciao. Le sue sono parole che inneggiano alla bramosia di libertà, alla lotta contro le dittature e all’opposizione agli estremismi. Nonostante siano passati 75 anni, questi desideri sono, ancora oggi, più attuali che mai.

Quest’anno tutta l’Italia festeggerà il 75° Anniversario della Liberazione in maniera insolita: stando a casa. Di fatti sarà una celebrazione un po’ diversa, la prima nella storia italiana, sarà una Liberazione virtuale. Sono diverse infatti le iniziative in programmazione sui social media, in tv e soprattutto in radio che verranno trasmesse via streaming.

Quindi, fra maratone di musica e film che ci ricordano questo Anniversario…non ci resta che affacciarci alla finestra… e cantare!

Nisrine Jouini

#QUELLOCHECIUNISCE: Giornata internazionale dei viaggi dell’uomo nello Spazio

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Nuove prospettive nell’infinito

«Poyekhali!» «Andiamo!»

Dopo aver pronunciato questa celebre espressione, Jurij Gagarin decollò dalla base spaziale di Bajkonur, in Kazakhstan, a bordo della navicella spaziale Vostok 1. Destinazione? Le orbite terrestri. Era il 12 aprile del 1961 e l’umanità intera, quel giorno, fu testimone di un evento epocale: per la prima volta nella Storia, i confini terresti venivano lasciati alle spalle, fino a diventare sempre più piccoli e lontani alla vista. Una nuova prospettiva si apriva all’uomo: lo Spazio, oltre un singolo pianeta, sempre verso un orizzonte costantemente da definire.

La navicella rimase in orbita terrestre per 108 minuti, completando un’orbita ellittica intorno alla Terra e raggiungendo un’altitudine massima di 302 km e una minima di 175 km, viaggiando a una velocità di 27.400 km/h.

Durante il volo, Gagarin venne promosso a pilota di prima classe con il grado di maggiore, il tutto mediante un ordine speciale.

«Il cielo è molto nero, la Terra è azzurra. Si vede tutto molto chiaramente»

 Non arrivò sulla Luna, Gagarin: a quello ci avrebbero pensato i colleghi statunitensi Edwin “Buzz” Aldrin e Neil Armstrong, otto anni più tardi, ma la missione fu un trionfo per il programma spaziale sovietico e il governo di Nikita Kruscëv, lieto di aver superato gli USA nella corsa allo Spazio (almeno per il momento), gli conferì il titolo di eroe nazionale. Successivamente, Gagarin si trasferì a Città delle Stelle, centro militare di addestramento e ricerca spaziale situato nell’Oblasť di Mosca, dove si occupò della progettazione di veicoli spaziali riutilizzabili.

Prima di Gagarin, gli unici ospiti terrestri ad aver visitato lo spazio erano stati solo animali: i più famosi sono stati lo scimpanzé Ham e la cagnetta Laika, morta durante il volo. Dopo Gagarin, Armstrong e Aldrin, bisognerà attendere gli anni ‘80 prima di veder decollare il primo Shuttle, inaugurato in occasione della prima missione della Nasa dallo Shuttle Colombia.

Ultimo evento “spaziale”, ma non meno importante, è stata l’entrata di Samantha Cristoforetti negli equipaggi dell’Agenzia Spaziale Europea nel 2009 e la sua partenza per la missione Futura 42/43. Cristoforetti è stata la prima donna in assoluto a viaggiare nello spazio, realizzando il sogno di migliaia di donne costrette ad ammirare tanta bellezza dietro le quinte di una base spaziale.

Oggi, naturalmente, questi eventi non sono stati lasciati in qualche dimenticatoio impolverato: l’Organizzazione delle Nazioni Unite, nel 2011, ha istituito la Giornata Internazionale dei viaggi dell’uomo nello spazio, che ricade il 12 aprile di ogni anno, per celebrare proprio l’inizio dell’era spaziale per l’umanità. Indubbiamente, scienze come l’astrofisica e l’ingegneria aerospaziale hanno contribuito enormemente a un netto miglioramento del benessere dei popoli della Terra e degli Stati, offrendo anche prospettive concrete di sviluppo sostenibile, oggi più cruciali che mai.

Clara Corvasce