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L’Ungheria è ancora un Paese democratico? Freedom House dice di ‘no’. E intanto la stampa indipendente è sotto attacco…

Stampa statunitense

Classificata come “regime ibrido o in transizione”, l’Ungheria oggi non può più essere considerata una democrazia secondo il report Nations in Transit 2020 pubblicato da Freedom House lo scorso maggio. Secondo quanto riporta la suddetta ONG, l’Ungheria si colloca nel crescente gruppo di regimi ibridi, situandosi nella zona grigia tra democrazie e pure autocrazie. Infatti, è stato registrato un peggioramento nei punteggi che si riferiscono alla classificazione del processo elettorale, dell’amministrazione locale democratica e della corruzione. Inoltre, a fronte di ciò, è fondamentale fare chiarezza sull’idea di democrazia e di quanto essa possa essere distorta e strumentalizzata. È possibile così individuare le manifestazioni pragmatiche del significato profondo di democrazia, ovvero quelle che hanno una influenza sul concetto stesso di essa. La democrazia in quanto tale se non “quantificabile” perde ogni credibilità: essendo un concetto apparentemente impossibile da misurare, come se ne può determinare il livello? Impiegando degli indici, pur non parlando di unità di misura scientifiche in quanto la democrazia non è un dato misurabile. Questi indici non rappresenteranno certo la soluzione perfetta ma quantomeno quella migliore.

Secondo il report Freedom in the World, Freedom House assegna all’Ungheria un punteggio pari a 70 su 100 per quanto riguarda il livello di democrazia nel Paese. Relativamente a quanto specificato sopra, riguardo la possibilità di poter quantificare il livello di democrazia facendo uso di indici, quelli utilizzati da Freedom House si diramano in due macro gruppi: diritti politici e libertà civili. All’interno di quest’ultimo ritroviamo la libertà di espressione che, in relazione al caso ungherese in queste settimane, è al centro del dibattito internazionale.

Il New York Times sottolinea la concentrazione nelle mani del governo ungherese dei mezzi di informazione, compresivi dei media e della stampa, e come questo fenomeno si stia estendendo anche alla vicina Polonia. Infatti, il giornale riporta la notizia del licenziamento dell’editore Szabolcs Dull e le successive dimissioni di metà dello staff di Index, giornale ungherese online di notizie nazionali ed internazionali. Si tratta di un giornale indipendente che risulta evidentemente scomodo al Governo.

Foreign Policy racconta come il Primo Ministro ungherese abbia sfruttato la pandemia per togliere potere e credibilità all’opposizione e ai nuovi sindaci schierati all’opposizione, limitando la loro capacità di portare avanti gli atti di ordinaria amministrazione delle loro città. In particolar modo, questo è apparso chiaro nel caso del nuovo sindaco di Budapest, Gergely Karacsony, rappresentante dell’opposizione, poiché Orban ha apportato dei tagli sostanziali alle principali fonti di finanziamento del municipio della capitale. Foreing Policy parla di democrazia “illiberale” riferendosi all’Ungheria.   

Lo smantellamento, da parte del Primo Ministro Viktor Orban, del meccanismo istituzionale di “controlli e contrappesi”, che caratterizza i rapporti tra i vari poteri dello Stato negli ordinamenti democratici, ha portato Freedom House a collocare il Paese nella categoria dei regimi ibridi. Questo è quanto riporta Bloomberg.

Secondo Bloomberg, sarebbe stata proprio la pandemia – e il conseguente approccio governativo – a far scivolare la nazione ungherese nella categoria del “sistema ibrido” fra democrazia e autarchia, nel rapporto di Freedom House. Questa organizzazione non governativa internazionale realizza delle indagini per tenere costantemente sotto controllo il grado delle libertà e dei diritti dei vari Paesi, fornendo un punteggio democratico che si basa su sette categorie principali, tra cui corruzione e libertà dei media. Ebbene, l’Ungheria non è più una democrazia: tale è la conclusione di Freedom House dopo l’ulteriore consolidamento del potere da parte di Orban.

Il Politico si occupa invece di riportare le dichiarazioni di Vĕra Jourová, vicepresidente della Commissione Europea e responsabile del coordinamento delle politiche sui valori e la trasparenza, la quale si è mostrata gravemente preoccupata in merito alla situazione del sito di notizie ungherese Index. Stando alle parole della vicepresidente, è importante che vengano garantite la pluralità di stampa e la libertà di espressione; l’indipendenza politica sarebbe infatti ora esposta a un grande rischio, che finirebbe per compromettere le libere elezioni nel Paese.

Stampa inglese

Anche la BBC parla dell’incessante scontro con l’Unione Europea, ricordando che il governo di Orban si è più volte scontrato con l’Unione in materia di stato di diritto. Poi, l’emittente britannica si sofferma sulla questione Index, denunciando il fatto che nel World Press Freedom Index l’Ungheria sia 89° su 180 nazioni. Quasi tutte le testate ungheresi, difatti, attendono le direttive da parte del governo su cosa denunciare e su come farlo e l’unico media svincolato da qualsiasi forma di assoggettamento era Index.  Tuttavia, le preoccupazioni per la sua indipendenza hanno iniziato a concretizzarsi quando diversi mesi fa Miklos Vaszily, un imprenditore pro-Orban, ha acquisito una quota del 50% della società che gestisce le pubblicità e le entrate di Index. Non a caso Szbolcs Dull, il caporedattore, solamente un mese fa aveva pubblicato un pezzo preoccupante nel quale affermava che la testata era esposta a una tale pressione esterna che avrebbe potuto mettere fine alla loro redazione.

Proprio l’editore capo è stato licenziato, e quasi tutta la sua équipe si è successivamente dimessa come forma di protesta. Reuters racconta la protesta di Budapest, dove migliaia di ungheresi hanno marciato verso la sede del Primo Ministro per opporsi alle azioni di governo per esercitare pressione sul sito e sui media in generale. Il pubblico verrebbe così privato del punto di vista più indipendente nel panorama dei media ungheresi.

Affinché l’opinione pubblica sia considerata come tale, devono sussistere precise condizioni, tra cui la libertà di espressione. Se i flussi di informazione vengono privati della loro autonomia, la democrazia perderà uno dei suoi elementi costitutivi, scivolando inevitabilmente in un allarmante stato patologico.

Chiara Aveni e Gaia Natarelli

Fonti

Hungary’s Independent Press Takes Another Blow and Reporters Quit disponibile su https://www.nytimes.com/2020/07/24/world/europe/hungary-poland-media-freedom-index.html, consultato il 29/07/2020

Viktor Orban Has Declared a War on Mayors disponibile su https://foreignpolicy.com/2020/07/28/viktor-orban-has-declared-a-war-on-mayors/, consultato il 29/07/2020

Orban’s Hungary Is No Longer a Democracy, Freedom House Says disponibile su https://www.bloomberg.com/news/articles/2020-05-06/orban-s-hungary-is-no-longer-a-democracy-freedom-house-says, consultato il 29/07/2020

Thousands of hungarians march for media freedom after website muzzled disponibile su https://www.reuters.com/article/us-hungary-media/thousands-of-hungarians-march-for-media-freedom-after-website-muzzled-idUSKCN24P1CQ, consultato il 28/07/2020

Hungary’s Index journalists walk out over sacking disponibile su https://www.bbc.com/news/world-europe-53531948, consultato il 28/07/2020

Jourová raises concerns as Hungarian reporters resign disponibile su https://www.politico.eu/article/commissioner-vera-jourova-raises-concerns-as-hungarian-reporters-resign/, consultato il 28/07/2020

Freedom House disponibile su https://freedomhouse.org/country/hungary/freedom-world/2020#CL, consultato il 29/07/2020

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E intanto Trump raddoppia gli sforzi per il vaccino. Sarà grazie alle rivalità politiche che ci salveremo dal virus?

Stampa statunitense

Da sentirsi in pericolo a rappresentare il pericolo. Con oltre 70 mila nuovi casi registrati ogni giorno, gli Stati Uniti d’America contano oltre 4 milioni e 150 mila casi di Coronavirus ad oggi, secondo i dati forniti dalla Johns Hopkins University. È di questi giorni l’annuncio dell’amministrazione Trump di un contratto da 2 miliardi di dollari con Pfizer e BioNTech per 100 milioni di dosi del vaccino per il Covid-19. Nonostante non ne sia ancora stato sviluppato uno e non sia chiaro se la versione proposta da Pfizer funzionerà, si inizia a vedere una luce di speranza in fondo a questo tunnel. Sarà il settore privato a comprare la maggior parte dei vaccini negli Stati Uniti d’America e non il governo.

Il New York Times riporta come l’approccio adottato da Trump sia simile a quello suggerito dal candidato democratico Joseph Biden. Infatti, il piano di risposta alla pandemia proposto da Biden prevede che la nazione aumenti la produzione su larga scala di tutti i potenziali vaccini per assicurare alla popolazione statunitense, e dunque non solo alle persone benestanti, l’accesso alle nuove terapie.

Il POLITICO afferma che il Presidente Trump ha scommesso che un vaccino efficace contro il Coronavirus costituirà la sorpresa del mese di ottobre che lo catapulterà al secondo mandato. Tuttavia, le tempistiche non si stanno rivelando favorevoli per l’attuale Presidente nonostante gli sforzi della Casa Bianca. Sono numerose le perplessità del mondo scientifico circa l’affidabilità di un vaccino sintetizzato in pochi mesi e senza essere noti i possibili effetti collaterali nel lungo periodo. Una corsa contro il tempo per Trump – e una corsa all’oro per le aziende farmaceutiche che vogliono giungere per prime alla scoperta del vaccino strategico – più che per la salute della popolazione, per la rielezione alla Presidenza degli Stati Uniti d’America. Inoltre, questa corsa alla prevenzione potrebbe non garantire, oltre l’efficacia, soprattutto la sicurezza del vaccino giacché non sussistono i tempi necessari minimi per garantire la quasi totale sicurezza delle dosi.

Per questo motivo, in attesa della scoperta di un vaccino utile, diversi consulenti di Trump hanno sollecitato il Presidente a rifocalizzare la sua attenzione e la sua energia su azioni attuabili nel breve periodo e ad assumere un ruolo più attivo nel condurre la lotta contro la pandemia. Questo fatto viene riproposto anche dalla CNN, la quale racconta anche dell’intenzione di Trump di voler riaprire le scuole nelle prossime settimane, non seguendo le indicazioni della comunità scientifica, ma perseguendo i propri interessi in vista delle prossime elezioni. Infatti, gran parte dell’elettorato repubblicano chiede la riapertura delle scuole.

La CNBC parla di un accordo storico raggiunto tra il Presidente Trump e le società Pfizer e BioNTech, che stanno studiando insieme quattro potenziali vaccini anti-Covid. L’affare serve a garantire agli Stati Uniti l’acquisizione di 100 milioni di dosi qualora il vaccino dovesse rivelarsi efficace, più la possibilità di acquistare 500 milioni di dosi addizionali. Trump ha detto che gli Stati Uniti stanno “incredibilmente bene” nella ricerca medica e nello studio dei potenziali vaccini. Un’affermazione che risulta altisonante poiché pronunciata nel momento in cui il Paese sta registrando una nuova crescita vertiginosa di contagi.

Il quotidiano della regione del Triangolo, News & Observer, pone invece rilievo sulla visita programmata di Trump al centro Fujifilm Diosynth Biotechnologies a Morrisville, un’azienda farmaceutica che produce sostanze per la proteina NVX-CoV2373, candidata al vaccino di Novavax. Il governo federale ha infatti parlato all’inizio di luglio dell’intesa di 1,6 miliardi di $ con Novavax per dimostrare che sarà possibile giungere alla produzione su scala commerciale del vaccino. Questo atto si collega dunque alla campagna che l’amministrazione Trump sta sviluppando per mostrare la spinta americana a sviluppare un vaccino.

Il New Yorker sviluppa una lunga riflessione con cui esprime perplessità circa l’effettiva efficacia di questa energica corsa contro il tempo sui vaccini. Ricorda che a maggio Trump ha lanciato il piano chiamato Operation Warp Speed, l’operazione che dovrebbe condurre entro la fine dell’anno alla consegna di centinaia di milioni di dosi del vaccino anti-Covid, e che nell’immediato ha suscitato grande speranza; ma nella scienza i fatti sono ben più complessi. Innanzitutto, il periodico statunitense rinvia al fatto che le ricerche siano ancora indirizzate verso lo studio di tutti i possibili effetti della virus, e per di più si stratta di una malattia che fin da subito si è dimostrata essere multiforme e complessa. Si è rivelata, in alcuni casi, come una malattia asintomatica e, in altri, ha condotto rapidamente alla morte, a seconda di alcuni fattori che non sono stati ancora compresi. Anthony Fauci ha anche aggiunto la possibilità che alcuni sopravvissuti potrebbero presentare effetti debilitanti per tutta la vita. Studi recenti hanno poi dimostrato come alcuni contagiati non abbiano sviluppato un’immunità duratura; è dunque altrettanto possibile che il vaccino possa fornire una copertura solo iniziale, per poi svanire. È difficile inoltre elaborare una vaccinazione capace di conferire immunità a diverse fasce di età e con diversi gradi di vulnerabilità. Non solo, un vaccino di prova, oltre a non conferire protezione, potrebbe facilitare il virus ad attaccare le cellule; di conseguenza è rischioso affrettarsi nel procedere con le prove umane. Margaret Heckler nel 1984 disse che il vaccino per l’AIDS sarebbe stato disponibile nel giro di due anni, eppure ancora oggi non esiste un vaccino. Ecco, gli scienziati temono che le promettenti previsioni dell’amministrazione Trump siano destinate a rivelarsi come quelle dell’amministrazione Reagan: errate.   

Chiara Aveni e Gaia Natarelli

FONTI

Vaccine, U.S.-China, Mars: Your Thursday Briefing disponibile su https://www.nytimes.com/2020/07/22/briefing/vaccine-america-china-mars.html, consultato il 25/07/2020

The U.S. Commits to Buying Millions of Vaccine Doses. Why That’s Unusual disponibile su https://www.nytimes.com/2020/07/22/upshot/vaccine-coronavirus-government-purchase.html, consultato il 25/07/2020

Is Trump on track for an October vaccine surprise? disponibile su https://www.politico.com/news/2020/07/22/trump-october-vaccine-surprise-coronavirus-379278, consultato il 25/07/2020

Trump’s pandemic reversals betray anxiety about November election hopes disponibile su https://edition.cnn.com/2020/07/21/politics/donald-trump-coronavirus-masks-briefings-election-2020/index.html, consultato il 25/07/2020

President Trump touts Pfizer and BioNTech coronavirus vaccine: ‘We think we have a winner’ disponibile su https://www.cnbc.com/2020/07/22/trump-applauds-government-contract-with-pfizer-and-biontech-says-he-thinks-vaccine-is-a-winner.html, consultato il 24/07/2020

Trump to visit North Carolina biotech company, discuss vaccine efforts Monday disponibile su https://www.newsobserver.com/news/politics-government/article244445582.html, consultato il 24/07/2020

The long game of coronavirus research disponibile su https://www.newyorker.com/science/medical-dispatch/the-long-game-of-coronavirus-research, consultato il 25/07/2020b

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La campagna dei democratici contro Trump sarà centrata sulla pandemia.   
Lo dimostrano i servizi di NY Times e CNN

CNN

Il Presidente Donald Trump ha storicamente un rapporto conflittuale con la stampa. In particolar modo con l’emittente televisiva statunitense CNN, con la quale gli attriti sono ulteriormente aumentati negli ultimi mesi. Il Presidente ha criticato la CNN ininnumerevoli occasioni sin dall’inizio della sua presidenza. Eclatante fu il tweet del luglio 2017, nel quale editava una puntata della WWE– World Wrestling Entertainment in cui faceva una breve apparizione. Nella versione modificata, Trump proiettava a terra un personaggio della WWE ponendo sul suo viso il logo della CNN, come a rappresentare il dominio di Trump nei suoi confronti.

Come si spiega questo astio nutrito da Trump nei confronti dell’emittente? Il tutto trova fondamento nella diffusione di fake news, che hanno ulteriormente inasprito i rapporti con il Presidente e creato una nuova tipologia di guerra non convenzionale. Questa pregressa situazione, sommata alle implicazioni del Coronavirus, potrebbe influire in maniera determinante sulle elezioni presidenziali.

Come riporta l’articolo della CNN del 23 giugno 2020, Trump sta toccando con mano tutte le conseguenze della pandemia, non potendo portare avanti come vorrebbe la sua campagna elettorale in vista delle imminenti elezioni: pesanti accuse sono state avanzate dai Democratici in merito alla volontà di Trump di creare assembramenti nei comizi elettorali. L’emittente ha sottolineato che, avvicinandosi al giorno delle elezioni, quasi sicuramente il numero dei decessi negli Stati Uniti sarà di gran lunga superiore a quello registrato adesso e questo costringerà Trump ad ammettere di aver lasciato un Paese in condizioni critiche per affrontare una crisi sanitaria pubblica senza precedenti. Tra le risposte alle accuse, il Presidente ha anche affermato che se tutti i Paesi rispettassero le normative, come lui stesso fa, promuovendo l’impiego dei tamponi, e testassero le popolazioni, si vedrebbe come gli Stati Uniti d’America non rappresenterebbero un caso così critico in merito alla diffusione del virus, come invece presentato dagli “anti-Trumpiani” e dalla comunità internazionale.

New York Times

Forti. Agguerriti. Qualcosa che unisce il Presidente Donald Trump e il quotidiano New York Times esiste, e sicuramente è il modo spietato con cui entrambi si attaccano vicendevolmente. Già dalla corsa nel 2016 per le presidenziali, l’autorevole testata americana aveva offerto il proprio sostegno alla candidata democratica Hillary Clinton. Poi, nel corso del mandato presidenziale, gli attacchi verso Trump si sono intensificati, ovviamente, sul versante della sua linea politica. Il giornale infatti, si è mosso in nome del liberalismo progressista di cui si fa portavoce: un’area liberal – come è nota nella tradizione statunitense – molto attenta alle questioni sociali. Il Presidente dal canto suo, che aveva definito il quotidiano una fake news dopo le dimissioni dell’editore James Bennet, o ancora, promulgatore dell’ideologia marxista in riferimento al progetto 1619, non ha mai mancato di rispondere alle provocazioni mosse contro di lui.

E adesso, in un recente articolo, l’ennesima offensiva: un’indagine, articolata in cinque punti, sulla cattiva gestione della pandemia da parte dell’amministrazione Trump. Per la precisione, ad essere messa sotto accusa, sarebbe l’articolazione della risposta all’emergenza nel periodo critico delle settimane di metà aprile in cui, mossi dalla fretta di dichiarare la vittoria contro il virus, si sarebbe scatenata una nuova ondata pericolosa di contagi. In primo luogo, le decisioni sulla gestione del virus sarebbero state prese essenzialmente da un piccolo gruppo di collaboratori del Presidente che elaborava strategie sulla base delle linee dettate da Trump, tralasciando i pareri degli esperti di sanità pubblica. Successivamente, viene specificato che il maggior peso è stato attribuito alle valutazioni del medico Deborah Birx, che basandosi sull’esperienza dell’Italia, aveva ipotizzato che il virus in America fosse ormai sotto controllo, che il picco era alle spalle e che i morti e i contagi si sarebbero ben presto attestati attorno allo 0. Oltre a ciò, data la volontà primaria di far ripartire l’economia, Trump avrebbe intensificato una campagna pubblica contro i test, poiché questi avrebbero dimostrato che i casi sarebbero stati sempre più in aumento. Inoltre, viene dato prova che con l’atteggiamento negligente del Presidente, che si è voluto sottrarre alle sue responsabilità, si è creato un vuoto di potere che ha lasciato i governatori e i funzionari statali alle prese con uno sforzo maggiormente impegnativo nella lotta al virus. Infine, viene denunciato il fatto che Washington si sarebbe mossa troppo in ritardo per iniziare a riconoscere i propri errori; difatti solamente nelle prime giornate di giugno, i funzionari dell’amministrazione hanno ammesso che le loro previsioni erano sbagliate.

Fra le grandi conseguenze che questa pandemia farà registrare, ci sarà anche un cambiamento nelle stanze della Casa Bianca? I Democratici attendono con impazienza.   

Chiara Aveni e Gaia Natarelli

Fonti

Trump’s pandemic failing is now directly impacting his campaign, disponibile su https://edition.cnn.com/2020/06/23/politics/donald-trump-coronavirus-campaign-testing/index.html, consultato il 22/07/2020.

Inside the failure: 5 takeaways on Trump’s effort to shift responsibility disponibile su https://www.nytimes.com/2020/07/18/us/politics/trump-coronavirus-failure-takeaways.html, consultato il 22/07/2020.

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Pompeo spiazza tutti: “Più diritti non significa più giustizia”.
Ma gli analisti dicono che sta gettando le basi della nuova politica estera americana

Stampa statunitense

Giovedì scorso, il Segretario di Stato americano Mike Pompeo si è pronunciato contro la “proliferazione” dei diritti umani, affermando che “più diritti non significa più giustizia”. Questo è quanto riporta la CNN. Le affermazioni del Segretario di Stato sono concomitanti alla presentazione della bozza formulata dalla Commissione sui Diritti Inalienabili. Tale Commissione aveva il compito di esaminare la supposta “proliferazione dei diritti” e focalizzare i diritti che devono essere “onorati”. Il Segretario di Stato ha precisato che “il nucleo stesso di ciò che significa essere un americano, anzi lo stile di vita stesso americano, è sotto attacco” tra le proteste nazionali per la giustizia razziale e contro la brutalità della polizia. Nel suo discorso Pompeo ha più volte evidenziato l’importanza per ogni americano di riconoscere quelli che i Padri fondatori concepivano come “diritti inalienabili” e, in particolare, si è soffermato sui diritti della proprietà e sulla libertà religiosa.

Il Politico riporta l’opinione del Segretario di Stato, il quale spera che la versione finale di questa bozza influenzi la politica dei diritti umani sia statunitense che globale. La bozza presentata in questi giorni ha sollevato numerose critiche e perplessità nel mondo accademico. Infatti, alcuni esperti hanno sottolineato come questa bozza contenga diverse affermazioni caratteristiche di Pompeo, ad esempio i rifermenti agli avversari statunitensi, come Iran e Cina. Inoltre, le perplessità sono sorte circa l’impatto che questa pronuncia della Commissione sui Diritti Inalienabili può avere sui diritti delle donne e della comunità LGBTQ. Gli attivisti sostengono che, seguendo le indicazioni disposte nella bozza, una persona omosessuale ha il diritto di vivere ma non quello di sposarsi. Dunque, gli Stati potrebbero decidere autonomamente circa tali questioni. Probabilmente la chiave di tutto, come si legge ancora nel National Review, è nella rotta che si vuole imprimere alla politica estera dei Repubblicani e degli Stati Uniti d’America.

Il New York Times è stato accusato da Pompeo a causa del suo “1619 Project” sulla schiavitù (vedi in paragrafo successivo la spiegazione). Il Segretario di Stato sostiene che il giornale miri a diffondere un’idea di America costituita da oppressori ed oppressi. In aggiunta, Pompeo ha affermato che “il Partito Comunista Cinese è felice quando vede il New York Times declamare la sua ideologia”. Il New York Times ha ribattuto che questo progetto ha contribuito a comprendere meglio la storia della fondazione degli Stati Uniti d’America e a tenere vivo un dialogo che permette di riesaminare le supposizioni riguardo il passato. Per quanto riguarda la recente pubblicazione della bozza della Commissione, il giornale ha riportato che gli esperti di diritti umani avvertono che questa azione potrebbe costituire un precedente globale per altre nazioni circa la definizione dei diritti umani, minacciando gli sforzi diplomatici volti a fermare la persecuzione delle minoranze religione in luoghi come la Cina, o la promozione dei diritti delle donne in Paesi quali Arabia Saudita ed Iran.

Questa Commissione nata nel 2019, all’interno del Dipartimento di Stato, rappresenta un punto di rottura rispetto alla politica finora adottata dagli Stati Uniti: sembra che stiano facendo passi indietro, mettendo a repentaglio le fondamenta dei valori statunitensi conosciuti in tutto il mondo. La Commissione, di stampo conservatore, in realtà non rinnega le origini che costituiscono il Paese, ma scredita quelle che a partire dal secondo dopoguerra sono state vantate e prese ad esempio dalla comunità internazionale, a discapito di quelle invece più antiche, risalenti alla nascita del Paese. La Commissione ha quindi avanzato una bozza con la speranza di concretizzarla. Vi si tratta, tra l’altro, di diritti degli omosessuali, di religione e del ruolo dello Stato. Quali conseguenze si potranno avere sulla comunità internazionale nel caso in cui questa bozza, raggiunta la versione definitiva, diventi la guida in tema di diritti umani per gli Stati Uniti, considerando l’influenza che essi hanno sul mondo Occidentale e non?

Stampa francese

Il 16 luglio 2020 con una cerimonia che si è tenuta nella città di Philadelphia, il Segretario di Stato Mike Pompeo ha presentato la proposta di relazione prodotta dalla Commissione sui Diritti Inalienabili. L’organismo consultivo sui diritti umani che si avvale della forza intellettuale dei suoi membri ed è presieduto da Mary Ann Glendon, docente alla Harvard Law School. Nella prefazione viene immediatamente fatto riferimento agli sconvolgimenti attraversati dalla società americana nelle ultime settimane in merito alle questioni razziali e viene auspicato che la redazione di tale rapporto possa essere in grado di nutrire i valori di orgoglio e umiltà, radicati nei principi costitutivi del Paese e agganciati saldamente alla dottrina politica americana. 

1619 è l’anno in cui furono trasportati i primi schiavi in America, ed è anche il nome che il New York Times ha dato a un progetto-inchiesta che pone in discussione il passato degli Stati Uniti, mettendo in discussione lo schiavismo. FR24news racconta che Mike Pompeo ha definito questa iniziativa come un inno all’ideologia marxista che vuole dipingere i fondatori americani esclusivamente come un gruppo di oppressori. Durante la conferenza al National Constitution Center, Pompeo ha inoltre espresso le sue preoccupazioni riguardo alle numerose voci dissidenti che si stanno sollevando contro i principi fondanti degli Stati Uniti, e che possono rappresentare un attacco all’essenza stessa degli Americani. Il capo della diplomazia statunitense ha poi esaltato la proprietà privata e la libertà religiosa come i più importanti fra i diritti inalienabili, aggiungendo che i Padri fondatori riuscirono a istituire un sistema durevole, capace di proteggerli. Ad ogni modo, numerose critiche sono arrivate in risposta a queste dichiarazioni. Molti gruppi sui diritti umani hanno affermato, ad esempio, che il diritto di proprietà venne sostenuto dai Padri fondatori nel tempo in cui essi proclamavano anche il diritto di possesso di altri esseri umani tramite l’esercizio della schiavitù.

Future en seine si è occupata proprio di registrare le opinioni contrarie che hanno stimolato la costituzione della Commissione. I democratici e le organizzazioni sui diritti umani, infatti, hanno manifestato perplessità circa il mandato e il funzionamento di tale organo, nonché sulle ripercussioni che potrebbe avere sui diritti umani in tutto il mondo. Rob Berschinski, vicepresidente della politica di Human Rights First, ha dichiarato che questa Commissione rappresenta uno sforzo politico non necessario, progettato dall’amministrazione statale per fornire copertura intellettuale al tentativo di riorganizzare la politica estera americana sulla base delle opinioni politiche e religiose dei dirigenti istituzionali.

Il documento in fase conclusiva apre alla possibilità di una inclusione di nuovi diritti, chiarendo però che il tutto deve avvenire con cautela e ricordando, in ultima istanza, che la protezione dei diritti umani è una lotta senza fine, che proprio la storia degli Stati Uniti è stata capace di insegnare.

Chiara Aveni e Gaia Natarelli

Fonti

Draft of the report of the Commision on Unalienable rights disponibile su https://www.state.gov/wp-content/uploads/2020/07/Draft-Report-of-the-Commission-on-Unalienable-Rights.pdf, consultato il 17/07/2020

Pompeo déclare que le mode de vie américain «est attaqué», frappe le projet «marxiste» 1619 du NYT dans un discours enflammé disponibile su https://www.fr24news.com/fr/a/2020/07/pompeo-declare-que-le-mode-de-vie-americain-est-attaque-frappe-le-projet-marxiste-1619-du-nyt-dans-un-discours-enflamme.html, consultato il 17/07/2020

Pompeo affirme que la propriété privée et la liberté de religion sont les droits de l’homme «les plus importants» disponibile su  https://www.fr24news.com/fr/a/2020/07/pompeo-affirme-que-la-propriete-privee-et-la-liberte-de-religion-sont-les-droits-de-lhomme-les-plus-importants-us-news.html, consultato il 17/07/2020

Pompeo dit que plus de droits ne signifient pas plus de justice, comme il révèle le rapport sur les droits de l’homme disponibile su https://futur-en-seine.paris/pompeo-dit-que-plus-de-droits-ne-signifient-pas-plus-de-justice-comme-il-revele-le-rapport-sur-les-droits-de-lhomme/17396/, consultato il 17/07/2020

Pompeo says more rights don’t mean more justice as he unveils human rights report disponibile su https://edition.cnn.com/2020/07/16/politics/commission-on-unalienable-rights-report-unveiled/index.html, consultato il 17/07/2020

Pompeo Says Human Rights Policy Must Prioritize Property Rights and Religion disponibile su https://www.nytimes.com/2020/07/16/us/politics/pompeo-human-rights-policy.html, consultato il 17/07/2020

Pompeo rolls out a selective vision of human rights disponibile su https://www.politico.com/news/2020/07/16/mike-pompeo-human-rights-hierarchy-366627, consultato il 17/07/2020

What Does Pompeo’s Commission on Unalienable Rights Mean for U.S. Foreign Policy? disponibile su https://www.nationalreview.com/corner/what-does-pompeos-commission-on-unalienable-rights-mean-for-u-s-foreign-policy/, consultato il 18/07/2020

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Russia, proteste anti-Putin. Ma questa volta a scendere in piazza non sono le élite metropolitane…

Stampa inglese

La BBC racconta che sabato 11 luglio un numero record di persone ha affollato le strade della città di Chabarovsk, capoluogo della regione russa estremo-orientale, per protestare contro l’arresto di Sergei Furgal e, più in generale, per esprimere una voce dissidente verso le tattiche “spietate” di repressione del dissenso da parte di Mosca. Altre manifestazioni minori sono state registrate in diverse altre città della regione.

Per il Telegraph queste proteste si legano a delle frustrazioni di vecchia data con Mosca, in quanto le persone che vivono nella regione – racconta un portavoce – si sentono escluse geograficamente e finanziariamente dal resto della Russia. Non a caso, Chabarovsk è stata una delle poche regioni ad avere una affluenza particolarmente bassa e una vittoria incerta per gli emendamenti costituzionali voluti da Putin. Il quotidiano riporta, inoltre, che quello di Furgal è l’ennesimo arresto di una nuova ondata repressiva a cui i servizi segreti russi hanno dato il via la scorsa settimana.

Il Financial Times, invece, presenta un retroscena interessante sulla vicenda, affidandosi alle parole di Alexander Khinstein, un parlamentare vicino alla polizia russa. Pare infatti che il Governatore russo abbia continuato a gestire delle attività fraudolente mentre era in Parlamento. Inoltre, le indagini hanno preso una svolta dopo che quattro persone, arrestate lo scorso novembre, hanno fornito prove decisive agli investigatori. In pratica Furgal, che prima di entrare nel mondo della politica era un imprenditore con interessi nel commercio del legname e del metallo, sarebbe sotto osservazione dagli anni ’90, anche per i suoi contatti con la criminalità organizzata. 

Stampa francese

Dopo l’istanza di arresto da parte di un tribunale di Mosca, Sergei Furgal resterà in detenzione preventiva, in attesa del processo, fino a settembre. Così riferisce Le Figaro. L’esponente del partito nazionalista LDPR, che grazie alle preferenze del 70% circa era riuscito nel 2018 a estromettere il partito del Cremlino, ha rigettato tutte le accuse a suo carico.

«Libertà» e «Mosca vai a casa» sono solo alcuni degli slogan che circa 35.000 persone hanno urlato per manifestare contro le accuse rivolte a Furgal. Le Monde aggiunge che il comunicato stampa rilasciato dagli investigatori menziona una serie di crimini e omicidi avvenuti fra il 2004 e il 2005 ai danni di una serie di imprenditori, annotando che molti osservatori hanno ravvisato una componente politica nel caso. Viene precisato che tutto ciò sarebbe il sintomo di un declino della popolarità di Putin, per cui, quando cresce l’insoddisfazione, essa tende a manifestarsi fugacemente su temi sociali, ambientali o locali. Mosca finisce però sempre per ignorare e mostrare inflessibilità verso le opposizioni. Questo accadde, ad esempio, nell’estate del 2019 durante le manifestazioni a Mosca. Ma ora è difficile per il Cremlino spazzare via il malcontento come un capriccio della gioventù istruita della capitale.

Stampa statunitense

Il New York Times riporta che nella giornata di sabato 11 luglio, la città di Chabarovsk, nel circondario federale dell’Estremo Oriente russo, ha visto sfilare tra le sue strade decine di migliaia di manifestanti. Una folla che, intonando il coro “Putin dimettiti”, chiedeva le dimissioni del Presidente e il rilascio del governatore regionale arrestato la settimana scorsa con l’accusa di omicidio multiplo. Si tratta di Sergei Furgal, uno dei pochi leader provinciali non affiliato a forze politiche interamente controllate dal Cremlino. Altri episodi di proteste si sono registrati in diverse città della regione di Chabarovsk.

Il New York Times,in un altro articolo, sottolinea che, dopo aver lasciato ai leader regionali la maggior parte della responsabilità nella battaglia contro il Coronavirus, adesso il Cremlino ha lanciato un chiaro messaggio ai potenti locali: non si può sfidare la volontà del Presidente. Dunque, sembra trattarsi dell’arresto politicamente motivato di un personaggio scomodo al Cremlino che gode dell’appoggio popolare in una regione difficilmente controllabile poiché distante 8000 km dalla capitale.

La CNN ricorda che l’arresto è avvenuto due settimane dopo il via libera ottenuto da Putin con il referendum che gli consente di rimanere al potere oltre i limiti di mandato previsti, vedendo la scadenza dal 2024 al 2036. Inoltre, sottolinea sempre la CNN, dopo la dichiarazione di innocenza da parte di Furgal, il tribunale di Mosca ha disposto il suo stato di fermo fino al 9 settembre prossimo.

Riprendendo un articolo pubblicato da Voice of America nel 2011 – proprio all’inizio della protesta che avrebbe poi preso il nome di “Rivoluzione bianca” –, si nota come anche quel movimento di protesta si rivolgesse al Presidente Putin a seguito dello svolgimento, ritenuto “irregolare”, delle elezioni parlamentari.

Le presunte irregolarità al Cremlino sembrano ormai aver assunto un moto ciclico: le proteste cambiano contesto e periodo, ma non cambiano volto. Coloro che misero in dubbio la trasparenza nella gestione politica ed elettorale durante il lasso temporale 2011-2013 sono gli stessi che ancor oggi si sono mobilitati al fine di demolire la credibilità di un Putin che sembra ormai più uno Zar che un Presidente. Il movente se pur diverso sembrerebbe molto chiaro anche questa volta: perché accusare un governatore di omicidio proprio adesso? Quanto peso ha il fatto che l’area sotto il dominio del governatore subisca una forte influenza cinese? Dovremo osservare ancora qualche tempo per capire le reali ragioni, o forse è già troppo tardi?

Stampa russa

Al momento oltre 40.000 persone hanno firmato la petizione per il rilascio di Furgal ed almeno 10.000 sono stati i manifestanti a scendere tra le vie delle loro città nella regione di Chabarovsk per protestare contro il Cremlino, come riportato da The Moscow Times. Proprio nella regione incendiata adesso da questi movimenti di protesta, si trovava in giorni scorsi il Vicepresidente del governo Yury Trutnev: una chiara scelta strategica da parte del Governo, che vuole far sentire la propria presenza in quella regione così lontana dal cuore del potere.

Questo caso può segnare un precedente e può avere serie conseguenze per i partiti di opposizione in Russia. Così è quanto sostiene la TASS. Infatti, è altamente probabile che le accuse mosse contro Furgal, oltre a danneggiare la sua immagine, renderanno più difficile il futuro successo elettorale del Partito Liberal-Democratico di Russia, di cui fa parte il governatore.

Riusciranno i manifestanti russi a marciare per le vie delle città fino a quando il tribunale di Mosca non si sarà espresso oppure il Governo riuscirà a mettere in sordina le loro voci?

Chiara Aveni e Gaia Natarelli

Fonti

Russie: manifestations massives en soutine à un gouverneur détenu pour meurtres disponibile su https://www.lefigaro.fr/flash-actu/russie-manifestations-massives-en-soutien-a-un-gouverneur-detenu-pour-meurtres-20200711, consultato il 14/07/2020

Dans l’Extrême-Orient russe, l’arrestation d’un gouverneur provoque des manifestations massives disponibile su https://www.lemonde.fr/international/article/2020/07/12/dans-l-extreme-orient-russe-l-arrestation-d-un-gouverneur-provoque-des-manifestations-massives_6046012_3210.html, consultato il 14/07/2020

Russian governor’s arrest sparks anti-Putin protests disponibile su https://www.ft.com/content/dea8bdff-19bf-4857-b882-cc83a5d07eca, consultato il 14/07/2020

Russia far east protest over Khabarovsk governor’s arrest disponibile su https://www.bbc.com/news/world-europe-53373132, consultato il 14/07/2020

Anti-Kremlin protests rock Russia’s once sleepy hinterland disponibile su https://www.telegraph.co.uk/news/2020/07/13/anti-kremlin-protests-rock-russias-sleepy-hinterland/, consultato il 14/07/2020

Protests Rock Russian Far East With Calls for Putin to Resign disponibile suhttps://www.nytimes.com/2020/07/11/world/europe/russia-protests-putin.html, consultato il 13/07/2020

Protests erupt in Russia’s Far East after arrest of governor over years-old murders disponibile su https://edition.cnn.com/2020/07/11/europe/russia-arrest-sergey-furgal-intl/index.html, consultato il 13/07/2020

Russian Governor Is Accused of Multiple Murders as Kremlin Claws Back Powers disponibile su consultato il 14/07/2020

Pro-Democracy Protests Put Putin, Russia at Turning Point disponibile su http://www.voanews.com/english/news/Moscow-Braces-for-Anti-Putin-Rally-135313948.html, consultato il 14/07/2020

Giant Protests in Russia’s Far East After Popular Governor’s Arrest disponibile su https://www.themoscowtimes.com/2020/07/11/giant-protests-in-russias-far-east-after-popular-governors-arrest-a70849, consultato il 14/07/2020

Kremlin Envoy in Far East as More Protest Governor’s Arrest disponibile su https://www.themoscowtimes.com/2020/07/13/kremlin-envoy-in-far-east-as-more-protest-governors-arrest-a70862, consultato il 14/07/2020

Khabarovsk governor in custody, faces murder charges disponibile su https://tass.com/russia/1176369, consultato il 14/07/2020

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Un’ondata iconoclasta travolge l’Occidente. Ma qualcuno dice basta…

Stampa inglese

Con la morte dell’afroamericano George Floyd il movimento Black Lives Matter ha ripreso notevolmente vigore, tanto da stimolare delle ondate di protesta globali contro la disuguaglianza razziale. Perturbanti, sono sicuramente gli atti devastatori rivolti verso i monumenti di gloriosi personaggi storici che stanno accompagnando queste rivolte.

La BBC racconta come le statue dei leader confederati siano state l’oggetto principale di una serie di atti vandalici. Statue decapitate, ridicolizzate, abbattute. Così è in corso la distruzione massiva di monumenti collegati al colonialismo e alla schiavitù. Sta crescendo infatti, la pressione sulle autorità per rimuovere tutta una serie di sculture commemorative. Negli Stati Uniti l’ira dei manifestanti si è scagliata principalmente contro Cristoforo Colombo: a St. Paul, Richmond e Boston le statue dell’esploratore sono state demolite. A Bristol, la statua di bronzo di Edward Colston è stata prima abbattuta e poi gettata nelle acque vicino al porto, il commerciante è responsabile di aver trasportato in America circa 80.000 schiavi africani. Nella capitale scozzese di Edinburgo, il busto di uno dei politici più influenti della nazione del diciottesimo secolo, Henry Dundas, è stato deturpato poiché aveva presentato un emendamento a un disegno di legge che avrebbe poi ritardato l’abolizione della schiavitù. E ancora, in Belgio ad esser preso di mira è stato il re Leopoldo II, che nel 1908 aveva trasformato il Congo nella sua colonia privata, affidandolo di fatto a delle compagnie concessionarie che avevano instaurato un regime brutale per sfruttare le ricchezze legate all’avorio e alla gomma.

Il Financial Times riporta le dichiarazioni di Boris Johnson in risposta alla vorticosa iconoclastia del momento. Una presa di posizione netta quella del Primo Ministro britannico. In primo luogo, ha dichiarato che è vergognoso che la statua di un eroe della patria come Winston Churchill debba essere considerata a rischio attacco. Poi ha aggiunto che il Regno Unito non deve censurare il suo passato, in quanto i monumenti che sono presenti oggi nel Paese sono state messe da generazioni passate che avevano differenti prospettive, abbatterle pertanto, vorrebbe dire alterare la verità storica e depauperare la visione educativa delle future generazioni.

Stampa statunitense

Il New York Times afferma che la rabbia esplosa nei giorni immediatamente successivi alla morte di George Floyd ora sta alimentando il movimento nazionale volto a rimuovere i simboli che richiamano il razzismo e l’oppressione negli Stati Uniti d’America. Il movimento ebbe inizio nel 2015 a seguito del massacro di Charleston avvenuto per mano di un suprematista bianco poco più che ventenne, il quale uccise nove fedeli della più antica chiesa per afroamericani della storia degli Stati Uniti. Adesso i manifestanti e gli attivisti del movimento Black Lives Matter chiedono a gran voce la rimozione di quei monumenti che fungono da promemoria della storia oppressiva che ha creato la realtà che stanno combattendo oggi. Si tratta di monumenti considerati un insulto alla libertà e alla democrazia. Ci si interroga sul dove verranno trasferiti questi monumenti, almeno quelli non rimossi con la forza e senza troppe accortezze. La maggior parte di essi verrà depositata in magazzini poiché impossibile da conservare in un museo date le dimensioni.

La CNN elenca alcuni nomi dei personaggi che in passato si sono macchiati di atti di razzismo oppure che hanno perpetrato massacri nei confronti della popolazione di colore o ancora che sono passati alla storia come brutali colonizzatori e schiavisti. La lista dei monumenti che sono stati rimossi e che verranno rimossi è particolarmente lunga perché vede coinvolti e sotto accusa monumenti che si trovano sparsi su tutto il territorio statunitense.

The Intelligencer sottolinea come la maggior parte dei Repubblicani non sia favorevole a questa ondata di proteste che sta scuotendo il Paese. In particolar modo, il giornale menziona la National Statuary Hall Collection che si trova a Washington D.C. poiché custodisce diverse statue che raffigurano personaggi importanti dei vari Stati Confederati. Collezione ora oggetto di discussione ed aspre critiche ed accuse, rigettate dai membri del Grand Old Party – ossia il Partito Repubblicano. Il Presidente – è sempre la CNN la fonte – è arrivato, in varie occasioni, a invocare il carcere per chi distrugge le statue.

Tuttavia, come nota Usa Today, non vi è unanimità tra i Repubblicani nel sostenere la posizione del Presidente Trump riguardo la conservazione di questi simboli. Il Presidente ha più volte sottolineato la necessità di conservare questa eredità mostrandosi non favorevole alla rimozione dei monumenti degli Stati Confederati. In queste settimane, diversi esponenti del partito hanno proposto di rinominare le basi militari che oggi portano il nome di alcuni leader del tempo della Confederazione. Sembra vi sia una spaccatura nel partito circa questo tema: da una parte troviamo chi sostiene che si stia attuando una sorta di “cancellazione della storia”, dall’altra chi dimostra un approccio più aperto e crede che sia ingiusto mantenere sulle insegne di scuole e basi militari il nome di coloro che richiamano a crudeltà e barbarie.

Chiara Aveni e Gaia Natarelli

FONTI:

Boris Johnson says it’s ‘shameful’ Churchill statue is at risk of attack disponibile su https://www.ft.com/content/3b728ba9-38e5-4020-8921-93bc9ccb71cb, consultato il 11/07/2020

Confederate and Columbus statues toppled by US protesters disponibile su https://www.bbc.com/news/world-us-canada-53005243, consultato il 11/07/2020

George Floyd protests: The statues being defaced disponibile su https://www.bbc.com/news/world-52963352, consultato il 11/07/2020

Honoring the unforgivable disponibile su https://edition.cnn.com/2020/06/16/us/racist-statues-controversial-monuments-in-america-robert-lee-columbus/index.html, consultato il 12/07/2020

Cities Want to Remove Toxic Monuments. But Who Will Take Them? Disponibile su https://www.nytimes.com/2020/06/18/us/confederate-statues-monuments-removal.html, consultato il 12/07/2020

Some Republicans split with Trump, support removing Confederate statues and renaming military bases disponibile su https://eu.usatoday.com/story/news/politics/2020/06/11/confederate-statues-some-gop-lawmakers-break-president-trump/5343830002/, consultato il 12/07/2020

Republicans Defend Confederates in the U.S. Capitol disponibile su https://nymag.com/intelligencer/2020/06/republicans-defend-confederate-statues-in-the-capitol.html, consultato il 12/07/2020

Reconsidering the Past, One Statue at a Time disponibile su https://www.nytimes.com/2020/06/16/us/protests-statues-reckoning.html, consultato il 12/07/2020

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La Gran Bretagna aggiorna la sua blacklist dopo la Brexit

Stampa inglese

«Coloro che hanno le mani sporche di sangue, non saranno liberi […] in questo Paese»: così ha commentato il Primo Segretario di Stato Dominic Raab, all’indomani della decisione presa dalla Gran Bretagna di introdurre un regime sanzionatorio per chi viola i diritti umani.

In questo modo, spiega il quotidiano The Guardian, viene istituito un regime di sanzioni indipendente per la prima volta dopo la Brexit. In precedenza, infatti, i britannici dovevano attenersi ai regimi ONU e UE. Ovviamente, il regime sarà sfidato dalle misure legali con cui risponderanno gli altri Paesi – ad esempio l’ambasciata russa a Londra ha fatto sapere in una nota che verranno prese delle ritorsioni in seguito a questa decisione ostile – ma hanno dichiarato i ministri britannici, che queste misure hanno lo scopo di incoraggiare un atteggiamento migliore. Queste norme, che sono entrate in vigore immediatamente, includono il congelamento dei beni e il divieto di viaggio. 

Un articolo della BBC riporta nel dettaglio quelli che sono stati colpiti da sanzioni immediate. A fare i conti con tali misure punitive sono stati innanzitutto 25 cittadini russi, coinvolti nella morte di Sergei Magnitsky, un avvocato che aveva accusato alcuni funzionari russi di aver frodato la società britannica Hermitage Capital Management, e che è morto a Mosca a causa dei continui maltrattamenti subiti nel periodo sotto custodia della polizia. Seguono 20 cittadini sauditi coinvolti nella morte del giornalista Jamal Khashoggi, critico del governo saudita, e ucciso da una squadra di agenti sauditi, in quella che ufficialmente è stata descritta come un’operazione “canaglia” andata a male. A essere presi di mira, inoltre, sono stati due alti generali dell’esercito del Myanmar, individuati come responsabili di atti di repressione contro la minoranza Rohingya. Infine, troviamo due organizzazioni coinvolte in torture, lavori forzati e omicidi nei gulag della Corea del Nord.

A quanto pare, l’elenco sarà tenuto sotto esame costante.

Stampa canadese

La Gran Bretagna ha implementato la propria versione del Magnitsky Act statunitense, così commenta il Globe and Mail. In particolare, aggiunge che molti si sono interrogati sul perché non siano stati inclusi in tale legge funzionari cinesi, data la legge di sicurezza nazionale di Hong Kong e la repressione nella regione occidentale di Xinjjang. In questo territorio, infatti, oltre un milione di persone sono state rinchiuse in centri di detenzione, poiché appartenenti a diversi gruppi etnici – uiguri, kazaki, kirghisi.  

Ancora, La Presse parla di una lista nera pubblicata dal Ministero degli Affari Esteri, che Dominic Raab ha commentato come «uno strumento per colpire gli autori senza punire più ampiamente la popolazione dell’intera nazione». Il giornale di Montreal ha poi riportato come la diplomazia britannica sia convinta del fatto che ciò consentirà al Regno Unito di lavorare in modo indipendente con alleati come Stati Uniti, Canada e Australia.

Stampa statunitense

Il New York Times sottolinea che, sul piano pratico, la presenza nella blacklist britannica non comporterà importanti cambiamenti per le persone elencate, giacché si parla sostanzialmente di divieto di viaggio e congelamento dei beni di questi individui. Tuttavia, bisogna ricordare che Londra ha rappresentato a lungo una meta privilegiata per coloro che erano ritenuti persone “indesiderate” con mezzi a disposizione illimitati, in particolar modo di natura economica. Il governo britannico ha stilato una prima lista di nomi facendo riferimento ai personaggi già presenti nella blacklist statunitense. Il Segretario di Stato per gli affari esteri e del Commonwealth, Dominic Raab, auspica che l’Unione Europea segua l’esempio britannico. Questa dichiarazione si riferisce al fatto che ora la Gran Bretagna è ormai libera dal vincolo del consenso che, fino all’uscita dall’Unione a seguito della Brexit, portava al fallimento ogni tentativo di applicare tali sanzioni. Infatti, proprio la mancanza di consenso tra i 28 membri ha portato al blocco di diverse iniziative in tal senso.

The Hill in un suo articolo riporta l’elogio del Presidente statunitense Donald Trump circa le sanzioni imposte dal governo britannico nei confronti di coloro che sono sospettati di aver commesso gravi violazioni dei diritti umani, lodando «la leadership globale del Regno Unito sulla promozione e la protezione dei diritti umani». Inoltre, il giornale riporta le parole del Segretario di Stato Mike Pompeo, il quale afferma che tali sanzioni segnano l’inizio di una nuova era per la politica sanzionatoria e di cooperazione tra gli Stati Uniti e il Regno Unito. In aggiunta, Pompeo afferma che le azioni intraprese dal governo di Johnson saranno complementari agli sforzi degli Stati Uniti e del Canada, incrementando l’abilità di agire in sintonia.

La rivista Forbes evidenzia come la Gran Bretagna fino a questo momento si era dovuta attenere strettamente alle sanzioni approvate dall’Unione Europea. Nonostante abbia abbandonato formalmente l’Unione il 31 gennaio scorso, la Gran Bretagna sarà ancora trattata come uno Stato membro durante questo ultimo periodo di transizione che si concluderà verso la fine dell’anno.  

Questi fatti andrebbero interpretati tenendo conto del contesto generale in cui agiscono i principali attori di questa storia. Tenendo a mente sia il vulnus inflitto all’Unione Europea con l’uscita della Gran Bretagna sia il costante riavvicinamento tra quest’ultima e gli Stati Uniti, si può azzardare l’ipotesi che stia acquisendo maggiore visibilità l’accordo UkUsa? Si tratta di un accordo che vede un rapporto privilegiato tra cinque paesi anglofoni, guidati da Stati Uniti e Regno Unito, per quanto concerne questioni di sicurezza internazionale. Forse la Gran Bretagna tornerà formalmente a “controllare” l’Europa da un punto di vista esterno, privilegiando i rapporti con gli altri membri dell’alleanza, ora che ha abbandonato l’Unione? Stati Uniti e Gran Bretagna continueranno a prendere scelte sempre più affini ora che quest’ultima dispone di maggior spazio di manovra?

Cos’è l’accordo UkUsa

Dal 1946 l’intelligence dei paesi anglofoni condivide informazioni sulla base di un’alleanza nota come Five Eyes – “cinque occhi” –, formalizzata con il nome accordo UkUsa. I membri dell’alleanza sono Stati Uniti d’America, Gran Bretagna, Canada, Australia e Nuova Zelanda. Questi cinque paesi anglosassoni hanno sviluppato una rete per il controllo delle comunicazioni globali, usata dapprima nella Guerra Fredda, poi adattata con il tempo alle mutate esigenze del contesto internazionale – globalizzazione, terrorismo, tensioni geopolitiche e geoeconomiche. Per questa ragione, all’interno della più antica e consolidata alleanza di spionaggio mondiale vige una divisione di competenze per aree geopolitiche. Infatti, gli USA monitorano la maggior parte dell’America del Sud, Asia, Russia asiatica e nord della Cina continentale; la Gran Bretagna controlla Europa, Russia europea ed Africa; l’Australia si occupa dell’Indocina, Indonesia e sud della Cina; la Nuova Zelanda sorveglia la parte ovest dell’Oceano Pacifico; infine, il Canada vigila sulla parte settentrionale della Russia e conduce ricerche sul traffico di comunicazioni tra le ambasciate nel mondo.

Chiara Aveni e Gaia Natarelli

Fonti:

UK imposes sanctions against human rights abusers disponibile su https://www.bbc.com/news/uk-politics, consultato il 07/07/2020

UK on collision course with Saudis over new human rights sanctions disponibile su https://www.theguardian.com/law/2020/jul/06/dominic-raab-to-annouce-uk-sanctions-against-human-rights-abusers, consultato il 07/07/2020

Droits de l’homme: Londres sanctionne 49 entités disponibile su https://www.lapresse.ca/international/europe/2020-07-06/droits-de-l-homme-londres-sanctionne-49-entites.php, consultato il 07/07/2020

Britain announces economic sanctions against Russians, Saudis under new Magnitsky power disponibile su https://www.theglobeandmail.com/world/article-britain-announces-economic-sanctions-against-russians-saudis-under/, consultato il 07/07/2020

Britain, Charting Its Own Course on Human Rights, Imposes New Sanctions, disponibile su https://www.nytimes.com/2020/07/06/world/europe/britain-human-rights-sanctions.html, consultato il 08/07/2020

Trump administration praises UK sanctions on human rights abusers, disponibile su https://thehill.com/policy/international/506049-trump-administration-praises-uk-sanctions-on-human-rights-abusers, consultato il 08/07/2020

London Targets Russians And Saudis In New Sanctions Regime, disponibile su https://www.forbes.com/sites/dominicdudley/2020/07/06/london-targets-russia-saudi-sanctions/#52d3b22b948a, consultato il 08/07/2020

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Hong Kong, Pechino usa il pugno di ferro: l’Europa “deplora”, gli USA invece attaccano il portafogli cinese

Stampa statunitense

Il 1° luglio 1997 la città di Hong Kong tornava sotto la sovranità cinese, ma la condizione della cessione era quella del rispetto da parte della Repubblica Popolare Cinese del “One country, two systems”. Stiamo parlando del principio che riconosceva all’ex colonia il privilegio di mantenere il proprio sistema economico ed amministrativo.

Le proteste che animano Hong Kong dal marzo 2019 sembrano essere arrivate ad un nuovo punto di svolta. Stiamo parlando delle proteste sorte contro il disegno di legge (poi ritirato) sull’estradizione verso la Cina continentale, interpretata come un attentato all’indipendenza dell’ex colonia britannica. Tuttavia, queste proteste rappresentano soltanto la punta dell’iceberg del latente e decennale contrasto tra Hong Kong e Pechino con l’avvicinarsi della data in cui l’autonomia di Hong Kong dalla Cina volgerà al termine. Infatti, nel 2047 Hong Kong cesserà di godere di standard politici ed economici diversi e autonomi rispetto alla Cina continentale. All’origine delle proteste vi era la preoccupazione da parte dei cittadini di Hong Kong circa il fatto che questa normativa potesse essere impiegata sia per attuare violazioni dei diritti umani sia per raggiungere i dissidenti politici fuggiti a Hong Kong proprio dal territorio cinese. Inoltre, questo strumento avrebbe portato ad una forma di legalizzazione dei rapimenti sul suolo di Hong Kong.

Il Politico riporta che il Primo ministro inglese Boris Johnson ha affermato che la Gran Bretagna offrirà a 3 milioni di hongkonghesi il visto britannico in risposta alla Legge sulla Sicurezza Nazionale imposta dalla Cina martedì 30 giugno. Da Pechino sono giunte accuse e proteste poiché secondo il governo cinese la Gran Bretagna non deve interferire nei suoi affari e minaccia di prendere contromisure adeguate.

Il New York Times parla delle azioni intraprese dagli Stati Uniti d’America in relazione alla delicata situazione di Hong Kong. In Senato è passata all’unanimità una legge che impone sanzioni ai funzionari cinesi che cercano di vietare manifestazioni di dissenso politico a Hong Kong. Questo documento rappresenta un segnale importante per la Cina perché indica “che gli Stati Uniti ed il mondo libero non sono più disposti ad ignorare alcuni dei peggiori comportamenti che si sono verificati”. Il Segretario di Stato degli Stati Uniti, Mike Pompeo, ha affermato che “gli Stati Uniti non rimarranno inerti a guardare mentre la Cina inghiotte Hong Kong nella suo autoritarismo”.

Il Washington Post aggiunge che Carrie Lam, leader del governo di Hong Kong, ha annunciato che la nuova legge sulla sicurezza nazionale non pregiudicherà la rinomata indipendenza giudiziaria del Paese. In particolar modo, non metterà a rischio i diritti e le libertà legittime delle persone.

Stampa inglese

Il governo cinese ha redatto a porte chiuse il disegno di legge sulla sicurezza nazionale – contro secessione, terrorismo, sovversione, collusione con forze straniere – di Hong Kong, che poi il 30 giugno è stato trasformato in legge. Dal momento in cui quella normativa di 18 pagine è entrata in vigore, è stato compiuto uno dei più grandi assalti a una società liberale dalla seconda guerra mondiale, così ha commentato l’Economist, essendo una imposizione che mette fine al modello «un Paese due sistemi». Ciò permette ai dirigenti cinesi di imporre l’ordine a proprio piacimento in uno dei centri finanziari più importanti del mondo. Già, perché al partito poco gli importa della sua reputazione, gli interessa piuttosto distruggere l’opposizione, come aveva dimostrato nel 1989 con lo spargimento di sangue di piazza Tienanmen.

Il quotidiano britannico I si occupa invece, di considerare le dure reazioni di casa propria. Boris Johnson ha infatti aperto una “via d’uscita” ai detentori hongkonghesi del passaporto British National Overseas (BNO): costoro potranno ottenere assistenza consolare e protezione dalle sedi diplomatiche britanniche. Non solo, Downing Street potrebbe intraprendere ulteriori azioni contro la Cina: i Tories, per esempio, hanno chiesto al governo di eseguire un cambiamento di indirizzo sulla sua decisione di consentire a Huawei di fornire parte della rete 5G – circa il 20% del sistema – del Regno Unito.

Per quel che riguarda il quotidiano The Guardian, si mette in rilievo la situazione che rischia di compromettere la posizione dei giganti bancari, HSBC e Standard Chartered, che rischiano di essere attanagliate nella lotta geopolitica di Cina e Stati Uniti, giacché, avendo sostenuto l’introduzione della legge sulla sicurezza nazionale, subiranno sanzioni qualora venisse approvata definitivamente la legge statunitense, che tra l’altro va a colpire le banche che intrattengono rapporti commerciali con i funzionari cinesi coinvolti nella legge sulla sicurezza.

Oltre all’Hong Kong Autonomy Act, Washington ha iniziato a eliminare lo status speciale di Hong Kong, arrestando le esportazioni nel settore della difesa e limitando l’accesso al territorio ai prodotti di alta tecnologia.

La BBC inoltre, ci fa sapere anche le posizioni degli altri Paesi. Il Presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha definito deplorevole la decisione cinese, dichiarando che essa “ha avuto un effetto dannoso sull’indipendenza dello stato di diritto e della magistratura”. Ma non tutti sono stati critici, durante una sessione delle Nazioni Unite difatti, Cuba ha accolto con favore la legge, parlando a nome di 53 nazioni. La draconiana legge cinese dunque, intreccia sempre di più i rapporti dello scacchiere geopolitico, sullo scenario dell’alta tensione tra USA e Cina.

Chiara Aveni e Gaia Natarelli

FONTI:

Hong Kong: US passes sanctions as nations condemn new law disponibile su https://www.bbc.com/news/world-asia-china, consultato il 03/07/2020

Hong Kong: HSBC and Standard Chartered caught between US and China disponibile su https://www.theguardian.com/business/2020/jul/02/hong-kong-hsbc-and-standard-chartered-caught-between-us-and-china, consultato il 03/07/2020

What is a BNO passport? The Hong Kong residents eligible to settle in the UK after China security law introduced disponibile su https://inews.co.uk/news/world/bno-passport-hong-kong-uk-china-security-law-what-eligible-explained, consultato il 03/07/2020

Downing Street risks being outflanked by Labour over China, as Beijing threatens reprisals for offering support to Hong Kong disponibile su https://inews.co.uk/news/analysis/downing-street-outflanked-labour-china-beijing-threatens-reprisals-hong-kong, consultato il 03/07/2020

China’s draconian security law for Hong Kong buries one country, two systems disponibile su https://www.economist.com/leaders/2020/07/02/chinas-draconian-security-law-for-hong-kong-buries-one-country-two-systems, visitato il 03/07/2020

Senate Sends Trump a Bill to Punish Chinese Officials Over Hong Kong disponibile su https://www.nytimes.com/2020/07/02/us/politics/senate-china-hong-kong-sanctions.html, consultato il 03/07/2020

China’s security law sends chill through Hong Kong, 23 years after handover, disponibile su https://www.washingtonpost.com/world/asia_pacific/hong-kong-national-security-law-ends-freedom-democracy-china/2020/06/30/c37e5a4a-ba8b-11ea-97c1-6cf116ffe26c_story.html, consultato il 03/07/2020

UK triggers Hong Kong citizenship offer, disponibile su https://www.politico.eu/article/uk-triggers-hong-kong-citizenship-offer-china-national-security-law/, consultato il 03/07/2020

China slams UK ‘interference,’ pledges retaliation over Hong Kong citizenship offer, disponibile su https://www.politico.eu/article/china-slams-uk-interference-hong-kong-citizenship-offer-retaliation/, consultato il 03/07/2020

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Elezioni municipali in Francia: tra risultati storici e record di astensionismo   

Stampa francese

Il 28 giugno in Francia si è svolto il secondo turno delle elezioni municipali e i risultati elettorali non sono stati per niente scontati: interessanti novità percorrono ora la politica d’oltralpe.

Astensione record e ondata verde. Questi i due fattori più importanti delle municipali 2020, così commenta Le Figaro. Secondo diversi istituti di votazione, circa il 58,4% degli elettori non è andato alle urne, la massima astensione dal 1958. Ma questo round elettorale, segnato dalle eccezionali misure precauzionali dovute all’emergenza Covid, verrà ricordata senza dubbio per l’onda verde che si è sollevata e ha attraversato le principali città francesi come Lione, Marsiglia, Strasburgo e Bordeaux. Un vero successo elettorale per il partito ecologista EELV nato nel 2010.

A quanto pare il vero sconfitto di questa tornata elettorale è stato proprio il Presidente Emmanuel Macron, che secondo Le Monde sta affrontando in questo momento una tripla crisi: l’indebolimento della democrazia rappresentativa dovuto all’astensionismo, il crollo del “macronismo” stesso che non è riuscito ad affermarsi in nessuna grande città e lo strappo rispetto al gioco tradizionale incarnato dal voto ecologico. Possiamo dire che lo scandalo che aveva travolto il suo candidato Benjamin Griveaux, costretto a ritirarsi dalla corsa per la Capitale, ha avuto ripercussioni negative sullo stesso En Marche! A Parigi infatti, nove distretti su diciassette sono stati ottenuti da Anne Hidalgo, e i restanti otto dagli esponenti di destra. Quanto a Marine Le Pen, che si ritiene soddisfatta della sua vittoria a Perpignan – 120.000 abitanti – perché dimostra che RN è in grado di governare anche grandi comunità, non si registrano altre vittorie particolarmente rimarcabili. Vittoria importante è quella del primo ministro Édouard Philippe, che a Le Havre raccoglie il 58,83% dei consensi. Ad ogni modo, gli ambientalisti, che escono da queste elezioni come una forza politica leader, complice probabilmente anche il periodo che richiede una svolta più ecologica, rappresentano una energica opposizione. Tant’è che Macron ha subito ascoltato le proposte della Convenzione per il clima e, successivamente, prospettato l’ipotesi di un duplice referendum per l’ambiente. Il quotidiano però ammonisce sul fatto che il referendum possa trasformarsi a volte in voto sanzionatorio, citando i casi di Charles De Gaulle e Matteo Renzi. 

Stampa inglese e statunitense

È ad oggi a tutti evidente l’“onda verde” che ci sta travolgendo. Intendendo con essa il burrascoso movimento di stampo politico-ecologista che sta acquistando consistenza ed appeal mediatico. Caso emblematico ed estremamente attuale è quello che ha coinvolto la Francia negli ultimi giorni a seguito delle ultime elezioni municipali; una Francia che oggi rappresenta la “nuova frontiera” dell’ecologismo continentale.

Come riporta il New York Times, il principale vincitore di queste elezioni locali è risultato essere il partito ecologista dei Verdi, Europe Ecologie-Les Verts (EELV), il quale ha ottenuto i maggiori consensi nelle città di Lione, Bordeaux, Strasburgo, Poitiers, Besançon e Annecy. Queste elezioni hanno infranto le aspettative del presidente francese Emmanuel Macron, rappresentante del partito La République En Marche. Infatti, la candidata che correva per il ruolo di sindaco di Parigi, Agnès Buzyn, ha perso contro la socialista Anne Hidalgo. Dunque si può parlare di una vera e propria disfatta per Macron giacché è riuscito a conquistare solo Le Havre. La perdita così consistente di consenso manifesta lo sgretolamento di En Marche. The Guardian evidenzia che un altro partito che non può giudicarsi soddisfatto dei risultati delle elezioni è sicuramente il Rassemblement National, capitanato da Marine Le Pen; tantoché l’unica città rilevante, ovvero sopra i 100mila abitanti, ad essere guidata dal suo partito è Perpignan.

Il quadro presentato evidenzia l’inizio di una nuova fase storico-politica che ha visto i partiti favoriti essere travolti da, più che un’“onda verde”, uno “tsunami verde”.  

Chiara Aveni e Gaia Natarelli

FONTI:

Municipales 2020: un scrutin au bilan mitigé pour le Rassemblement National disponibile su https://www.lemonde.fr/politique/article/2020/06/29/municipales-2020-un-scrutin-au-bilan-mitige-pour-le-rassemblement-national, consultato il 30/06/2020

Municipales: Paris, Marseille, Lyon… Les résultats du second tour dans les principaux points chauds disponibile su https://www.lefigaro.fr/elections/municipales/municipales-nbsp-paris-marseille-lyon-les-resultats-du-second-tour-dans-les-principaux-points-chauds, consultato il 30/06/2020

Après les élections municipales, Emmanuel Macron face à une crise démocratique disponibile su https://www.lemonde.fr/politique/article/2020/06/29/apres-les-elections-municipales-emmanuel-macron-face-a-une-crise-democratique, consultato il 30/06/2020

Municipales 2020: avec EELV, une vague verte historique déferle sur les grandes villes françaises disponibile su https://www.lemonde.fr/politique/article/2020/06/29/municipales-2020-une-vague-verte-historique-deferle-sur-les-grandes-villes-francaises, consultato il 30/06/2020

Elections municipales 2020: Paris plus que jamais coupée en deux disponibile su https://www.lemonde.fr/politique/article/2020/06/30/municipales-paris-plus-que-jamais-coupee-en-deux, consultato il 30/06/2020

Municipales: une abstention record disponibile su https://www.lefigaro.fr/politique/municipales-une-abstention-record, consultato il 30/06/2020

Greens surge in French local elections as Anne Hidalgo holds Paris, disponibile su https://www.theguardian.com/world/2020/jun/28/voters-stay-away-from-second-round-french-local-elections, consultato il 01/07/2020


France’s Macron Takes Drubbing in Local Elections, Greens Surge, disponibile su https://www.nytimes.com/reuters/2020/06/28/world/europe/28reuters-france-election.html, consultato il 01/07/2020

#POLITICAFFÈ

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Cina-Usa ai ferri corti. Perché il caso dei due cittadini canadesi incriminati da Pechino per spionaggio potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso.                                           

Stampa americana 

Michael Kovrig e Michael Spavor, i due cittadini canadesi arrestati in Cina nel 2018 accusati di aver condotto operazioni volte a carpire segreti di stato, sono stati ufficialmente incriminati con l’accusa di spionaggio. Questo evento porta ad una intensificazione della campagna punitiva condotta dalla Cina contro il Canada, per l’arresto di Meng Wanzhou, la direttrice finanziaria e figlia del fondatore di Huawei. Fin da subito si è ritenuto che la Cina avesse arrestato i due cittadini canadesi come atto di ritorsione per l’arresto di Wanzhou, richiesto dagli Stati Uniti. La direttrice è stata arrestata in quanto Huawei avrebbe violato l’embargo commerciale imposto all’Iran, commerciando prodotti che riportavano brevetti statunitensi.

Come riporta il New York Times, i due cittadini canadesi si trovano al centro di una accesa disputa internazionale che vede contrapposta la Cina al Canada e agli Stati Uniti, in un momento in cui le loro relazioni sembrano abbiano raggiunto il punto più basso degli ultimi decenni. La pronuncia del tribunale cinese è successiva alla sentenza del mese scorso da parte di un tribunale canadese secondo cui i pubblici ministeri avevano soddisfatto un requisito legale necessario per l’estradizione della Weng negli Stati Uniti, dove si trova ad affrontare gravi accuse di frode.

Il Politico riporta il commento del Primo ministro canadese Trudeau riguardo i recenti avvenimenti: «È stato chiaro fin dall’inizio che questa fosse una decisione politica presa dal governo cinese e noi continueremo a condannarlo come abbiamo fatto fin dall’inizio». Inoltre, il Segretario di Stato statunitense Pompeo giudica la decisione presa dal governo cinese «politicamente motivata e completamente infondata» e sollecita il rilascio dei due cittadini canadesi che da oltre 18 mesi si trovano in stato di arresto.

Proprio la posizione dei vicini Stati Uniti risulta particolarmente interessante da analizzare. The Diplomat in un suo recente articolo offre un punto di vista interessante sulla situazione geopolitica e geoeconomica che vede coinvolti questi tre Paesi. Sembra che il Canada si trovi tra il fuoco incrociato di Cina e Stati Uniti e il terreno dove si trova a muoversi è quello delle telecomunicazioni. Per questo motivo, la decisione espressa dal tribunale canadese costituisce probabilmente un punto di non ritorno nelle crescenti tensioni tra gli Stati Uniti e la Cina, con il Canada nel mezzo.

È necessario aspettare ancora per conoscere quali scelte adotteranno questi tre Paesi alla luce degli avvenimenti delle ultime settimane. 

Stampa canadese

La questione dei “Two Michaels” – come sono ormai noti alle cronache – ha visto un crescendo questa settimana con la resa formale della loro accusa da parte della Cina. Un atto di rappresaglia secondo il Globe and Mail, dopo che un giudice di Vancouver ha respinto le richieste di Meng Wanzhou, facendo così proseguire il suo processo di estradizione. Il giornale canadese prosegue dicendo che Pechino si sta comportando alla pari di una organizzazione terroristica che rapisce innocenti per forzare uno scambio di prigionieri. Ricorda che Trudeau ha affermato di non voler cedere a questa estorsione, sia perché il sistema canadese deve rimanere libero da pressioni politiche interne e straniere, sia perché non deve passare il messaggio che sul Canada si può utilizzare come leva di ricatto l’arresto casuale dei propri cittadini. Cedere a queste pressioni vorrebbe dire acconsentire alla nascita di una politica estera cinese che utilizza tecniche estremistiche per ottenere ciò che vuole, ed esporre tutti i cittadini stranieri a possibili rapimenti statali in Cina.

Le Journal de Montréal parla dei due canadesi come persone sfortunate che si sono trovate al posto sbagliato nel momento sbagliato, sottolineando dunque la politicizzazione del fatto, che si configura come un ricatto travestito da processo. Si ravvisa, inoltre, la possibilità da parte del Ministro della Giustizia, contenuta nella sezione 23 del Canadian Extradition Act, di annullare in qualsiasi momento la richiesta di estradizione.

Il National Post infine, evidenzia come tale questione particolarmente delicata abbia causato una tensione considerevole nelle relazioni sino-canadesi e abbia posto il Canada tra il Presidente Trump e il Segretario generale del Partito Comunista Cinese Xi Jinping. Aggiunge, inoltre, che gli Stati Uniti appoggiano apertamente la linea politica adottata dal Canada in questa situazione e sollecitano il rilascio dei due cittadini canadesi.

Ebbene, una lotta rovente quella del 5G, che viene portata avanti con qualsiasi strumento del potere. L’arresto della manager Huawei come simbolo di Washington che non vuole cedere il suo primato tecnologico a Pechino, anche se a finire nel mezzo di questo scontro strategico sono due cittadini canadesi.

Stampa cinese

Dalla Repubblica popolare cinese il China Daily fa sapere che la coppia canadese, dopo essere stata arrestata nel dicembre 2018 con il sospetto di coinvolgimento in attività pericolose per la sicurezza nazionale, è stata accusata formalmente di spionaggio, spiegando nello specifico le accuse rivolte ai singoli uomini.

Da un lato, a Michael Kovrig è stata rivolta l’accusa di aver acquisito illegalmente segreti di Stato e informazioni di intelligence per un Paese estero, e per questo sarà portato davanti al Tribunale popolare intermedio N. 2 di Pechino. Dall’altro, Michael Spavor è stato incriminato per aver rubato e fornito illegalmente segreti di Stato a una nazione straniera, e sarà giudicato dal Tribunale popolare intermedio di Dandong.

Durante una conferenza stampa, il portavoce del Ministro degli esteri, Zhao Lijian, ha aggiunto che il comportamento dei due uomini ha violato l’articolo 111 della legge penale cinese, che prevede la reclusione da cinque a dieci anni, fino ad arrivare, nelle circostanze “estremamente gravi”, alla pena dell’ergastolo.

Tutto questo per ribadire la conformità delle azioni delle autorità cinesi al proprio ordinamento giuridico.

Chiara Aveni e Gaia Natarelli

Fonti:

China Indicts 2 Canadians on Spying Charges, Escalating Dispute, disponibile su https://www.nytimes.com/2020/06/19/world/asia/china-canada-kovrig-spavor.html, consultato il 26/06/2020

Trudeau points to ‘direct link’ between detained Canadians and arrest of Huawei executive, disponibile su https://www.politico.com/news/2020/06/22/trudeau-canadians-arrest-huawei-333773, consultato il 26/06/2020

Canada and the US-China Geopolitical Tug of War, disponibile su https://thediplomat.com/2020/05/canada-and-the-us-china-geopolitical-tug-of-war/ consultato il 26/06/2020

U.S. senators demand release of Michael Kovrig and Michael Spavor, disponibile su https://nationalpost.com/news/canada/u-s-senators-demand-release-of-michael-kovrig-and-michael-spavor, consultato il 26/06/2020

Sortir du piège chinois disponibile su https://www.lapresse.ca/debats/editoriaux/2020-06-25/sortir-du-piege-chinois, consultato il 26/06/2020

Justin Trudeau says he can’t give in to China’s hostage-taking. He’s right disponibile su https://www.theglobeandmail.com/opinion/editorials/article-justin-trudeau-says-he-cant-give-in-to-chinas-hostage-taking-hes/, consultato il 26/06/2020

Canadian pair formally charged with espionage disponibile su https://global.chinadaily.com.cn/a/202006/20/WS5eed6a63a31083481725450d.html, consultato il 26/06/2020