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La rassegna stampa internazionale dell’UNINT sul COVID-19

I numeri legati alla diffusione del Covid-19 continuano a crescere e toccano tutte le zone del mondo, anche le più remote.

Il lavoro della rassegna stampa ci mette di fronte alla dura realtà perché ci costringe alla presa di coscienza di un fenomeno che va al di fuori delle nostre facoltà e dei nostri poteri.

Tuttavia, crediamo fermamente che l’informazione e la consapevolezza siano le principali armi per poterci difendere in questo buio periodo.

Per questo motivo proseguiamo nel nostro lavoro fieri e sempre più desiderosi di sapere… e di “far sapere”.

Sara Nardi

In Brasile il Presidente Jair Bolsonaro fino a pochi giorni fa definiva il Covid-19 una gripezinha ovvero una banale influenza da cui il 90% del popolo brasiliano era immune.
La gravità della situazione però ha fatto sì che venissero prese le prime misure di restrizione anche se, come riportato da Il Fatto Quotidiano «Bolsonaro parla (troppo tardi) di minaccia».
Sono le cifre infatti a confermarlo: 9.216 contagi di cui 365 decessi.

Lo Stato di Pernambuco si trova a dover fronteggiare un nuovo aumento di casi. Sale infatti a 136 il numero di contagiati mentre sono 10 le persone decedute, secondo quanto riportato nel bollettino del Centro di Assistenza Sanitaria statale del 3 aprile. I casi confermati sono distribuiti in 14 municipi dello Stato.

Nel tentativo di contenere e limitare la diffusione del Covid-19 lo Stato di Pernambuco ha ampliato il precedente Decreto (che prevedeva esclusivamente la chiusura delle scuole,
la sospensione di tutte le attività commerciali non essenziali e dei servizi pubblici) vietando l’ingresso a spiagge e parchi fino al 17 aprile.

Il Presidente della Centro di Assistenza Sanitaria statale André Logo ha sottolineato l’importanza delle misure che saranno adottate nei prossimi giorni. Difatti gli esperti brasiliani hanno dichiarato l’attesa di un picco massimo dei contagi per la seconda metà di aprile. È proprio in previsione del dilagare della pandemia che il Governatore ha ribadito la necessità di far comprendere a tutti i cittadini l’importanza di rimanere in casa disponendo, inoltre, maggiori misure di controllo nella capitale dello Stato, Recife. È notizia di domenica che il Governo, in accordo con i sindacati delle imprese di settore, si servirà delle compagnie telefoniche per avere libero accesso al traffico dati dei cittadini. Il tutto avverrà in forma anonima e servirà esclusivamente per localizzare gli assembramenti di persone in tutto il Paese.  

A San Paolo (Stato) i decessi da Covid-19 sono triplicati nel corso di una sola settimana.
Solo venerdì 27 marzo i casi di morte erano 27 mentre ad oggi il bilancio delle vittime sale a 219. Anche i casi positivi sono in aumento: nel corso della stessa settimana da 1200 sono arrivati a 4048 (quasi la metà dei casi totali in tutto il Paese). 

Il Governo di San Paolo ha recentemente modificato le misure della quarantena, che garantivano il solo svolgimento dei servizi essenziali per la salute, l’alimentazione e la sicurezza. In conformità alle nuove misure, a partire da oggi il Comitato per le operazioni di emergenza di San Paolo ha introdotto nuove permissioni: sono autorizzate le attività interne negli studi legali e contabili. Tuttavia, l’accesso è vietato ai clienti. Fanno inoltre eccezione gli edifici commerciali e i negozi di ricambi e accessori per veicoli a motore, salvo eventuali restrizioni specifiche da parte dalle singole unità. Sono inoltre autorizzati i servizi di consegna e drive-in.

Giulia Arresta, Alessia Santella

Nel Regno Unito alle 20 di domenica 5 aprile, la Regina Elisabetta II ha tenuto un discorso alla nazione: “Stiamo attraversando un momento che porta dolore, difficoltà economiche e cambiamenti nella vita di tutti” ha affermato la Regina, ringraziando poi tutti coloro che hanno continuato a lavorare per sostenere e sostentare la popolazione e le imprese che hanno convertito la produzione per far fronte all’emergenza. Nel frattempo, le condizioni de premier Boris Johnson hanno iniziato a peggiorare, rendendo necessario il ricovero. La popolazione, invece, ha riacquistato speranza guardando i miglioramenti in Italia, anche se la condizione non è la stessa. Inoltre, ad oggi, molti cittadini continuano a non rispettare le regole e il numero di contagi è in aumento. Ad Hove, nel sud est dell’Inghilterra, un poliziotto ha spento di forza un barbecue in spiaggia. Nel settore dei trasporti pubblici, un operatore ha dichiarato: “non vengono distribuite mascherine e guanti ai conducenti degli autobus o metropolitane e i mezzi non vengono disinfettati come dovrebbero”.

In Australia i casi salgono a più 5800, il numero delle vittime a 40 e i guariti a più di 2000. Per questo il primo Ufficiale Medico Capo australiano, Brendan Murphy si è mostrato fiducioso sul’efficacia delle misure di sicurezza e invita fortemente gli australiani a non spostarsi o raggrupparsi per i festeggiamenti di Pasqua. Il primo ministro Scott Morrison ha annunciato servizi per l’infanzia gratuiti per tutte le famiglie che ne avranno bisogno, garantendo 13000 asili aperti in tutto il paese. Nel frattempo, il museo nazionale australiano sta allestendo una mostra per ricordare gli incendi dell’ultima estate, per mantenere viva la consapevolezza nonostante la pandemia.

In Canada, domenica 5 aprile, sono stati effettuati i primi rimpatri, tramite charter, dei passeggeri di una terza nave infetta approdata in Florida: La Princess Cruises. Nel mentre i dettagli del rimpatrio dei 248 passeggeri a bordo delle Ms Zaandem ed Ms Rotterdam rimangono ancora poco chiari. Il coronavirus colpisce anche le popolazioni indigene e il capo tribù, Harvey Yesno ha affermato: “siamo molto preoccupati a causa dei sovraffollamenti nelle case” poiché, spiega il giornalista nell’articolo di The Globe and Mail, la media di abitanti per nucleo familiare è di sei persone.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, sabato scorso, il presidente Trump ha affermato che, nonostante sia risultato negativo al test del Covid-19, prenderà in considerazione l’assunzione di idrossiclorochina (farmaco antimalarico), basandosi su alcuni studi che ne confermino l’efficacia contro il virus. Tuttavia, il direttore dell’Istituto nazionale per le malattie infettive, Anthony Fauci ha puntualizzato che non ci sono dati a favore di questa tesi. Nel frattempo, il chirurgo generale degli Stati Uniti, Jerome Adams ha paragonato l’emergenza all’attacco di Pearl Harbor, per sottolineare la portata dell’attuale momento critico della storia del paese. Ad aggravare il problema, pare sia la mancanza di una strategia di isolamento congiunta.

Lucia Capriglione, Claudia Cesetti, Diana Fagiolo, Laura Forcella, Stefano Mazzagatti, Emanuele Spina

I casi positivi in Spagna, secondo paese al mondo con il maggior numero di casi, aumentano giornalmente: a oggi si contano 131.551 casi, circa 12.418 decessi e 38.080 guariti. Nonostante quanto riportato, si registra un calo nel tasso di crescita giornaliera di questi ultimi: in due settimane, si è passati da oltre il 30% a meno del 7%.

Madrid resta il centro principale dell’epidemia, con più di 37.000 casi positivi e oltre 4.900 morti, seguita dalla Catalogna. La situazione non è la stessa in tutto il paese, poiché la velocità di contagio cambia a seconda delle zone. Tuttavia, l’impressione generale è che i ricoveri al pronto soccorso stiano diminuendo.

Attualmente, il governo sta intervenendo su eventuali portatori asintomatici operanti nei settori essenziali: gli operatori sanitari, gli addetti nelle case di cura, gli agenti di polizia, il personale dei supermercati potrebbero essere parte di un flusso di trasmissione silenziosa che si vuole interrompere per scongiurare una nuova ondata di contagi quando arriverà il momento di diminuire le misure di distanziamento sociale.

A questo scopo, sono in corso due azioni: in primis, si effettuano test a tappeto su questi soggetti; in secundis, si preparano le infrastrutture che ospiteranno i casi positivi che non necessitano di ricovero ospedaliero. Nella giornata di domenica, Pedro Sánchez ha chiesto ai Presidenti di ogni Comunità Autonoma di inviargli, entro il 10 aprile, una lista di infrastrutture pubbliche e private disponibili a ospitare i soggetti positivi che non necessitano di ospedalizzazione.

A tal proposito, il ministro dell’interno spagnolo non esclude la possibilità di rendere tale isolamento obbligatorio, affermando che “In caso contrario, si studierebbero tutte le alternative consentite dalla legge, perché il principio fondamentale è il mantenimento della salute pubblica. Nel rispetto dei diritti fondamentali”.

Questa domenica, l’Argentina ha registrato103 nuovi casi, portando il numero dei contagi a 1.554 secondo quanto riportato dal Ministerio de la Salud de la Nación. Stando all’ultimo aggiornamento, sono stati confermati 32 nuovi casi positivi nella città di Buenos Aires, con un totale di 439 casi.

A Cuba i casi sono 320: nelle ultime 24 sono risultate positive 32 persone, quattro delle quali hanno un link epidemiologico legato agli Stati Uniti e alla Spagna.

Le ripercussioni politiche si fanno sentire anche in Bolivia e in Ecuador dopo che lo scandalo dei cadaveri nelle strade ha colpito l’immagine di Lenin Moreno.

In Messico, lo scorso sabato, il numero dei decessi è salito a 79 e i casi positivi confermati sono 1.890. Un confinamento parziale e volontario – con esercizi commerciali chiusi – è in vigore nel Paese fino al 30 aprile.

In paesi come il Perù, Panama o la Bolivia, la quarantena è più severa e i governi si occupano delle emergenze sanitarie e del timore di proteste o saccheggi.    

Alessia De Meo, Martina Valeriano

In Francia, l’emittente radiofonica Europe1 comunica per 134.000 operatori sanitari italiani l’inizio di una formazione online volta a offrire “delle indicazioni chiare, fondate sulle conoscenze scientifiche disponibili, per affrontare la crisi causata dal nuovo COVID-19”, citando l’Istituto Superiore di Sanità. Prosegue anche la didattica online: dalla scuola materna dove i bambini devono essere affiancati dai genitori per l’utilizzo delle piattaforme online, fino alle università dove i corsi si svolgono in modalità virtuale; l’esito sembra essere positivo nonostante qualche difficoltà. In Svizzera, i giornali parlano del miglioramento in Italia, ma i casi oltralpe sono in aumento. Nonostante ciò, il partito politico Unione Democratica di Centro vorrebbe far ripartire, con tutte le precauzioni necessarie, i settori produttivi. Lo zoo Sikypark, nel Bernese, si ritrova in crisi finanziaria: sono state attivate adozioni a distanza di animali per raccogliere finanziamenti. Anche le imprese dei trasporti pubblici sono in crisi e hanno richiesto sovvenzioni statali. Le relazioni interpersonali sono messe a dura prova: crescono le richieste di divorzio. Tuttavia, aumentano anche i prestiti di libri dalle biblioteche digitali. In Belgio, si moltiplicano le iniziative di solidarietà ispirate in parte dall’esperienza italiana: dai servizi di call center per aiutare le persone anziane a fare la spesa, fino all’app che con pochi click permette di offrire pasti gratuiti al personale medico di Bruxelles; l’app è stata chiamata 8 pm, in riferimento all’orario in cui i cittadini applaudono gli operatori sanitari in segno di ringraziamento. Anche la famiglia reale esprime la sua vicinanza al popolo belga attraverso una scritta floreale, simbolo di incoraggiamento e invito a resistere in questo duro momento. Il Covid-19 non è solamente un rischio per la vita di molti, ma è anche il fattore scatenante di una crisi economica mondiale. Se già la Cina e il mondo occidentale fanno fatica a fronteggiare un tale impatto sui propri sistemi economici, cosa sarà del continente africano? L’Africa, da sempre afflitta da problemi di insicurezza alimentare, si trova infatti a dover affrontare questo nemico comune con risorse nettamente inferiori. Antonio Guterres, segretario generale dell’ONU, dichiara che sarebbero necessari circa 3000 miliardi di dollari per supportare i paesi del sud del mondo. Quanto al Canada, il 5 aprile il governo del Québec ha lanciato il progetto “Le Panier Bleu” (Il Cestino Blu) al fine di unire le varie iniziative nate per stimolare il commercio locale che ha subìto una forte battuta d’arresto a causa del Covid-19. Questa misura esprime la volontà di maggiore autonomia da parte della provincia, che riconosce una dipendenza eccesiva dall’esterno in materia di approvvigionamenti.

Emanuela Batir, Carolina Benucci, Lara Bruno, Flavia Lucarelli D’Ortenzi, Elisabetta Leonardi, Giulia Marinucci, Ngwikem Manfo Solange, Sibilla Parlato, Diana Sandulli,  Eleonora Valente, Elen’Alba Vitiello

Il villaggio austriaco di Ischgl, meta “in” del turismo invernale, si è di recente trasformato in uno dei maggiori focolai europei. Abbiamo chiesto a Claudia Angelika Jehle, studentessa austriaca che quest’anno ha trascorso il semestre invernale in Erasmus all’UNINT, di parlarci della situazione a Ischgl, suo paese natale.

COME STA AFFRONTANDO L’EMERGENZA L’AUSTRIA? COSA NE PENSANO GLI AUSTRIACI?

In Austria ci sono restrizioni molto severe. Il Cancelliere Sebastian Kurz ha dichiarato che si può uscire di casa solo per andare al lavoro, per le spese necessarie e per aiutare chi non è autonomo.

In generale, la gente segue questi ordini. Purtroppo, ci sono anche coloro che non sono ancora pienamente consapevoli della gravità della situazione.

I MEDIA AUSTRIACI IN QUESTI GIORNI PARLANO DELL’ITALIA?

Certamente parliamo dell’Italia, il paese più bello del mondo. Nelle ultime settimane abbiamo ricevuto notizie terribili, come le foto del convoglio di Bergamo: immagini che mi fanno piangere. Sembra che l’Italia non abbia risorse sufficienti per curare tutti i pazienti.  Quello che mi colpisce è che i media vedono sempre l’Italia come lo scenario peggiore e lo sottolineano spesso. Cito testualmente: “Non vogliamo che ci tocchi la stessa sorte toccata all’Italia”

COM’ERA LA SITUAZIONE A ISCHGL NELLE SCORSE SETTIMANE? È CAMBIATO QUALCOSA ULTIMAMENTE?

Il 6 febbraio, quando sono tornata in Austria, la situazione era normale. La stagione sciistica era al culmine e non si parlava del Covid-19. L’università a Innsbruck è iniziata come previsto all’inizio di marzo. I professori hanno solo chiesto agli studenti Erasmus di rimanere a casa e a tutti gli altri di rispettare severe misure igieniche.

La seconda settimana tutto è cambiato improvvisamente. Hanno chiuso l’università e sono tornata a Ischgl. Il 13 marzo è iniziata la situazione eccezionale: quarantena in tutta la valle e chiusura anticipata della stagione. Il governo ha ordinato di mandare a casa gli ospiti e il personale, nel giro di mezza giornata l’intera valle è stata sgombrata. Non avrei mai pensato che si sarebbe arrivati a questo.

QUAL È LA TUA OPINIONE RIGUARDO QUELLO CHE STA SUCCEDENDO A ISCHGL? PENSI CHE ISCHGL NE AVRÀ UN DANNO DI IMMAGINE?

Quello che sta succedendo a Ischgl è clamoroso. I media hanno riferito che abbiamo nascosto dei casi e abbiamo agito troppo tardi; per quanto ne so, abbiamo immediatamente rispettato le istruzioni ufficiali attuandole il più rapidamente possibile.

La popolazione di Ischgl non ha colpe: molti turisti già a febbraio sapevano che l’Italia era alle prese con il Covid-19 ma sono partiti comunque e dopo la chiusura delle discoteche e degli après-ski bar di Ischgl hanno affollato i ristoranti. Dov’è finita la responsabilità personale di ogni individuo?

Sinceramente non penso che questo ci procurerà un danno di immagine. Tutto il mondo ne è colpito e dopo questa crisi i turisti torneranno di sicuro a Ischgl per la sua rinomata stazione sciistica.

Francesca Della Giulia, Gabriele Simoni

In Russia la situazione continua a peggiorare: in 14 regioni sono emersi 658 nuovi casi di infezioni da coronavirus, secondo quanto riferito dalla sede operativa di gestione dell’emergenza COVID-19 il 5 aprile. In 24 ore sono stati rilevati 536 nuovi casi di contagi nella città di Mosca, 45 nel Distretto di Mosca, 22 nella regione di Niznij Novgorod, 20 a San Pietroburgo, 10 a Tula e Leningrado, 4 nel Territorio di Krasnoyarsk, 3 nel circondario autonomo di Chanty-Mansijsk e ancora diversi altri casi registrati a Yaroslav, Chelyabinsk, Novosibirsk e Khabarovsk. Il numero totale dei contagiati in Russia è quindi salito a 5389, di cui è importante specificare, 3893 solo a Mosca; 45 il numero dei deceduti mentre sono 355 i guariti.

Sono state adottate nuove misure di sicurezza da parte delle autorità delle regioni di Krasnoyarsk, Norilsk e Tomsk. L’Amministrazione dell’oblast’ di Tomsk e l’Agenzia Governativa Rospotrebnazdor ovvero il Servizio Federale per la tutela dei diritti e del benessere dei consumatori, hanno stabilito che, dal 6 aprile, tutti i passeggeri in arrivo negli aeroporti di Krasnoyarsk e Norilsk provenienti da Mosca e San Pietroburgo saranno sottoposti a due settimane di quarantena. Gli abitanti della regione dovranno trascorrere la quarantena nelle proprie abitazioni, mentre chi arriva da altre regioni verrà rimandato a casa o verrà messo in stato di osservazione per 14 giorni. Risulta necessario specificare che le suddette regioni si trovano nella parte orientale del territorio della Federazione, per cui questa è la prova che il virus si sta diffondendo anche nei posti più remoti.

Una situazione completamente diversa, la sta vivendo il territorio della Cecenia.

Il presidente della Cecenia, Ramzan Kadyrov, ha dichiarato che le autorità della repubblica hanno già provveduto a mettere da parte una fornitura di cibo per un anno. Per il momento, i confini della regione sono chiusi all’entrata e all’uscita. Non è noto quando i confini saranno riaperti. Kadyrov dichiara: “Abbiamo cibo sufficiente per un anno per la Repubblica.  Il Ministero della Salute è dotato di tutto il necessario per ogni evenienza. Ci siamo preparati. Per questo consiglio ai nostri nemici di lasciarci in pace: si vedrà in seguito se abbiamo fatto la cosa giusta.
Farò di tutto per proteggere il nostro popolo. Ciò che stiamo vivendo è peggio dell’estremismo o del terrorismo è una malattia: un terrorista, almeno, può essere trovato e fermato. Faremo del nostro meglio per garantire che nessuno venga nella Repubblica e infetti i nostri abitanti”.

Angela Doria, Paola D’Onofrio

In Yemen non è ancora stato registrato alcun caso di Covid-19 ma il Paese sta attraversando la più grande crisi umanitaria al mondo causata dalla guerra civile scoppiata nel 2015.

Se il virus dovesse entrare nel paese la situazione peggiorerebbe ulteriormente. Pertanto, il 25 marzo scorso il segretario delle Nazioni Unite, António Guterres, ha chiesto alle parti in conflitto di siglare una tregua temporanea.

La popolazione yemenita soffre già di malattie gravissime e altamente contagiose quali colera, febbre dengue, morbillo, difterite e malnutrizione cronica. La metà delle strutture sanitarie del paese sono state distrutte durante i bombardamenti, e i fondi per la sanità scarseggiano.

Secondo la testata alThawra-news.net, affiliata al governo internazionalmente riconosciuto con sede ad Aden, i ribelli Houthi (il gruppo sciita filo-iraniano che controlla la capitale Sana’a) starebbero sfruttando l’emergenza a proprio favore, diffondendo l’idea che questa sia stata provocata dall’America e dall’Arabia Saudita, e invitando i cittadini a morire al fronte piuttosto che del virus.

Secondo l’omonima testata althawrah.ye, controllata invece dai ribelli Houthi, sono molte le iniziative messe in campo per far fronte a questa emergenza, come il contributo di 500 milioni di riyal messo a disposizione dalla società Yemen Telecom.

Nella riunione straordinaria tenutasi la mattina del 31 marzo a Sana’a, il Ministro delle telecomunicazioni Al-Numair, ha sottolineato il ruolo vitale dei media yemeniti nella campagna di sensibilizzazione contro il virus. Interessante anche il suo appello affinché venga permesso l’accesso agli strumenti di comunicazione e vengano installati dei cavi marini per l’accesso ad internet nel Paese. Inoltre, sono stati creati un sito e un’applicazione gratuiti per rimanere aggiornati sulla pandemia.

Tra i vari paesi del Golfo, notevole è la posizione del Kuwait.

Tra le sue iniziative nazionali e sociali in linea con il volere del governo, e il piano di quest’ultimo per far fronte all’emergenza Coronavirus, lo store online Dot-Com ha lanciato la campagna “Fazaat Watan”. Questa fornisce gratuitamente delle automobili alle società cooperative che si occupano di trasportare in diverse regioni del Kuwait prodotti alimentari e beni di consumo sulla base delle richieste dei cittadini.

L’ingegnere Abdul Mahsen Al-Harfash, presidente del consiglio di amministrazione dello store online Dot-Com, in un comunicato stampa ha dichiarato che la campagna “Fazaat Watan” è stata avviata per facilitare il trasporto di beni di prima necessità. Ciò è stato possibile grazie al contributo delle società cooperative per azioni in ogni provincia del Paese durante tutto l’arco di tempo che prevede il divieto di uscire dalle proprie case. Al-Harfash ha inoltre specificato che tale store ha messo a disposizione delle società cooperative e degli enti di beneficienza più di 150 automobili, con autisti inclusi, in modo completamente gratuito nell’attuale periodo di crisi sanitaria. 

Anna Parmegiani, Chiara Riccardi, Dinella Vella

Proprio quando sembrava di essere vicini a tirare un sospiro di sollievo, in Cina torna la paura di un rimbalzo dei contagi dopo la scoperta di nuovi casi nella provincia dello Hubei e alla luce dell’aumento dei casi di importazione, ad oggi 38 (ultimo aggiornamento 5/4/20).

Cresce in particolare la preoccupazione a Wuhan, dove si prevedeva per l’8 aprile la sospensione dei divieti sui viaggi in uscita dalla città e dove invece, lo scorso venerdì, le autorità hanno rinnovato la richiesta ai residenti di restare in casa e adottare massima precauzione. Probabilmente le date previste per l’apertura saranno prorogate.

Nei giorni precedenti, il Presidente cinese Xi Jinping aveva effettuato una visita nella provincia dello Zhejiang, recandosi nei porti, nelle imprese e nelle zone rurali per monitorare la prevenzione e il controllo dell’epidemia così come lo sviluppo economico e sociale. Il messaggio era chiaro: è fondamentale accelerare il ripristino della produzione e il ritorno alla vita normale.

Ma, in realtà, le immagini più suggestive della scorsa settimana sono senz’altro quelle di sabato. Il 4 aprile in Cina è stata celebrato il giorno della commemorazione dei defunti, il Qingming Festival, che quest’anno ha inevitabilmente assunto un tono ancora più drammatico: in questo giorno il governo centrale ha infatti indetto il lutto nazionale, in onore delle vittime dell’epidemia. Così, alle 10 del mattino, il suono delle sirene nelle principali città cinesi ha sancito l’inizio di tre minuti di silenzio.

A Wuhan, alcuni cittadini hanno bruciato dei pezzi di carta negli angoli delle strade per rendere omaggio a tutti gli operatori sanitari che hanno perso la vita nella lotta in prima linea contro il virus, mentre le bandiere in tutto il paese e nelle ambasciate cinesi all’estero erano appese a mezz’asta.

A Pechino, il Presidente Xi, il Primo Ministro Li Keqiang e gli alti funzionari del Partito, tutti vestiti in nero e con un mazzo di fiori bianchi appuntati sul petto, si sono riuniti per la commemorazione delle vittime presso Zhongnanhai, sede del Partito Comunista e del Governo.

Nei recenti contatti telefonici con i leader di tutto il mondo, il Presidente cinese ha riconfermato l’impegno della Cina nel supporto a tutti i paesi colpiti dalla pandemia. Durante il vertice straordinario del G20 sul Covid-19 tenutosi il 26 marzo, la Cina ha presentato una serie di iniziative di cooperazione internazionale per combattere la pandemia e ristabilizzare l’economia mondiale. Nella recente telefonata con il Re Filippo del Belgio, Xi Jinping ha ribadito che la Cina darà assoluta priorità all’aumento nella produzione di medicinali e dispositivi medici, così da poter fornire il maggior supporto possibile per la lotta globale contro l’epidemia.

Elisa Caminiti, Claudia Cigno, Francesca Runci

FONTI e SITOGRAFIA

Per la lingua PORTOGHESE

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Per la lingua INGLESE

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Per la lingua TEDESCA

per saperne di più su Ischgl:

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Per la lingua RUSSA

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Per la lingua ARABA

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Per la lingua CINESE

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#ATUTTOMONDO

Pubblicato il

La rassegna stampa internazionale dell’UNINT sul COVID-19

Ci sono momenti ed immagini che fanno la storia.
E ci sono poi uomini e parole che fanno la storia.
Il 27 marzo 2020, Papa Francesco, la più alta autorità della Chiesa Cattolica, ha parlato all’uomo: a quello credente, in ogni religione, e a quello non credente.
Ha parlato all’essere umano in quanto tale, in quanto essere bisognoso di coraggio, di comunità e di universalità in questo doloroso momento in cui le pagine della storia del mondo si riscrivono.
“Con la tempesta, è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli.” (Papa Francesco)

Sara Nardi

Ad oggi la situazione dei PALOP (Paesi Africani di Lingua Portoghese) è la seguente:

Angola:Si verificano già gravi conseguenze come l’aumento dei prezzi dei beni prima necessità, il che porta ancora più disagio alle persone che hanno già grandi difficoltà ad arrivare alla fine del mese. Tante persone hanno bisogno di lavorare, e molte di queste lavorano proprio per strada come ambulanti. Una delle raccomandazioni fondamentali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità è quella di lavarsi le mani. Poiché in Africa, ci sono gravi problemi legati alla reperibilità delle risorse idriche, si sta lavorando molto sulla prevenzione. Già da settimane infatti, si fanno campagne per invitare i cittadini a lavarsi le mani ogni volta possibile o utilizzare gel disinfettanti.

Guinea – Bissau: al momento sono stati registrati 8 casi di infezione da Covid-19. Il Paese inoltre non sta attraversando un momento facile: Amnesty International, proprio qualche giorno fa, ha affermato che i leader politici stanno approfittando dello stato di emergenza per favorire l’istaurazione di regimi più autoritari, violando i diritti umani.

Mozambico e Capo Verde: hanno dichiarato lo stato di emergenza da qualche giorno.

San Tomé e Principe: è l’unica zona di lingua portoghese in Africa che sembra essere rimasta miracolosamente illesa dal Covid-19.

In pochi sanno invece che in Asia il portoghese è lingua ufficiale in ben tre Stati.

Macao: è una delle regioni amministrative speciali della Cina (insieme ad Hong Kong) e proprio per la sua collocazione si è trovata prima tra tutti nell’occhio del ciclone. La pandemia ha raggiunto ufficialmente la regione il 22 gennaio 2020 nonostante la chiusura con la Cina continentale nelle precedenti 48 ore. Al 28 marzo il numero di casi totali (pubblicati dal sito istituzionale del Governo di Macao) è pari a un totale di 3211 casi positivi dei quali 34 con sintomatologia, 10 guariti, 224 persone in isolamento (tra cui 58 residenti a Macao recentemente tornati dalla Corea del Sud o dall’Italia) e 0 decessi.

Goa: il più piccolo stato federato dell’India. Al 25 marzo sono stati riscontrati i primi 3 casi positivi sul territorio e il Ministro della salute Vishwajit Rane dichiara che il Governo sta agendo come di dovere applicando tutte le precauzioni necessarie.

Timor Est: Il primo caso di Covid-19 dell’isola è stato rilevato il 21 marzo e da lì il Presidente della Repubblica Francisco Guterres ha dichiarato lo stato di emergenza. Il territorio affronterà lo stato di quarantena fino al 26 aprile. Sono stati inoltre proibiti tutti gli incontri ed eventi sociali in programma.

Beatrice De Luca Chiara Ruscio

Con più di 215.000 casi, gli Stati Uniti ad oggi continuano a essere il primo paese al mondo per numero di contagi. Il virus colpisce anche il mondo della politica: l’ex Vice Presidente Joe Biden, al Jimmy Fallon Show, ha dichiarato che è a rischio la Democratic National Convention (Convention Nazionale del Partito Democratico) prevista per gli inizi di luglio. Aumentano anche gli accessi al sito NYC Hope (sito dedicato alle risorse contro la violenza domestica) con circa 1240 visite totali nel periodo che va dal 18 al 30 marzo, indice del fatto che il “lockdown” sta mettendo numerose donne e bambini a rischio. Trump alimenta la disinformazione sull’ epidemia da Covid-19 dichiarando che l’emergenza finirà tra un mese e che la carenza di respiratori era imprevedibile. In Texas invece, 44 studenti in vacanza per l’inizio dell’estate hanno violato le ordinanze restrittive risultando successivamente positivi al coronavirus.

In Canada, 248 passeggeri canadesi sono bloccati a bordo delle navi da crociera Ms Zaandam e della sua gemella Ms Rotterdam, e si contano 200 casi di contagio da coronavirus. Ron DeSantis, governatore della Florida, si sarebbe inizialmente opposto all’approdo delle imbarcazioni. De Santis nega adesso la discesa dei passeggeri, spiegando che la priorità è quella di preservare i letti in ospedale per i residenti. Donald Trump rassicura che il rimpatrio dei passeggeri canadesi è già in programma.

In Australia, il governo ha annunciato martedì il terzo fondo economico per la pandemia, e il più grande fino ad ora: 130 miliardi di dollari in sussidi alle aziende per sostenere i lavoratori a casa. Inoltre, il ministro per l’Economia, Turismo e Investimento ha annunciato un piano di assistenza per lo scambio merci internazionale, poiché sabato la nazione ha denunciato la carenza di attrezzatura medica e il blocco delle frontiere non permette scambi commerciali regolari. Il piano consta di 110 milioni di dollari e prevede l’esportazione di prodotti agroalimentari australiani in cambio di attrezzature mediche per l’emergenza al momento da paesi quali Cina, Giappone, Hong Kong, Singapore e Emirati Arabi Uniti. 

Nel Regno Unito, in data 1 aprile 2020, sono saliti a 25,150 i contagi e 1789 i decessi. Il governo si dice furioso contro la Cina, sostenendo che i numeri potrebbero essere 40 volte superiori a quelli effettivamente dichiarati dal governo cinese. Un funzionario britannico afferma che Pechino dovrà affrontare la “resa dei conti” una volta che l’epidemia da Covid-19 sarà terminata. Alcuni esperti sostengono che la Cina stia approfittando della situazione per espandersi economicamente. Intanto, il sistema sanitario inglese sta lavorando su un’App che permetterà agli utenti di essere avvisati qualora entrino in contatto con un soggetto positivo: questa mossa potrebbe preparare il terreno per una sospensione del blocco. Gli esperti prevedono il picco del contagio verso Pasqua.

Lucia Capriglione, Claudia Cesetti, Diana Fagiolo, Laura Forcella, Stefano Mazzagatti, Emanuele Spina

La Spagna è sul punto del collasso e la curva dei contagi e dei morti continua a essere estremamente alta: nelle ultime 24 ore sono stati confermati 8.102 nuovi casi positivi al Covid-19 e 950 morti. Le vittime hanno raggiunto così la drammatica cifra di 10.003 dall’inizio della pandemia. Ad oggi sono stati confermati 110.238 casi positivi al COVID-19, quasi 27.000 guariti e più di 54.000 persone hanno avuto bisogno di assistenza ospedaliera.

Secondo quanto riportato in un rapporto dell’Università Johns Hopkins di Baltimora, circa 937.000 persone sono state contagiate in tutto il mondo e il numero delle vittime registrate si attesta intorno a 47.000.

Dinanzi alla progressione irrefrenabile della pandemia, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sottolinea l’importanza di individuare i casi asintomatici, i principali responsabili dei contagi, per cercare di frenare l’avanzata del virus. Il Ministro della Salute spagnolo, Salvador Illa, si presenterà quest’oggi di fronte alla Commissione Sanitaria del Congresso dei Deputati (Comisión de Sanidad del Congreso de los Diputados, in spagnolo), per informarli riguardo alle misure adottate nel paese per far fronte alla pandemia.

Da un punto di vista economico, gli effetti del coronavirus sul mercato lavorativo spagnolo stanno avendo conseguenze disastrose. Nelle ultime 3 settimane si è registrato un crollo dell’occupazione senza precedenti: dal 12 marzo hanno perso il lavoro quasi 900.000 persone. Per farsi un’idea dell’impatto e della gravità della situazione, il ministro José Luis Escrivá ha paragonato quanto è appena successo in poco più di 3 settimane con quanto accadde tra l’ottobre del 2008 e il febbraio del 2009, periodo che tutti ricordano come l’inizio della grande crisi economica a livello mondiale.

In Argentina nelle ultime 24 ore sono stati confermati 79 nuovi casi di COVID-19: sale così a 1.133 il numero dei contagiati. Questo mercoledì il paese ha registrato 6 nuovi decessi. Questo è quanto afferma il bollettino rilasciato dal Ministero della Salute argentino. Entrando più nel dettaglio, dei 79 infettati 12 sono di Chaco, 11 di Santa Fe, 10 di Mendoza, 10 di Santa Cruz, 10 di Buenos Aires, 10 in provincia di Buenos Aires, 6 di Córdoba, 4 di Neuquén, 2 di Salta, 1 di Entre Ríos, 1 di Corrientes, 1 di San Luis e 1 di Tucumán.

In Messico il governo ha deciso di prorogare la sospensione delle attività non essenziali fino al 30 di aprile, includendo anche il settore privato. Il paese fino ad ora ha registrato 1.378 casi positivi e 37 morti.

In Cile, Ecuador e Repubblica Domenicana i contagi aumentano sempre più velocemente, rispettivamente con 2.770, 2.300 e 1.000 casi, con un tasso di mortalità intorno al 5%. La maggior parte dei paesi del Sud America è, quindi, in quarantena per cercare di limitare il contagio da COVID-19.

                                               Karen Marinelli

Il settimanale Courrier International riporta le parole del presidente Macron il quale si dice favorevole a “un intervento economico solido” da parte dell’UE. Rimarcando la necessità di “una solidarietà europea forte”, la Francia si schiera quindi a fianco di Italia e Spagna, respingendo le visioni di Germania e Olanda. L’idea di una solidarietà europea si ritrova anche nel giornale francese L’est républicain che pone l’accento sul sostegno tra cittadini, impegnati ad aiutarsi gli uni con gli altri; un’unione forte e positiva che consolida ulteriormente l’appartenenza del popolo alla Francia.

In Svizzera, il Covid-19 ha colpito le case di riposo, soprattutto nel Canton Vallese. A Ginevra hanno distribuito dispositivi elettronici per permettere agli anziani in isolamento di avere contatti con i loro parenti. Aumentano gli ordini online di cibo, i cittadini riscoprono hobby culinari: lievito e farina presi d’assalto. Le università avvertono che ci saranno cambiamenti per la sessione estiva: esami garantiti e professori disponibili ai cambiamenti. Gli ospedali devono affrontare anche una sfida finanziaria. Con l’hashtag #VersusVirus tutti possono aiutare alla lotta contro il Covid-19.

La leggenda dell’afro-jazz camerunense Manu Dibango è la prima vittima tra le celebrità mondiali. L’universo politico africano registra tanti altri casi: in Burkina Faso, oltre ai diversi ministri contagiati, si registra il decesso della seconda vicepresidente dell’assemblea nazionale Rose Marie Compaoré. In Nigeria, il capo dello staff del presidente risulta positivo al Covid-19. Sono stati messi in quarantena il Capo dello Stato del Botswana, il Primo Ministro della Costa d’Avorio Amadou Gon Coulibaly, il Presidente della Commissione dell’Unione Africana Moussa Faki e la famiglia del leader dell’opposizione Freeman Mbowe in Tanzania.

In Italia, nella piccola città di Cremona, circa otto medici canadesi hanno preso parte a un team medico e di supporto composto da 70 persone, allestendo un ospedale da campo in un parcheggio fuori dal principale ospedale di Cremona. Questo è stato reso possibile grazie alla donazione finanziata dalla ONG (Organizzazione non Governativa) cristiana Samaritan’s Purse (letteralmente Borsa del Samaritano), che ha provveduto a inviare i medici canadesi in Italia. Finora, sotto la loro custodia, è morto un solo paziente, ormai malato da giorni.

Da qualche settimana si è constatato un aumento di richieste d’aiuto sul numero verde belga da parte dei giovani. Il numero di chiamate per riportare casi di abuso di minori è triplicato e si è notato anche che coloro che contattano la linea per la prima volta, lamentano spesso di conflitti a casa che derivano dalle rigide misure di contenimento. In materia politica, in Belgio, come in Italia, i partiti di estrema destra e populisti sembrano trovare terreno fertile nell’attuale crisi sanitaria, strumentalizzando la situazione per ribadire le proprie teorie antiglobalizzazione e di difesa dei confini nazionali.

  Emanuela Batir, Lara Bruno, Flavia Lucarelli D’Ortenzi, Arianna Emiliani, Giulia Marinucci, Ngwikem Manfo Solange, Sibilla Parlato,  Federica Politanò, Gioia Ribeca, Elen’Alba Vitiello

Dopo aver prolungato le restrizioni fino al 19 aprile, i tedeschi si vedono costretti non solo ad annullare le imminenti vacanze pasquali ma anche a fare i conti con i contagi in costante aumento. Sono infatti ormai oltre 67 mila i cittadini affetti da Covid-19 e si contano ormai più di 700 morti.

Gli esperti in Germania affermano che la situazione degli ospedali tedeschi è ancora sotto controllo ma il Paese si sta comunque organizzando per aumentare i posti in terapia intensiva in previsione dell’ormai vicino picco di contagi che potrebbero mettere in crisi anche il sistema sanitario della Germania.

Nel frattempo, 130 militari tedeschi insieme a virologi e ingegneri, stanno testando applicazioni per tracciare i contagi, su modello del metodo già utilizzato nella Corea del Sud. Il governo pensa che tale metodo per contenere i contagi potrebbe essere disponibile già dopo Pasqua.

I contagi però, così come in tutti gli altri paesi, non sono l’unica preoccupazione in questo momento, alla quale si aggiunge anche quella della conseguente crisi economica. Si stima infatti che, se le restrizioni dovessero essere messe in atto per due settimane in più rispetto al tempo finora previsto, il PIL potrebbe essere in calo di un ulteriore 2%.

Anche la Germania, però, sta offrendo aiuti all’Italia. Se fino alla scorsa settimana i pazienti italiani ricoverati nelle cliniche tedesche erano 47, questa settimana ne sono stati accolti altri, per un totale di 73 pazienti.

In Austria, anch’essa fortemente colpita dai contagi di Covid-19, si prevede che le restrizioni entrate in vigore lo scorso 26 marzo saranno sciolte già a partire dal 13 aprile, data in cui, secondo il governo, si dovrebbe pensare alla riapertura di aziende, scuole e negozi per l’immediata ripresa dell’economia. Contrariamente ad altri paesi però, l’Austria ha attuato ulteriori restrizioni anche per quanto riguarda gli orari di apertura delle attività ancora aperte perché necessarie ed essenziali. I supermercati, infatti, sono aperti solo fino alle 19.00 e accessibili solo se muniti di mascherine protettive. Un punto di vista differente, invece, sembra avere la Germania che non vede ancora la necessità di imporre l’uso di mascherine protettive per i cittadini.

Le ultime notizie austriache in relazione all’emergenza in corso riguardano l’idea del governo di effettuare tamponi in massa per essere in grado di dividere la popolazione fra contagiati, possibili contagiati ed individui contagiati ma asintomatici. Il ministro degli interni austriaco Karl Nehammer, che si mostra molto fiducioso a riguardo, afferma che l’utilità di questo metodo sarebbe infatti per i pazienti che hanno già contratto l’infezione da Covid-19, senza magari esserne a conoscenza e che, una volta superata, potrebbero tornare a condurre una vita normale al più presto per favorire la ripresa dell’economia.

Jasmin Pick

La situazione Covid-19 in Russia sta peggiorando. Così parla il 1 aprile il presidente Putin: “Nel paese la situazione sta diventando sempre più difficile: si contano più di 850 malati e più di 2777 contagi.”. La vicepremier Tatiana Kolikova ha affermato che i casi sono in aumento, ed è per questo che si è deciso di aumentare il numero dei test: “In totale abbiamo già fatto 536000 test, non solo nelle ultime 24 ore, coprendo quasi il 19% della popolazione; continueremo, in quanto sia i malati, sia i contagi crescono a dismisura.” Inoltre, secondo quanto dichiarato dalla Kolikova, nei laboratori russi si sta lavorando su alcuni prototipi per creare un vaccino. Dal 29 giugno si potrà passare alla fase sperimentale nella quale si raccomanda la partecipazione di più di 60 volontari.

Una tra le ultime misure adottate è stata legalizzare la vendita di farmaci on-line: si potranno ordinare e riceverli a domicilio. Una decisione radicale, ma necessaria presa dalla Duma. “La legge predispone la possibilità di vendere farmaci soggetti a prescrizione medica, ad eccezione di quelli contenenti alcune sostanze, come quelle psicotrope e narcotiche” ha dichiarato il presidente della Duma Vyacheslav Volodin. Il guadagno delle farmacie russe è cresciuto del 20% poiché i prezzi delle medicine sono aumentati del 11%. Le misure di supporto, invece, variano da ragione a regione. A Mosca, ad esempio, il governo stanzierà 2,6 miliardi di rubli per il sostegno di determinati settori come trasporto aereo, turismo, ristorazione, educazione, fisica e sport. “Abbiamo ampliato la possibilità di rinegoziare i prestiti precedentemente emessi e semplificato e ridotto i requisiti necessari per l’erogazione di nuovi prestiti per pagare gli stipendi dei dipendenti” ha detto il primo ministro Mikhail Mishustin.

Il 2 aprile il presidente russo si è rivolto nuovamente ai suoi concittadini ringraziando tutti coloro che, in prima linea, stanno combattendo l’emergenza. Il presidente sottolinea come le misure contenitive siano state efficaci e che abbiano fatto guadagnare del tempo prezioso in termini di gestione della pandemia. Le sue parole: “Ho deciso di prolungare la chiusura delle attività fino alla fine del mese, cioè fino al 30 aprile compreso, sottolineo, pur mantenendo i salari per i dipendenti. Tuttavia, la situazione sta cambiando e […] la malattia si diffonde in maniera non omogenea. Il nostro è un grande paese, molto grande, caratterizzato da diversa densità di popolazione, ci sono aree della Federazione in cui il coronavirus ha già rappresentato una grave minaccia per le persone, ad esempio a Mosca, dove non è possibile invertire la tendenza, nonostante le misure adottate dalle autorità federali e cittadine. E ci sono aree, che sfortunatamente sono sempre meno, dove non si sono ancora verificati casi, grazie a Dio.” Conclude il suo discorso richiamando l’intera popolazione al rispetto delle regole.

Paola D’Onofrio, Angela Doria, Clarissa Giacomini

La pandemia del Coronavirus da mesi turba gli equilibri mondiali non risparmiando nessuno, incluse quelle zone del mondo, come il Levante, che da decenni devono fare i conti con gli orrori e le conseguenze della guerra. Emblematico è il caso della Siria: alle accuse mosse da medici ed esperti contro il regime per aver nascosto la diffusione dell’epidemia fino alla scorsa domenica, si aggiunge l’invito del Segretario Generale delle Nazioni Unite alle parti coinvolte «a sostenere il suo appello lanciato di fronte alla necessità di un cessate il fuoco in tutte le aree dove sono presenti conflitti armati e di adoperarsi per fronteggiare il virus». Nel vicino Libano, nonostante finora non ci siano contagiati nei campi e nelle comunità palestinesi, la paura regna sovrana: è necessario considerare che un solo caso di Coronavirus in uno qualsiasi dei campi, è sufficiente per farlo diventare un epicentro, date le condizioni di vita precarie e la pessima situazione sanitaria. Va chiarito che la gestione dei campi per rifugiati nell’area siro-libanese è di competenza di diverse organizzazioni, solitamente non governative, o agenzie delle Nazioni Unite. In un primo momento, per arginare il virus, lo stesso Consiglio dei ministri libanese aveva adottato misure che, però, non includevano i campi profughi, portando così i leader palestinesi a chiedere di gestire l’emergenza in maniera più responsabile, guardando anche ai rifugiati: trovandosi sul suolo libanese è implicito che essi siano colpiti e influenzati da ciò che gli succede intorno. Tuttavia, Huda Samra, corrispondente dell’UNRWA in Libano, ha chiarito che sin dal primo momento l’agenzia e il personale sanitario hanno effettuato un meticoloso follow-up e intrapreso una campagna di sensibilizzazione sul virus attraverso i mass media. Una fotografia differente descrive la situazione in Giordania, dove il Ministero degli Interni – che da tempo coopera con le organizzazioni internazionali e regionali pertinenti – ha introdotto disposizioni al fine di offrire l’assistenza sanitaria necessaria ai profughi siriani presenti nel territorio. Anche il portavoce dell’UNHCR di Amman, Al-Hiwari, ha sottolineato che gli ospedali all’interno dei campi sono adeguati a rispondere a qualunque situazione, poiché le procedure sono simili a quelle adottate al di fuori di essi e in linea con le decisioni del governo giordano. Secondo il rappresentante dell’UNHCR in Giordania, Dominik Bartsch, «finora nessun rifugiato in Giordania è stato colpito dal virus, ma dobbiamo essere pronti e il governo deve continuare a sostenerci». Ha espresso altresì la sua gratitudine verso il governo per aver concesso ad alcuni operatori i permessi necessari per recarsi nei campi profughi di Zaatari e Zarqa affinché vengano erogati i servizi fondamentali.

È proprio nei momenti come questo, in cui il mondo intero è in ginocchio, che non bisogna dimenticare chi, ordinariamente, vive situazioni di precarietà.

Baldo Valentina, Reale Maria Antonietta, Elia Roberta

Il Comitato Centrale del Partito Comunista e il Consiglio di Stato Cinese, dopo un lungo dialogo sul da farsi sulla questione Gaokao (esame equivalente al nostro Esame di Stato), sono giunti ad una conclusione ufficiale. Per la prima volta dopo la Rivoluzione Culturale (1966-1976), l’esame nazionale del Gaokao è stato rinviato. Verrà posticipato di un mese, precisamente al 7 e 8 luglio 2020. Una notizia che coinvolge più di 10 milioni di studenti cinesi, i quali avranno un mese di tempo in più per prepararsi alla prova didattica più importante della loro vita. La possibilità di accedere a qualsiasi università all’interno della nazione, infatti, dipende indissolubilmente dal risultato finale dell’esame. Solo chi ottiene un punteggio alto può ambire alle università più prestigiose.

Come riportato da Shanghai Fabu, le sedi d’esame saranno scelte in base agli standard di sicurezza, ovvero strutture che possano garantire una distanza minima tra gli studenti. Saranno condotte operazioni di sterilizzazione a tappeto di tutte le strutture scolastiche così i come controlli sanitari a tutti i soggetti coinvolti, dagli esaminatori agli studenti, dai dirigenti scolastici agli addetti delle pulizie. Tuttavia, l’intera provincia dello Hubei e Pechino rimangono le uniche due aree dove il Ministero dell’Istruzione ha preferito temporeggiare prima di annunciare una data ufficiale per l’inizio dell’esame.

Passando ai numeri più recenti dei casi confermati, a seguito dell’incontro di lunedì 30 marzo del “Gruppo Covid-19”, gruppo speciale affiliato al Governo Centrale e diretto dal Primo Ministro Li Keqiang, quest’ultimo ha esortato le autorità “ad essere più proattive nel capire bene la situazione dei casi asintomatici”. Infatti, come dimostrato dai dati pubblicati dal Governo Centrale stesso, “i contagiati asintomatici fino alla fine di febbraio sono stati 43,000”. Purtroppo, nessuno di questi è stato inserito nel conteggio ufficiale dei casi confermati. D’altro canto, un team non governativo di medici cinesi rivela che il 60% circa di coloro che hanno contratto il virus nella città di Wuhan erano asintomatici. Cifre senz’altro discordanti e che ispirano poca trasparenza.

Chang Jile, direttore della Commissione per la Prevenzione delle Malattie, ha dichiarato che dal 1 aprile verrà fatta più chiarezza sui casi asintomatici e sulle loro condizioni attraverso analisi e trattamenti nelle zone di maggiore interesse, così da poterli inserire nel conteggio totale dei casi confermati. Un modus operandi sicuramente poco conforme con le direttive dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo cui le autorità di ogni paese sono tenute ad includere il numero dei pazienti sintomatici così come gli asintomatici per il conteggio totale dei “casi confermati”. In realtà, i criteri adottati dal governo cinese all’inizio dell’epidemia erano paradossalmente conformi a quelli dell’OMS. Tuttavia, dal 7 febbraio in poi, si è deciso di tenere conto solo dei pazienti sintomatici.

Fondamentale sta diventando sempre di più l’aiuto della Cina all’Italia, soprattutto nell’inviare rifornimenti medici quali 40.000 mascherine, 20.000 per uso ospedaliero, mentre altre 20.000 per uso comune, la maggior parte destinate principalmente in Lombardia. Tutti questi articoli ospedalieri provengono da Shengze, molto vicina a Suzhou (Jiangsu) famose entrambe nel mondo per essere i luoghi natii della seta. Queste due città inoltre hanno un rapporto molto speciale con Milano (capitale economica e della moda) e Como (importante centro industriale della seta in Italia).

Secondo l’agenzia di stampa cinese Xinhua, Wang Yibing, governatore della città di Shengze, si è espresso in merito alla situazione in Italia come di seguito: “non dimenticheremo mai quando l’Italia ci ha aiutati nell’avviamento nell’industria della moda, e per far fronte alla pandemia, vogliamo fornire tutto il nostro supporto necessario”. Non è solo a Milano che arrivano gli aiuti, poiché l’associazione giovani cinesi in Italia ha donato mascherine indirizzate alla polizia e ad altri volontari dell’ANPS di Roma. Inoltre il simbolo della cooperazione tra Italia e Cina non è solamente il donare le mascherine, poiché ultimamente in Italia è approdato il terzo gruppo di medici esperti provenienti dalla regione a sud est della Cina (Fujian), i quali stanno cercando di applicare i metodi usati in Cina per poter curare in modo efficace i pazienti infetti dal coronavirus.

Mattia Del Vecchio, Fabrizio Ubbriaco

FONTI e SITOGRAFIA

Per la lingua PORTOGHESE

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Redaçao. Guiné-Bissau: Estado de emergência "usado para legitimar golpe. ASemana. 31.03.2020

Redaçao. Covid-1 9 : Cabo Verde regista mais quatro casos suspeitos. ASemana. 31.03.2020

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Graça Henriques. Coronavírus. Histórias de quem já não recebe um tostão. Diário de Notícias. 31.03.2020

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#ATUTTOMONDO

Pubblicato il

La rassegna stampa internazionale dell’UNINT sul COVID-19

In Italia si avvicina lo scadere del primo termine previsto per le restrizioni legate all’emergenza Covid-19 e anche se ancora manca la comunicazione ufficiale, il governo ne sancirà una proroga a data da destinarsi. Le spaventose cifre di contagiati e deceduti giornalieri fanno presagire un decisivo prolungamento delle misure restrittive, condizione che ci costringe a re-inventarci e re-inventare un tipo di vita a cui non potevamo di certo ritenerci abituati. 

Il valore aggiunto di questa anomalia, infatti, sta nell’imparare a non soffrire della “mancanza di…”, ma nell’imparare ad apprezzare “l’assoluta libertà di…” che in condizioni di normalità determina il nostro stile di vita.

La libertà di movimento, di riunione, di espressione, di stampa, ad esempio.

Quest’ultima in particolare è la chiave del nostro lavoro, e approcciandoci ad universi linguistici e geografici diversi abbiamo imparato a riscoprire il valore di quelle libertà che noi italiani tanto diamo per scontate, ma che tanto scontate, indipendentemente dall’emergenza, per altri, non sono.

Sara Nardi

In Italia, una settimana fa è arrivato un carico di mascherine e ventilatori dal Brasile dopo i blocchi alle esportazioni delle settimane precedenti. Per capire meglio vi riportiamo l’intervista fatta a Vanessa Teixeira Volochen, di Curitiba (Paranà) di 28 anni.

Come sta affrontando l’emergenza Covid-19 il Brasile?
I presidenti dei vari stati non riuscendo a trovare un accordo, hanno deciso di prendere delle misure in maniera indipendente. Alcuni hanno scelto la via della quarantena prima rispetto ad altri. Ad esempio, io adesso mi trovo nello stato di Santa Catarina e la quarantena finirà il 31 marzo ma sicuramente verrà prolungata: una settimana non basta.

In Italia abbiamo visto il presidente Bolsonaro chiamare il Covid-19 “raffreddorino”: cosa ne pensano i brasiliani?
Personalmente penso sia da irresponsabili. Un presidente che sminuisce il problema, che non sensibilizza la gente, è un presidente irrispettoso. Molti imprenditori, attraverso dei video sui social appoggiano l’idea di Bolsonaro di tornare al lavoro per non fermare l’economia, come il proprietario della nota catena di fast food Madero. Ha detto che alcuni moriranno ma l’economia non può aspettare. Anche i più poveri preferiscono rischiare: se non è il virus, sarà la fame a metterli in ginocchio. Bolsonaro ha perfino pensato ad una campagna pubblicitaria da 5 milioni di real (circa 880 mila euro) contro la quarantena, chiamata “il Brasile non può fermarsi”. Fortunatamente è stato fermato.

In Brasile i media parlano dell’Italia?
Sì, i media parlano continuamente dell’Italia: mostrano immagini, dati. Il caso italiano ci insegna come poter agire. Ci sentiamo molto vicini agli italiani e vedere un leggero calo nei contagi ci rasserena.

Pensi che la vita dei brasiliani dopo questa emergenza cambierà in qualche modo?
Forse il popolo esigerà dal Governo un miglioramento per quanto riguarda il nostro sistema sanitario pubblico. Inoltre, credo che per l’opprimente sensazione che genera lo stare in casa molti cureranno di più le relazioni interpersonali. Ci godremo la vita un po’ di più. Alcuni saranno più tolleranti perché la solitudine ci ha fatto capire che dovremmo dare un peso diverso ai problemi. Spero che la gente non dimentichi ciò che stiamo passando.

Martina Pavone

In crescita il numero dei casi in Canada. In una settimana si è passati da 219 casi a 2840, la maggior parte di questi si trova nella Provincia del Québec. Tuttavia, le autorità Canadesi affermano di riscontrare numeri inferiori a quelli previsti e si rifiutano di svelare lo scenario di propagazione in Québec, poiché creerebbe panico nelle altre province.

In Australia i casi arrivano a +4000 e il Ministro della Sanità parla di primi segni di appiattimento della curva di contagi, grazie anche alle norme di restrizione, che da questa domenica prevedono incontri solo tra due persone. Il governo lavora ad un fondo sussidiario per salvaguardare i posti di lavoro e permettere agli imprenditori di non lasciare indietro i dipendenti. Il Primo Ministro Morrison ha annunciato il lancio dell’app Coronavirus Australia, per aggiornamenti sulle misure prese dal governo e sui comportamenti da tenere. Connessa anche a WhatsApp, per chiarimenti direttamente dagli addetti al governo. Le comunità indigene sono le più a rischio a causa dello stile di vita comunitario e dell’alta percentuale di malattie croniche nella popolazione: “se il coronavirus arriva nelle nostre comunità siamo spacciati” dicono i capi indigeni.

Nel Regno Unito il Covid-19 attacca il cuore del governo: Johnson e Hancock, i quali hanno avuto contatti con personalità politiche di alto livello, e si cerca di ricostruire la rete di entrambi negli ultimi giorni. Boris Johnson avvisa che ulteriori restrizioni potrebbero essere necessarie. “Il peggio deve ancora arrivare” dichiara “abbiamo sempre cercato di attuare le giuste misure al momento giusto e non ci tireremo indietro, se sarà necessario andare oltre”. Nel mondo del calcio la Premier League è sospesa fino al 30 aprile, e i giocatori si allenano da casa. Secondo l’ex difensore Angelo Ogbonna potrebbero avere bisogno almeno di un mese, prima di riprendere a giocare quando tutto sarà finito. La Gran Bretagna “ha riso” dell’Italia e ha “sottovalutato” il coronavirus, afferma lo stesso Ogbonna, che vive a Londra ma ha la famiglia in Italia. “A Londra c’è stata subito preoccupazione” dichiara in un’intervista “supermercati vuoti, meno gente in giro. Ma Londra non è il Regno Unito”. Negli Stati Uniti, ad oggi sono oltre 141.000 i casi registrati di cui più di 59.000 a New York, epicentro del contagio. A preoccupare è la situazione sanitaria: il governatore Cuomo ha annunciato che lo Stato di New York avrà bisogno di più di 30.000 respiratori ed è troppo basso il numero di medici e infermieri in grado di utilizzarli. Bill Gates osserva che il confinamento graduale non funziona e prevede il picco per fine aprile. Nel Kentucky: il sindaco di Louisville come il Presidente della Campania De Luca si dichiara contro chi non rispetta l’isolamento. I colossi americani come Coca-Cola, McDonald’s e Nike rivisitano i propri loghi in stile “distanziamento sociale”.

Lucia Capriglione Claudia Cesetti Diana Fagiolo Laura Forcella Stefano Mazzagatti Emanuele Spina

La Spagna sembra essere legata all’Italia da un filo conduttore: il paese segue drammaticamente il nostro, non solo per numero di contagi, ma anche per quanto riguarda i provvedimenti sanitari e non, attuati dagli organi competenti. La Spagna sta registrando un aumento vertiginoso di casi positivi al coronavirus: questa settimana sfiora gli 80.000 infettati, circa 10 mila in più rispetto alla scorsa. Il numero delle vittime nel paese, che ammonta a 6.737, ormai supera di gran lunga quello della Cina. Gli spagnoli si uniscono in un grido di terrore, i malati muoiono da soli, senza l’opportuna e necessaria attrezzatura medica, lontani dai loro cari e soprattutto senza una parola di conforto. È solo l’inizio: il picco dei contagi è previsto fra 15 giorni. Notizia che sconvolge il paese è quella di Fernando Simón, direttore del Centro per la gestione della crisi sanitaria (Centro de Coordinación de Emergencias y Alertas Sanitarias) il quale, la notte del 30 marzo, è stato nuovamente sottoposto al tampone per il Covid-19, già effettuato qualche settimana fa e al quale risultava negativo, riportando ora la positività alla malattia. Il premier Pedro Sánchez ha inasprito ulteriormente il confinamento: oggi un nuovo decreto vieta tutte le attività non essenziali fino al 9 aprile con un congedo retribuito per tutti i lavoratori con lo scopo di limitare al massimo tutti gli spostamenti.

In Argentina, il Ministero della Salute (Ministerio de Salud de la Nación) registra attualmente 820 casi confermati, 22 sono i decessi. Solamente nella giornata di domenica scorsa si sono registrati 72 casi in più. Intanto il Presidente Alberto Fernández estende la quarantena, la quale sarebbe dovuta terminare ufficialmente martedì scorso. Il nuovo provvedimento prevede lo stato di emergenza fino al termine della Settimana Santa.

A Cuba Il Ministero della Salute annuncia che su 665 tamponi realizzati nel paese, 139 sono i casi positivi e che dispongono dei protocolli medici già messi in atto dai paesi più colpiti. Persistono aspre misure restrittive su chiunque entri nel paese tra cui l’isolamento.

Aumentano i casi in Venezuela, di fronte a 119 morti, il presidente della Repubblica Nicolás Maduro lancia un nuovo appello alla popolazione chiedendo di rispettare la quarantena, “la via più efficace per limitare la propagazione del virus”. Il paese, oltre a dover affrontare una crisi economica e umanitaria già da molti anni ormai, deve sopportare il peso di nuovi disagi.

                                                        Francesca Vannoni

Il sito francese di Euronews lamenta il fatto che, nonostante la situazione critica del sistema sanitario del loro Paese, molti italiani continuano ad andare a correre, creando spesso assembramenti. Grazie alla localizzazione GPS, l’app Strava permette di individuare gli utenti che trasgrediscono all’isolamento. La pratica sportiva si ferma invece per gli atleti che si stavano preparando ai giochi olimpici previsti per luglio 2020 nella città di Tokyo. Il Presidente del CIO (Comitato Olimpico Internazionale) ha annunciato martedì scorso il rinvio dei giochi al 2021. Prima d’ora soltanto tre edizioni erano state annullate: Berlino (1916), Tokyo (1940) e Londra (1944). In Svizzera, dopo la decisione del Ticino di chiudere tutte le attività, in virtù dell’alto numero di contagi, anche il governo federale ha stabilito che fino al 19 aprile rimarranno aperti solo i negozi di prima necessità. 159 svizzeri sono stati rimpatriati da Santiago con il quarto volo organizzato dal Dipartimento Federale degli Affari Esteri; è previsto anche un aereo da Algeri. Ci sono molte iniziative per intrattenere la popolazione in quarantena: si passa dai “balconcerts”, i concerti in balcone o il concorso indetto dal giornale “Le Temps” per disegnare la propria vita in quarantena. L’UCM, associazione belga di tutela dei lavoratori indipendenti, per aiutare gli imprenditori in difficoltà ha richiesto una serie di misure, tra cui l’indennità regionale, la sospensione generale delle tasse e un incentivo agli affittuari per sospendere gli affitti. Riporta un po’ di speranza il caso della centenaria ligure sopravvissuta al Covid-19. Ricoverata a inizio marzo per una leggera insufficienza cardiaca, Italica, a 102 anni, è stata dimessa dopo tre settimane di lotta contro il virus: un esempio che in Belgio dona tanta speranza. La pandemia avanza in Africa e l’emergenza sanitaria diviene subito emergenza sociale. Mentre i governi rafforzano le misure di contenimento, in strada si assiste ad un incremento degli episodi di violenza. In Senegal, Sud Africa, Kenya, Ruanda e Zimbabwe sono stati denunciati abusi di potere e atteggiamenti violenti da parte della polizia, chiamata a far rispettare le nuove regole. Contemporaneamente l’immagine “dell’untore bianco” si diffonde tra la popolazione, sfociando a volte in episodi di razzismo contro gli stranieri residenti in Africa, considerati i portatori del virus nel continente. In Canada, molte imprese hanno convertito la loro linea di produzione per dare il loro contributo nella lotta contro la pandemia. Se molti birrifici e distillerie si sono lanciate nel loro piccolo nella produzione di gel disinfettante, la grande ditta di attrezzatura da hockey “Bauer” ha ottenuto il permesso dalle autorità sanitarie locali per fabbricare 300.000 visiere protettive mediche, che saranno vendute al Ministero della Salute del Québec. Nella realizzazione delle mascherine per coloro che assicurano i servizi essenziali, invece, si è cimentata la “Coop Couturières Pop” a Montréal, un laboratorio sartoriale che ha raccolto l’offerta di 4000 sarte disposte a portare avanti il loro lavoro a domicilio. 

Emanuela Batir Carolina Benucci Lara Bruno Flavia Lucarelli D’Ortenzi Ngwikem Manfo Solange Giulia Marinucci Diana Sandulli Elen’Alba Vitiello Eleonora Valente

In Germania, mentre la popolazione si interroga su quanto dureranno ancora le restrizioni varate dal governo federale e dai Länder per l’emergenza sanitaria da COVID-19, è in preparazione una nuova misura più stringente e non ancora utilizzata in ambito europeo, sebbene in altri paesi se ne discuta: un piano per geolocalizzare attraverso i telefoni cellulari i soggetti affetti da COVID-19, sul modello già sperimentato in Corea del sud.

Questa misura, strategica per impedire l’estendersi della pandemia, è prevista da uno studio del Ministero degli Interni reso noto dal “Süddeutsche Zeitung” e da “Der Spiegel”.

Il governo federale non è alle prese solo con l’aspetto sanitario del contagio in costante crescita, ma anche con le difficoltà economiche che prevedibilmente colpiranno anche la Germania.

A Bruxelles, si sta discutendo su quali strumenti economici adottare per fare fronte alla crisi che sta mettendo in forti difficoltà mercati e economie di diversi paesi UE. Lo scontro è tra l’applicazione di due differenti strumenti, da una parte i titoli obbligazionari europei (Coronabond) e dall’altra il ricorso al Fondo Salva Stati (Meccanismo europeo di stabilità -MES)

I Coronabond sarebbero uno strumento della Commissione Europea che consentirebbe agli stati membri di finanziare le spese sanitarie straordinarie, e di fronteggiare anche la crisi di imprese e famiglie.

Questo strumento, sostenuto dal governo italiano, francese e spagnolo, ha trovato l’opposizione dei governi tedesco, austriaco, olandese e finlandese, favorevoli al MES.

Lo scorso 26 marzo i capi di stato della UE, hanno rinviato di 2 settimane ogni decisione per tentare di definire meglio le differenti posizioni ed arrivare ad una conclusione definitiva e condivisa.

Il MES rappresenta uno strumento già pronto ad intervenire con un fondo di 410 miliardi di euro, ma il suo impiego, graverebbe sul debito dei paesi che ne farebbero uso; i Corona bond, emessi dalla BCE che ne sarebbe garante, sarebbero una misura straordinaria e innovativa e al di là dell’aspetto economico, un forte segnale di unità e coesione della UE.

Se in ambito europeo il confronto è acceso, gli aiuti umanitari della Germania al nostro paese sono un vero ed apprezzabile sostegno.

Infatti, oltre agli aiuti in mezzi e strumenti, sono 47 gli italiani curati in terapia intensiva in Germania.

Il trasferimento dei pazienti provenienti dalle regioni più colpite dell’Italia, non è facile a causa del loro stato di salute, che necessita di condizioni straordinarie per gestire il “bio-contenimento” dei pazienti.

In Germania, tra gli effetti del COVID-19, è da registrare anche la morte del ministro delle Finanze dell’Assia, Thomas Schäfer. Si tratterebbe del primo caso di suicidio di un politico dovuto allo stress e alle preoccupazioni. In una lettera, lo stesso Schäfer pur non citando direttamente il COVID-19 come principale causa, avrebbe definito “senza speranze” il futuro sociale ed economico del Land.

Ivan Denaro

Mosca, 25 marzo 2020. Ci sono all’orizzonte piccoli miglioramenti anche nella lontana Russia. Sono esattamente 14 i guariti nella giornata di oggi: persone, non anziane, che prima di ammalarsi erano state in Europa. Un gradino sotto i guariti, ci sono poi quelli che Il Ministero della salute pubblica definisce paucisintomatici di COVID-19: 290 su 450 contagiati. Definiti solamente dal personale medico, in questi pazienti la febbre è più bassa di 38,5 C° e respirano liberamente. Ai paucisintomatici si raccomanda l’assunzione di alcuni farmaci antipiretici e di bere molto. Devono, comunque, riguardarsi le persone più a rischio come: anziani con più di 65 anni d’età, donne incinte, diabetici, malati cardiaci e asmatici.

A risentire di questa pandemia è anche il mondo dello sport. Come afferma il Presidente del comitato olimpico, Tomac Bax: “Le Olimpiadi che si sarebbero dovute tenere a Tokio dal 25 luglio al 9 agosto sono posticipate a data da destinarsi”. A prendere quest’ardua decisione è stato Bax coadiuvato dal primo ministro del Giappone Singzo Abe, il governatore di Tokio Juriko Koike e il direttore generale dei Giochi. Quest’ultimo, infatti, ha dichiarato che la pandemia COVID-19 ha peggiorato le condizioni delle persone in tutto il mondo, influendo quindi anche sullo stato fisico degli atleti partecipanti. Ciononostante, l’evento sportivo si terrà non oltre l’estate 2021. Nel frattempo, la fiamma olimpica rimarrà a Tokio, rappresentando per tutto il mondo la speranza di vincere, un giorno non lontano, questa lunga e dura battaglia.

Ed è proprio in questo momento così difficile che, l’arte e la cultura riescono a superare le barriere, infatti, lo staff del museo Hermitage a San Pietroburgo ha organizzato una visita online speciale dedicata all’Italia. “Vorremmo dare una mano ai cittadini italiani in questo periodo non facile. Non possiamo prestarvi aiuto medico o finanziario, ma speriamo di fare almeno qualcosa per abbellire questo momento duro con la bellezza infinita dell’arte.”, queste sono le parole riportate nella presentazione del tour virtuale. La dott.ssa Olga Macho, capo del settore per l’Educazione pubblica al Museo statale Hermitage ha tenuto oggi la visita in lingua italiana. Il 25 marzo di solito è un giorno in cui si festeggia il compleanno di Venezia, così, il direttore del Museo, Michail Piotrovsky, ha comunicato con un video di conforto e vicinanza che, per questo motivo, inizieranno proprio oggi una serie di trasmissioni online sull’arte italiana, in lingua italiana, per gli spettatori italiani. Il Direttore sottolinea l’importanza di Venezia per la città di San Pietroburgo e per il Museo stesso, infatti proprio in piazza San Marco si trova la sede del centro Hermitage – Italia. “Raccontando dell’arte italiana all’Hermitage vorremmo esprimere la nostra solidarietà verso i nostri amici italiani che come noi stanno affrontando l’epidemia.”

Paola D’Onofrio Angela Doria

Come hanno segnalato di recente i media italiani, l’emergenza ha raggiunto anche il continente africano, con una maggiore concentrazione nella zona del nord Africa.

Stando a quanto riportano i giornali arabi, quali Hespress e Alayam 24, i paesi del Maghreb, seguendo l’esempio europeo, hanno attuato misure preventive volte a rallentare la diffusione del virus. Sebbene il Marocco sembri essere al centro dell’interesse giornalistico arabo, non bisogna sottovalutare i preoccupanti dati relativi ad Algeria e Tunisia, che allo stato attuale registrano rispettivamente 454 e 278 contagi, con un totale di 37 decessi. Sembrerebbe invece che la Libia non sia ancora coinvolta in questa situazione di emergenza mondiale.

Quanto al Marocco, invece, i casi ad oggi confermati sono 437 e si registrano purtroppo 26 decessi. Ma la velocità di mobilitazione, responsabilità collettiva e disciplina che i marocchini hanno dimostrato rappresenta un motivo di orgoglio per il Paese. Ed è proprio la loro fede in Dio, unica via di uscita in un momento così tragico, ad illuminarli sull’importanza del rispetto per le regole di sicurezza, igiene e fiducia nelle autorità, come segnalato dal MAP (Agenzia di stampa marocchina). Una tale condotta risulta essere necessaria se si considera la ristrettezza delle risorse economiche e la fragilità dei sistemi sanitari; infatti, secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’Africa non dispone di mezzi sufficienti per far fronte ad un’epidemia di questa portata.

La situazione di crisi che affronta il Marocco è oggi paragonabile allo scenario che qualche settimana fa caratterizzava l’Italia. Nel nostro Paese vi è una forte presenza di comunità marocchine, che secondo le statistiche si concentrano maggiormente nelle zone del nord. Ma nonostante la lontananza e il difficile momento storico, rimane molto forte il contatto tra i marocchini residenti in Italia e la loro terra d’origine. Alcuni di loro sono stati intervistati dal quotidiano arabo Hespress, ed hanno riportato la loro opinione riguardo la strategia adottata dall’Italia per far fronte a questa emergenza. “La sicurezza italiana sta compiendo enormi sforzi, […] e non possiamo lamentarci di questo Paese che ci ha accolto”, ha sottolineato il portavoce. Quanto alla didattica, al pari dei loro compagni italiani, anche gli studenti marocchini si stanno abituando alle nuove tecniche da remoto.

In un momento storico-politico in cui valori fondamentali come solidarietà e accettazione del diverso sembrano venir meno, sorprende il senso di umanità dimostrato dall’Italia nei confronti dei suoi fratelli stranieri. Sono stati proprio i marocchini coinvolti direttamente nell’emergenza sanitaria a confermarlo, come si evince dalle seguenti parole: “tutti i malati ricevono cure complete e non esiste divario tra bianco, nero, italiano o straniero”.

Valeria Di Bonaventura Arianna Mercuriali Giulia Roncella

Il ministero degli Esteri cinese ha stabilito che, a partire dalla mezzanotte del 28 marzo, gli stranieri in possesso di visto valido o di permesso di residenza si vedranno temporaneamente precluso l’ingresso in Cina.

Secondo quanto riportato dall’agenzia ufficiale di stampa cinese “Xinhua”, venerdì, il presidente cinese Xi Jinping, in una conversazione telefonica con la sua controparte statunitense Donald Trump, ha sottolineato che dall’inizio dell’epidemia di COVID – 19 la Cina ha condiviso le informazioni in modo aperto, trasparente e responsabile con l’Organizzazione mondiale della sanità e paesi tra cui gli Stati Uniti.

Le epidemie, ha rimarcato Xi, non conoscono confini o razze e sono un nemico comune dell’umanità. Il paese, ha proseguito il presidente cinese, ha anche condiviso esperienze sulla prevenzione, il contenimento e il trattamento della malattia, senza riserve e fornendo il maggior supporto e assistenza possibile ai paesi bisognosi.

Secondo quanto riferito dalla Procura suprema del popolo cinese, in Cina sono state perseguite 1.919 persone per reati connessi all’epidemia di coronavirus. Tra loro, 18 persone sono state incriminate per aver compromesso la prevenzione delle malattie infettive, 506 per aver ostacolato gli affari ufficiali, 132 per aver fabbricato o venduto prodotti falsi o farmaci e apparecchiature mediche scadenti.

Sabato la Commissione sanitaria cinese ha annunciato 54 nuovi casi di coronavirus in Cina continentale. Inoltre, l’amministrazione di Wuhan ha iniziato a riaprire parzialmente la circolazione dei trasporti pubblici della città, in vista della riapertura totale prevista il prossimo 8 aprile.

L’Italia ha assistito la Cina 12 anni fa e adesso la Cina è pronta a restituirgli il favore.

La Cina non dimentica nonostante sia passato tutto questo tempo: “il ponte d’amicizia tra Cina e Italia sarà più forte quando ci aiuteremo a vicenda”, come afferma il presidente cinese Xi Jinping; e continua: “nella lotta contro il virus, gli esseri umani avranno maggiori possibilità”.

La Cina non dimentica: nel 1988 l’Italia, senza percepire alcun indennizzo, ha aiutato la Cina a istituire più centri di emergenza medica, che per oltre 30 anni hanno salvato innumerevoli vite umane.

La Cina non dimentica: nel terremoto di Wenchuan del 2008, l’Italia è stata la prima ad arrivare sul luogo del terremoto inviando un gran numero di aiuti umanitari, mentre rapidamente è stato istituito un ospedale mobile nell’area del disastro.

Confucio disse: “Se non accetti le persone lontane, allora devi coltivare la tua moralità”. La cultura cinese, in questo caso molto simile al cristianesimo, porta ad amare gli altri nonostante le controversie. Questa crisi, ormai quasi completamente superata, come testimoniano le decine di treni di chi fa ritorno a Wuhan, è per la Cina un nuovo battesimo, morto l’uomo vecchio ecco che emerge dalle acque l’uomo nuovo.

Gabriele Bonanni Nicolò Cornacchia

FONTI e SITOGRAFIA

Per la lingua PORTOGHESE

Intervista di Martina Pavone a Vanessa Teixeira Volochen

Per la lingua INGLESE

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Diez nuevos casos por covid-19 registra en Venezuela

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Per la lingua TEDESCA

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Hermitage Museum: visita online dedicata all’Italia

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#ATUTTOMONDO

Pubblicato il

La rassegna stampa internazionale dell’UNINT sul COVID-19

L’emergenza legata alla diffusione del COVID-19 continua ad assumere proporzioni difficilmente controllabili e sempre più estese a livello globale.

Anche gli Stati con i sistemi sanitari più solidi, fra i quali il nostro Paese, che in prima linea ne è l’esempio, stanno incontrando enormi difficoltà. Queste fanno correre il nostro pensiero a tutte quelle aree del mondo carenti di servizi essenziali come le strutture ospedaliere e la libera possibilità di accedere alle cure mediche.

Per questo motivo, anche oggi raccontiamo quello che è accaduto nel mondo nelle ultime giornate, con la speranza che non si continui a diffondere esclusivamente un virus bensì consapevolezza, solidarietà e senso di comunità.

Sara Nardi

Il giornale brasiliano globo.com riporta che ad oggi l’Italia ha registrato un altissimo tasso di decessi a causa del coronavirus superando, addirittura, la Cina. Vari studiosi sostengono che l’alto tasso di contagio che si è presentato in Italia è dato dal fatto che la nostra è una popolazione composta, per lo più, di anziani. Il Presidente brasiliano Jair Bolsonaro sottovaluta l’epidemia e il propagarsi del virus e afferma che l’elevato tasso di mortalità verificatosi in Italia è appunto dovuto all’anzianità della popolazione. Il Presidente inoltre sostiene che in Brasile non si dovrà mai affrontare la stessa situazione.
            Nel mentre il Ministero della Salute brasiliano dichiara ufficialmente il contagio su tutto il territorio nazionale. Gli ultimi dati, aggiornati al 24 marzo, indicano un totale di 2.201 contagi includendo 46 decessi (40 a San Paolo e 6 a Rio de Janeiro). Sul territorio nazionale i casi di contagio sono così distribuiti:

  • Nord = 82
  • Nord-est = 354
  • Sud- est = 1.278
  • Centro-ovest = 217
  • Sud = 270

Il Presidente ha ignorato le indicazioni date dal Ministero della salute e, come se non bastasse, è anche stato a stretto contatto con uno dei suoi collaboratori che è risultato positivo al COVID-19. Il Presidente Bolsonaro dopo aver effettuato 2 esami (uno il 12 e e l’altro il 17 marzo) di cui non si hanno i risultati ufficiali afferma di non aver contratto il virus.

Contrariamente alle decisioni prese dal Presidente brasiliano, il governatore dello Stato di Rio de Janeiro in data 21 marzo ha deciso di isolare il territorio per 15 giorni attraverso la sospensione e il blocco dei mezzi di trasporto (aerei, ferroviari e marittimi), la chiusura temporanea delle attività commerciali, delle spiagge e non solo. Per impedire il fallimento delle agenzie non sono stati effettuati rimborsi ma si è proposto ai clienti di posticipare viaggi, attività turistiche e soggiorni negli hotel (che rimarranno chiusi fino al 3 maggio).

Ci sono state alcune proteste da parte dei lavoratori, principalmente a Belo Horizonte e a Recife, per cercare di ottenere il permesso per lo smartworking. Ciò è dovuto al fatto che sono state segnalate violazioni delle norme di prevenzione come la mancanza di alcol e gel-igienizzanti, il sovraffollamento negli uffici e la mancanza di attenzione nei confronti dei lavoratori con problemi di salute, anziani e donne incinte.

Il Governatore di Minas Gerais, per far fronte all’epidemia, il 25 marzo ha dichiarato che darà inizio alla costruzione di un ospedale a Belo Horizonte. Questo ospedale potrà ospitare 800 letti nell’unità di Terapia Intensiva (UTI) e, inoltre, in programma c’è l’aggiunta di altri letti negli ospedali interni allo Stato per garantire massima organizzazione in caso di necessità.

Francesco Cabras, Agata Cignitti

L’Australia ad oggi conta più di 2800 contagi e vede nuove restrizioni: locali e pub a Sydney si reinventano con il servizio bar a domicilio. Vari artisti, seguendo l’esempio americano, hanno creato il sito “I Lost My Gig Australia” (Ho Perso il Lavoro Australia), per sostenersi a vicenda segnalando i soldi persi causa virus. Cifre che verranno segnalate all’Australian Music Industry Network (Rete australiana dell’industria musicale) e all’Australian Festival Association (Associazione festival australiano), per stimare un eventuale supporto economico. La cantante Kira Puro si è fatta portavoce di alcuni musicisti su Twitter, suggerendo alle radio di trasmettere quasi esclusivamente musica australiana; la proposta è stata accolta da alcune antenne. Anche nel mondo dello sport c’è difficoltà, in particolare per il rugby: si teme infatti per le 16 squadre che dovranno rimanere in piedi senza i proventi delle partite e del merchandising durante la quarantena.

Nel Regno Unito il virus ha colpito anche la famiglia reale: Carlo, principe del Galles, è risultato positivo al COVID-19 con lievi sintomi e in questo momento si trova in Scozia, in isolamento insieme alla consorte Camilla. La Regina Elisabetta e il Principe Filippo si sono rifugiati nel castello di Windsor, con pochi membri del loro staff, in via precauzionale.Cancellati eventi e manifestazioni e implementati i controlli alle frontiere, poiché ci sono ancora troppe persone in giro. Negli ultimi due giorni la Camera dei Lord ha approvato un disegno di legge che darà al governo un potere senza precedenti. Mentre a livello sanitario, 7563 medici in pensione sono tornati a lavorare per contribuire alla gestione dell’emergenza.

In Canada, invece, i veterinari mettono a disposizione i loro ventilatori. Lo Stato ha inoltre destinato 40 miliardi di dollari per venire incontro ai lavoratori colpiti dalle conseguenze della pandemia. Gran parte della popolazione (anche i sedicenni) avrà accesso al credito e a partire da aprile il credito di 2000 dollari sarà erogato senza condizioni di accesso.

Anche negli Stati Uniti, il Senato ha approvato un disegno di legge per erogare incentivi e fondi in favore di famiglie, ospedali e imprese in difficoltà, dopo essersi verificata una corsa alle domande di disoccupazione da parte di milioni i richiedenti. L’azienda statunitense Dyson ha ristrutturato gli impianti per avviare la produzione di un nuovo modello di respiratore che sarà disponibile all’inizio di aprile. La situazione emergenziale ha inoltre sollevato polemiche dirette al presidente Trump, accusato di aver sottovalutato i rischi di una possibile epidemia da COVID-19 non ascoltando gli esperti virologi e mancando di trasparenza. Il COVID-19 ha colpito anche il mondo del cinema: protagonisti l’attore Tom Hanks e di sua moglie Rita e dell’ex produttore cinematografico Harvey Weinstein, condannato per molestie. Immediato il trasferimento presso le celle di isolamento al Wende Correctional Facility (prigione di massima sicurezza).

Diana Fagiolo, Laura Forcella, Emanuele Spina, Stefano Mazzagatti, Lucia Capriglione, Claudia Cesetti

La Spagna ha registrato nel periodo tra il 31 gennaio e il 25 marzo oltre 47.000 casi di coronavirus e circa 3.500 morti, superando il numero delle vittime in Cina. Come ribadito in questi giorni dal direttore del Centro per la gestione della crisi sanitaria (Centro de Coordinación de Emergencias y Alertas Sanitarias), Fernando Simón, la settimana è particolarmente dura. La relazione stilata, aggiornata quotidianamente dal Ministero della Salute spagnolo, registrava tra il 24 e il 25 marzo 738 morti in più rispetto ai giorni precedenti, con 1.574 pazienti dimessi.

In Argentina ci sono attualmente 387 casi confermati, tra cui 7 decessi. Secondo i dati ufficiali, il 40,9% dei contagiati sarebbero donne e il 59,1% sarebbero uomini. Martedì scorso erano stati confermati 86 nuovi casi, l’aumento più alto dall’inizio della pandemia. Nella stessa giornata sono morti due pazienti. Secondo i dati forniti, nella capitale sono stati registrati 135 casi, 174 comprendendo anche la periferia.

In Perù, il presidente Martín Vizcarra si è espresso contro coloro che non stanno rispettando le misure del paese per l’arresto dell’espansione del virus e ha affermato che mercoledì scorso sono stati detenuti 18.476 cittadini per non aver rispettato l’autoisolamento obbligatorio. Solo pochi giorni fa sono stati arrestati, nell’arco di 24 ore, 2.427 cittadini. Il capo di Stato ha dichiarato che l’obiettivo della misura adottata dal Governo peruviano è per “la tutela della vita”. La misura prevede l’autoisolamento obbligatorio per 15 giorni, la chiusura delle frontiere e la sospensione dei trasporti internazionali di passeggeri via terra, mare e aria.

A Cuba, il Ministero della Salute ha confermato 57 casi. Secondo le informazioni riportate dalla Presidenza di Cuba, le misure adottate si concentrano sul monitoraggio epidemiologico soprattutto di coloro che entrano nel paese, unito al potenziamento di altre misure sanitarie.

In Venezuela, il presidente della Repubblica Nicolás Maduro si è complimentato con gli artisti che hanno regalato un momento di allegria in questo periodo di pandemia. “Non c’è niente di più bello che portare l’allegria al popolo venezuelano che, in un momento di crisi per il Covid-19, rimane saldo con la quarantena […]”, scrive il capo di Stato su Twitter. In questi giorni in Venezuela sono stati registrati 91 casi di coronavirus.

In Honduras hanno avuto luogo diverse proteste per la mancanza di forniture per affrontare il virus. Martedì scorso la polizia del paese ha affrontato con il gas lacrimogeno le folle che protestavano per mancanza di cibo e per il coprifuoco imposto. Altri gruppi hanno chiesto anche la possibilità di poter lavorare nonostante le limitazioni. Anche l’Honduras, con 36 casi confermati, ha dichiarato l’emergenza sanitaria in tutto il paese, chiudendo le frontiere e imponendo il coprifuoco su sei città.

Marco Riscica

Francia: In un articolo di mercoledì 24, apparso sul quotidiano francese Le Monde, si legge che “il bilancio delle vittime resta ancora da incubo, tuttavia la diminuzione del numero dei contagiati suscita timide speranze negli scienziati, che confidano nell’efficacia delle misure draconiane di isolamento prese dal governo italiano”. C’è anche chi, come il fotografo Samuel Gratacap, ne approfitta per fare un reportage fotografico di una “Roma deserta”, che sembra essersi trasformata in un “set cinematografico”. Arrivata la notizia di un paziente cinese trovato nuovamente positivo al virus. Le persone guarite in realtà risulterebbero immuni a questo ceppo del virus tuttavia l’organismo non sarebbe immune ad una sua possibile mutazione.

Il Belgio, senza più mascherine, ha mandato una richiesta d’aiuto a cui ha risposto Mossa, azienda turca, garantendo la consegna entro 3 giorni a patto che l’ordine fosse saldato entro il 12 marzo. Si è rivelata essere una frode ai danni del Belgio che sarà pertanto rimborsato. Nel frattempo, Marius Gilbert, epidemiologo all’Università di Bruxelles, lamenta l’assenza di dati reali sul Covid-19: “È un problema significativo che ritarda la nostra capacità di reagire a questa epidemia. Urge adottare un sistema trasparente di accesso ai dati così come fatto in Italia e in Francia”.

Nonostante le misure restrittive adottate dalle autorità africane per fermare il virus, i numeri continuano ad aumentare. Il 25 marzo sono 43 i paesi in cui si è diffuso il contagio. “Il rapido incremento del Covid-19 in Africa costituisce un appello preoccupante a cui rispondere con decisione. Possiamo ancora cambiare il corso di questa pandemia, i governi devono attingere a tutte le loro risorse e capacità per rafforzare le misure preventive” ha affermato il direttore regionale dell’OMS per l’Africa, Matshidiso Moeti. I paesi più colpiti del continente finora sono l’Egitto, il Sudafrica, e l’Algeria.

In Canada il governo ha preso provvedimenti in linea alle altre province e agli altri paesi, contro quella che il premier del Québec, François Legault, ha definito “la più grande battaglia della nostra vita”. Poiché nell’area i positivi al COVID-19 ammontano a 1339, al 25 marzo, si è ricorsi alla chiusura delle attività a eccezione di farmacie, alimentari e S.A.Q. (la società responsabile del commercio di bevande alcoliche). A tal proposito, verranno emessi assegni dal governo federale, il 6 aprile p.v., per sostenere le persone rimaste senza occupazione.

Ad oggi il numero di casi in Svizzera è in aumento, tanto che si parla di scenario all’italiana: è il primo Paese al mondo per rapporto popolazione-contagiati, si svolgono più di 1000 test al giorno. Le scuole sono chiuse, ma la didattica a distanza non sembra funzionare, si sta ancora lavorando per migliorarla. Un albergo ha offerto le sue stanze per i medici affinché possano riposarsi. Il governo consiglia di uscire solo in casi di estrema necessità. Continua l’ammirazione per l’Italia, si parla dell’intuizione di trasformare le maschere da sub di Decathlon in maschere respiratorie.

Carolina Benucci, Eleonora Valente, Giulia Marinucci, Elen’Alba Vitiello, Lara Bruno,  Ngwikem Manfo Solange, Diana Sandulli, Flavia Lucarelli D’Ortenzi, Emanuela Batir

In Germania non sono mancate le manifestazioni di solidarietà verso l’Italia: è infatti il primo Paese al mondo ad essersi offerto di prendere in carico pazienti italiani per curarli. Dopo il Land della Sassonia, che nella giornata di lunedì ha accolto i primi 2 pazienti (ora ricoverati all’ospedale di Lipsia), anche il Nord Reno-Westfalia, la Baviera, Berlino, il Brandeburgo e l’Assia si sono resi disponibili ad aiutarci.

Intanto già da domenica 22 sono entrate in vigore le prime misure di sicurezza valide per l’intero territorio nazionale, accolte con favore dalla stragrande maggioranza della popolazione (solo il 3% dei tedeschi si dichiara contrario).

Tra le nuove disposizioni c’è il divieto di riunirsi all’aperto in gruppi di oltre 2 persone e di mantenere ovunque la distanza di 1,5 m gli uni dagli altri. Tuttavia non è stato ancora deciso di vietare gli spostamenti ai cittadini così come è accaduto in Italia, e pertanto i tedeschi sono ancora liberi di muoversi e uscire di casa, sebbene le autorità invitino a farlo solo in caso di necessità. Queste nuove disposizioni tentano di fare leva sul buon senso dei tedeschi, tuttavia la loro violazione può comportare multe molto salate, il cui ammontare varia molto da Land a Land. Il Nord Reno-Westfalia è stato il primo Land a introdurre sanzioni fino a 5000€, che possono ammontare fino a 25.000€ in caso di recidività.

Intanto il numero dei casi continua a salire: nella giornata di giovedì i casi confermati sono arrivati a 36.508, le vittime sono 198.

Preoccupano molto le possibili conseguenze economiche di cui fa una stima l’Ifo, l’istituto di ricerca economica di Monaco di Baviera: al termine della pandemia potrebbero ritrovarsi senza posto di lavoro più di 1 milione di persone, e la Germania potrebbe perdere mezzo trilione di euro. Vale però la pena spendere anche cifre altissime per le misure di politica sanitaria, al fine di abbreviare quanto più possibile la parziale chiusura dell’economia senza compromettere la lotta alla pandemia.

Il Bundestag ha oggi approvato una manovra aggiuntiva da 156 miliardi di euro per sovvenzionare gli aiuti necessari a contrastare l’epidemia. Questo pacchetto avrà un costo di 122,5 miliardi di euro, di cui 50 miliardi verranno utilizzati per finanziare piccole imprese e lavoratori autonomi. Verrà anche effettuato un taglio alle imposte di 33,5 miliardi di euro.

In data 22.03 la cancelliera Angela Merkel si era messa volontariamente in quarantena domestica, in quanto era entrata in contatto con un medico poi risultato positivo. La cancelliera fortunatamente è risultata negativa al primo tampone, effettuato il giorno dopo.

Riguardo le recenti polemiche sullo svolgimento dell’esame di maturità, la Conferenza dei ministri dell’Istruzione e degli Affari culturali si è pronunciata a favore del normale svolgimento dell’esame, nonostante fino a ieri molti Länder tedeschi sembrassero intenzionati alla cancellazione per l’anno corrente.

Francesca Della Giulia, Rosa Palumbo

Il giorno 25 marzo alle ore 14:00 italiane, il presidente russo Putin si è rivolto ai suoi concittadini in merito al coronavirus e alle misure in ambito di sicurezza e in ambito economico. Esordisce dicendo: “Grazie alle misure adottate in anticipo, siamo in grado di frenare la diffusione ampia e rapida della malattia. Ma dobbiamo capire che la Russia – a causa della sua posizione geografica – non può isolarsi dalla minaccia. È oggettivamente impossibile bloccare completamente la penetrazione dell’epidemia nel nostro paese.”

Il presidente, quindi, dichiara il blocco delle attività lavorative non necessarie, dal 28 marzo fino al 5 aprile resteranno aperte: le istituzioni mediche, le farmacie, i supermercati, le banche, gli istituti finanziari, i trasporti e le autorità di ogni livello.

Si invita a restare a casa, senza però nessun obbligo.

Molte sono le misure economiche per garantire il necessario: previdenza sociale, reddito e lavoro, nonché il sostegno alle piccole e medie imprese.

Quindi tutti servizi di previdenza nei prossimi sei mesi dovrebbero essere rinnovati automaticamente. A partire da aprile per tre mesi è stato proposto di aggiungere all’assegno di maternità ulteriori 5000 rubli al mese per ogni bambino di età inferiore ai tre anni inclusi. I pagamenti delle ferie per malattia dovranno essere calcolati sulla base di almeno un salario minimo al mese e, ad eccezione di alcune categorie di cittadini, il pagamento massimo delle indennità di disoccupazione, attualmente limitato all’importo di 8000 rubli al mese, si propone di aumentarlo al livello del salario minimo, cioè fino a 12.130 rubli.

Inoltre, si è decido di bloccare il pagamento dei prestiti dei cittadini a basso reddito e per le piccole e medie imprese nei prossimi sei mesi.

Continua ancora il presidente preoccupandosi della situazione economica: “Per le piccole e medie imprese, ritengo necessario prevedere una proroga del pagamento di tutte le tasse, ad eccezione dell’IVA, per i prossimi sei mesi. E per le microimprese, oltre a tale misura fiscale, anche una proroga del pagamento dei contributi di previdenza sociale.”

Infine, conclude: “Dobbiamo ricordare la nostra responsabilità personale per i nostri cari, coloro che vivono nelle vicinanze e che hanno bisogno del nostro aiuto. È nella solidarietà che risiede la forza della società, l’affidabilità dell’assistenza reciproca, l’efficacia della nostra risposta alla sfida che affrontiamo.”

I vicini kazaki, invece, si sono chiusi in una e vera propria quarantena: dal 22 marzo sono bloccate tutte le uscite ed entrate; fanno eccezione solo i lavoratori del trasporto pubblico, le forze dell’ordine e i servizi comunali. Le strade sono state riempite da posti di blocco di militari delle truppe d’assalto e per il mantenimento della pace; senza dimenticare, ovviamente, la disinfezione del territorio e di oggetti per limitare il contagio.

Clarissa Giacomini, Paola D’Onofrio

Perchè l’italia ha uno dei tassi di mortalità più alto al mondo? Secondo il quotidiano degli Emirati Arabi Uniti Al Bayan le motivazioni sono principalmente tre.

  • L’elevato tasso di anzianità del paese

L’alto numero dei decessi causato dal virus è dovuto in parte al fatto che la popolazione italiana è tra le più anziane al mondo, seguita dal Giappone.

  • Pressioni sul sistema sanitario

La seconda causa riguarda il sovraffollamento delle strutture sanitarie: sempre più malati hanno bisogno della terapia intensiva, i cui posti non sono sufficienti per tutti. In tali condizioni critiche, la priorità viene data a chi ha maggior possibilità di guarire: tutto ciò ha portato a un deterioramento della qualità della terapia intensiva, nonostante il sistema sanitario in Lombardia (il principale focolaio del virus in Italia) sia considerato eccellente.

  • Differenti metodi di censimento

Gli esperti ritengono che la percentuale dei decessi in Italia sia legata anche alla politica di censimento; il governo italiano effettua i controlli solo sulle persone che manifestano dei sintomi, senza tener conto dei cosiddetti asintomatici.  Questo metodo è diverso rispetto a quello applicato da stati come la Germania e la Corea del Sud, che hanno scelto di seguire politiche di censimento su larga scala. D’altro canto, l’Italia ha deciso di inserire nel conteggio totale dei decessi anche i soggetti che, durante i controlli, hanno manifestato dei sintomi ma che sono morti a causa di un’altra malattia pregressa; questo metodo di censimento non è stato invece adottato da altri stati.

Uno spiraglio di luce nel piccolo stato del Bahrein. Nel Regno del Bahrein, secondo quanto riportato dal quotidiano nazionale Al Ayam, è stato svelato il nome del farmaco utilizzato per curare alcuni casi di Covid19, ovvero l’Hydroxychloroquine. Queste informazioni ci giungono dall’intervista effettuata al Presidente del Consiglio Superiore di Sanità del paese, Muhammad Abdallah al Khalifa, il quale ha illustrato gli effetti positivi che derivano dall’utilizzo del farmaco, tra cui la diminuzione della mortalità del virus, dei suoi sintomi e delle sue complicazioni. Il farmaco è stato usato per la prima volta in Bahrein il 26 febbraio scorso e il paese è uno dei primi al mondo ad utilizzarlo, assieme a Cina e Corea del Sud. Questo tipo di medicinale veniva già utilizzato per curare malattie come lamalaria, l’artrite e il lupus eritematoso sistemico.

Didattica a distanza. Anche i paesi del Golfo hanno risposto prontamente alla necessità di non interrompere la continuità didattica nelle scuole di ogni ordine e grado e nelle università. In particolare, il modello saudita spicca per l’efficienza e la fruibilità delle sue piattaforme di e-learning; infatti sin dalla chiusura delle scuole del Regno, avvenuta il 9 marzo scorso, il Ministero dell’Istruzione saudita ha messo a disposizione 17 canali satellitari per la didattica a distanza, a cui si aggiungono quelli youtube per le lezioni in streaming.

Dinella Vella, Anna Parmegiani, Riad Al Thobaity

In Cina, la decisione della Commissione Sanitaria di eliminare le restrizioni per la provincia di Hubei, ad eccezione di Wuhan, dimostra che la Cina si è risvegliata da un incubo durato oltre due mesi. Il Governo centrale ha due obiettivi principali: limitare i contagi di ritorno (67 nella Cina Continentale) e l’importazione di nuovi, nonché fornire assistenza alla comunità internazionale nella lotta contro il Covid19.

Sul fronte interno, si aggiorna il numero dei paesi inclusi nella lista per il controllo e la prevenzione delle epidemie, tra questi: gran parte dei paesi europei, Stati Uniti e paesi del Medio Oriente come Iran e Arabia Saudita, prova della diffusione a livello mondiale della pandemia. Sul fronte estero, la Cina si muove su due linee di coordinamento: sanitario e politico. Durante la visita di stato in Kazakistan, il Presidente cinese Xi Jinping ha ribadito la totale disponibilità a collaborare con la comunità internazionale per combattere il virus che “non conosce etnie o frontiere”. A dimostrare l’impegno della Cina è stato l’ampio sostegno ad organizzare un summit straordinario dei leader del G20 che abbia come tema centrale un progetto condiviso per affrontare la diffusione dell’epidemia e la stabilizzazione dell’economia mondiale. Il vertice virtuale ha una portata storica straordinaria e la presenza del Presidente Xi Jinping, ha affermato il Viceministro degli esteri Ma Zhaoxu mercoledì scorso, conferma gli sforzi e il senso di responsabilità della Cina nella lotta contro il Covid19. Circa gli aiuti concreti, il governo si è impegnato ad inviare forniture e dispositivi medici in 82 paesi, all’ OMS e all’Unione Africana, nonché squadre di medici volontari impegnati in prima linea nel sostegno dei paesi colpiti dall’epidemia, con l’obiettivo di unire conoscenze ed esperienze per fornire un sostegno pratico agli operatori sanitari e di cui sta beneficiando, più di tutti, l’Italia. Importante per la riuscita del progetto, come riporta lo Shangai Post, è l’incontro online organizzato dalla School of Medicine dell’Università di Shangai in cui esperti italiani e cinesi si sono scambiati importanti informazioni sull’uso di attrezzatture, scelta dei farmaci antivirali, misure protettive e trattamento dei pazienti maggiormente a rischio.

I risultati sono soddisfacenti, la cooperazione tra i due paesi si muove con successo anche sul territorio nazionale: tra gli obiettivi dell’ambasciatore cinese in Italia Li Junhua c’è quello di salvaguardare la salute e la sicurezza dei propri connazionali. In tal senso, è stata istituita una task force che lavorerà con le autorità italiane per far fronte ad eventuali diagnosi positive, contattare i familiari in Cina e fornire assistenza mirata. Il virus rappresenta una sfida per il mondo intero: lascia una tragica eredità nel breve termine ma fornirà nel lungo, parafrasando le parole del Presidente Xi Jinping, la solidità di una cooperazione e di un coordinamento duraturi per tutti.

Claudia Cigno, Elisa Caminiti, Francesca Runci

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Per la lingua SPAGNOLA

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Protestan en Honduras por falta de suministros para afrontar covid 19

Per la lingua FRANCESE

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Per la lingua TEDESCA

Per la lingua  RUSSA

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https://www.pravda.ru/politics/

Per la lingua ARABA

https://www.alayam.com/alayam/first/849317/News.html

https://www.albayan.ae/one-world/overseas/2020-03-21-1.3808907

Per la lingua CINESE

#ATUTTOMONDO: La rassegna stampa internazionale della UNINT sul COVID-19

Pubblicato il

Stiamo attraversando un momento storico destinato a lasciare un solco profondo nelle nostre memorie.
Sarà uno di quegli avvenimenti dalla portata talmente grande da segnare un nuovo ciclo nelle vite individuali e nella vita politica, sociale ed economica internazionale.
Uno stravolgimento che toccherà tutte le sfere della quotidianità e che ci farà riscoprire il senso del termine: umanità.
L’intero genere umano infatti si ritrova ad affrontare un nemico comune ed invisibile, che sfonda i confini degli Stati nazionali e che costringe ad un ripensamento delle dinamiche e dei meccanismi di difesa e di protezione convenzionali.
È una storia senza precedenti, quella che si sta scrivendo nelle ultime settimane.
Per questo motivo noi studenti della UNINT, a conferma della profonda vocazione internazionale del nostro Ateneo, abbiamo deciso di raccontare gli sviluppi e gli scenari mondiali che si andranno a delineare sfruttando il più importante strumento per il superamento delle barriere che ci è dato: la conoscenza delle lingue straniere.
Per questo motivo riporteremo le ultime notizie e i dati aggiornati acquisiti dallo studio dei media e delle fonti di informazione dei paesi di lingua portoghese, inglese, spagnola, francese, tedesca, russa, araba e cinese.

È un momento storico, è la nostra storia, e noi cittadini del mondo vogliamo fare la nostra parte. 
Sara Nardi

Dobbiamo e vogliamo essere sincere: se non ci fossimo documentate sull’origine dell’epidemia ancora faremmo confusione fra COVID-19 e coronavirus. E voi? Sapevate, per esempio, che sbagliamo a pensare che siano la stessa cosa? Perciò facciamo prima di tutto un po’ di chiarezza sulla questione. Il COVID-19 è una malattia infettiva delle vie respiratorie causata da un virus conosciuto come SARS-CoV-2, appartenente a una grande famiglia virale: quella dei coronavirus (CoV). Sapevate, inoltre, che questa famiglia di virus era stata già scoperta intorno al 1960? Il primo scienziato a identificare il virus è stato il virologo hongkonghese Leo Poon ed è stato sempre lui a dichiarare l’origine zoonotica del COVID-19.
Nonostante ciò alcune persone sostengono che questa epidemia – recentemente dichiarata pandemia dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) – sia stata creata in laboratorio.
Secondo quanto detto sul sito portoghese SAPO, durante la scorsa settimana la Direção-Geral da Saúde (DGS) -istituzione portoghese che funge da Ministero della Salute- ha rivelato il numero di contagi nel Paese: 1280 fra cui 12 vittime. Di questi casi più di 600 sono situati a nord del Paese, più di 400 nell’area di Lisbona e di Vale do Tejo e 31 ad Algarve. Per quanto riguarda invece le regioni autonome si contano 5 casi nell’arcipelago di Madera e 3 in quello delle Azzorre.
Per garantire il funzionamento delle attività sotto lo stato di emergenza ormai dichiarato, il Governo ha stabilito alcune regole come, per esempio, lo smart working o il supporto telefonico od online per tutti i servizi pubblici. Si assicura il regolare funzionamento dei supermercati, delle farmacie e dei benzinai ma qualsiasi altro tipo di attività commerciale è al momento sospesa. Anche i ristoranti sono chiusi al pubblico ma mantengono comunque operativo il servizio di take-away (per fortuna!).
Secondo il quotidiano portoghese Jornal de Notícias, il Governo ha inoltre decretato una serie di misure volte a regolare gli spostamenti dei cittadini. In particolar modo le persone contagiate o sotto osservazione hanno l’obbligo di rispettare l’isolamento imposto dalle autorità, mentre tutti i membri della Comunità sono invitati al raccoglimento domiciliare. Ciò significa che è possibile muoversi esclusivamente se necessario: per assistere i familiari, accompagnare i minori o per portare fuori gli animali domestici. In caso di infrazione delle misure imposte dallo stato di emergenza, per i trasgressori è prevista una pena fino ad un anno di reclusione. Il Governo garantisce inoltre il rimpatrio degli studenti portoghesi in Erasmus che intendano rientrare.
In questo momento si fa appello al buon senso di ciascun individuo invitando soprattutto i residenti dei grandi centri urbani ad evitare gli spostamenti verso le zone interne del Portogallo poichè è proprio lì che risiede la maggior parte della popolazione considerata “a rischio”: gli anziani. In fine, con lo scopo di garantire la distanza di sicurezza prevista e di limitare la diffusione del virus, il Ministro dell’Ambiente João Pedro Matos Fernandes ha firmato ulteriori ordinanze n vigore a partire dalla giornata di lunedì 23 marzo – le quali prevedono una riduzione del 30% del servizio di trasporto pubblico e una riduzione del numero di passeggeri massimo consentito, pari ad 1/3 della capacità delle vetture.
Giulia Arresta – Alessia Santella

Nel Regno Unito ad oggi, risultano essere più di 5.683 i positivi al Covid-19. Venerdì sono state annunciate le prime misure per contrastare la crisi: “lo stato sta chiudendo il paese, sostenendo le imprese e pagando i nostri salari”.  Dopo l’Irlanda del Nord, anche l’Inghilterra annuncia la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado, mentre in Scozia e Galles avevano già annunciato la chiusura mercoledì scorso. Boris Johnson ha dichiarato che in due mesi “Il Coronavirus farà i bagagli”. Tuttavia, secondo il The Telegraph, le misure di contenimento dovrebbero prolungarsi per altri sei mesi, per sortire degli effetti. “Il primo ministro britannico”, afferma Beth Ridgy: “corre il rischio di spacciare false speranze” e conclude: “stiamo per entrare nelle ore più buie”, citando Winston Churchill così come fece il Presidente Giuseppe Conte. “Questa è una guerra”[1] scrive Angela Giuffrida raccontando del “fronte italiano”: gli anziani muoiono soli e i medici si infettano aiutando i malati.
Si allinea ai provvedimenti anche l’Australia che, sempre da venerdì, ha chiuso ufficialmente i confini e limitato i raggruppamenti di persone a 100 in spazi chiusi e 500 in spazi aperti, stabilendo una distanza di sicurezza di un metro e mezzo. Ad oggi, il numero di casi ammonta a 1.700, dopo un aumento esponenziale durante il finesettimana per via della noncuranza della popolazione, che si è riversata sulle spiagge, violando le norme di sicurezza e portando alla chiusura delle stesse. Stanziati 189 miliardi di dollari per far fronte all’emergenza, con possibile aumento del budget, per tutelare cittadini ed economia nei prossimi sei mesi. Sabato notte annunciate nuove misure: da lunedì locali, palestre e luoghi di culto chiusi; bar e ristoranti chiusi, ma con servizio a domicilio. Scuole ancora aperte fino a Pasqua. Chiusi i confini di Tasmania e Nuova Zelanda e quelli interni con l’obbligo di quarantena di 14 giorni per chi si è spostato.
Ancora misure blande in Canada, dove questa settimana, il Primo Ministro Justin Trudeau raccomanda l’isolamento e la distanza di sicurezza e vieta il movimento ingiustificato fra le province. Alcune di quest’ultime hanno dichiarato lo stato di emergenza[2] e 30 milioni di dollari sono stati stanziati per una campagna su isolamento e norme di prevenzione.
Negli Stati Uniti sono oltre 35.000 casi, è il terzo paese nel mondo per numero di contagi. Molti Stati sono in “lockdown” dopo l’invito all’isolamento arrivato dalla Casa Bianca insieme alla dichiarazione d’emergenza. Il caso più preoccupante è quello di New York, dove i casi superano quota 15.000. Il paese si sta preparando al cambiamento più radicale dalla seconda guerra mondiale, con la chiusura di scuole e centri sportivi. Le strutture sanitarie sono in affanno, data la scarsità di presidi medici[1] e Trump chiede agli ospedali di preparare dei piani di emergenza.
Lucia Capriglione – Claudia Cesetti – Diana Fagiolo – Laura Forcella – Emanuele Spina

La situazione spagnola riguardo al nuovo coronavirus Covid-19 conta già 29.068 casi di contagio in tutto il paese, di cui 1.804 deceduti e 2.575 curati, dati reperibili da fonti del Ministero della Salute e delle Comunità Autonome. Il rapido incremento di casi in tutto il mese di marzo ha, difatti, fatto sì che il Governo chiedesse al Congresso una proroga dello stato di emergenza fino all’11 aprile 2020. Pedro Sánchez, presidente del Governo spagnolo, ha proposto di aspettare alcuni giorni per vedere l’efficacia delle dure misure adottate fino a questo momento, oppure provare con un’azione di chiusura totale della produzione di generi di seconda necessità, prendendo esempio e spunto dall’ultimo DPCM firmato da Giuseppe Conte. Secondo i dati ufficiali del Governo spagnolo, sono ben 100.000 i posti di lavoro persi nella prima settimana di quarantena (iniziata circa una settimana dopo l’Italia, firmata da Sánchez il 14 marzo): c’è da ricordare, che oltre al già elevato tasso di deceduti e all’imminente collasso sanitario, anche il settore economico ne sta soffrendo particolarmente, arrivando a stimare una diminuzione del 12% del PIL trimestrale[1]. A tutto ciò si contrappone la meravigliosa reazione di un popolo culturalmente non troppo lontano dal nostro: potranno anche essere in quarantena, ma non sarà certo questo periodo di reclusione a fermare il corazón caliente di tutti quegli spagnoli che, alle 20:00, si danno appuntamento sui propri balconi per cantare, applaudire e darsi coraggio gridando all’unisono: ¡Vamos, chavales! (“Forza ragazzi!”).
Passiamo ora all’America Latina, dove il virus ha già contagiato, seppur molto meno rispetto agli elevati numeri europei, tutti gli stati (l’ultimo è stato Haiti, il 19 marzo) e, di conseguenza, ogni presidente ha deciso di prendere le misure rispetto alla situazione che sta vivendo. L’Argentina, per esempio, ha riscontrato il primo caso il 7 marzo e, una settimana più tardi, il presidente Alberto Fernández ha consigliato la quarantena, fino a farla diventare obbligatoria il 20 marzo. Solo due giorni dopo, la Bolivia ha preso la stessa decisione a proposito della quarantena fino al 31 marzo. Gli altri stati, un po’ più in generale, sono arrivati alla conclusione che, per il momento, è meglio mantenere chiuse soprattutto le scuole e limitare i voli internazionali, obbligando la quarantena di 14 giorni alle persone provenienti dagli stati più colpiti d’Europa. A livello economico, la Colombia è tra i paesi più colpiti per la caduta delle borse internazionali, tant’è che il Governo locale ha già intrapreso varie azioni per aiutare i settori maggiormente colpiti, tra cui il turismo.
Ilaria Violi

In Francia, da gennaio si è espansa una nuova epidemia di Coronavirus COVID-19 proveniente dalla Cina: si tratta di una famiglia di virus responsabili di infezioni respiratorie dalla sospetta origine animale, ma gli scienziati stanno ancora accertando la veridicità di questa ipotesi.
“Covid19: l’Italia allerta il mondo su ciò che lo aspetta” scriveva Le Figaro il 19 marzo scorso, aggiungendo che gli italiani, con ben 4.825 vittime, sono stati i primi, dopo i cinesi, a essere colpiti da questa epidemia: coscienti della sua gravità e dell’alto tasso di mortalità, implorano il resto del mondo di “proteggersi da questo assassino invisibile”.
Infatti, il virus è stato responsabile anche della morte di 562 persone in Francia. Il Presidente della Repubblica francese Macron, seguendo l’esempio italiano, ha annunciato severe restrizioni per il contenimento del Covid-19.
Il 18 marzo 2020, il Belgio ha preso le misure di contenimento valide fino al 5 aprile. Viaggi limitati all’essenziale e università, bar, negozi e ristoranti chiusi fino a Pasqua. Anche le scuole resteranno chiuse, ma la supervisione dei bambini sarà fornita a coloro i cui genitori lavorano nel campo dell’assistenza. In prima pagina, il record di decessi in Italia: 793 al 21 marzo. Tra le principali cause di un bilancio così drammatico, l’età media avanzata e la mancanza di personale sanitario. Non manca l’ottimismo: a Milano la concentrazione di NO2 diminuisce ogni settimana del 10%.
Mentre l’epidemia di Coronavirus si affaccia sul continente africano, l’OMS lancia un appello: l’Africa si deve “preparare al peggio”. I casi di COVID-19 registrati al 22 marzo 2020 in tutto il continente hanno superato il numero 1.000, per un totale di 37 paesi coinvolti. Sebbene la pandemia che sta mettendo in crisi l’intero pianeta sembri avanzare più lentamente in Africa, il timore di una sua rapida diffusione fa tremare l’OMS così come i presidenti africani. Il sistema sanitario del continente non è assolutamente in grado di affrontare un’emergenza tale, per questo sono numerosi i paesi africani che stanno adottando misure preventive ferree.
In Svizzera ci sono 8.060 contagiati e 66 decessi per Covid-19. Il governo federale ha vietato assembramenti di più di 5 persone, pena multe fino a 250 franchi. I medici non ricevono direttive precise da parte del governo centrale, si coordinano tra di loro a livello locale. 8.000 militari sono stati spediti negli ospedali a supporto dei medici. 42 miliardi sono stati stanziati in aiuto alle imprese. I cittadini all’estero saranno rimpatriati dalla DFAE (Dipartimento Federale degli Affari Esteri). La situazione italiana è usata per promuovere consapevolezza nel Paese, e il lavoro degli ospedali italiani viene replicato dai medici svizzeri.
Emanuela Batir – Carolina Benucci – Laura Bruno – Flavia Lucarelli D’Ortenzi – Giulia Marinucci – Solange Ngwikem Manfo – Sibilla Parlato – Eleonora Valente – Elen’Alba Vitiello

I giornali tedeschi riportano i dati dei contagiati in Italia, che salgono a 59.138 in data 23 marzo, e dei decessi che superano i 5.400, con picco di 800 morti nella giornata del 21 marzo. In Germania si punta però l’attenzione specialmente sulla provincia di Bergamo. Nei telegiornali le immagini più mostrate sono quelle dei mezzi militari impegnati a portare le salme in altre regioni per la cremazione. Ciò che sembra sconvolgere di più, oltre alla situazione negli ospedali, definita dai giornali tedeschi “fuori controllo”, è però la scarsa attenzione da parte degli italiani nel rispetto delle regole che impediscono gli spostamenti che non siano di stretta necessità. Si sembra infatti voler sottolineare il fatto che le drastiche restrizioni prese non sono ancora accettate da alcuni cittadini italiani che continuano ad uscire più del dovuto, soprattutto nella provincia di Milano.
Nelle scorse settimane le misure prese dall’Italia venivano giudicate esagerate ma, negli ultimi giorni, anche la Germania sta cercando di ridurre la diffusione del virus con restrizioni che, dato il sistema federale, non sono uguali in tutti i Bundesländer. Nelle ultime settimane, infatti, erano solo stati proibiti eventi con più di mille partecipanti, partendo dalle partite di calcio e concerti. A partire dalle ore 00:00 del 21 marzo, sette dei sedici Bundesländer hanno aumentato le misure restrittive vietando assembramenti nelle strade e nei parchi. Nella città di Amburgo si permettono però assembramenti fino a gruppi di sei persone, diversamente da Colonia che vieta di uscire se si è più di due. Alcune delle città che invece non hanno aumentato le misure per frenare la diffusione dell’infezione sono Dresda e Berlino, ma anche qui le strade appaiono ogni giorno meno affollate.
La cancelliera Merkel, nella conferenza stampa svoltasi nella giornata di martedì 17 ha ribadito che le misure prese per il momento sono sufficienti e devono essere rispettate per non vedersi costretti a prendere le stesse misure dell’Italia. Si cerca dunque di evitare restrizioni più severe, sperando nella collaborazione di tutto il popolo tedesco. Nella seconda conferenza stampa di domenica 22 marzo, la Cancelliera ha deciso di optare per la chiusura di locali, ristoranti e negozi in tutti i Bundesländer, permettendo però l’attività fisica all’aperto e incontri con massimo una persona esterna al nucleo famigliare purché si mantenga la distanza minima di 1,5 m. Poco dopo la conferenza, è stato effettuato il tampone alla Cancelliera per aver avuto contatti con il suo medico che è risultato positivo al Covid-19.
Jasmin Pick

Il COVID-19 non conosce limiti ed è per questo che, purtroppo, è arrivato anche nella lontana Russia. Le città più colpite sono due: Mosca e San Pietroburgo.
San Pietroburgo ha già avvisato tutti i cittadini di restare a casa e di evitare, soprattutto per gli over 65 anni, i posti affollati. Sul sito dell’amministrazione pietroburghese, però è solo stato raccomandato di astenersi il più possibile da spostamenti interni alla città, in tutto il territorio della federazione e di non partire per viaggi all’estero. Anche le scuole hanno lasciato “libertà” decisionale: dal 16 marzo al 30 aprile i presidi hanno incaricato i genitori stessi di scegliere se mandare i propri figli a scuola o meno. Gli aeroporti, più precisamente l’aeroporto Pulkovo, hanno dichiarato di adottare un trattamento di disinfezione per tutti gli arrivi provenienti dalle zone rosse. È stato inoltre ampliato il regime di difesa contro il COVID-19 per tutte le superfici aeroportuali.
A Mosca, invece un discreto numero di persone si sono messe in auto quarantena.
In termini economici si è stimato un risparmio sul budget familiare pari quasi al 30%. In situazioni normali, il denaro destinato alle spese ammontava a 5,7 mila rubli. Di seguito i dati di alcune importanti città russe: di Archangel: 12,5 mila rubli (46,1% dei consumi), Mosca: 17,8 mila rubli (45,1% dei consumi). Si è parlato di un vero e proprio “lockdown” su Mosca, nel momento in cui nei supermercati hanno cominciato a scarseggiare beni di prima necessità, sono state chiuse le strutture mediche e sono stati ridotti i trasporti.
Il Centro di Informazione e Comunicazione russo ha negato le notizie secondo cui le autorità siano propense a introdurre misure al fine di rallentare la diffusione del coronavirus nel paese, riferisce RIA Novosti, citando una fonte senza nome.
Il giornalista Andre Ballin nel suo articolo per Der Standard parla della situazione attuale in Russia e ne elogia l’operato. Ha ricordato, infatti, che alla fine di gennaio, il confine terrestre della Russia con la Cina era già stato chiuso e che la comunicazione ferroviaria tra i due paesi era stata interrotta. Dal 1° febbraio, la comunicazione aerea con la RPC è stata limitata e dal 20 febbraio è stato introdotto un divieto di ingresso per i cittadini cinesi, ha osservato il giornalista. Inoltre, le restrizioni all’ingresso hanno interessato cittadini di altri paesi in cui sono stati registrati focolai di coronavirus.
Ballin ha sottolineato che nella fase iniziale per la Russia è stata una fortuna che sul suo territorio fossero presenti solo due nativi della Cina infettati da coronavirus. Pertanto, secondo lui, le autorità russe dispongono di un vantaggio di tempo prezioso. Solo l’11 marzo, infatti, l’OMS ha annunciato ha dichiarato lo stato di emergenza pandemica per infezione da coronavirus.
Per quello che concerne la religione queste sono le parole del patriarca Kirill durante un sermone nella chiesa cattedrale del Santo Principe Igor Chernigovsky a Mosca il 22 marzo: “I credenti non dovrebbero soccombere alle chiamate a trascurare la preghiera per seguire le misure per prevenire la diffusione del coronavirus”.
Paola D’Onofrio – Clarissa Giacomini

«Sapete anche chi ha suggerito l’igiene personale e la quarantena durante la diffusione dell’epidemia?»: è questo l’interrogativo che la scorsa domenica ha fatto capolino su un articolo di al-Jazeera.
Lo stesso riprende gli hadith1 menzionati dal sociologo statunitense Concidine, usati con lo scopo di invogliare la popolazione a adottare una serie di misure pratiche per superare il coronavirus. È stato «Maometto, il Profeta dell’Islam che 1.400 anni fa quando non era per niente un esperto di epidemie mortali», a suggerire l’igiene personale e la quarantena durante l’epidemia come metodi più efficaci per circoscrivere il virus. «La pulizia è parte della fede» e i suoi consigli anticipano quelli, ormai noti a tutti, diffusi dall’OMS.
Al di là della fede, al-Jazeera rintraccia il successo della Cina di contenere il coronavirus nell’aver adottato misure necessarie dopo solo tre settimane dalla comparsa del virus a cui si aggiunge la scelta di non sminuirne la portata neanche di fronte alla paura di una possibile alterazione degli equilibri socioeconomici e, di conseguenza, causare panico tra la gente come, invece, fanno i leader arabi. Rispetto ad altri paesi, le autorità cinesi hanno fatto ricorso anche al GPS dei cellulari per monitorare i movimenti delle persone. Tali misure sono difficili da applicare soprattutto nei paesi democratici che godono della tutela dei dati personali. Una mancata azione ha portato a disastrose conseguenze. Emblematici, da un lato, il caso dei governi arabi dittatoriali che hanno investito miliardi in tecnologie per tracciare i movimenti dei cittadini, ma poi risparmiano quando si tratta di proteggerli dalle grinfie del virus e, in alcuni casi, continuano a negare in assoluto l’esistenza di vittime; dall’altro, vi è l’Italia che è caduta nella trappola del virus in quanto si credeva che il problema riguardasse esclusivamente la Cina. L’Italia non si è mossa in tempo e ciò è stato aggravato dal fatto che possieda l’aspettativa di vita più alta tra i paesi europei. L’Italia resta al centro dell’attenzione anche per una serie di fake news che dilagano sui siti arabi, smentite poi dalla rivista libanese an-Nahar.
Tra le tante, ve ne è una che coinvolge il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. In una falsa traduzione di un suo tweet si legge: «l’Italia getta la spugna. Abbiamo completamente perso il controllo. L’epidemia ci sta uccidendo. Abbiamo esaurito tutte le soluzioni, tutto dipende dal cielo».
Gli arabi si sentono impotenti di fronte all’epidemia. In particolare, sul quotidiano al-Maal viene riportato il discorso tenuto dal Primo Ministro libanese Hassan Diab che riporta il numero dei contagiati, ora a 230. La mancanza di impegno dei cittadini è indice di una superficialità che ha portato il governo libanese a enfatizzare il ruolo dell’esercito e a imporre del coprifuoco. L’articolo si chiude con le parole del Primo Ministro: «Cari Libanesi, siamo in una fase molto difficile. Cerchiamo di ridurre le nostre perdite. Dio dice “Vi metteremo alla prova con la paura, la fame, la mancanza di beni, di denaro e di vittime. Ebbene, dà la buona novella a coloro che saranno azienti”».
Valentina Baldo – Roberta Elia

Prima Wuhan, capoluogo della provincia dello Hubei nonché originario epicentro del virus, e poi a seguire tutta la Cina, hanno dimostrato al mondo intero, che ci sono delle sfide che anche l’essere umano del terzo millennio non è capace di “vincere facile”.
In Cina, dopo due mesi dallo scoppio dei contagi, è una realtà diversa a palesarsi, ovvero quella di una nazione più unita che mai, la quale dopo aver messo in campo tutte le forze necessarie, si sta rialzando e sta lanciando al contempo un messaggio molto chiaro al mondo intero: “Si fa così, punto”. Da una situazione che sembrava irrisolvibile, la Cina è oramai a poche decine di chilometri dal traguardo.
La quotidianità di un tempo torna a regnare sovrana. Molti cittadini sono ritornati alla vita di prima, come quei milioni di abitanti dello Hubei che hanno fatto ritorno nelle loro città d’origine. A Qinghai, circa 144 tra università e scuole hanno riaperto i loro campus, mentre le fabbriche hanno ricominciato a funzionare nelle province a est del paese. Il turismo sta lentamente ripartendo nelle provincie dello Sichuan, Yunnan e Guizhou. Diversi esperti hanno affermato che il peggio sembra essere passato. Tuttavia, nonostante le severissime misure per contenere i contagi, non è da sottovalutare il rischio di una seconda ondata.
Secondo un rapporto dell’Unità Scientifica Militare del Dipartimento della Difesa di Stato Cinese, un vaccino anti-CoVid-19 “ha superato i test clinici”. In base alle stime ufficiali, servirebbero minimo 16 settimane di esperimenti affinché il vaccino possa essere impiegato. Non è mancato l’appello alla sanità cinese da parte del Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, che ha dichiarato: “Nonostante l’umanità abbia raggiunto livelli di sviluppo straordinari in tutti i settori, non bisogna considerare lo sviluppo scientifico e tecnologico come terminato. Anzi, bisogna rinnovare continuamente entrambi i settori”.
La comunità scientifica internazionale non possiede ancora gli strumenti necessari per comprendere a fondo la natura del virus, ad esempio se esso possa causare o meno danni permanenti al sistema respiratorio del paziente. Un primo passo che sicuramente sta dando già risultanti tangibili, è quello di poter già incrementare l’efficacia delle cure e sviluppare ulteriormente i dispositivi di diagnosi, mentre sono già in corso cure sperimentali a base di cellule staminali e anticorpi monoclonali.
Per quanto riguarda la situazione attuale degli ospedali cinesi, come riportano i dati della Commissione Nazionale della Salute Cinese, sono 504 le persone che vengono dimesse giornalmente, mentre il numero totale dei dimessi ammonta a 59.432. Anche i pazienti in gravi condizioni sembrano diminuire. Come afferma un rapporto pubblicato dalla Commissione Nazionale della Salute Cinese, i casi accertati, sin dall’inizio dell’epidemia, corrispondono attualmente a 81-054[2]. Stando alle cifre attuali, come dimostra lo stesso rapporto sopramenzionato, gli ultimi casi accertati sono perlopiù pazienti stranieri, la maggior parte dei quali di ritorno dai loro paesi verso la Cina.
Ecco i dati aggiornati (al 23/03/2020, escludendo i pazienti dimessi e i decessi): 106 casi a Pechino; 328 a Shanghai; 70 nel Guangdong; 11 nel Fujian; 4 nello Sichuan; 2 nello Jiangsu; 213 a Hong Kong; 10 a Macao; 139 a Taiwan.
Adesso, chiunque debba recarsi in Cina, è obbligato a trascorrere i 14 giorni di auto-isolamento presso strutture apposite e a spese proprie. Prima del famoso crollo dell’albergo per le quarantene a Quanzhou, infatti, le strutture messe a disposizione per chi si recasse in Cina erano gratuite (hotel a 2 stelle).
Fabrizio Ubbriaco


FONTI e SITOGRAFIA

Per la lingua PORTOGHESE
– https://eco.sapo.pt/2020/03/21/coronavirus-ja-fez-12-mortos-em-portugal-total-de-casos-confirmados-sobe-para-1-280/?fbclid=IwAR0VLpZt1qU0d1SshCdk6LvfCskzvpR1rDWRk3Q-dCNtneT-TyCBGm4DahA
– https://www.rtp.pt/noticias/mundo/covid-19-a-situacao-ao-minuto-em-portugal-e-no-mundo_e1213375?fbclid=IwAR1-i4wBp5WY4yl4H1LAr7EiAWV1URhRyGHvRn47s6jga14zRT6NAOqsxrE
– http://www.saude.sp.gov.br/resources/cve-centro-de-vigilancia-epidemiologica/areas-de-vigilancia/doencas-de-transmissao-respiratoria/coronavirus.html

Per la lingua INGLESE
-Adams, R. e Mohdin, A. (18/03/2020). “Scotland and Wales to close schools by Friday due to Coronavirus”. The Guardian. https://www.theguardian.com/education/2020/mar/18/scotland-and-wales-to-close-schools-by-friday-due-to-coronavirus
– J., Whitbourn, M. and Bourke, L., (2020). “Live Update”. The Sydney Morning Herald, Coronavirus Pandemic.
– Hinsliff, G. (17/03/2020). “We are at war with coronavirus. Everyone will have to muck in”. The Guardian. https://www.theguardian.com/commentisfree/2020/mar/17/we-are-at-war-coronavirus-pandemic
– Judd, B. (2020). “Here’s what the Federal Government’s second coronavirus stimulus package actually means for your wallet and Centre link payments”. ABC News, Coronavirus.Lawson, K., (2020). “Government closes borders to non-Australians”, The Canberra Times, Coronavirus.
– Rigby, B., (21/03/2020). “PM will be defined by his leadership as Britain enters its darkest hour”. Sky News. https://news.sky.com/story/pm-will-be-defined-by-his-leadership-as-britain-enters-its-darkest-hour-11961203
– Sky News Australia, (2020). “Jacinda Ardern announces COVID-19 alert system”, COVID-19.
– Giuffrida, A. (17/03/2020). “This is lik a war view from italy’s coronavirus frontline”. The Guardian, News. https://www.theguardian.com/world/2020/mar/17/this-is-like-a-war-view-from-italys-coronavirus-frontline
– The Guardian, (22/03/2020). “Coronavirus UK: how many confirmed cases are in your area?”. News. https://www.theguardian.com/world/2020/mar/22/coronavirus-uk-how-many-confirmed-cases-in-your-area
– The Telegraph, (21/03/2020). “Coronavirus school closures: what does it mean for exams – and which children can still go to school?”. https://www.telegraph.co.uk/news/0/coronavirus-school-closures-uk-exams-parents-still-go-school/
– Prime Minister of Australia, (2020). “Media Statement 20 March 2020”.
– Di Manno, Rosie. 2020. “‘Get ready’: a chilling message from the epicentre of Italy’s COVID-19 nightmare”. Opinion, The Star.
– Barry, Colleen & Bruno Luca. 2020. “Italy’s virus epicentre grapples with huge toll, some hidden”. The Star, Europe.
– Ballingal, Alex. 2020. “Self-isolate and practice social distancing or the government will force you to, Health Minister warns”. The Star, Politics, Federal Politics.
– Lemay Éric Yvan & Valeria Andrea. 2020. “COVID-19: 2 semaines qui ont marqué le Québec”. Le Journal de Montreal.
– Richer Jules. 2020. “500 000 travailleurs crient à l’aide”. Le Journal de Montréal.

Per la lingua SPAGNOLA
– “El País”, articolo del 23.03.2020
– “El País”, articolo del 22.03.2020
– Intervista a ragazzi spagnoli residenti a Cartagena, Murcia e Las Palmas de Gran Canaria
– “BBC News Mundo”, articolo del 22.03.2020

Per la lingua FRANCESE
– https://www.gouvernement.fr/info-coronavirus
– https://solidarites-sante.gouv.fr/soins-et-maladies/maladies/maladies-infectieuses/coronavirus/coronavirus-questions-reponses
– http://www.leparisien.fr/societe/sante/coronavirus-ce-qu-il-faut-savoir-sur-les-origines-de-la-pandemie-17-03-2020-8281749.php
– https://www.lefigaro.fr/sciences/coronavirus-bilan-symptomes-traitement-toutes-les-reponses-a-vos-questions-sur-l-epidemie-de-covid-19-20200312
– https://www.lefigaro.fr/flash-actu/coronavirus-l-italie-alerte-le-monde-sur-ce-qui-l-attend-20200319
– https://www.lacapitale.be/
– https://www.levif.be/actualite/
– https://www.lesoir.be/
– https://www.rtl.be/info/belgique/index.htm
– https://www.rtbf.be/
– https://www.lemonde.fr/afrique/article/2020/03/20/coronavirus-mortalite-possible-de-10-et-infection-effrayante-des-soignants-en-afrique_6033822_3212.html
– https://fr.africanews.com/2020/03/22/coronavirus-le-point-de-la-situation-en-afrique-le-maroc-et-la-tunisie-touches/
– https://www.who.int/
– https://www.lematin.ch/monde/italie-alerte-monde-lattend/story/16707593
– https://www.letemps.ch/opinions/coronavirus-tribune-journalistes-medias-francophones-italie
– https://www.lematin.ch/suisse/troupes-preparent-rejoindre-hopitaux/story/30672209
– https://www.lematin.ch/suisse/amendes-groupes-cinq-personnes/story/17575780
– https://www.letemps.ch/suisse/contre-coronavirus-discipline-suisse
– https://www.letemps.ch/suisse/coronavirus-un-plan-40-milliards
– https://www.letemps.ch/suisse/cantons-romands-prets-sevir-contre-regroupements-plus-cinq-personnes
– https://www.letemps.ch/suisse/dr-philippe-eggimann-medecins-generalistes-ont-besoin-directives
– https://www.rsi.ch/news/svizzera/Pronti-i-rimpatri-per-gli-svizzeri-12865598.html
– https://www.bag.admin.ch/bag/it/home/krankheiten/ausbrueche-epidemien-pandemien/aktuelle-ausbrueche-epidemien/novel-cov/situation-schweiz-und-international.html

Per la lingua TEDESCA
– Mitteldeutscher Rundfunkt. (2020) Pressekonferenz von Angela Merkel. https://www.mdr.de/video/mdr-plus-videos/video-392268.html
– Tagesschau.de. (2020) https://www.tagesschau.de/multimedia/sendung/ts-36251.html
– Welt. (2020) https://www.welt.de/vermischtes/article206756761/Coronavirus-Ueber-600-neue-Tote-in-Italien-am-Montag.html

Per la lingua RUSSA
– https://ria.ru/20200322/1568965018.html
– https://www.vesti.ru/doc.html?id=3250119
– https://iz.ru/989973/2020-03-22/patriarkh-kirill-prizval-ne-prenebregat-merami-po-profilaktiktike-koronavirusa
– https://www.pravda.ru/politics/1482141-close2020/
– https://www.pravda.ru/world/1481598-itacovid19/

Per la lingua ARABA
– Quotidiano al-maal news (link: https://almalnews.com/%d9%84%d8%a8%d9%86%d8%a7%d9%86-%d9%8a%d9%82%d8%b1%d8%b1-%d8%ad%d8%b8%d8%b1-%d8%aa%d8%ac%d9%88%d9%84-%d8%b0%d8%a7%d8%aa%d9%8a-%d9%88%d9%8a%d8%a3%d9%85%d8%b1-%d9%82%d9%88%d8%a7%d8%aa-%d8%a7%d9%84%d8%a3/)
– Quotidiano an-nahar (link: https://www.annahar.com/article/1148179-%D8%A5%D9%8A%D8%B7%D8%A7%D9%84%D9%8A%D8%A7-%D8%A3%D8%B9%D9%84%D9%86%D8%AA-%D8%A7%D9%84%D8%A7%D8%B3%D8%AA%D8%B3%D9%84%D8%A7%D9%85-%D9%88%D9%85%D8%A7-%D8%AD%D9%82%D9%8A%D9%82%D8%A9-%D9%82%D9%88%D9%84-%D9%83%D9%88%D9%86%D8%AA%D9%8A-%D9%84%D9%82%D8%AF-%D9%81%D9%82%D8%AF%D9%86%D8%A7-%D8%A7%D9%84%D8%B3%D9%8A%D8%B7%D8%B1%D8%A9-factcheck
– Al-jazeera (link: http://mubasher.aljazeera.net/opinion/%D9%88%D8%B3%D8%A7%D8%A6%D9%84-%D8%B9%D9%85%D9%84%D9%8A%D8%A9-%D9%84%D9%84%D8%AA%D8%BA%D9%84%D8%A8-%D8%B9%D9%84%D9%89-%D9%81%D9%8A%D8%B1%D9%88%D8%B3-%D9%83%D9%88%D8%B1%D9%88%D9%86%D8%A7

Per la lingua CINESE http://www.nhc.gov.cn/xcs/yqtb/202003/be74d71b2f784cae917cc830f244caa9.shtml http://www.nhc.gov.cn/xcs/yqtb/202003/be74d71b2f784cae917cc830f244caa9.shtml http://www.nhc.gov.cn/xcs/yqtb/202003/be74d71b2f784cae917cc830f244caa9.shtml