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La rassegna stampa internazionale dell’UNINT

Sebbene il 2021 sia cominciato già da venti giorni, non ha portato con sé il cambiamento in cui tutti speravamo: la pandemia da Covid-19 non è ancora finita. Le preoccupazioni riguardo gli “effetti collaterali” da pandemia e isolamento aumentano insieme ai nuovi contagi, nonostante la prima ondata di vaccini. D’altro canto, il virus non è l’unico problema che molti Paesi stanno affrontando: la Siria negli ultimi giorni ha dovuto affrontare uno dei più pesanti bombardamenti degli ultimi anni. Ottime notizie, invece, ci arrivano dagli States dove il nuovo presidente Biden ha sancito il ritorno degli USA nell’accordo sul clima di Parigi.

EUROPA

In Spagna il governo si è impegnato a rafforzare le misure di sicurezza senza arrivare alla chiusura totale, così riporta ElPais.com. La terza ondata supera già i dati peggiori della seconda, ma non c’è ancora una proposta valida per affrontarla e, nel frattempo, l’Esecutivo si sta impegnando a rafforzare le misure di contenimento del contagio. La Spagna è infatti tornata a un livello di estremo rischio epidemiologico, con una curva di contagio che cresce quasi verticalmente. Si è aperto così un dibattito sulla necessità di un nuovo confinamento domestico per affrontarlo, anche se al momento questo piano non ha molti consensi. Così Madrid ha anticipato il coprifuoco alle 23.00 e la chiusura di hotel e negozi alle 22.00, riporta ElPais.com il 15 gennaio. Nonostante i dati riportino un tasso di positività giornaliero pari al 19,39%, l’Esecutivo di Isabel Dìaz Ayuso, del PP, ha deciso di alzare la soglia dei contagi su cui si basa nelle aree sanitarie di base del territorio. Le province autonome hanno annunciato nuove restrizioni per far fronte alla situazione, secondo quanto riporta Elmundo.es, nel tentativo di fermare la terza ondata di coronavirus, ormai diventata una realtà in Spagna. Per questo motivo un numero sempre maggiore di governi regionali ha chiesto il confinamento domestico o almeno la facoltà di imporlo nel proprio territorio, due possibilità che per ora sono state rifiutate.

S.P.

La Francia, in particolare Parigi, dovrà aspettare ancora un po’ per delineare i confinidella normalità, secondo Parisecret. Se, da un lato, la crisi sanitaria ci ha confinato nelle nostre case, SAYPE, l’artista che dipinge graffiti sull’erba, diventa l’artefice di Beyond Walls, la catena umana più lunga del mondo. A detta di Laura Coll l’opera è un supplément d’âme, un pezzetto d’anima che decide di scendere in campo e fare la sua parte. Il land artist sa che, soltanto prendendoci per mano, potremo sconfiggere il comune nemico sanitario. Così, oltrepassando ogni confine, due mani, dipinte a terra, s’intrecciano da Parigi a Cape Town passando per l’Andorra, Ginevra, Berlino, Ouagadougou, Yamoussoukro, Torino e Istanbul. Il punto d’arrivo, Cape Town o Ville Mère, si fa simbolo mondiale della riconciliazione. Non a caso, l’Africa del Sud ha sconfitto, in prima linea, la crudeltà dell’Apartheid.

A.B.

Il Belgio è preoccupato per le conseguenze psicologiche causate dal confinement. Annick Merckx di rtbe.be ha incontrato il neurologo belga dell’ULiège, Steven Laureys, sostenitore dell’idea che la crisi pandemica ha delle conseguenze evidenti sui sistemi di regolazione delle emozioni, come l’amigdala, e comporta ulteriori conseguenze anche nei sistemi che regolano l’attenzione, ad esempio l’ippocampo. Per l’uomo, l’animale sociale per eccellenza, la quarantena è stata ed è una punizione. Di fatti, il neurologo ammette l’incertezza nella gestione dei disturbi. Spesso non si hanno soluzioni alle risposte nervose e ormonali estremamente personali dei pazienti; l’unica attenuante sembra essere la meditazione, praticata da Laureys stesso.

A.B.

Secondo il Sapo, il Presidente della Repubblica del Portogallo ha firmato martedì il decreto che modifica la regolamentazione dello stato di emergenza. Il decreto, che si applica all’intero territorio, è in vigore dalle ore 00:00 di venerdì e dura fino alle 23:59 del 30 gennaio. Tra le misure restrittive del decreto abbiamo: il divieto di circolazione tra i comuni nei fine settimana, tra le 20:00 del venerdì e le 5:00 del lunedì; il divieto di permanenza e di consumo di merci alla porta o nelle vicinanze degli stabilimenti. Come stabilito dal Governo, le forze di sicurezza avranno maggiore visibilità sulla strada pubblica e rafforzeranno la loro azione ispettiva, soprattutto in prossimità degli istituti scolastici. Nell’area del lavoro, dove il telelavoro è obbligatorio, sarà rafforzata l’ispezione dell’Autorità per le condizioni di lavoro (ACT). I lavoratori che non effettuano il telelavoro dovranno circolare con le credenziali aziendali e le grandi società di servizi, con più di 250 lavoratori, dovranno inviare una lista nominale all’ACT dei dipendenti. Il governo ha anche chiesto ai comuni di limitare l’accesso dei cittadini agli spazi pubblici dove potrebbe esserci una grande concentrazione di persone, come i fronti marittimi e le attrezzature sportive. Ad oggi vengono riadattati gli orari degli esercizi la cui attività non è sospesa, che possono operare fino alle ore 20:00 durante la settimana e fino alle ore 13:00 nel fine settimana, ad eccezione dei supermercati che possono operare fino alle ore 17:00. Le scuole continueranno la didattica presenziale e saranno l’obiettivo di una campagna di test rapidi, ma il Presidente del Consiglio ha già annunciato che non esiterà a chiudere le scuole se si scopre che la variante inglese del nuovo coronavirus diventi dominante.

A.C.

In base a quanto riportato dal ministro del governo sul giornale Indipendent, il lancio del programma di vaccinazione del governo del Regno Unito “non funziona bene”, dal momento che riporta dei problemi che devono essere risolti. Le persone anziane infatti temono che i giovani siano vaccinati prima di alcuni ultraottantenni e persino ultranovantenni. Motivo per cui da questa settimana il governo prevede di contattare milioni di ultrasettantenni e persone clinicamente ed estremamente vulnerabili per organizzare le loro dosi. Lunedì mattina il ministro ha detto che finora gran parte del suo collegio elettorale del Suffolk ha ricevuto il vaccino Pfizer, tuttavia questo vaccino è il più difficile da distribuire, soprattutto nelle zone rurali a causa della necessità di una conservazione ultra-fredda. Il ministro ha aggiunto: “Ci accorgiamo che qualcosa non funziona ancora bene poiché ho saputo che gli ultraottantenni e i novantenni non sono stati contattati mentre altri pazienti sono stati già invitati per la vaccinazione. So che è sia angosciante che fastidioso quando le persone sentono che altre coorti di priorità inferiore vengono vaccinate prima dei più anziani e più vulnerabili. Per questo, ogni residente in casa di cura sarà vaccinato entro domenica prossima “. Lunedì mattina il ministro ha rassicurato tutti minimizzando qualsiasi preoccupazione per i vaccini Nadhim Zahawi poiché ha detto che gli ultracinquantenni non sarebbero stati invitati per i jab fino a quando oltre il 90% degli ultraottantenni non fosse già stato vaccinato. “Chiunque abbia più di 80 anni che ci guarda stamattina non dovrebbe preoccuparsi perché ci stiamo assicurando che abbiano vaccinato la maggior parte degli ultraottantenni”, ha affermato la BBC. Un portavoce del Suffolk and North East Essex Integrated Care System ha dichiarato: “I medici di base e gli infermieri del Suffolk stanno lavorando duramente per vaccinare la popolazione locale il più rapidamente possibile. Riusciremo ad offrire la vaccinazione ai nostri pazienti delle prime quattro coorti entro la metà di febbraio, questo include ovviamente i settantenni e gli ultrasettantenni”.

In base a quanto riportato dal giornale Independentil Regno Unito potrebbe riuscire a fronteggiare la crisi Covid-19 senza la necessità di aumentare le tasse, almeno così afferma il ministro del Tesoro. Nello specifico Jesse Norman ha dichiarato: “Non è così scontato che le tasse dovranno essere aumentate nel Regno Unito”. Nonostante Rishi Sunak sia alla ricerca di altri modi per far crescere l’economia del Regno Unito, non ha del tutto escluso l’aumento dell’imposta sulle società. I commenti arrivano dopo che si è scoperto che entro la fine dell’anno finanziario di marzo il prestito previsto dall’Office for Budget Responsibility (OBR) potrebbe raggiungere i 393,5 miliardi di sterline, se corretto, sarebbe il tasso più alto dopo la seconda guerra mondiale. Queste stime sono state fatte prima dell’ultimo blocco nazionale e ora, man mano che il deficit di bilancio accumulato dalla pandemia peggiora dovrebbero aumentare. Prima di prendere qualsiasi decisione in merito all’aumento o meno delle tasse è necessario vedere dove arriva l’OBR. Secondo quanto riferito, il Regno Unito sta cercando di abolire l’imposta da bollo e la tassa comunale per “livellare la Gran Bretagna”, implementando al suo posto una tassa nazionale sulla proprietà. Sembrerebbe che per il cancelliere Rishi Sunak l’imposta sulle società rappresenti il modo più giusto per aumentare le entrate dal momento che in questo modo ne sarebbero colpite solo le imprese britanniche che hanno effettivamente realizzato profitti. Pertanto, il cancelliere sta cercando di far crescere l’economia attraverso strategie che non comportino una maggiore tassazione. In particolare, almeno fino a quando le circostanze lo consentiranno sta cercando di costruire finanze pubbliche, solide e sostenibili a lungo termine. Aggiunge: “Questo mi sembra un giudizioso riconoscimento del fatto che una certa tassazione potrebbe impedire la crescita, potrebbe danneggiare la nostra ripresa, potrebbe ostacolare il passaggio tra le estreme difficoltà che stiamo vivendo in questo momento alla normalità.” All’onorevole Norman è stato chiesto più volte di segnalare se gli aumenti delle tasse sarebbero stati inclusi nel bilancio di marzo, ma lui ha rifiutato di commentare. Tuttavia, ha suggerito che potrebbe essere un incubo logistico rivalutare le proprietà residenziali nell’ambito delle riforme fiscali del consiglio, dicendo che un tale processo sarebbe un lavoro enorme. “La tassa comunale è solo una forma di imposta sulla proprietà ma è certamente una questione che teniamo sotto esame ed è un argomento di interesse politico sempre più vivo”, ha aggiunto. Il sig. Sunak, che non era presente, è stato criticato per non essere comparso davanti alla commissione in più occasioni. I critici suggeriscono che preferirebbe schivare il controllo piuttosto che spiegare le sue decisioni.

A.B.

Il 13 gennaio il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin ha tenuto una riunione in videoconferenza con gli altri membri del governo, riportata sul sito del Cremlino. I temi principali dell’incontro sono stati i risultati della costruzione stradale nel 2020 e i programmi per il 2021-2023. Tra i vari argomenti trattati durante la riunione, il vice primo ministro Tat’jana Golikova ha fornito informazioni sulla situazione epidemiologica nel Paese e sui preparativi per la vaccinazione su larga scala della popolazione contro il Covid-19 mentre il presidente Putin ha ordinato di passare dalla vaccinazione su larga scala a quella di massa dal 18 gennaio. Tutte le infrastrutture necessarie sono state preparate ed è stato redatto un programma di lavoro in pochi giorni. Il vice primo ministro Golikova ha confermato che entro la fine di gennaio 2,1 milioni di dosi di vaccino entreranno nella circolazione civile, riporta Russian.rt e, secondo il capo di Rospotrebnadzor Anna Popova, il 60% della popolazione potrà essere vaccinato contro il coronavirus nell’arco di un anno, riporta Ria.ru. Il 18 gennaio ha quindi avuto inizio la registrazione per la vaccinazione contro il Covid-19 tramite il portale e l’applicazione “Servizi di Stato”, riporta Pravda.ru. Nelle prossime 2 settimane il sistema verrà definito e a partire dal 31 gennaio chiunque potrà iscriversi per la vaccinazione. Nel modulo di registrazione il cittadino potrà scegliere un appuntamento presso una clinica o presso il punto di vaccinazione più vicino e si ricorda che al momento 2 vaccini sono ufficialmente registrati nella Federazione Russa: Sputnik V e EpiVacCorona. Un rappresentante dell’OMS ha affermato che in Russia si osserva una diminuzione dell’incidenza dell’infezione da coronavirus. Mosca ha il maggior numero di contagi giornalieri, ma ha ampliato le categorie di cittadini che possono essere vaccinati: dal 13 gennaio gli operatori IT e delle comunicazioni, i lavoratori immobiliari e del turismo, gli scienziati e i lavoratori dei servizi sociali privati potranno vaccinarsi, informa Russian.rt. Stanno inoltre aprendo altre stazioni mobili di vaccinazione nella capitale. Presto la vaccinazione potrà essere effettuata senza appuntamento in diversi centri commerciali e ill primo di questi punti è stato aperto nella Piazza Rossa, nei grandi magazzini GUM, riporta Gazeta.ru. Secondo le parole di Sergej Sobjanin, sindaco della capitale, Mosca potrà tornare alla vita normale da maggio 2021. Come riporta Mskagency.ru, egli sostiene che già per fine gennaio-inizio febbraio si potrà assistere a dinamiche più stabili e che la situazione dipenderà da quanto attivamente i cittadini verranno vaccinati. Per quanto riguarda la distruzione del vaccino russo nel mondo, Sputnik V è stato registrato in Paraguay, ne dà notizia Iz.ru. Il vaccino è stato approvato con la procedura accelerata e non sono stati richiesti ulteriori studi clinici. Ad annunciarlo è stato il Fondo Russo per gli Investimenti Diretti, responsabile della commercializzazione all’estero del vaccino sviluppato dal Centro Gamaleja. Il vaccino è stato registrato con la stessa procedura anche in Algeria, Argentina, Bolivia, Serbia, Palestina e Venezuela.

Una buona notizia per gli studenti della capitale: dal 18 gennaio gli studenti delle classi dalla 1 alla 11 sono tornati a scuola. Lo ha affermato il sindaco, esortando le scuole a osservare sempre e rigorosamente le misure di sicurezza. Fino al 21 gennaio tutte le altre restrizioni introdotte come parte della lotta alla diffusione del coronavirus sono state estese, riporta Russian.rt. In caso di rilevamento di un caso positivo, l’intera classe verrà trasferita nuovamente alla modalità di formazione a distanza.

Per quanto riguarda la politica estera, secondo quanto riporta Iz.ru, il 15 gennaio la Russia ha avviato le procedure per ritirarsi dal Trattato sui Cieli Aperti. Lo ha comunicato il Ministero degli Esteri a causa della situazione inaccettabile intorno all’accordo dopo il ritiro degli Stati Uniti. Nel maggio 2020 l’ex presidente americano Trump aveva dichiarato che Washington si sarebbe ritirato dal trattato e che non vi avrebbe aderito finché non l’avesse fatto anche la Russia e gli Stati Uniti si sono ritirati a novembre 2020. La Federazione ha avanzato proposte corrispondenti alle disposizioni fondamentali del trattato, ma non ha ricevuto il sostegno degli “alleati degli Stati Uniti”, cioè i Paesi europei. Secondo Pravda.ru, gli aerei russi utilizzati per i lavori riguardanti il Trattato sui Cieli Aperti dovrebbero essere riequipaggiati per scopi di intelligence, poiché possono condurre ricognizioni elettroniche e ottiche.

Una delle notizie più importanti della settimana riguarda il ritorno di Aleksej Naval’nyj in Russia. Il 17 gennaio il leader dell’opposizione extraparlamentare russa ha fatto ritorno nel suo Paese. Naval’nyj è sulla lista dei ricercati federali dal 29 dicembre, ricorda Pravda.ru. Da subito si è parlato di un arresto immediato all’aeroporto. Secondo quanto sostiene il politologo Belkovskij, l’arresto del principale oppositore genererà un potente scandalo internazionale e peggiorerà la posizione nei negoziati con la nuova amministrazione americana. Naval’nyj ha ottenuto garanzie di sicurezza da parte dei leader europei e dell’amministrazione Biden, il quale ha promesso di coordinare personalmente con Putin la sua sicurezza e quella della sua famiglia. In effetti, il 17 gennaio Naval’nyj è stato arrestato all’aeroporto Šeremet’evo al suo arrivo da Berlino, su richiesta del Servizio Penitenziario Federale. Il tribunale della città di Chimki ha esteso il periodo di detenzione di Naval’nyj di 30 giorni, fino al 15 febbraio 2021, riporta Pravda.ru. I soci di Naval’nyj definiscono illegale questa decisione e ci sono state manifestazioni in tutto il Paese. Secondo quanto riportato da Zona.media, il Parlamento europeo ha inserito la detenzione di Naval’nyj nelle questioni da affrontare durante la riunione del 19 gennaio.

S.P.

AFRICA

Secondo quanto riportato da al-Jazeera, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) sta lavorando  intensamente con il Sudan per alleggerire il suo debito, in seguito alla decisione degli Stati Uniti di rimuoverlo dalla lista degli Stati che sponsorizzano il terrorismo. L’amministratore delegato del FMI, Kristalina Georgieva, ha dichiarato di essere stata fortemente incoraggiata dagli Stati Uniti, dal Regno Unito e da altri Paesi membri nell’iniziativa di ridurre il debito sudanese, in modo che il Paese possa reintegrarsi nella comunità internazionale. In base alla legislazione degli Stati Uniti, Washington autorizzerà 111 milioni per ripagare parte del debito e 120 milioni per contribuire a saldarne parte con il FMI, rendendo disponibili altri 700 milioni fino a settembre 2022, che consentiranno di cancellare 1 miliardo in arretrato alla Banca Mondiale.

Cambiando argomento, in data 18 gennaio, lo spettro della violenza si è aggirato nella zona di el-Geneina, nello stato del Darfur Occidentale, in Sudan. Secondo quanto riportato da al-Quds al-Arabi, il violento scontro tra diverse tribù ha causato il ferimento e la morte di centinaia di persone e la distruzione di un gran numero di case, lasciando migliaia di sfollati senza cibo e senza acqua. Fonti di stampa dalla regione del Darfur hanno rivelato che la violenza tribale si era diffusa inizialmente nella parte meridionale, in seguito ad un attacco contro il villaggio di al-Tawil Saʻdoun, a est della città di Gereida, lunedì. Le ragioni di tali scontri risiedono nelle controversie sulla proprietà della terra e l’accesso all’acqua. Un capo della tribù dei Fallatah, Muhammad Saleh Idris, ha dichiarato che gli scontri si sono fermati, ma potrebbero tornare in qualsiasi momento. La portata del disastro che ha colpito Darfur è contro ogni immaginazione e il governo deve sfruttare tutte le capacità nazionali per richiedere aiuti internazionali. Dopo un incontro di domenica sera, il tenente generale del Ministro della Difesa, Yisen Ibrahim, ha dichiarato di voler inviare rinforzi per la sicurezza al fine di garantire la pace e la protezione dei cittadini e di voler formare un comitato supremo per indagare sugli eventi, determinare le radici del problema, far rispettare la giustizia per i fuorilegge e trovare i responsabili. Infine, nel contesto è arrivata anche una delegazione del Fronte rivoluzionario per informarsi sui recenti eventi.

V.D.I.

In Tunisia, nella giornata del 16 gennaio, il primo ministro Hichem Mechichi ha presentato in un rimpasto di governo 12 nuovi membri, a seguito di crescenti tensioni politiche e una grave crisi economica, scrive al-Jazeera. Mechici ha nominato Walid Dhabi come nuovo Ministro degli Interni, Hedi Khairi come Ministro della Salute, Youssef Zouaghi Ministro della Giustizia ed infine Sofien Ben Touns Ministro dell’Energia. Tuttavia, i partner della coalizione sostengono il governo, al contrario del partito Karama che si rifiuta di votare sul rimpasto e minaccia di lasciare la coalizione.

V.D.I.

MEDIO ORIENTE

Stando a quanto riferito da alcune fonti citate da al-Araby al-Jadid, la joint venture che include le autorità di Neom, la compagnia saudita ACWA Power e quella statunitense Air Products avrebbe chiesto consulenza alla società finanziaria Lazard in vista di un progetto per la produzione di idrogeno dal valore di cinque miliardi di dollari da implementare nella zona economica di Neom, il più costoso e ambizioso piano nell’intero panorama di ammodernamento dell’Arabia Saudita. Nel luglio dello scorso anno, le società hanno affermato che il progetto, che sarà di proprietà paritetica tra i tre partner, sfrutterà un innovativo sistema da 4 GW che integra energia solare ed eolica per produrre idrogeno verde da elettrolisi dell’acqua, da cui poi verrà sintetizzata ammoniaca a impatto zero. Ammoniaca che sarà ad esclusivo appannaggio di Air Products, la quale intende trasportare il prodotto in tutto il mondo, per poi ri-trasformarlo in idrogeno da destinare al mercato dei trasporti. Le fonti affermano che Lazard, la quale ha già svolto servizi di consulenza per il gigante petrolifero Saudi Aramco nel 2019, ha contattato le sue filiali per valutare il loro interesse al progetto. Tutti e quattro gli attori hanno tuttavia scantonato richieste di commento riguardo l’affare. Il progetto rende palese la svolta epocale che il principe ereditario saudita intende imprimere al Paese: pur restando ad oggi uno dei principali produttori mondiali di petrolio, l’Arabia Saudita di Mohammed bin Salman evidentemente sta prendendo coscienza della fase calante in cui è entrato il greggio e della conseguente necessità di diversificare almeno in parte le sue fonti di sostentamento economico. E per farlo, MBS ha concepito il quadro strategico di Saudi Vison 2030 per ridurre la dipendenza dell’Arabia Saudita dal petrolio e sviluppare settori di servizio pubblico come sanità, istruzione, infrastrutture, attività ricreative e turismo. Il settore delle rinnovabili è la punta di diamante di questo nuovo secolo saudita.

L.D.

Nella scorsa settimana, è andato in scena nella provincia di Deir Ezzor il più pesante bombardamento ad opera delle forze israeliane perpetrato in Siria negli ultimi anni. Raid aerei hanno preso di mira decine di basi militari affiliate all’Iran, indice dell’ampia fetta di priorità che la presenza iraniana in campo siriano riveste per Israele. L’offensiva, che segue di pochi giorni un attacco alle basi della Guardia rivoluzionaria iraniana nel sud della Paese, ha causato l’uccisione di decine di membri delle forze del governo e delle milizie iraniane di stanza nella regione. Secondo Abd al-Rahman, direttore dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, gli attacchi israeliani traggono matrice dall’arrivo di un contingente di armi iraniane dal confine iracheno i cui carichi erano stati insediati nei magazzini dei siti mirati. A generare un cortocircuito alla copertura mediatica sull’operato israeliano in Siria è stato quanto riportato da un funzionario dell’intelligence americana, un resoconto, citato da al-Arabi al-Jadid, che svela la realtà di un lavoro congiunto tra Washington e Tel Aviv, concretatosi nella fornitura di informazioni riguardo i siti oggetto dei bombardamenti. Non da ultimo, a detta del funzionario, l’11 gennaio, il segretario di Stato USA, Mike Pompeo, avrebbe discusso dell’attacco da effettuare in Siria con il capo del Mossad, Yossi Cohen. Israele, tuttavia, non ha rilasciato commenti a riguardo. La Guardia rivoluzionaria iraniana aveva sequestrato gran parte della campagna orientale di Deir Ezzor, a sud dell’Eufrate, dall’ISIS alla fine del 2017, e ha dispiegato nei mesi successivi molteplici milizie lungo una linea di oltre 50 km. I dati indicano che Teheran considera Deir Ezzor di grande importanza, soprattutto perché si trova al centro di un corridoio terrestre che parte dall’Iran e finisce nel Mediterraneo passando per l’Iraq. In un’intervista con Al-Araby Al-Jadeed, l’analista militare Asaad Al-Zoubi ha affermato che gli attacchi contro i siti iraniani nel Governatorato di Deir Ezzor confermano l’insistenza israeliana volta a non limitare la presenza iraniana in Siria, ma piuttosto eliminarla, e ciò risulta evidente dalla dimensione, il tipo e gli obiettivi degli attacchi.

L.D.

Dall’Iran, in un discorso pronunciato mercoledì durante la riunione settimanale del suo governo, il presidente Rouhani ha espresso piena soddisfazione per la fine del mandato di Donald Trump, sottolineando come la politica di massima pressione esercitata sul suo Paese attraverso le sanzioni abbia fallito. Rivolgendosi al nuovo volto del governo americano Joe Biden, Rouhani ha auspicato la piena ripresa del dialogo sul fronte nucleare, aprendo a un rinnovata cooperazione nonostante gli ultimi quattro anni di braccio di ferro tra i due Paesi. Durante la sua partecipazione alla riunione del parlamento, riferisce al-Jazeera, martedì il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif ha dichiarato che il suo Paese non ha fretta di riportare Washington all’accordo nucleare, dal momento che l’Iran tornerà al tavolo dei negoziati solo e quando gli Stati Uniti ripristineranno l’accordo con la conseguente revoca delle sanzioni. La nuova Direttrice dell’intelligence nazionale statunitense, Avril Haines, ha dichiarato che l’Iran è un attore destabilizzante e rappresenta una seria minaccia per l’integrità regionale, il cui progetto di sviluppare un’arma nucleare sarebbe da scongiurare ai fini di una maggiore sicurezza.  Da parte sua, l’Unione Europea e altri firmatari dell’accordo stanno cercando di persuadere il presidente Joe Biden a tornare al tavolo dei negoziati in virtù degli sforzi compiuti per preservarlo dopo il ritiro di Donald Trump. Nel gennaio 2020, l’Iran ha annunciato la sospensione di tutte le sue promesse contenute nell’accordo, in risposta all’assassinio del comandante della Forza Quds, Qassem Soleimani e del vicecapo delle Forze di mobilitazione popolare irachene, Abu Mahdi al-Muhandis. L’accordo sanciva l’impegno di Teheran ad abbandonare, per un periodo non inferiore a 10 anni, parti vitali del suo programma nucleare, e a limitarlo in modo significativo con l’obiettivo di impedire lo sviluppo di armi nucleari, in cambio della revoca delle sanzioni. Il dossier Iran rappresenta una pedina cruciale negli assetti geopolitici internazionali. È verosimile che l’Amministrazione Biden vorrà avvicinarsi quanto più possibile sullo scacchiere. L’alternativa sarebbe quella di regalare alla lunga la Repubblica Islamica alla sfera di influenza geoeconomica cinese nei teatri di crisi regionale.

L.D.

AMERICA

A sole poche ore dall’insediamento alla Casa Bianca, il nuovo presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha ratificato una serie di ordini esecutivi riguardanti Coronavirus, immigrazione e clima, lanciando una cascata di azioni amministrative volte a invertire le politiche del suo predecessore repubblicano. La più urgente delle sue priorità riguarderà le misure per combattere la pandemia di Coronavirus. Il provvedimento ripristina un’unità sanitaria nel Consiglio di sicurezza nazionale – a cui è stato ingiunto di rimanere inattiva durante l’amministrazione Trump – per supervisionare la preparazione e la risposta alla pandemia. Biden inizierà anche a invertire i passi intrapresi dal presidente Trump per ritirarsi dall’Organizzazione mondiale della sanità inviando Anthony S. Fauci, il massimo funzionario nazionale in materia di malattie infettive, a parlare giovedì alla riunione del consiglio esecutivo del gruppo. Sull’assistenza economica, Biden intende chiedere al Dipartimento dell’Istruzione di estendere fino a settembre il congelamento sia degli interessi sia dei pagamenti per i prestiti studenteschi federali. Chiederà altresì a tre agenzie chiave – i Dipartimenti degli affari dei veterani, dell’agricoltura e dell’edilizia abitativa – di estendere almeno fino alla fine di marzo le moratorie di preclusione per i mutui garantiti sotto la loro competenza. Il piano di soccorso di Biden sta già affrontando dure sfide al Congresso, poiché i democratici detengono solo una maggioranza ristretta in entrambe le camere e il sostegno dei repubblicani è ancora necessario per approvare la maggior parte dei progetti di legge al Senato. In materia di immigrazione, Biden ha firmato un ordine che abroga il divieto di viaggiare da diverse nazioni a maggioranza musulmana. Un’altra azione, riferisce il Washington Post, richiederà al Dipartimento per la sicurezza interna di continuare un’iniziativa dell’era Obama per proteggere i migranti dalla deportazione e rilasciare loro permessi di lavoro a condizione che siano qualificati secondo i requisiti stabiliti quando dal programma. Sul cambiamento climatico, Biden ha firmato un ordine di revoca del permesso, rilasciato dall’amministrazione Trump, che consentiva la costruzione del gasdotto Keystone XL oltre a sancire il ritorno nell’accordo sul clima di Parigi. Gli Stati Uniti faranno ufficialmente parte dell’accordo tra 30 giorni. Sulle questioni di equità razziale, Biden prevede di revocare la “Commissione del 1776” istituita dall’amministrazione Trump, definita l’anno scorso dall’ormai ex presidente come un “curriculum filoamericano che celebra la verità” sulla storia degli Stati Uniti ma che, secondo la nuova amministrazione, cancellerebbe le cicatrici razziali dal passato dell’America.

L.D.

Il Brasile sta lottando con la burocrazia cinese per rilasciare esportazioni di principi attivi per i vaccini sviluppati da AstraZeneca e Sinovac Biotech, senza i quali una spinta all’immunizzazione potrebbe presto attenuarsi, scrive il Jornal do Brasil. Lo scorso martedì altri Stati brasiliani hanno applicato i loro primi vaccini Covid-19, quando il governo ha distribuito circa 6 milioni di dosi già pronte del vaccino cinese Sinovac dopo la sua approvazione. Il mese scorso, gli ispettori sanitari brasiliani hanno visitato e approvato le strutture della società cinese WuXi Biologics per esportare gli ingredienti dei proiettili AstraZeneca per la finitura in Brasile. Tuttavia, la prima spedizione a Fiocruz a Rio de Janeiro ha subito diversi ritardi, lasciando le strutture inattive. A San Paolo, l’Istituto Butantan, finanziato dallo Stato, ha importato una quantità sufficiente di ingredienti attivi per il vaccino Sinovac per riempire e finire quasi 5 milioni di dosi, oltre alle 6 milioni di dosi già importate e distribuite a livello nazionale. La prossima spedizione di ingredienti è stata posticipata e le autorità di Butantan lunedì hanno avvertito che se non raggiungerà la fine del mese, l’istituto non sarà in grado di raggiungere il suo obiettivo di 46 milioni di dosi consegnate entro aprile.

A.C.

Nel frattempo, il 17 gennaio in America Latina, precisamente in Guatemala, c’è stata una violenta repressione, riporta Bbc.com. La polizia antisommossa e l’esercito guatemalteco hanno disperso con la forza una carovana di migliaia di migranti centroamericani, principalmente honduregni, che cercavano di raggiungere gli Stati Uniti. Secondo i media locali, le autorità hanno fatto ricorso a gas lacrimogeni e hanno picchiato i membri del gruppo. La autorità guatemalteche hanno affermato che almeno una ventina di persone presenti nella carovana sono risultate positive al Covid-19.

S.P.

Spostando l’attenzione su Cuba, mentre il Paese sta vivendo il momento peggiore della pandemia, le autorità stanno testando il loro candidato vaccino su 900 volontari dell’Avana. Le autorità potrebbero infatti fare “un uso urgente” del vaccino Soberana 02 per iniziare le vaccinazioni di massa delle persone a più alto rischio, riferisce Eduardo Martìnez, presidente di BioCubaFarma. Gli studi clinici di fase 3 del vaccino potrebbero iniziare nel mese di marzo, l’isola infatti spera di iniziare la vaccinazione nel primo trimestre del 2021, riporta Diariodecuba.com. Inoltre, c’è la possibilità di ottenere più di un vaccino per popolazioni diverse, ovvero uno per i bambini e un altro per le persone di età tra i 19 e i 60 anni. Una nota positiva arriva grazie alla tecnologia: Canal Habana trasmetterà dei programmi educativi a partire dalla prima infanzia all’istruzione pre-universitaria, riporta Cubadebate.cu. La decisione è stata presa in seguito alla recente chiusura temporanea delle scuole nella capitale cubana.

                                                                                                                                  S.P.

In Argentina, un terremoto di magnitudo 6,4 e profondo otto chilometri è stato avvertito lo scorso martedì nella provincia di San Juan, nella vicina Mendoza e in misura minore in altre aree del Paese, DW. Secondo l’Istituto nazionale per la prevenzione sismica, il terremoto è avvenuto alle 23:46 ora locale nei pressi della città di San Juan di Media Agua, a sud della capitale provinciale, e finora non sono stati segnalati né feriti né danni materiali. A causa del terremoto, alcune città di San Juan erano temporaneamente senza elettricità, ha detto l’agenzia AFP. Miguel Castro, del centro sismologico di Mendoza, ha affermato al canale TN che il terremoto gli ha ricordato quello del 23 novembre 1977, di magnitudo 7,4, secondo la scala Richter, con 65 decessi e più di 300 feriti. Tuttavia, questa volta l’epicentro si trovava a circa 47 chilometri a sud-ovest della città di San Juan, dove sono presenti una serie di faglie attive che appartengono alla valle di Pie de Palo. Iaron Kolker, residente nel centro di San Juan, la capitale della provincia, ha dichiarato a Efe che il terremoto è stato “breve”, è infatti durato non più di 10 o 15 secondi. Secondo Kolker, è stato solo “un grande spavento”, poiché ha potuto parlare con i conoscenti attraverso gruppi telefonici e nessuno ha subito perdite e, come ha spiegato, intorno alle 00.45 ora locale è stato notato un nuovo lieve tremore. Inoltre, gli utenti dei social network di San Juan e di altre parti del Paese, come Córdoba (centro), hanno caricato video che mostra il tremore.

A.C.

In Uruguay, il governo è vicino alla conclusione di un accordo per l’acquisizione dei primi vaccini contro il coronavirus, scrive Infobae, ed è per questo motivo che ha già predisposto un decreto per l’acquisto degli antidoti che arriveranno nel Paese. Dialogando con la sua cerchia ristretta, il capo dello stato Luis Lacalle Pou è stato ottimista quando gli è stato chiesto delle trattative con i laboratori che producono le dosi. Il decreto non specifica il numero di dosi che arriveranno, i tipi o i laboratori che le venderanno, né tantomeno il costo. Si tratta infatti di un documento generale che autorizza l’Esecutivo a firmare i contratti con le diverse società di produzione. In un altro ordine, nell’ultima settimana il governo ha firmato un contratto con la società tedesca Va-Q-Tec, multinazionale con sede in Uruguay, che si occuperà della fornitura di congelatori e del sistema di confezionamento per mantenere freddi i vaccini. Questo accordo con la società tedesca è importante poiché, ad esempio, i vaccini Pfizer devono essere conservati sotto i 70 gradi. Un altro fattore rilevante è che Pfizer non è l’unico con la possibilità di raggiungere l’Uruguay poiché il governo Lacalle Pou ha negoziato con almeno altri tre laboratori: il cinese Sinovac, il vaccino russo Sputnik V; e Oxford / AstraZeneca con sede a Londra. L’aumento dei positivi per il coronavirus SARS-CoV-2 in Uruguay e l’arrivo di più pazienti in unità di terapia intensiva fanno sì che, nel caso in cui la situazione nel Paese sudamericano peggiorasse, entro la fine di febbraio l’85% dei posti letto in terapia intensiva potrebbe essere occupato, cifra che inizierebbe a saturare la capacità disponibile, e che a marzo potrebbe raggiungere il 100% di occupazione.

A.C.

L’Assemblea nazionale (Parlamento) del Nicaragua ha approvato lo scorso lunedì nella seconda legislatura un emendamento costituzionale che consentirà l’ergastolo per “reati d’odio” definiti in termini generali, ha riportato il DW. La riforma costituzionale è stata ratificata con il voto dei 70 legislatori sandinisti e dei loro alleati, che hanno il controllo assoluto del Parlamento, durante una sessione speciale tenutasi nella provincia settentrionale di Matagalpa. La condanna all’ergastolo in Nicaragua, che sarà riesaminata, sarà applicata eccezionalmente alla persona condannata per reati gravi quando si verificano circostanze odiose, crudeli, degradanti, umilianti e inumane che, a causa del loro impatto, provocano shock, rifiuto, indignazione o disgusto nella comunità nazionale, come modificata. La costituzione politica ha fissato a 30 anni la pena massima in Nicaragua. I deputati l’avevano approvata l’11 novembre, ma trattandosi di un emendamento costituzionale, la legge impone di ripetere la procedura in un secondo mandato. L’attuale periodo legislativo è iniziato il 9 gennaio. Tuttavia, tra gli oppositori del sandinismo, la legge viene interpretata come un nuovo strumento della dittatura di Daniel Ortega per punire l’opposizione, a più di due anni dalle proteste sociali scoppiate nell’aprile 2018. Lo stesso Ortega e sua moglie, il vicepresidente Rosario Murillo, hanno definito “reati d’odio” le azioni di attivisti e gruppi di opposizione, reati che secondo i deputati del partito al governo meritano di essere puniti con l’ergastolo. L’avvocato ed ex vice José Pallais, leader dell’opposizione National Coalition, ha respinto la nuova legge e ha avvertito che l’obiettivo del governo “non è cercare giustizia, è cercare vendetta politica”.

A.C.

Un grande incendio forestale si è diffuso nella zona costiera centrale del Cile, riporta Infobae. Le autorità hanno decretato l’allarme rosso e l’immediata evacuazione di almeno due popolazioni da un’area costituita soprattutto da boschi e vegetazione. È stato convocato il personale della National Forest Corporation (CONAF) e dei vigili del fuoco nel settore del Lago Peñuelas, una riserva forestale situata nella regione di Valparaíso in Cile. Tuttavia, con il passare delle ore, il fuoco ha continuato ad avanzare fino a quando non è sfuggito al controllo durante le ultime ore, divenendo così un incendio boschivo. Tutte le risorse della regione sono state in prima linea per spegnerlo e, data la sua pericolosità, è stato necessario richiedere rinforzi dalla regione metropolitana di Santiago. Finora si segnalano 120 ettari consumati, con la tristezza che questa cifra continui a crescere a causa delle condizioni meteorologiche previste.

A.C.

È venerdì e, se state leggendo l’UNINTBLOG, seduti comodamente a casa, potete dire di aver superato il famigerato #BlueMonday. Il blog canadese Narcity ripercorre la storia del terzo lunedì di gennaio, considerato, da svariati anni, il giorno più deprimente dell’anno. Helena Hanson, inoltre, ci ricorda che, durante quest’anno pandemico, il lunedì 17/21 si presenta particolarmente triste. Ma non temete! In Canada, si è sottolineato più volte che non si tratta nient’altro che di un’invenzione risalente al 2005. Un’agenzia di viaggi ha, infatti, ben pensato di diffondere questo sentimento di tristezza tipico dei Paesi nordici in quanto le difficoltà quotidiane sarebbero amplificate da numerosi fattori stagionali come il clima o l’inadempienza dei propositi prefissati per l’anno nuovo.

A.B.

ASIA

In base a quanto riportato dall’Asia Times, sembrerebbe che la crescita che la Cina ha vissuto nel 2020 abbia superato le aspettative. Anche se l’espansione del PIL del 2,3% del 2020 rappresenta il tasso di crescita più basso della Cina da decenni, rappresenta allo stesso tempo anche un superamento delle previsioni e delle altre principali economie. Nello specifico, l’economia cinese è stata potenziata da un’impennata di fine anno grazie alla quale è riuscita a crescere del 2,3% nell’anno 2020, questo è quanto hanno riportato i dati ufficiali di lunedì. Dunque, sembrerebbe proprio che l’economia numero due del mondo si stia riprendendo efficacemente. La performance sorprendentemente solida suggerisce che “l’officina del mondo”, come alcuni la chiamano, potrebbe anche fornire al globo un motore economico da corsa mentre le altre economie continuano a vacillare. Nello specifico, i dati positivi della Cina sono stati guidati da un aumento della produzione industriale del 7,3% nell’ultimo mese dell’anno e da un’impennata delle esportazioni che è stata sostenuta dalla domanda estera di articoli correlati alla pandemia come dispositivi di protezione individuale e gadget elettronici, questo secondo il financial newswire. Altri fattori alla base della crescita riguardano le efficaci misure di contenimento Covid-19 del Paese e gli aiuti fiscali e monetari che sono serviti per aumentare gli investimenti. I numeri del PIL hanno ampiamente superato le previsioni di un sondaggio AFP di analisti di 13 istituzioni finanziarie, la cui previsione di consenso era stata per un’espansione del 2,0%. Ha anche battuto le previsioni di consenso raccolte da Bloomberg, il quale aveva previsto invece un aumento del 2,1%. A ottobre, il FMI aveva previsto una crescita della Cina dell’1,9%, mentre a settembre la Banca mondiale aveva previsto il 2,0%. Secondo un sondaggio Reuters, quest’anno la Cina crescerà dell’8,4%. Se ciò risulterà corretto, sarà il ritmo più veloce del decennio. “L’aspetto importante di questo è che è stata una crescita più rapida del previsto”, ha detto ad Asia Times un osservatore cinese. “Ovviamente è la crescita più lenta degli ultimi decenni, ma nessun Paese ha fatto di meglio nel 2020”. Tenendo conto della terza ondata di Covid-19 – la quale sta devastando le società e le economie dell’Europa occidentale e del Nord America e che ha anche un impatto sull’Asia orientale, seppur meno rilevante – è probabile che la Cina diventi l’unica economia globale significativa ed è probabile che registrerà numeri macro positivi. Tuttavia, se dovessimo considerare le particolari condizioni nelle quali ci troviamo la Cina ha sicuramente fronteggiato in maniera ‘ottimale’ la crisi, d’altro canto però, se dovessimo paragonare il PIL del 2020 con quello del 2019 i dati potrebbero non risultare così entusiasmanti, dal momento che nell’anno precedente alla pandemia il PIL cinese crebbe del 6,1%. E questa è stata la cifra annuale più bassa che si è registrata da quando negli anni ’70 l’economia cinese intraprese importanti riforme.

A.B.

Rassegna stampa a cura di:
Alessandra Semeraro (responsabile inglese, cinese, portoghese, arabo)
Alissa Bianconi & Livio D’Alessio (lingua inglese)
Alissa Bianconi (lingua cinese)
Angelica Chimienti (lingua portoghese)
Veronica Dello Iacono & Livio D’Alessio (lingua araba)
Veronica Battista (responsabile spagnolo, tedesco, francese, russo)
Angelica Chimienti & Simona Piergiacomo (lingua spagnola)
Antonella Bruno (lingua francese)
Simona Piergiacomo (lingua russa)
Claudia Lorenti (coordinatrice del progetto)

#ATUTTOMONDO

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La rassegna stampa internazionale dell’UNINT

Cuba torna ancora una volta nella lista dei Paesi che il governo degli Stati Uniti considera sponsor del terrorismo. In Cina, in particolare ad Hong Kong, il virus Covid-19 è stato riscontrato in alcuni campioni di acqua raccolti dalle condutture fognarie di un’area della città. A Capo Verde, Luís Filipe Tavares rassegna le dimissioni da Ministro degli Affari Esteri e delle Comunità e Ministro della Difesa.

EUROPA

La tempesta Filomena ha paralizzato gran parte della Spagna comportando almeno 4 decessi, un grande caos in più città, con Madrid in testa, oltre alla chiusura dell’aeroporto di Barajas, così scrive Lavanguardia. La tempesta ha provocato il decesso di due uomini nella Comunità di Madrid, uno sepolto dalla neve nella città di Zarzalejo e un altro per un arresto cardiorespiratorio nel quartiere di Carabanchel della capitale. Inoltre, a Malaga, un uomo e una donna sono deceduti dopo che il veicolo su cui viaggiavano è stato spazzato via dall’acqua mentre stavano per attraversare il fiume Fuengirola, a Mijas. La tempesta ha provocato notevoli problemi di traffico e nel primo pomeriggio si registravano 133 strade tagliate e in 20 strade principali è stato necessario utilizzare catene, tra cui tutta la Comunità di Madrid.

È la più grande nevicata dal 1971, una situazione che ha lasciato molteplici incidenti, ma anche immagini inedite con persone che sciano per alcune delle sue strade principali come il Paseo de la Castellana. 70 veicoli e 150 soldati dell’Unità Militare di Emergenza (UME) si sono dedicati a lavori di soccorso e assistenza a fronte degli effetti della tempesta a Madrid.

Gli ospedali pubblici della capitale hanno nuovamente fornito posti letto ai pazienti, che dovevano essere dimessi oggi, e alcuni professionisti hanno raddoppiato i turni per l’impossibilità dei relè di arrivare, riferiscono fonti della Comunità di Madrid. La nevicata ha lasciato numerose case nella comunità senza acqua, a causa del gelo delle tubature, senza elettricità e senza riscaldamento con temperature esterne sotto lo zero.

A.C

In Belgio, nonostante la recente diminuzione del numero di decessi legati al Covid-19 (- 21,3%) e l’inferiorità dell’indice Rt all’1%, la curva dei contagi continua a salire. Nell’ultima settimana la diffusione del virus ha subito un raddoppio in tutto il Paese, all’infuori della Comunità germanofona. Tra le zone maggiormente colpite si annoverano i comuni di Ixelles, Etterbeek e Bruxelles nei quali vive una popolazione internazionale, particolarmente incline a viaggiare. Il portavoce interfederale, Yves Van Laethem, ha annunciato la possibilità di un’ulteriore impennata della curva dei contagi nelle settimane a venire ed ha inoltre dichiarato che il tasso di mortalità registrato in Belgio nel corso del 2020 è stato il più elevato in assoluto dal 1918 (Le Soir).

La pandemia ha avuto molteplici ripercussioni, compresa la dispersione scolastica. Infatti, come riportato da La Libre, le assenze ingiustificate sono aumentate soprattutto nelle scuole della Federazione Vallonia-Bruxelles dove, nell’arco di un anno, si è passati da 5676 a 7838 studenti che nel mese di novembre avevano già superato il limite di assenze consentito e, in questo modo, il rischio di abbandono scolastico è particolarmente elevato e sempre più concreto.

Un articolo riguardante le conseguenze negative del coronavirus appare anche su RTL Info. Nello specifico si dice che l’emergenza sanitaria sembra aver accentuato l’aggressività alla guida, principalmente in Vallonia. Un sondaggio realizzato dall’istituto Vias evidenzia che fra i disagi alla mobilità durante la pandemia, oltre alla paura di utilizzare i mezzi pubblici, spicca l’aggressività di molti utenti al volante, la quale si può però spiegare con il fatto che alcuni conducenti guidano più velocemente quando il traffico è meno intenso, come nel caso del periodo di quarantena.

Sempre su RTL Info vi è un articolo, in parte inerente alla sfera sanitaria, su una nuova start-up a marchio belga, il cui scopo è consentire agli anziani di continuare a vivere autonomamente. Si tratta di Nobi, una lampada dotata di intelligenza artificiale che aiuta le persone in caso di caduta (secondo l’OMS un over 65 su 3 cade almeno una volta all’anno risultando, nel 66% dei casi, gravemente ferito). Nel concreto, la lampada individua l’anziano che è caduto, avverte i parenti e, se necessario, i soccorsi, ma è altresì in grado di: aprire le porte, monitorare la qualità dell’aria, rilevare incendi e furti ed effettuare telefonate.

In quanto alle notizie provenienti dall’estero, quella relativa all’assalto al Congresso americano è senza dubbio la più significativa. Le Soir scrive che l’episodio, avvenuto a Washington lo scorso 6 gennaio, è la dimostrazione che perfino le più grandi democrazie sono fragili e devono essere protette. Inoltre, riporta le parole di Jean-Marc Nollet, co-presidente del partito Ecolo, il quale ricorda che in Belgio la democrazia è ugualmente fragile, pertanto va difesa attraverso strumenti quali: istruzione, informazione di qualità, assistenza sociale e aiuti agli investimenti.

C.A.

La scorsa domenica è iniziata la campagna per le elezioni presidenziali in Portogallo, con la maggioranza dei candidati a concentrare le azioni al mattino, prima del coprifuoco domestico alle 13:00, a causa della pandemia di Covid-19. La “caccia al voto” è iniziata alle 10:30, scrive O Pais. Il presidente della Repubblica e candidato alla sua rielezione, Marcelo Rebelo de Sousa, non ha attività di campagna in programma fino al 18 di questo mese, essendo in quarantena, a seguito del contatto avvenuto con una persona contagiata dal coronavirus.

A.C.

In Gran Bretagna, la pandemia ha intensificato i problemi a cui il sistema giudiziario, cronicamente sotto finanziato, era già esposto. Negli ultimi dieci anni il ministero della giustizia ha subito più tagli rispetto a qualsiasi altro dipartimento di Whitehall, perdendo oltre un quarto del suo budget. Persino il Lord Chief Justice, Lord Burnett di Maldon, ha parlato dello stato fatiscente dei tribunali. Per i tribunali della famiglia e in particolare i tribunali penali, dove le persone devono presenziare l’udienza per fornire testimonianze, proseguire nel lavoro durante il regime di lockdown è stato particolarmente arduo. Ciò che esaspera molti procuratori, avvocati e giudici del sistema di giustizia penale è che centinaia di edifici giudiziari sono stati svenduti in un momento in cui i tagli alla polizia e ai pubblici ministeri possono aver scoraggiato il lavoro dei presidi di giustizia. Piuttosto che affrontare l’arretrato quando i tassi di criminalità sono diminuiti, il servizio delle corti e dei tribunali di Sua Maestà ha implementato politiche di risparmio su piccola scala, limitando i giorni delle sedute dei giudici e causando un accumulo di arretrato significativo ancor prima che la pandemia colpisse. Ora nel pieno dell’emergenza, rivela il Guardian, le corti vengono istituite frettolosamente al fine di colmare i deficit di udienze condotte mediante misure di distanziamento sociale. Il comitato ristretto per la giustizia dei Comuni, presieduto dal parlamentare conservatore Sir Bob Neill, ha individuato con precisione le carenze e l’impatto disastroso dei tagli all’assistenza legale sull’accesso alla giustizia. Le soglie di diritto al patrocinio a spese dello Stato nei procedimenti penali non sono state aggiornate da anni, il che significa che il numero di imputati non rappresentati è in aumento. Le tariffe per i casi di assistenza legale, dopo anni di congelamento, sono state leggermente aumentate pur con riluttanza. Gli avvocati penalisti abbandonano la professione perché non è più redditizia. Gruppi per i diritti civili ed ex giudici si sono ulteriormente allarmati per l’indebolimento dello stato di diritto da parte di Boris Johnson attraverso il suo disegno di legge sul mercato interno. Il finanziamento è alla radice di molti dei problemi del sistema giudiziario. L’ultimo manifesto elettorale del Partito Labourista ha promesso assistenza legale per servizi di consulenza, l’interruzione di ulteriori chiusure dei tribunali e il reclutamento di centinaia di avvocati comunitari. Tuttavia, la ricerca di un consenso politico per il finanziamento del sistema giudiziario rimane ancora sfuggente.

L.D.

Il 7 gennaio in Russia i cristiani ortodossi hanno festeggiato il Natale ortodosso. Il presidente Putin ha fatto gli auguri di Buon Natale con un messaggio incentrato sulla gentilezza e sull’amore e, come riporta il sito web del Cremlino, alla vigilia il presidente ha partecipato a un servizio presso la chiesa di San Nicola Taumaturgo, sull’isola di Lipno sul lago Ilmen.

Per quanto riguarda questioni relative all’economia, secondo quanto riporta Russian.rt, l’8 gennaio il Consiglio dei Ministri si è riunito per determinare l’entità del minimo di sussistenza nel 2021 e, durante questa riunione, il capo del governo russo Mišustin ha firmato un decreto mirato a definire il valore del minimo di sussistenza nel 2021 a 11.653 rubli, scrive Ria.ru. Dal 2021 il costo della vita viene fissato immediatamente per un anno e non per un quarto, come avveniva prima. Il valore è determinato in base al reddito pro capite mediano del Paese e viene utilizzato per valutare i bisogni dei cittadini quando si forniscono una serie di misure di sostegno statale. Nella Federazione sono entrate in vigore anche delle nuove regole per il controllo delle transazioni in contanti, riferisce Iz.ru. Domenica 10 gennaio, infatti, sono entrati in vigore gli emendamenti alla legge federale “sulla lotta al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo” che rafforzano il controllo sulle transazioni russe, in contanti e non. Ora le informazioni sul prelievo o sull’accredito di contanti superiori a 600 mila rubli saranno trasferite a Rosinformmonitoring, riporta Gazeta.ru. Saranno inoltre controllati i trasferimenti postali superiori a 100 mila rubli, il ritorno di fondi dai conti degli operatori di telecomunicazioni per lo stesso importo e, contemporaneamente, lo stato sta cercando di normalizzare la situazione e combattere i programmi finanziari fantasma, oltre ai funzionari corrotti e gli evasori fiscali.

Tra i vari impegni del presidente, l’11 gennaio c’è stato un incontro con il presidente dell’Azerbaigian Aliyev e il primo ministro dell’Armenia Pashinyan e le dichiarazioni alla stampa sono state riportate sul sito del Cremlino. L’incontro è avvenuto alla vigilia di un’altra riunione tenutasi il 10 gennaio sulle questioni relative all’insediamento del Nagorno-Karabakh e alla situazione nel Caucaso meridionale, riferisce sempre il Cremlino. I leader di Azerbaigian, Armenia e Russia hanno firmato una nuova dichiarazione congiunta esprimendo molta fiducia nella risoluzione delle divergenze, così riporta Iz.ru. Il gruppo di lavoro formerà un elenco delle principali aree di attività, compresi i piani per lo sviluppo delle infrastrutture di trasporto e dell’economia del Nagorno-Karabakh. Tuttavia, nonostante gli accordi raggiunti, i colloqui al Cremlino si sono svolti in un’atmosfera molto tesa e, di conseguenza, la situazione resta molto fragile. Secondo il Cremlino, il 12 gennaio il presidente Putin ha incontrato il ministro dell’Istruzione Kravcov per discutere sulle questioni relative all’utilizzo del formato di apprendimento a distanza nella scuola russe. Secondo il ministro, la Russia è riuscita a formare un efficace sistema di istruzione a distanza sullo sfondo di una pandemia, creando un ambiente educativo digitale che completa l’istruzione tradizionale e risponde alle sfide che il 2020 ha posto. Inoltre, il ministro ha annunciato che grazie a dei finanziamenti verranno costruite altre 500 scuole nel Paese.

Spostando l’attenzione sui rapporti con altri Paesi, la Russia è stata invitata all’inaugurazione del nuovo presidente degli Stati Uniti Joseph Biden, così riporta la Gazeta.ru. L’ambasciatore russo Antonov parteciperà alla cerimonia, che si svolgerà il 20 gennaio sui gradini del Campidoglio, nonostante inizialmente la rappresentanza di altri Paesi all’inaugurazione americana non era prevista a causa del coronavirus. Una notizia particolare arriva invece dall’Estonia: secondo un articolo di Ria.ru, il primo ministro estone Juri Ratas si è opposto alla proposta-iniziativa dell’opposizione di sottoporre a referendum la possibile adesione dell’Estonia alla Russia, affermando che l’indipendenza e la sovranità dell’Estonia sono eterne e inalienabili. In precedenza, secondo quanto riportato da Gazeta.ru, i parlamentari del Partito riformista dell’opposizione avevano proposto di modificare il disegno di legge su un referendum sul matrimonio (il matrimonio visto esclusivamente come unione di un uomo e una donna) e di aggiungere la questione dell’adesione dell’Estonia alla Russia. Hanno però spiegato che volevano sottolineare l’assurdità dell’intero voto, in cui a loro avviso a ciascuna delle domande dovrebbe essere risposto “no” e i parlamentari dell’opposizione hanno poi ritirato la loro iniziativa.

Per quanto riguarda la possibilità di tornare a viaggiare, al momento è tutto bloccato. Secondo quanto riporta Gazeta.ru, l’emissione di visti elettronici per entrare in Russia, una importante novità introdotta nel 2020, avrebbe dovuto iniziare il primo gennaio 2021, ma è stata sospesa a causa della nuova ondata della pandemia al fine di prevenire la diffusione di un nuovo tipo di coronavirus nel Paese. In più, anche il traffico aereo tra Russia e Gran Bretagna è sospeso fino al primo febbraio, riporta Vesti.ru. Per prevenire la diffusione del nuovo contagio da coronavirus, il Paese ha prorogato la sospensione dei voli con la Gran Bretagna, sospesi già dal 22 dicembre, nonostante quanto affermato dal capo del Rospotrebnadzor Anna Popova il ceppo britannico era già stato portato in Russia. Sulla situazione coronavirus c’è una buona notizia: secondo un articolo di Vesti.ru negli ultimi giorni del 2020 e nei primi del 2021 c’è stata una diminuzione del numero di casi di Covid-19 e il tasso di incidenza giornaliero è passato da 19,9 a 15,6 per 100 mila abitanti. Sono le dichiarazioni di Anna Popova, secondo la quale la situazione della diffusione del coronavirus nel Paese si sta finalmente, piano piano, stabilizzando. Sempre Vesti.ru informa che il 23% dei letti destinati ai pazienti infetti da coronavirus è disponibile, quindi la situazione risulta sotto controllo.

S.P.

AFRICA

In Angola, il ministro dell’Energia e dell’Acqua, João Baptista Borges, ha presentato le sue dimissioni a seguito delle denunce in Portogallo sul suo presunto coinvolgimento in un reato di riciclaggio di denaro, scrive rfi. Il ministro è stato più volte accusato da sindacalisti legati al settore energetico e idrico di essere coinvolto nella commercializzazione illecita dell’acqua nelle cisterne dei quartieri di Luanda, anche tramite familiari.

A.C.

A Capo Verde, Luís Filipe Tavares ha rassegnato le dimissioni da Ministro degli Affari Esteri e delle Comunità e Ministro della Difesa, scrive rfi. Il governo non procede con la motivazione della partenza di Luís Filipe Tavares dall’esecutivo di Ulisses Correia e Silva, ma alcuni giornali credono che sia per causa della nomina dell’imprenditore portoghese César do Paço alla carica di console onorario di Capo Verde in Florida; questo perché la stampa portoghese indica l’imprenditore portoghese César do Paço come “criminale” e sponsor del partito di estrema destra “Chega” contro gli emigranti. Le dimissioni di Luís Filipe Tavares al potere sono avvenute nel preciso momento in cui il presidente capoverdiano ha annunciato la data delle elezioni legislative per il 18 aprile e le elezioni presidenziali per il 17 ottobre 2021.

A.C.

In data 8 gennaio alcuni esponenti del Governo di Accordo Nazionale (GNA) libico si sono recati ad Ankara per richiedere il sostegno della Turchia al fine di risolvere i problemi relativi alla sicurezza e alla forte instabilità della Libia. Secondo quanto riportato da Al-Jazeera, il ministro dell’Interno Fathi Bashagha ha dichiarato che il Paese necessita dell’aiuto sia della Turchia sia del nuovo governo americano, diretto da Joe Biden, al fine di risolvere il conflitto contro le milizie del generale Haftar ed eliminare dal Paese il terrorismo e il traffico di esseri umani. Il governo libico ha infatti ordinato la deposizione delle armi, monitorata attraverso severe misure di sicurezza, e la Turchia ha acconsentito a cooperare con le autorità, difendendo i propri interessi all’interno del Paese. Le Nazioni Unite si sono dimostrate preoccupate del coinvolgimento del Paese turco nella risoluzione del conflitto, poiché i forti interessi economici potrebbero risultare un impedimento agli obiettivi di pacificazione. Bashagha si è appellato al presidente americano, sottolineando il fatto che l’ex-presidente Trump avesse remato contro il GNA in diverse occasioni in passato ed esprimendo la sua speranza nel fatto che gli Stati Uniti possano ricoprire un ruolo fondamentale nella risoluzione del conflitto.
Nello stesso giorno si è tenuto un incontro a Roma tra il presidente del consiglio libico Fayez As-Sarraj ed il premier italiano Giuseppe Conte per rinnovare l’impegno dell’Italia in sostegno del governo libico. As-Sarraj ha ribadito l’importanza della collaborazione italiana per migliorare la condizione del Paese nel pieno di una crisi che perdura ormai da anni. Come spiega Al-Quds al-Arabi, dall’inizio del conflitto si sono registrati numeri estremamente alti di morti e feriti principalmente a causa della guerra, ma dovuti anche all’immigrazione clandestina e al terrorismo.

S.B.

MEDIO ORIENTE

La giornata del 10 gennaio ha segnato l’apice della ripresa delle proteste presso la città di Nassiriya, nel governatorato di Dhi Qar a sud dell’Iraq. Secondo quanto affermato nell’articolo di Al-Quds al-Arabi, le manifestazioni sono state caratterizzate da un’estrema violenza che ha causato due vittime, tra queste un poliziotto, e 45 feriti. I manifestanti sembrano aver occupato le vie del centro della città e tentato di impedire l’accesso alle autorità attraverso l’utilizzo di pneumatici in fiamme. Come riporta il giornale Al-Khaleej, le forze dell’ordine hanno risposto sparando in aria proiettili di gomma e lanciando gas lacrimogeni. Da parte del comando della polizia è stato espresso un forte invito rivolto ai manifestanti con l’obiettivo di porre fine a questi atti di violenza e cercare un dialogo per risolvere i problemi che affliggono i cittadini. Tuttavia, le richieste da parte del popolo iracheno sono chiare: l’assoluzione degli attivisti recentemente arrestati in occasione di precedenti manifestazioni, il miglioramento della sicurezza e maggiori opportunità lavorative per i più giovani profondamente colpiti dal problema della disoccupazione.

S.B.

AMERICA

Come riportato in tutti i giornali ed in particolar modo nel New York Times, il 6 gennaio 2021 è diventata una di quelle date che il popolo americano non dimenticherà facilmente, poichè durante quel giorno la sede del congresso degli USA, ossia il Campidoglio ha subito un attacco da parte dei sostenitori di Trump. Mentre i manifestanti allagavano i terreni per mettere in atto la loro protesta contro la vittoria del presidente eletto Biden, la polizia del Campidoglio ordinava l’evacuazione dagli uffici di Capitol Hill. Sui social media sono stati postati migliaia d​i video in cui venivano mostrate centinaia di persone che superavano le barriere di recinzione e si scontravano con gli ufficiali. La rappresentante Nancy Mace, repubblicana della Carolina del Sud, ha postato un messaggio su Twitter in cui condivideva un video del caos scrivendo: “Questo è sbagliato. Questo non è quello che siamo. Oggi ho il cuore spezzato per la nostra nazione”. La polizia ha sparato quelle che sembravano granate esplosive, le quali tuttavia non sono bastate per far disperdere i manifestanti poiché questi ultimi hanno continuato ad applaudire e gridare: “Questa è casa nostra”. “Non riconosco il nostro Paese oggi e i membri del Congresso che hanno sostenuto questa anarchia non meritano di rappresentare i loro concittadini americani”, ha detto la rappresentante Elaine Luria, democratica della Virginia. Per far fronte a tutto questo il governo degli Stati Uniti ha deciso di tenere una riunione speciale nella quale decidere se mettere sotto accusa il presidente Trump, almeno in base a quanto riportato dal New York Times. Nello specifico, i membri della Casa Bianca si riuniranno mercoledì per votare e decidere definitivamente se accusare o meno il presidente Trump di “incitamento alla violenza contro il governo degli Stati Uniti”. L’articolo di impeachment che i Democratici hanno introdotto lunedì ritiene Trump responsabile dell’attacco al Campidoglio in quanto il popolo crede che sia stato lui ad innalzare la folla contro Capitol Hill. I danni che hanno seguito il tragico avvenimento del 6 gennaio includono l’uccisione di un ufficiale della polizia, l’irruzione negli uffici dei legislatori e il furto di proprietà federali. Se Donald Trump verrà condannato dal senato perderà anche la possibilità di ricoprire una carica presidenziale in futuro. I membri della Camera si riuniranno alle 9 per iniziare il dibattito sulla risoluzione dell’impeachment. Secondo il New York Times, di fronte all’ascesa di questo terrorismo interno il presidente eletto Biden ha deciso di predisporre due incarichi che durante l’amministrazione Trump erano quasi scomparsi. Stiamo parlando di un consigliere per la sicurezza nazionale, il cui compito è quello di gestire vari temi tra cui estremismo, pandemie e disastri naturali, e di un primo vice consigliere per la sicurezza nazionale legata alla tecnologia informatica ed emergente. Il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca sarà Elizabeth Sherwood-Randall, assistente di lunga data di Biden. Per quanto riguarda invece il complesso compito di rafforzare la cyber security Biden ha ritagliato un ruolo per Anne Neuberger, funzionario emergente della National Security Agency. Prese insieme, le due nomine mostrano come Biden sia determinato a ricostruire un apparato di sicurezza nazionale che i critici dell’amministrazione Trump dicono sia appassito negli ultimi quattro anni. Il nuovo team della Casa Bianca si concentrerà sulle minacce che stavano colpendo gli Stati Uniti anche prima che la pandemia da coronavirus riordinasse le sfide della nazione. I funzionari della transizione affermano che la signora Sherwood-Randall e la signora Neuberger avranno nuovi poteri per convocare funzionari di tutto il governo al fine di affrontare le minacce emergenti. Entrambi dovrebbero iniziare il loro lavoro il 20 gennaio, poiché nessuna delle due posizioni richiede la conferma del Senato. La signora Sherwood-Randall dovrà supervisionare gli sforzi per contenere i gruppi di destra che hanno assediato il Campidoglio la scorsa settimana e la signora Neuberger dovrà affrontare le conseguenze della più snervante cyber breach che ha colpito il governo federale, dovrà aiutare Biden a mantenere la promessa fatta al popolo, la promessa secondo cui gli hacker che hanno fatto parte della recente intrusione pagheranno un prezzo. Il pericolo nazionale derivato dagli ultimi atteggiamenti di Trump non è sicuramente passato inosservato alle aziende tecnologiche. Secondo il New York Times gli account social dell’ex presidente sono stati bloccati, nello specifico YouTube è stata l’ultima società tecnologica a impedire al presidente Trump di pubblicare online, dopo Twitter, Facebook e altri. YouTube ha dichiarato martedì di aver sospeso il canale del presidente Trump a causa della preoccupazione per la sua potenziale e continua violenza ed ha anche affermato che avrebbe disabilitato a tempo indeterminato tutti i commenti sul suo profilo, mentre i video più vecchi che non violavano alcuna norma sarebbero rimasti attivi. Anche Twitter ha bloccato l’account del presidente Trump privandolo della sua piattaforma social preferita, dove aveva oltre 88 milioni di follower. Invece Facebook ha sospeso il presidente da Instagram almeno fino alla fine del suo mandato. Altri siti, come Snapchat, Reddit e Twitch, hanno continuato a bloccare Trump. Dunque, la maggior parte delle aziende tecnologiche hanno colto la necessità di limitare i comportamenti che incitano alla violenza limitando la loro facile condivisione.

A.B.

Ford Motor Company ha annunciato lo scorso lunedì  un’importante riprogettazione dell’attività nelle sue operazioni in Brasile, scrive il Jornal Nacional. Il gigante dell’industria automobilistica ha riferito in una dichiarazione che smetterà di produrre modelli sudamericani nel paese, ma manterrà gli uffici centrali nella regione, dove continuerà a operare attivamente. La società cesserà immediatamente la produzione negli stabilimenti di Camaçari (Bahia) e Taubaté (San Paolo), proseguendo per alcuni mesi con la produzione di alcune parti a supporto delle scorte per servire il mercato della sostituzione. L’impianto Troller di Belo Horizonte continuerà a funzionare fino al quarto trimestre del 2021. La misura rappresenta un duro colpo per l’industria automobilistica brasiliana. Per questo motivo, Ford ha detto che inizierà a lavorare con i sindacati e “altri partner chiave per sviluppare un piano giusto ed equilibrato” al fine di mitigare gli impatti della fine della produzione. Il Ministero dell’Economia ha dichiarato che la decisione della casa automobilistica va contro la forte ripresa osservata nella maggior parte dei settori industriali del paese.

A.C.

Infobae riporta che l’ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani ha stabilito lo scorso martedì “un uso della forza inutile ed eccessivo” della polizia durante le proteste di novembre contro la nomina di Manuel Merino a presidente del Perù e, di conseguenza, gli standard internazionali dei diritti umani sono stati violati.

La missione, che ha svolto le sue indagini a Lima dal 17 al 22 novembre, ha evidenziato tra le altre conclusioni che gli agenti di polizia non hanno fatto distinzione tra i manifestanti pacifici, che hanno costituito la maggior parte delle proteste, e una minoranza che avrebbe agito in modo violento. Il rapporto dell’ufficio delle Nazioni Unite, che ha intervistato vittime e testimoni di questi eventi, afferma che la polizia ha sparato pallini con fucili calibro 12 e cartucce di gas lacrimogeni direttamente sul volto e sulle parti superiori del corpo dei manifestanti “indiscriminatamente e a distanza ravvicinata” registrando il ​​14 novembre 2 decessi.

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, ha ricordato che la forza letale può essere utilizzata solo per affrontare una minaccia imminente di morte o lesioni gravi e che tali armi dovrebbero essere utilizzate solo in situazioni in cui misure meno dannose sono chiaramente inefficaci per affrontare una possibile minaccia.

Il rapporto ha anche rilevato che gli agenti di polizia in borghese non si sono identificati come tali quando hanno effettuato gli arresti, in violazione degli standard internazionali. Inoltre, diverse persone intervistate hanno descritto di essere trattenute in condizioni degradanti e antigieniche, e d’altra parte, 10 di loro hanno affermato di aver subito abusi fisici e altri 8 di natura psicologica.

“Spero davvero che le autorità, sia al governo che al Congresso, adottino le misure necessarie per garantire che gli organi incaricati di far rispettare la legge si comportino in conformità con le norme internazionali e gli standard dei diritti umani”, ha concluso Bachelet. L’ufficio da lui diretto ha chiesto, alla luce dei risultati del rapporto, di modificare la legge peruviana sulla protezione della polizia in conformità con le norme e gli standard internazionali, compreso il principio di proporzionalità, e di abrogare l’esenzione di responsabilità per gli agenti di polizia che causano decessi o feriti.

A.C.

Cuba è ancora una volta nella lista dei Paesi che il governo degli Stati Uniti considera sponsor del terrorismo, scrive il BBC News.

“Il Dipartimento di Stato ha designato Cuba come uno Stato sponsor del terrorismo per aver fornito ripetutamente sostegno ad atti di terrorismo internazionale garantendo un rifugio sicuro ai terroristi”, ha annunciato in una dichiarazione il Segretario di Stato Mike Pompeo.

Nel 2015, l’ex presidente Barack Obama aveva rimosso Cuba dalla lista in cui si trovava dal 1982 in quello che fu un passo importante nel “disgelo” che un anno dopo avrebbe portato i due Paesi a riprendere le loro relazioni diplomatiche.

Per fornire una giustificazione legale, Pompeo ha sottolineato il rifiuto di Cuba di estradare membri dell’Esercito di liberazione nazionale (ELN) della Colombia a seguito di un attentato dinamitardo nel gennaio 2019 a un’accademia di polizia di Bogotá in cui sono decedute 22 persone.

Il Segretario di Stato ha parlato anche dell’alleanza di Cuba con il Venezuela, dove gli Stati Uniti promuovono un cambio di governo. Secondo Pompeo, il sostegno dell’isola consente al presidente Nicolás Maduro di rimanere al potere e creare “un ambiente permissivo per i terroristi internazionali per vivere in Venezuela”. Tuttavia, il Paese sudamericano non è compreso nell’elenco. La decisione di inserire Cuba nella lista delle sole Corea del Nord, Iran e Siria (dopo che il Sudan se ne è andato dopo aver riconosciuto lo stato di Israele) potrebbe essere annullata da Joe Biden quando assumerà la presidenza il 20 gennaio. In effetti, il nuovo presidente degli Stati Uniti potrebbe rimuovere Cuba dalla lista dei Paesi sponsor del terrorismo, ma non sarà immediato, poiché il Dipartimento di Stato dovrebbe effettuare una revisione formale del provvedimento.

A.C.

ASIA

Sembra che in Cina, nello specifico nelle acque di Hong Kong, il virus continui a persistere, in base a quanto riportato dall’Asia Times. In particolare, il virus Covid-19 è stato trovato in alcuni campioni raccolti dalle condutture fognarie in un blocco residenziale di Hong Kong dieci giorni dopo che tra i residenti sono emerse cinque persone positive. La polizia, i funzionari dell’immigrazione e della dogana cercheranno di trovare la fonte delle infezioni da Covid-19. Il Dipartimento della Salute ha emesso un avviso di test antivirus obbligatorio ai residenti della Fung Chak House a Kowloon. Chiunque fosse stato nell’edificio tra il 15 e il 28 dicembre dovrà fare il test entro sabato. Sembra che alcuni pazienti non siano risultati positivi durante il primo ciclo di test ma solamente perché erano nelle prime fasi di infezioni, questi pazienti però hanno continuato a vivere nell’edificio con il rischio di aver contaminato anche le acque con il virus. La scorsa settimana in città sono stati registrati 296 casi, il 27% dei quali irrintracciabili. Inoltre, circa il 26% di tutti i pazienti erano asintomatici, creando quindi il rischio di aumento e rimbalzo improvviso dei casi. Il pubblico è stato esortato a rimanere vigile in merito alle regole di distanziamento sociale. A breve i cittadini dovrebbero ricevere kit di test dagli uffici postali, dalle stazioni MTR e dalle strutture dell’Autorità Ospedaliera. Il Centro per la protezione della salute ha detto che mercoledì sono stati registrati 33 casi, quattro importati e 29 infezioni locali. Dei pazienti locali, cinque non avevano una fonte nota, tra questi due pensionati, un disoccupato, un operaio a Tuen Mun e una donna delle pulizie. Giovedì più di 30 persone sono risultate positive in via preliminare. Martedì, il numero di nuovi casi è sceso a 25, il più basso in quasi sette settimane. Cinque casi non avevano una fonte nota. Questi includevano un lavoratore domestico, un venditore e un autista di autobus. Oggi, la provincia cinese di 37 milioni di abitanti sta dichiarando l’emergenza. Questo è quanto emerso dall’ Asia Times. Più di 20 milioni di persone sono in una qualche forma di blocco nelle regioni settentrionali del Paese. Una provincia cinese di oltre 37 milioni di persone ha dichiarato mercoledì lo stato di emergenza necessario a spegnere una manciata di casi di Covid-19. La Cina aveva in gran parte tenuto sotto controllo il coronavirus sin dalla sua comparsa a Wuhan alla fine del 2019, ma nelle ultime settimane ha vissuto un aumento di casi, provocando blocchi localizzati, restrizioni di viaggio immediate e test diffusi su decine di milioni di persone. Mercoledì, il governo dell’Heilongjiang nord-orientale – con una popolazione di 37,5 milioni di persone – ha dichiarato lo stato di emergenza. Ai residenti è stato detto di non lasciare la provincia se non strettamente necessario e di annullare le conferenze ed i raduni già programmati.

A.B.

Rassegna stampa a cura di:
Alessandra Semeraro (responsabile inglese, cinese, portoghese, arabo)
Alissa Bianconi & Livio D’Alessio (lingua inglese)
Alissa Bianconi (lingua cinese)
Angelica Chimienti (lingua portoghese)
Sabrina Blasi (lingua araba)
Veronica Battista (responsabile spagnolo, tedesco, francese, russo)
Angelica Chimienti (lingua spagnola)
Chiara Andreucci & Chiara Roberto (lingua francese)
Simona Piergiacomo (lingua russa)
Claudia Lorenti (coordinatrice del progetto)

#ATUTTOMONDO

Pubblicato il

La rassegna stampa internazionale dell’UNINT

Le prime campagne di vaccinazione contro l’incubo del Covid sono cominciate in vari Paesi d’Europa e del mondo, ma non senza diverse criticità e rallentamenti. In questo periodo di insicurezza ed instabilità, però, dall’Algeria arriva un segnale piuttosto positivo: la firma di sei nuovi emendamenti costituzionali, che secondo le parole del Presidente “costituiscono una pietra miliare per la costruzione di una nuova Algeria”. L’Australia, nel frattempo, sta valutando la possibilità di liberalizzare ancor di più i medicinali a base di Cannabis.

EUROPA

In Spagna, l’esecutivo di Isabel Díaz Ayuso ha ricevuto più di 3.300 milioni di euro dal fondo COVID-19 del governo centrale, il più grande trasferimento straordinario mai effettuato alle comunità, riporta El Paìs. Tuttavia, Madrid ha stanziato solo 17 milioni di euro, lo 0,5%, al ministero delle Politiche sociali, che gestisce residenze per anziani o aiuti alle persone a rischio di esclusione. Il Ministero delle Finanze, che ha effettuato la distribuzione, si scusa affermando che questi gruppi hanno beneficiato quest’anno di altri sostegni straordinari, ma fonti del settore dei servizi sociali ritengono che Madrid abbia perso un’opportunità per migliorare la vita dei più deboli. La capitale ha destinato i soldi del fondo COVID-19 a una moltitudine di investimenti, dal lavoro dell’ospedale Isabel Zendal (53,4 milioni fino a novembre), ai sussidi per federazioni e impianti sportivi, che richiedono 10,2 milioni di euro. Ayuso si è lamentato con il presidente Pedro Sánchez di discriminazione nella distribuzione di altri sussidi, ma la sua è la comunità che beneficia maggiormente di questo fondo, in quanto ha ricevuto 3.347 milioni; sopra la Catalogna, 3.165 milioni; Andalusia, 2.200 milioni e Valencia, 1.486 milioni.

A.C.

Nonostante l’avvento del nuovo anno, gran parte delle notizie pubblicate sulle principali testate giornalistiche europee riguarda ancora una volta il coronavirus.

Secondo quanto riportato da Le Monde e da Les Echos, in Francia la campagna di vaccinazione contro il COVID-19 prosegue a rilento e tra numerose critiche poiché, ad una settimana dal suo inizio, solo qualche migliaio di cittadini ha ricevuto la prima dose del vaccino Pfizer-BioNTech, rispetto a quasi 1 milione nel Regno Unito. Dall’Eliseo giunge però la promessa di accelerare la distribuzione del vaccino, in quanto si temono ripercussioni sulla ripresa economica del Paese se non si raggiungerà l’immunità di gregge entro sei mesi.

La presenza di un problema nella campagna vaccinale è stata ammessa anche dal Presidente Emmanuel Macron lo scorso 31 dicembre durante il suo discorso alla nazione, in occasione del quale, oltre ad esprimere i consueti auguri per il nuovo anno, ha reso omaggio alle vittime del COVID-19, a coloro che sono ogni giorno in prima linea per l’emergenza ed ha ribadito che non bisogna abbassare la guardia poiché la crisi non è ancora finita. (France TV info)

Sempre in tema di COVID-19, dal quotidiano Le Figaro si apprende che la nuova variante individuata prima in Inghilterra e poi in Sud Africa sia giunta anche nell’Esagono. Il direttore generale dell’Assistance publique – Hôpitaux de Paris, Martin Hirsch, ha dichiarato che questo caso è stato scoperto in un laboratorio parigino, ma assicura che il paziente è stato rintracciato ed è attualmente sotto controllo.

In materia di istruzione, su Les Echos si legge che la ripresa della didattica in presenza negli atenei è prevista per il prossimo 25 gennaio, nel rispetto delle regole di distanziamento sociale e con la capienza delle aule ridotta al 50% (fino ad un massimo di 150 studenti). Ciononostante, tale provvedimento riguarderà esclusivamente le matricole, mentre tutti gli altri universitari dovranno attendere l’8 febbraio per il rientro in sede, crisi sanitaria permettendo.

Oltre agli studenti, molti baristi e ristoratori sono ancora in attesa di poter riaprire le proprie attività al pubblico, scrive Le Monde. La ripresa, inizialmente fissata dal Presidente Macron al 20 gennaio, è infatti stata rinviata a data da destinarsi, al fine di scongiurare un terzo lockdown. A causa dell’impossibilità di lavorare, tali imprenditori chiedono pertanto alle banche un’estensione delle scadenze dei loro prestiti.

Il Coronavirus non è l’unico protagonista della stampa francese. Vi è infatti una notizia, apparsa su France TV info, che più delle altre ha destato scalpore nelle ultime ore. Si tratta del libro ‘La Familia grande’ dell’avvocato Camille Kouchner, nel quale viene denunciato il fatto che negli anni ’80 suo fratello gemello sia stato vittima di un presunto incesto da parte del loro patrigno, l’ex eurodeputato Olivier Duhamel. Per fare chiarezza sulla vicenda è stata aperta un’indagine per stupro e violenza sessuale nei confronti del politologo e di coloro che, secondo l’autrice, sapevano ma non hanno mai parlato.

C.A.

In Portogallo l’epidemia torna a crescere e la mappa dei rischi a livello nazionale già lo riflette: il numero delle contee in rosso, diminuito a dicembre, è tornato a crescere, scrive il Sapo. Sono ora 37 i comuni con un livello di contagio estremamente alto, con oltre 960 casi ogni 100mila abitanti in 14 giorni, e 112 ad altissimo livello di rischio, sopra i 480 casi ogni 100mila abitanti. Ci sono quindi 149 contee al di sopra del livello di rischio che è stato utilizzato dal governo per imporre misure più rigorose come il coprifuoco obbligatorio dal pomeriggio al fine settimana, 49 in più rispetto all’ultima valutazione resa disponibile questo lunedì dal Direttore Generale della Salute (DGS) e che ancora non includeva casi diagnosticati nell’ultima settimana. Nei comuni come Lisbona e Porto, che avevano lasciato il livello di rischio elevatissimo e dove era nata l’aspettativa che potesse esserci sollievo nelle misure più restrittive in vigore da novembre nei comuni a maggior rischio, ci sono stati più di 480 casi ogni 100mila abitanti. Alla domanda se il SNS è pronto per lo scontro, Graça Freitas ha sottolineato che gli ospedali si stanno preparando e hanno mostrato fiducia nella capacità di risposta.

Con la crescita del freddo, storicamente associata a una maggiore circolazione di virus respiratori, il numero dei pazienti continua ad aumentare negli ospedali, fin dal pronto soccorso. La domanda rimane al di sotto di quanto avvenuto negli altri inverni, ma con un trend in aumento dalla fine dell’anno.

A.C.

In base a quanto riportato dal BBC NEWS sembrerebbe che Edimburgo potrebbe perdere i panda cinesi che ha accudito per quasi 10 anni nello zoo della città. Nello specifico, Yang Guang e Tian Tian potrebbero dover tornare in Cina il prossimo anno a causa delle pressioni finanziarie poiché il prezzo che gli scozzesi hanno pagato fino ad ora per l’affitto dei due panda è stato di circa di 1 milione di sterline l’anno. Lo zoo, che sperava di allevare la coppia, si sta avvicinando alla fine del suo contratto di 10 anni e viste le gravi perdite economiche causate dal Covid-19 potrebbe non essere più in grado di rinnovare l’accordo. La pandemia ha infatti causato per la Royal Zoological Society of Scotland, ossia per la società che gestisce lo zoo di Edimburgo e l‘Highland Wildlife Park la perdita di 2 milioni di sterline. Di conseguenza, David Field, amministratore delegato della società, ha dichiarato che deve essere considerato seriamente ogni potenziale risparmio, compreso il suo contratto con il panda gigante, nello specifico continua dicendo: “Anche se i nostri parchi sono di nuovo aperti, l’anno scorso abbiamo perso circa 2 milioni di sterline e sembra che le restrizioni, le distanze sociali e i limiti al numero di visitatori continueranno per un po’ di tempo, il che ridurrà anche il nostro reddito. Yang Guang e Tian Tian hanno impressionato moltissimo i nostri visitatori negli ultimi nove anni, aiutando milioni di persone a entrare in contatto con la natura e ispirandoli a interessarsi alla conservazione della fauna selvatica. Mi piacerebbe che potessero rimanere ancora qualche anno con noi e questo è certamente il mio obiettivo attuale. Il sostegno che abbiamo ricevuto dai nostri membri e dagli amanti degli animali ci ha aiutato a tenere le nostre porte aperte e ne siamo incredibilmente grati. In questa fase, è troppo presto per dire quale sarà il risultato. Discuteremo dei prossimi passi con i nostri colleghi cinesi durante i prossimi mesi”. Lo zoo ha già ottenuto un prestito governativo, licenziato personale e lanciato un appello per la raccolta fondi.

Ora, cambiando argomento, secondo The Guardian e secondo gli analisti del settore, le case automobilistiche britanniche dovranno affrontare una corsa di tre anni per procurarsi localmente o dall’UE le batterie per le auto elettriche attraverso cui potranno evitare i dazi sulle esportazioni stabiliti dell’accordo di libero scambio della Brexit. L’accordo della Vigilia di Natale ha prestabilito che dopo la fine del periodo di transizione della Brexit, il commercio di automobili e componenti previsto tra il Regno Unito e l’Unione Europea continuerà ad essere privo di tariffe, a condizione però che i materiali abbiano abbastanza contenuti delle fabbriche del Regno Unito o dell’UE. L’accordo è stato un grande sollievo per l’industria automobilistica in difficoltà. Inizialmente, le batterie potranno contenere fino al 70% di materiali provenienti da Paesi al di fuori dell’UE o del Regno Unito. Tuttavia, dal 1 ° gennaio 2024 tale requisito si ridurrà al 50%. Ciò significa che dal 2024 in poi le case automobilistiche del Regno Unito potranno evitare le tariffe dell’UE solo attraverso un approvvigionamento interno delle batterie.

“Entro la metà degli anni ‘20, il Regno Unito dovrà fare molto di più che assemblare semplicemente pezzi. Diversi processi fondamentali nella produzione di batterie dovranno svolgersi qui affinché il Regno Unito possa avere un’industria dei veicoli elettrici redditizia” conclude Ian Henry, proprietario della società di consulenza Auto Analysis.

AB

Germania – La Cancelliera Angela Merkel ha tenuto il suo ultimo discorso di Capodanno alla nazione e ha salutato il 2020, l’anno più turbolento degli ultimi 15 anni di governo, manifestando ottimismo alla luce delle prime somministrazioni del vaccino contro il coronavirus. Dopo aver ricordato gli sforzi e le rinunce cui il popolo tedesco si è sottoposto per contrastare la pandemia, ha reso pubblica la sua decisione di non ricandidarsi alle prossime elezioni autunnali, secondo quanto riportato dallo Spiegel. Il 2021 segnerà così l’addio dell’era Merkel e la formazione di un nuovo governo. Le elezioni federali si terranno a settembre e certamente graveranno sull’esito le decisioni e i compromessi che il governo ha dovuto intraprendere negli ultimi mesi sui temi di tutela della salute pubblica e libertà civili. Dopo ben 4 mandati Merkel, sono 3 i candidati favoriti che si fanno strada per diventare i futuri governatori della Germania: Röttgen, Merz e Laschet, quest’ultimo con un programma politico che più di tutti presenta svariati punti di contatto con il percorso avviato dalla Merkel, come si apprende da Deutsche Welle.

Notizie incoraggianti alla lotta contro il coronavirus si evincono dalla lettura dello Spiegel. In vista della campagna di vaccinazione, partita in tutta Europa il 27 dicembre, anche la Germania inizia a vedere la luce in fondo al tunnel. La Cancelliera Merkel ha infatti affermato che “la speranza è ora rappresentata dai volti dei vaccinati”. Tuttavia, la campagna vaccinale ha già subito un rallentamento nei primi giorni dell’anno nuovo, pur garantendo la distribuzione di 1 milione di dosi ad opera della società Biontech/Pfizer a case di riposo, personale ospedaliero e cittadini ultraottantenni.  Contemporaneamente alle prime vaccinazioni, cresce però il numero dei contagi. I dati pubblicati dal giornale Zeit il 2 gennaio riferiscono di 12.690 contagi e 336 decessi in un giorno che non permettono al governo di allentare le misure, e da quanto emerge dal Tagesspieges confermano piuttosto la necessità di prorogare il lockdown, tenuto conto anche del pericolo proveniente dalla variante inglese del Covid che si è diffusa in Germania. Proprio alla luce della minaccia della mutazione del virus, sono stati temporaneamente sospesi tutti i voli con il Regno Unito prevedendo il divieto di ingresso in Germania. Unica deroga all’ingresso nel Paese è riservata ai cittadini tedeschi, ai quali è stato comunque imposto l’obbligo di sottoporsi a test molecolare o antigenico con esito negativo, come si apprende dalla lettura dello Spiegel.

La diatriba circa l’estensione del lockdown si è poi risolta ufficialmente nel vertice del 5 gennaio tra la Cancelliera Merkel e i vari ministri e la Germania si prepara al rinvio delle aperture dopo il 31 gennaio.

Secondo Zeit se da una parte il coronavirus continuerà a occupare la scena del 2021, d’altro canto verrà dato rilievo anche alle politiche di salvaguardia del pianeta, considerate prioritarie fin dalla prima settimana dell’anno nuovo, con nuove misure che mirano a rendere meno appetibile il consumo dei combustibili fossili e ad incentivare il passaggio ad alternative ecosostenibili. Il carburante costerà 7 centesimi in più a litro fino ad arrivare a 15 centesimi entro il 2025, e al fine di contenere sotto la soglia consentita i livelli di inquinamento, sarà prevista una maggiorazione sui costi delle emissioni di anidride carbonica nei settori dell’edilizia e dei trasporti.

A.P.

In Russia i cittadini hanno atteso l’arrivo del nuovo anno ascoltando il discorso di Capodanno del Presidente Vladimir Putin, riportato sul sito del Cremlino, nel quale auspica buona salute, fiducia, speranza e amore per tutti dopo quest’ultimo anno molto difficile.

Ritornando purtroppo al tema della pandemia, il 1° gennaio del 2021 sono stati registrati ben 27.039 casi nel Paese, secondo quanto riporta Mskagency.ru, portando il numero totale di casi a più di 3 milioni ma, nonostante ciò, le vaccinazioni continuano. A San Pietroburgo sono state vaccinate quasi 6 mila persone, informa Vesti.ru: al momento vengono vaccinati operatori sanitari e sociali, insegnanti, forze dell’ordine e rappresentanti di altri gruppi della popolazione che hanno molti contatti con le persone e da pochi giorni anche i residenti con età superiore a 60 anni hanno l’opportunità di vaccinarsi. Il 4 gennaio le autorità della città hanno revocato il divieto di lavoro di bar e ristoranti, i quali sono stati chiusi dal 30 dicembre al 3 gennaio, e hanno anticipato la riapertura dei teatri al 7 gennaio, secondo quanto riporta Pravda.ru. A Mosca circa 100 mila persone si sono iscritte per la vaccinazione contro il coronavirus e 50 mila sono già state vaccinate, ne dà notizia Russian.rt. Secondo Iz.ru, il 5 gennaio più di 1 milione di persone ha ricevuto il vaccino Sputnik V: questo perché ogni giorno 100 mila dosi del vaccino entrano nella circolazione civile. Il Ministro della Salute russo Muraško ha annunciato che più di 1,5 milioni di dosi di vaccino sono già state consegnate nelle regioni e che dal 1° gennaio 2021 è possibile ottenere, sul portale dei servizi statali, un certificato di vaccinazione completata. Ciò è stato richiesto dal presidente Putin insieme alla richiesta di un riconoscimento internazionale di questi documenti che consentirà ai russi vaccinati di viaggiare all’estero e rientrare in Russia. Secondo le previsioni del sindaco di Mosca riportate in un articolo di Gazeta.ru, dopo le vacanze i cittadini inizieranno a vaccinarsi ancora più attivamente, aiutando così a sconfiggere più velocemente la pandemia.

Per quanto riguarda la cooperazione internazionale per la lotta alla pandemia, il 5 gennaio il presidente Putin e la cancelliera tedesca Merkel hanno discusso le prospettive per la produzione congiunta di un vaccino contro il coronavirus, secondo quanto riportato sul sito web del Cremlino. A fine dicembre in Argentina è stata lanciata una campagna per la vaccinazione di massa della popolazione, infatti il primo lotto di 300 mila dosi di Sputnik V è già arrivano nella repubblica argentina, riporta Regnum.ru. Su 32.013 pazienti che hanno ricevuto il vaccino 317 hanno avuto febbre e mal di testa: si tratta dell’1% dei vaccinati. Altri paesi non sono però così cooperativi: Kiev non registrerà il vaccino russo, ha comunicato il viceministro della sanità e capo medico sanitario del Paese Viktor Lyashko, che ha rifiutato la possibilità di registrazione statale del vaccino russo contro il Covid-19 spiegando che l’Ucraina utilizzerà solo quei vaccini che hanno superato con successo la terza fase degli studi clinici. Secondo Vesti.ru, il capo del Ministero degli Esteri ucraino Dmitry Kuleba avrebbe definito Sputnik V un’arma ibrida della Russia contro l’Ucraina. La popolazione è di tutt’altro avviso: secondo quanto riportato da Iz.ru, il 31 dicembre gli ucraini hanno pubblicato una petizione sul sito web del presidente Zelensky chiedendo di fornire loro il vaccino russo e chiedendo la vaccinazione gratuita, poiché anche scienziati e specialisti ucraini hanno partecipato alla creazione del coronavirus.

Per quanto riguarda le questioni esterne al Paese, il presidente del parlamento estone Põlluaas ha annunciato rivendicazioni territoriali contro la Russia, affermando che il Trattato di pace di Tartu del 1920, in cui è stato concordato il confine tra Estonia e Russia, è ancora in vigore ai sensi del diritto internazionale, scrive Ria.ru. Secondo questo accordo, la Russia sovietica divenne il primo stato al mondo a riconoscere l’indipendenza dell’Estonia e venne tracciata una linea di confine tra i due Paesi. L’anno scorso il presidente estone fece dichiarazioni simili invitando Mosca a restituire i territori annessi quando l’Estonia divenne parte dell’URSS nel 1940 e pertanto i territori vennero ceduti alla Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa. Come riportato da Regnum.ru, la rappresentante ufficiale del Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa Zacharova ha spiegato che quando l’Estonia è entrata a far parte dell’Unione Sovietica ha cessato di essere uno stato e di essere oggetto di diritto internazionale, quindi il trattato non è più valido.

Spostando l’attenzione sulle questioni interne del Paese, uno dei principali interrogativi della campagna elettorale del 2021 in Russia è se Russia Unita (il partito di Putin) riuscirà a mantenere la maggioranza costituzionale alla Duma di Stato. Come riporta Pravda.ru, durante una giornata di votazioni nel 2020 il partito al governo ha perso un certo numero di seggi in diversi parlamenti regionali e cittadini. Secondo un analista politico, non c’è motivo di preoccuparsi: Russia Unita sta seguendo la strada del rinnovamento sia del personale sia della leadership e, soprattutto durante la pandemia, il partito si è mostrato disponibile all’interazione continua con la popolazione e la burocrazia caratteristica di questo partito ha aiutato nell’organizzazione dell’assistenza alla popolazione.

Infine, il 5 gennaio il presidente Putin ha tenuto il primo incontro del 2021 in videoconferenza, un incontro sui temi sociali riportato sul sito del Cremlino. Durante l’incontro il presidente ha annunciato la creazione di un fondo per aiutare i bambini con malattie rare, che riceverà circa 60 miliardi di rubli. La fondazione si chiamerà il Circolo della gentilezza, informa Russian.rt.

S.P.

AFRICA

In questo periodo di insicurezza ed instabilità dall’Algeria arriva un segnale piuttosto positivo: la firma dei nuovi emendamenti costituzionali avvenuta il primo gennaio del nuovo anno. Come approfonditamente illustrato all’interno dell’articolo di Al-bayan, dal 1962, anno di entrata in vigore della prima Costituzione, sono state apportate diverse modifiche alla carta fino ad arrivare a queste ultime approvate attraverso un referendum avvenuto il primo ottobre 2020. Al voto ha partecipato soltanto il 23,84% degli aventi diritto, di cui il 66,8% si è espresso a favore degli emendamenti. Questa scarsa affluenza potrebbe essere dovuta al periodo d’emergenza che sta vivendo il popolo algerino a causa del Covid-19, ma anche al fatto che il movimento popolare Ḥirak si è schierato contro l’iniziativa del governo di Abdelmaǧid Tebboune invitando i cittadini a votare per il no. Il nuovo emendamento è volto a ribadire e incrementare i diritti e le libertà fondamentali e, inoltre, modifica la legge che regola il mandato presidenziale, ovvero lo stesso candidato alla presidenza non potrà essere eletto per più di due volte. L’Algeria Press Service ha trasmesso le dichiarazioni del presidente al riguardo, il quale ha affermato, con determinazione e risolutezza, che questo passo costituisce una pietra miliare per la costruzione di una nuova Algeria. Il quotidiano Al-ḥurra specifica che in questo periodo si è verificato un forte miglioramento non solo per il Paese ma anche per il presidente stesso, il quale il 29 dicembre ha fatto ritorno da un lungo soggiorno di 2 mesi in Germania in cui ha ricevuto le cure per il coronavirus. Alla luce di ciò Tebboune si augura di poter iniziare la campagna di vaccinazioni, una volta acquistati i vaccini, per i quali è attualmente in corso una trattativa con la Russia.

S.B.

In Somalia, il 2 gennaio, è stato commesso un attentato all’interno di un cantiere a pochi chilometri a sud dalla capitale, Mogadiscio, perpetrato da un membro del movimento terroristico Al-Shabab. L’uomo si è suicidato causando un’esplosione e provocando 5 vittime e 14 feriti, le cui condizioni sembrano attualmente stabili. Secondo quanto riportato dal giornale Qanat Al-Alam, presso il cantiere stavano lavorando ingegneri e operai, di cui alcuni di nazionalità turca, alle prese con la costruzione di una strada di collegamento finanziata da un’impresa turca. Un agente di polizia ha dichiarato che l’attentato è stato commesso da Al-Shabab ed era volto a colpire i cittadini turchi in Somalia. Al-Jazeera sostiene che l’uomo responsabile dell’attacco indossasse una cinta con degli esplosivi e si trovasse in mezzo a poliziotti, operai e ingegneri. Sembra che l’attentato sia stato perpetrato poche ore dopo la diffusione della notizia di un raid aereo nel sud del Paese nei confronti della stazione radio Al-Andalus, affiliata al movimento terroristico. Tuttavia, non sono stati rinvenuti morti o feriti ed è possibile che il raid sia provenuto da basi americane con lo scopo di aiutare il governo somalo ad arrestare il terrorismo all’interno del Paese.

S.B.

MEDIO ORIENTE

In Iraq, in occasione del primo anniversario dell’assassinio del comandante del Forze Quds della Guardia rivoluzionaria iraniana, Qassem Soleimani, e del vice capo delle Forze di Mobilitazione popolare, Abu Mahdi Al-Muhandis, domenica sono state rinnovate le richieste di rendere esecutiva la decisione del parlamento iracheno riguardo la rimozione delle forze statutitensi dal Paese, oltre a chiedere un processo internazionale per quanti sono coinvolti nell’omicidio avvenuto per opera di un attacco aereo americano nei pressi dell’aeroporto di Baghdad. Come riporta al-Quds al-Arabi, i preparativi per commemorare l’uccisione sono iniziati all’alba di domenica, dopo che decine di sostenitori delle FMP si sono radunati sul luogo dell’incidente all’interno dell’aeroporto internazionale. In piazza Tahrir, fulcro del movimento di protesta in Iraq, i sostenitori hanno collocato le immagini di Soleimani, di al-Muhandis e dei loro collaboratori uccisi nel raid americano, oltre alla bandiera irachena, sull’edificio di un ristorante affacciato sulla Green Zone, che per l’occasione è stata blindata. Il presidente delle FMP e leader della coalizione Al-Binaa, Faleh Al-Fayyad, ha sottolineato nel suo discorso di commemorazione che la rimozione delle forze americane dall’Iraq è atto imprescindibile. Riguardo all’intensificarsi del settarismo, responsabile, negli ultimi decenni, delle continue interruzioni del Paese lungo il suo cammino di ricostruzione nazionale, al-Fayyad ha affermato come l’unità del Paese sia il segreto della sua forza, unico punto di riferimento per chi si riconosce nella bandiera irachena. Il capo dell’Organizzazione Badr, Hadi Al-Amiri, ha sottolineato l’importanza di ripristinare il ruolo storico dell’Iraq nella regione, in quanto la stabilità dell’Iraq significa stabilità della regione, e che questo processo non può avvenire finché forze straniere stanzieranno in Iraq. Anche la coalizione Dawla al-Qanun guidata dall’ex primo ministro Nuri al-Maliki si è unita agli appelli per l’allontanamento delle forze statunitensi dall’Iraq. Il corteo di commemorazione si è svolto in un clima di trepida attesa alla luce della possibilità che fazioni armate prendessero di mira l’ambasciata americana o gli interessi americani in Iraq, soprattutto nella Green Zone, il che avrebbe innescato una scintilla per l’esplosione di una nuova crisi di cui il Paese già soffre abbastanza. Tuttavia, in un loro comunicato, le Brigate Hezbollah irachene, sebbene abbiano voluto rispettare il momento di lutto, non hanno escluso eventuali rappresaglie mediante attacchi all’ambasciata americana a Baghdad. Dal canto suo, il leader del movimento sadrista, Muqtada al-Sadr, ha invece sottolineato la necessità di impedire l’utilizzo di armi al di fuori della competenza statale, distogliendo i propri sostenitori dal prendere di mira qualsiasi missione diplomatica, in quanto metterebbe a repentaglio la sicurezza del Paese a vantaggio delle forze straniere.

L.D.

Una fonte americana ha rivelato ad Al-Quds Al-Arabi che l’amnistia che  Donald Trump è intenzionato a concedere prima di lasciare la Casa Bianca potrebbe includere anche Mohammed bin Salman, principe ereditario dell’Arabia Saudita, attualmente citato in giudizio in 3 casi in un tribunale federale, compreso il caso Jamal Khashoggi. Secondo il rapporto visionato dal giornale, il Dipartimento di Stato Usa sta valutando la richiesta del principe ereditario saudita di ottenere l’immunità per una causa nello Stato di New York, relativa al tentativo di assassinio di Saad al-Jabri, ex funzionario dell’intelligence e della sicurezza saudita. Il principe ereditario rivendicherebbe, in quanto capo di stato de facto dell’Arabia Saudita, il diritto all’immunità assoluta, indipendentemente dalle accuse che gli sono rivolte. La magistratura statunitense ritiene invece che in quanto egli rivesta ufficialmente la carica di principe ereditario, la quale può essere ritirata in qualsiasi momento, MbS non può vedersi riconoscere l’immunità. Gli osservatori si sono interrogati sull’istanza presentata dal principe ereditario saudita e in particolare sul fatto che si consideri l’attuale sovrano dell’Arabia Saudita, un segno che disvela la verità sui suoi piani di rovesciare quanto prima suo padre e salire al trono. Esperti americani hanno rivelato che dopo l’omicidio di Khashoggi, il presidente uscente Donald Trump si è rifiutato di condannare Mohammed bin Salman, mettendo invece in dubbio il suo ruolo nel crimine, nonostante la valutazione della CIA secondo cui Mohammed bin Salman avesse emesso l’ordine di assassinare Khashoggi. Trump ha anche sfidato il Congresso, ponendo il veto a due progetti di legge volti a punire Mohammed bin Salman vietando la vendita di armi a Riyadh. Un certo numero di alti funzionari negli Stati Uniti ha lanciato l’allarme e ha sottolineato che se il Dipartimento di Stato decidesse di espandere la sua interpretazione dell’immunità sulla base dello status di principe reale per includere uccisioni extragiudiziali, si pone il rischio che acconsenta richieste di immunità da parte di criminali di alto rango in tutto il mondo.

L.D.

La fondazione al-Qard al-Hassan, braccio finanziario ed economico di Hezbollah in Libano, è stata recentemente esposta a una violazione dei conti correnti nelle sue filiali. L’attacco all’istituzione arriva nel bel mezzo di una guerra informatica tra Iran e Israele, anche se gli osservatori ritengono che dietro questa penetrazione potrebbe non esserci necessariamente la mano del Mossad, dal momento che i danni causati sono di lieve entità. Secondo le notizie in circolazione, gli hacker avrebbero fatto trapelare nomi di mutuatari e depositanti nelle filiali della società, oltre ai dettagli relativi al valore dei prestiti, al tasso di rimborso e alle informazioni sul bilancio dell’istituzione. Una fonte anonima ha invece riferito ad al-Arab che la violazione è stata limitata, con alcun rischio per i depositanti e mutuatari, dal momento l’infiltrazione è avvenuta su una rete esterna, mentre i conti si trovano su reti interne chiuse a cui impossibile accedere. Inaugurata negli anni ‘80 come associazione di beneficenza, al-Qard al-Hassan è una delle istituzioni finanziarie più importanti di Hezbollah, non soggetta alla legge finanziaria e creditizia del Libano e non ha rapporti con la Banca Centrale libanese. L’istituzione figura dal 2016 nell’elenco delle sanzioni statunitensi, ma è ancora operativa. Gli osservatori riferiscono che si sia trasformata negli ultimi anni in qualcosa di simile a una banca centrale parallela, diventando il primo centro finanziario per l’incubatore sciita.

L.D.

AMERICA

Nella giornata di venerdì tre giudici della Corte d’appello di Washington DC, negli Stati Uniti, ha respinto il rinvio fissato da giudice di un tribunale minore per l’esecuzione di Lisa Montgomery, l’unica donna nel braccio della morte di una prigione federale, dando luogo a procedere con la sentenza in questo stesso mese. L’esecuzione della Montgomery era stata programmata per l’8 dicembre, salvo il rinvio deciso da un giudice dopo che gli avvocati della donna avevano contratto il Covid-19. Il 23 novembre, Michael Carvajal, direttore del Federal Bureau of Prisons, l’agenzia che gestisce le carceri e le esecuzioni federali, aveva ripristinato l’esecuzione della Montgomery per il 12 gennaio. Il provvedimento emesso venerdì ha stabilito che Carvajal avrebbe agito in conformità al regolamento in vigore: dal momento che la data prevista in principio era stata revocata, bisognava indicarne daccapo una. Stando a quanto riferisce la CNN, l’avvocatessa di Montgomery, Meaghan VerGow, ha dichiarato di non essere d’accordo con i giudici, pertanto presenterà una petizione affinché riconsiderino la decisione. I giudici hanno concesso a VerGow fino a sabato per depositare l’istanza. L’avvocatessa ha inoltre chiesto al presidente Donald Trump di commutare la condanna di Montgomery in ergastolo senza possibilità di libertà condizionale. La donna è stata condannata alla pena capitale nel 2007 per un delitto atroce compiuto nel 2004, nel Missouri: strangolò una ragazza di 24 anni incinta di otto mesi ed estrasse il feto dal suo corpo, per farlo poi passare come suo alla sua famiglia. La Montgomery diventerebbe la prima detenuta in un carcere federale ad essere giustiziata in quasi 70 anni. L’ultima donna giustiziata dal governo è stata Bonnie Brown Heady nel 1953, secondo i registri del Federal Bureau of Prisons, per rapimento e omicidio. Nello stesso anno gli Stati Uniti giustiziarono anche Ethel Rosenberg accusata di spionaggio. L’esecuzione avrà luogo all’indomani dell’insediamento del presidente eletto Joe Biden, il quale si è impegnato per abolire la pena di morte federale.

L.D.

In Brasile, il presidente Jair Bolsonaro ha assicurato martedì che il Paese “è in fallimento” e che “non può fare nulla”, riporta il Jornal Nacional. Il presidente ha rilasciato le dichiarazioni dialogando con i suoi sostenitori fuori dal Palazzo Alvorada, sua residenza ufficiale, e sono state trasmesse da un sito bolsonarista. Ha anche assicurato che il Covid-19, che ha definito uno dei principali fattori dell’attuale situazione economica del Paese sudamericano, è stato “promosso dai media”, che ha accusato in numerose occasioni di contribuire a generare un’atmosfera di panico per quanto riguarda la gravità della pandemia. “Volevo cambiare il regime dell’imposta sul reddito. C’è questo virus, alimentato dai media, media che non hanno carattere. Fanno un lavoro incessante affinché rispondiamo ai loro interessi”, ha espresso. Secondo i media locali Folha, il presidente ha promesso in un discorso di cambiare il regime della suddetta tassa, ma la sua amministrazione non ha mai portato avanti l’iniziativa. La riluttanza a continuare con le spese fiscali arriva in un momento in cui gran parte del mondo sta affrontando un’ondata virulenta di infezioni, in gran parte a causa della comparsa di un nuovo ceppo più contagioso identificato per la prima volta in Gran Bretagna. Lo Stato di San Paolo, infatti, ha confermato lunedì i primi due casi di questa natura nel Paese. Inoltre, il Paese non ha ancora iniziato a vaccinare la sua popolazione contro la malattia e il governo non ha annunciato la data in cui inizierà ad attuare il piano.

A.C.

Lo scorso martedì, in Venezuela, il chavismo ha preso il controllo del potere statale dopo le elezioni del 6 dicembre in cui ha prevalso, quasi senza concorrenza, scrive il BBC News.

Il Legislativo è stato l’unico potere in mano all’opposizione che però considera fraudolente le elezioni del mese scorso e quindi dà continuità al mandato quinquennale che scade martedì.

Questo, secondo gli analisti, rappresenta un consolidamento del potere della cosiddetta rivoluzione bolivariana nel Paese sudamericano e sfida la strategia guidata da Juan Guaidó per sconfiggere il governo di Nicolás Maduro. Guaidó è stato proclamato presidente ad interim del Paese nel gennaio 2019 in virtù del suo ruolo di leader del parlamento e ha ricevuto il sostegno di oltre 50 Paesi nel mondo. Inoltre, sebbene la scadenza del suo mandato e il fatto che non abbia raggiunto i suoi obiettivi gli abbiano tolto forza e influenza, la sua leadership non è finita, così affermano gli analisti. Guaidó assicura che l’Assemblea nazionale che presiede “non si fermerà fino a quando non vedremo libere elezioni in Venezuela”.

In questa nuova fase, tuttavia, Guaidó non avrà il sostegno di tutti i deputati dell’opposizione che facevano parte dell’Assemblea nazionale del 2015 poiché almeno due dozzine di loro hanno ritirato il loro sostegno.

A.C.

Lo scorso lunedì, in Cile,  è stato introdotto un programma speciale in merito alle ferie che consiste nella richiesta di permessi speciali per andare in vacanza, scrive Infobae. Tuttavia, a poche ore dall’inizio del processo, le autorità sanitarie valutano di modificare drasticamente la libertà di movimento a causa dell’elevata mobilità accompagnata da un forte aumento dei contagi nelle ultime ore. Solo nella regione di Antofagasta, situata a 1.330 chilometri a nord della capitale, negli ultimi 7 giorni è stato segnalato un aumento del 53% dei contagi, che lascia la città tra i tre comuni con i casi più attivi nel Paese. Inoltre, l’occupazione dei letti critici dell’Ospedale Regionale ha raggiunto il 100% questo lunedì e il 95% in città. La regione di Antofagasta è la stessa che ospita i principali centri turistici del Cile.

Sebbene il responsabile delle ispezioni sanitarie avverta che il permesso stesso non sarà revocato, ha affermato che è molto probabile che il provvedimento subirà modifiche per renderlo più restrittivo. “Così come le libertà sono date se la situazione sanitaria lo consente, se la situazione sanitaria peggiora, si torna indietro perché la decisione necessaria sarà presa per proteggere la salute e la vita delle persone ” ha assicurato.

Nelle ultime ore, inoltre, il segretario regionale della Salute di Biobío, nel sud del Cile, ha avviato un riepilogo sanitario nei confronti di un campeggio nel comune di Lota, che ospitava sabato pomeriggio circa 700 persone essendo, a sua volta, chiuso. Secondo le informazioni fornite dal comune, al campeggio Hidroeléctrica Chivilingo c’erano 470 adulti nei registri, tuttavia all’interno c’erano più di 700 persone assembrate che non rispettavano le misure sanitarie.

Secondo il bilancio, a partire da questo martedì alle 9 del mattino, più di 45mila permessi di ferie sono stati consegnati attraverso la Stazione di Polizia Virtuale. “Ci auguriamo che questo permesso venga adottato e applicato nel modo in cui è stato stabilito”, ha aggiunto.

A.C.

In Bolivia, almeno 4 decessi, diverse persone ferite e altre 6 sono disperse a seguito di una violenta tempesta di grandine che lo scorso lunedì ha colpito la città di Sucre, capitale costituzionale della Bolivia, dove si sono registrati anche danni materiali, riporta il DW. La pioggia è durata circa un’ora e mezza ed ha trasformato diverse strade in veri e propri fiumi. L’acqua arrivava fino a 1,5 metri di altezza e trascinava tutto ciò che trovava sul suo percorso. Due dei deceduti erano mercanti che si trovavano sull’autostrada quando ha iniziato a piovere e sono stati trascinati dall’acqua, mentre un terzo è un uomo che ha perso l’equilibrio a causa della forza del flusso ed è deceduto “a causa dell’immersione e dell’ipotermia”. I feriti sono stati assistiti dalla Polizia e dai Vigili del fuoco, la maggior parte con ipotermia, ma senza ferite gravi. Diverse motociclette e bancarelle sono state spazzate via dall’acqua e anche alcune auto hanno colpito le case. I funzionari comunali hanno continuato a lavorare di notte per rimuovere la grandine, i detriti e l’immondizia lasciati dalla tempesta al suo passaggio in città, oltre a partecipare ad altre emergenze derivate dall’evento, che ha interessato soprattutto la zona del Mercado Campesino. Il direttore del dipartimento del Servizio Nazionale di Meteorologia e Idrologia (Senamhi), Franz Delgadillo, ha riferito al quotidiano Correo de Sur che un acquazzone simile non si era verificato dal 1997 in città.

A.C.

ASIA

La Cina è un Paese molto ottimista, almeno così sembrerebbe in base a quanto riportato dal Chinadaily il 3 gennaio. Durante quest’anno infatti, il Paese spera di poter vivere una ripresa economica e raggiungere uno sviluppo più stabile, d’altronde nella terra cinese sono presenti importanti opportunità strategiche di crescita. Per promuovere un nuovo sistema di sviluppo la Cina lavorerà principalmente sul miglioramento delle aree che coinvolgono l’innovazione sci-tech, catene industriali, catene di approvvigionamento e sicurezza del grano. Nel 2021 il Paese s’impegnerà per migliorare la gestione della domanda sfruttando il potenziale di nuovi modelli di consumo per espandere ulteriormente la domanda interna. Inoltre, aumenterà gli investimenti e implementerà ulteriori strategie di sviluppo le quali includono lo sviluppo regionale coordinato e l’urbanizzazione incentrata sulle persone. Per il Paese asiatico è dunque importante promuovere lo sviluppo verde e garantire il benessere delle persone nonostante le sfide imminenti, quali per esempio la diffusione globale del virus e le incertezze legate all’ambiente esterno. Per garantire che l’economia cinese funzioni il Paese continuerà ad attuare politiche fiscali proattive e politiche monetarie molto prudenti, le quali inizieranno ad essere applicate nell’ano corrente. Nel terzo trimestre del 2020 il PIL cinese è cresciuto del 4,9% su base annua dopo una crescita del 3,2% avvenuta nel secondo trimestre e un calo del 6,8% avvenuto nel primo trimestre.

Cambiando argomento, in base a quanto emerso dall’articolo dello stesso giornale Chinadaily sembrerebbe invece che Pechino, grazie all’immunizzazione di massa che ha avviato venerdì scorso, è riuscito a vaccinare 73.537 cittadini e fino ad ora non si sono verificate reazioni avverse gravi. A partire da venerdì, 220 centri dedicati ai servizi medici della città sono diventati punti di vaccinazione, tuttavia questi non accettano prenotazioni individuali. I primi vaccini saranno somministrati a coloro che si occupano di prodotti importati o che lavorano nei porti di ingresso o nei settori del trasporto nazionale e internazionale. Saranno vaccinate anche le persone che dovranno andare all’estero per lavoro o per motivi personali, operatori sanitari e dipendenti del dipartimento governativo. Nonostante il vaccino dia una maggiore protezione, il viceresponsabile del Centro della prevenzione delle malattie di Pechino Pang Xinghuo ha comunque ribadito che coloro che hanno ricevuto il vaccino devono seguire le misure di controllo e prevenzione Covid-19, quali distanza sociale di un metro e uso della mascherina.

AB

OCEANIA

In base a quanto riportato dal giornale THE AGE l’Australia occidentale si sta ponendo una nuova domanda, ovvero se dovrebbe ridurre il controllo delle prescrizioni medicinali di Cannabis. A tal proposito, è stato accolto l’appello per la riduzione della burocrazia sulla prescrizione di cannabis medicinale che contiene THC. Il fine è quello di portare la WA (Western Australia) in linea con gli Stati orientali. Alla fine dell’anno scorso, il ministro della Salute Roger Cook ha annunciato che la cannabis medicinale sarebbe stata prescritta anche dai medici di base e non solo dagli specialisti, a meno che non si fosse trattato di bambini o persone a rischio di dipendenza. Secondo i medici curanti, l’olio di cannabis CBD, il quale non contiene THC (ossia il componente psicoattivo che crea l’alterazione), non ha bisogno dell’approvazione dello Stato mentre tutte le altre cannabis medicinali, le quali possono contenere vari livelli di THC, sì. Pertanto, ogni prescrizione deve ottenere l’approvazione della Therapeutic Goods Administration. Nell’ultimo anno la TGA ha approvato più di 80.000 domande. La clinica di Subiaco del farmacista David Cooper stava assistendo a pazienti che soffrivano di ansia cronica, insonnia e dolore i quali per cercare cannabis medicinale che contenesse THC si recavano al mercato nero o negli Stati orientali. Cooper crede infatti che ci sia un enorme mercato nero il quale prevede la vendita di olio di cannabis prontamente disponibile e acquistabile in poche ore. Per ridurre il ricorso a questi mercati, il signor Cooper ha richiesto l’autorizzazione per la composizione di oli unici di cannabis creati con ingredienti grezzi che vanno da zero a 30 milligrammi di THC, che è il massimo livello consentito. Il dottor Cooper è diventato il primo in Australia a supportare i trattamenti con cannabis terapeutica, tuttavia la sua offerta di mescolare ingredienti grezzi è stata respinta in quanto sarebbe stata creata una sostanza proibita. Il farmacista ha replicato dicendo che la WA non era al passo con il resto dell’Australia dato che neanche il Queensland aveva le stesse barriere perché prescriveva facilmente oli a base di THC a un volume quasi 10 volte superiore a quello dell’Australia. “La politica dell’Australia occidentale è troppo pesante, la trattano come un oppiaceo e semplicemente non lo è”, ha detto Cooper in diretta. Il presidente dell’Australian Medical Association Andrew Miller ha respinto la provocazione del signor Cooper dicendo: “Il THC non è stato dimostrato in nessuno studio clinico come un farmaco particolarmente utile. La cannabis su prescrizione non sostituisce il mercato nero e non è mai stata concepito per esserlo”.

A.B.

Rassegna stampa a cura di:
Alessandra Semeraro (responsabile inglese, cinese, portoghese, arabo)
Alissa Bianconi & Livio D’Alessio (lingua inglese)
Alissa Bianconi (lingua cinese)
Angelica Chimienti (lingua portoghese)
Livio D’Alessio & Sabrina Blasi (lingua araba)
Veronica Battista (responsabile spagnolo, tedesco, francese, russo)
Angelica Chimienti (lingua spagnola)
Chiara Andreucci (lingua francese)
Antonella Petrone (lingua tedesca)
Simona Piergiacomo (lingua russa)
Claudia Lorenti (coordinatrice del progetto)

#ATUTTOMONDO

Pubblicato il

La rassegna stampa internazionale dell’UNINT

Continuano i tortuosi negoziati riguardo il livello di accesso alle acque britanniche per i pescherecci UE. Nel frattempo, oltreoceano negli States, da un sondaggio pubblico emerge che più di un quarto dei cittadini americani non si vaccinerebbe contro il Covid-19. Grande orgoglio, invece, per il Madagascar: la ricercatrice Zara Randriamanakoto firma la sua nuova invenzione, il radiotelescopio più grande al mondo.

EUROPA

Dalla Spagna, in base a quanto riportato da El Pais, arriva il 15 dicembre la conferma della crescita dei contagi da coronavirus che tocca quota 200 ogni 100.000 abitanti. Le Baleari e le Canarie risultano fortemente colpite dall’aumento dei casi e annunciano, già da lunedì, un aumento delle restrizioni. Secondo lo studio dell’Instituto de Salud Carlos III, si legge su El Pais, almeno 1 spagnolo su 10 avrebbe contratto il virus durante questa seconda ondata, infatti lo studio di siero prevalenza riportato su Rtve conferma che circa il 10% della popolazione spagnola sarebbe stato contagiato. Intere province come Madrid, Cuenca e Soria mostrano una prevalenza di positivi di più del 18%. Intanto, Casado, leader del PP, mette in dubbio l’effettiva realizzazione del piano di vaccinazione del Governo spagnolo e accusa il presidente Sanchez di non affrontare con sincerità la pandemia. Al Congreso de Diputados, scrive El Pais, Casado avrebbe chiesto al presidente di “metterci la faccia” come la cancelliera tedesca Angela Merkel e di mostrare onestà al popolo spagnolo. Con l’arrivo del Natale aumentano le preoccupazioni per la possibile terza ondata e il presidente Sanchez dichiara, secondo quanto si legge su El Pais e El Mundo, che aumenterà le restrizioni nel Paese in vista delle festività. Il coronavirus, però, non soltanto ha avuto conseguenze economiche, bensì, sottolinea EL Pais, ha segnato profondamente e in maniera estremamente negativa un’intera generazione di giovani, già penalizzati dalla crisi precedente. Le conseguenze più immediate sono state una diffusa perdita di impiego e una precarietà, tanto economica, quanto psicologica. El Pais, sul fronte politico riporta l’intento del PSOE e Unidas Podemos di sottoporre al Congreso, durante l’ultimo mese dell’anno, una serie di disegni di legge in campo sociale per riuscire a confermare la maggioranza rispetto al Partido Popular. Le leggi riguardano tematiche delicate quali l’eutanasia, l’educazione, la protezione dell’infanzia e i cambiamenti climatici, oltre al rinforzamento del Poder Judicial.

A.C.

Il protagonista della une di LeMonde continua a essere il Covid-19. In Francia la seconda ondata sta mettendo a dura prova gli ospedali e il personale sanitario, in particolare l’ospedale Bichat, situato nel XVIII arrondissement di Parigi, è in grave difficoltà.

Sono le 11 del mattino e la stanza di Colette è illuminata da una luce invernale sottile e dall’abbraccio del Sacré-coeur che si affaccia alla finestra. Colette vorrebbe fare la sua solita passeggiata in cortile insieme a Julie Pacharro, fisioterapista del reparto di geriatria ma, purtroppo, la mattina del 13 dicembre 2020 non riesce a far altro che sussurrare agli operatori sanitari «Dodo, dodo» (“voglio fare la nanna”). Come Colette, molti pazienti anziani, positivi al Covid, fanno fatica a rimettersi anche in assenza di problemi respiratori: “Sono completamentescarichi nel loro letto, è impressionante”, afferma Agathe Raynaud-Simon, responsabile del reparto.

Spostando l’attenzione verso un’altra grande battaglia, la Francia continua a combattere in prima linea il cambiamento climatico. Nonostante, infatti, siano passati cinque anni dalla COP21, i progressi raggiunti sembrano insufficienti e lo scenario futuristico presentato nella riunione virtuale, tenutasi il 12 dicembre scorso e citata da LeFigaro, appare catastrofico. Malgrado le previsioni distopiche, il Regno Unito, l’UE, la Cina e il Pakistan riaffermano l’impegno e la volontà di intensificare i loro sforzi al fine di garantire lo sviluppo sostenibile.

Nondimeno, il quotidiano francese ci tiene a sottolineare che bisogna fare i conti anche con la crisi economica.

Al grido «si je paye, je coule» (“se pago, fallisco”), Frédéric Bedin, Jean-Bernard Falco e Nicolas Bergerault chiedono aiuto e sostegno al governo per rilanciare le proprie attività. Questa richiesta è stata portata avanti dai tre imprenditori che hanno evidenziato l’ottimo andamento dello scorso anno, gli affari infatti andavano a gonfie vele prima della pandemia raggiungendo persino un fatturato di 300 milioni di euro.

A.B.

Dopo mesi di tortuosi negoziati e a sole tre settimane dal termine del periodo di transizione, restano due questioni a dominare i colloqui tra UE e Regno Unito. Si tratta del futuro livello di accesso alle acque britanniche concesso ai pescherecci dell’UE e, più significativamente, la clausola anti-diluizione per garantire che gli standard normativi non divergano a tal punto da lasciare nel lungo periodo le imprese britanniche o europee a un significativo svantaggio competitivo sul mercato.  Mentre a Bruxelles la questione sull’accesso alla pesca non è vista come un rompicapo, a Londra il sentimento non è contraccambiato. In entrambi i casi, la sensibilità politica al problema, con industrie della pesca da soddisfare per entrambe le parti, rende difficile approdare a un accordo. Londra propone di discutere ogni anno con Bruxelles le quote riservate ai pescherecci degli Stati UE entro 200 miglia marine di zona economica esclusiva. Ciò significa che le quote sarebbero fissate in base alla percentuale di pesce all’interno della zona economica esclusiva di ciascuna parte. Si sostiene che questo sistema sarebbe più equo e più scientifico. È già utilizzato dall’UE nei colloqui annuali per la fissazione delle quote con la Norvegia. Il Regno Unito possiede stock prioritari su cui prevede un aumento delle catture e vuole che l’area da sei a 12 miglia intorno alle sue coste sia utilizzata esclusivamente dai pescherecci britannici. L’UE cerca di resistere in quanto questo tipo di negoziato non offrirebbe sicurezza agli Stati costieri. Vorrebbe inoltre mantenere i guadagni di Londra intorno al 15-18% del pesce catturato da barche comunitarie in acque britanniche, rispetto al 60% richiesto dal Regno Unito. Le divergenze riguardano gli standard ambientali, lavorativi e sociali, che vanno dagli obiettivi di riduzione delle emissioni alle normative in materia di salute e sicurezza oltre agli standard alimentari, che potrebbero lasciare le aziende di una delle parti con una base di costo inferiore nel momento in cui si immetteranno sul mercato europeo. Questo, mentre l’UE sta cercando un meccanismo per garantire che le imprese europee non siano svantaggiate dal punto di vista economico qualora la Gran Bretagna non si faccia avanti. Si sostiene che col passare del tempo gli standard minimi protetti dalla non regressione diventeranno obsoleti. Inizialmente l’UE proponeva che, laddove una parte non fosse riuscita a migliorare i propri standard, l’altra avrebbe dovuto essere in grado di applicare automaticamente le tariffe per correggere le ragioni di scambio. Bruxelles ora sostiene invece che dovrebbe essere possibile per entrambe le parti proporre una revisione degli standard minimi comuni quando sarà il momento. Il Regno Unito ha alcuni problemi con questo approccio. Vuole sapere quale sarà il criterio per giudicare se una parte sia in svantaggio competitivo, come verranno fissati i nuovi standard minimi, oltre a pretendere che le tariffe vengano applicate solo nelle aree di commercio in cui sia possibile dimostrare che eventuali distorsioni siano da ricondursi a divergenze normative, anziché trasversali rispetto a tutti i settori dell’economia. Secondo il Guardian, il capo negoziatore del Regno Unito, David Frost, sostiene che la paura di contromisure potrebbe portare la Gran Bretagna a essere trascinata nell’orbita dell’UE. I funzionari di Bruxelles sospettano che ci sia un’altra motivazione dietro lo scetticismo del Regno Unito: un futuro governo laburista potrebbe accettare di migliorare gli standard che una futura amministrazione conservatrice sarebbe incapace di rimuovere.

L.D.

Protagonista indiscusso di questi giorni è il coronavirus e questa volta il triste primato per numero di decessi spetta alla Germania. Come riferisce il giornale Zeit, che riporta i numeri forniti dal Robert Koch Institut (RKI), sale a oltre 590 il numero dei decessi da coronavirus in un solo giorno registrando così un nuovo record, il più alto dall’inizio della pandemia. Tra i vari Länder è la Baviera a detenere il primato di vittime con 140 decessi, seguita dalla Renania e dal Baden Württemberg.

Nell’attuale panorama una speranza viene fornita dalla società biofarmaceutica Farmycon, come riporta Tagesschau, che intende immettere sul mercato un nuovo farmaco che, sfruttando il principio degli anticorpi, sarà efficace nella lotta contro il coronavirus. Ciononostante, lo stato federale tedesco non può permettersi di abbassare la guardia in vista delle festività natalizie.

Sono in fase di progettazione nuovi inasprimenti delle misure e ulteriori restrizioni per limitare gli spostamenti e gli assembramenti, secondo quanto riportato dallo Spiegel. Infatti, il numero crescente di contagi ha spinto la Cancelliera Merkel ad invocare misure più restrittive.

Nella conferenza telefonica di domenica con i vari governatori dei Länder la Cancelliera ha dunque rivolto un accorato appello, quasi implorando gli stessi ad adottare un lockdown più severo, come riporta il Tagesschau. Secondo la Cancelliera Merkel le misure di lockdown blando, già in vigore dal 2 novembre, non si sarebbero rivelate sufficienti a contenere i contagi e numeri così drammatici aprono la strada ad un lockdown più severo, a partire da mercoledì 16 dicembre fino a domenica 10 gennaio 2021.  Secondo quanto riportato dalla Deutsche Welle, chiuderanno tutte le attività ritenute non essenziali ad eccezione di ospedali, supermercati e farmacie. Alle categorie che hanno abbassato le serrande già da novembre, si uniranno anche tutti i negozi e centri commerciali e vengono anticipate al 16 dicembre le vacanze natalizie per le scuole.

Si apprende dalla lettura del giornale tedesco die Zeit che si sono registrate lamentele e cori di protesta in risposta alle nuove misure introdotte dal governo, infatti estremisti e neonazisti hanno manifestato con minacce e insulti e hanno successivamente preso d’assalto il Reichstag a Berlino accusando il governo di voler limitare la libertà delle persone e la stampa di connivenza e di propaganda favorevole al governo, mentre le restrizioni sono condivise e rispettate dalla maggior parte della popolazione.

Le immagini pubblicate dal giornale Die Welt mostrano però file di persone davanti ai negozi che approfittano degli ultimi giorni prima del lockdown per fare gli acquisti di Natale e sovraffollamenti nelle strade. Per questo si auspica che la campagna di vaccinazione approvata e prevista a partire dal 29 dicembre, secondo quanto si apprende dal giornale Süddeutsche- Zeitung, riporti presto alla normalità dei rapporti sociali.           

 A.P.

Nella Federazione Russa il giorno 10 dicembre circa 20.000 moscoviti si sono iscritti alla vaccinazione contro il Covid-19 e più di 6.000 sono già stati vaccinati, secondo quanto riportato da Mskagency.ru riprendendo le parole del sindaco della capitale russa Sobjanin. L’intero sistema di vaccinazione funziona bene, tant’è che le autorità di Mosca non prevedono di introdurre ulteriori restrizioni e sanzioni durante le vacanze di Capodanno, scrive Mskagency.ru, ma ovviamente non verranno organizzati eventi di massa. Inoltre, da lunedì 14 dicembre la registrazione per la vaccinazione è stata messa a disposizione di altri gruppi a rischio a causa del proprio lavoro: si tratta di lavoratori del commercio, di centri di servizi pubblici e di istituzioni culturali, secondo quanto riporta Iz.ru, che sono a contatto con milioni di cittadini. Il capo del Centro Gamaleja Aleksander Gincburg ha affermato che il vaccino Sputnik V sarà in grado di proteggere il corpo dall’infezione da coronavirus per 2 anni, riporta Russian.rt.

Per quanto riguarda la distribuzione del vaccino russo nelle altre regioni russe e nel mondo, il primo ministro Mišustin ha detto che i primi lotti del vaccino Sputnik V sono stati inviati nelle altre regioni della Federazione Russa, secondo quanto riporta Regnum.ru e anche il secondo vaccino EpiVacCorona è entrato nella circolazione civile, così ha riferito il capo del Rospotrebnadzor Anna Popova a un corrispondente di Regnum.ru. Il Centro Vector ha già prodotto 50.000 dosi del secondo vaccino russo e 7.800 dosi sono state introdotte nella circolazione e consegnate a 5 regioni, scrive Ria.ru mentre il secondo vaccino russo è ufficialmente entrato in una nuova fase di test, i cui risultati verranno annunciati a gennaio. Nel frattempo, l’Argentina ha firmato un contratto con la Russia per la fornitura del vaccino Sputnik V (circa 300.000 dosi entro fine anno) e prevede di vaccinare 10 milioni di persone tra gennaio e febbraio, secondo quanto riporta Ria.ru. Continuano a essere riportati giornalmente i casi di coronavirus: l’11 dicembre sono stati riportati 28.585 casi nel Paese, il dato più alto della settimana. Il 15 dicembre, i dati riportano un totale di più di 2,7 milioni di casi, secondo il sito Stopcoronavirus.rf ma fortunatamente durante il corso della settimana il numero di casi è diminuito. San Pietroburgo detiene un record per il ricovero settimanale di persone infette da coronavirus e di conseguenza il carico sugli ospedali pietroburghesi è estremo, scrive Vesti.ru. Il presidente del comitato sanitario cittadino Dmitrij Lisovec ha annunciato un aumento significativo del numero di ricoveri nell’ultima settimana, tanto che l’addetto stampa del Cremlino Dmitrij Peskov ha annunciato una situazione grave a San Pietroburgo, scrive Russian.rt. Secondo la fonte Gazeta.ru, dal 7 al 13 dicembre 5.785 persone sono state ricoverate, si tratta del dato più alto dall’inizio della pandemia. Sono state introdotte misure molto restrittive, come il divieto alle imprese di ristorazione di servire i clienti durante le vacanze invernali e la chiusura di musei e teatri. Nel frattempo, come riporta Pravda.ru, sono iniziate le vaccinazioni volontarie per i medici e gli insegnanti della città: entro fine dicembre saranno consegnate più di 4,6 mila dosi di vaccino Sputnik V.

In relazione alle questioni economiche del Paese, il servizio stampa del Cremlino ha riferito che il 9 dicembre si è tenuta una riunione tramite videoconferenza durante la quale il presidente Putin ha chiesto di risolvere la questione dei prezzi del cibo nel più breve tempo possibile, in modo da fermare l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, spiega Gazeta.ru. Il presidente ha ribadito che l’aumento dei prezzi non è correlato alla pandemia in corso e non è giustificabile in alcun modo. Secondo un articolo di Zona.media, il presidente si è rivolto al capo del Ministero dello Sviluppo Economico Rešetnikov criticandolo per questo aumento dei prezzi, poiché tali “esperimenti” sono inaccettabili davanti al calo dei redditi della popolazione. Entro lunedì 14 dicembre ministeri e dipartimenti hanno dovuto preparare i documenti necessari alla riduzione dei prezzi dei prodotti alimentari, secondo quanto richiesto dal Primo Ministro russo Mišustin, scrive Rbc.ru. Il 15 dicembre Mišustin ha così firmato una serie di documenti per stabilizzare i prezzi dei prodotti alimentari, riporta Gazeta.ru: uno dei documenti riguarda degli accordi speciali con produttori alimentari e catene di vendita al dettaglio. Tali accordi aiuteranno a ridurre e mantenere a un livello normale i prezzi dei beni più popolari.

Per quanto riguarda i rapporti tra Russia e Stati Uniti, il presidente Putin si è “finalmente” congratulato con Joe Biden per aver vinto le elezioni presidenziali statunitensi tramite telegramma, secondo il sito web del Cremlino. Il presidente ha espresso la sua convinzione che attraverso gli sforzi congiunti tra Mosca e Washington si potrebbero risolvere molti problemi e sfide a livello mondiale, poiché una collaborazione tra Russia e Stati Uniti soddisferebbe l’intera comunità internazionale. Ciò è successo il 15 dicembre, poiché il 14 i membri del collegio elettorale hanno votato per Biden: il collegio elettorale prende la decisione finale su chi diventerà il nuovo presidente degli Stati Uniti, per questo Putin si era astenuto dal congratularsi con Biden, volendo appunto aspettare il completamento della procedura statunitense, spiega Rbc.ru.

Per quanto riguarda la situazione con l’Ucraina, l’ex Paese sovietico si è preparato per l’attuazione di uno scenario militare per risolvere il conflitto in Donbass, secondo quanto riporta Pravda.ru. L’Ucraina non dovrebbe nemmeno pensare a una soluzione militare alla questione del Donbass, sia perché le sue aspirazioni non sono sostenute dai Paesi europei, sia perché Putin ha spiegato che tali azioni porterebbero conseguenze molto gravi all’ex Paese sovietico.

S.P.

AFRICA

Il Madagascar punta in alto, alle stelle. Il 15 dicembre 2020, la ricercatrice Zara Randriamanakoto, originaria del Madagascar, firma la sua nuova invenzione: il radiotelescopio più grande al mondo. Come sottolinea Christelle Marot (jeuneafrique.com), la dottoressa in scienze astrofisiche non ha ancora avverato il suo sogno di poter continuare la ricerca in Madagascar affinché tutte le giovani donne possano esserne ispirate.

Il sogno della giovane donna sembra però infrangersi quando si continua a leggere di episodi razzisti, per esempio nello sport. Secondo Alexis Billebault di jeuneAfrique, il match del 12 dicembre entrerà nella storia. La partita che ha visto scendere in campo il PSG e il Basaksehir ha fatto da cornice alle ire dell’attaccante Webo, quando il quarto uomo romeno ha usato il termine “negru” (nero in italiano) per riferirsi al viceallenatore dei turchi. Così l’allenatore del Basaksehir ha deciso di sospendere la partita. «Le mal est ancien» e, ancora una volta, si rende manifesta la volontà di sconfiggere una piaga secolare: il razzismo.

A.B.

Giovedì, Donald Trump ha annunciato la normalizzazione delle relazioni tra Marocco e Israele. Con questo accordo, il Marocco diventa il quarto Paese arabo a mettere da parte l’ostilità con Tel Aviv negli ultimi mesi, dopo EAU, Bahrein e Sudan. Stabilirà piene relazioni diplomatiche con la controparte e consentirà sorvoli aerei e voli di linea da e verso Israele per tutti i suoi cittadini. Il monarca marocchino ha affermato che il Regno è determinato a salvaguardare l’impegno permanente alla difesa della causa palestinese e alla costruzione della pace in Medio Oriente. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha accolto con favore l’accordo, descrivendolo come “un altro grande segnale per la conciliazione”. Come parte dell’intesa, Trump ha anche annunciato di riconoscere la sovranità di Rabat sul territorio del Sahara occidentale, teatro di un conflitto pluridecennale tra il Marocco e il Fronte Polisario, un movimento separatista, sostenuto dall’Algeria, che cerca di insediare sul territorio uno Stato indipendente. Da parte sua, il Fronte Polisario deplora profondamente la decisione di riconoscere la sovranità del Marocco sulla regione. In commento alla svolta nei rapporti, il rappresentante del movimento in Europa ha parlato di “un evento singolare ma non sorprendente”, aggiungendo che ciò non pregiudicherà il diritto del popolo Saharawi all’autodeterminazione. Le Nazioni Unite hanno ribadito che nonostante la decisione americana, la posizione del Segretario generale Guterres riguardo il Sahara occidentale non cambierà. Durante la conferenza stampa all’ordine del giorno, il portavoce Dujarric ha riferito dell’intenzioni di Guterres nel volere continuare a negoziare una soluzione sulla base delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza. La forza trainante dietro la conclusione di questi accordi, riferisce al-Quds al-Arabi è stata la volontà di costituire un fronte unito contro l’Iran al fine di contenerne l’influenza regionale.

L.D.

Secondo quanto riportato da al-Jazeera, il primo ministro sudanese Abdalla Hamdok ha annunciato il vertice dell’IGAD (Autorità intergovernativa per lo sviluppo), per risolvere la crisi nella regione del Tigre, in Etiopia, in seguito ai bombardamenti del 4 novembre che hanno dato vita a una crisi umanitaria, ucciso migliaia di persone e visto fuggire circa 50.000 etiopi. Il vertice, previsto ad Addis Abeba nella giornata di domenica, è stato concordato con la controparte etiope, Abiy Ahmed. In una nota su Twitter, il primo ministro sudanese ha sottolineato l’importanza di questa riunione di “emergenza” per discutere in modo produttivo su questioni politiche, umanitarie e di sicurezza di interesse comune al fine di garantire un futuro di pace, di stabilità e di prosperità per le due Nazioni e la regione. Un funzionario del governo sudanese ha dichiarato all’agenzia di stampa AFP che l’incontro tra Hamdok e Abiy è stato fruttuoso, soprattutto sulla riunione di emergenza dell’IGAD e sul rilancio di un comitato che lavorasse per delineare il confine condiviso.

V.D.I

Secondo quanto riportato da An-Nahar, gli Stati Uniti hanno ufficialmente ritirato il Sudan dalla lista degli Stati che sponsorizzano il terrorismo, in cui era incluso nel 1993. A confermare la notizia è l’ambasciata americana a Khartoum con una nota su Facebook, nella quale ha anche riportato che la decisione è stata presa dall’amministrazione americana lo scorso ottobre, in seguito alla scadenza del termine di presentazione delle relazioni congressuali di 45 giorni. La misura è stata pubblicata nel registro federale ed è entrata in vigore nella giornata di lunedì 14 dicembre.

V.D.I

Più in linea generale, parlando dell’Africa nella sua totalità in quanto continente, gli epidemiologi africani cominciano a interrogarsi sulla presunta data di arrivo dei vaccini contro il coronavirus nel proprio continente. Secondo quanto riportato da al-Jazeera, infatti, nella giornata di giovedì il direttore dei centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie, John Nkengasong, si è pronunciato sulla questione mostrando preoccupazione per l’arrivo dei vaccini nei Paesi africani, affermando realisticamente che è improbabile che ciò accada prima della metà del 2021. A tal proposito, chiede una sessione straordinaria delle Nazioni Unite affinché venga garantita un’equa distribuzione dei vaccini, essendo un bene comune da garantire indipendentemente a tutti e non solo ai Paesi ricchi che si sono già assicurati un gran numero di dosi. Malgrado le numerose sfide infrastrutturali e logistiche (conservazione del vaccino) e i fattori in gioco (vincoli finanziari, investimenti necessari, vita quotidiana della popolazione), l’epidemiologa e direttrice esecutiva dell’African Population and Health Research Center, Catherine Kyobutungi, ha dichiarato che potrebbe volerci del tempo ma i vaccini arriveranno e spera che nel primo trimestre del 2022 una parte significativa della popolazione africana sarà stata vaccinata.

V.D.I

MEDIO ORIENTE

Lunedì, in Arabia Saudita, una petroliera della compagnia singaporiana Havnia è esplosa al largo del porto di Gedda, centro di distribuzione del colosso petrolifero saudita Aramco. La compagnia ha comunicato che una “causa esterna” avrebbe preso di mira la petroliera, dando luogo a un incendio avvenuto durante lo scalo della nave. L’equipaggio, tuttavia, è stato in grado di placare le fiamme senza riportare alcun ferito, pur non escludendo perdite di petrolio. Negli ultimi due anni, tra il Golfo e il Mar Rosso diverse petroliere sono state oggetto di attacchi misteriosi. L’Arabia Saudita con il placito degli Stati Uniti ha arrecato la responsabilità di questi eventi alle milizie Houthi, sostenute dall’Iran, il quale tuttavia nega qualsiasi ruolo negli attacchi. Attraverso Bab al-Mandab e il Golfo di Aden, il Mar Rosso rappresenta uno dei principali corridoi di trasporto per la sicurezza energetica e acquista una notevole vaglia geopolitica in presenza di isole dalla grande importanza strategica, tra cui Shedwan e Demira. Nel settembre 2019, gli attacchi agli impianti petroliferi Aramco, il più grande esportatore mondiale di greggio, hanno temporaneamente dimezzato la produzione del regno, provocando turbolenze nei mercati globali. Gli osservatori ritengono che il targeting della petroliera non sia privo di messaggi volti a fare pressione agli USA affinché recedano dall’intenzione di classificare il gruppo filoiraniano come organizzazione terroristica. L’amministrazione Trump aveva considerato l’idea di classificare la milizia come gruppo terroristico già nel 2018, salvo rinviare il piano in parte a causa di una serie di preoccupazioni tra cui la complessità nel fornire aiuti umanitari oltre alla messa a repentaglio degli sforzi per una soluzione pacifica alla crisi. Gli Houthi, che controllano le aree dello Yemen settentrionale al confine con l’Arabia Saudita, hanno intensificato i loro attacchi al Regno da quando Riyadh nel 2015 ha assunto la guida di una coalizione militare a sostegno del governo yemenita. Il quotidiano al-Arab ricorda che il conflitto ha dato luogo a quella che molti definiscono la più grave crisi umanitaria della storia recente, in cui circa l’80% della popolazione è diventata dipendente dagli aiuti umanitari.

L.D.

Fonti dalla Palestina hanno riferito che la visita del presidente Mahmoud Abbas a Doha mira a cercare il “sostegno del Qatar” di fronte alla crescente pressione araba (saudita-egiziana) per spingere il presidente palestinese a impegnarsi nel nuovo percorso di pace direttamente con Israele. Le fonti riferiscono che l’Egitto ha consigliato ad Abbas di essere più aperto verso i Paesi arabi che hanno scelto la nuova via della pace o che vi si stanno indirizzando, in quanto tale mossa darebbe un margine ai Paesi arabi per presentare positivamente la questione palestinese all’amministrazione Biden, riducendo la velocità di Israele sulla strada della normalizzazione. Abbas ha di recente scelto di scommettere su Qatar e Turchia e sul riavvicinamento con Hamas come reazione alla decisione dell’amministrazione Trump di passare alla fase degli accordi diretti tra Israele e Paesi arabi senza alcuna attesa per il progresso della pista israelo-palestinese, dopo che lo stesso Abbas ha rifiutato di assecondare Trump e gli sforzi della sua amministrazione per rilanciare la pace secondo una nuova visione. Il presidente Abbas vorrebbe che il Qatar svolga un ruolo di sostengo ai suoi sforzi con la nuova amministrazione statunitense, per collocare il dossier palestinese in cima alle priorità americane e, nonostante i suoi dubbi, continua a credere al discorso del Qatar secondo cui Doha sarà la più vicina a livello regionale all’amministrazione Biden. In una intervista con Al-Arab, Muhammad Masharqa, direttore del Progress Center for Policies di Londra, ha sottolineato come le variabili regionali e globali richiedano un’intensa attività che abbia a iniziare con la razionalizzazione dell’amministrazione politica palestinese mediante rapide elezioni legislative e presidenziali e con la promozione di nuove iniziative che contribuiscano a incoraggiare l’amministrazione Biden a dare la priorità al conflitto israelo-palestinese. Masharqa ha invitato il presidente Abbas a ripristinare le relazioni palestinesi con tutte le capitali arabe e ad essere dalla loro parte per dare nuovo slancio a soluzioni.

L.D.

AMERICA

In base a quanto riportato dal New York Times, il fatto che negli Stati Uniti sia iniziata una delle campagne di vaccinazione più ambiziose della storia non basterà a convincere tutto il popolo americano a sottoporsi al vaccino. Infatti, secondo il sondaggio pubblicato martedì scorso dalla Kaiser Family Foundation, più di un quarto degli americani afferma che non prenderà il vaccino contro il Coronavirus. In particolar modo, tra i più riluttanti a farsi vaccinare troviamo i repubblicani, la popolazione rurale e gli uomini di colore. La fondazione Kaiser ha pubblicato questo primo report sul “Covid-19 Vaccine Monitor” per esaminare in profondità le opinioni che il pubblico ha sviluppato nei confronti di queste vaccinazioni. Ovviamente, tali informazioni saranno essenziali per gli esperti di sanità pubblica, i quali stanno cercando di incoraggiare la vaccinazione. Attenendoci a queste dichiarazioni sembra che gli Stati Uniti, oltre a cercare di reprimere infezioni, ricoveri e decessi esplosivi, dovranno farsi carico anche di una seconda sfida: lo scetticismo, nonostante questo non sia stato del tutto imprevisto. Sempre in base a quanto riporta il New York Times, sembra che il presidente Trump voglia sfruttare la sua potenza per aiutare i produttori di farmaci a ottenere le materie prime di cui avrebbero bisogno per produrre decine di milioni di dosi extra del vaccino Pfizer, tutto entro la prima metà del prossimo anno. Se Trump riuscisse a raggiungere quest’ accordo riuscirebbe anche a porre rimedio alla carenza incombente di vaccini che la stessa amministrazione ha contribuito a creare non preordinando più dosi del vaccino Pfizer, il quale è stato sviluppato insieme al suo partner tedesco, BioNTech. Quest’estate la Pfizer ha comunque accettato di fornire agli Stati Uniti 100 milioni di dosi entro la fine di marzo, sufficienti però per inoculare solo 50 milioni di persone poiché il vaccino stesso richiede due richiami. Quindi, l’amministrazione americana ha chiesto di recente alla Pfizer di vendere il vaccino in dosi sufficienti per coprire altri 50 milioni di persone, tuttavia la richiesta non sembra essere andata a buon fine poiché la Pfizer ha affermato di aver già trovato clienti in tutto il mondo per le dosi che riuscirà a produrre fino alla metà del prossimo anno. Tuttavia, negli ultimi giorni, la società produttrice dei vaccini ha indicato che riuscirebbe a produrre più dosi se l’amministrazione americana ordinasse ai fornitori dell’azienda di dare la priorità alle loro richieste di acquisto. Ora le due parti stanno negoziando un contratto in base al quale Pfizer fornirebbe decine di milioni di dosi in più tra aprile e la fine di giugno.

Come ultimo argomento introduciamo ora i continui e presunti eventi razziali che sembrano verificarsi in America, spesso in maniera latente. In base a quanto riportato dal New York Times sembra che uno studente nero sia stato espulso da una scuola d’ élite. Tutto inizia quando il mese scorso la madre dello studente di colore che frequentava la scuola privata di Charlotte, nel North Caroline ha appreso che la classe di inglese del figlio avrebbe studiato la commedia “Fences” di August Wilson. L’opera letteraria esaminava il razzismo nell’America degli anni ’50 e nello specifico è un racconto costellato di insulti razziali fin dalla prima pagina. Consecutivamente alla scoperta Faith Fox, avvocato e madre single, è andata a lamentarsi con la scuola. La donna ha spiegato il suo rancore in un’intervista e ha affermato di aver immaginato la classe prevalentemente bianca di suo figlio alla Providence Day School che leggeva il dialogo ad alta voce. La sua principale preoccupazione era che i temi fossero troppo maturi per il gruppo e che avrebbero quindi potuto promuovere gli stereotipi sulle famiglie nere. Dopo un giro di e-mail e un incontro con la signora Fox, la scuola ha accettato una lezione alternativa per suo figlio, Jamel Van Rensalier, 14 anni. La scuola ha anche discusso le lamentele con i genitori di altri quattro studenti. Tuttavia, il disaccordo della signora Fox si è intensificato fino ad arrivare alla creazione di un gruppo Facebook di genitori, in seguito al quale la donna ha scritto una mail che i funzionari della scuola hanno interpretato come un attacco personale a un membro della facoltà. Così il giorno dopo il Ringraziamento la scuola ha informato la signora Fox che Jamel non avrebbe più frequentato l’unica scuola che avesse mai conosciuto, ossia la Providence. Sua madre l’ha definita un’espulsione mentre l’istituzione scolastica l’ha definita “una cessazione dell’iscrizione” che aveva a che fare con il genitore e non con lo studente. In ogni caso, quella che doveva essere una lezione letteraria sulla diversità e l’inclusione è in qualche modo costata a un quattordicenne nero il suo posto in una scuola superiore privata d’élite. Jamel, l’ex studente, aveva recentemente fatto parte della squadra di basket e in un’intervista aveva detto che sperava di diplomarsi come un leader del Providence Day. “Ero completamente distrutto”, ha affermato. Ora il ragazzo dovrà iniziare a frequentare la scuola pubblica a gennaio. In conclusione, sembra che quest’anno particolare, oltre ad aver causato una crisi economica, ne abbia causata anche una sociale, dal momento che molte istituzioni americane hanno dovuto affrontare il tema del razzismo, comprese le scuole. Per esempio, quando sono scoppiate le proteste in piazza dopo la morte di George Floyd, i giovani di tutto il Paese hanno utilizzato i social media per denunciare il razzismo nelle loro scuole e alla Providence Day School, mentre gli studenti neri condividevano storie di discriminazione e insensibilità su Instagram, la scuola stessa rilasciava dichiarazioni contro il razzismo.

A.B.

Da Cuba, arriva quella che EL Diario De Cuba definisce “una sorpresa per il presidente Biden”, una carovana di migranti cubani che tentano di arrivare in America del Nord. Secondo l’informativa de las Academias Nacionales de Ciencias de EEEUU, riporta El Diario De Cuba, le microonde ad alta frequenza sarebbero la causa di alcuni problemi di salute dei diplomatici di La Habana. Il Governo cubano, però, sembra rifiutare tale ipotesi sostenendo che si tratti di un fatto non dimostrato e altamente improbabile.

A.C

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Il Messico riconosce la vittoria elettorale di Joe Biden, il quale, si legge su El Pais, ha promesso di migliorare la vita dei migranti messicani negli Stati Uniti prima del compimento dei primi cento giorni di soggiorno nel Paese. In questo modo, scrive il presidente Obrador in una lettera a Biden, sarà possibile continuare a promuovere lo sviluppo e il benessere delle comunità del sud-est del Messico e dei Paesi del Centroamerica.

A.C.

In Argentina la Camera dei Deputati ha approvato un disegno di legge per legalizzare l’aborto gratuito e volontario, avvicinando il Paese all’adozione di una legislazione che gli attivisti per i diritti delle donne hanno cercato a lungo, scrive il BBC News.

Il progetto ha ottenuto 131 voti favorevoli e 117 contrari, dopo un dibattito durato 20 ore.

Nelle prossime settimane il disegno di legge dovrà essere sottoposto a votazione in Senato per la sua definitiva approvazione. Attualmente, la legge argentina consente l’aborto solo quando la gravidanza rappresenta un serio rischio per la salute della madre o in caso di stupro, mentre, con il progetto in corso, l’aborto volontario e gratuito sarebbe consentito fino alla quattordicesima settimana di gestazione. Nel 2018 anche la Camera dei deputati argentina ha approvato un disegno di legge simile per legalizzare l’aborto, ma il Senato lo ha respinto. Questa volta il progetto ha il sostegno esplicito del presidente del Paese, Alberto Fernández, poiché è stato lui stesso a presentarlo al Congresso di novembre. La Chiesa cattolica ha ribadito la sua opposizione all’aborto e ha chiesto ai politici argentini “un secondo per riflettere su cosa significhi il rispetto per la vita”. Al contrario, il ministro delle donne, dei generi e delle diversità, Elizabeth Gómez Alcorta, ha twittato dopo il voto: “Abbiamo scritto un nuovo capitolo della nostra storia”. Durante il dibattito e la votazione, i gruppi favorevoli e contrari al disegno di legge si sono riuniti davanti al palazzo dei congressi nella capitale, Buenos Aires. Le persone a favore dell’aborto indossavano il verde, il colore del loro movimento.

A.C.

Lo scorso lunedì nel sud del Cile si è aperto un cielo sereno e coperto che ha permesso a migliaia di persone di godersi l’eclissi solare, che per gli indigeni Mapuche potrebbe essere l’inizio di un nuovo ciclo o un cattivo presagio, scrive il DW. Questo fenomeno è percepito come un generatore di cambiamenti dovuti alla “morte temporanea del Sole” o “Lan antü”, nella lingua Mapuzungún. Sulla base di questa visione del mondo, i membri della comunità hanno vissuto il fenomeno con rispetto e alcuni si sono nascosti temendo cattivi segnali, ma tutti hanno condiviso la convinzione che si tratti di un messaggio di cambiamenti nella natura. Nella città di Finfin, anche a La Araucanía, molti mapuche si sono nascosti nelle loro case al momento dell’eclissi dopo aver pregato in modo che l’impatto negativo non fosse così forte. “Per noi il fatto di non vedere il Sole è negativo, ma simbolicamente questo significa un avvertimento su ciò che potrebbe accadere in futuro, per questo non dovremmo guardare l’eclissi”, ha spiegato Rosa Barbosa, guida spirituale del territorio dei Finfin, che è stata visitata durante la giornata dal direttore della National Indigenous Corporation (Conadi), Ignacio Malig.

A.C

Come riportato dal BBC News, in Venezuela, almeno 14 persone sono state trovate senza vita questo fine settimana nel mare di Güiria, nello stato di Sucre. La guardia costiera venezuelana ha registrato 11 decessi sabato a circa 7 miglia nautiche (circa 13 km) dalla costa e altri 3 sulla spiaggia questa domenica. I corpi sono stati trasferiti all’obitorio dell’Ospedale Centrale di Cumaná, capitale di Sucre.

David Smolansky, commissario del Segretariato generale dell’Organizzazione degli Stati americani per la crisi dei migranti e dei rifugiati venezuelani, ha detto che sono stati vittime del naufragio di una barca che era partita con i migranti a bordo da Güiria a Trinidad il 6 dicembre. “Ci sono donne e minori tra i venezuelani che sono deceduti cercando di fuggire dal regime ed essendo stati rimpatriati da Trinidad sono naufragati e trovati galleggianti vicino alla costa di Güiria”, ha scritto Smolansky su Twitter sabato. Smolansky in seguito ha affermato che 19 venezuelani erano apparentemente senza vita, anche se solo 11 sono stati identificati e 7 sarebbero adulti e 4 minori. Il coordinamento e i collegamenti sono mantenuti tra il governo venezuelano e le autorità militari della Repubblica di Trinidad e Tobago, sostenendo con il loro comando della Guardia Costiera e la missione di ricerca via mare, così come il supporto aereo.

A.C.

La richiesta di una nuova Costituzione in Perù è stata incarnata in un disegno di legge dopo che la richiesta si è rafforzata durante la crisi politica dello scorso novembre, soprattutto nelle massicce manifestazioni che hanno causato la caduta del governo di transizione del presidente Manuel Merino di breve durata, scrive Infobae. Al Congresso è stata presentata un’iniziativa legislativa per approvare lo svolgimento di un referendum in cui si consulta la popolazione se è favorevole alla sostituzione dell’attuale Costituzione, in vigore dal 1993 e promossa dall’ex presidente Alberto Fujimori (1990-2000), dopo un auto-colpo di stato. Nonostante la richiesta di una nuova Costituzione sembrasse minoritaria prima della crisi di novembre, è stata apparentemente ampliata dopo che i peruviani hanno visto come le massicce proteste popolari in Cile hanno portato a un processo di sostituzione della Costituzione imposta dal 1980 di Augusto Pinochet.

Il disegno di legge suggerisce l’idea di far coincidere il giorno del plebiscito con le prossime elezioni generali, convocate per l’11 aprile 2021.

Nel caso in cui si tenesse il referendum e il sì vincesse, il presidente eletto avrebbe 90 giorni dall’assunzione del capo dello Stato per indire le elezioni per l’Assemblea costituente, che si terranno la seconda domenica di aprile 2022.

L’attuale presidente ad interim, Francisco Sagasti, è stato riluttante a spingere per una nuova Costituzione durante il governo di transizione che guida e ha ritenuto che dovrebbe essere un compito del presidente eletto alle prossime elezioni.

A.C.

ASIA

In base a quanto riportato dall’Asia Times mercoledì, una delle società farmaceutice cinesi ha accettato di acquistare 100 milioni di dosi del vaccino contro il coronavirus dalla società tedesca BioNTech, a condizione però che Pechino ne approvi l’uso. Motivo per cui la Cina ha trovato rapidamente i propri candidati per il vaccino Covid-19 e incrementato gli impianti di produzione. Nel frattempo, anche le aziende locali cinesi collaboravano con gli sviluppatori stranieri per rifornire uno dei Paesi più popolati del mondo. Nello specifico, Shanghai Fosun Pharmaceutical Group ha dichiarato di aver stipulato un accordo con l’azienda tedesca volto a garantire “una fornitura adeguata” di vaccini in Cina, aggiungendo che effettuerà un pagamento iniziale di 125 milioni di euro (152 milioni di dollari) prima della fine dell’anno per 50 milioni di dosi, mentre i restanti 125 milioni di euro verranno pagati solamente dopo aver ricevuto l’autorizzazione a commercializzare il vaccino tedesco nella Cina continentale. Tuttavia, l’accordo non specificava quando sarebbero arrivati ​​le restanti 50 milioni di dosi. I vaccini Pfizer e BioNTech sono già stati approvati per l’uso di emergenza in paesi come Stati Uniti, Regno Unito e Singapore.

Ora cambiando argomento, in base a quanto riportato dall’ Asia Times, la spesa interna della Cina continua a crescere, nello specifico le vendite al dettaglio nella seconda economia più potente del mondo, durante il mese di novembre, sono aumentate del 5% su base annua, almeno così afferma il National Bureau of Statistics (NBS). La cifra era stata già prevista dagli analisti ed era in aumento rispetto alla crescita del 4,3% del mese scorso. Sembra che l’economia cinese stia assistendo ad una ripresa costante dopo la pandemia da coronavirus. Tuttavia, data la recrudescenza del virus, la ripresa economica mondiale sta ancora affrontando venti contrari con crescenti instabilità e incertezze. Nonostante la Cina sia riuscita in gran parte a tenere sotto controllo il coronavirus, la sua ripresa della spesa è stata comunque più lenta poiché il mondo si trova ancora oggi a dover affrontare l’impatto della pandemia e ne è stato colpito in particolar modo il settore dell’ospitalità. Per esempio, recenti dati hanno mostrato che in Cina la crescita dei ricavi nel settore della ristorazione è diminuita dello 0,6% a novembre, dopo essere però diventato positivo per la prima volta nel 2020. A novembre, invece, il reddito della produzione industriale è cresciuto leggermente al 7%, rispetto al 6,9% del mese scorso. Nel frattempo, il tasso di disoccupazione urbana – una delle principali preoccupazioni con un gran numero di laureati che entrano nel mercato quest’anno – è sceso leggermente al 5,2% a novembre.

A.B.

Rassegna stampa a cura di:
Alessandra Semeraro (responsabile inglese, cinese, portoghese, arabo)
Alissa Bianconi & Livio D’Alessio (lingua inglese)
Alissa Bianconi (lingua cinese)
Livio D’Alessio & Veronica Dello Iacono (lingua araba)
Veronica Battista (responsabile spagnolo, tedesco, francese, russo)
Angelica Chimienti & Alessandra Colone (lingua spagnola)
Antonella Bruno (lingua francese)
Antonella Petrone (lingua tedesca)
Simona Piergiacomo (lingua russa)
Claudia Lorenti (coordinatrice del progetto)

#ATUTTOMONDO

Pubblicato il

La rassegna stampa internazionale dell’UNINT

Il Portogallo ha di fronte a sé due sfide importanti: il 3% del Pil da investire nella ricerca e 25mila nuovi posti di lavoro qualificati da creare entro il 2030. L’Uruguay piange la scomparsa dell’ex presidente Tabaré Vázquez, figura di spicco della sinistra latino-americana. In Russia, l’apertura di un registro elettronico delle vaccinazioni contro il Coronavirus a partire dal 4 dicembre: medici, insegnanti e assistenti sociali saranno i primi a ricevere il vaccino.

EUROPA

In Spagna arriva la notizia da parte del Presidente Pedro Sanchez che a giugno 2021 tra i 15 e i 20 milioni di spagnoli riceveranno il vaccino, El Paìs. La notizia arriva insieme ai dati del CIS che mostrano che tra gli intervistati, il 55.2% preferisce aspettare di conoscere gli effetti del vaccino prima di riceverlo, ma solo il 16% rifiuta fermamente il piano di vaccinazione. A Madrid, scrive El Mundo, Sanchez ha convocato per la giornata del 9 dicembre un consiglio dei ministri straordinario per discutere lo stato di allarme nella città dovuto all’epidemia da Covid-19 e il presidente non sembra intenzionato ad accettare l’annullamento delle restrizioni per frenare l’avanzata dei contagi. Secondo il giornale, infatti, i dati aggiornati dal Ministero della Sanità segnalano 848.324 casi di coronavirus di cui 258.767 nella sola capitale. Il quotidiano definisce il presidente “il Re Mida d’Europa” poiché sarà lui, insieme alla sua equipe, a dirigere la ripartizione dei fondi per la lotta al coronavirus, che ammontano a 140.000 milioni di euro, un potere che, secondo El Mundo, non ha eguali all’interno dell’UE. A quattro mesi dal suo allontanamento dalla Spagna per recarsi negli Emirati Arabi Uniti, il quotidiano riporta l’intenzione del Re Emerito, Juan Carlos, all’Agenzia Tributaria di regolarizzare le proprie violazioni fiscali. Il Re è finito al centro di uno scandalo finanziario per aver utilizzato, assieme ad altri membri della casata reale, alcuni assegni bancari di dubbia provenienza da parte dell’imprenditore messicano Allen Sanginés-Krause, anche lui sotto inchiesta della Fiscalia del Tribunal Supremo. Secondo quanto riportato da El Mundo, il Re avrebbe espresso la sua intenzione di rientrare in patria per le festività natalizie ma Zarzuela si mostra reticente. Il Partido Popular, scrive El Pais, si pone in una posizione di accordo con il governo per rinnovare il Consejo General del Poder Judicial dopo il 14 febbraio 2021, qualora non ci fosse l’indulto per i protagonisti del “procés” che avverrà proprio il 14 febbraio, data delle elezioni in Catalunya. Secondo quanto scrive El Pais, a Madrid, circa 300 persone, tra famiglie, anziani e monache, si sono ritrovate senza un’abitazione a causa della vendita da parte della chiesa di Madrid di 18 case appartenenti all’arcivescovato.

A.C.

Novità sul fronte Covid e nuove prospettive per il futuro: la Francia si prepara all’arrivo del nuovo anno, senza dimenticare il proprio passato.

Arriva la notizia da Le Point che mercoledì 2 dicembre si è spento all’età di 94 anni l’ex presidente della Repubblica Valéry Giscard d’Estaing, soprannominato VGE. Il Covid-19 può aggiungere tra l’elenco delle sue vittime il nome di un grande europeista, nonché promotore di riforme quali la legalizzazione dell’interruzione di gravidanza e il riconoscimento del divorzio consensuale. Nel suo omaggio, il presidente della Repubblica Emmanuel Macron ha ricordato quanto «le rotte da lui [VGE] indicate guidino ancora i passi» dei francesi.

Commemorando le gesta del passato, la Francia rivolge lo sguardo verso il futuro, analizzando le prospettive offerte dai nuovi vaccini contro il virus. Le Figaro preannuncia una campagna di vaccinazione redistribuita su tre fasi e attiva a partire da gennaio 2021.  La prima fase prevederà la distribuzione di vaccini per il personale e gli ospiti degli Ehpad, ossia il corrispettivo francese delle nostre residenze sanitarie assistenziali. Successivamente, il vaccino sarà reso disponibile per gli anziani e le persone affette da gravi patologie e, infine, sarà accessibile al resto della popolazione, approssimativamente nella primavera 2021. Tuttavia, resta un interrogativo: non essendo un vaccino obbligatorio, quanti saranno coloro che effettivamente decideranno di vaccinarsi? A luglio, circa i due terzi degli intervistati avevano mostrato l’intenzione di farsi «certamente o probabilmente» vaccinare; mentre a novembre, questo dato scende al 53%. Alla luce di questo calo, l’immunologo a capo della strategia vaccinale, Alain Fischer, dichiara che sarà necessaria una maggiore sensibilizzazione dell’opinione pubblica, ma di fatto solo il tempo potrà rivelare la scelta dei francesi.

Sul fronte della Difesa, Science et avenir comunica che venerdì 4 dicembre sono stati nominati i membri del “Red Team”: una squadra di 10 consulenti specializzati nel settore della fantascienza. L’obiettivo? Andare a delineare quali saranno le sfide del mondo di domani e iniziare a progettare alcune soluzioni per porvi rimedio. Non tutti gli scenari presentati dagli esperti saranno resi pubblici, poiché alcune proiezioni entreranno a far parte di fascicoli riservati.

V.P.

In base a quanto riportato dal giornale BBC News, il Regno Unito si sta impegnando per capire come procedere in tempi di coronavirus, in particolar modo i ricercatori stanno somministrando alle persone 2 tipi di vaccini diversi perché pensano che questi potrebbero garantire una protezione migliore di quanto garantirebbero 2 dosi dello stesso vaccino. Ovviamente questo approccio mix-and-match può andare avanti solo se un altro jab verrà approvato dalle autorità di regolamentazione, così come è successo per l’approvazione del vaccino Pfizer / BioNTech. In riferimento a ciò, il capo della task force sui vaccini del Regno Unito ha affermato che i progetti di prova sono in preparazione. Margaret Keenan, donna di 90 anni è stata la prima persona a ricevere il vaccino Pfizer / BioNTech come parte del lancio nel Regno Unito. Secondo i dati, il vaccino, che verrà somministrato attraverso due dosi iniettate a poche settimane di distanza, offre una protezione fino al 95% contro la malattia Covid-19. Nonostante questa sia una copertura molto forte, gli esperti vorrebbero approfondire ulteriormente gli studi sulla risposta immunitaria per capire se quest’ultima potrebbe essere rafforzata maggiormente e resa più durevole grazie ad un approccio mix-and-matchboost eterologo”. L’altro tipo di soluzione che potrebbe presto essere approvata dalle autorità di regolamentazione riguarda invece il vaccino Oxford / AstraZeneca. Questo funziona in modo leggermente diverso dal Pfizer, nello specifico, utilizza una piccola quantità di codice genetico del virus pandemico per insegnare al corpo come combattere un’infezione, mentre quello di Oxford è un virus geneticamente modificato che è stato alterato per non causare infezioni e trasportare informazioni su come battere il Covid. L’idea è di dare alle persone una dose del vaccino Pfizer seguita da una dose di quella di Oxford poche settimane dopo o viceversa, piuttosto che due dosi dello stesso vaccino. La speranza è che questo accoppiamento induca il sistema immunitario a produrre anticorpi e cellule T per combattere il Covid-19.

Ora, continuando a fare riferimento allo stesso giornale BBC News ma cambiando argomento, possiamo introdurre la questione politica della Brexit. In riferimento a ciò ci sono aggiornamenti, in particolar modo sembra che il Regno Unito e l’Unione Europea abbiano finalmente raggiunto un accordo di principio sul recesso della Gran Bretagna nel quale si sono occupati principalmente del ruolo dell’Irlanda del Nord. Nello specifico, il governo afferma che è stato trovato un accordo di principio per questioni quali i posti di controllo alle frontiere e la fornitura dei medicinali. I dettagli dell’accordo non sono ancora stati pubblicati ma dovrebbero essere timbrati nei prossimi giorni. Tuttavia, sono ancora in corso trattative separate per raggiungere un accordo commerciale post-Brexit, poiché il Regno Unito ha lasciato l’UE a gennaio 2020 e durante il periodo di transizione ha continuato a seguire le stesse norme e gli stessi regolamenti. I nuovi accordi di confine, infatti, si applicheranno indipendentemente dal fatto che le due parti concordino un accordo per disciplinare le nuove relazioni commerciali che inizieranno a subentrare dal 31 dicembre in poi, ossia dalla fine del periodo di transizione della Brexit. Entrando nel dettaglio, l’Irlanda del Nord rimane l’unico confine terrestre tra il Regno Unito e l’UE ed in base al protocollo dell’Irlanda del Nord (il quale fa parte dell’accordo di recesso), da gennaio 2021 lungo il confine irlandese non sarà necessario controllare le merci, inoltre la regione continuerà a rispettare le regole doganali previste dall’UE. Ciò significa che, al fine di soddisfare i requisiti dell’UE, sarà necessario effettuare alcuni controlli sulle merci che entrano nell’Irlanda del Nord dal resto della Gran Bretagna. Ovviamente, bisogna rammentare che a settembre l’Unione Europea non fu felice quando scoprì che il governo britannico aveva pubblicato il suo progetto di legge sul mercato interno nel quale consentiva ai ministri di ignorare alcuni requisiti del protocollo dell’Irlanda del Nord. Ad esempio, avrebbe consentito ai ministri di ignorare le sezioni dell’accordo di divorzio sulla Brexit, specificando che le aziende che spostavano merci dall’Irlanda del Nord alla Gran Bretagna avrebbero dovuto compilare moduli di dichiarazione di esportazione. Ora, oltre a rimuovere questi poteri dal disegno di legge sul mercato interno, il governo ha anche promesso di non aggiungere clausole simili al disegno di legge sulla tassazione. Per concludere, il ministro britannico Michael Gove si è detto “felicissimo” e ha ringraziato il vicepresidente della Commissione europea Maroš Šefčovič per il suo “approccio costruttivo e pragmatico”.

Rimanendo sempre aggiornati sull’Irlanda del Nord grazie al BBC News, scopriamo che il Paese non è immune ad ulteriori restrizioni causate dal Covid-19. Nello specifico, la scorsa settimana, il primo ministro Arlene Foster ha dichiarato che non verranno imposte ulteriori misure prima di Natale ma il dirigente di Stormont ha detto che nel caso in cui nelle prossime settimane ci sarà un aumento dei casi saranno invece necessarie altre restrizioni prima del nuovo anno. Lo scorso martedì il vice primo ministro Michelle O’Neill, definendosi una persona realista, ha detto chiaramente che l’esecutivo non potrà fornire garanzie certe o ferree al pubblico sulla necessità o meno di interventi ripetuti: “Spero che non dovremo arrivare al punto in cui dobbiamo introdurre più restrizioni, ma dobbiamo tenere tutto sotto il nostro controllo quotidiano, questo continuerà per tutto il periodo natalizio fino al nuovo anno”, ha aggiunto. Ovviamente la Sig.ra O’Neill ha accolto con favore la notizia della vaccinazione della prima persona nell’Irlanda del Nord e ha vissuto positivamente questo momento. Sulla base di questo traguardo infatti, pensa che finalmente qualcosa stia iniziando a cambiare.

A.B.

Malgrado le regole del lockdown parziale, il coronavirus non rallenta. Infatti, stando a quanto emerge dal giornale tedesco Tagesschau, la Germania riporta ancora un numero alto di contagiati il quale corrisponde a una cifra superiore ai 23.000.

Secondo quanto riporta lo Zeit, tra qualche settimana potrebbero arrivare i primi vaccini contro il coronavirus anche se ancora non in quantità sufficienti per tutta la popolazione e, per questo motivo, il Comitato permanente per le vaccinazioni (STIKO) dell’istituto Robert Koch ha stabilito quali persone potranno usufruire per prime del vaccino. In base a tale disposizione, durante le prossime vaccinazioni dovrebbero essere privilegiati coloro che corrono un rischio elevato di subire delle gravi conseguenze dopo aver contratto il virus essendo particolarmente esposti a causa del lavoro. Il Comitato raccomanda quindi di vaccinare il personale dei servizi di pronto soccorso, della medicina dei trapianti e di assistenza agli anziani per proteggerli dal coronavirus. Un altro gruppo che ha la priorità sugli altri è quello composto sia dagli anziani la cui età è compresa tra i 75 e gli 80 anni e sia, ad esempio, dal personale ospedaliero delle strutture per malati di demenza dato che anche per loro il rischio di contrarre il virus è molto alto.

Nel Land della Sassonia, spiega il Tagesschau, dal 14 dicembre al 10 gennaio entrerà in vigore un lockdown che prevederà la chiusura delle scuole, degli asili e dei negozi che non si occupano della vendita di prodotti alimentari e dei beni di prima necessità. Il ministro dell’economia della Sassonia Martin Dulig intende aggiungere anche il divieto di bere alcolici all’aperto e di praticare sport in ambienti chiusi, dato il tasso dei contagi sempre più alto. Anche la Turingia manifesta segni di preoccupazione e, infatti, non intende allentare le restrizioni per Natale. Inoltre, sta esaminando le raccomandazioni emanate dall’Accademia Nazionale delle Scienze Leopoldina, al contrario della Baviera la quale ha deciso già di sostenerle. In particolare, sottolinea il giornale Deutsche Welle, l’Accademia Nazionale delle Scienze consiglia fortemente, a partire dal 14 dicembre, di ridurre al minimo i contatti sia nel settore professionale che in quello privato preferendo la didattica a distanza e la sospensione delle attività di gruppo mentre, dal 24 dicembre al 10 gennaio, di mettere in atto un lockdown più rigido. Il primo ministro della Turingia Bodo Ramelow si oppone alle nuove restrizioni in quanto ritiene che sia molto più importante concentrarsi sulle zone più colpite anziché chiudere direttamente tutto. Di tutt’altra opinione è invece l’esperto sanitario dell’SPD ed epidemiologo Karl Lauterbach il quale evidenzia la necessità di un lockdown più severo. Con un’aspettativa di altri 25.000 decessi entro la fine di gennaio, si cerca di adottare le misure migliori per fare in modo che il coronavirus non continui ad espandersi ancora.

M.C.

In Portogallo la testata Jornal de Notícias annuncia la candidatura del campione della Juventus Cristiano Ronaldo a giocatore dell’anno e del secolo. L’attaccante è uno dei finalisti per la vittoria del prestigioso riconoscimento assegnato al Global Soccer Awards, uno degli eventi più importanti in ambito calcistico, che si terrà a Dubai il prossimo 27 dicembre. Il calciatore originario dell’isola di Madeira ha già vinto il premio come miglior giocatore negli ultimi quattro anni, dopo essere già stato premiato nel 2011 e nel 2014 e dovrà affrontare la concorrenza di due campioni: l’argentino del Barcellona Lionel Messi e il polacco del Bayern Monaco Robert Lewandoski. Ronaldo e Messi si contenderanno anche il titolo di miglior giocatore del secolo, per il periodo compreso tra il 2001 e il 2020. Il calciatore juventino non sarà l’unico portoghese a poter essere premiato. Tra i candidati lusitani compaiono il tecnico del Tottenham José Mourinho, lo storico manager che portò sul tetto d’Europa l’Inter candidato a miglior allenatore del secolo, e l’agente sportivo Jorge Mendes, già vincitore di nove delle dieci edizioni.

Cambiando argomento, secondo quanto riportato dal portale SIC Notícias, “Il Portogallo ha di fronte a sé una sfida importante: al fine di conseguire gli obiettivi europei, per il 2030 dovremo dimostrare di aver investito il 3% del Pil nella ricerca e dovremo creare 25mila nuovi posti di lavoro qualificati”, queste le parole del Ministro dell’istruzione portoghese Manuel Heitor al Convegno Nazionale dei Politecnici (ENP). Il Ministro ha delineato quattro importanti sfide nel campo dell’istruzione superiore, la prima delle quali consiste nel garantire l’accesso all’istruzione universitaria ai gruppi più vulnerabili. Ha poi sottolineato la necessità di “diversificare l’offerta formativa in concomitanza con i centri di ricerca e con le esigenze del mercato del lavoro”. Dirigendosi poi ai politecnici ha ribadito che queste istituzioni “devono continuare a scommettere” sui corsi professionali, realtà che ad oggi in Portogallo hanno attratto circa 400mila studenti. La quarta sfida ha l’obiettivo di migliorare la posizione in Europa degli istituti di istruzione superiore portoghesi, rafforzando la rete di collaborazione tra le università europee per la ricerca e la selezione dei docenti.

G.D.P

Il sindaco di Mosca, capitale della Federazione russa, ha annunciato l’apertura di un registro elettronico delle vaccinazioni contro il coronavirus a partire dal 4 dicembre, riferisce Mskagency.ru. Il presidente russo ha ordinato l’inizio di una vaccinazione su larga scala contro il Covid-19 e in primis la vaccinazione di cittadini a rischio. Mosca è pronta alla sfida: è stata realizzata la catena tecnologica e organizzativa della vaccinazione, sono state selezionate le strutture di stoccaggio specializzate, sono stati preparati frigoriferi e contenitori medici adatti alla consegna dei vaccini e il personale è stato sottoposto a una formazione specifica. Questa preparazione è dovuta al fatto che il farmaco richiede condizioni speciali di conservazione e trasporto a una temperatura non superiore a -18°C, secondo quanto riporta Vesti.ru. Medici, insegnanti e assistenti sociali saranno i primi a ricevere il vaccino contro il coronavirus, poi l’elenco si espanderà, riferisce Mskagency.ru. Il 5 dicembre inizieranno i lavori di 70 punti di vaccinazione, secondo la fonte Russian.rt. La vaccinazione richiede almeno un’ora: ci sarà bisogno di un esame medico, della preparazione del farmaco e dell’osservazione post-vaccinazione. Secondo quanto riportato da Stopcoronavirus.rf, le sperimentazioni cliniche del vaccino EpiVacCorona sono iniziate nella regione di Mosca e i residenti sono stati invitati a partecipare ai test. Il farmaco è stato consegnato a due istituzioni mediche della regione, a Krasnogorsk e a Mosca. I volontari di età superiore ai 18 anni e senza malattie croniche possono partecipare ai test mandando la candidatura sul sito web per la prevenzione al coronavirus del Ministero della Salute della Regione di Mosca. Tuttavia, due regioni destano particolare preoccupazione per la situazione epidemiologica, San Pietroburgo e la regione di Kaliningrad, scrive Pravda.ru, e Michail Muraško, capo del Ministero della Salute, ha esortato i responsabili delle regioni a adottare misure più restrittive. Per quanto riguarda il riconoscimento del vaccino russo, l’Unione Europea sembra aver cambiato la sua posizione sull’uso di Sputnik V, secondo quanto afferma il capo del Fondo russo per gli investimenti diretti Kirill Dmitriev, riferisce Gazeta.ru. Dmitriev ha notato un cambiamento positivo nella posizione dell’Unione Europea, che in particolare offre l’opportunità per uno Stato membro dell’UE di approvare l’uso del vaccino Sputnik V esclusivamente sul suo territorio in caso di emergenza. Questo è un importante passo per il riconoscimento del vaccino russo in Europa. Nel frattempo, i dati sulla diffusione dell’epidemia suggeriscono un rallentamento, ha affermato il viceministro Tat’jana Golikova in un incontro del 4 dicembre. Come riportato da Regnum.ru, i primi lotti di vaccini contro il coronavirus hanno iniziato ad arrivare nelle regioni della Federazione. Infatti, a partire dal primo dicembre 168.000 dosi del vaccino Sputnik V sono entrate nella circolazione civile e tutte le regioni sono pronte per la vaccinazione di massa, riporta Regnum.ru. Il vice primo ministro ha anche negato le notizie dei media stranieri sulle statistiche “inaffidabili” sul coronavirus nel Paese, scrive Ria.ru. In primavera i media stranieri che lavorano in Russia hanno pubblicato una serie di materiali sull’inaffidabilità delle statistiche di rilevamento e mortalità del coronavirus, insinuando che gli organismi ufficiali russi, inclusa la sede operativa, il Rosstat (Servizio statistico federale) e così via abbiano falsificato i dati. Ha quindi sottolineato che i dati rilasciati sono totalmente affidabili poiché le organizzazioni mediche inviano le informazioni necessarie al Rospotrebnadzor, che a sua volta genera informazioni per la sede operativa e che a sua volta pubblica i dati sul sito Stopcoronavirus.rf. I dati sulla mortalità giornaliera includono solo i casi in cui non è richiesta ulteriore conferma con un’autopsia. In questa settimana c’è stato un importante cambiamento: il presidente Putin ha firmato un decreto sulla nuova nomina di Čubajs, ex capo di Rusnano, una società non profit russa di proprietà dello stato che dovrebbe coordinare governo, imprenditoria e scienziati nell’implementazione di politiche pubbliche nella nanotecnologia e nano-industria. Ne dà notizia il servizio stampa del Cremlino: il presidente ha nominato Čubajs rappresentante speciale del presidente per le relazioni con le organizzazioni internazionali per il raggiungimento di obiettivi di sviluppo sostenibile, riporta Ria.ru. Il presidente Putin ha inoltre annunciato una trasformazione digitale, riporta Ria.ru, e la videoconferenza è stata riportata sul sito del servizio stampa del Cremlino. Il Paese dovrà affrontare la trasformazione digitale e l’adozione della tecnologia di intelligenza artificiale. Il presidente ha sottolineato che miliardi di rubli saranno stanziati per la trasformazione digitale della pubblica amministrazione e il trasferimento di tutti i servizi pubblici in formato elettronico e che ciò è importante per un miglioramento del benessere e della qualità della vita dei russi. Per quanto riguarda la politica estera, i rapporti tra Russia e Turchia hanno rischiato di incrinarsi: il 3 dicembre la Turchia ha confermato la detenzione di due cittadini russi e di un cittadino turco per delle riprese non autorizzate di un centro di produzione di droni da combattimento Baykar Savunma, riferisce Iz.ru. Il periodo di detenzione dei giornalisti di NTV, una rete televisiva turca, è stato poi prorogato di tre giorni per permettere le indagini ufficiali. Il tribunale di Istanbul ha deciso di rimettere in libertà i giornalisti russi che sono stati espulsi dalla Turchia, secondo quanto riporta Ria.ru. Il Ministro degli Esteri russo Lavrov ha espresso soddisfazione per questa decisione che permette una ripresa dei contatti russo-turchi.

S.P.

AFRICA

Dopo una lotta a colpi di tavolette di cioccolato, la Costa d’Avorio decide di rimuovere le sanzioni nei confronti di Hershey. Da Le Monde arriva la notizia di una tregua: dopo le iniziali remore, la multinazionale del cioccolato ha deciso di versare il cosiddetto Différentiel de Revenu Décent (DRD), ossia un bonus di 400 dollari per ogni tonnellata di cacao venduto. Questo contributo è stato stabilito dal Conseil du Café-Cacao per garantire una remunerazione più equa per i coltivatori ivoriani, considerando che il 50% di loro vive sotto la soglia di povertà.  

V.P.

In Mozambico, O País ha fornito importanti aggiornamenti per quanto concerne lo sviluppo dei vaccini. Non si tratta dell’immunizzazione per contrastare la pandemia da Covid-19, bensì della creazione del vaccino contro l’HIV/AIDS. Le autorità sanitarie del Paese africano assicurano che sono stati mossi significativi passi in avanti e che sono in corso le analisi per verificare l’efficacia del vaccino. Stando alle dichiarazioni dei ricercatori del Ministero della Salute mozambicano e del Centro di Ricerca di Polana Caniço, ancora non è stata prevista la data di conclusione dei lavori. I test per la scoperta del vaccino hanno avuto inizio nel 2011 e hanno portato a risultati promettenti.

G.D.P.

MEDIO ORIENTE

Fonti afghane hanno riferito ad al-Quds al-Arabi del raggiungimento di una svolta nell’ambito del dialogo tra talebani e governo afgano in corso a Doha, in Qatar. Dopo settimane di incontri, i rappresentanti delle parti hanno raggiunto un accordo sulle regole procedurali per avviare i negoziati di pace. A confermare la notizia è intervenuto il portavoce talebano Muhammad Naeem con una nota su Twitter. Il 29 febbraio 2020 sotto gli auspici del Qatar era stato firmato a Doha un accordo per giungere ad un’intesa di pace in Afghanistan. L’incontro si era svolto alla presenza del vice primo ministro Khalid al-Attiyah, del ministro degli affari esteri Muhammad al-Thani, di Mike Pompeo, Segretario di Stato americano, e del mullah Abdul Ghani Baradar, vicedirettore per gli affari politici talebani. I negoziati sarebbero dovuti iniziare il 10 marzo, tuttavia il sorgere di divergenze sul rilascio dei prigionieri e sulle procedure da tenere durante i colloqui oltre a un’improvvisa escalation di violenza avevano congelato gli appuntamenti. L’accordo prevede un graduale ritiro delle forze statunitensi insieme all’avvio di un dialogo inter-afghano. In coincidenza con l’inizio dei negoziati, sabato, il comitato direttivo per la riconciliazione afgana ha indetto la sua prima riunione a Kabul, alla presenza del presidente Ashraf Ghani e di ex leader politici e militari, per fissare l’agenda dei colloqui di pace. Durante la riunione, i partecipanti hanno cercato di delineare una prospettiva comune riguardo al piano proposto oltre a tracciare linee guida da seguire nei colloqui con i talebani. Una fonte ha riferito ad Al-Jazeera che la squadra del governo darà priorità alla questione del cessate il fuoco. L’annuncio dell’accordo anticipa di qualche ora le dichiarazioni del capo di stato maggiore statunitense, il generale Mark Milley, il quale ha riferito che il Pentagono ha approvato il piano per il ritiro dall’Afghanistan. Sempre nello stesso intervento, il capo militare ha aggiunto che il futuro delle forze americane nel Paese, le quali verranno ridotte a 2.500 soldati, sarà nelle mani della amministrazione Biden.

L.D.

Nell’orbita Siria, nella giornata di venerdì si è conclusa a Ginevra, senza notevoli progressi, la quarta seduta del Comitato costituzionale siriano, malgrado l’ottimismo dell’inviato Onu in Siria, Geir Pederson, il quale ha tuttavia riposto le speranze di un passo decisivo nel prossimo round in programma ad inizio anno. Mentre la delegazione del governo siriano, guidata da Ahmed al-Kuzbari, ha cercato di concentrare le discussioni sulle sanzioni e il ritorno dei rifugiati, l’opposizione, guidata da Hadi al-Bahra, ha inteso indirizzare il colloquio su una soluzione politica e sull’impellenza che la nuova costituzione garantisca i diritti dei rifugiati e degli sfollati. Sempre al-Bahra ha sottolineato la necessità di includere nella costituzione, oltre ai ben noti punti saldi (i principi di base, i poteri dello Stato, l’istituzione della Corte costituzionale), contenuti statutari in vista di risolvere le principali questioni cui è stato esposto il popolo siriano negli ultimi anni. Nella prima parte della seduta, la delegazione del governo ha presentato otto principi, tra cui la lotta al terrorismo e alle sue cause, la condanna dei Paesi che lo sostengono, il risarcimento del danno materiale e morale e la condanna dell’occupazione straniera. L’agenzia di stampa SANA ne ha riportato parte del discorso da cui è emerso l’appello alla revoca immediata delle sanzioni, in vista di aiutare i rifugiati siriani a tornare in patria e a contribuire alla sua ricostruzione. Gli osservatori ritengono che la delegazione del governo siriano stia cercando di sfruttare qualsiasi riunione per chiedere la revoca delle sanzioni e ottenere aiuti internazionali con il pretesto di riabilitare le infrastrutture per accogliere i rifugiati. L’attenzione è ora dunque rivolta alla quinta seduta del Comitato prevista per il 25 gennaio prossimo. Secondo gli analisti il quinto round sarà una tappa cruciale sulla tabella di marcia, poiché verranno allo scoperto le vere intenzioni di tutte le delegazioni, a partire da quella governativa, posta di fronte al bivio tra intraprendere finalmente una discussione sui contenuti costituzionali, in sintonia col comitato, o continuare in una politica di ostruzione, mettendone a repentaglio la riuscita.

L.D.

Secondo quanto riportato da al-Arab, il presidente iracheno Barham Salih ha salutato con entusiasmo la notizia della visita di Papa Francesco in Iraq, prevista per il marzo prossimo. In una nota su Twitter, il presidente ha parlato di un avvenimento storico, sottolineando come la visita rappresenti un messaggio di pace per il Paese e per l’intera regione. Il viaggio apostolico di Francesco includerà cinque tappe, tra cui Baghdad, Erbil, Mosul e Qaraqosh nel Governatorato di Ninive. Il portavoce della Santa Sede Matteo Bruni ha dichiarato in una nota che il programma della visita sarà annunciato in un secondo momento e terrà conto della valutazione dello stato di emergenza sanitaria. Sin dall’antichità l’Iraq è stato un mosaico di etnie e religioni, di cui oggi i mussulmani costituiscono la maggioranza, mentre il cristianesimo rappresenta la seconda confessione per numero di fedeli. Fino al 2003 risiedevano in Iraq circa un milione e mezzo di cristiani, mentre ora la loro presenza è copiosamente ridotta con cifre che ammontano a 400mila fedeli. La maggior parte dei cristiani iracheni sono immigrati in Europa, America e altri Paesi, in fuga dagli sconvolgimenti politici, in alcuni casi presi anche di mira da organizzazioni terroristiche, tra cui Al Qaeda e l’ISIS. Alla Riunione delle opere di aiuto alle Chiese orientali, nel giugno 2019, Francesco aveva confidato questo suo desiderio che avrebbe voluto già realizzare nel 2020 se non fosse stato per la pandemia. Il Papa aveva rinnovato l’intenzione di voler far visita all’Iraq durante l’incontro col presidente Barham Salih, ricevuto per la seconda volta in Vaticano lo scorso 25 gennaio, dopo il faccia a faccia del 2018. Nell’incontro si era discusso dei conflitti mai sopiti nella regione, di convivenza e di contrasto all’estremismo. Durante il suo pontificato, anche Papa Giovanni Paolo II aveva espresso la volontà di visitare l’Iraq, fatto che sembrò potesse verificarsi nel dicembre 1999. La città di Ur, considerata tradizionalmente il luogo natale di Abramo, sarebbe dovuta essere la prima tappa di un pellegrinaggio tra Egitto, Israele e Palestina. Tuttavia, i negoziati con il governo dell’allora presidente iracheno, Saddam Hussein, subirono una brusca interruzione, finendo per congelare definitivamente la visita.

L.D.

AMERICA

Negli Stati Uniti nelle ultime ore si è parlato del ‘ritorno’ di Fauci nei futuri piani di lotta alla pandemia. Non che il massimo esperto americano di malattie infettive se ne sia mai andato. Si è avuta quest’impressione via via che ha perso il favore di Donald Trump, accantonato anche se il Paese era alle prese con una pandemia. In una situazione ordinaria, la decisione di Biden di mantenerlo non sarebbe stata degna di nota, ma in quanto bersagliato da Trump in più occasioni, Fauci è assurto a simbolo di trasparenza medica. Giovedì, il futuro inquilino alla Casa Bianca ha dichiarato in un messaggio ufficiale che il Dr. Fauci tornerà a svolgere un ruolo di primo piano all’interno della politica sanitaria. Immediata la risposta del diretto interessato, avvenuta in diretta televisiva sul canale della NBC, nella quale ha espresso la sua gratitudine per la chiamata di Biden. Trump era stato apertamente sprezzante nei confronti di Fauci, direttore dell’Istituto nazionale di allergie e malattie infettive, dimostrando insofferenza per la sua popolarità. Il Tycoon, che spesso ha respinto la minaccia del coronavirus, aveva reagito con indiscreta frustrazione anche agli sforzi di Fauci di sensibilizzare gli americani all’uso di mascherine e a diminuire gli spostamenti, preferendo l’opinione dei suoi consiglieri che hanno sostenuto l’intenzione di riaprire l’economia il prima possibile. La composizione del team sanitario di Biden sarà cruciale per il successo o il fallimento della sua presidenza, molto più di quanto non sia stata per le passate amministrazioni. Il presidente eletto entrerà in carica nel mezzo di una furiosa pandemia che ha causato circa 275.000 vittime, in un momento in cui l’amministrazione uscente ha indebolito l’Affordable Care Act, una legge che fornisce assicurazioni a milioni di persone, con molti americani che hanno perso la copertura sanitaria oltre a posti di lavoro. Al centro dei lavori ruota la supervisione della complessa distribuzione, sia dal punto di vista etico che logistico, di un vaccino contro il coronavirus una volta approvato. Le decisioni su chi occuperà ruoli preminenti nella squadra sanitaria non sono ancora definitive, riferiscono fonti vicine a funzionari impegnati nella transizione. Tuttavia, potrebbero essere annunciate già partire dalla prossima settimana, secondo il Washington Post.

L.D.

A Cuba, il Diario de Cuba riporta la notizia che il governo avrebbe autorizzato la partecipazione maggioritaria di investitori stranieri in alcune imprese di capitale misto che si trovano sull’isola per cercare di recuperare liquidità e uscire, quindi, dalla crisi economica. Sullo stesso giornale si legge la notizia che lo stato cubano si scaglia contro il Movimiento San Isidro (MSI) e contro gli artisti che hanno partecipato alla seduta con il Ministero della Cultura, definendoli terroristi. Il governo definisce “El asesinato de reputación” uno degli indicatori che gli osservatori internazionali monitorano per prevenire genocidi, massacri e crimini contro l’umanità.

                                                                                                  A.C.

In Uruguay Infobae riporta il decesso dell’ex presidente Tabaré Vázquez domenica 6 dicembre, all’età di 80 anni, a seguito di una ricaduta di cancro ai polmoni che lo affliggeva dal 2019. Negli ultimi dieci giorni, l’ex presidente aveva subito un peggioramento della sua salute, con diverse complicazioni legate al cancro, come ha spiegato il figlio Alvaro Vázquez, un oncologo di professione come il padre.

 Il leader del “Frente Amplio” con la sua vittoria nel 2004 ha rotto l’egemonia delle forze politiche tradizionali del Paese: il “Partido Colorado” e il “Partido Nacional”.

In una cerimonia intima, la famiglia dell’ex presidente uruguaiano Tabaré Vázquez, ha seppellito il due volte presidente nel cimitero di La Teja, suo quartiere natale. In un silenzio assoluto, rotto solo dalla risposta religiosa e dal tocco finale di preghiera con una tromba militare, Vázquez è stato sepolto in una bara ricoperta dalle bandiere rosse, blu e bianche del Frente Amplio (FA) e del Club Atlético Progreso, di cui è stato presidente tra il 1979 e il 1989.

Migliaia di uruguaiani sono scesi in piazza a Montevideo per partecipare al corteo funebre dell’ex presidente, figura di spicco della sinistra latino-americana. I cittadini accalcati sui marciapiedi, cantando, applaudendo, gettando fiori e portando bandiere della FA, hanno salutato il passaggio del veicolo con i resti mortali di Vázquez verso il cimitero. Il veicolo, che ha lasciato le pompe funebri Martinelli poco dopo le 13:00 ora locale, è arrivato intorno alle 14:30 al Cimitero di La Teja, un’area a cui l’ex presidente (2005-2010 e 2015- 2020) è stato sempre attaccato a livello sociale e politico.

A.C

L‘Argentina ha approvato una nuova tassa sulle grandi fortune per pagare le forniture mediche e per finanziare gli aiuti di stato durante la pandemia del coronavirus, scrive il BBC News. L’iniziativa è stata votata in Senato in una sessione straordinaria che è durata più di sei ore e ha ottenuto 42 voti a favore e 26 contrari. La cosiddetta Legge di Solidarietà e Contributo Straordinario riguarda più di 12.000 persone che hanno dichiarato beni per oltre 200 milioni di pesos (2,5 milioni di dollari) in tutto il Paese. Il presidente della Commissione del Bilancio e Finanze del Senato, Carlos Caserio, ha assicurato che il provvedimento è stato un aiuto “unico”: “È un contributo che chiediamo agli alti e grandi patrimoni del Paese”. Secondo un rapporto dall’ufficio del bilancio del Congresso, con questo contributo lo stato raccoglierà 420.000 milioni di dollari (5,14 milioni di dollari).

Il senatore dell’opposizione Martín Lousteau è stato uno dei primi a criticarlo. “Abbiamo un Paese con una pressione fiscale record e nonostante ciò abbiamo una povertà record e difficoltà a generare occupazione”, ha affermato.

Secondo l’agenzia di stampa AFP, il 20% del denaro raccolto sarà utilizzato per garantire l’approvvigionamento di forniture mediche, il 20% per aiutare le piccole e medie imprese, un altro 20% per borse di studio studentesche, il 15% per lo sviluppo sociale e il restante 25% per progetti di gas naturale.

A.C

In Venezuela, la popolazione, né i rappresentanti chavisti né gli oppositori degli oppositori, ha deciso di non recarsi a votare per nessuno dei candidati proposti per comporre la nuova Assemblea Nazionale, scrive Infobae. Il presidente dell’Assemblea nazionale costituente aveva avvertito la popolazione di interrompere la fornitura di cibo se non si fosse presentata al voto e la cosa sorprendente è che solo il 18 per cento dei venezuelani ha partecipato alle urne, secondo l’Osservatorio dell’Assemblea nazionale guidato da Juan Guaidó. Trino Márquez, professore di sociologia presso l’Università centrale del Venezuela, ha dichiarato: “Poiché chi non mangia non vota, oggi abbiamo visto la prova tangibile che in Venezuela nessuno mangia: nessuno è andato a votare”.

La pressione, le minacce e la coercizione porta a porta non erano sufficienti a sottomettere il popolo venezuelano, poiché infatti la dignità dei più umili è stato il colpo più duro che ha ricevuto questa domenica il Palazzo Miraflores.

Tale era la disperazione del regime che è stato ordinato di prolungare l’orario di chiusura delle urne per aggiungere movimento nei centri elettorali.

Domenica sera, quando il fallimento era già statisticamente evidente, un leader dell’opposizione ironizzava di nascosto: “Gli audio dei leader chavista erano più dei voti che venivano contati”. Si riferiva all’enorme numero di registrazioni di referenti del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) che sono circolati per tutta la domenica chiedendo uno sforzo disperato da parte dei suoi luogotenenti per trasferire la popolazione ai seggi elettorali.

 L’organizzazione “Socialist International” (IS) ha descritto come illegittime le elezioni legislative indette dal regime di Nicolás Maduro. Attraverso una dichiarazione, l’organizzazione internazionale dei partiti socialdemocratici, socialisti e sindacali, fondata in Germania nel 1951, ha espresso il suo sostegno e solidarietà al popolo del Venezuela e alle sue forze democratiche che hanno visto ancora una volta le loro libertà e diritti gravemente violati dal regime dittatoriale di Nicolás Maduro. L’Internazionale socialista ha respinto i risultati delle elezioni e ha assicurato che si sono svolte senza un’efficace e indipendente osservazione internazionale, con un potere elettorale sotto stretto e totale controllo ufficiale e con un sistema di partiti politici in cui il regime di Maduro è impegnato da anni nell’attaccare, cooptare e distruggere. L’organizzazione ha sottolineato che sia la convocazione che la preparazione e lo svolgimento delle elezioni sono state respinte da un numero significativo di Paesi della regione, nonché dal Gruppo di Lima, dall’Organizzazione degli Stati americani e dall’Unione Europea considerando che “gli standard minimi” richiesti per effettuare un voto equo, competitivo e trasparente sono stati ben lungi dall’essere rispettati.

A.C

ASIA

Secondo il giornale The standard, la Cina si sta preparando al lancio dei vaccini contro il Covid-19 su larga scala, motivo per cui i governi provinciali cinesi hanno iniziato ad ordinare i vaccini sperimentali fabbricati internamente. Tuttavia, i funzionari sanitari devono ancora esprimersi al riguardo in quanto non hanno ancora detto se tali vaccini funzioneranno bene né, ad esempio, come riusciranno a raggiungere tutta la popolazione nazionale. La Cina non ha ancora ricevuto un’approvazione finale, ma nonostante ciò più di 1 milione di operatori sanitari e altri lavoratori che sono considerati ad alto rischio di infezione, grazie al permesso di emergenza, hanno già ricevuto i vaccini sperimentali e ancora non ci sono state notizie sui possibili effetti collaterali. Oggi l’industria farmaceutica cinese ha almeno cinque vaccini che sono stati testati in più di una dozzina di Paesi tra cui Russia, Egitto e Messico. Nonostante ciò, gli esperti sanitari dicono che, anche se i vaccini hanno successo, il processo di certificazione per gli Stati Uniti, l’Europa, il Giappone e altri Paesi sviluppati potrebbe essere troppo complesso. Tuttavia, la Cina ha affermato che garantirà l’accessibilità dei prodotti anche ai Paesi in via di sviluppo. “Dobbiamo essere preparati per la produzione su larga scala” ha affermato il vicepremier cinese Sun Chunlan dopo aver fatto una visita agli scienziati che si occupano dello sviluppo dei vaccini.

Ora cambiando argomento, giorni fa avevamo parlato della nuova missione cinese Chang’e 5 grazie alla quale il paese asiatico ha spedito sulla luna un razzo il cui fine era quello di riportare campioni della superficie lunare sulla Terra. In merito a ciò il 7 dicembre il giornale Thestandardha riportato aggiornamenti, i quali spiegano che la navicella robotica Chang’e ha concluso la sua fase di salita dopo aver attraccato sulla Luna. Il veicolo spaziale ha effettuato il trasferimento del materiale lunare, nello specifico è stato raccolto un contenitore con 2 chilogrammi di rocce, e 30 minuti dopo è stato trasferito sull’orbiter (la parte della nave spaziale che si stacca dall’intera struttura per compiere un’orbita prefissata al termine della quale viene poi recuperata). Ora i campioni di roccia dovrebbero atterrare nelle praterie settentrionali della Cina, nello specifico nella regione della Mongolia intorno a metà dicembre. Questi saranno i primi campioni freschi della superficie lunare ottenuti dagli scienziati dopo la sonda dell’Unione Sovietica nel 1976. Se la missione avrà successo, la Cina diventerà il terzo Paese dopo gli Stati Uniti e l’ex Unione Sovietica a portare le rocce lunari sulla Terra. Oggi il Paese asiatico si trova ad affrontare una serie di missioni spaziali che sono sempre più ambiziose, tra cui una nuova sonda in rotta verso Marte e anche lo sviluppo di un aereo spaziale riutilizzabile.

A.B.

Rassegna stampa a cura di:
Alessandra Semeraro (responsabile inglese, cinese, portoghese, arabo)
Alissa Bianconi & Livio D’Alessio (lingua inglese)
Alissa Bianconi (lingua cinese)
Livio D’Alessio (lingua araba)
Veronica Battista (responsabile spagnolo, tedesco, francese, russo)
Angelica Chimienti & Alessandra Colone (lingua spagnola)
Vanessa Paoli (lingua francese)
Mariarosaria Carnicelli (lingua tedesca)
Simona Piergiacomo (lingua russa)
Claudia Lorenti (coordinatrice del progetto)


Alessandra Semeraro (responsabile inglese, cinese, portoghese, arabo)
Alissa Bianconi & Livio D’Alessio (lingua inglese)
Alissa Bianconi (lingua cinese)
Livio D’Alessio (lingua araba)
Veronica Battista (responsabile spagnolo, tedesco, francese, russo)
Angelica Chimienti & Alessandra Colone (lingua spagnola)
Vanessa Paoli (lingua francese)
Mariarosaria Carnicelli (lingua tedesca)
Simona Piergiacomo (lingua russa)
Claudia Lorenti (coordinatrice del progetto)

#ATUTTOMONDO

Pubblicato il

La rassegna stampa internazionale dell’UNINT

Nuova Zelanda, entro il 2040 a Wellington sono stati previsti dieci centimetri di innalzamento del livello del mare con un rischio di inondazione stimato per 10.000 case situate nelle principali città del Paese. Nel frattempo, in vari Paesi si registrano nuovi picchi di contagi da Covid-19 che, oltre a comportare perdite a livello umano, peggiorano ulteriormente la situazione economica mondiale. La Gran Bretagna sarebbe prossima a registrare i minimi storici per crescita del reddito, secondo una recente analisi.

EUROPA

In Spagna, ci sono cambiamenti in vista nel programma del governo per il Natale, scrive El Mundo. Dopo il trambusto provocato dalla prima bozza, che prevedeva che i pranzi e le cene di Natale non potessero superare le 6 persone provenienti da diversi centri di convivenza, il Ministero della Salute ha già chiarito la propria posizione con le comunità autonome attraverso l’introduzione di cambiamenti. Uno dei principali sarà mantenere il confinamento perimetrale in tutte le aree, in modo che nessuno possa lasciare la propria regione, tranne che per il ricongiungimento familiare.

Le comunità del Partito Popolare chiederanno anche che il limite di 6 persone venga aumentato durante le celebrazioni, e vedono possibile che il governo ceda e lo aumenti a 10.

Limitare lo spostamento tra le autonomie al ricongiungimento familiare rappresenta un cambiamento importante rispetto alla prima bozza, poiché era consentito qualsiasi viaggio purché fosse indispensabile e a patto che le regole di precauzione e di allontanamento sociale fossero rispettate al massimo.

Se la novità che il ministero ha proposto alle autonomie prospera, il Natale non potrebbe essere festeggiato in una comunità diversa da quella della casa di famiglia (ad esempio, in un hotel alle Canarie o in una casa rurale in montagna). Un altro dei punti caldi che saranno affrontati nel Consiglio Interterritoriale è il coprifuoco, infatti l’obiettivo principale è che durante i festeggiamenti natalizi venga mantenuta la reclusione notturna dato il divieto di uscire in strada negli orari stabiliti in ogni comunità autonoma.

Ci sono autonomie, come la Comunità di Madrid, che propongono di estendere il coprifuoco alle 2 del mattino per il 24 e per il 31 dicembre, a causa della particolare incidenza notturna delle celebrazioni.

A.C.

La Francia ha vissuto una settimana sicuramente ricca di emozioni e segnata da parole ricorrenti come ricordo             e          giustizia.
Come riportato da France Bleu, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, questi temi sono riaffiorati, così come la voce degli abitanti di Limoges che, nonostante la pandemia, sono scesi in piazza per sensibilizzare l’opinione pubblica e per far rivivere, almeno nella memoria,       tutte    le        donne che      hanno perso  la        vita.
Partendo dal piano personale di ogni singolo cittadino, questi momenti di raccoglimento hanno raggiunto una portata nazionale. Da Le Parisien giunge la notizia che è deceduto all’età di 100 anni Daniel Cordier, partigiano nel fronte della Resistenza francese e segretario di Jean Moulin, anch’egli eroe della Seconda guerra mondiale. La commemorazione è stata scandita dalle parole del presidente Emmanuel Macron che lo ha ricordato come «un francese libero, innamorato di una Francia senza catene».
Tra questi attimi di commozione, alcuni eventi hanno tuttavia acceso numerosi dibattiti e lasciato l’amaro in bocca per molti cittadini. Contrastanti sono tutt’ora le posizioni sul famigerato articolo 24, noto anche come la legge sulla “sicurezzaglobale”. Per quanto riportato da Le Figaro, vi è stata inizialmente l’intenzione da parte del primo ministro Jean Castex di costituire un comitato indipendente per rivedere la stesura dell’articolo, prestando particolare attenzione a non ledere l’immagine    delle   forze   dell’ordine. Un’immagine non delle più rosee, soprattutto alla luce degli ultimi fatti verificatisi a Parigi. Si legge da France 24 che nel XVII arrondissement Michel Zecler, un produttore musicale, è stato aggredito da tre poliziotti dinanzi a uno studio discografico poiché non indossava la mascherina. Dopo le iniziali dichiarazioni degli agenti che affermavano di aver semplicemente messo in atto la legittima difesa, le immagini del video diffuso da Loopsider hanno fatto emergere una diversa ricostruzione dei fatti: oltre a esser stata insultata, la vittima è stata ripetutamente percossa, senza rispondere subito all’attacco.
Inoltre, stando a quanto pubblicato da Le Monde, nella giornata di sabato 28 novembre, numerosi manifestanti hanno protestato contro «un controllo generalizzato e l’usodidroni», nonché il divieto di poter «filmare e pubblicare [le immagini degli] interventi delle forze dell’ordine», ossia i punti contenuti all’interno       dell’articolo. A seguito di tale vicenda, il 30 novembre è arrivata la notizia da Le Monde che questa legge verrà completamente riscritta.

V.P.

Stando a un’analisi che delinea le ricadute economiche della pandemia Covid-19, la Gran Bretagna sarebbe prossima a registrare minimi storici per crescita del reddito. Si tratterebbe del secondo peggior risultato dal 1955. Solo nel biennio 2015-17, quando il reddito è effettivamente diminuito dello 0,1% annuo, si è avuto un dato peggiore. Con il governo già sotto pressione per migliorare gli aiuti finanziari, è emerso che il reddito reale disponibile per le famiglie dovrebbe aumentare di appena l’1% da qui al 2024. L’analisi del think-thank Resolution Foundation, riportata dal Guardian, basata su dati ufficiali, evidenzia il lasso di tempo durante il quale lo shock economico dato dalla pandemia continuerà a pesare sulle finanze delle famiglie. Il prospetto si accompagna ad un incremento della disoccupazione che raggiungerà il picco di 2,6 milioni a metà del 2021 e rimarrà alta per molto tempo durante il post-pandemia. Il rapporto inoltre avverte che con i tagli al credito universale e ai crediti d’imposta di aprile, circa sei milioni di famiglie rischiano di perdere oltre 1.000 sterline l’anno. Mentre molti parlamentari dell’ala conservatrice si aspettavano che il cancelliere Rishi Sunak annullasse il piano, durante la revisione della spesa pubblica della scorsa settimana ciò non è avvenuto. Adam Corlett, principale economista della Resolution Foundation, ha dichiarato che il miglioramento delle prospettive sugli standard di vita dovrebbe essere una priorità assoluta per il governo una volta esauritosi il post-pandemia, soprattutto se il primo ministro vuole arrivare alle prossime elezioni con la prova dell’effettivo miglioramento nello standard di vita delle persone rispetto all’inizio quinquennio precedente.

In Scozia, la compagnia energetica SGN sta avviando un progetto sperimentale unico al mondo dal titolo H100 Fife, il quale prevedrà a partire dal 2023 la sostituzione del gas naturale impiegato per cucinare e riscaldare le abitazioni con idrogeno prodotto da elettrolisi dell’acqua. L’operazione sarà testata inizialmente in trecento case nell’area amministrativa del Fife, che fungeranno da laboratorio per i 4 anni successivi. Il Guardian riferisce che la sperimentazione gode del sostegno di Ofgem, il regolatore britannico del mercato energetico, che ha assegnato a SGN 18 milioni di sterline per sviluppare del progetto. La sovvenzione fa parte di un concorso di finanziamento che sostiene l’innovazione delle reti energetiche britanniche in vista di un futuro a basse emissioni di carbonio. Il governo scozzese sosterrà il progetto garantendo 6,9 milioni di sterline. L’idrogeno verde è parte centrale del piano del governo volto a svincolare la Gran Bretagna dai combustibili fossili. Il suo utilizzo si rivela particolarmente determinante nel riscaldamento centralizzato, che costituisce quasi un terzo delle emissioni di gas serra del Regno Unito, dal momento che circa l’85% delle case utilizza una caldaia a gas.

L.D.

Germania – il grafico del Berliner Morgenpost mostra che il numero delle persone positive ha raggiunto quasi i 1.100.000 casi. Secondo lo Zeit,dal primo dicembre sono entrate in vigore le nuove misure che avranno valenza fino al 20 e che prevedono un lockdown parziale e la possibilità di incontrare fino ad un massimo di 5 persone nelle proprie abitazioni; le scuole e gli asili rimarranno aperti, ma non appena verrà riscontrato un caso positivo l’intera classe dovrà rimanere in quarantena per 15 giorni e si potrà tornare a scuola solo con un esito negativo di tampone. Dal 23 dicembre al primo gennaio, le misure in vigore saranno diverse e permetteranno di accogliere 10 persone a casa, escludendo dal conteggio i bambini fino ai 14 anni. I diversi Länder possono decidere in che misura applicare queste restrizioni. Infatti, il Land Berlino ha deciso di mantenere misure più restrittive anche per il periodo delle festività dato l’alto numero di casi e dato che, come riportato sullo Zeit, un quarto dei letti in terapia intensiva destinati ai malati di Covid, risulta oggi occupato. A causa delle restrizioni degli ultimi mesi, a novembre, secondo i dati dell’agenzia del lavoro tedesca, è cresciuto il numero di annunci per lavori part-time. Grazie a questa maggiore possibilità è diminuito il numero dei disoccupati dello 0.1% rispetto al mese di ottobre ed è diminuito anche rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. In generale il mercato ha reagito meglio rispetto alla situazione riscontrata durante il lockdown nei primi mesi dell’anno, così riporta lo Spiegel.

L.M.

In Austria, gli attuali casi positivi sono quasi 55.000, come mostra il grafico del Presse. Nella giornata di mercoledì, il Consiglio dei ministri ha rilasciato le nuove misure di restrizione che entreranno in vigore lunedì 7. Sempre secondo il Presse, le misure prevedono il coprifuoco dalle 20 alle 6, per cui sarà possibile uscire solo per motivi di lavoro o di necessità; gli asili e le scuole, finora completamente chiusi, riapriranno con l’obbligo di mascherina per i bambini dai 10 anni; al contrario, le università continueranno con le lezioni online. I negozi e i fornitori di servizi alla persona apriranno nuovamente, ma rimarranno chiusi, fino al 7 gennaio, i servizi di ristorazione. Le nuove misure prevedono anche l’obbligo di 10 giorni di quarantena per chi ritorna nel Paese dall’estero. Come riporta il Kurier, da lunedì ci si potrà incontrare fino ad un massimo di 6 adulti e 6 bambini, ma nei giorni 23, 24 e 25 dicembre e 31 gennaio, ci si potrà incontrare nelle proprie abitazioni fino ad un massimo di10 persone. Secondo l’intervista rilasciata dalla ministra del turismo, Elisabeth Köstinger, al giornale Spiegel, nonostante la spinta della cancelliera Angela Merkel perché tutta Europa chiuda gli impianti sciistici, la riapertura in Austria sarà assicurata. Nonostante nel mese di marzo, questo settore abbia riscontrato numerosi focolai del virus, la ministra garantisce che verranno messe in atto tutte le misure possibili per garantire una stagione invernale in tutta sicurezza.

L.M.

Il giorno 27 novembre nella Federazione Russa è stato registrato un nuovo picco di casi di Coronavirus: 27.543 casi in tutto il Paese e 7.918 casi a Mosca, riporta il sito Mskagency.ru. In più, oltre alla preparazione di circa 300 siti di vaccinazione contro il Covid-19, il sindaco di Mosca, Sergej Sobjanin, ha annunciato il lancio di un sistema di monitoraggio della disponibilità di farmaci popolari per il coronavirus nelle farmacie, scrive Mskagency.ru. I dati registrati ad oggi riportano un numero totale di casi che supera i 2,3 milioni, come riporta Stopcoronavirus.rf. Sul fronte della lotta al coronavirus, al centro Vector si parla delle tempistiche di inizio vaccinazione. La vaccinazione di massa dei russi con il vaccino EpiVacCorona inizierà nel 2021, già da gennaio-febbraio, ne dà notizia Russian.rt riprendendo l’affermazione del rappresentante del Centro Vector Aleksander Ryžikov, capo del dipartimento delle infezioni zoonotiche e dell’influenza. Il Centro produrrà fino a 5 milioni di dosi annuali di vaccino, utilizzando l’attrezzatura esistente e questo volume potrà aumentare quando le grandi imprese saranno collegate al processo. L’entrata del vaccino nella circolazione civile dovrebbe avvenire il 10 dicembre, specialmente per i gruppi a rischio come operatori sanitari, insegnanti, anziani e coloro che soffrono di diabete, obesità e ipertensione, riporta Ria.ru. Secondo il ministro della salute russo Michail Muraško, nel 2021 il numero di persone vaccinate contro il coronavirus potrà raggiungere decine di milioni di persone.

Per quanto riguarda lo sviluppo dei settori del Paese, il 25 novembre il presidente Putin ha incontrato Igor’ Sečin, l’amministratore delegato della Rosneft, per discutere l’attuazione di grandi progetti della società petrolifera, riporta il servizio stampa del Cremlino. La società russa stipulerà un contratto a lungo termine con KamAZ (una casa produttrice di autocarri) per attrezzature aggiuntive fino a 2,5 mila unità. Inoltre, la Rosneft prevede di utilizzare l’energia eolica per il progetto Vostok Oil, riporta Iz.ru, che prevede la formazione di una nuova provincia di petrolio e gas nella penisola di Tajmyr, con una base di risorse di circa 5 miliardi di tonnellate di petrolio. Un altro evento importante c’è stato il 26 novembre, quando il Ministero della Difesa russo ha pubblicato il video del test di lancio del missile navale ipersonico “Zircon”, secondo quanto riportato da Russian.rt, che, partito dal Mar Bianco, ha percorso 450 chilometri e ha colpito una posizione difficile da raggiungere nel mare di Barents. Il razzo ha raggiunto una velocità di circa 9.500 chilometri orari (equivalente a più di 8 Mach) e il lancio è stato effettuato da parte della fregata “Admiral Gorshkov” come parte di test per nuovi tipi di armi. Il lancio di questo missile ha avuto un grande riscontro in altri Paesi, per esempio gli inglesi l’hanno apprezzato, come riporta Ria.ru. Secondo il Daily Mail, Zircon potrebbe essere utilizzato contro le città statunitensi in caso di guerra nucleare. In realtà, il lancio è stato effettuato in risposta ai test dei missili americani nel Mar Nero, non lontano dalla Crimea.

Siamo ormai a dicembre e anche la Russia si prepara alle cerimonie di fine anno: il 17 dicembre ci sarà la tradizionale conferenza stampa del presidente Putin che verrà svolta da remoto in formato video, ha fatto sapere il Cremlino il 27 novembre. Il 29 novembre l’ufficio stampa del presidente inizierà ad accreditare i giornalisti per la conferenza. L’addetto stampa del leader russo, Dmitrij Peskov, ha specificato che quest’anno la conferenza includerà elementi di linea diretta, ovvero i cittadini potranno porre delle domande al presidente utilizzando un’apposita applicazione, “Mosca a Putin”, riferisce Russian.rt. Inoltre, una bella notizia ci giunge dalla capitale russa: Mosca ha vinto il World Travel Awards 2020 come “Migliore destinazione turistica. Città”, riferisce il servizio stampa del Comitato del turismo della capitale. Come riporta Mskagency.ru, è il secondo anno consecutivo che Mosca vince questo premio e la cerimonia di premiazione si è svolta sotto forma di trasmissione online. I World Travel Awards sono istati istituiti nel 1993 e sono considerati i premi turistici più prestigiosi e a Mosca sono stati riconosciuti anche i premi per “Migliore destinazione turistica in Europa. Città” e “Migliore destinazione per lo studio del patrimonio culturale europeo”.

Per quanto riguarda l’Ungheria, il primo Paese europeo a manifestare un interesse verso il vaccino russo Sputnik V, il Ministro degli Affari Esteri e del Commercio ungherese Péter Szijjártó ha affermato che c’è una forte lobby in Europa contro i vaccini provenienti “dall’esterno” ma, nonostante ciò, ha confermato che Budapest agirà nell’interesse della sua popolazione, la cui principale necessità è ottenere un vaccino sicuro il prima possibile. Tuttavia, stabilire la produzione del vaccino russo in Ungheria potrebbe richiedere fino a un anno e mezzo e resta comunque necessaria la sua approvazione in Europa. Il 22 ottobre il Fondo Russo per gli Investimenti Diretti ha presentato domanda per tale approvazione e l’agenzia europea per i medicinali ha confermato di aver avviato i negoziati con lo sviluppatore del farmaco.

Spostando l’attenzione sul Nagorno-Karabakh, interessato fino a poche settimane fa da un sanguinoso conflitto, è possibile affermare che dal 10 novembre più di 25.000 rifugiati, in totale, sono finalmente ritornati in Karabakh, secondo quanto riporta Regnum.ru, accompagnati dalle forze di pace russe. Il 1° dicembre il presidente dell’Azerbaigian Aliyev ha annunciato che il corridoio Lachin nel Nagorno-Karabakh è stato trasferito sotto il controllo delle forze di pace russe, scrive Regnum.ru. Inizialmente, nella dichiarazione congiunta firmata il 10 novembre da Azerbaigian, Armenia e Russia, tale corridoio, che ha una grande importanza strategica, era sotto il controllo delle forze armene.

S.P.

AFRICA

Giovedì al-Araby al-Jadid ha riportato la notizia della morte dell’ex Primo Ministro del Sudan,
Sadiq al-Mahdi, avvenuta all’età di 84 anni a seguito di complicazioni dovute al contagio da Coronavirus. Discendente dell’Imam Muhammad Ahmad Al-Mahdi, figura eminente nella Guerra Mahdista, Sadiq al-Mahdi era nato nel 1935 a Omdurman. Subito dopo la laurea in Economia Agraria all’Università di Oxford, fu protagonista di una rapida ascesa ai vertici del Paese. Alla morte del padre nel 1964, fu eletto presidente del Partito Umma, e solo due anni più tardi era già all’apice del potere nazionale nelle vesti di Primo Ministro. La sua permanenza al governo non fu tuttavia duratura, a causa sia di conflitti interni allo stesso Partito Umma, alla cui guida subentrò Muhammad al-Mahjoub, sia per un colpo di stato militare guidato dall’ex presidente Jaafar Nimeiri alla fine degli anni Sessanta. Difatti al-Mahdi fu sottoposto a svariati arresti da parte del nuovo regime, tra cui anche una condanna a morte, salvo poi essere condonata in esilio, che al-Mahdi scontò in Libia. Durante il suo trascorso lontano dal Sudan, fu a capo di un’opposizione militare resasi poi protagonista di un tentativo, peraltro sventato, di colpo di stato ai danni del regime di Nimeiri. Nel 1985, a seguito della deposizione del regime militare in conseguenza di un sollevamento popolare, si tennero le elezioni generali, il cui esito vide il partito Umma ottenere la maggioranza in parlamento con la nomina di Sadiq al-Mahdi alla carica di presidente. Per i successivi tre anni fu alla guida di una turbolenta coalizione di governo, al termine dei quali un nuovo colpo di stato guidato da Omar al-Bashir, pose fine al suo secondo mandato. Dopo una serie di procedimenti giudiziari contro la sua persona, si verificarono i primi segni di un ravvicinamento tra al-Mahdi e Bashir, coronati da un loro incontro a Gibuti nel 1999. Ad ogni modo egli si rifiutò di partecipare al governo, scegliendo la via di quella da lui definita “jihad civile”. Con l’avvento del movimento rivoluzionario contro il regime di Bashir nel 2018, Sadiq al-Mahdi ha ricoperto posizioni di primo piano nell’ambito del processo di transizione, salvo poi trovarsi in profondo disaccordo con le Forze per la libertà e il cambiamento. Si è poi inoltre opposto alle istanze promosse da alcuni partiti di separare religione e Stato, oltreché ai i passi fatti dal governo verso la normalizzazione con Israele. Per la sua morte il Sudan ha annunciato tre giorni di lutto nazionale.

L.D.

MEDIO ORIENTE

Nella serata di giovedì si è consumato nella periferia Teheran, in Iran, l’omicidio del fisico iraniano Fakhri Zadeh, vittima di agguato terroristico mentre era a bordo della sua auto. Sebbene le identità degli esecutori non siano state ancora rese note, varie fonti sembrerebbero ricondurre l’attentato ad un’operazione ideata e coordinata dal Mossad. Molti sono gli indizi assunti a sostegno della tesi: Fakhri Zadeh era una figura di spicco nell’ambito del progetto iraniano volto a dotare il Paese di armamenti nucleari. Il suo nome era circolato peraltro durante una conferenza tenuta in vista del contenimento dell’Iran. A ciò si aggiunge il fatto che dal 2010 siano state uccise altre quattro figure coinvolte nell’ambito nucleare iraniano. Le autorità iraniane non hanno tardato ad attribuire la responsabilità delle azioni al governo israeliano. L’ayatollah Ali Khamenei ha espressamente minacciato ritorsione per l’assassinio di Fakhrizadeh, sottolineando la necessità di continuare il lavoro che stava facendo. Da parte sua, il capo dell’Organizzazione per l’energia atomica dell’Iran, Ali Akbar Salehi, ha affermato che la sua uccisione non fermerà né ostacolerà il programma nucleare del Paese. L’assassinio di Fakhrizadeh potrebbe portare a una ripresa delle ostilità tra l’Iran e i suoi avversari nelle ultime settimane del mandato di Donald Trump, col rischio di congestionare gli sforzi futuri del presidente eletto Joe Biden per rilanciare la svolta intrapresa dall’amministrazione Obama. A questo proposito, sono diverse le analisi di chi rintraccerebbe nell’operazione, un chiaro messaggio di Israele rivolto all’imminente presidenza democratica statunitense riguardo il recupero degli accordi sul nucleare iraniano. Citato dal giornale al-Quds al-Arabi, il portavoce del governo iraniano ha dichiarato che l’accaduto non resterà privo di una risposta, la quale tuttavia avverrà in ordine a un piano strategico ben ponderato.

L.D.


In Iraq, nella giornata di sabato fonti mediche hanno riportato la morte di 6 persone durante gli scontri avvenuti a Nassiriya, nel sud del Paese, dopo che i sostenitori del leader sciita Muqtada al-Sadr hanno preso di mira un sit-in di attivisti antigovernativi tenuto in piazza Al-Haboubi. Gli scontri tra le due parti sono continuati fino alla tarda notte di venerdì, quando le forze di sicurezza sono state in grado di riportare stabilità nelle aree del centro cittadino. Con le elezioni legislative previste per il prossimo giugno in un Paese peraltro dilaniato da interferenze straniere, i sostenitori di Al-Sadr erano scesi in piazza per manifestare la loro ostilità al governo di al-Kazimi, dopo che lo stesso Sadr aveva invitato i suoi sostenitori a manifestare contro una supposta corruzione nell’attuale governo, mossa che sembra dar motivo di un’imminente campagna elettorale. Il portavoce delle forze armate, il generale Yahya Rasul, ha riferito della decisione del primo ministro di istituire una commissione di inchiesta per indagare sui fatti avvenuti, oltre a imporre un coprifuoco e annullare le licenze per il possesso di armi. Gli osservatori affermano che l’escalation sciita a Baghdad e Nassiriya pone Al-Kazemi in una posizione critica. Se da un lato si mobilitasse al fine di opporvisi, potrebbe venir additato di scivolare verso uno scontro interno con le fazioni sciite. Dall’altro, qualora si dimostrasse accomodante, potrebbe venire accusato di debolezza politica, circostanza che lo indirizzerebbe a rassegnare le dimissioni lasciando il vertice dello Stato nelle mani dell’Iran. In ogni caso la prospettiva di un ennesimo sconvolgimento politico non è contemplata né dai leader religiosi né dalle forze al governo, riferisce il giornale al-Arab.

L.D.

AMERICA

Come riporta il DW, i Paesi della Comunità Andina (CAN) hanno firmato lo scorso martedì  una Carta ambientale per promuovere lo sviluppo sostenibile e il benessere degli abitanti della regione, ha riferito il ministro degli Affari esteri della Colombia, Claudia Blum. La Carta ambientale definisce tra i suoi obiettivi l’accelerazione dell’attuazione dell’Agenda 2030 e delle convenzioni sui cambiamenti climatici e la biodiversità e l’Accordo di Parigi, tra gli altri strumenti internazionali.

Il documento è stato approvato durante la XXV Riunione Ordinaria del Consiglio Andino dei Ministri degli Esteri (CAMRE) dai Governi di Bolivia, Colombia, Ecuador e Perù. Secondo Blum, sarà un quadro di azione a favore della protezione ambientale, dello sviluppo sostenibile e del benessere delle attuali e future generazioni di abitanti nella regione. Sottolinea, inoltre, l’importanza dell’educazione ambientale per il progresso dei nostri Paesi in questa materia e pone tra i suoi obiettivi il contributo a una ripresa economica dopo il Covid-19. In virtù della Carta Ambientale, i Paesi hanno anche deciso di inserire tra le loro linee di lavoro questioni come la gestione integrale delle risorse idriche, la conservazione e l’uso sostenibile della biodiversità, la prevenzione e cura dei disastri, la lotta all’estrazione illegale, la promozione dell’economia circolare e la gestione ecologicamente corretta dei prodotti chimici e dei rifiuti.

A.C.

In Colombia c’è stato un incendio nel comune colombiano di Riosucio, nel dipartimento della giungla di Chocó, al confine con Panama, scrive il DW

Il governo di Chocó ha precisato che l’incendio, già controllato, ha distrutto più di 50 case e ha provocato il decesso di almeno 2 persone. Le autorità locali hanno lanciato un SOS per gravità. Stiamo già articolando gli sforzi per la risposta ma le dimensioni sono catastrofiche, ha scritto il Segretario dell’Interno e Governo di Chocó, Carolina Córdoba. L’incendio, scoppiato sabato sera, si è diffuso per le strade di un comune in cui, secondo il funzionario di Medellín, William Yeffer Vivas, originario di Chocó, il 90% delle case è di legno e non dispone di vigili del fuoco.

Il funzionario ha paragonato questo incendio a quanto accaduto nel maggio 2010 quando sono state distrutte più di 30 case in quella città – situata sulle rive dell’Atrato, il fiume più grande della Colombia – e ha colpito centinaia di persone. Nel frattempo, il governatore del vicino dipartimento di Antioquia, Aníbal Gaviria, ha espresso “solidarietà e sostegno alla comunità di Riosucio” per l’incendio devastante e ha assicurato la partecipazione delle autorità locali all’emergenza. Questo incendio si verifica nello stesso mese in cui almeno una dozzina di comuni sono stati colpiti da forti piogge a Chocó, uno dei dipartimenti con i più alti tassi di povertà del Paese, abitato principalmente da comunità afro-discendenti e indigene.

A.C.

In Argentina, quella che era iniziata come una semplice critica alla squadra di rugby argentina, “Los Pumas”, per il discreto omaggio offerto al compianto ex calciatore Diego Armando Maradona, si è trasformata in uno scandalo che ha causato la sospensione di 3 giocatori, scrive il BBC News.

Lunedì l’Argentine Rugby Union (UAR) ha comunicato di ritirare la capitaneria della squadra da Pablo Matera e di sospenderlo insieme a Guido Petti e Santiago Socino, per una serie di messaggi, definiti razzisti e discriminatori dalla stampa locale, che i giocatori avrebbero postato tra il 2011 e il 2013 su Twitter. Di conseguenza, sia Matera che Petti si sono vergognati e scusati con tutti coloro che si sono sentiti offesi per le atrocità che sono state scritte.

Oltre ad annunciare la sospensione, l’UAR ha affermato di condannare ogni espressione di odio e di considerare inaccettabile che qualcuno con quel pensiero possa rappresentare l’Argentina.

A.C.

Il primo dicembre il New York Times ha riportato aggiornamenti in merito all’incendio avvenuto lo scorso anno sulla barca della Conception in California, negli Stati Uniti. Durante questo evento morirono 34 persone e solo 5 dei 6 membri dell’equipaggio riuscirono a fuggire. Nello specifico, la Conception era una barca per immersioni subacquee di 75 piedi. Secondo i giornalisti, i 33 passeggeri erano a bordo per svolgere un’escursione sulle isole del Canale (un parco a sud di Santa Barbara) quando, durante la notte, iniziò a scatenarsi l’incendio. La barca affondò a nord dell’isola di Santa Cruz. I decessi furono attribuiti all’inalazione di fumo e secondo gli investigatori il capitano Jerry Boylan, di 67 anni, aveva trascurato le principali precauzioni di sicurezza, il che ha ovviamente determinato la mortalità dell’incendio. Secondo i giornalisti, il signor Boylan non è riuscito a condurre le esercitazioni antincendio obbligatorie e, secondo l’accusa, non ha neppure inviato una guardia notturna o una pattuglia richiesta a livello federale. Nick Hanna, procuratore degli Stati Uniti, ha affermato che “Quella che sarebbe dovuta essere una piacevole e semplice vacanza subacquea, si è trasformata in un incubo infernale quando tutti i membri dell’equipaggio si sono ritrovati intrappolati in una stanza ardente dalla quale non c’era più via di fuga.” Kristi K. Johnson invece, assistente responsabile dell’ufficio di Los Angeles dell’FBI, si espresse dicendo che “Questa tragedia ha cambiato per sempre la vita di molte famiglie e persone care e, inoltre, ha profondamente colpito anche le persone che si trovavano lì che hanno osservato la scena con orrore”. Il signor Boylan dovrebbe presentarsi alle autorità federali nelle prossime settimane e bisogna ricordare che negli Stati Uniti ogni accusa di omicidio colposo in mare prevede una pena massima di dieci anni.

Ora cambiando argomento, sempre negli USA, secondo il New York Times, Brad Parscale, ex manager della campagna Trump che è stato retrocesso a luglio, martedì sera durante un’intervista per Fox News ha dichiarato che il presidente Trump avrebbe vinto facilmente le elezioni se solo avesse espresso più empatia rispetto all’attuale pandemia causata dal Covid-19. Infatti, in altri punti dell’intervista il signor Parscale ha sostenuto che Trump si trovava in una posizione in cui avrebbe potuto farcela. Tuttavia, secondo quanto emerso dall’intervista, tra Parscale e Trump attualmente non ci sono più contatti e per Parscale la rottura con Trump è stata piuttosto dolorosa, dal momento che ritiene di aver dedicato ogni momento della sua vita alla famiglia del tycoon.

A.B.

Per il Québec, arriva la notizia da Le Journal de Québecche mercoledì 25 novembre è venuto a mancare Marc-André Bédard, membro fondatore del Partito Quebecchese (PQ). Un uomo stroncato dal Covid-19, ma che ha lasciato molto a questo Paese grazie al suo impegno in materia di diritti umani. «Non si è dato alla politica per guadagnarsi da vivere, ma per fare un Paese» ha ricordato il capo del PQ Pierre Karl Péladeau.

V.P.

ASIA

Secondo quanto riportato dal China Daily il 30 novembre, nelle scuole elementari cinesi, nello specifico nella scuola di Yaqiao che si trova nella città di Jilin, a partire dall’inizio del semestre di settembre è stato introdotto un programma di ‘wushu’ o, in termini italiani, un programma di arti marziali, il cui fine è quello di rafforzare la forza fisica degli studenti. Gli insegnanti di educazione fisica hanno sviluppato lezioni di wushu e hanno chiesto agli studenti di esercitarsi regolarmente. Ovviamente, per il popolo cinese le arti marziali sono importanti perché, oltre a permettere agli studenti di sviluppare una nuova fisicità, sono un simbolo importante delle tradizioni cinesi poiché racchiudono gran parte della filosofia del Paese asiatico. Jia Liansheng, l’assistente principale della scuola, ha affermato che per formare gli studenti sono stati invitati insegnanti professionisti dell’associazione di arti marziali. Fortunatamente, gli studenti hanno accolto questa nuova proposta in maniera molto positiva, allenandosi sia a scuola sia dopo scuola e non solo, alcuni genitori hanno anche deciso di iniziare a svolgere l’attività con loro.

Ora, cambiando argomento, sempre il China Daily riporta un antico detto cinese secondo il quale “Chi vive sulla montagna vive di montagna e chi vive vicino all’acqua vive di acqua”. È così che i giornalisti cinesi introducono l’importanza della contea di Wuping, area verde che si trova nella provincia di Fujian. Le persone che vivono qui sono la prova vivente del benessere. Nonostante ciò, negli anni 90 la gente del posto ha iniziato a tagliare gli alberi e a vendere il legno per guadagnare denaro. L’eccessiva deforestazione che si è verificata a seguito ha spinto, nel 2001, il governo locale a riformare il sistema di proprietà forestale collettiva. Sulla base di ciò, il governo provinciale ha deciso di fare dello sviluppo verde una priorità. Infatti, nel giugno 2016, Fujian ha iniziato ad essere considerato come una zona che rappresenta l’importanza che la Cina dà alla civiltà ecologica. La storia della contea di Wuping cerca ovviamente di rafforzare il progresso economico e sociale, ma tenendo anche conto dell’importanza dell’ambiente. Per concludere, a Wuping il governo ha istituito una società di garanzia di credito specializzata nella valutazione, gestione e smaltimento della silvicoltura. È così che le istituzioni aiutano i residenti a utilizzare i propri beni forestali come garanzia necessaria per ottenere i prestiti bancari. Difatti, il fine di queste iniziative è quello di avviare attività legate al settore, come la coltivazione di funghi e il turismo forestale. L’iniziativa è inoltre riuscita ad innalzare il tenore di vita delle persone nei villaggi di montagna e a migliorare l’ambiente locale. Il turismo forestale dovrebbe riuscire ad attirare 2,7 milioni di visitatori quest’anno e a far guadagnare alla Cina 1,1 miliardi di yuan. Inoltre, il reddito pro capite dell’economia forestale a Wuping ha raggiunto 4.750 yuan lo scorso anno, 12 volte più alto rispetto al 2001. Ovviamente il governo cinese ha intenzione di sfruttare l’area verde di Fujian continuando a mantenere il rapporto armonioso tra persone e natura al fine di stimolare ulteriormente la crescita della green economy.

A.B.

OCEANIA

In Nuova Zelanda, secondo il giornale nzherald, le case costiere di Wellington potrebbero perdere la possibilità di essere assicurate a causa dell’innalzamento del mare e del cambiamento climatico. Difatti, a questo proposito, questa settimana è stato pubblicato un importante report, il quale sostiene che il rischio di alluvioni per le case al mare aumenterà in modo significativo, al punto tale che le compagnie assicurative potrebbero rifiutarsi di tutelarle. Per confermare tutto ciò, il consigliere comunale di Wellington Iona Pannett ha dichiarato che i nuovi sviluppi delle abitazioni dovranno assolutamente tener conto del rischio del cambiamento climatico. Difatti, il consigliere ha votato contro gli sviluppi balneari, dal momento che i risultati negativi legati al clima sono stati già previsti e, pertanto, non potranno essere considerati situazioni inaspettate. Inoltre, un report pubblicato dal Deep South Challenge ha stimato il rischio di inondazione per 10.000 case situate nelle principali città della Nuova Zelanda. Difatti, a causa del riscaldamento del pianeta il rischio di inondazioni è aumentato ed entro il 2040 a Wellington sono stati previsti dieci centimetri di innalzamento del livello del mare. Tale situazione determinerà una maggiore probabilità di inondazioni, le quali si potrebbero verificare una volta ogni 20 anni. Di solito il settore assicurativo inizia a ritirarsi dalle proprietà quando i disastri sono stimati una volta ogni 50 anni. Sulla base di ciò, le case di Wellington vicino alla costa potrebbero dover affrontare premi assicurativi che aumenteranno molto. Inoltre, di recente alcune case nella regione di Wellington sono state evacuate a causa di inondazioni improvvise ed il primo ministro Jacinda Ardern ha intenzione di dichiarare un’emergenza climatica.

Sempre secondo il nzherald, in Nuova Zelanda alcuni paesaggi delle preziose isole del Golfo di Hauraki, al largo della costa di Auckland, sono a rischio a causa dello sviluppo e della mancanza di un programma che preveda la protezione dell’isola. Il problema sembra derivare dal fatto che durante gli anni è stata data una maggiore attenzione allo sviluppo dell’isola finalizzato al suo utilizzo piuttosto che alla tutela dell’ambiente in quanto tale. Secondo l’Environmental Defense Society, gran parte della colpa ricade sull’Hauraki Gulf Marine Park Act, il quale ha contribuito in maniera poco significativa alla protezione degli ambienti dell’isola. Difatti, la legislazione avrebbe fatto poco per affrontare la pesca sull’orlo del collasso, le acque inquinate e la biodiversità minacciata. Nonostante ciò, il Golfo di Hauraki / Tīkapa Moana è famoso in tutto il mondo per i suoi paesaggi eccezionali e per la ricca biodiversità indigena. Tuttavia, il report dell’EDS, il quale si concentrava sulle isole inabitate di Waiheke, Rākino e Great Barrier, ha affermato che la bellezza di questi posti è a rischio a causa delle competitività che esiste all’interno della protezione legislativa. In particolare, l’isola di Waiheke è stata soggetta a intense pressioni di sviluppo a causa della sua popolazione in crescita e a causa dell’elevato numero di visitatori pre-Covid.

A.B.

Rassegna stampa a cura di:
Alessandra Semeraro (responsabile inglese, cinese, portoghese, arabo)
Alissa Bianconi & Livio D’Alessio (lingua inglese)
Alissa Bianconi (lingua cinese)
Livio D’Alessio (lingua araba)
Veronica Battista (responsabile spagnolo, tedesco, francese, russo)
Angelica Chimienti (lingua spagnola)
Vanessa Paoli (lingua francese)
Lucia Maggioni (lingua tedesca)
Simona Piergiacomo (lingua russa)
Claudia Lorenti (coordinatrice del progetto)

#ATUTTOMONDO

Pubblicato il

La rassegna stampa internazionale dell’UNINT

Scozia: la prima Nazione a fornire gratuitamente prodotti per il ciclo mestruale.

La psicosi da Covid-19 in Algeria ha portato alla compravendita di bombole di ossigeno a prezzi esorbitanti.

In Arabia Saudita, l’incontro senza precedenti tra il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman potrebbe aprire le porte a un riavvicinamento aperto tra i due Paesi.

EUROPA

Come riportato dal giornale El Mundo, in Spagna il governo ha già preparato il suo piano sanitario che sarà valido per la vigilia di Natale, Natale e Capodanno, periodi in cui normalmente si tengono i pranzi e le cene più abbondanti. In altre parole, i parenti che si uniscono alla celebrazione devono appartenere al nucleo della convivenza mentre in caso contrario la cifra di sei persone non può essere superata.

Inoltre, durante i festeggiamenti natalizi, verrà mantenuto il confinamento notturno e non sarà possibile scendere in piazza negli orari stabiliti in ogni comunità autonoma dopo la dichiarazione dello stato di allarme. Nonostante attualmente il coprifuoco delle comunità autonome sia alle 23:00, il 24 e il 31 dicembre l’orario sarà esteso, limitando la mobilità dall’1:00 alle 6:00.

Il piano per il Natale presentato dalla Comunità di Madrid stabilisce alcune modifiche alla bozza preparata dal Governo centrale, come l’allargamento da sei a dieci persone che possono partecipare a pranzi e cene familiari e sociali nei giorni 24, 25 e 31 dicembre e 1 e 6 gennaio. A differenza dell’esecutivo centrale, il governo di Isabel Díaz Ayuso stabilisce anche che persone composte da un massimo di tre gruppi di conviventi possono partecipare a queste riunioni sociali e familiari. Per il resto degli incontri sociali viene mantenuto il limite di sei persone mantenendo sempre le misure di prevenzione. Allo stesso modo, nelle notti del 24 dicembre e del 31 dicembre l’orario sarà prolungato, limitando la mobilità dall’1.30 alle 6.00. Il piano governativo prevedeva il coprifuoco per quei due giorni all’una di notte, ma Madrid vuole che venga prolungato di un’altra mezz’ora, all’1.30.

A.C

In Francia, nel resoconto che prima o poi si dovrà fare della crisi generata dal Covid-19, bisognerà considerare non solo i decessi e i malati, ma anche tutti coloro che non ce l’hanno fatta a causa dell’angoscia, delle incertezze e della recessione economica, come per esempio la 24enne che quest’estate aveva aperto un salone a Liegi, in Belgio, e si è tolta la vita. Tuttavia, nonostante i diversi episodi che hanno stravolto la vita quotidiana, le statistiche dimostrano che il numero dei sucidi si è dimezzato, così riporta Le Monde. Gli effetti psicologici, infatti, sono stati dei più disparati: secondo l’Università di Lilla, il 27,5% dei francesi ha conosciuto alti livelli di ansia, il 16% ha vissuto un periodo di grave depressione e solo l’11,4% di essi ha pensato al suicidio. Per quanto riguarda invece le incertezze, il presidente Macron terrà un discorso alla Nazione il 24 novembre, come riportato da Le Monde, in cui parlerà delle nuove strategie del governo nei mesi a venire, volte a ridurre l’incertezza e l’immobilità presente in questo periodo. Emmanuel Macron afferma che la situazione sta generalmente migliorando grazie al calo dei positivi e dei decessi e la sua misura di alleggerimento e non fine del confinamento non dovrà essere il motivo per cui abbassare la guardia e tornare a vivere la vita che ha portato al secondo e attuale confinamento. Stando a quanto si apprende da L’OBS, infatti, in attesa del vaccino, per evitare una terza ondata di coronavirus, bisognerebbe uscire dal confinamento progressivamente, a un livello di casi che oscilli tra i 3000 e i 5000 al giorno.

B.P.

In Belgio, il desiderio di tornare alla vita di prima e soprattutto di viaggiare è forte: il primo ministro De Croo su Le Soir, afferma però che non darà false speranze, sconsiglia le vacanze invernali e dichiara che è troppo presto per pensare alla prossima estate poiché bisognerà controllare la situazione e vincere il virus per poi tornare a viaggiare.

B.P.

Fra le notizie salienti della settimana nel Regno Unito, The Independent annuncia un lutto nel mondo della cultura britannica: è infatti morta la saggista, storica e giornalista gallese Jan Morris. Pioniera del movimento transgender, fra le altre cose fu nota per aver raccontato la prima scalata del monte Everest. Passiamo poi dal Galles alla Scozia, diventata la prima Nazione a fornire gratuitamente prodotti per il ciclo mestruale: è stato infatti approvato all’unanimità, nella serata di martedì, il Period Product (Free Provision) Act. La portavoce Lennon, che ha guidato la campagna, ha parlato al Guardian di “un giorno di orgoglio per la Scozia”.

Cambiando argomento e tornando al Covid-19, i già travagliati negoziati sulla Brexit hanno rischiato di subire un nuovo stallo a causa della positività al virus di un membro del team europeo. Secondo BBC News, la discussione di un accordo sui rapporti commerciali del post-Brexit si sarebbe svolta online, concludendosi con una serie di “progressi”, parola usata da Von der Leyen. Importanti passi in avanti anche sul fronte della ricerca: la notizia della settimana riguarda un vaccino altamente efficace sviluppato dall’Università di Oxford. Ne parlano le prime pagine del Guardian e BBC News. Il vaccino di Oxford non supera in efficacia quelli Pfizer e Moderna, è però più economico e più facile da immagazzinare: non a caso, il governo britannico ha già preordinato 100 milioni di dosi. In vista della fine del lockdown nazionale, il primo ministro Boris Johnson ha annunciato il nuovo “Covid Winter Plan”. Nel Guardian si parla di un ritorno al sistema dei livelli – tre – e della riapertura di palestre ed attività commerciali non essenziali. Malgrado l’annuncio alimenti negli inglesi la speranza di un Natale quanto più normale possibile, rimane alta l’attenzione per le fasce più deboli della popolazione in vista di un inverno, a detta del segretario per la salute Hancock, “come nessun altro”.
Il virus non ha risparmiato neanche l’Irlanda dove, secondo The Irish Times, il governo si è trovato a fare i conti con un raddoppiamento dei focolai domestici soltanto nell’ultima settimana. Nonostante questa preoccupante tendenza, il Paese si prepara ad abbandonare le restrizioni di livello 5, o almeno è quanto si augura il Taoiseach Martin, consapevole che il Covid renderà questo Natale “molto diverso” dagli altri. The Irish Times fa sapere che il governo finalizzerà la prossima settimana il piano per uscire dal lockdown e per gestire la pandemia durante il periodo natalizio e l’apertura di pub e ristoranti sarà il punto cardine attorno a cui si svilupperanno i colloqui. In questa anomala fine di novembre non è mancata profonda commozione per il centenario del Bloody Sunday, una delle pagine più dolorose della lotta per l’indipendenza dell’Irlanda. The Journal.ie racconta la commemorazione tenutasi a Dublino la sera del 21 novembre alla presenza di un numero contenuto di partecipanti e delle alte cariche politiche irlandesi.

C.M.

In Germania, il numero delle persone infettate ha raggiunto circa 970.000 casi, come mostra il grafico del Berliner Morgenpost e, secondo il Tagesschau, il numero è in costante crescita da metà ottobre. Le attuali direttive di lockdown parziale, che hanno previsto la chiusura dei luoghi di cultura, attività sportiva, ristorazione e che hanno contingentato gli incontri privati fino ad un massimo di cinque persone, non hanno favorito il miglioramento della situazione delle terapie intensive, ancora oggi molto tesa, e l’aumento esponenziale dei decessi. Dopo l’incontro di lunedì 16 tra i presidenti dei Länder e Angela Merkel, la cancelliera è rimasta molto delusa dal non riuscire a trovare un accordo su come rinnovare le misure, affermando che ogni giorno è fondamentale nella lotta contro il coronavirus, come riporta Der Spiegel. Solo alcuni responsabili politici, come il vicecancelliere Olaf Scholz insieme al presidente della Baviera Markus Söder, sono propensi ad inasprire le misure fino a prima di Natale per poter vivere poi il periodo delle feste più liberamente, fa notare il Deutsche Welle. Di conseguenza, nell’ultima settimana la discussione si è concentrata sulle misure da adottare nel mese di dicembre e durante le festività. A tal proposito, il Berliner Morgerpostracconta della proposta che il sindaco di Berlino Michael Müller ha avanzato per vietare i fuochi d’artificio la notte di Capodanno per alleggerire il carico ospedaliero e diminuire la possibilità di grandi assembramenti. Tuttavia, il Tagesschauriporta la posizione contraria presa dall’industria pirotecnica che si è subito opposta a questa decisione poiché perderebbe il 90% dei propri profitti e dovrebbe lasciare 3000 persone senza posto di lavoro. I presidenti dei Länder hanno infine raggiunto un accordo, infatti secondo Der Spiegel la proposta, che verrà presentata mercoledì 25  durante il nuovo incontro tra i presidenti dei Länder e la cancelliera, prevede un prolungamento delle attuali misure di restrizione fino al 20 dicembre e richiede alle università di traferire le lezioni sulle piattaforme online. Inoltre, per quanto riguarda le festività, lo Zeitriporta delle misure da adottare per il periodo che va dal 23 dicembre al 1° gennaio previste nel progetto. Queste direttive ammettono la possibilità di incontrare nelle proprie abitazioni fino ad un massimo di 10 persone, escludendo dal conteggio i bambini fino ai 14 anni. Nel documento viene avanzato il suggerimento di fare una quarantena volontaria, nei giorni prima delle feste, così da contenere il pericolo di infezioni durante i festeggiamenti. Inoltre, viene consigliato ai datori di lavoro di chiudere le aziende, far prendere le ferie o favorire il lavoro da casa, dove possibile, durante questo periodo di allentamento delle restrizioni. Pandemia a parte, il Deutsche Welle ricorda il quindicesimo e ultimo anniversario della carica di Angela Merkel come cancelliera poiché la Merkel aveva precedentemente affermato di non volersi ricandidare alle elezioni del 2021.

L.M.

Il 18 novembre il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin ha tenuto una videoconferenza di controllo con i membri del governo, riportata sul sito del Cremlino. Durante la riunione, scrive Russian.rt, il presidente russo ha chiesto di abbreviare i tempi dei test per rilevare l’infezione da coronavirus e ha ordinato di aumentare il numero di vaccini immessi nella circolazione civile. La situazione nel Paese è difficile soprattutto per l’allarmante aumento del tasso di mortalità, ma rimane ancora sotto controllo. Il 18 novembre sono stati registrati 20.985 nuovi casi, di cui 4.174 nella capitale, con 456 decessi, ne dà notizia Mskagency.ru. Due giorni dopo, il 20 novembre, il Paese ha superato i due milioni di positivi e secondo i medici russi la seconda ondata di coronavirus si è rilevata più distruttiva della prima, riporta Pravda.ru.

Per quanto riguarda la corsa al vaccino che sta interessando tutto il mondo, il centro scientifico statale di virologia e biotecnologia Vector annuncia che gli studi clinici di post-registrazione del vaccino “EpiVacCorona”, il secondo registrato in Russia contro il Covid-19, saranno completati a metà giugno 2021, scrive Mskagency.ru. La terza fase dei test è iniziata il 18 novembre e finirà il 15 giugno 2021. Il 19 novembre il primo vaccino registrato al mondo, Sputnik V, è arrivato in Europa tramite l’Ungheria, primo Paese dell’Unione Europea a ricevere il vaccino dalla Russia per le sperimentazioni cliniche, riporta Iz.ru. Si tratta di dieci campioni del farmaco e l’Ungheria ha iniziato i test di laboratorio per determinarne l’approvazione. Alla fine di ottobre la Commissione Europea ha annunciato che prenderà provvedimenti contro l’Ungheria se deciderà di acquistare il vaccino straniero poiché non certificato nell’Unione Europea ma il portavoce della Commissione Europea Stefan de Keersmaecker ha affermato che un Paese dell’UE può acquistare un vaccino senza certificazione europea in caso di emergenza. Il 24 novembre è stata annunciata l’efficacia del 95% del vaccino Sputnik V al 42° giorno dall’iniezione, come dimostrano i dati della sperimentazione clinica, e non sono ancora stati individuati eventi avversi imprevisti. La valutazione finale dell’efficacia del vaccino sarà disponibile al termine degli studi clinici di fase III, così riporta il giornale Russian.rt aggiungendo che il Fondo Russo per gli Investimenti Diretti ha riferito che per i Paesi esteri il costo del farmaco sarà inferiore a $10 per dose, diventando così più economico rispetto agli altri vaccini con indicatori di efficienza simili (si parla di $19,50 per Pfizer e $25-37 per Moderna), considerando poi che sono necessarie due dosi di vaccino perché sia efficace, Russian.rt, e sarà invece gratuita per i cittadini russi. La Russia ha inoltre richiesto la registrazione del vaccino Sputnik V in Europa, secondo Ria.ru. Il capo del Fondo Russo per gli Investimenti Diretti Kirill Dmitriev ha annunciato la possibilità di produrre Sputnik V anche in Germania e di collaborare con altri Paesi europei, in seguito alla richiesta di approvazione del farmaco da parte dell’Agenzia europea per i medicinali.

Spostando l’attenzione sulle questioni belliche, durante un’intervista sul conflitto del Nagorno-Karabakh il presidente Putin ha osservato che il mancato riconoscimento del Karabakh ha lasciato un’impronta significativa sul corso degli eventi geopolitici, influenzando anche altri territori e stati non riconosciuti. Il presidente russo non ha infatti escluso il riconoscimento dell’indipendenza della Nuova Russia (la tentata federazione tra le repubbliche popolari di Doneck e Lugansk nel contesto della guerra dell’Ucraina orientale, zona conosciuta anche col nome di Donbass) e della Transnistria (Repubblica Moldava di Pridniestrov), riporta Pravda.ru. Il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha spiegato il pericolo di riconoscere la Nuova Russia, poiché questo riconoscimento potrebbe fornire una scusa all’Occidente per fermare la pressione su Kiev sull’attuazione di Minsk-2. L’Ucraina ha dimostrato più volte a partire dal 2014 le sue intenzioni e i mezzi con cui intende raggiungere i suoi obiettivi, come ricorda Pradva.ru. Il 24 novembre Kiev ha però espresso la disponibilità a lavorare insieme a Mosca su un piano per risolvere la situazione nel Donbass, riferisce Iz.ru. Nel frattempo, secondo quanto riportato da Ria.ru, sembra che l’Occidente stia cercando di indurre i nazionalisti armeni e azeri a rompere il cessate il fuoco in Nagorno-Karabakh, ha affermato il direttore del Servizio di intelligence estero (SVR) Sergej Naryshkin. Secondo Naryshkin, le azioni dell’Occidente dimostrano che, come sempre, Stati Uniti e Unione Europea non pensano agli interessi della gente comune, infatti a Yerevan ci sono state diverse manifestazioni per chiedere le dimissioni del Primo Ministro armeno Pashinyan, riferisce Ria.ru. La Russia, in tutto ciò, continua a garantire la pace nel territorio martoriato dalla guerra: più di 3.000 profughi sono tornati in Nagorno-Karabakh e sono stati istituiti altri cinque centri umanitari russi che sono entrati a far parte del Centro Interdipartimentale per la Risposta Umanitaria, riporta Vesti.ru. Il 23 e il 24 novembre il presidente Putin ha tenuto delle conversazioni telefoniche con il Primo Ministro della Repubblica di Armenia Pashinyan e con il Presidente della Repubblica dell’Azerbaigian Aliyev, ne dà notizia il sito del Cremlino. Le telefonate sono state incentrate nella discussione dei risultati del viaggio del 21 novembre della delegazione interdipartimentale russa a Yerevan e Baku, nell’attuazione delle disposizioni della Dichiarazione di pace del 9 novembre e sono anche state prese in considerazione questioni economiche e ulteriori misure per fornire assistenza alla popolazione.

S.P.

AFRICA

In Algeria, come descrive il Courrier international, si è in preda a una vera e propria psicosi a causa del nuovo aumento dei casi di coronavirus: si è registrato un boom di vendite di bombole di ossigeno online, pagate fino a 105 000 dinari algerini, quasi 700 euro, per la durata di solo 5 ore di inalazione. È la decisione di alcuni abbienti algerini che hanno pensato di prendere in mano la situazione in questo modo, togliendo però di fatto bombole di ossigeno agli ospedali che denunciano la situazione precaria in cui vertono per mancanza di mezzi e per il nuovo aumento del numero dei ricoverati, quasi al limite.

B.P.

Sebbene la pandemia da Covid sia al centro dell’attenzione da oramai quasi un anno, non è la sola malattia in circolazione che preoccupa la popolazione di Paesi come il Senegal. In questi giorni, difatti, è stata scoperta una nuova infezione non legata a quest’ultima che si è manifestata con strane bolle sul volto, sulle braccia e sui genitali su centinaia di pescatori tornati dal mare e altri pazienti presentano anche mal di testa e febbre, così riporta BBC Afrique. Il centro regionale di ricerca ecotossicologica e ambientale cerca le cause nelle reti da pesca.

B.P.

MEDIO ORIENTE

In Iraq, un membro del governo ha rivelato ad Al-Arabi Al-Jadeed che mercoledì scorso il generale Ismail Qaani, a capo dell’unità speciale delle Guardie della rivoluzione islamica, le Forze Quds, si sarebbe recato in visita a sorpresa a Baghdad, visita durante la quale avrebbe tenuto colloqui con i leader di varie milizie, prima di avere un incontro a porte chiuse col primo ministro al-Kazimi alla presenza di personalità vicine alla Repubblica Islamica. La stessa fonte ha affermato che la visita è stata condotta sulla scia degli sforzi iraniani volti a rinnovare la calma con l’avversario americano, riducendo il rischio di ulteriori bombardamenti, oltre a sollecitare il governo di Mustafa al-Kazimi a rispettare gli impegni presi dal Parlamento riguardo la fine della presenza americana nel Paese e per impedire la ripresa degli attacchi missilistici che hanno colpito martedì scorso la Green Zone.
Un’altra fonte parlamentare ha confermato la visita di Qaani a Baghdad, ponendo invece l’accento sul fatto che stia avendo problemi nel farsi garante degli accordi raggiunti nell’ambito del dossier iracheno, in quanto non possiederebbe gli strumenti di Qassem Soleimani. Il politico iracheno Najeh al-Mizan ha commentato la visita di Qaani descrivendola come prova della violazione della sovranità irachena e dell’interferenza negli affari interni. Confermerebbe a suo giudizio anche il coinvolgimento dell’Iran nei recenti attacchi missilistici, effettuati nelle vicinanze dell’ambasciata a scopo intimidatorio, ma che spesso hanno finito per coinvolgere fatalmente i civili. L’esperto di affari politici iracheni, Muhammad al-Tamimi, ha affermato in un’intervista ad al-Arabi al-Jadeed come l’obiettivo della visita di Qaani sia molto chiaro, in quanto orientato a mitigare le acque sulla sponda americana, soprattutto dopo la vittoria di Joe Biden alle presidenziali. Secondo al-Tamimi, l’Iran starebbe cercando di assicurarsi nuovi canali di comunicazione con gli USA, con l’obiettivo di allentare le sanzioni e iniziare a discutere una ripresa dell’accordo nucleare. Pertanto, è da escludere un’escalation militare condotta dalle forze iraniane, anche se l’arena irachena resta aperta a qualsiasi sorpresa.

L.D

In Siria, l’indebolimento del potere d’acquisto della valuta si è riflesso nel corso di novembre nel rincaro di oltre il 15% dei prezzi di beni e prodotti, tanto che le spese mensili per le famiglie hanno superato le 600mila lire siriane, secondo il Qasiyon Center. Fonti da Damasco hanno confermato ad al-Araby al-Jadeed che i mercati sono in preda ad un “caos dei prezzi” per via dell’assenza di controlli, dell’impotenza dei consumatori e del deprezzamento del potere d’acquisto. Il valore di un dollaro equivale a circa 1.250 sterline nel mercato ufficiale ma, non essendo lì disponibile, la situazione spinge importatori, commercianti e investitori a ottenerlo sul mercato nero. Le fonti hanno indicato che i prezzi della verdura competono con i prezzi della frutta, mentre la carne è ormai fuori dalle liste dei bisogni delle famiglie siriane, dopo che il suo costo è aumentato in modo esponenziale. In un solo mese, la valuta siriana ha perso circa 600 lire a fronte di un dollaro. Ciò è dovuto, secondo l’analista finanziario Faris Abdullah, all’aumento della domanda di dollari nel mercato siriano, sia da parte di commercianti le cui importazioni hanno smesso di essere finanziate, sia da parte del governo di Bashar al-Assad, costretto ad acquistare in dollari materie prime come grano e derivati ​​del petrolio provenienti dall’estero, in seguito al rifiuto delle forze SDF di fornire petrolio e grano al regime, nonostante i precedenti accordi. L’analista conclude affermando che oggi le condizioni di vita dei siriani sono le peggiori registrate dal 2011. Da parte sua, il ministro della Protezione dei consumatori, Talal al-Barazi, si limita ad attribuire le responsabilità del rincaro dei prezzi al blocco economico, frutto di un terrorismo finanziario. L’analista economico Mahmoud Hussein ritiene le parole del ministro ormai inattendibili, indicando in un comunicato ad al-Araby Al-Jadeed che il governo stia costruendo un museo per il fratello del presidente, Bassel al-Assad, a costi che ammontano a centinaia di milioni di lire. Per quanto riguarda le ragioni dei prezzi elevati durante lo scorso mese, Hussein afferma come il governo esporti verdura, frutta e carne in Arabia Saudita e stia barattando con la Russia prodotti locali per petrolio e armi. Il sostentamento dei siriani sarebbe quindi l’ultima delle preoccupazioni.

 L.D.

In Arabia Saudita, l’incontro senza precedenti tra il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, annunciato dai media israeliani ma smentito dalle fonti saudite, apre le porte a un riavvicinamento aperto tra i due Paesi. Se verrà confermato ufficialmente, sarà il primo incontro pubblico tra un membro della casa reale e un funzionario israeliano. Tuttavia, il regno dichiara che la risoluzione della questione palestinese sia una condizione preliminare per la normalizzazione delle relazioni. Ciò non toglie che il processo minacci l’Arab Peace Initiative, sponsorizzata dagli stessi sauditi, che invita Israele a ritirarsi dai territori occupati in cambio della normalizzazione con gli Stati arabi. Secondo al-Araby al-Jadid, la mossa potrebbe suscitare nuove critiche sul fatto che le potenze regionali abbandonino il popolo palestinese e la loro causa per la creazione di uno Stato indipendente con Gerusalemme est come capitale. Molti Stati del Golfo hanno mantenuto per anni relazioni segrete con Israele, concentrate in particolar modo sul versante Iran. Il riavvicinamento con Israele arriva in un momento in cui la Repubblica islamica sta rafforzando la sua influenza politica e militare in molti Paesi della regione, dalla Siria e dal Libano all’Iraq e allo Yemen. Questa diplomazia segreta è venuta alla luce lo scorso agosto quando gli EAU, alleati dell’Arabia Saudita, hanno annunciato la normalizzazione con Israele. Gli Stati del Golfo guardano anche ai molti vantaggi finanziari nel collegare le loro ricche economie a quella israeliana, tra cui il sostegno ai piani di diversificazione per fermare la dipendenza dal greggio, specialmente in Arabia Saudita attraverso “Vision 2030” guidata dal principe ereditario.

 L.D.

AMERICA

Lo scorso sabato il Guatemala ha vissuto un’intensa giornata di proteste che ha provocato feriti, arresti e un incendio nelle strutture del Congresso della Repubblica, scrive il BBC News. Secondo i resoconti dei media locali, l’incendio è stato causato da un gruppo di uomini incappucciati che sono riusciti a entrare nel quartier generale legislativo dopo aver rotto porte e finestre e colpito alcuni uffici, compresi mobili e archivi.

Fortunatamente, i legislatori non erano in seduta quando è avvenuta l’incursione, che è stata condannata sia dal governo che dagli organizzatori delle proteste.

Diverse sono state le città del Paese in cui si sono registrate proteste scontente del bilancio nazionale per il 2021, approvato in settimana dalla maggioranza al potere.

Secondo i suoi critici, questo comprometterebbe la disciplina fiscale necessaria per mantenere la stabilità macroeconomica e non risponderebbe ai veri bisogni dei guatemaltechi. Inolte, il bilancio riduce le disposizioni per la salute e la protezione sociale, stanziando meno risorse per la prevenzione della malnutrizione, l’assistenza materna e infantile e la cura del cancro.

Secondo un’analisi del portale Plaza Pública, si prevede anche una riduzione dei fondi per l’università pubblica e la magistratura, stanziando 100 milioni di quetzal (più di 12 milioni di dollari) per una nuova sede del Congresso.

L’opposizione afferma che il bilancio dà la priorità ai grandi progetti infrastrutturali che devono essere gestiti da aziende con collegamenti governativi e trascura l’impatto sociale ed economico della pandemia Covid-19.

Anche la gestione delle proteste da parte delle forze dell’ordine è stata oggetto di critiche, con l’Ufficio dell’Ombudsman per i diritti umani che denuncia abusi che, a loro avviso, meriterebbero il licenziamento del ministro dell’Interno e del capo della polizia.

Nei loro rapporti preliminari, le agenzie di soccorso hanno indicato che almeno 20 persone erano state curate per ferite e decine di persone colpite da gas lacrimogeni, senza alcun decesso, ha riferito l’agenzia EFE.

A.C.

Il Messico, da quanto si evince dal giornale spagnolo El Pais, ha iniziato la corsa contro il tempo per ottenere il vaccino contro il Covid-19. Marcelo Ebrard, segretario agli affari esteri, ha riferito che l’esecutivo guidato da Andrés Manuel López Obrador spera che la Commissione federale per la protezione contro i rischi sanitari (Cofepris), che dipende dalla sua amministrazione, dia il via libera al vaccino sviluppato dall’azienda farmaceutica Pfizer per iniziare il programma di vaccinazione a dicembre. 

Ebrard è stato ottimista sulla capacità del suo Paese di importare il vaccino nonostante le implicazioni logistiche che questo farmaco richiede, incluso il costoso sistema di congelamento di cui ha bisogno per mantenersi. Il capo della diplomazia messicana ha riferito chela Federal Food Agency (FDA) degli Stati Uniti dovrebbe approvare questo vaccino il 10 dicembre e quattro giorni dopo inizierà il programma di vaccinazione nel Paese. Una volta ottenuti i permessi sanitari, le autorità messicane prevedono che il vaccino sarà nel territorio messicano entro cinque giorni. Il Cancelliere ha affermato che “se tutto andrà come previsto, il Messico inizierà il processo di vaccinazione a dicembre. Inizieremo a brevissima distanza dagli Stati Uniti e dalla Germania”.

Oltre alle trattative per l’accesso ai vaccini, il presidente López Obrador ha riferito che la sua amministrazione inizierà a fornire aiuti finanziari, nel mese di dicembre, a coloro che hanno perso i familiari a causa della pandemia. Il Messico raggiunge già 102.739 decessi a causa del Covid-19, quindi il governo federale inizierà a consegnare 11.460 pesos (circa $ 520) a coloro che lo richiedono a partire dal 2 dicembre. Per fare ciò, verrà attivata una piattaforma online per fare domande, in cui gli interessati devono presentare un certificato di morte che specifica che il decesso è stata dovuto al nuovo coronavirus, oltre a consegnare documenti ufficiali che dimostrano la parentela tra coloro che richiedono il sostegno e la vittima della pandemia.

A.C.

Secondo quanto riportato dal New York Times il 24 novembre, parte dei cittadini degli Stati Uniti hanno passato mesi a chiedersi cosa sarebbe successo se Donald Trump si fosse rifiutato di lasciare il suo incarico. Il governo si è affrettato a rispondere sostenendo che questa decisione non poteva spettare a Trump, in quanto sia il Congresso, sia il tribunale, sia le forze armate hanno onorato fedelmente il risultato delle elezioni. Pertanto, nonostante Trump abbia creato confusione screditando la democrazia americana, dovrà comunque lasciare la Casa Bianca. Difatti, Emily Murphy, colei che gestisce le transizioni presidenziali, ha designato formalmente Joe Biden come vincitore delle elezioni. La mossa di Murphy ha fornito a Biden la possibilità di iniziare la sua transizione e ha autorizzato anche gli assistenti del presidente eletto a iniziare a lavorare con i funzionari dell’amministrazione Trump. Quindi, in conclusione, dopo che anche nel Michigan e in diverse contee della Pennsylvania sono stati certificati i risultati elettorali, la presidenza di Trump sta finalmente volgendo al termine. Nonostante a volte un presidente possa sembrarci onnipotente, e in questi termini la presidenza di Trump è stata particolarmente influente, l’inizio dell’insediamento di Biden nella Casa Bianca dimostra quanto sia importante l’intero sistema del governo degli Stati Uniti rispetto alla figura del presidente nella sua singolarità.

Cambiando argomento, sempre negli Stati Uniti, secondo quanto riportato dal New York Timesla famosa parata del giorno del ringraziamento 2020 è stata celebrata giovedì 26 novembre nonostante tutti i cambiamenti decisi a causa del Covid-19. Gli americani festeggiano questo giorno da 96 anni e neanche la neve, la pioggia, le raffiche di vento o la grande depressione sono riusciti a fermarli. Contrariamente a questa parata, tutte le altre sfilate di New York sono invece state cancellate una dopo l’altra poiché i funzionari dello Stato avevano stabilito che non sarebbe stato sicuro procedere, per esempio, con la parata del giorno di San Patrizio, con la marcia dell’orgoglio e con la parata del giorno portoricano dal momento che ognuno di questi eventi avrebbe attirato una folla troppo grande. Ovviamente, anche la parata del giorno del ringraziamento ha subito cambiamenti, infatti l’evento è stato ridotto a uno spettacolo televisivo, costringendo i soliti milioni di partecipanti a rimanere a casa. Tra le altre modifiche troviamo: il percorso della parata, che si è svolto lungo un solo isolato e non più su due miglia; le bande delle scuole superiori che arrivavano da tutto il Paese che non hanno più sfilato e, infine, il numero dei responsabili dei palloncini è passato da 2000 a 130. Ovviamente, riscrivere un evento così importante non è stato facile, infatti già a partire da marzo i pianificatori della parata hanno cancellato il solito programma e inventato un progetto completamente nuovo, che si è evoluto con l’emergere di molte domande.

A.B.

ASIA

Secondo quanto riportato dall’Asia Times, la Cina è riuscita a sconfiggere la sfida contro la povertà nelle cinquantadue contee più a Sud del Paese. Nel dettaglio, l’incidenza complessiva della povertà è stata ridotta a 0 nelle nove contee del Guizhou, che si trovano nella parte della Cina sud-occidentale. Tali contee godono oggi di un reddito netto medio annuo di 11.487 yuan (1.740 dollari), sicuramente al di sopra della soglia di povertà nazionale che era stata fissata per il 2020 e che equivaleva a 4.000 yuan (poco più di 600 dollari).

Alla fine del 2019, le cinquantadue contee sopra citate erano ancora tra le contee più a rischio di povertà, mentre oggi la Cina afferma con orgoglio di poter riuscire a sradicare la povertà assoluta entro la fine del 2020. Sulla base di quanto riportato, Gao Gang, ricercatore dell’Accademia delle scienze sociali, crede che la Cina stia finalmente entrando in una nuova fase di sviluppo.

Cambiando argomento, sempre secondo quanto riportato dall’Asia Times, in Cina è stata avviata la missione di esplorazione lunare Chang’e 5 attraverso la quale verranno prima raccolti alcuni campioni della superficie lunare e poi riportati a terra per essere studiati della comunità scientifica mondiale. Questa missione di esplorazione lunare viene definita dagli scienziati spaziali cinesi come una “marcia molto lunga e persino pericolosa”. Il lancio mattutino dal cosmodromo di Wenchang è avvenuto al largo dell’isola turistica di Hainan ed è stato trasmesso in diretta dalla China Central Television. Grazie al decollo di questo razzo di lunga marcia 5, la Cina è stata definita una superpotenza spaziale in grado di riportare oggetti extraterrestri sulla Terra.

Dal punto di vista sanitario, e nello specifico riguardo il Coronavirus, in base a quanto riportato dall’Asia Times, la Cina sta combattendo con una serie di focolai domestici che si sono manifestati in diverse città. Per esempio, nell’aereoporto di Pudong, uno degli aeroporti più trafficati del Paese, sono stati cancellati più di 500 voli in partenza, mentre a Shanghai nell’ultimo mese sono state segnalate sette infezioni di Covid-19. Anche nell’aeroporto internazionale di Tianjin è stata cancellata quasi la metà di tutti i voli di linea e, per cercare di tenere sotto controllo un focolaio locale, circa 2,6 milioni di abitanti sono stati sottoposti a tampone. Nonostante questa situazione, la Cina si sta impegnando affinché i lavoratori che si trovano nelle zone turistiche ad alto rischio possano avere una vaccinazione sperimentale che già da luglio è stata somministrata ai dipendenti statali, agli studenti internazionali e ai lavoratori diretti all’estero. Ovviamente, in risposta alla nuova emergenza di casi locali di Covid-19, la Cina sta raccogliendo campioni di test da interi distretti o anche intere città. Inoltre, negli ultimi giorni le autorità hanno spostato la loro attenzione anche sugli alimenti congelati importati e su altre spedizioni in entrata, le quali sono state considerate la causa del peggioramento di alcune infezioni locali.

A.B.

Rassegna stampa a cura di:
Alessandra Semeraro (responsabile inglese, cinese, portoghese, arabo)
Alissa Bianconi & Caterina Mastrangeli (lingua inglese)
Alissa Bianconi (lingua cinese)
Livio D’Alessio (lingua araba)
Veronica Battista (responsabile spagnolo, tedesco, francese, russo)
Angelica Chimienti (lingua spagnola)
Beatrice Proietti (lingua francese)
Lucia Maggioni (lingua tedesca)
Simona Piergiacomo (lingua russa)
Claudia Lorenti (coordinatrice del progetto)

#ATUTTOMONDO

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La rassegna stampa internazionale dell’UNINT

Fra poco più di un mese sarà Natale e l’interrogativo ricorrente in vari Paesi è: l’emergenza Covid ci permetterà di festeggiarlo in famiglia?
Il Fondo Russo per gli Investimenti Diretti (RDIF) ha concordato la produzione del vaccino anti-Covid in Corea del Sud: la produzione dovrebbe iniziare a dicembre di quest’anno e si parla di circa 150.000 dosi.
Siria: conferenza internazionale sui rifugiati siriani con la partecipazione di delegazioni di 27 Paesi diversi.

EUROPA

In Spagna, la presidentessa della comunità di Madrid, Isabel Díaz Ayuso, ha chiesto all’Unione europea l’autorizzazione affinché tutte le farmacie possano eseguire test antigenici gratis contro il Covid-19, in modo che possano essere effettuati su tutti i pazienti madrileños prima di Natale, così riporta El Mundo.

Questo è stato espresso in una lettera inviata alla presidentessa della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, dove spiega che gli esperti di Madrid stabiliscono che i test antigenici possono essere eseguiti in altri centri sanitari, come le farmacie perché i loro professionisti sono formati, garantiscono sicurezza e igiene e i risultati possono essere comunicati al Sistema Sanitario di Madrid. Il capo dell’esecutivo di Madrid ha ricordato che i test del coronavirus nelle farmacie sono già utilizzati in Paesi europei come Francia, Portogallo e Regno Unito, oltre che in altri sistemi sanitari consolidati, come Stati Uniti, Australia o Canada. Per questo motivo, la Comunità di Madrid ha chiesto al governo spagnolo un quadro giuridico che consenta alle farmacie di effettuare i test.

In Catalogna il governo ha proposto un allentamento delle misure restrittive in quattro fasi che inizierebbe lunedì prossimo e si concluderà a metà gennaio. Il piano sarà applicato per zone e ogni settimana verrà valutato l’effettivo superamento della fase, tenendo conto della velocità di diffusione del virus. Così comincerà lunedì prossimo con il 30% della capienza di bar e ristoranti che resteranno aperti fino alle cinque del pomeriggio, mentre gli spazi culturali con una capienza di oltre 600 persone, come musei e cinema, e impianti sportivi all’aperto potranno aprire al 50% così come negozi al 30%. Il progetto di riduzione dell’escalation continuerà il 7 dicembre con la ristorazione al 50% della sua capacità, i centri culturali al 70%, palestre e negozi a metà della loro capacità, mentre il confinamento perimetrale del fine settimana passerà da comunale a regionale, provvedimento che verrà applicato a metà del ponte di dicembre.

Proprio la settimana di Natale si entrerà nella terza fase della riduzione dell’escalation fino all’Epifania, con incontri di 10 persone, ristoranti aperti al 50% della capienza fino alle 21:00 e l’apertura di centri commerciali per arrivare puntualmente a uno dei momenti più consumistici dell’anno. Né a Natale né a Capodanno sarà possibile lasciare la Catalogna, il cui ingresso e uscita rimarrebbero limitati senza giustificato motivo, anche se sarà consentita la mobilità all’interno della comunità.

A.C.

In questi giorni in Francia gli interrogativi aumentano: si potrà festeggiare il Natale in famiglia? La situazione creata dalla pandemia complica ogni cosa. Questo è quanto riportato da Le Monde, che sottolinea il fatto che impedire di festeggiare il Natale sarebbe una misura impopolare poiché le persone non solo sarebbero riluttanti ad accettare questa decisione, ma si verrebbero a creare problemi anche alle piccole attività che beneficiano dei consumi del periodo. Lo stesso presidente Macron continua a prendere tempo prima di dare nuove disposizioni, anche per il periodo natalizio, prolungando di fatto lo stato di “confinement” fino al primo dicembre. Su Le Parisiensi legge che anche gli agguerriti sindacati francesi dei trasporti (RATP), che intendevano manifestare contro la privatizzazione di linee di autobus nell’Ile-de-France con uno sciopero previsto per il 19 novembre, hanno provvisoriamente desistito dal realizzarlo, in conformità alla situazione sanitaria e alla non immediatezza del cambiamento. Il ministro dell’economia francese come riporta Le Figaro, afferma che il picco dell’epidemia sarebbe ormai superato, grazie all’evoluzione positiva della situazione sanitaria, motivo per cui i negozi potrebbero riaprire già dal 27 novembre, fine settimana decisivo per i commercianti in vista del black friday e delle feste natalizie ormai alle porte. Commercianti e attività locali, sindacati, responsabili politici, ecologisti – come il sindaco di Parigi Anne Hidalgo e l’ex ministro dell’ambiente – per mezzo della petizione firmata il 17 novembre, a quanto si apprende da Le Monde, chiedono di frenare le vendite del colosso dell’e-commerce Amazon. I firmatari tracciano un quadro negativo con conseguenze sociali, fiscali, ambientali generate proprio a causa dello sviluppo di Amazon, che rivendica, dal canto suo, il fatto di aver creato oltre novemila posti di lavoro nel corso degli ultimi dieci anni nel Paese. Il governo cerca comunque di evitare il peggio per i commercianti le cui attività, come dichiara Le Monde, sono chiuse dal 12 novembre e lo saranno per altri quindici giorni almeno. Il ministro dell’economia francese continua a ricordare quanto librerie, gioiellerie, negozi di giocattoli siano importanti nei piccoli centri e, in particolare, quanto siano determinanti per loro gli affari soprattutto negli ultimi due mesi dell’anno. Il ministro ha affermato che se la curva dei contagi non si abbasserà, sarà pronto a dare aiuti supplementari a questi lavoratori in difficoltà, oltre all’accesso al fondo di solidarietà, ai prestiti garantiti dallo Stato e all’esenzione dal pagamento dell’affitto, misure già annunciate e garantite. Stando a quanto riportato da Le Parisien, secondo il direttore generale della salute Salomon, gli sforzi che i francesi hanno fatto finora per contenere il virus non sono stati vani e questo sembra coincidere anche con la notizia dell’efficacia potenziale del vaccino sviluppato dai laboratori Pfizer et Biontech.

B.P.

Secondo quanto riportato dal giornale Diário de Noticias, il Portogallo si appresta ad adottare nuove misure restrittive anti-Covid. Il prossimo venerdì l’Assemblea della Repubblica potrebbe discutere e mettere ai voti l’eventuale proroga dello stato d’emergenza, attendendo soltanto la decisione ufficiale del Presidente della Repubblica Marcelo Rebelo de Sousa. L’attuale stato di calamità di 15 giorni, approvato in precedenza dal congresso, avrà termine alle ore 23.00 di venerdì prossimo e, secondo fonti interne ai vari gruppi parlamentari, verrà probabilmente esteso per ulteriori 15 giorni. In base al decreto presidenziale vigente, il Governo ha limitato la circolazione tra i comuni a rischio elevato, vietando gli spostamenti tra le 23 e le 5 del mattino nei giorni infrasettimanali e a partire dalle 13 nel fine settimana. Per Lisbona si tratta storicamente di una novità: è la prima volta che misure del genere vengono            messe in         atto      in         una      fase     democratica.                                                                                                                                          Stando agli ultimi aggiornamenti forniti dal Ministero della Salute portoghese, il numero delle vittime da Covid-19 sale a 3.472 e si registrano 225.672 casi positivi.  

G.D.P.

Nel Regno Unito, da quanto si evince da alcuni rapporti, Boris Johnson avrebbe palesato l’intenzione di voler interrompere la vendita di nuove auto endotermiche a benzina e a gasolio a partire dal 2030, ovvero cinque anni prima di quanto lo stesso premier britannico aveva dichiarato in precedenza. Johnson dovrebbe annunciare la misura nell’ambito di una serie di nuove politiche ambientali la prossima settimana, secondo quanto riportato dal Guardian. Il governo spera che la politica darà impulso al mercato delle auto elettriche e aiuterà il Paese a raggiungere gli obiettivi climatici, in particolare quello delle emissioni zero entro il 2050. Nonostante la domanda sia più che raddoppiata nell’ultimo anno, le auto elettriche rappresentano ancora soltanto il 7% dei nuovi veicoli acquistati nel Regno Unito nel mese scorso, come mostrano i dati della Society of Motor Manufacturers and Traders. L’organizzazione ha recentemente chiesto al governo di garantire significativi incentivi a lungo termine per l’acquisto di veicoli elettrici e di fissare obiettivi sull’infrastruttura di ricarica. Nel frattempo, dopo la vittoria elettorale di Joe Biden negli Stati Uniti, il partito laburista ha fatto pressioni sul governo al fine di intensificare gli sforzi della Gran Bretagna in vista dell’emergenza climatica, promovendo un piano multimiliardario di “ripresa verde”. La notizia riporta anche le critiche secondo cui il Regno Unito non stia finanziando adeguatamente gli interventi per fronteggiare la crisi climatica, nonostante le promesse del primo ministro di mettere l’ambiente al centro della strategia post Covid. Una ricerca del thinktank IPPR ha rilevato che il governo sta investendo solo il 12% dei fondi necessari per affrontare l’emergenza climatica.

In tema Covid, i recenti sviluppi dei vaccini sembrerebbero segnalare una luce in fondo al tunnel e potrebbero dare avvio ad un aumento di investimenti post-crisi. Il governatore della Banca d’Inghilterra Andrew Bailey ha salutato con ottimismo i risultati ottenuti dagli studi clinici di Pfizer/BioNTech e Moderna, sostenendo che la possibilità di intervenire sul virus eliminerebbe una fonte principale di incertezza che ha fin qui frenato le spese. Il governatore ha dichiarato che gli investimenti sono attualmente sospesi a causa dei molteplici fattori aleatori legati al Covid-19 e alla Brexit, aggiungendo che lo shock della pandemia potrebbe tuttavia condurre ad un rimedio in vista della scarsa produttività del Regno Unito. Parlando a una conferenza CityUK, riportata dal Guardian, Bailey ha affermato che mentre la crisi ha cambiato il modo in cui le persone lavoravano e facevano acquisti, il cambiamento strutturale dell’economia potrebbe essere meno doloroso di quanto sia stato il passaggio dalla produzione ai servizi nel corso degli anni ’80. Ha inoltre tenuto a sottolineare la decisività riguardante il passo da compiere in vista di un cambio di direzione da apportare ai mutamenti climatici, evidenziando che ciò richiederà investimenti su una scala molto più ampia di quanto abbiamo visto negli ultimi anni. Infine, richiamando lo spiraglio che via via pare intravedersi alla fine del tunnel, ha ribadito l’importanza di concentrarsi sui cambiamenti che avverranno in seno alle economie, su quale sarà l’eredità del Covid e su cosa si potrà fare per sostenere e dare priorità a eventuali cambiamenti strutturali più necessari.

                                                                                                                              L.D.

Nonostante il rallentamento della curva dei contagi da coronavirus, in Germania resta l’allerta.

Come riportato dal giornale tedesco Tagesschau, il tema intorno al quale ruotano le riflessioni in questi giorni è la scuola. L’obiettivo di inizio novembre era quello di riuscire a tenerle aperte più tempo possibile così da permettere lo svolgimento delle lezioni in presenza, mentre ora invece, si cerca di capire quale potrebbe essere il metodo migliore per ridurre il rischio di contrarre l’infezione. A questo proposito, il governo della Renania Settentrionale-Vestfalia ha deciso di anticipare le vacanze di Natale di quest’anno a causa della pandemia ma questa decisione, stando a quanto emerge dal giornale Kölner Stadt-Anzeiger, è stata fortemente criticata a Düsseldorf. MDR Thüringen, al contrario, riporta ciò che è accaduto durante il dibattito in cui veniva posto l’accento sulla chiusura delle scuole. Nel corso di questa riunione, il ministro dell’istruzione Helmut Holter, pur ritenendo che le scuole e gli asili dovrebbero rimanere aperti in Turingia, sottolineava la necessità di valutare la chiusura delle strutture a livello locale e regionale a seconda delle relative situazioni epidemiologiche.

Intanto, la cancelliera federale della Germania Angela Merkel e i primi ministri dei Länder si sono riuniti il 16 novembre 2020 per discutere dei prossimi passi da compiere per limitare la diffusione del Covid-19. In particolare, la cancelliera Merkel fa notare che è molto importante diminuire al massimo i contatti sociali visto che ogni contatto evitato può condurre alla vittoria nella lotta contro la pandemia, rivolgendo infatti Per questo motivo, scrive Die Zeit, la Merkel rivolge un vero e proprio appello alla popolazione tedesca in cui spiega che si dovrebbe rinunciare completamente alle cerimonie private e alle attività ricreative e raccomanda ad ogni cittadino di rimanere a casa nel caso in cui si avvertano dei sintomi e di chiamare subito il medico. La confederazione e i Länder provvederanno anche a proteggere le persone più deboli le quali riceveranno 15 mascherine FFP2 a testa a un prezzo agevolato. Per quanto riguarda le scuole invece, per il momento potranno rimanere aperte poiché delle regole più concrete verranno decise durante la riunione del 25 novembre 2020. La mancanza di norme precise e il rispettivo rinvio ha suscitato un sentimento di forte delusione negli ufficiali sanitari tedeschi, da quanto si apprende dal giornale Tagesschau. L’esperto sanitario tedesco Karl Lauterbach, infatti, parla di un’opportunità persa perché, da come spiega la presidentessa dell’Associazione Federale dei medici del servizio sanitario pubblico Ute Teichert, se da un lato si può comprendere il fatto che si cerchi di andare avanti con dei semplici appelli, dall’altro, si deve tener conto anche che la sanità pubblica tedesca si trova con l’acqua alla gola. Pertanto, si spera nell’arrivo di un’ordinanza valida che permette di migliorare la situazione attuale la quale desta molta preoccupazione.

M.C.

A Mosca, capitale della Federazione russa, il sindaco Sergej Sobjanin riporta l’introduzione delle nuove misure anti-Covid per i prossimi due mesi, dal 13 novembre al 15 gennaio 2021, visto il peggioramento della situazione epidemiologica nella città. La decisione è stata presa di comune accordo con il Servizio Federale operativo e il Rospotrebnadzor (Servizio Federale per il controllo della tutela dei diritti dei consumatori e del benessere umano), scrive Russian.rt. Tra le restrizioni introdotte ci sono le seguenti, riportate da Stopcoronavirus.rf: dopo le 23:00 e fino alle 6:00 non si potranno servire clienti in bar, ristoranti, pub (restano disponibili asporto e consegna a domicilio) e in luoghi di intrattenimento; gli studenti delle scuole e delle università passeranno alla didattica a distanza (con l’invito a limitare i propri spostamenti); il numero di spettatori in cinema, teatri e sale da concerto viene ridotto al 25% della capienza totale. Il sindaco ha inoltre affermato che ovviamente nella capitale non si terranno i grandi festeggiamenti di Capodanno. Anche il festival “Viaggio verso il Natale” non si terrà quest’anno: le strade e le piazze verranno comunque addobbate con luci e altre decorazioni. Continuano ad essere applicate restrizioni per le persone con più di 65 anni e per coloro che soffrono di patologie. In più, proprio a causa delle nuove restrizioni, al governo russo è stata inviata una proposta di prolungare le vacanze invernali di due settimane, cioè fino al 25 gennaio. La richiesta è stata fatta al Gabinetto dei Ministri dal partito Comunisti di Russia, poiché una misura del genere rallenterebbe ulteriormente la diffusione del coronavirus, facendo guadagnare ulteriore tempo per la vaccinazione di massa della popolazione. La proposta è stata definita eccessiva dalla Duma di Stato, come riporta Russian.rt, poiché non può essere correlata alla situazione reale che potrebbe verificarsi nel Paese dopo il 10 gennaio.

In queste settimane si sta parlando molto del vaccino russo Sputnik V e della sua diffusione. L’Ungheria riceverà i primi campioni del vaccino anti-Covid a breve, come riferito dal Ministro dell’Industria e del Commercio russo Denis Manturov al capo della diplomazia di Budapest Peter Szijjarto e di cui dà notizia il sito Stopcoronavirus.rf. Questo farà dell’Ungheria il primo Paese europeo in cui verrà organizzata la produzione del vaccino russo. Inoltre, secondo Stopcoronavirus.rf, anche il Venezuela ha riconosciuto il ruolo della Russia nella ricerca di un vaccino efficace e ha infatti ricevuto il primo lotto del vaccino russo all’inizio di ottobre, classificandosi come il primo Paese dell’emisfero occidentale a partecipare alle sperimentazioni cliniche della fase tre del vaccino. Sputnik V è il primo vaccino contro il coronavirus registrato al mondo, con un’efficacia del 92%. Nel frattempo, il Fondo russo per gli investimenti diretti (RDIF) ha concordato la produzione del vaccino in Corea del Sud, come riportato da Vesti.ru: la produzione dovrebbe iniziare a dicembre di quest’anno e si parla di circa 150.000 dosi.

Per quanto riguarda le sanzioni adottate nei confronti della Federazione russa da parte di Francia e Germania dopo l’incidente dell’avvelenamento del leader dell’opposizione russa Aleksej Navalnij, c’è stata una contro risposta della Russia. Come riportato da Zona.media, il Ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha definito ovvia la contro risposta alle sanzioni e, poiché la Germania è diventata il leader del confronto tra Europa e Russia, le misure di risposta saranno simmetriche alle sanzioni UE imposte contro alcuni dirigenti del Cremlino. Mosca darà una comunicazione di questa decisione ai due Paesi europei, specificando chi sarà colpito dalle sanzioni. Con riferimento alla sicurezza del Paese russo, il 13 novembre il presidente Putin ha firmato importante un decreto per l’attuazione di un piano di difesa della Russia per gli anni 2021-2025, come riportato da Vesti.ru, al fine di attuare misure nel campo della difesa. Il documento è stato pubblicato sul portale internet ufficiale per le informazioni legali ed entrerà in vigore il 1° gennaio 2021.

Sulla questione del conflitto nel Nagorno-Karabakh ci sono stati degli sviluppi. Il 13 novembre il presidente Putin ha tenuto una videoconferenza sulla risoluzione delle questioni umanitarie nella regione del Nagorno-Karabakh e ha firmato un decreto per la creazione di un centro interdipartimentale per la risposta umanitaria nel Paese colpito dal conflitto e le forze di pace russe saranno schierate sul territorio, così riporta Vesti.ru. Le funzioni del centro includono l’agevolazione del ritorno dei rifugiati e il ripristino delle infrastrutture del Nagorno-Karabakh, oltre alla creazione di condizioni di vita normale per la sua popolazione, scrive Russian.rt. La videoconferenza è stata pubblicata sul sito del Cremlino. L’obiettivo dell’accordo tra Armenia e Azerbaigian sarebbe di mantenere la pace per cinque anni, allo scadere dei quali, se le parti non dovessero opporsi, la pace verrà rinnovata automaticamente. Tuttavia, mentre il primo ministro armeno Pashinyan ha definito le forze di pace una garanzia di non ripresa della guerra, alcuni cittadini armeni hanno percepito la firma dell’accordo come un atto di resa, riporta Gazeta.ru. Di qui le proteste che hanno avuto luogo a Yerevan dal 12 novembre per chiedere le dimissioni del primo ministro: diverse migliaia manifestanti hanno marciato lungo le vie della città, portando all’arresto di più di 60 persone, secondo Russian.rt. Il 17 novembre, durante il XII Vertice BRICS (acronimo per riferirsi a Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), il presidente Putin ha confermato il rispetto degli accordi presi sul Nagorno-Karabakh, scrive Regnum.ru. La situazione sembra finalmente stabile e ora, con un po’ di tranquillità, si potrà forse indagare sul ruolo che ha avuto la Turchia nel conflitto, domanda che si pongono soprattutto Stati Uniti e Francia.

S.P.

AFRICA

Sembra invece essere migliorata la situazione nel continente africano. Il Jornal de Angola informa che il governo di Luanda è stato inserito fra gli otto Paesi africani che hanno registrato importanti progressi tra il 2010 e il 2019. Il rapporto della Mo Ibrahim Foundation (IIAG) 2020, ha assegnato all’Angola 40 punti. Il Paese sub-sahariano ha infatti mostrato significativi segnali di sviluppo per quanto concerne la qualità della governance, le opportunità economiche, il coinvolgimento della società civile, diritti e inclusione, risultando così, tra i 54 Stati africani, quello con il più alto tasso di crescita.

G.D.P.

MEDIO ORIENTE

Secondo l’esperto militare Ayad al-Tufan la politica americana nei confronti dell’Iraq e della regione seguirà senza soluzione di continuità le precedenti, poiché basata su di una pianificazione geostrategica a lungo termine. L’esperto ha riferito ad Al-Quds Al-Arabi che l’ascesa al potere di Biden non sarà determinante nel cambiare le regole del coinvolgimento degli USA nella regione, in quanto legate ad una politica per ogni aspetto coerente e immutabile, con l’unica variabile rappresentata dai diversi meccanismi di attuazione. L’analista politico, Jassem Al-Shammari, ha spiegato ad Al-Quds Al-Arabi che i dossier iracheni e iraniani sono determinanti nella politica americana, sottolineando che chi vuole allentare la stretta sull’Iran estenderà il raggio d’azione in Iraq, là dove chi vuole fare pressione sull’Iran limiterà le mosse iraniane in Iraq. La questione è pertanto legata al dialogo atteso tra Washington e Teheran sulla rinegoziazione del dossier nucleare: l’accordo concluso contiene 12 clausole, di conseguenza né Biden né chiunque altro possono cambiare le carte in tavola con un senato peraltro a maggioranza repubblicana. Da alcuni sondaggi è emerso che la scomposizione dell’Iraq, almeno in questa fase, indebolirebbe la presa degli USA nella regione. Date le circostanze sfavorevoli, Biden potrebbe trovarsi a esercitare minimamente la pressione avviata da Trump in merito alla normalizzazione con Israele, questione talaltro cruciale. Il metro di giudizio per stabilire il successo o il fallimento della politica di Biden in Iraq, coinciderà con l’atteggiamento che questi adotterà nei riguardi delle milizie. Un’altra domanda decisiva riguarda il ruolo dei leader iracheni: Al-Shammari ha ribadito trattarsi di una circostanza capitale, dal momento che gli iracheni non vogliono che Baghdad si tramuti in un’arena per la resa dei conti tra americani e iraniani.


                                                                                                                            L.D.

In Siria, tra il boicottaggio degli Stati Uniti e dell’Unione Europea, è stata indetta a Damasco, sotto iniziativa del governo siriano e con la supervisione russa, una conferenza internazionale sui rifugiati siriani che ha visto la partecipazione di delegazioni di 27 Paesi. Il ministro degli Esteri russo Seri Lavrov, in un discorso rivolto alla conferenza, pronunciato dall’inviato speciale per la Siria Alexander Lavrentiev, ha dichiarato che i metodi degli USA e di alcuni Paesi sono tutt’altro che costruttivi e dimostrerebbero i doppi standard che vengono usati nei confronti della Siria per realizzare interessi geopolitici, con riferimento al regime sanzionatorio in atto contro il Paese. In un discorso pronunciato all’apertura della conferenza, il comandante del Centro di controllo nazionale per la difesa Mikhail Mezentsev ha ribadito l’importanza di garantire lo smantellamento dei campi per gli sfollati, in quanto fonte di risorse umane per formazioni armate illegali. Il funzionario russo ha annunciato che il suo Paese ha stanziato più di un miliardo di dollari per la ricostruzione di reti elettriche, industrie e altri scopi umanitari, indicando allo stesso tempo la firma di otto memorandum nei campi di energia, unione doganale e attività educative. Il presidente al-Assad ha tenuto un discorso da remoto descrivendo la crisi dei rifugiati come “artificiosa” e soggetta a investimenti politici oltre a ribadire che i governi responsabili della diffusione del terrorismo non possono definirsi garanti del rimpatrio dei rifugiati. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, da parte sua, ha espresso in altra occasione l’auspicio per l’avvio del processo di pace, simile a quanto avvenuto pochi giorni fa nel Karabakh. Erdogan ha dichiarato che per raggiungere questo obiettivo, il governo siriano e i gruppi terroristici devono essere esclusi e che la Turchia è pronta a lavorare con la Russia e le potenze regionali al fine di soddisfare direttamente le aspirazioni del popolo siriano. La Coalizione nazionale siriana delle forze rivoluzionarie, che ha denigrato l’evento, ha dichiarato come lo sfruttamento da parte della Russia del rimpatrio dei rifugiati nel marketing politico non è una novità, poiché figura nell’agenda del Cremlino da lungo tempo, con l’obiettivo finale di sostenere la sopravvivenza del regime e imporlo al popolo siriano e alla comunità internazionale. Secondo il quotidiano al-Quds al-Arabi, sembra che l’obiettivo della Russia, nel tenere la conferenza a Damasco, sia quello di determinare un cambiamento nelle posizioni degli Stati Uniti e dei Paesi europei nei confronti del governo siriano.


                                                                                                                               L.D.



Fonti Reuters citate dal giornale al-Quds al-Arabi hanno riferito che l’Arabia Saudita avrebbe informato il gruppo Houthi attivo nello Yemen in colloqui riservati della propria volontà di firmare la proposta delle Nazioni Unite per un cessate il fuoco qualora il gruppo allineato con l’Iran accettasse di installare una zona cuscinetto lungo i confini del regno. Se si giungesse ad un accordo, sarebbe la svolta più significativa dall’’inizio del conflitto nel quadro degli sforzi tesi a raggiungere una soluzione politica. Il conflitto è ampiamente considerato come una guerra per procura tra l’Arabia Saudita e l’Iran. Il presidente eletto degli Stati Uniti Joe Biden ha promesso durante la sua campagna di interrompere la vendita di armi all’Arabia Saudita, il più grande acquirente di armi americane in Medio Oriente, per fare pressione su Riyadh affinché ponga fine ad una guerra che ha causato la peggiore crisi umanitaria del mondo. Ma le fonti sostengono che gli Houthi, che controllano lo Yemen settentrionale, l’area più popolata del Paese, potrebbero essere meno disposti a cooperare con l’Arabia Saudita qualora il presidente degli Stati Uniti Donald Trump concretizzasse la minaccia di designarli come organizzazione terroristica prima di lasciare l’incarico. Le fonti affermano che Riyadh ha chiesto maggiori garanzie di sicurezza agli Houthi, compresa come già detto una zona cuscinetto lungo il confine con il nord dello Yemen oltre a un corridoio lungo il confine per prevenire incursioni, fino a quando non sarà istituito un governo di transizione, sostenuto dalle Nazioni Unite. In cambio, il regno alleggerirà il blocco aereo e marittimo come parte della proposta delle Nazioni Unite, che include già l’arresto degli attacchi transfrontalieri.


                                                                                                                                 L.D.

AMERICA

Infobae riporta la forte reazione cittadina in Perù causata dalla partenza di Martín Vizcarra dalla presidenza e la successiva assunzione del potere esecutivo da parte del presidente del congresso, Manuel Merino, a cui ha risposto una violenta repressione da parte del governo peruviano contro le manifestazioni con almeno due decessi e numerosi feriti.

Dopo questi eventi, il presidente provvisorio del Perù non ha più potuto resistere al suo debole mandato e si è dimesso domenica, dopo meno di una settimana al potere.

Merino è stato denunciato penalmente insieme al suo Primo Ministro, Ántero Flores-Aráoz, e al Ministro dell’Interno, Gastón Rodríguez, nonché ai capi della Polizia Nazionale per i reati di omicidio qualificato, abuso di autorità e lesioni.

La denuncia per gravi violazioni dei diritti umani è stata presentata al procuratore generale del Perù, Zoraida Ávalos, dopo il decesso di due giovani e più di cento persone rimaste ferite durante le proteste che si sono svolte la scorsa settimana a Lima.

La denuncia indica che, oltre alla repressione dei manifestanti, gli agenti antisommossa hanno aggredito anche alcuni membri della stampa con colpi diretti sul corpo con gas lacrimogeni e pallottole. Da parte sua, Amnesty International (AI) ha chiesto la fine della repressione da parte della polizia nazionale durante le manifestazioni, in quanto questa crisi politica potrebbe generare una crisi dei diritti umani. “Le autorità devono dare la priorità alla protezione della popolazione rispetto a qualsiasi interesse politico”, così afferma Marina Navarro, direttore esecutivo di Amnesty International Perù.

Dopo aver analizzato le prove audiovisive, Amnesty ha potuto verificare che gli agenti di polizia hanno sparato munizioni, lanciato gas lacrimogeni, picchiato o sottoposto a violenza diverse persone in modo non necessario e sproporzionato, ferendole e violando gli standard internazionali sui diritti umani. Nel bel mezzo di una delle peggiori crisi politiche della storia del Paese andino, lunedì il congresso ha approvato un nuovo consiglio di amministrazione guidato da Francisco Sagasti, che diventerà così presidente ad interim, dopo la partenza dei due suddetti leader. Il suo obiettivo principale sarà mitigare la tempesta politica nel Paese e condurre una transizione pacifica fino alle elezioni presidenziali dell’aprile 2021.

A.C

DW riporta la prima chiamata del neopresidente eletto degli Stati Uniti, Joe Biden, con un leader latino-americano, il presidente cileno Sebastián Piñera.

Nella sua chiamata con il presidente cileno, Biden lo ha ringraziato per essersi congratulato con lui per la sua vittoria elettorale e ha espresso il suo profondo desiderio di approfondire il rapporto degli Stati Uniti con il Cile in modo da aiutare le Americhe a riprendersi dalle sfide economiche e sanitarie poste dalla pandemia Covid-19.

Biden si è congratulato con il presidente Piñera per la recente decisione del Cile di aggiornare la sua Costituzione, dopo 30 anni di democrazia, in modo da raggiungere una democrazia più forte ed equa. L’ex vicepresidente degli Stati Uniti, che entrerà in carica il 20 gennaio, ha anche annunciato che lavorerà per rafforzare le istituzioni emisferiche, gestire la migrazione regionale e ricostruire la cooperazione per far fronte a sfide globali, come il cambiamento climatico.

A.C

Dall’altro lato dell’oceano Atlantico, in Brasile il Presidente Jair Bolsonaro ha partecipato in videoconferenza al BRICS, il meeting che riunisce i Paesi emergenti. Come riporta la testata  Jornal de Noticias, il leader brasiliano si è incontrato virtualmente con i suoi omologhi di Russia, Cina, India e Sudafrica, criticando la gestione della pandemia da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e annunciando che per superare la grave crisi sanitaria, “anche il Brasile sta sviluppando un vaccino anti Covid […]”. Bolsonaro ha poi sottolineato la necessità di apportare importanti riforme all’interno di vari organismi, quali la stessa OMS, l’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) e il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Il rappresentante della nazione sudamericana ha anche ottenuto l’appoggio del Presidente russo Vladimir Putin sulla questione Amazzonia ed ha annunciato novità rilevanti: “Presto riveleremo quali sono i Paesi responsabili del disboscamento illegale della foresta pluviale”.

G.D.P

Secondo quanto riportato dal CNBC il 14 novembre, il continuo rifiuto del presidente Donald Trump di accettare la sconfitta delle elezioni degli Stati Uniti d’America del 2020 ha posto una serie di pericoli per la sicurezza nazionale. Tuttavia, il pericolo più grande non si troverà nell’elenco convenzionale di minacce di cui si occupano gli esperti di politica estera di Washington. Questo non significa però, che non ci sia anche un potenziale rischio di aumento inerente al solito elenco di preoccupazioni: Cina, Russia, Iran, Corea del Nord o terrorismo. Tuttavia, nessuno di loro, per quanto significativi siano, rappresenta un pericolo esistenziale per gli interessi degli Stati Uniti come la crescente possibilità che si sviluppi una polarizzazione politica interna e crescenti divisioni culturali. Le intenzioni del presidente Trump, a seguito della sua sconfitta elettorale, sono chiaramente quelle di emergere come la forza più significativa del Partito Repubblicano. Più si avvicina il giorno della sua partenza, più l’ex presidente continua ad affermare che nel 2024 riprenderà l’ufficio che sta lasciando con tanta riluttanza. Infatti, quest’ultimo promette di essere un ex presidente non tradizionale, dal momento che ha intenzione di rimanere sotto i riflettori con qualunque mezzo disponibile. Di contro, il presidente eletto Biden desidera contrastare la continua influenza di Trump e vuole raggiungere il suo obiettivo: diventare il leader unificatore per tutti gli americani e per le democrazie globali. I suoi alleati credono addirittura che potrebbe essere uno di quei presidenti la cui storia si tramuterà in un momento storico d’importanza mondiale.

Tenendoci aggiornati sullo stesso argomento, il 15 novembre secondo quanto rilasciato dal CNBC, il presidente Trump ammette finalmente pubblicamente e per la prima volta che Joe Biden ha vinto le elezioni. Nonostante l’accettazione della sconfitta, Trump continua comunque a sostenere che le elezioni sono state truccate. Infatti, migliaia dei suoi sostenitori si sono continuati a riunire a Washington per protestare contro i risultati. Almeno 20 persone sono state arrestate dopo che i gruppi pro-Trump si sono scontrati con i ‘contro-protestatori’.

Cambiando ora argomento, sempre negli USA, secondo quanto riportato dal New York Times, la modella e attrice Emily Ratajkowski ha pubblicato un saggio in cui afferma di essere stata oggetto di molestie sessuali da parte del fotografo Jonathan Leder all’età di 20 anni. Il signor Leder, in risposta, ha definito le accuse della Ratajkowski “false” e il suo saggio “pacchiano e senza fondamento”. Sembra che l’uomo l’avesse fotografata due volte nel 2013 e che da allora abbia iniziato a rilasciare immagini di lei, anche contro la sua volontà. Dopo la pubblicazione del saggio dell’attrice sono emerse più donne con storie che coinvolgono lo stesso fotografo. Il New York Times ha cercato di contattare l’uomo di 47 anni per avere un commento su questo articolo, ma lui non ha mai risposto. Tuttavia, non è il primo fotografo accusato di sfruttare i corpi dei giovani. “Questi sono i tipi di storie che ascoltiamo ogni giorno”, ha detto Sara Ziff, fondatrice di Model Alliance, un’organizzazione no profit per i diritti dei lavoratori.

A.B.

ASIA

Secondo quanto riportato dal giornale China Daily, la Cina continuerà ad effettuare controlli rigorosi sul turismo in uscita dal Paese visto il crescente rischio di contagio importato da nuovo Coronavirus.

Infatti, sebbene in occasione della recente Giornata Nazionale i viaggi nazionali siano stati numerosi, un occhio di riguardo va soprattutto nei confronti dei viaggi internazionali, vista la gravità della pandemia anche negli altri Paesi, come affermato dal viceministro degli esteri Luo Zhaohui. “Non consigliamo alle persone di andare all’estero. E per chi sarà costretto a viaggiare per motivi umanitari o altre ragioni, richiediamo la massima attenzione e il rispetto delle norme di sicurezza personali così come delle norme anti-Covid imposte dai Paesi di destinazione”.

Verranno prese misure più approfondite per impedire al virus di entrare in Cina: come ad esempio l’obbligo per tutti i viaggiatori di sottoporsi al test di positività Covid prima di entrare nel Paese e un’intensificazione dell’ispezione degli alimenti di cibo importati dall’estero che potrebbero essere veicolo di contagio.

Secondo un altro giornale, il The Standard, l’Amministrazione Nazionale Cinese per l’Immigrazione, lo scorso giovedì 12 novembre, ha dichiarato che più di 5.000 stranieri sono stati indagati per aver attraversato illegalmente i confini nazionali. Tuttavia, l’aumento di controlli per limitare gli attraversamenti illegali delle frontiere cinesi ha permesso efficacemente di prevenire l’entrata di numerosi pazienti affetti da coronavirus. Dallo scoppio dell’epidemia infatti, sono stati chiusi ben 46 punti di ingresso via terra e 66 passaggi di frontiera sparsi in tutto il Paese.

Cambiando argomento, secondo quanto riportato dal China Daily, durante questo fine settimana si prevede che Pechino e altre aree circostanti, subiranno un peggioramento medio-alto della qualità dell’aria a causa di un aumento dell’inquinamento tipico di questo periodo. A tal proposito, il governo della città ha già affermato di aver adottato delle misure di sicurezza che dovrebbero aiutare a garantire la qualità dell’aria. Secondo quanto spiegato dal Ministero dell’Ecologia e dell’Ambiente: “L’aria fredda raggiungerà il nord della Cina martedì e ciò incrementerà la purificazione della qualità dell’aria”.

Nonostante ciò, in linea generale Pechino negli ultimi anni ha registrato un significativo miglioramento della qualità dell’aria determinato da importanti riduzioni della concentrazione di inquinamento. Ovviamente, per mantenere una buona qualità dell’aria, la città ha fissato obiettivi chiari sia per il resto di quest’anno che per l’anno prossimo. Per raggiungere tali goals, il governo di Pechino ha promosso 37 misure volte a combattere il problema dell’inquinamento dell’aria per questo prossimo inverno. Tali misure coinvolgono diversi settori tra cui: energia, industria e trasporti. Pechino inoltre, per ridurre ulteriormente il problema, ha gradualmente eliminato 110 imprese (molte delle quali manifatturiere) e ha emesso un regolamento relativo allo smaltimento dei rifiuti da costruzione.

A.B.

OCEANIA

Secondo il 9NEWS, in Australia è stato introdotto un programma multimilionario il cui fine è quello di migliorare la salute degli studenti nelle scuole primarie e secondarie. Per gli infermieri scolastici saranno spesi quasi 47 milioni di dollari e verrà posta particolare attenzione alla salute mentale degli scolaretti. Altri 6 milioni di dollari andranno a programmi comunitari nelle aree ad alto rischio di suicidio. Nonostante l’anno Covid-19, nel NSW i numeri dei suicidi sono rimasti invariati. Tuttavia, secondo John Brogden di Lifeline Australia: “Lifeline ha visto un aumento delle chiamate tra il 20 e il 30 percento”. Il governo lavorerà con le scuole per indirizzare le aree in cui c’è un maggior bisogno di assistenti sanitari.

Secondo il Newsroom, in Nuova Zelanda sta prendendo vita il primo allevamento di pesci in mare aperto, il quale potrebbe generare miliardi di dollari. Tuttavia, la società che è dietro il progetto si sta scontrando con diverse obiezioni, in gran parte provenienti della gente del posto, la quale non è affatto impressionata dai livelli di conformità che si sono invece verificati altrove. I piani ambiziosi per trasformare l’oceano aperto in un’industria di allevamento di pesci multimiliardaria si stanno avvicinando alla realtà con il recente rilascio delle linee guida del governo. Nonostante ciò, l’azienda di prima linea ‘Nuova Zelanda King Salmon’ sta trovando ostacoli inaspettati: “poiché pensavamo che tutti sarebbero stati a favore, non avevamo previsto la quantità di dati che avremmo dovuto raccogliere e la quantità di modelli che dovevamo fornire per andare in mare aperto” afferma Grant Rosewarne, amministratore delegato di King Salmon in Nuova Zelanda. A differenza della Norvegia, che non ha avuto barriere ambientali per i suoi enormi allevamenti di salmone in mare aperto, la Nuova Zelanda è molto più conservatrice. Infatti, la giornalista della democrazia locale Chloe Ranford sostiene che le persone siano preoccupate perché pensano ci potrebbe essere una ricerca inadeguata. “Non è che non vogliano che ciò accada, è solo che non è mai successo prima, la comunità ti sosterrà a lungo termine e sa che riuscirai a portare molti soldi a Marlborough, solo che non vogliono che questo processo sia affrettato, deve essere ben pensato e ben studiato. Alla fine, se tutto ciò accadrà sarà una vittoria, una vittoria per tutti”, afferma la giornalista Ranford.

Rassegna stampa a cura di:
Alessandra Semeraro (responsabile inglese, cinese, portoghese, arabo)
Alissa Bianconi & Livio D’Alessio (lingua inglese)
Alissa Bianconi (lingua cinese)
Giorgio De Paolis (lingua portoghese)
Livio D’Alessio (lingua araba)
Veronica Battista (responsabile spagnolo, tedesco, francese, russo)
Angelica Chimienti (lingua spagnola)
Beatrice Proietti (lingua francese)
Mariarosaria Carnicelli (lingua tedesca)
Simona Piergiacomo (lingua russa)
Claudia Lorenti (coordinatrice del progetto)

#ATUTTOMONDO

Pubblicato il

La rassegna stampa internazionale dell’UNINT

È ufficiale: Joe Biden è il 46° presidente degli Stati Uniti d’America.
Che aspetto avrà un mondo senza Trump?

In Francia 500€ di sussidi statali per i commercianti che decidono di digitalizzare la propria attività.
Il Ministro delle dotazioni religiose, in Egitto, ha assegnato ai predicatori di tutte le moschee il compito di tenere un discorso incentrato sul diritto alla diversità e all’accettazione dell’altro.

EUROPA

El País riporta che in Spagna le vittime di coronavirus hanno battuto un nuovo record: 411 decessi in un giorno, il dato più alto di questa seconda ondata. L’ultima volta che più di 400 decessi sono stati aggiunti alla statistica in un giorno è stato ad aprile, quando il Paese era in confinamento. Quel periodo infatti, fine marzo e inizio aprile, ha segnato i giorni peggiori nei quali si sono infatti registrati quasi mille decessi. Negli ospedali la pressione continua ad essere alta, sia nei normali ricoveri sia nei reparti di terapia intensiva, infatti il numero medio di posti letto occupati in quest’ultima è del 32%, ma ci sono otto comunità che superano il 40%, una situazione complicata perché comporta un sovraccarico del personale. Il ministro della Salute, Salvador Illa, prevede di avere 20 milioni di dosi del vaccino Pfizer contro il coronavirus entro l’inizio dell’anno, con cui potrebbero essere immunizzate 10 milioni di persone. La società farmaceutica statunitense e il suo partner tedesco Biontech hanno annunciato lunedì che il loro vaccino è “efficace al 90%” e che sono ben 43.538 le persone che hanno partecipato ai test annunciati dall’azienda. Dei diversi gruppi che hanno ricevuto sia il vaccino che il placebo, 94 sono stati infettati. I vaccini saranno gratuiti, verranno distribuiti attraverso il Sistema Sanitario Nazionale e verranno somministrati inizialmente agli anziani e al personale sanitario. Si calcola che verso maggio una percentuale sufficientemente rilevante della popolazione spagnola ed europea potrà essere vaccinata, perché i vaccini verranno distribuiti equamente in tutti i Paesi dell’Unione Europea.
A.C.

In Francia, il ministro dell’Economia e delle Finanze Bruno Le Maire ha promesso un aiuto statale di 500€ per i commercianti che necessitano di digitalizzare la loro attività. Questo è quanto riportato dai siti Le Figaro e Parisecret. Il ministro aveva infatti dichiarato per l’emittente della BFM TV che: “Oggi c’è un’azienda su tre digitalizzata […]. Dobbiamo accelerare. I commercianti possono cavarsela da soli per costruire i propri siti web? No”. Proprio in virtù di questo, lo Stato sarebbe disposto a supportarli attraverso questa misura. Inoltre, Bruno Le Maire ha aggiunto che ogni comune dovrà avere una piattaforma in cui sono presenti tutte le attività commerciali che si svolgono in città per permettere ai commercianti di godere di alcuni vantaggi derivanti da una maggiore esposizione pubblicitaria. Per di più il ministro si è detto favorevole ad un sistema di appuntamenti nei negozi ritenuti non essenziali, in questo modo potrebbero essere riaperti perché non ci sarebbe una grande circolazione di gente nelle stesse fasce orarie. Ha anche dichiarato che il governo pensa ad un’estensione dell’orario di apertura dei negozi, in modo tale da poter gestire al meglio il flusso di clienti che verrebbe dilazionato così nelle diverse ore del giorno. Non si escludono degli aiuti anche a tutti quei commercianti che hanno molte scorte invendute in magazzino a causa del Covid-19 e delle restrizioni imposte dal governo.

G.D.C.

Secondo quanto riportato dal giornale The indipendent in Inghilterra e in Galles, per la prima volta da giugno, durante la scorsa settimana si è verificato un alto picco significativo nei casi di coronavirus, con morti settimanali attribuiti a Covid-19 che superano il migliaio.

Il Paese ha anche intensificato i test per rintracciare i casi asintomatici in 67 località diverse in tutto il Regno Unito. I nuovi picchi del coronavirus peggioreranno ulteriormente gli impatti già gravi su posti di lavoro ed economia.

Sempre rimanendo in tema, leggendo lo stesso giornale The indipendent scopriamo che agli studenti universitari dell’Inghilterra viene detto di tornare a casa per trascorrere il Natale con le loro famiglie non appena il lockdown terminerà il mese prossimo. Infatti, l’apprendimento face to face dovrebbe terminare entro il 9 dicembre. Questo consentirà ai giovani di viaggiare in un momento in cui il rischio di trasmissione di Covid-19 è più basso, dal momento che ci sono state le quattro settimane di restrizioni. Pertanto, a partire dal 3 dicembre una “finestra di viaggio studentesca” vedrà le università fissare date di partenza scaglionate, per allentare la pressione sui trasporti pubblici. Il governo ha inoltre promesso di “lavorare a stretto contatto con le università per stabilire test di massa” prima delle partenze.

Cambiando ora argomento, sempre secondo The indipendent il governo del Regno Unito sta per introdurre una nuova legge per impedire alle imprese di utilizzare prodotti legati alla deforestazione illegale. La norma che l’11 novembre è stata introdotta nel nuovo disegno di legge sull’ambiente richiederà alle aziende britanniche di utilizzare materie prime prodotte in linea con le leggi locali che proteggono le foreste e altri ecosistemi. Pertanto, le aziende dovranno essere più trasparenti sulla provenienza dei loro prodotti, afferma il governo.

Tuttavia, gli attivisti ambientalisti affermano anche che la nuova regola non sarà efficacemente sufficiente perché copre solo i prodotti legati alla deforestazione illegale piuttosto che i prodotti legati a tutti i tipi di deforestazione.

A.B.

Il presidente della Russia Vladimir Putin e il presidente della Bielorussia Alexander Lukashenko hanno avuto una conversazione telefonica il 4 novembre, come riportato sul sito del Cremlino. Entrambi hanno confermato la loro intenzione di rafforzare le relazioni russo-bielorusse e hanno discusso questioni legate alla sfera commerciale ed economica. Hanno successivamente rinnovato l’importante collaborazione tra Russia e Bielorussia per la diffusione del vaccino di produzione russa. Infine, Lukashenko ha informato il presidente Putin della situazione attuale nella repubblica bielorussa ed è stata affrontata anche la problematica del conflitto nel Nagorno-Karabakh: secondo il presidente Putin il conflitto potrebbe risolversi senza ricorrere alle armi, quindi grazie alla diplomazia.

Il 5 novembre, con un rapporto dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), è stata riconosciuta la falsificazione delle elezioni presidenziali in Bielorussia del 9 agosto 2020, riporta Besti.ru. Ad oggi le azioni di protesta non si sono fermate e il giorno successivo al rapporto, il 6 novembre, l’Unione Europea ha sanzionato ufficialmente il presidente dell’ex Paese sovietico. Lukashenko è stato infatti valutato responsabile di repressione nei confronti degli altri candidati alla presidenza e nei confronti dei manifestanti, oltre che di intimidazione nei confronti dei giornalisti, secondo quanto riportato da Ria.ru. Il 6 novembre il presidente della Bielorussia ha annunciato che le elezioni presidenziali si terranno nuovamente quando il popolo bielorusso lo vorrà, come si può leggere nell’articolo di Pravda.ru.

Per quanto riguarda la lotta al coronavirus, che al momento occupa la maggiore energia dei Paesi del mondo, la Russia annuncia di essere pronta a collaborare con l’Europa per la diffusione del suo vaccino Sputnik V. E non solo con l’Europa: come riportato da Vesti.ru, il presidente Putin e il presidente dell’Argentina, Alberto Fernández, si sono sentiti telefonicamente per discutere della collaborazione economica tra i due Paesi e della lotta al coronavirus tramite l’impiego di Sputnik V. Il Cremlino dà notizia della telefonata avvenuta per iniziativa del governo argentino il 6 novembre. All’Argentina sono stati mandati due campioni di Sputnik V, il vaccino sviluppo dal Centro nazionale di ricerca epidemiologica e microbiologica N.F. Gamaleja. Nel frattempo, il virus viaggia a una velocità spaventosa anche in Russia e per fermarlo sono state adottate varie soluzioni, tra cui quella obbligata e riportata da Regnum.ru per cui i pensionati sono ad oggi limitati nei loro spostamenti e nelle loro attività e quella consigliata dal sindaco di Saransk di non viaggiare sui mezzi pubblici se non per motivi di necessità, secondo un altro articolo di Regnum.ru. Al giorno 9 novembre, i casi registrati sono più di 1.700.000, con oltre 30.000 decessi.

Tornando indietro di qualche giorno, precisamente al 2 novembre, il mondo ha assistito ad un nuovo attacco terroristico e stavolta nel mirino dell’ISIS è finita la capitale dell’Austria, Vienna. Il 5 novembre l’ufficio stampa del Cremlino ha riferito che il presidente Putin ha avuto una conversazione telefonica con il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, in cui entrambi hanno sottolineato la loro determinazione a combattere il terrorismo. Kurz ha espresso gratitudine per il sostegno e le condoglianze rivolte al popolo austriaco da parte del governo russo. Anche l’Austria ha discusso con la Russia sulla questione vaccino contro il coronavirus.

Il presidente Putin ha ricevuto una telefonata anche dal presidente della Francia, Emmanuel Macron. Il 7 novembre il sito del Cremlino ha riportato i dettagli della loro conversazione: innanzitutto, è stata sottolineata la determinazione di entrambe le parti a combattere il terrorismo in tutte le sue manifestazioni. Per la situazione del Nagorno-Karabakh, il presidente Putin ha informato il presidente francese dei passi fatti dalla Russia nella direzione di un “cessate il fuoco” anticipato e di una ripresa dei negoziati volti a garantire una soluzione diplomatica e pacifica. I due presidenti hanno ribadito la loro disponibilità negli sforzi di mediazione dei rispettivi Paesi, anche nel quadro del Gruppo di Minsk dell’OSCE, una struttura di lavoro creata allo scopo di incoraggiare una soluzione pacifica e negoziata dopo la guerra del Nagorno-Karabakh del 1992. È stato inoltre espresso l’interesse ad approfondire la cooperazione nella lotta al coronavirus, compresa la realizzazione di collegamenti tra le strutture specializzate russe e l’Istituto Pasteur per lo sviluppo e la produzione di vaccini.

Per quanto riguarda il conflitto nel Nagorno-Karabakh, la situazione si fa sempre più complessa. I combattimenti iniziati il 27 settembre proseguono e i due Paesi coinvolti, Armenia e Azerbaigian, non riescono ad accordarsi per un cessate il fuoco poiché si accusano a vicenda di aver colpito civili. La situazione ha avuto vari sviluppi: il 7 novembre, come riporta Vesti.ru, il presidente turco Recep Erdoğan ha riferito che il leader azero Ilham Aliyev gli ha comunicato l’imminente vittoria. Il giorno dopo, l’Azerbaigian avrebbe preso il controllo della città di Şuşa in Karabakh, evento importantissimo di cui ci dà notizia Ria.ru, la quale però non è stata confermata dall’Armenia che continua a lottare per il controllo di una delle città chiave del Paese. Nel frattempo, durante il conflitto tra Baku e Yerevan, il 9 novembre è stato abbattuto un elicottero russo al confine tra i due paesi, un Mi-24, provocando la morte di due membri dell’equipaggio. Se ne è dichiarato subito colpevole l’Azerbaigian, scrive Vesti.ru, ma si è trattato un incidente. Un punto di svolta è avvenuto lo stesso giorno quando il presidente Putin ha dichiarato sul sito del Cremlino che lui, il presidente della Repubblica dell’Azerbaigian Aliyev e il primo ministro della Repubblica di Armenia Pashinyan hanno firmato una dichiarazione di cessate il fuoco completo nella zona del conflitto a partire dalla mezzanotte (ora di Mosca) del 10 novembre. Si spera in una soluzione a lungo termine e su vasta scala della crisi intorno al Nagorno-Karabakh, crisi questa che mette a dura prova il popolo armeno e quello azero da troppo tempo.

S.P.

AFRICA

In Egitto il Ministero delle dotazioni religiose ha assegnato ai predicatori di tutte le moschee il compito di tenere, nel sermone di venerdì 13 novembre, un discorso incentrato sul diritto alla diversità e all’accettazione dell’altro. Decisione questa presa sullo sfondo di una furiosa ondata di indignazione che attraversa il mondo islamico a causa della pubblicazione di vignette offensive sul Profeta, con gente scesa nelle piazze a manifestare e ad invocare il boicottaggio dei prodotti francesi. Nel testo si fa riferimento all’invito, presente nel messaggio coranico, ad “accettare le diversità e a renderle un mezzo per la conoscenza e la convergenza. Un simile obiettivo” recita il testo, “può essere raggiunto solo attraverso un dialogo che avvicini i punti di vista e si rivolga alle menti con saggezza e buoni consigli.” Entrando nel vivo degli eventi recenti si menziona il diritto che l’Islam riconosce alla libertà di opinione alla luce della libertà di fede, purché “questa sia governata dalle regole della morale e dei valori umani, e rifugga istanze oscene o offensive.” Ciò avviene a ridosso delle forti accuse rivolte dal Gran Sceicco di Al-Azhar, al-Tayyib, alla Francia durante il suo incontro con il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian al Cairo. Durante l’evento, il decano ha dichiarato che “se insultare il Profeta è da intendersi come una libertà di espressione, allora la rifiutiamo nella forma e nella sostanza.” E ha continuato: “Il mio discorso è lontano dalla diplomazia quando si parla dell’Islam e del suo Profeta”. Fonti politiche avevano rivelato che il governo di al-Sisi aveva fatto pressioni su al-Tayyib affinché non intensificasse la questione riguardante gli insulti al Profeta, con l’obiettivo di preservare i rapporti con la Francia. A distanza di qualche ora, riporta Al-Araby Al-Jadeed, lo Sceicco è tornato sulla questione in occasione della celebrazione della nascita del Profeta: ha invitato la comunità internazionale ad approvare una legislazione globale che rendi penale l’islamofobia, sottolineando che “le vignette diffamatorie, oltre a ridicolizzare il Profeta, esprimono una piena ostilità nei confronti dell’Islam”.

L.D.

Nella giornata del 10 novembre 2020, le testate giornalistiche Jeune Afrique e Africa News hanno dato il triste annuncio: l’ex presidente del Mali Amadou Toumani Touré è deceduto all’età di 72 anni. Aveva già avuto diversi problemi di salute e proprio per queste ragioni era stato trasferito presso l’ospedale lussemburghese di Bamako dove era stato sottoposto ad un intervento al cuore. Amadou Toumani Touré era conosciuto anche semplicemente come ATT. È stato per molto tempo una figura di riferimento della democrazia nel Mali, soprattutto nei primi anni ’90. Infatti, ha diretto nel 1991 l’insurrezione del popolo nei confronti del regime di Moussa Traoré che durava da più di 20 anni. È divenuto presidente all’età di 54 anni e lo è stato fino ai 64. Non è riuscito a impedire l’insurrezione da parte dei ribelli del Tuareg e anche l’afflusso dei Salafiti di Al-Qaeda nel Maghreb islamico che ha fatto sprofondare il Paese in un vortice di violenza, colpendo anche quelli vicini come il Burkina Faso e il Niger. Il suo decesso ha sconvolto molti presidenti degli Stati vicini al Mali che si sono dichiarati vicini al popolo maliano. Su Twitter il presidente della Repubblica del Senegal Macky Sall ha posto le sue più sentite condoglianze alla famiglia del defunto, ma anche al popolo del Mali definito “amichevole e fraterno”. Allo stesso modo anche il presidente della Costa D’Avorio Alessane Outtara ha posto le sue condoglianze via Twitter e la sua vicinanza al popolo “fraterno” del Mali.

G.D.C.

MEDIO ORIENTE

Nella giornata di lunedì, gli Stati Uniti hanno imposto nuove sanzioni a parlamentari e militari siriani accusati di sostenere la produzione petrolifera per conto del governo di Bashar al-Assad, ma tali sanzioni, secondo gli economisti, avranno forti ripercussioni sulle condizioni di vita dei siriani. L’economista siriano Mahmoud Hussein, in un’intervista al giornale Al-Araby Al-Jadeed, ha indicato che in Siria i prezzi di merci e prodotti sono aumentati soprattutto dopo l’attuazione del Caesar Act nel mese di giugno. Hussein ha aggiunto che il governo siriano sta cercando di negoziare queste sanzioni, rivelando inoltre che Russia e Iran sono invece riuscite ad aggirarle, come dimostrano la continua fornitura di petrolio e armi e la firma di accordi, anche dopo l’emissione della Caesar Act. Lunedì sera, il Tesoro degli Stati Uniti ha annunciato, sul suo sito ufficiale, l’aggiunta di undici enti e di otto personalità all’elenco delle sanzioni. Oltre al Ministero del petrolio e delle risorse minerarie figurano alcune compagnie fra cui la General Organization for Refining and Distribution of Petroleum Products (GORDPP) e la Coast Refinery Company. Lo studioso siriano Imad Al-Din Al-Musbah ha dichiarato al giornale che l’impatto delle sanzioni, soprattutto quelle americane, andranno ad accumularsi, nel tentativo di logorare il governo di Bashar al-Assad e limitare il flusso di fondi. Le sanzioni paralizzano anche i contratti e gli accordi relativi alla ricostruzione del Paese, che Al-Assad ha firmato prima dell’entrata in vigore del Caesar Act. Al-Musbah sottolinea anche l’impatto delle sanzioni sulla lira siriana, che dall’attuazione del Caesar Act è esposta ad un forte ribasso del suo potere d’acquisto, con immediate conseguenze sui prezzi delle materie prime e sulla loro disponibilità sul mercato. Al-Musbah ha aggiunto che gli effetti delle sanzioni sulla banca centrale sono ancora limitati, rivelando che i trasferimenti di denaro sono ancora in atto, nonostante la chiarezza della legge relativamente alle sanzioni da imporre a chiunque che collabori con il governo Assad. Il regime sanzionatorio attanaglia il governo siriano dalla metà del 2011; il Caesar Act, emesso cinque mesi fa, è stata la misura più severa fin qui adottata.

L.D.


Stando a quanto riferisce Al-Araby Al-Jadeed, il membro del governo iracheno, Qasim Al-Araj, inviato nella città di Sinjar, nel governatorato di Ninive, nell’ambito di un accordo che Baghdad ha concluso con il governo del Kurdistan, non è ancora raggiunto una chiara intesa con i leader delle fazioni armate presenti nella città per quanto riguarda il loro ritiro. Nel mezzo della chiara intransigenza dei leader delle fazioni, il governo curdo ha espresso al governo di Baghdad il proprio disappunto per la mancata attuazione delle condizioni stabilite nell’accordo. Quest’ultimo, firmato il 9 ottobre scorso, prevede la normalizzazione della situazione nella città contesa tra le due parti al fine di rimpatriare gli sfollati e l’allontanamento delle fazioni del PKK e delle Forze di Mobilitazione Popolare. Il governo curdo, in virtù della mancata attuazione dell’accordo, ha cercato di ridurre l’importanza dei negoziati che Al-Araji e la sua delegazione stanno conducendo con le fazioni che controllano Sinjar. Il comandante delle forze Peshmerga a Sinjar, Haider Shushu, ha dichiarato su un sito web locale che la metà dei partecipanti all’incontro con Al-Araji erano collegati al PKK. Ha sottolineato che i negoziati non hanno importanza in assenza di coloro che sono coinvolti nel fascicolo Sinjar, aggiungendo che l’unico punto positivo nell’azione di Al-Araji è l’invito fatto ai membri del Partito a lasciare la città. La presenza di elementi del PKK nella città è legata alle fazioni armate appartenenti alla “folla popolare”, legate da intese e coordinamento reciproci. Il portavoce del Joint Operations Command, il maggiore generale Tahsin al-Khafaji, ha confermato che Al-Araji è stato informato durante la sua visita a Sinjar della presenza concordata delle forze di sicurezza e di supervisione della città, sostenendo che la missione di Al-Araji mira anche a suscitare interesse per Sinjar al fine di rimpatriare gli sfollati. Ha sottolineato la volontà di Al-Araji di incontrarsi con i cittadini, cercando di estendere la portata dell’accordo anche sull’opinione pubblica. Una visita molto importante nell’attuale contesto.

L.D.

AMERICA

DW riporta che, nonostante la vicinanza geografica e i legami economici, culturali e sociali dovuti a una forte immigrazione latina negli Stati Uniti, la potenza nordamericana e i Paesi a sud del suo confine hanno subito un forte allontanamento negli ultimi anni, segnato da un chiaro disinteresse delle autorità di Washington per i destini di quello che un tempo era considerato il loro “cortile di casa”. Parte di questa negligenza dovrebbe essere sanata con l’arrivo al potere di Joe Biden negli Stati Uniti, dato che durante il governo di Donald Trump l’America Latina “è stata una priorità solo per scopi ideologici”. L’ex presidente non si è preoccupato di coltivare relazioni costruttive, profonde e utili con la regione e si è piuttosto dedicato a sviluppare una campagna contro il governo venezuelano, aumentando le sanzioni che sono state dichiarate illegali dalle Nazioni Unite.

Tranne una brevissima visita in Messico, quando era ancora un candidato, e un fugace viaggio al G20 in Argentina, Donald Trump non ha prestato attenzione alla regione se non per parlare del Venezuela o di Cuba. Fino ad ora non ci sono stati piani che implichino una vera e propria stabilità politica ed economica ma sicuramente ora ci sarà un cambiamento importante. In effetti, lo stesso Joe Biden ha promesso durante un dibattito che invierà un progetto per legalizzare gli 11 milioni di irregolari e questo è quindi un primo segnale potente per l’America Latina che sarà nuovamente parte integrante nell’agenda delle autorità di Washington.

A.C.

In Messico, nelle settimane scorse le autorità del Ministero della Salute avevano annunciato che in diverse località del Paese i casi di coronavirus stavano iniziando ad aumentare, cosi riporta Infobae. Durante la quotidiana conferenza serale sullo stato della pandemia, il direttore dell’Epidemiologia, José Luis Alomía, ha annunciato che un totale di nove stati hanno presentato un aumento del numero di casi, ma sette di loro hanno superato il primo e il secondo picco epidemiologico, definendo questo momento come “effetto ricrescita”. I sette stati che rientrano in questa categoria sono Chihuahua, Durango, Città del Messico, Querétaro, Aguascalientes, Coahuila e Zacatecas, poiché presentano un aumento sia delle infezioni che dei ricoveri. Inoltre, il funzionario ha sottolineato che nelle ultime settimane gli stati di Durango e Chihuahua hanno nuovamente superato il semaforo epidemiologico rosso a causa dei loro dati sul coronavirus, chiarendo però che classificare le entità in questo modo non significa che riflettano un rischio massimo dovuto alla pandemia. Per fare ciò, è necessario considerare 10 indicatori che compaiono nella curva di contagio. Inoltre, nonostante José Luis Alomía abbia sottolineato la presenza di una diminuzione nei casi del 18% a livello nazionale, ha anche chiarito che ancora non si è raggiunto un controllo della situazione. In più, il funzionario ha avvertito che, con il periodo natalizio e il gran numero di migranti che entrano nel Paese nelle stagioni di dicembre, potrebbe esserci un aumento dei casi negli stati di confine. Pertanto, ha chiamato a seguire le raccomandazioni locali e nazionali per prevenire la pandemia.

A.C.

DW riporta che una serie di chat pubblicate mostrerebbero uno stretto rapporto tra il presidente del Perù, Martín Vizcarra, e coloro che lo accusavano di aver ricevuto tangenti milionarie per aver agevolato la concessione di un’opera di irrigazione e di un ospedale nella sua provincia, quando era governatore della regione di Moquegua (2011-2014).  Diversi media peruviani hanno divulgato il contenuto del telefono dell’ex ministro dell’Agricoltura José Hernández (2016-2018), vicino a Vizcarra e sospettato di essere uno degli aspiranti collaboratori effettivi che ha accusato il presidente davanti alla Procura. Queste conversazioni sono state trasmesse poche ore prima che il congresso iniziasse un processo di impeachment (posto vacante) contro Vizcarra, accusato di “incapacità morale” a seguito di queste denunce. In una dichiarazione rilasciata poco dopo la diffusione delle chat, Vizcarra ha denunciato la loro pubblicazione come un tentativo di “danneggiare la fiducia che il popolo peruviano ha in lui” e ha sottolineato che si tratta di testi curati e tendenziosi che rifiuta categoricamente.

A.C.

Lunedì 9 novembre lo stile streetwear diffuso negli Stati Uniti subisce una rivoluzione. Secondo quanto riportato dal New York Times, il gruppo americano VF Corporation ha annunciato l’acquisto del 100% dell’azienda streetwear Supreme, la quale è stata valutata 2,1 miliardi di dollari (circa 1,7 miliardi di euro).

VF, proprietaria anche di NorthFace, Timberland e Vans, acquisterà quindi anche le quote che appartengono ai fondi di investimento Goode Partners, il quale aveva fatto una piccola acquisizione nel 2014, e Carlyle, che ne aveva invece acquistato il 50% nel 2017 per 500 milioni di dollari.

Secondo il gruppo americano, l’azienda Supreme, fondata nel 1994 da James Jebbia a Manhattan, genera attualmente più di 500 milioni di dollari di ricavi annuali, rispetto ai circa 200 milioni nel 2017. Oltre il 60% delle entrate di Supreme proviene da ordini online.

La società VF ha detto di aspettarsi che la Supreme aumenterà le sue entrate di almeno 500 milioni di dollari entro il 2022. Ovviamente il fondatore di Supreme, Jebbia, rimarrà a far parte della nuova azienda.

A.B.

Sempre rimanendo negli Stati Uniti, sabato Joseph Robinette Biden Jr. è stato eletto 46° presidente. La sua vittoria alle elezioni sancisce il rifiuto di milioni di americani nei confronti di Donald Trump e di una gestione politica confusionaria, oltre che tesa a instaurare divisioni nel Paese. Una vittoria frutto di un’insolita alleanza fatta di donne, persone di varia etnia, vecchi e giovani nonché repubblicani delusi. Il risultato annuncia per di più un traguardo storico: la senatrice Kamala Harris sarà la prima donna a ricoprire la carica di vicepresidente. Pilastro di Washington, eletto per la prima volta al Senato durante lo scandalo Watergate, Biden sarà alla guida di un Paese e di un Partito Democratico che dal suo arrivo nella capitale nel 1973 hanno assunto una fisionomia ancor più ideologica. La corsa alla Casa Bianca, conclusasi dopo lo spoglio dei voti negli Stati cruciali, è stato un referendum sulla figura politica di Trump. In effetti, come suggerisce il NY Times, l’elezione di Biden è apparsa piuttosto l’apice di un’ondata politica sorta dalle elezioni del 2016 anziché il successo di un portabandiera. Eppure, anche con Trump estromesso, il responso delle urne ha rivelato nondimeno l’insicurezza degli elettori nei confronti del programma del centro sinistra sposato da Biden, dal momento che i Demo hanno perso seggi alla Camera e hanno ottenuto solo modesti risultati al Senato. Pur uscendo sconfitto, Trump ha tuttavia dimostrato di continuare ad attecchire su una larga fetta dell’elettorato, segno delle profonde divisioni che tra l’altro Biden ha promesso di sanare. In tutto questo, il coronavirus ha inciso in maniera decisiva. Di fronte a un elettorato già stremato dalla sua condotta aberrante, Trump ha di fatto sancito la sua sconfitta minimizzando una pandemia che ha dato luogo allo stesso tempo a crisi sanitarie ed economiche. Biden, al contrario, ha cercato di canalizzare lo sgomento di quanti sono rimasti sconvolti dalla cattiva gestione della pandemia. Oltre al coronavirus, la campagna 2020 si è svolta sullo sfondo di un tumulto nazionale senza eguali nella storia recente: l’impeachment della Camera nei confronti di Trump meno di un anno fa, un’ondata di proteste nazionali per l’ingiustizia razziale la scorsa primavera e focolai di disordini civili per tutta l’estate. Lungo la campagna, Trump ha lusingato le inclinazioni dell’ala conservatrice, cercando di dividere la nazione su punti di infiammabilità razziali e culturali. Biden, in risposta, ha fatto causa comune invitando gli americani di ogni schieramento a instaurare un patto di reciproca fiducia. In tempi brevi, Biden sarà sollecitato a garantire e distribuire un vaccino sicuro per il coronavirus, a rilanciare un’economia sull’orlo del tracollo e ad affrontare le questioni di giustizia razziale. E lo farà con un Congresso molto polarizzato dove molti repubblicani hanno abbracciato la dottrina nativista e populista di Trump e in cui democratici sono sempre più inclini a dar nuovo vigore alla sinistra. Qualora non dovesse riuscire a colmare questa divisione, Biden dovrà affrontare la pressione dell’ala progressista del suo partito che tenterà di farlo desistere dalla conciliazione. Uno dei test più significativi della presidenza di Biden verterà sul modo in cui gestirà le divisioni in espansione all’interno suo partito.

L.D.

ASIA

Secondo quanto riportato dall’Asia Times, la mattina del 6 novembre per la Cina inizia la corsa nello spazio, è così che Pechino annuncia il lancio del primo satellite 6G. Tale tecnologia dovrebbe essere oltre 100 volte più veloce del 5G, consentendo una trasmissione a lunga distanza senza perdite nello spazio. È così che la nazione lancia il guanto di sfida a USA ed Europa nella corsa alla tecnologia, con l’utilizzo di un satellite che testa le prime comunicazioni con il 6G, una rete che è ancora in via di definizione.

Tuttavia, prima di diventare disponibile sul mercato la tecnologia 6G deve superare diversi ostacoli tecnici relativi alla ricerca di base, alla progettazione dell’hardware e al suo impatto ambientale. Alcuni scienziati temono addirittura che la nuova infrastruttura del 6G, la maggiore integrazione delle tecnologie di comunicazione spazio-aria-terra-mare, e l’uso di una nuova gamma di frequenze per trasmettere dati potrebbero influenzare la salute pubblica, o essere troppo costosi o insicuri per i ricercatori, motivo per cui Wang Ruidan annuncia che “La condivisione, l’analisi e la gestione dei dati della ricerca sono fondamentali per l’innovazione scientifica e tecnologica nell’era dei big data di oggi”.

Cambiando argomento, sempre a Pechino, meglio conosciuta anche come la Silicon Valley cinese, secondo il China Daily, le aziende high-tech stanno guidando l’innovazione mentre il Paese continua a promuovere uno sviluppo di alta qualità.

Fondata nel 2014, la piattaforma cinese di ‘cloud computing’ EasyStack è ora uno dei principali innovatori nello Zhongguancun Science Park.

“Non è stato facile ricominciare da zero”, ha affermato Chen Xilun, fondatore e CEO di EasyStack. La società ha costruito la sua reputazione nel settore contribuendo con progetti internazionali e più di una volta è arrivata tra le prime 10 liste di contributi di codice core. Attualmente fornisce soluzioni di cloud computing a governi e settori chiave tra cui finanza, telecomunicazioni ed energia, sia in patria che all’estero.

Parlando ora di economia, sempre secondo quanto riportato dal China Daily, l’aumento degli IDE annuncia un miglioramento dell’ambiente imprenditoriale per la nazione. Gli investimenti diretti esteri in Cina hanno infatti raggiunto 103 miliardi di dollari nei primi nove mesi di quest’anno, con un aumento del 2,5% su base annua.

Nonostante l’epidemia, gli afflussi di investimenti esteri verso la Cina sono diminuiti solo del 4%. A confermare ciò sono i gestori di portafogli esteri, i quali stanno spostando fondi sui mercati cinesi perché i loro tassi di crescita nazionali sono più alti che altrove e perché la politica monetaria costante della Cina sta creando rendimenti più elevati di quelli che possono essere ottenuti in altri mercati. Inoltre, il 14° piano quinquennale della Cina (2021-25) incoraggerà le aziende e gli investitori stranieri a raddoppiare il loro impegno per l’economia cinese. Ci sono stati infatti oltre 400 miliardi di dollari di nuovi investimenti esteri dal 2017 al 2019, con gli afflussi di IDE al secondo posto nel mondo per tre anni consecutivi, nonostante gli attriti commerciali in corso.

A.B.

Rassegna stampa a cura di:
Alessandra Semeraro (responsabile inglese, cinese, portoghese, arabo)
Alissa Bianconi & Livio D’Alessio (lingua inglese)
Alissa Bianconi (lingua cinese)
Livio D’Alessio (lingua araba)
Veronica Battista (responsabile spagnolo, tedesco, francese, russo)
Angelica Chimienti (lingua spagnola)
Gaia De Gandia (lingua francese)
Simona Piergiacomo (lingua russa)
Claudia Lorenti (coordinatrice del progetto)

#ATUTTOMONDO

Pubblicato il

La rassegna stampa internazionale dell’UNINT

EUROPA

In Spagna disordini e scontri sono stati i protagonisti indiscussi del weekend appena trascorso. Solo pochi giorni prima, il governo Sánchez aveva dichiarato il prolungamento dello stato di allarme fino a maggio 2021 e l’imposizione di misure più stringenti per arginare la progressione dei contagi da Covid-19.

Stando a quanto riportato da El Pais, lo scenario spagnolo della seconda ondata pandemica sarebbe attualmente tra i più preoccupanti d’Europa. Tale dato è confermato dal numero ufficiale di decessi raggiunto a partire da luglio: circa 7.100, il terzo tasso di mortalità più alto registrato dopo quello di Romania e Repubblica Ceca.

Nonostante il contagio stia dilagando ad un ritmo incalzante, i numeri allarmanti non hanno fermato azioni di protesta scoppiate in diverse realtà spagnole in risposta alle nuove restrizioni e al coprifuoco. Alcuni cittadini hanno provocato tensioni, degenerate successivamente in manifestazioni violente. Secondo l’articolo di Marca, venerdì sera a Barcellona e a Burgos centinaia di persone si sono scontrate con le forze dell’ordine lanciando pietre, razzi e oggetti contundenti.

Le stesse sommosse, da quanto si apprende invece da El Pais, si sono verificate anche sabato nel capoluogo catalano e in altre città come Madrid, Guadalajara, Sevilla, Granada, coinvolgendo in totale una ventina di centri. Sono stati 56 complessivamente i manifestanti tratti in arresto nella notte di sabato.

Oltre a un clima di preoccupazione generalizzato, la pandemia ha creato una crisi mondiale senza precedenti travolgendo altresì il panorama culturale del Paese. Rtve ha riportato l’esempio del Museo d’arte contemporanea Reina Sofía, uno dei più famosi esistenti. Il 31 ottobre la galleria ha festeggiato il suo 30° anniversario offrendo una giornata a porte aperte. Dalla sua apertura si annoverano oltre 700 esposizioni con opere di Picasso, Dalí, Juan Gris, ecc. Purtroppo, l’avvento del virus ha svuotato le sale e fatto precipitare vertiginosamente il numero di visitatori. La scorsa estate, dato il calo del turismo e la necessità di ridurre gli ingressi, il museo ha accolto il 70% in meno di ospiti e posticipato al 2021 le grandi mostre previste in questo periodo.

F.L.

In Francia, il portavoce del governo Gabriel Attal ha annunciato che dal giorno 3 novembre è stato reimposto il coprifuoco, come prima del lockdown, nella città di Parigi a causa del numeroso traffico per le strade dalle ore 21:00. Secondo la testata Paris Secretl’obiettivo è rafforzare la reclusione nelle proprie abitazioni dei cittadini francesi.

Questo annuncio è stato effettuato da Gabriel Attal alla BFM TV, dopo i 100.000 controlli iniziati giovedì 29 e le 14.000 verbalizzazioni per i cittadini che non rispettavano il lockdown entrato in vigore venerdì 30. L’Île-de-France potrebbe essere proprio la zona più interessata da questo provvedimento. Il governo però ha immediatamente smentito attraverso un tweet le parole del portavoce Attal, dichiarando che questa misura non è mai stata presa in considerazione.

Jean Castex, il primo ministro della Francia e il suo entourage hanno confermato però che un nuovo provvedimento è in fase di studio, questo riguarda stabilire “un orario notturno per la chiusura dei negozi autorizzati ad operare”. Ha aggiunto l’entourage che una decisione in merito a questi aspetti verrà presa nei prossimi giorni, tuttavia adesso non ci sarà nessun coprifuoco in alcuna zona di Parigi, nonostante il traffico e il grande numero di contagi nelle ultime settimane.

Le Figaro aggiunge che gli oppositori del governo non hanno preso di buon occhio questa dichiarazione da parte di Gabriel Attal che ha creato confusione tra moltissimi parigini e soprattutto tra i residenti dell’Île-de-France. Queste lamentele e dissensi sono confluiti nelle parole di disapprovazione del sindaco di Parigi, Emmanuel Grégoire.

G.D.C.

Il Covid-19 non dà tregua in Regno Unito: già da qualche settimana lo spettro di un nuovo lockdown si aggirava nel Paese. Dopo tante smentite, alla fine Boris Johnson è stato costretto a cedere e proprio nella serata di Halloween ha annunciato l’arrivo della seconda chiusura tramite conferenza stampa, di cui Gov.uk ha pubblicato il testo integrale. L’Inghilterra sarà sottoposta a restrizioni più severe a partire dalla mezzanotte del 5 novembre fino al 2 dicembre.

Così come riportato da The Daily Mail, il leader dei laburisti, Sir Keir Starmer, lo ha accusato di aver sprecato settimane preziose rifiutando il blocco statale richiesto dagli esperti a settembre mentre i decessi aumentavano vertiginosamente. 

Il superamento del milione di contagi, secondo Sky News, è ciò che ha convinto definitivamente il primo ministro a prendere una decisione tanto difficile, ma al contempo necessaria, per non mandare in tilt l’intero sistema sanitario. Si tratterebbe, comunque, di una chiusura meno restrittiva rispetto a quella di marzo: per esempio, tra le disposizioni diramate si contempla ancora la possibilità di tenere le scuole aperte.

Mentre Johnson annunciava da Downing Street il nuovo lockdown, una seconda notizia rattristava il mondo dello spettacolo britannico e non solo. Lo scozzese Sean Connery, meglio conosciuto come il leggendario 007, è deceduto all’età di 90 anni nella sua dimora alle Bahamas, dove viveva con la moglie dagli anni ‘90. Ultimamente, scrive The Guardian, l’attore soffriva di demenza senile, una malattia che gli impediva di esprimersi come era solito fare.

In questa cornice di incertezza, lunedì è rimbalzata su tutti i giornali inglesi la notizia della positività al coronavirus del principe William, una notizia risalente in realtà ad aprile e tenuta nascosta per non allarmare la nazione, come ha rivelato The Sun. Nonostante l’erede al trono faticasse a respirare, è riuscito comunque a ultimare quattordici impegni durante la quarantena.

F.L.

In Irlanda, secondo quanto riportato dal giornale The Irish Times il 4 novembre, il governo finanzierà centinaia di corsi di aggiornamento delle competenze, necessari per affrontare la “crisi” dell’offerta di insegnanti. Il fine è quello di incrementare il numero di insegnanti qualificati in matematica, fisica e spagnolo.

Quindi, gli insegnanti delle scuole secondarie potranno richiedere corsi di aggiornamento di terzo livello gratuiti.

Saranno disponibili tre programmi gratuiti, tra cui un diploma professionale per l’insegnamento della fisica (DCU, UL e NUI Galway), un diploma superiore in spagnolo (UCC) e un diploma professionale in matematica (UL, NUI Galway, DCU, TU Dublino, CIT, LYIT e WIT).

I programmi avranno una durata di due anni su base part-time e saranno erogati in modo flessibile per consentire al maggior numero di insegnanti in part-time o piena occupazione di prenderne parte.

Oltre ad una cauzione, che sarà rimborsata all’insegnante partecipante al termine del programma, i posti saranno forniti gratuitamente e si darà priorità agli insegnanti disoccupati e a coloro che insegnano la materia “fuori campo”.

Il processo di candidatura dovrebbe essere aperto a breve e le domande possono essere presentate direttamente all’istituto di istruzione superiore pertinente.

A.B.

Come riportato sul sito del Cremlino, il 2 novembre in Russia, il presidente Vladimir Putin ha tenuto una videoconferenza per discutere del finanziamento e dello sviluppo del settore spaziale e missilistico. Durante il suo discorso, il presidente si è concentrato sulle questioni legate al finanziamento dell’industria spaziale, sottolineando quanto sia importante la decisione e l’approvazione di questi piani, strategici per la Russia e in particolare per l’economia nazionale, per una maggiore sicurezza dello stato e per il mantenimento del primato nel mercato spaziale mondiale. Per fare ciò, al Roscosmos è stato affidato il compito di preparare una gamma di nuovi programmi per il potenziamento del complesso missilistico, per la formazione di un gruppo spaziale nell’ambito del progetto “Sfera” e per un ulteriore sviluppo del sistema GLONASS. Il presidente ha evidenziato che il Roscosmos non abbia ancora approvato alcuni dei programmi e ne ha quindi richiesto l’approvazione nel minor tempo possibile, oltre alle motivazioni di un tale ritardo. Inoltre, il presidente Putin ha sottolineato che il perfezionamento e l’aumento del gruppo spaziale sono tra le priorità del Paese, soprattutto per una maggiore sicurezza e per lo sviluppo dell’economia.

Dopo la videoconferenza, secondo quanto riportato su Pravda.ru, il direttore del Roscosmos Dmitrij Rogozin ha risposto alla critica del presidente Putin, principalmente per l’affermazione fatta da quest’ultimo secondo cui l’istituzione non avrebbe eseguito l’incarico della realizzazione di un razzo super pesante. Rogozin ha risposto che il responsabile del rinvio dei progetti è stato proprio il governo: secondo il top-manager, i progetti erano stati consegnati al Consiglio già ad agosto, scrive Iz.ru. Rogozin ha espresso la speranza che, dopo la conferenza del 2 novembre e grazie all’attenzione portata dal presidente sulla questione, l’importo dei finanziamenti verrà concordato e i progetti verranno approvati. Quest’ultimo, infatti, è sicuro che la critica del presidente porterà all’approvazione dei programmi spaziali entro la fine dell’anno, come riportato su Vesti.ru.

Dal punto di vista sanitario, in Russia così come in molti altri Paesi, con l’autunno è aumentato il numero di casi di coronavirus, riportato giornalmente da Zona.media. Con gli ultimi dati, il numero di malati nel Paese è arrivato a più di 1.600.000, con più di 28.000 decessi. Il 2 novembre, ad esempio, a Mosca sono stati registrati 4.796 nuovi casi di infezione da Covid-19, con 53 decessi. Nel Paese intero, lo stesso giorno, ci sono stati 18.257 nuovi casi, con 238 decessi in totale. Gli ospedali cominciano ad essere sempre più saturi e spesso capita che i pazienti vengano sistemati nei corridoi per mancanza di stanza libere, come è successo nella città di Tomsk. Nel frattempo, il governatore della regione di Krasnojarsk, Aleksandr Ussom, ha vietato, a partire dal 3 novembre, l’utilizzo del Wi-Fi gratuito nei centri commerciali e l’ingresso ai giovani con età inferiore ai 14 anni se non accompagnati dai genitori, in modo tale da diminuire l’affluenza ai centri e ridurre le occasioni di contatto. Sono vietate anche feste di famiglia, come matrimoni e anniversari, e tutti gli eventi sportivi si terranno senza spettatori, scrive Vesti.ru.

Inoltre, secondo le ultime notizie di Vesti.ru, nella periferia di Mosca vige il regime di autoisolamento per gli adulti con età superiore ai 65 anni, i quali verranno aiutati da volontari per l’acquisto di prodotti e medicinali. Per l’accesso a bar e ristoranti sarà necessario essere provvisti di un QR-code o di un SMS. Si potrà salire sui mezzi di trasporto pubblici soltanto indossando guanti e mascherina. Ad oggi, i controllori possono multare non solo passeggeri sprovvisti di biglietto, ma anche chi non indossa i dispositivi di sicurezza: la multa è di 5.000 rubli. Nella regione di Orlovsk, sempre secondo i dati riportati da Vesti.ru, i bambini si ammalano più degli adulti e i casi riguardano per lo più bambini fino ai 14 anni. Il governatore di San Pietroburgo, Aleksandr Belgov, ha affermato che il numero di nuovi casi è pericolosamente elevato: sono stati registrati 923 nuovi casi il 2 novembre, come si legge su Gazeta.ru: Belgov non esclude delle restrizioni gravi a San Pietroburgo per far fronte a questi numeri, e ne parla a Ria.ru.

A Mosca, invece, secondo l’articolo di Iz.ru, il picco della pandemia è previsto per la metà di dicembre. Uno degli ideatori del modello di previsione della situazione Covid-19 in Russia, Aleksej Borovkov, ha parlato di tre curve di distribuzione della malattia da coronavirus. Secondo le previsioni attuali, il picco della pandemia nella capitale è previsto per il 14 dicembre. Il direttore del National Technology Initiative (NTI, in russo Nacional’naja Technologičeskaja Iniciativa) sostiene che in tempi brevi la quantità di malati attivi (il numero di infetti meno il numero di decessi e guariti) crescerà, per diminuire solo verso febbraio. All’inizio di marzo il numero di malati attivi a Mosca potrebbe scendere di e fino a 40 mila unità, e in generale nel Paese di e fino a circa 120 mila. Tuttavia, per l’apertura delle frontiere in tempi brevi, secondo l’esperto, non vale la pena aspettare. Ciò nonostante, secondo il Rospotrebnadzor (Russian Federal Service for Surveillance on Consumer Rights Protection and Human Wellbeing), in Russia potrebbe arrivare un nuovo ceppo di coronavirus proprio dall’Europa, riporta Gazeta.ru.

S.P.

MEDIO ORIENTE

In Siria le regioni nord-occidentali stanno attraversando una crisi complessa. Nella giornata di domenica, nel corso di uno sfollamento in atto nell’area, il regime siriano e le forze russe hanno rinnovato i loro bombardamenti sulla campagna di Idlib, sulla pianura di Al-Ghab e sulla regione montuosa del Jabal Al-Akrad a nord di Lattakia, mentre i gruppi jihadisti hanno preso di mira vari postazioni dell’esercito a sud di Idlib. La ripresa del conflitto avviene in concomitanza con l’aumento dei contagi da coronavirus nella regione e con gli allarmi dell’Onu sul peggioramento delle condizioni degli sfollati nei campi a causa della pandemia e delle difficili condizioni economiche nel Nord del Paese. Dallo scoppio dell’epidemia di Covid-19 a Idlib, le organizzazioni umanitarie hanno espresso il loro timore di una catastrofe sanitaria qualora il virus dovesse diffondersi nelle centinaia di campi profughi sparsi lungo il confine tra il governatorato di Idlib e la Turchia. Gli insediamenti degli sfollati mancano di servizi di base, come una rete idrica e forniture igieniche: lavarsi le mani o fare la doccia sono da considerarsi un lusso che molti non possono permettersi. Durante un discorso davanti al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, Mark Lowcock, sottosegretario generale delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, ha dichiarato che il numero di vittime nella Siria nord-occidentale è aumentato di sei volte nell’arco di un solo mese, così come sono aumentate anche nei campi per gli sfollati. Dato il sovraffollamento nella Siria nord-occidentale, l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari ha osservato che la principale sfida da affrontare di fronte l’epidemia di Covid-19 è la difficoltà a isolare le persone.          

                                                                                                                                                    
Iraq – Le immagini dei morti e le frasi rivoluzionarie sono quanto resta in piazza Tahrir nel centro della città di Baghdad, teatro della mobilitazione popolare più importante della storia del Paese, dopo che il governo ha deciso di sgomberarla insieme alle strade e i ponti circostanti. Decisione quella del governo che arriva senza aver ancora accolto la richiesta cruciale sollevata negli ultimi mesi, quella di rivelare i responsabili dell’uccisione di oltre 500 manifestanti e decine di migliaia di feriti. Sabato sera, un anno dopo la sua chiusura, i primi mezzi hanno ripreso a circolare sul ponte al-Jumhuriya che collega Piazza Tahrir e la blindatissima Zona Verde, sede dei ministeri, dell’ufficio del primo ministro, delle ambasciate straniere. Le forze di sicurezza e la polizia municipale di Baghdad hanno abbattuto le tende che ancora presidiavano la piazza e sgomberato le strade circostanti, tra cui il tunnel che passa sotto la piazza sulle cui mura i manifestanti hanno raffigurato le effigi dei loro compagni caduti e immortalato le immagini della repressione che ha accompagnato il loro movimento di protesta. In un comunicato stampa, il nuovo sindaco di Baghdad, Alaa Maan, ha ordinato di non pregiudicare i murales e le frasi scritte dai manifestanti nel tunnel di piazza Tahrir, descrivendoli come una documentazione di una fase importante che contribuisce alla rinascita del Paese. Attivisti e giornalisti si sono scagliati contro i colleghi che dapprima avevano appoggiato e sostenuto il movimento di protesta per poi rinnegare le loro posizioni conciliandosi con le posizioni del primo ministro iracheno Mustafa Al-Kazemi – arrivato dopo le dimissioni del suo predecessore, Adel Abdul-Mahdi, sotto la pressione dei manifestanti. Quello che gli attivisti hanno voluto far sapere è che quanto è accaduto nelle scorse ore in Piazza Tahrir non farà desistere il movimento di protesta dal compito storico che gli è stato assegnato.

Arabia Saudita – Stando ad un rapporto pubblicato dall’Istituto per gli studi sulla sicurezza nazionale, think thank israeliana, sarebbero in corso i preparativi per la normalizzazione dei rapporti fra Israele e Arabia Saudita e che la successione al trono da parte del principe ereditario potrebbe agevolare la strada in vista della firma dell’accordo. Il negoziato prevedrebbe dal lato dei sauditi un pacchetto di obiettivi di notevole ambizione, fra cui il miglioramento della sua immagine e posizione internazionale, anche all’interno del Congresso degli Stati Uniti, danneggiata negli ultimi anni dal comportamento imprudente e inaffidabile del principe ereditario Mohammed bin Salman, coerentemente agli sforzi della monarchia di commercializzare un “Islam moderato” come parte del processo di modernizzazione. Secondo l’Istituto israeliano, Israele è desideroso di concludere un accordo di normalizzazione con l’Arabia Saudita, data la sua importanza economica, religiosa e politica. Tuttavia, non è chiaro quando e a quali condizioni il Regno dei Sa’ud sarà in grado di firmare un accordo simile a quello stipulato dagli Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Sudan. L’Istituto conferma che il sostegno dell’Arabia Saudita agli accordi “Abraham” mostra l’entità della sua deviazione politica dalle precedenti posizioni, cambiamento visibile nel permesso concesso agli aerei israeliani di volare nello spazio aereo saudita da e verso gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrein, la copertura mediatica positiva nei confronti di Israele e le dichiarazioni degli attuali ed ex alti funzionari nel Regno. Inoltre, nonostante le smentite di alti funzionari sauditi, è probabile che i negoziati e gli accordi con Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Sudan siano stati condotti con la perizia e il sostegno della leadership saudita. In generale, gli accordi firmati con questi Paesi servono gli interessi dell’Arabia Saudita e le forniscono un parametro per valutare i potenziali benefici e rischi di un eventuale accordo con Israele, comprese le reazioni del pubblico. Per quanto riguarda eventuali scenari di negoziazione, le richieste dell’Arabia Saudita saranno probabilmente superiori a quelle degli Emirati Arabi Uniti. Qualora l’accordo israelo-emiratino fermasse il piano israeliano di annettere terre in Cisgiordania, le condizioni saudite potrebbero includere maggiori richieste nei confronti di Israele sulla questione palestinese. Secondo taluni esperti la disponibilità di Israele a prendere provvedimenti per far avanzare il processo di pace alla fine incoraggerà l’Arabia Saudita a normalizzarsi. Ulteriori fattori potrebbero includere un accordo con gli Stati Uniti per la vendita di armi sofisticate e cambiamenti interni al regno riguardanti lo status di Israele nell’opinione pubblica, oltre alle ripercussioni legate alla successione al trono.                                                                                                                                

L. D.

AMERICA

Il Messico conta finora circa 90.000 vittime per coronavirus, ha scritto El Mundo. Anche qui, la crescita esponenziale dei contagi ha avuto un fortissimo impatto sul patrimonio culturale nazionale, privando i suoi abitanti della loro festa tradizionale, El Día de los Muertos.Difatti, per scongiurare assembramenti, le autorità hanno emanato un’ordinanza di chiusura dei cimiteri e cancellato eventi di rilievo con una conseguente perdita economica per i lavoratori.

La pandemia ha quindi costretto i messicani a spostare tutte le celebrazioni in onore degli antenati all’interno delle case. In questo 2020, straziato da un’epidemia globale, El Día de los Muertos ha rappresentato più che mai un momento chiave per riflettere – ma soprattutto ricordare – chi ha perso la vita per il Covid-19. 

F.L.

Come riportato dal BBC News, lo scorso martedì l’uragano Eta ha raggiunto Nicaragua e Honduras e potrebbe arrivare in altri Paesi dell’America Latina e del Caribe con venti e inondazioni catastrofiche. Oltre all’allerta dell’uragano, il centro nazionale di uragani negli Stati Uniti (NHC), ha emesso un avviso per la tempesta tropicale che colpisce la costa nord-orientale dell’Honduras. L’uragano ha causato, oltre ai danni materiali, la morte di un’adolescente di 13 anni che si trovava in casa e di due uomini mentre lavoravano in una miniera nella località di Bonanza, in Nicaragua.         

 Sia il Nicaragua che l’Honduras hanno dichiarato l’allerta rossa in attesa del passaggio di Eta, disponendo il trasferimento di decine di migliaia di persone nelle zone più a rischio in rifugi sicuri quali chiese e scuole.

Infobae riporta che in Chile, le autorità hanno annunciato una riduzione del coprifuoco in quasi tutto il Paese, dovuto al miglioramento dei dati della pandemia. Il nuovo orario sarà dalle 00 alle 5 di mattina in tutta la nazione, tranne nella regione meridionale di Magallanes e nella regione del Los Lagos, due delle aree in cui i contagi continuano a crescere e in cui il coprifuoco prevarrà dalle 20:00 di sera alle 5:00 del mattino. Il ministro della salute, Enrique Paris, ha esortato i cittadini a fare attenzione e a non rilassarsi per evitare che arrivi una seconda ondata come quella che sta soffrendo l’Europa in questo momento.

Cubadebate riporta che a Cuba la comunità scientifica sta lavorando a un terzo vaccino candidato contro il Covid-19, il primo che non è iniettabile e si applicherebbe per via nasale. Sviluppato dal Center for Genetic Engineering and Biotechnology (CIGB), questo progetto si concentra sull’immunizzazione per via nasale poiché il virus SARS-COV-2, è respiratorio. Il Direttore della ricerca Biomenica del CIGB, Gerardo Guillén, ha spiegato che l’immunizzazione attraverso questa via favorisce lo sviluppo di una risposta locale, il cui obiettivo è prevenire la malattia, la colonizzazione e la trasmissione dell’agente patogeno. Inoltre, ha spiegato che il nuovo candidato vaccinale si basa su una proteina del virus dell’epatite B. Cuba ha attualmente due farmaci contro il Covid-19 in fase di sperimentazione clinica (Soberana 01 e Soberana 02) e si prevede che entro la fine del 2020 la comunità scientifica registrerà un quarto vaccino candidato contro la pandemia. SempreCubadebate riporta che l’Organizzazione Mondiale della Salute ha incluso il secondo vaccino candidato di Cuba, Soberana 02 sul sito ufficiale dei progetti in fasi di sperimentazione clinica contro il Covid-19. Con Soberana 02 si prevede che l’immunità raggiunga la mucosa delle vie respiratorie per impedire l’ingresso del virus. Attualmente ci sono 47 candidati registrati in tutto il mondo, due dei quali sono cubani.

Il DW riporta che gli attori politici del Venezuela hanno iniziato lo scorso martedì la campagna elettorale per le elezioni legislative del 6 dicembre, questionate dall’opposizione e dalla gran parte della comunità internazionale, con raduni massici e ignari delle misure di sicurezza imposte dal governo di fronte alla pandemia Covid-19. Come previsto, hanno iniziato a contare i 30 giorni che avranno a disposizione i 14.400 candidati per ottenere i voti che li rendono meritevoli dei 277 seggi dell’Assemblea nazionale, la cui nuova direttiva dovrebbe essere installata il 5 gennaio. Il partito del governo ha utilizzato un macchinario che includeva piattaforme e intense campagne mediatiche per promuovere i suoi candidati. Sebbene meno persone abbiano partecipato a questi primi eventi rispetto agli anni precedenti, la giornata è stata disegnata in modo simile a quella del Venezuela prima della pandemia. Così, candidati come Diosdado Cabello e Jorge Rodriguez hanno potuto fare discorsi alla folla che non ha mantenuto la distanza richiesta e, inoltre, decine di sostenitori non hanno indossato la mascherina.

Infobae riporta che in Perù i membri di un tribunale della regione peruviana di Ica hanno archiviato una denuncia per stupro, la quale è stata presentata nel 2019 da una ragazza di 20 anni con la motivazione che la denunciante indossava biancheria intima rossa. I magistrati includevano nelle loro argomentazioni che l’uso di questo tipo di biancheria intima femminile viene solitamente utilizzata in occasioni speciali per i momenti di intimità, e quindi questo porta a dedurre che la vittima si era preparata o era disposta ad avere rapporti sessuali con l’accusato. I giudici hanno anche menzionato che c’erano omissioni nelle testimonianze del denunciante, mentre l’imputato ha sostenuto di essere stato accusato di vendetta.  Dopo la conoscenza del caso, membri di gruppi femministi e dei diritti umani hanno manifestato davanti alla sede principale del potere giudiziario di Ica e Lima per respingere gli argomenti che erano stati utilizzati per archiviare questo caso con una sentenza sessista. Mentre le attiviste mostravano indumenti intimi rossi, l’organizzazione femminista Flora Tristan ha definito la risoluzione indignante e ha chiesto un’indagine e una sanzione per i magistrati. Il ministero delle donne ha espresso, da parte sua, il suo profondo rifiuto delle argomentazioni dei magistrati e ha ritenuto che non siano conformi alle attuali norme nazionali e internazionali. Sempre in Perù dopo 8 mesi di chiusura forzata a causa della pandemia, riapre le sue porte la fortezza inca di Machu Picchu che sorge sulle Ande, il gioiello più prezioso dei siti turistici peruviani. Per motivi di sicurezza vi potranno accedere solamente 675 al giorno, appena il 30% del numero di visitatori del pre-pandemia. La chiusura dell’area turistica è stato un duro colpo per le decine di migliaia di persone che si guadagnano da vivere con l’industria del turismo locale.

A.C.

Negli Stati Uniti, martedì 3 novembre 2020 sono state aperte le elezioni per votare il nuovo presidente. I candidati sono Donald Trump, 74 anni, e Joe Biden, 77 anni, ex vicepresidente durante l’amministrazione Obama.

Tuttavia, come riporta il New York Times, martedì all’alba, quasi 100 milioni di americani avevano già espresso le loro preferenze per posta. Questa nuova modalità di voto è stata introdotta quest’anno. Il suo scopo è quello di limitare i contagi del Covid 19, dal momento che all’apertura dei saggi elettorali seguono sempre lunghe file.

Ad ogni modo, la campagna elettorale dei due candidati si è conclusa nel seguente modo: Joe Biden ha esortato gli elettori a porre fine a una presidenza che ha “alimentato le fiamme dell’odio”, mentre il presidente Trump ha concluso mettendo in discussione l’equità delle elezioni e sollevando la prospettiva di disordini.

Il giorno successivo alle elezioni, ossia mercoledì 4 novembre, Trump ha vinto una serie di campi di battaglia importanti: Florida, Ohio e Iowa.

Tuttavia, con milioni di voti legittimi che aspettavano ancora di essere contati, Trump ha dichiarato prematuramente e incautamente di aver vinto le elezioni, ha insistito inoltre per un maggiore conteggio dei voti in Arizona dove si trovava indietro e ha chiesto di fermare il conteggio dove era già in vantaggio.

Finora, Trump è riuscito a tenere a bada Biden in due Stati del Sud che l’ex vicepresidente aveva sperato di strappare alla colonna repubblicana: Georgia e Carolina del Nord. Questi non erano stati obbligati a votare per Biden, tuttavia quest’ultimo ha speso molto in entrambi e li ha visitati nel tratto finale della campagna.

Fino allo scorso mercoledì 4 novembre, Joe Biden sembrava avere la meglio in Arizona, Stato conquistato da Trump nel 2016, ma anche in New Hampshire e in Minnesota.

Dunque, sembra che l’ex vicepresidente non tema l’avversario e sollecitando pazienza, ha dichiarato “Vinceremo”.

A.B.

In Québec, il ministro della Salute e dei Servizi Sociali Lionel Carmant ha anticipato una misura nella giornata del 2 novembre, inserita in bilancio, che doveva essere annunciata il 13 novembre. Secondo l’articolo del Journal de Québeclo Stato investirà 100 milioni di dollari per gli interventi destinati alle persone che hanno problematiche di salute mentale. L’importo verrà erogato in più tranche, fino a marzo 2022. Sarà destinato sia ai cittadini che hanno sviluppato problemi d’ansia causata dal Covid-19, sia per chi soffre di gravi disturbi mentali.

Ci sono anche delle critiche nei confronti di questa misura, come quella del Dottor Olivier Farmer, psichiatra di Montreal, il quale ha dichiarato che gli investimenti per avere un reale effetto dovrebbero essere molto maggiori. Ha affermato anche che in questo momento solo un paziente su dieci può essere ricoverato e ricevere il sostegno adeguato.

Anche Martine Fortier, il presidente della Fraternité des policières et policières della città del Québec, non è soddisfatto di questi investimenti che dovrebbero diventare ricorrenti per poter ottenere degli effetti. Quest’ultimo ha infatti citato l’esempio di un uomo che, nonostante le chiamate d’aiuto, era stato dimesso dopo pochi giorni dal suo ricovero e abbandonato a sé stesso si è tolto la vita dopo due settimane.

G.D.C.

ASIA

In base a quanto riportato dall’Asia Times il 31 ottobre, tra Taiwan e la Cina sta aumentando la tensione a causa dell’interferenza delle armi vendute dagli Stati Uniti.

Nello specifico, gli USA, dopo aver ignorato completamente le minacce del portavoce del ministero degli Esteri cinese Wang Wenbin in merito all’interruzione della vendita di armi e dei collegamenti militari con Taiwan, hanno sanzionato la vendita di 400 missili antinave Harpoon per Taipei, capitale di Taiwan.

Pertanto, la dichiarazione di Wang “La Cina adotterà misure legittime e necessarie per salvaguardare la propria sovranità e gli interessi di sicurezza con ferma determinazione” non fermò gli Stati Uniti, che invece hanno anche approvato tre importanti nuovi accordi sulle armi.

Dunque, se la vendita dovesse procedere come previsto, Taiwan avrebbe un controbilanciato altamente resistente a qualsiasi potenziale assalto navale da parte delle forze della Repubblica popolare cinese (RPC).

Tuttavia, l’accordo, del valore di circa 2,37 miliardi di dollari, richiede ancora l’approvazione del Congresso e i suoi termini esatti potrebbero essere soggetti a modifiche, ha riferito The War Zone.

Inoltre, e questa sarà la cosa peggiore per la Cina, Taiwan riceverebbe vari pezzi di ricambio e riparazioni, apparecchiature di supporto, formazione del personale e attrezzature per l’addestramento dagli Stati Uniti.

Song Zhongping, un esperto militare della Cina continentale, ha dichiarato che “i missili statunitensi, se scoppiasse la guerra potrebbero rappresentare delle minacce”, continua inoltre dicendo che “Questa è un’ulteriore prova che gli Stati Uniti hanno violato le promesse fatte nei tre comunicati congiunti con la Repubblica popolare cinese di ridurre gradualmente le vendite di armi a Taiwan”.

Cambiando argomento e rimanendo sempre aggiornati grazie all’Asia Times scopriamo che, sempre in Cina il PCC, Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, ha proposto una serie di obiettivi a lungo termine in un piano di sviluppo, affinché il Paese raggiunga sostanzialmente la modernizzazione socialista entro il 2035.

Secondo le proposte, la forza economica, tecnologica e nazionale della Cina aumenterà in modo significativo, pertanto nuovi progressi saranno fatti nella crescita dell’economia e del reddito pro capite dei residenti. Facendo importanti passi avanti nelle tecnologie di base in importanti aree chiave, la Cina, oltre a diventare un leader globale nell’innovazione, diventerà un Paese forte in termini di cultura, istruzione, talento, sport e salute. Grazie a questo sviluppo a tutto tondo dei cittadini, l’etichetta sociale e la civiltà miglioreranno notevolmente.

Cambiando di nuovo argomento, sempre in Cina, a Shanxi, mercoledì 28 ottobre, in base a quanto riportato dal giornale cinese The standard, dopo una sospetta esplosione di gas in una miniera di carbone nella provincia nord-occidentale dello Shanxi, otto minatori sono scomparsi. Quarantadue minatori stavano lavorando sottoterra quando l’incidente è avvenuto, intorno alle 13:00. Secondo la squadra di soccorso di emergenza dei minatori, solo 34 sono stati portati fuori dalla miniera in sicurezza.

Passiamo ora a questioni principalmente economiche. Sempre, secondo l’Asia Times, dopo il Covid-19 l’ultimo segnale della resilienza dell’economia cinese, la quale ha visto una crescita del 4,9% su base annua nel terzo trimestre del 2020, proviene dalla vicina potenza commerciale della Corea del Sud.

Durante la prima metà del 2020, con Covid-19 su tutte le furie, le esportazioni della Corea del Sud verso la Cina sono diminuite solo del 6,4%, rispetto a un calo dell’11,3% delle esportazioni nel mondo in generale, secondo quanto rilevato da un rapporto della Korea Trade Investment Promotion Agency, o KOTRA, raccolto dall’agenzia di stampa Yonhap.

La Cina e la Corea del Sud sono state, rispettivamente, la prima e la seconda nazione a soffrire di infezioni di massa da Covid-19.

Utilizzando strategie molto diverse, da allora entrambe le economie hanno ampiamente contenuto il coronavirus.

Gli acquisti cinesi dalla Corea del Sud sono stati particolarmente forti nei settori dei tessuti e dei componenti elettronici, ha mostrato il rapporto KOTRA.

In Cina c’è stata un’elevata domanda di maschere, articoli per l’igiene personale e abbigliamento sudcoreani.

Gli articoli di moda e cosmetici sudcoreani invece, sono molto ambiti dalla Cina grazie all’influenza di Hallyu, “l’onda coreana” della musica pop, dei film e delle fiction televisive.

Più in alto nella catena del valore, anche le spedizioni di componenti elettronici sono state solide. Infatti, secondo il suo ultimo piano quinquennale, Pechino sta espandendo massicciamente gli investimenti nelle industrie ad alta tecnologia.

In termini più ampi inoltre, l’alleanza della Corea del Sud con Washington ha determinato un enorme vantaggio finanziario per il Paese anche se negli ultimi tre anni le passività hanno iniziato ad accumularsi.

A settembre, Washington ha imposto sanzioni sulle esportazioni di componenti elettronici all’ammiraglia tecnologica cinese Huawei. Samsung e SK Hynix, che utilizzano tecnologie americane nei loro processi e prodotti, quindi non avevano altra scelta che conformarsi.

Dal 2019, la Cina ha rappresentato il 25,5% delle esportazioni totali della Corea nella prima metà dell’anno, secondo KOTRA, rispetto al 25,1% dell’anno precedente. Inoltre, aggiungendo i numeri di Hong Kong, la percentuale della Cina sulle esportazioni totali della Corea del Sud sale al 31,8%. Con la Cina ora in una modalità di crescita in ripresa, i dati recenti confermano le cifre di KOTRA.

Inoltre, se si includono i numeri di Hong Kong (3 miliardi di dollari), la Corea del Sud ha venduto più del doppio alla Cina che agli Stati Uniti.

A.B.

OCEANIA

Come si è visto, il virus sta mettendo in ginocchio un po’ tutta Europa. Al contrario, dall’Australia sono giunti segnali positivi. Nel giorno di Ognissanti la BBC ha comunicato che nello Stato di Victoria, cuore dell’ondata pandemica autunnale, si sono registrati zero casi per il secondo giorno di fila in seguito ad un lockdown durato 112 giorni. Da circa cinque mesi non si aveva un risultato così rincuorante. Sicuramente, un dato del genere potrebbe far ben sperare gli australiani di vivere normalmente le vicine festività natalizie.

Nel frattempo, dal panorama sportivo è giunto l’annuncio dall’Australian Associated Press della cancellazione del Tour Down Under e del Cadel Evans Great Ocean Road Race, due eventi ciclistici internazionali previsti per gennaio. La decisione di annullare le gare con largo anticipo è stata dettata dall’esigenza proteggere la salute dei corridori e degli organizzatori dalla minaccia Covid. Il mondo dello sport si è attestato come uno dei settori più colpiti globalmente dall’epidemia.

F.L.

Rassegna stampa a cura di:


Alessandra Semeraro (responsabile inglese, cinese, portoghese, arabo)
Federica Lo Re, Alissa Bianconi (lingua inglese)
Alissa Bianconi (lingua cinese)
Livio D’Alessio (lingua araba)
Veronica Battista (responsabile spagnolo, tedesco, francese, russo)
Federica Lo Re, Angelica Chimienti (lingua spagnola)
Gaia De Gandia (lingua francese)
Simona Piergiacomo (lingua russa)
Claudia Lorenti (coordinatrice del progetto)