L’arrivederci agli ultimi studenti internazionali in partenza per il rientro a casa

28 maggio 2018 0 Di Giulia
Anche negli ultimi giorni prima della meritata pausa estiva, in Ateneo si respira aria internazionale; molti dei nostri studenti in mobilità Ue ed extra-Ue si aggirano ancora tra le aule studio e gli uffici dell’Ateneo per sbrigare le ultime pratiche burocratiche e immortalare saluti nostalgici che sembrano tutto fuorché un addio.
Ecco un estratto dell’arrivederci di Ahmed: studente marocchino in Erasmus alla UNINT che ci ha regalato alcuni spaccati significativi della sua prima esperienza all’estero.

Sappiamo che sei qui da gennaio ormai: come descriveresti il tuo percorso alla UNINT?
Questa è stata la mia prima esperienza all’estero! Uno dei miei professori mi ha suggerito più volte di andare a studiare in un altro Paese perché un’esperienza del genere arricchisce la persona da più punti di vista. In Marocco sto per concludere il mio percorso di laurea triennale in linguistica inglese e alla UNINT ho svolto un periodo di tutorato in linguistica inglese con il Professor Matte Bon e il Professor Boyd. Parallelamente ho portato avanti la stesura della tesi con il sostegno del mio relatore che ha seguito le varie fasi di lavoro dal Marocco. In questi mesi ho avuto inoltre l’opportunità di esplorare nuovi campi approfondendo materie che non rientravano nel mio piano di studi tra cui letteratura araba, letteratura inglese, cultura e società dei paesi di lingua inglese.
Hai incontrato difficoltà a seguire le lezioni?
No, tutt’altro. Le lezioni sono state molto utili e i docenti validi, disponibili ed efficienti, ho seguito tutti i corsi senza problemi.
Prima di partire, eri contento di essere stato scelto per venire a studiare a Roma? E come ti senti oggi, a conclusione della tua esperienza Erasmus?
Ero molto emozionato! Tuttavia, i primi periodi in Italia e in particolare i primi due giorni sono stati tutt’altro che tranquilli! Non avevo una scheda telefonica italiana dunque non avevo modo di utilizzare internet o contattare qualcuno; inoltre, ho subito familiarizzato con il caos cittadino avventurandomi da solo sui mezzi di trasporto di Roma alla ricerca del mio appartamento e della UNINT. Non ero affatto scoraggiato o spaventato, anzi, ero divertito e alla fine ce l’ho fatta! Oggi posso dire che ne è valsa la pena: sono davvero contento e devo ringraziare tutti quelli che mi hanno sostenuto e incoraggiato a intraprendere questa nuova importante esperienza lontano da casa mia.
Pensi che gli italiani siano un popolo accogliente?
Non ho avuto alcuna difficoltà a relazionarmi con i giovani, anche poco più grandi di me, ma non posso dire lo stesso delle persone più adulte con cui spesso ho fatto fatica a dialogare per motivi linguistici e perché spesso si dimostravano sfuggenti… Qui a Roma ho condiviso con due ragazzi italiani un appartamento che ho trovato attraverso il servizio alloggi dell’Università. È stata un’esperienza molto significativa, un’ottima opportunità per integrarmi al meglio, tra di noi è nata una bellissima amicizia che spero possa durare nel tempo!
Qual è il tuo ricordo più bello di questi mesi in Italia?
I miei ricordi più belli sono tutti legati agli amici che ho conosciuto all’Università, perché è qui che ho trascorso la maggior parte del mio tempo… persino il sabato! Non amando studiare a casa, ho frequentato spesso la biblioteca e il parco dell’Ateneo e devo dire che si stava davvero bene.
Come descriveresti il tuo Erasmus in pochissime parole?
Un’esperienza che capita una sola volta nella vita e quindi un’opportunità da cogliere al volo!
Cosa miglioreresti di questo Ateneo?
Alla UNINT ho trovato docenti preparati, insegnamenti interessanti e aule adeguate. Ho anche apprezzato molto tutti gli eventi organizzati dall’Università: conferenze, workshop, la festa di fine anno accademico…  L’unico appunto che muoverei riguarda il cibo e i luoghi di culto: l’Università è un ambiente internazionale, tuttavia mi è capitato diverse volte di trovare scarsa scelta di cibo per musulmani. Inoltre spesso mi è pesata l’assenza di un luogo in cui poter pregare; noi musulmani preghiamo cinque volte al giorno e questa era dunque una mia esigenza rimasta insoddisfatta. Sarebbe sufficiente creare un ambiente, anche piccolo, senza decorazioni particolari e con un tappeto, in cui concentrarsi interamente sulla preghiera.
Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Vorrei innanzitutto completare il mio percorso di studi e poi proseguire nel campo dell’insegnamento o della traduzione, in un’ambasciata o in altre istituzioni prestigiose.
Roma mi mancherà molto, ma ci ritornerò un giorno. Di certo questo non è un addio ma solo un arrivederci!